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Full text of "Archivio storico per la città e i comuni del territorio lodigiano e della diocesi di Lodi"

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PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 

Err LOW 

DiRETTO DA GIOVANNI AGiNELLI 



Sci'io Secontla - A^nno XVIII.'' 
l«UO - Fasc. I.'* 

(Gennajo, Febbraio, Marzo) 



SOMMARIO 



MEMORtE 

Sac. Prof. LuiGi Cazzamali — Uguccione da Lodi: Studio 
storico-letterario (pag. ^J. 

Gaspare Oldrini — La Beneficenza nel Coinune di Dovera : 
Monografia (pag. 2j), 

Giovanni Agnelli — Spigolature (pag, 41). 

— Deputazione Storico-Artistica di Lodi (pa^. 46). 

— Biblioteca Comunale Cp^i' 4^)' 



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LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE Q.UIRICO E CAMAGNJ 
1899. 



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PER LA CITTA E COWUNI DEL CIRCONDARIO 



m LOBI 



piRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



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LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE Q.UIRICO E CAMAGNI 






V 



UGUCCIONE DA LODI 



STDDIO STOI{.ICO-LBTTEI(AI|_IO (D 



Francesco Dd Sanctis, discorrendo degPinizi della nostra 
letteratura, che chiama insipicU, cosi scrive: « V arte ita- 
llana nacque non in mezzo al popolo, ma nelle scuole, 
fra S. Tomaso e Arislotele, tra S. Bonaveniura e Pla- 
tone » (Storia della lett. V. 1. c. 2). Ma o la frase ha sor- 
passato il pensiero del grande critico (difetto suo principale), 
oppure gli h potuta sfuggire dalla penna, perche non erano 
ancora venuti in luce, illustrati dalla critica, i monumenti 
degli antichi dialetti: il giudizio di Do Sanctis, se ha il suo 
lato di veritt\, presenta il fianco a niolte censure. A me pare 
verissima Tosservazione di Ozanam, che a tons les ages de 
la litlerature italienne on trouve une poesie du peuple : 
la poesie cuUivee y a ses racines, et, apices avoir Jfeuri, 
elle y retomlie com me dans un fonds incpuisahle, qiielle 
enrichit de sa poicssiere fLes [po'dtes franciscains, ch. 1J* 



(1) QianliHifjue non strellamcnle dell' indole della nostra pubbli- 
cazione, tutlavia crodiamo far opera gradila ai nosiri leKori pnbblicando 
queslo lavoro di un reverendo IVoT'S^ore d»'l nosiro Semirario dio- 
cesano inlorno alia vila ed all' opera di un aniico poela lodijfiano die 
lino a que>li ullitni aniii rimase affalto sconosciuto a>;li sloiici del- 
r ilaliana lelteralura. 

^•^/-^--/-•^-^ La Dirczione. 



UGUCCIONK DA LODI 



Infatti se le origin i dolla lotteratura prosso altri popoli 
ebbero un carattere piii schiettamonte popolare e furono piil 
interessanti; se le produzioni nostra non assorsero a digniU\ 
d'arte vera e grando se non quando furono avvivate dall'alito 
della scienza e raffinato al coniatto dolle ling'ue romanze , 
venule dalla Gallia : nessuno por6 potrii negare die i primi 
bagliori di questa luce niiova, Falba di qiieslo sole nuovo, 
cho doveva dar luce a coloro die sono in ienebre e in 
osciiritd (Convito, 1. 13), spunt6 di mezzo al popolo. Prima 
die Guittone d'Arezzo, Meo Abbracdavacca da Pistoia, Puc- 
ciandone Martelli e gli altri da Pisa e Chiaro Davanzati da 
Firenze introducessero nella lirica dottrine filosofidie e me- 
todo scolastico ; molto prima che nella clocla Bononia si 
stringesse in connubio ibrido la poosia e la sdenza , era 
sorta, qua e la in Italia, una fioritura di poesie dialettali 
d' argomento religiose, morale e dvile. Tre correnti intellol- 
tuali attraversavano la nostra penisola nel secolo XIII. I dotti 
attendevano, nelle Universiti\, alio studio di Aristotele e ai 
comraenli delle Pandette, e scrivevano in latino i lore faticosi 
volumi: si ebbo cosi il secolo d'oro della Scolastica. I lette- 
rati di professione , giudicando di avvilirsi nell' adoperare i 
dialetti vivi suUa bocca del popolo (pregiudizi(» che duro lungo 
tempo in Italia e fu bollato a sangue dall'Alighieri) imitavano 
le letterature straniere. Nell' Italia settontrionale prevalse la 
lingua cV oU ^ e con essa il genera epico: i trouzeres ac- 
compagnati dai jongleurs cantavano les Chansons de gesle, 
specie di romanzi , dove si narravano le gesta degli antichi 
eroi del Cavalieri della Tavola Eotonda e di Carlomagno, 
e quelle caustiche Novdle conosciute sotto il nome di Fa- 
hliaux, qui raconiaient une amcdole, tin fait amusant, 
tin lean mot, qui s' occupaient heaitcoup des femmes et 
de leurs maris , assez des pretres et des moines , et ne 
respectaient r/uere plus la decence que la gravile {De- 
mogeot: Uisloirc de la litterature franc aise, cJi. H). Neiri- 
talia meridionale inveco prevalse Timitazione della lingua oc- 
icitanica, o per consoguenza del gonero lirico. I troubadours 
insieine ai loro giullari cantavano sirventesi, romanze, ten- 
,2oni, ballato e pastorello. Essi passavano di cittii in cltiili^ 



tGUCCt6NE Da I.ohl 



di castello in castello a rallegTare coi loro canti gli annoiati 
feudatari e le belle castellane. Molte ciilt\ vantano del va- 
lenti trovatori : sopra le altro Genova e Yenezia. 

Ma questa poesia d'iinitazione non pole diventare vera- 
mente popolare. La cavalleria in Italia fu una merce d' im- 
portazione ; sfi.or6, si pu6 dire, i nostri costami, ma non pal5 
penetrarvi ; non ci fu quella lenla infiltrazione cho assicura 
una lunga esistenza. In Inghilterra e in Francia le forti 
monarchie raccog'lievano alia corte tanti nobili cavalieri sans 
peur ei sans tdche, che votavano la loro spada alia difesa 
degl'innocenti o della donna: e cosi si ebbero i duo cicli di 
Artu e di Carlomagno, cosi pieni di avventure e di eroismi, 
cosi ricchi di poesia. Qui da noi invece alio monarchie an- 
dava sostitue)idosi il regime domocratico: i migiiori popolani 
consecravano ogni loro energia alia prosperita della patria : 
sorgeva il Comune , nome che compendia in s^ le piii belle 
glorie militari , politiche ed artistiche della nostra Italia. So 
dunque trovatori e cavalieri avevano accesso a qualche splen- 
dida corte come a quella di Bonifacio marchese del Monferrato 
e di Federico II, se in qualche castello risuonavano, in mezzo 
alia pill schietta allegria quesii canti venuti d' oltr' Alpi ; il 
popolo per5 vi rimaneva quasi estraneo: la vita nazionalo 
svolgevasi sotto altri influssi. Le poesie, che il popolo ascol- 
tava con piacere , imparava a memoria e cantava nolle sue 
feste e ne' suoi conviti, erano le dialettali, eco de' suoi pen- 
sieri e de' suoi afFetti. « La pieti\ religiosa, scrive Finzi {Storia 
della lett. It. c. 2) , la caritii della patria e 1' amore della 
donna erano i sentiment! che d' ordinario ispiravano quelle 
prime poesie tutte spontanee e nazionali. » Poche ce ne re- 
starono d'argoraento patriottico : quelle deU'Anonimo geno- 
vese, che celebrano le vittorie di Laiazzo e delle Curzolari, e 
qualche frammento di canti bellici. Alcune piii d' argomento 
amoroso: la contesa tra le due cognate che gareggiano nel 
here; il contrasto tra la figlia che vuol andare a marito e la 
madre che la ritarda; il lamento della sposa padovana per la 
lontananza del marito crociato e il famoso contrasto di CiuUo 
d'Alcamo. Ma abbastanza copiosa h la letteratura dialettale 
religiose- morale. Da noi Telemonto dominante, che era pe- 



t'6tJCClONE t)A LObt 



netrato nelle profondiU\ della coscienza pubblica, che aveva 
occupati tutti i meati della vita socialo , fu il misticisnio : 
odiare il corpo, che b peccato, per salvar ranima, disprez- 
zare le terrene coso e la vita mondana per P acquisto dei 
beni celesti e della vita eterna. I grandi fenomeni sociali, 
che si svolsero nel Medio Evo e gli danno un aspetto cosi 
caratteristico, hanno tutti la loro genesi in questo sentiniento 
religioso. Bast6 che un povero fraticello gettasse il grido di Dto 
lo vuole, ed ecco uoniini e donne, signori e vassalli abban- 
donare le case, le cittti e farsi crociati. Fu un entusiasmo 
unico nella storia della civilta : ed era alimentato dal pen- 
siero che, morendo sul campo, si diventava martiri di Cristo; 
si purgavano le colpe di tutta la vita e si meritava il 
paradise. Gli ordini religiosi , sorti per opera di Domenico 
e di Francesco, in breve si estesero tanto largamente che 
ogni citti\ e contado ebbe vari conventi, appunto perch^ il 
monachisnio era Taffermazione piu completa e integrale delle 
tendenze mistiche. S. Bonaventura, il dottore serafico, codifico 
le leggi del misticismo , in quegli opuscoli di)ve la scienza 
perde la sua aridita passando per 1' anima d' un grande ar- 
lista; lacopone da Todi ne fu il poeta. E perch^ finalmente 
nel medio evo sorse quella selva di cattedrali gotiche , vere 
montagne di marine cesellato , che lanciano al cielo i loro 
pinnacoli? « Quelle moli enormi, dice Mons. Bonomelli {Un 
autunno in occidente, p. 34) solidamente piantate in terra, 
che in colonne sottili e spesso legate in fasci , si lanciano 
in alto e si perdono sotto le volte si ardite ; quegli archi 
che diresti sfuggire dalla terra per appuntarsi in alto : quelle 
guglie, che spingono le loro punte verso il cielo, rappresen- 
tano i iiostri pensieri o i nostri afFotti che devono dimenticare 
la terra per sollevarsi a Dio e in lui immergersi. » Quando 
il Hinascimento fece Tuomo piu soUecito delle cose terrene e 
risuscito i concetti pagan i, allora si tornd alio stile classico. 
Tutto dunque tende a dimostrare quanto il misticismo avesse 
gettato profonde e salde radici negli animi. Laonde se al po- 
polo, amante sempre del fantastico e del grottesco, potevano 
piacere i romanzi tradotti o raffazzonati sul francese; se i 
canti amorosi toccavano la libra piCi sensibile del suo cuore; 



UOUCCIONK DA I.ODI 



^ 



egli pero ascoltava piu volentieri le composizioni sacre , lo 
legg'ende, le vite dei Santi, le moralisaiiones, che rispon- 
devano tanto bene aU'educazione avuta, alio spirito pubblico. 
Le lettere erano a' qnei tempi patrimonio quasi esclusivo dei 
chierici, noma che si fioeva sinoaimo di dotlo. El ecco i 
buoni religiosi, nell' intento di giovare alle anime dei loro 
fratelli, comporre prose e poesie dialettali, che potessero es- 
sere intese da tutti; recitarle essi stessi nolle chiese o sulle 
piazze, oppure spargerle in mezzo ai fedeli. Erano i giullari 
di Dio, secondo la bella e ingenua frase di S. Francesco 
d'Assisi , appiinto come gli ordini religiosi sembravano una 
nuova forma di cavalleria, i paladini del Signore dei cieli. 
Correvano tempi feroci e rozzi. II carattere delle opere 
d'allora era di trasmodare, I'eccesso. 11 proposito del bene 
spingeva fra Jacopone a invocare dal cielo la febbre terzana 
e quartana, il mal di dente, di capo, di occhi: mentre il 
proposito del male spingeva altri ai pid deplorabili delitti. 
S. Francesco d' Assisi da una parte , Ezzelino da Komano 
dall'altra, che la leggenda faceva figlio di Satanasso, sono i 
due regolatori dei costumi del medio evo. Gli odi , le ven- 
dette, le ire di parte facevano scorrere il sangue nolle nostre 
contrade, mettevano a sacco le nostre campagne, spargevano 
dovunque il terrore. Se in mancanza d'altri document! non re- 
stasse che la Dmna CommecUa ad attestarci I'efFerratezza di 
quoi tempi, ce ne sarebbe d'avanzo. Parinata, che alia notizia 
che i suoi Ghibellini furono cacciati da Firenze e ancora non 
ne sono ritornati, esclama: cid mi tormenta pm che questo 
letlo; Ugolino che pur di infamare il traditore che rodeva si 
decide a rinnovellar disperato dolor che il cor gli premcy 
sono i due tipi che incarnano tutta la ferocia del medio evo. 
L'idea religiosa si sforzava si di ingentilire il costume: ma 
essa, colpa dei tempi, parlava piu alia fantasia che al cuore: 
il popolo curava molto le esterioritt\ e poco Panimo, poco 
la coscienza. Dante portava il cordone di S. Francesco, ep- 
pure si sa che la sua vita si macchi5 di certe colpe, che 
sarebbero condannate nel cerchio 2." dell' Inferno. Petrarca 
era canonico, digiunava, vegliava in orazione le notti in- 
tiere, eppure coltivO amori tutt' altro che onesti. Pegglo poi, 



8 L'GUCClOiVE DA LObi 



la coiTiizione aveva invaso il Santuario, e gli ordini reli- 
giosi, iiati di reconte, avovano giii tralig'nato dai santi eserapi 
dei loro fondatori. 

A tanli mali tentarono opporsi i buoni frat'i clie , con 
grande dolore, assistevano a questa demolizione pratica dolla 
morale cristiana. Niente di piu efficace che mettere innanzi 
agli ocelli di quegli uoinini rozzi, ma pieni di fede, le grandi 
veritfi della religione , la cadiiciU\ doUe cose terrene , i no- 
vissirai, le pene terrifiche dell' Inferno, le gioie inenarrabili 
del Paradise. I giullari, i ioculatores si studiavano di giia- 
dagnare le mollitudini col racconto di avventure galanti, di 
passioni amorose: essi invece mottono sull'avviso il pubblico 
che le loro non sono fable ne diti di liifoni, ma hone 
raxon (Giacomino da Verona B. 331). Gli antichi Padri 
spiegavano il domnia com'era enunciate dalla Scrittura, senza 
ornamenti. Questa semplice esposizione non poteva piacere 
agli uomini del medio evo: porci6 quel buoni frati vi rica- 
mano attorno le fantasie volgari , le leggende, il truce, il 
grottesco ; te lo amraanniscono in modo che h tragedia e 
commedia in pari tempo. Le nazioni bambino pensano poco 
e ragionano mono : ma lavorano molto di fantasia e di 
braccio. Quanto mono h sviluppata iji esse rintelligenza, tanto 
pill h sviluppata 1' imaginazione. I popoli , che escono dal- 
I'ignoranza per entrare in una vita intellettuaic, somigliano 
ai ragazzi che si dilettano di fole e sbadigliano innanzi ai 
ragionamenti. Gli scrittori perci6 mirano a colpire T imagi- 
nazione, a far effetto con la mise en schne, con fuochi d'ar- 
.tificio, con descrizioni Ibrti e pittoresche. Non hanno la co- 
scienza della loro arte: fanno cosi per ragione deU'ambiente, 
perch^ non potrebbero fare altrimenti. Trattasi di descrivere 
il paradise? II poeta promette di descriverlo meglio di S. Gio- 
vanni neirApocalisse; da dove impresta le imagini porapose, 
la profusione della luce, deU'oro, dei marmi e delle pietre 
preziose. Vuolsi descrivere T Inferno? Si ricorre alle famose 
Vision!, delle quali era state messo in giro si grannumero: 
e si disegnano cerii quadri foschi e terribili, che dovevano 
ghiacciar il sangue delle plebi. Pi^ grosse le sballa il poeta, 
Q piu sicuro e immediate h I'efFetto che ne ottiene. Indarno 



Uguccionr da Lobi 



cercheresli in queste composizioni qualche pensiero nuovo e 
originale. Ci sono le fonti alle quali tutti vanno ad attin- 
gero ; la Bibbia, S. Gregorio, Boezio, Innocenzo III. Lunghi 
tratti non sono che traduzioni fatte con niolta diminuzione 
dell'efficacia che trovi neH'originale. Menti povere non sanno 
uscire da un determinato ordine di concetti ; si ripetono con- 
tinuamente; ti vengono innanzi quasi sempre con una serqua 
di pensieri volgari, di luoghi coinuni che finiscono per an- 
noiarti. Abbondanti assai sono le stranezze. La credulitit 
d'allora giungeva fino alia goffaggine. Anche quelli che scris- 
sero con intenti scientifici, come i corapilatori di enciclopedie, 
infarcirono le lore opere di ridicolaggini, di spiegazioni zo- 
tiche dei iatti naturali , di notizie chimeriche. Figurarsi 
dunque a quali stravaganze dovettero abbandonarsi i poeti, 
che si proponevaiio di scuotere gli aniini a salute ! Fra Gia- 
comino nel De Jerusalem coelesU dice che i beati cantano 
con voce di testa; Pietro da Barsogap5 nianda la Madonna, 
dopo che ebbe partorito Gesu, alia Messa cantata divotamente 
da S. Simeone. 

Convien qui fare un'osservazione molto importante. Ab- 
biamo distinto la poesia in civile e religiosa. Per quanto la 
diversitc\ degli argoinenti segiii una delimitazione tra quest! 
due generi, tuttavia corre tra essi un influsso scambievole, 
inevitabile. « La poesie italienne, ha detto Ozanam, comme 
toute poesie descend de deux sources, V une sensuelle, 
V autre religieuse, qui melent quelquefois leurs eaux ». 
Verissimo. La poesia cavalleresca cacciata dalla porta on- 
trava per la finestra. Indarno i religiosi innalzavano contro 
di lei una barriera di opposizione : essi stessi non potevano 
sottrarsi del tutto alio spirito dei tempi , alio spirito della 
letteratura francese e provenzale, che in Italia erano ammi- 
rate e coliivate. S. Francesco d'Assisi fu salutato il cavaliere 
del Crocifisso, il Gonfaloniere di Cristo, il Connestabile del 
santo esercito : e V ordine suo dei frati minori una milizia, 
una cavalleria per combattere lo battaglie della fede. Nolle 
poesie religiose sono frequenti i concetti e lo forme mutuate 
dai trovatori. Ad esempio , Bonvesin da Riva ha un famoso 
coutrasto tra la Vergine e Satanasso, dove costui con lo^ica 



i6 



UGUCCIONE DA LODl 



scrrata incalza la Madonna intorno alia sua predestinazione ; 
qua h\ sono divorbi tra Tanima o il corpo: quella perche 
vuole i digiuni, le veglie, lo ponitenza, quosto percht^ sempre 
vol implir lo ventre Came cle bo e bon capon. ImjpUre se 
vol ben lo magon (Pietro di Barsogape). Questi piati dome- 
stici , questi contrasti die altro sono se non un' imitazione 
deile ienzoni tra T amante e madonna, tanto in uso presso 
i provenzali ? 

Se dal contenuio di queste poesie noi passiamo ad esa- 
minarne la forma , dobbiamo tosto confessare che esula da 
essa r eleganza e T arte. Noi le chiamiamo poesie perch^ vi 
sono rispettate alcune leg'gi metriche , o perch5 non hanno 
r andamento della prosa : del resto manca quasi affatto ci5 
che costituisce la vera poasia. Non c' h vivezza d' imagini, 
non calore d'afFetto: ma una narrazione pedestre, un acca- 
vallarsi di epiteti senza discern imento e opportuniti\, descri- 
zioni sbiadite e senza lume cV eloquenza. La volgari(t\ della 
forma rivaleggia colla volgaritji del concetto. A lasciare 
qualche tratto (vere oasi in un deserto interminabile) dove 
il poeta s' investe dell' argomento , s'accende e discorre con 
iorza, abbiamo un'uniformitt\ noiosa, stucchevole. Fa eccezione 
fra Giacomino di Verona, che possiede buone attitudini drara- 
matiche, imaginazione forte, che sa svariare il racconto in- 
troducendo dialoghi , contrasti , e se ^ sua la composizione 
che il Mussafia pubblico nei Monumenti etc. sotto il n. C. 
non gli manca certQ struggimento di aifetto che lo avvicina 
a fra Jacopone. Aggiungete per qualche bella cosuccia Bon- 
vesin : gli altri camminano terra terra. I vorsi sono di 7, 8, 
9 sillabe, oppure arioggiano gli alessandrini: ma la metrica 
sia per il numero delle sillabe, sia per I'accento non ha an- 
cora regole fisse : h seinplicemente in via di formazione. Le 
rime per lo piu son fatte a somiglianza della tirade mono- 
rime laisse deU'antica poesia francese: la stessa rima cio5 
continua per un numero indeterminato di versi finch^ cede 
11 posto ad un' altra riina , che adempie la medesima fun- 
zione. Usano pero ancho la strofa di quattro versi a rime 
eguali che iaiita la quatrain monorime dell' antico fran- 
cese e che il latino chiama tetrasticon homoeotelenton. 



UGbCClONE DA LObi \\ 



Molte volte invece di rime perfatte, si hanno delle assonanze, 
oguaglianza delF ultima vosale aceantuata , potendo le altre 
consonanti e vocal i esser diverse, o somplici consonance , 
una qualunqne somlglianza nelle sillabo finali. 

A me serabra fuor di dubbio che di queste poesie no- 
strali se ne pubblicarono molte ; ma pur ammettendo che 
non si sieno fi'ugati abbastanza gli archivi e che il tempo 
alcune altre ne restituirjl alia luce, la piu parte sono certa- 
mente andate perJute. Se ne incolpi anzitutto la barbarie 
deU'etfi. I religiosi ordinariamente non le scrivevano, ma le 
cantavano a memoria. Ora se gli uditori le ascoltavano vo- 
lentieri porch5 facevan bene alia lore anima, nessuno si pren- 
deva la briga di fissarle sulla carta. L3 menti erano ancora 
intorpidite: i pensieri piu gravi di guerre, di partiti, di Co- 
muni toglievaiio d'applicarsi alia coltura dello spirito. 

Un'altra ragione la riscontriamo nei tempi che tosto se- 
guirono. Neanche un secolo dope Cino da Pistoia, Guide Ca- 
valcanti, poeti del dolce stil nuovo e specialmente Dante 
Alighieri portavano quasi d'un tratto la poesia a grande e- 
levatezza di concetto ed eleganza di forma. Come potevano 
orecchi avvezzi ai dolcissimi versi di questi sommi tollerare 
ormai le rime aspro e chioccie dei poeti dialettali ? Subito 
dope viene il Rinascimento, il culto della forma, della bel- 
lezza plastica. Gli umanisti si misero alia ricerca dei grandi 
maestri di stile, greci e latini : ogni altra cosa dispiacque 
a quel palati usi alle leccornie rettoriche di Cicerone e alia 
squisitezza attica di Virgilio: e le composizioni dialettali, 
umili fieri di bosco , farono sdegnosamente calpestate. Ecco 
perch5 nessuno si curO piii di esse, e fu miracolo se ad al- 
cune venne concesso qualche remote cantuccio nelle biblio- 
teche monastiche. 

Ma con la grande importanza e con lo sviluppo che nel 
nostro secolo hanno preso gli studi filologici , queste poesie 
furono tolte alia polvere degli scaffali e studiate scientillca- 
mente. Purtroppo gli stranieri, come in cento altre cose, ci 
tolsero la mano. Se la sapienza dell'uomo, sia individuo, sia 
collettivo, consiste nel nosre te ipsum, noi italiani dobbiamo 
proprio vergognarci. Distratti dai pettegolezzi della politica, 



H 



tJGL'CCIONK DA I.ODI 



in un disagio oconomico clio non ci ponnette di spender 
tempo denari nello studio, noi lasciamo die gli stranieri 
mettano a sacco le nostra meinorie storiche, artistiche e let- 
torarie. Le poesie di Giacomino da Verona furono edite, la 
prima volta da Ozinam e illustrate poi dal Mussafia, profes- 
sore di filolog'ia neolatina a Vienna, del quale FAscoli affer- 
nia che fu il prlmo e per mollo tempo Vunico die stu- 
diasse i dlalettl nostrl sclentlfiocDmnle; quelle di Bonvesin 
da Eiva dal Bekker, e quelle del nosiro Uguccione dal Tobler, 
professore a Berlino. Alcune di queste poesie aspettano il 
critico che le riduca a lezione corretta e Feditore che le pub- 
blichi; ma chi metton\ mano allMnipresa nella certezza o di 
non trovar lettori o di immagazzinare le proprie edizioni ? 

La nostra critica letteraria piu che di queste produzioni 
indigene si occupo delle imitazioni. La Corte di Federico II 
atlrasse X attenzione dei nostri critici , e quelle ballate , 
canzoni, quel contrasti fatti tutti sulla medesima falsariga, 
con concetti convenzionali , con frasi stereotipe furono stu- 
diate e animirate: le umili poesie dialettali furono trascurate. 
« Troppo poco, scrive il Bartoli (/ primi due secoli delta 
letter, ttal. c. 3), fin qui si h tenuto conto tra noi di questo 
umili e popolari origini della letteratura: il fasto cortigiano 
ha fatto dimenticare il povero verso, che suonava dalla chiesa 
e dalla piazza: alia azzimata poosia della corte non sono 
mancati omaggi, adulazioni eincensi; al rozzo e libero verso 
del popolo si h ricusato perfino T ingresso nel tempio della 
letteratura nazionale. » L'argoniento di queste poesie non 
potrebbo essere una delle ragioni di tanta trascuratezza ? 
Quelle che il Prof. Mauro B^iorini (Inlorno alia preparazlone 
d^ una nuova ^toria critica delta letteratura itaL, 29, 
studio che h restate unigenito, mentre doveva solo esser il pri- 
mogenito), osserva di un grande critico che — e phi amico del 
clnlo di Venere che del cor done francescaiio — non va 
osteso forse a molli altri, i quali fanno il niffolo innanzi a tutto 
ci5 che sa di sacro e di chiesastico? — Eppure chi non vede 
la maggior importanza che hanno queste poesie su quelle 
dMmitazione? Esse rispecchiano i sentimenti della societi\ 
medioevalo; ce la mostrano nel sue profilo caratteristico, nei 



touCcioNE Da loni 13 



siioi preg'iudizj , nella sua credulity, ne' suoi coslumi sel- 
vaggi talora feroci. Inoltre esse ci ajutano aUMntelligenza 
del Divino Poeta. Ormai nessuno pu6 dubitare di queste parole 
di Gardiicci: « Tulta popolare e la fvimordiale materia 
fantastica delta Commedia... Dante fjiunse a tempo a 
Taccogliere in se i riverleri delle milte e milte visioni 
del medio evo e a rispecchiarli potentemente uniti sul 
mondo ». Chi dunque vorrebbe negare a priori che Dante 
abbia letto e avuto sott'occhio queste rozze composizioni dei 
nostri poeti paosani? Ozanam intanto, illustrando fra Giaco- 
luino, ha messo a riscontro molti versi di Dante : certo al- 
cune rassomiglianze non sono casuali (1). Non voglio esser 
molto facile a distribuire patent! di precursore, come h 
vezzo di molti moderni, ma credo che nello studio di quest! 
padr! della letteratura si troYen\ molto material e, cui Danto 
ha date configurazione artistica. 

Tuttavia I'importanza maggiore viene lore dai rapporti 
cho hanno colla filologia. Come studiando i fossili si rico- 
struisce la storia genetica del nostro globo, cosi studiando 
quest! monument! antichi, si ricostruisce la storia della nostra 
lingua: in ess! possiamo vedere passo passo la metamorfos! 
del latino rustico o plebeo: assistere a! cambiamenti che il 
tempo e il contatto cogl! stranieri hanno operate sul nostro 
linguaggio: osservare il progressive delinearsi dei nostri dia- 
letti, che, uscit! da una madre comune, vanno prendendo fi- 
sionomia propria. Lasciando a parte gli anonimi , dei quali 
c! rimane qualche frammento , come il Decalogo rimato e 
la Satveregina in dialetto bergamasco , ! principal! poeti 
yernacol! delPAlta Italia sono Gherardo Pateg, cremonese 
autore dello Splanamento de U pronerhj di Salomone, 
Pietro da Barsegape milanese che scrisse la Istoria del 
Vecchio e del Nuoto Testamento , Buonvicino da Riva 
pure milanese autore dei Contrasti e delle Cinquanta cor- 
tesie a mensa , e Giacomino da Riva , al quale il Mussafia 



(I) 11 fuoco (Jell'Infepno Danlesco non risplendp. Veli: Con Dante 

e per Dante, La luce nella Divina Commpdia di Giacosa. Anche in frate 

^Giacomino il fuoco nujo splendor el rendo, tal o sua nalura, De Babil. 



14 UGUCCIONB DA l.ODI 



oltre la Gentsalemme celeste e la Bahilonia infernale h 
propenso ad attribuire le varie composizioni da lui raccolte 
nei Monumenti antichi di dialetli iialiani. 

Anclie la nostra citti\ vanta il suo poeta dialettale. Essa: 
che ebbe parte non ig'nobilo nel periodo del rinascimento con 
la scoperta delle opere rettoriche di Cicerone, fatta dal ve- 
scovo Gerardo Landriani; essa che vanta due celebri uma- 
nisti Maffeo Vegio e Franchino Gaffurio , agli osordi della 
nostra letteratura produsse Uguccione, sopranominato da Lodi. 
Carneade ! chi era costui ? ruminava tra se D. Abbondio se- 
duto sul suo seggiolone, mentre Eenzo stava per giuocargli 
quel tiro birbone. lo mi penso che la modesima impressione 
fan\ su molti lodigiani il nome di Uguccione. Fine al 1880 
si credette che il Leniene fosse il prime dei nostri scrittori 
dialettali, che meritasse considerazione ; quando il prof. A- 
dolfo Tobler pubblico - II lihro di Uguccione da Lodi, 
ch'egli aveva scoperto, in un codice antichissimo, dove c'erano 
pure i Disiicha Catonis e altri versi latini. II dotto pro- 
fessore accompagno la sua pubblicazione con uno studio di- 
ligentissimo , dove poco curandosi del valore estetico della 
poesia, la esaminava nella parte morfologica e sintattica. 
Dell'opera di lui fece una recensione Morpurgo nella Rivisfa 
crilica della leiterat. Hal. a. 1 n. 2 ; e si occuparono poi 
i nostri critici o citandolo semplicemente, come Bacci e d'An- 
cona, Finzi e Pizzi, oppure riportando un saggio de' suoi 
versi, come il Torraca. Cio nonostante , so escludote quelli 
che per professione attendono agli studi lettorari, son molti 
cho conoscano questo antico poota? 

Eppuro e troppo convoniente che ahneno i suoi concit- 
tadini no conoscano il pregio, conferitogli, se non altro, dalla 
veneranda antichitc\. Cicerone nel Be Oral. 1. 1. compiangeva 
la perdita delle canzoni che i Quiriti usavano cantare nei 
pranzi, molto tempo prima di Catone, porch6, diceva, nolle 
anticho scritture si ravvlsa il carattore dolT antichiti\ e la 
prima freschozza delle parole. La lingua infatti h lo stru- 
niento con cui si manifesta il pensiero. Chi ne studia il for- 
maj^'si lo mutazioni cho subisco, non si liiuita gia a uno 
studio nreccanico o glottologico, ma segue lo sviluppo, levi-;' 



t'GUCCIONE DA LODI lb 



cissitudini del pensiero. Scritture pertanto cho in se non 
hanno che scarso valore letterario, diventano prezioso e veri 
cimeli, perche ci fanno conoscere I'antichita. Esaminiamo 
dunqiie queslo libro colla venerazione che si ha per un an- 
tico documento di iamiglia, e conosceromo come parlavano i 
nostri padri, quei prodi che siii campi di Legnano fiaccarono 
I'orgoglio deir imperatore tedesco. 

Per compreiidere appieno il siio contenuto, converrii rifare 
hrevemente la storia di quei tempi. Lodi, a somiglianza dolla 
fenice favoleggiata dagli antichi, era rinata giovane e bella dalle 
sueceneri.il colie Eghezzone, dov'essa avea pianlalo le sue 
lende, era si circondato da paludi, ma la mano industre del 
nostri avi doveva in breve trasformare quelle paludi in fortilis- 
sime campagne. I Milanesi, acerrirai suoi nemici, non la lascia- 
vano posare : Crema e Cremona , cittfi avvorse all' Impero , 
erano una minaccia continua a' suoi confini. Ma i nostri 
padri , se coll' una mano tenevano la cazzuola per innalzare 
1 puhhlici e privati edifici o la zappa per dissodare le terre,- 
colFaltra impugnavano intrepidamente la spada , per difen- 
dersi dai nemici incalzanti, per comhattere pro arts etfocis. 

L'epoca dei Comuni e forse la piu gloriosa della nostra 
storia nazionale, per tante opere di pubblica utilita e di de- 
coro della patria, che mostrarono una fecondiiil di cui i se- 
coli futuri non diedero piu esempio. In mezzo a guerre con- 
tinue i lodigiani edificarono le mura, la cattedrale e il palazzo 
municipale, scavarono il can ale della Muzza, che e la vera ric- 
chezza del nostro territorio; ridussero a coltivaziono piu di 
80 mila pertiche di terrene. L'alleanza di Lodi era ambita dalle 
citla vicine; Timperatore le aveva conferito moUi privilegi in 
compenso della fedeltc\ eroica che avevagli serbato : i suoi uo- 
^ mini erano sollevati alle piu alte cariche e nominati podestii 
nelle cittc\ vicine e lontane. Dope V immortale battaglia che 
si combatte a Legnano, entrarono a lacerarla le discordie 
civili. La lotta terribile, e durata cosl a lungo, tra i Guolfi 
e i Ghibellini non risparmio neppure Lodi: i Sommariva e- 
rano guelfi, gli Overgnaghi ghibellini: di qui incendi, con- 
fisca di beni, esili, spargimento di sangue. In mezzo a tanto 
fragore di armi che assordava tuttp, Italia, cominciava ad 



\C) UGUCCIONK Ha i.oni 



albeggiare Taurora della coltura e della poesia. NoirUiribria 
Fanima sovranamenle poetica di Francesco d' Assisi aveva 
mandalo fuori scintillo di poesie: frate Pacifico, che nel se- 
colo era chiamalo Rex vo^suum, il re dei versi, aveva con- 
sacralo la sua cetra a Dio: Jacopone da Todi modulava versi 
di una soaviU petrarcliesca, con un accendimento lirico, che 
pochi riuscirono a paroggiare. Nell' Italia meridionale Fede- 
rico II e la sua corte rivestivano di forme ibride concetti 
provenzali. In Lodi pure risorse la buona tradizione degli 
studi. I due Morena, padre e figlio, ci lasciaroiio la C/iro- 
naca reru^n laudensmm , importantissima per la storia di 
quel tempi, bench^ pecchi di parzialitjl per I'imperatore Fe- 
derico Barbarossa, che Ottone chiama « religiosissimo, pru- 
dentissimo, santissimo, di pietiY e dolcezza senza pari » (^2*c) ; 
la caritd del loco noAio velava il giudizio della mente. Un 
po' pill tardi le leggi ebbero un valente cultore in Oldrado 
da Ponte, maestro al sommo Bartolo , giureconsulto aelaie 
nostra clarissimus, come si esprime i) Petrarca. La citti\ 
nostra ha mostrato la sua ammirazione agFillustri suoi figli 
intitolando ad essi due delle sue vie. Orfino, giudice gene- 
rale di Federico II scrisse in versi latini De regimine et 
sapieniia potestatis. 

A quesla nobile schiera dobbiamo aggiungere Uguc- 
cione. Ch' egli appartenga veramente alia nostra citt^l mi 
sembra che non si possa mettere in dubbio , per il solo 
fatto che il poemetto pubblicato dal Tobler porta — Ur/ugon 
da laodho. II Tobler (pagina 5) Das Buck des U{/2icon 
diinostra che Laodho non pu5 essere che la nostra Lodi 
— Als Verfasser nennt die Uberschrijt Ugugon da 
laodho y also einen Uguccione, um dem Namen iosca- 
nische Form zu gehen, aus Lodi; den7i diese Sladt vnrd 
man in laodho icohl erkenneri dllrfeUy da doch auch in 
caosa, aor lateinisches au (it o) durch ao unseres Denk- 
mats, in vedhes, credhe, custedhir lateinisches d zvnschen 
Vokalen durch dh iciedergegehen icird, und das e von 
Laude mit o vertaiischt sein Kann v:iein fusto, principo, 
albro, abadho, enfanto o filr o eingetreten ist. Ma in quale 
anno sia nato, a quale famiglia appartenga, di quale condi- 



UGUCCIONE DA LOD! 17 



zione, dove sia vissuto, non si sa e forse non si poM mai 
sapere. II Vignali nel suo Codice Diplomatico lodigiano 
ne cita il nome, confessando di non poter dare notizie di 
lui ; e 11 sig. Agnelli, delle cose nostre esiraio conoscitore , 
interrogate da me in proposito, rispose che non aveva potuto 
trovare nessuna memoria. Per6 se la lingua di questepoesie 
ci permette di fissare con molta probabilitil il tempo che fu- 
rono coraposte, il lore contenuto ci autorizza a un'induzione 
storica non del tutto campata in aria. Nella sua giovine e 
virile eta Uguccione fu un nobile cavaliere e ricco; lo af- 
ferma lui stesso : enfin qv/ eu futi portar langa ni scuo 
(v. 520); pare anzi che portasse lancia con molto onore, 
giacch^ confessa candidamente che se tegnia meio de lo 
conte Rolando (556). Del resto se egli non ce lo dicesse, 
basterebbe a provarlo il fatto che le moltissime volte toglie 
i suoi paragoni dalla cavalleria, cita oggetti e azioni caval- 
leresche (cfr. 360). Nella descrizione antitetica dell' inferno 
dice che — en quela grand calura — la no se trovara 
hela cavalcadlmra, destrier ni palafren etc., e discor- 
rendo di lotte spirituali, dice che e mestiere avere ho7i osherg 
e fort escud, elmo e gamhere. Si sa che la lingua batte 
dove il dente duole. 

Conviene osservare che, se la cavalleria, come istituziono 
e per i fini che si proponeva, era molto nobile e umanitaria, 
le singole persone, che vi davano il nome, non erano sempre 
modelli d'intemerati costumi e non brandivano il ferro sempre 
per la difesa degli innocenti e degli oppressi. QuelF andaro 
di cittii in citti\, di paese in paese in cerca d'avventure, molte 
volte galanti, la mollezza che regnava nei castelli, la libertii 
che godevano appunto perch5 cavalieri, favorivano le basse 
cupidigie e le turpi passioni. E pare che anche U^uxione 
si tingesse di questa pece. Tra i molti che potrei citare 
(giacch5 quasi in ogni brano recita u nilmente il mea culpa) 
bastino i seguenti versi : Domenedeu propicio — 7nolto 
f ai onfenduo — Tropo son stato — qu' eu non f at 
cognosuo — Enjin a ianto — qit' eu son veglo canito 
— Encontra ti — sempre ai comhatuo (518). N6 contento 
di questa contessione generate, aggiunge d'e^sQi'Q luxurioso, 

2 



18 UQUCCIONE DA LOT)l 

-— /also e forrnicadhor — Plen de soperhia — dHra e 
de furor (644). 

Giunlo a eU maiura si avviso di provvedoro airanima 
sua col darsi a vita penitente : caso frequentissimo a quei 
tempi, se si pensa a Giiittone, Jacopone, Petrarca e Boccacci. 
II Tobler anzi h d'opinione die, per riparare alle sue coipe, 
sia entrato in uii ordiiie religiose. Ma rargomenlo che porta 
h debole assai — Uguccione ha la smania di mostrare una 
certa coltura teologica — dunque dev'essere un religioso (1). 
Ma chi non sa die la teologia nel medio eve era la scienza 
pill coltivata, dag'li stessi laici ? Che alle University tutti i 
giovani traevano ad ascoltar i commenti sulla Bibbia e sul 
libro delle Sentenze? Dante era un laico, eppure fu salutato 
il poeta della Scolastica: per lui la teologia non ebbe se- 
creti. Anche a leggere le Novelle del Boccacdo, molte delle 
quail furon fatte per gettar il ridicolo sulle persone e cose 
sacre, si scorge qual fondo sicuro di scienza teologica pos- 
sedeva il mordace viveur della corte di Napoli. Del resto le 
citazioni che Uguccione fa delle S. Scritture e dei Padri sono 
cosi vaghe e indeterminate, che davvero non comprovano in 
lui profonditt\ di cognizioni. Egli si limita quasi sempre a 
dire la scrilara, la dimnitadhe^ II decreti senza aggiun- 
gere altro: e se una volta o due cita le precise parole, h di 
quelle sentenze che tutti conoscono; cosi ad esempio raccon- 
tando la parabola del ricco Epulone (che chiama leggenda 
in ben altro sense da quelle che non sia I'attuale) mette : 
quia muUa recepisti. Anche i Padri e gli antecefisori {h 
note che cosi si chiamavano i professori di diritto civile e 
canonico) son citati in mode cosi aereo, che non si potrebbe 
iieppur determinare a qual punto delle lore opere volesse 
alludore. Forse ha messo giu quei nomi per la certezza che 



(1) Dies wird man weniger aus der Bemeikung, dass er nichl 
Abl sei (Se voi mc vole crere, anc no se en abadlio) schliessen diiifen, 
als aus der oft sieh Kundgebenden Neigung ein gewisses beseheidenes 
Mass Iheologischer Bildung erkennen zu lassen, sieh wenigslens in 
allgemeinen auf die Schrifl, Apo.slel, Frophelen, EvangeUslen, selbsl 
auf namliaft gemachle KircheQviiier zu berufen (op. cit. 5). 



UaUCCIONE DA LODI 19 



i Padri avranno in qualche luogo detto quello ch'egli ripete : 
tanto le sono veritiY comuni. Neppure dal raisticisino che h 
sparso per tutto il libro a piene mani si puo cavare un ar- 
gomento solido. II misticismo fu comune in quei tempi a' 
laici e agli ecclesiastici : tutti i piu grandi spiriti se ne la- 
sciarono dominare: le opere di Petrarca riboccano di queste 
concezioni erronee o esagerate del sentimento religioso. Che 
raeraviglia che esse abbondino in poesie di caratlere re- 
ligioso ? 

Per conchiudere : convertito e penitente il nostro poeta, 
si : religioso, potrebbe essere, ma nessun argomento ci d^ la 
facolta d' affei'marlo. 

Passiamo ora a esaminare il libro. 

Sono 1843 versi, molti per i tempi che furono scritti. 
II Tobler li ha divisi in 26 brani di varia lunghezza ; 19 
hanno versi di 12 o \i sillabe, senari o settenari accoppiati, 
la piu parte uscenti in tronca; dal 20 in su sono ottonari, 
tronchi , novenari , endecasillabi. La rima h a somiglianza 
della tirade monorime dei Francesi. Molti brani terminano 
con una specie di epifonema Biadl quili c' a bona fe, e 
cominciano con un' invocazione a Dio o con un fervorino a 
chi ascolta o legge. Troppo gli preme che non lo confondano 
con li jaculaiores ; ed eccolo a ripetere con frequenza che 
egli parla senza hausia, che le sue parole e bone et utel 
da scoUar, che le sue n'e miga fable, am e bone rason. 
II poemetto incoraincia cosi : In XsH nomine, Questo e lo 
comengamento de lo libro de Ugugon da Laodho, In che 
sense merita il nome di libro ? L' operetta ha evidentemente 
carattere frammentario. Uguccione torna le cento volte sullo 
stesso argomento ripetendo i medesimi pensieri per non dire 
le medesime parole. Inoltre tra un brano e I'altro non c'e 
collegamento logico. Queste poesie non sono dunque uscile 
d'un getto dalla sua mente: Tautore le ha composte a in- 
Jervalli. Vedendo poi che gli argomenti si rassomigliavano e 
potevano tutti giovare al sue intento morale e religioso, le 
racGolse in un Jibro solo. Non e forse cosi che si formarono 
'H'Convifo di Dante e il Canzoniere del Petrarca? Anzi 
attHSo il numero-dei v'ersio il ritorno degli stessi argomenti, 



^ VOUCCIONE bK LODl 



non giudicherei improbabilo che Uguccione noii sia Funico 
auto re delle poesie, ma ch'eg'li abbia raccolte le sue e quelle 
di qualcho buon religiose, neU'intento di formarne un tutto 
organico. 

Gli argomenti sono i soliti di questo genere di poesie: 
alcuni religiosi, la piii parte ascetici. Una volta sola parla 
uu po' diffusamente della passione di Cristo (brano 22) e di 
mezzo a una grande semplicitii spiccia fuori una vena di 
caldo affetto. Quivi parla pure della caduta di Adamo, para- 
frasando la narrazione biblica, ma ben lontano dal raggiun- 
gerne la nerboruta concisione e drammaticitii. Tocca anche 
la questione della predestinazione, ma o non bastando a darne 
una risposta soddisfacente o trovando che non sarebbe stata 
intesa dalle persone a cui rivolgeva il sue scritto, ne esce 
per il rotto della cuffia, invitando Tuomo ad avere grande 
confidenza nelPinfinita misericordia di Dio. Le veritt^ suUe 
quali insiste maggiormente sono i novissimi. Accenna breve- 
mente al giudizio di Dio nel brano 8, e si diffonde a de- 
scriverlo, con qualche stranezza nel 26. Della morte discorre 
varie volte e a lungo, specialmente mettendo in vista la sua 
inesorabilitii. Nessuno le puo resistere n^ re nh imperatore, 
ne principe, nh duca e neppure VApostolico de Roma, che 
ha in cura tutta la cristianit^. La morte riduce presto anche 
i corpi meglio pasciuti a tale state che sembrano can mart 
671 fossadho, paragone schifoso e degno dei tempi. Del pa- 
radise si sbriga con brevi parole : I'anima saraportata in cielo 
dagli Angeli e vestita di abiti preziosi che non sembreranno \\h 
t(issuti, Tih lilati, ne cuciti, n^ tagliati ; tutta adorna di mar- 
gherite bianche piii che neve, con in capo una corona lucente 
piu che auro coladho (410). 

Ma il dogma, che maggiormente lo occupa, i^ quelle del- 
rinferno; per descriverlo adopera tutti i colori della sua po- 
vera tavolozza. Tutti questi poeti dialettali ci hanno gusto 
di parlare doll' Inferno, e vi profondono la ricchezza della 
lore immaginazione. « E questo un fatto, scrivo il Bartoli 
{Sloria della lelterat, ital, vol. 2. c. 3) che dipendo dalle ' 
condizioni psicologiche deU'eta di mezzo, per le quali I'lnferno 
era qualche cosa di sompre presente alio mdnti. iltorrite, 



UGUCCIONB OA LObl 5l 



luolto pid che non fosse il paradiso. L'inferno era il terrore, 
il paradiso era la speranza. Ma il terrore h un sentimento 
piu forte delia speranza: uii sentimento che non dc^ tregua, 
che assale, che preme lo spirlto ». Giacch^ l'inferno ci san\ 
llndice del valore artistico del nostro poeta, mi sia permesso 
di fame la costruzione: non ci sari\ pericolo di smarrirsi in 
un laberinto, come avviene ai Commentatori di Dante, molto 
meno ci sari\ bisogno di allestiro delle tavole cronotopolitogra- 
fiche, come per Tintelligenza della Divina Commedia ha fatto 
egregiamente il nostro Agnelli : san\ la cosa piil semplice di 
questo mondo. Appena Tanima si h separata dal corpo, il 
demonio a cui ha servito e che sta sempre attento alia sua 
preda, le getta un laccio al collo e cosi incatenata la caccia 
neH'inferno, dove la si aspettava ansiosamente (435). NelFin- 
ferno non si godono piaceri; non ci san\ ne belle cavalca- 
ture, n5 destrieri, i\h palafreni con ricca bardatura, nh pa- 
lazzi, ne torri (155). Non ci san^ neppure comodi stallazzi 
con letti e banche guerniti di armellini e di coperte (16). 
Non vi si mangiano fagiani, pavoni, trote nh storioni (1575) 
e neanche il latte e miele. Anzi si soffre una fame crudele e 
una sete tormentosa (1810). Nell' inferno c'e puzza, fumo e 
tenebre (1), ma sopratutto fuoco grande calura, un fiioco 
cosi ardente, que se tutta la mar entro fos enuida al- 
tresi arderia come cera colda (475); immagine fortissima 
e spaventosa, In mezzo all' inferno c' h un albero che non 



(I) * * i 4 per V orribile soperchio 

Del puzzo che il profondo abisso gitta 

(Dantb . laf. XI, 4-S)« 

V venni in loco d'ognt luce mulo 

[M. V, 28). 

Se il fumo del panlan nol li nasconde 

{Inf. via, 12). 

Per V aer nero e per la nehbia folia 

{I'lf. IX, G). 

Dal vollo rimovea qneWaer grasso. 

[Inf. IX, 82). 

Non c*^ bisogno di cilare i passi dove c'enlra il fuoco. 



iti CdUCCIdNE DA LObl 



porta mai T\h fiore nh frutto (1); le sue foglie o il fusto ta- 
gliano come rasoi. II peccatore, Yoglia o non voglia, deve 
iiiontarvi su, e quando h piii in alto giil precipita entro un 
fiioco di tanto ardore, che non gli sembrano sufficient! cento 
anni a temperarlo; cosi ardente che quelle d'una fornace 
sembrerebbe freddo (176) (2). Ma dope che il fuoco ha per 
bene arrostito il peccatore, lo si getta in un bagno cosi 
freddo ch'ei desidera di tornar al luogo di prima; in un' acqua 
cosi gelata (3) che se si accendesse la niontagna piu grossa 
del mondo e dentro la si gettasse, immantinenti diventerebbe 
tutta di ghiaccio (483). II demonio consegna il dannato a un 
suo procuratore, che gli mangia la bocca, le braccia e il 
petto (4). Alcuni maniscalchi, crudeli e felloni, piu neri dei 
corvi e del carbone, con spiedi acuti, con forconi infuocati 
lo forano cento volte al giorno (443) (5). Vi sono inoltre 



(1) Non frondi verdi, ma di color fosco; 
Non rami schielli, ma nodosi e invoUi; 
Non pomi v^eran, ma stecchi con tosco- 

(Inf. XIII, 4). 

(2) Come fui dentro in un bogliente velro 
Gittato mi sarei per rinfrescarmi 
Tanl'era ivi lo incendio senza melro, 

(Purg. XXVII, 49). 

P) Perch' io mi volsi, e vidimi davanle 

E soUo i piedi un lago, che per gelo 
Avea di vetro e non d' acqua sembiante, 

{Inf. XXXII, 22). 

(4) II Lucifero Danlesco 

Da ogni bocca dirompea co* denti 
Un peccatore, a guisa di maciuUa 
Si che ire ne facea cosi dolenti, 

(Inf XXXIV, 55). 

(b) Per 6, se tu non vuoi de' nostri graffi, 

Non far sovra la pegola soverchio 
Poi I'addenldr con piu di cento raffi. 

{Inf XXI, 50). 

Cf. luUo il canlo e il seguenle. 

Questo modo di rappresenlare e nel medio evo comane alle lel« 
lere e alle arii , preso cerlamenle dall' immaginazione popolare. 0- 



bOUCCIONE DA Lobi 23 



rospi serpenti, liguri e scorpioni, che colla lingua gli per- 
cuotono gli ocelli, il viso e il inento. Del resto le pene in- 
fernali sono tali e tante che un letterato, in un anno intiero, 
non le potrebbe doscrivere. II povero dannato grida pieU a 
Dio, ma indarno, perch6 neirinterno a nulla giovano piu nh 
padre, nh moglie, n^ figlio, nh figlia. 

Non h difficile scorgere dolle somiglianze tra il Nostro 
e fra Giacomino, che certamente non sono casuali; anzi ab- 
biamo talvolta la riproduzione delle medesime parole. La 
forte immagine che so il mare fosse gettato nelT inferno, ar- 
derebbe come cera, ci e pure in Giacomino : Se quanta agua 
d dn maro entro ge fos getaa Enconianente ardria si 
come cera colaa {De Babilonia, 35). A guardiani delF in- 
ferno Giacomino mette Trifon e Macometo, Barachin e Sathan, 
su per giu gli stessi nomi che adopera Uguccione. Grande 
somiglianza hanno pure le descrizioni che i due poeti fanno 
dell'ingordigia degli eredi, che vorrebbero in un attimo metter 
sotto terra il defunto per beccarsi la sua ereditc\ (cf. Del 
Oiudizio universale, 65, e Delia caducild della vita pas- 
siva). Chi dei due s'approfitto dell'opera deH'altro? E una ele- 
gante quistione, che risolta in favore di Uguccione, aumente - 
robbe la sua importanza e dimostrcrebbe il grande credito che 
godeva a' tempi suoi , giacche volentieri gli altri si facevan 
belli delle sue penne. Ma h quistione molto difficile a scio- 
gliersi, trattandosi di due scrittori che sono quasi contempo- 
ranei e scrissero in dialetti diversi. Ad ogni modo io mi credo 



zanam, discorrendo delle poesie dl fra Giacomino, dice: leroidecelle 
ville de douleur se nomme Lucifer, el les demons qui le servenlsont 
peints sous les trails que leur pre/ail I' imagination populaire, sans 
doule pour se venger des lerreurs qu' ih lui causaienL lacomino, 
comme Danle, comme Orgagna, comme Michel Auge les reprdsente les 
fronts cornus, les mains velues, plus noirs que charbons, hurlant 
comme loups, abrnjanl comme chiens, armes qui de lances, qui de 
fourches, qui de batons el de tisons brulants. E poco dope : I'antique 
peinlure qui decor e I'abside de Sainte Marie de Toscanello montre 
Satan assis au milieu des flimmes, broyanl de ses dents impiloyables 
les dmes coupables, qu' il rend dans la gueule, d'un monslre plac4 
sous ses pieds (op. ell. ch. 3). 



iJi uobccioNE hk Lobi 



incompetente a giudicarne e la abbandono a qualche valente 
linguista, cui stia a cuore Tonore della nostra cittit. E certo 
per6 che se Giacomino avesso anclie tollo qualche concetto da 
UgLiccione, lo vinco assai per Parte. Egli ha iminaginaziono 
pill tetra: e non solo descrive linferno con color! piu scuri 
h imagini piil spaventose, ma v'introduce piu vita, raovimonti 
drammatici, come la scena del padre che maledice il figlio. 



(Continual, 



I 



MEL GOrnVME DI ©0-YERA 



MONOGRAFIA 

DI 



Cenni storici preliminari 



Innanzi entrare nel campo che ci siamo proposti di per- 
correro, troviarao necessario far precedere brevi cenni storici 
riflettenti 11 comune di Dovera. 

Non prima della venuta dei Q-alli obbe origine Dovera, 
dai roniani latinaraento chiamata Dovaria, per essero poi 
detta Divera (1), Duera (2), infine Dovera. 



(1) Vedi: Diploma d'inveslilura concessa alia Citl^ di Milanodal- 
Hmperalore di Germania 5 Giugno 1186, cilalo dairAvv. F. Cagnola 
nella sua Memoria sul progello di nuova derivazione deU'Adda in 
Muzza - Lodi, 1878, pag. 73. 

(2) Dante - Divina Commedia, Canlo 32, verso 109 ("). 

{•) Sebbene Dovera non sia oggidi compresa nel Circondario di Lodi, tuttavia ebbe 
ed ha con Lodi comunanza di origiue, di storia, di costurai, d'interessi e di ammi- 
nistrazione civile ed ecclesiaslica. Per quesli motivi abbiarao creduto di pubbiicarue 
qaesta Monografia pveparata da uno studioso di cose locali non del tallo iguolo ai 
vecchi leltori del nostra Archivio. — (II DinETTORE). 

I**) L'Autore di questo studio crede che il famigeralo Biioso da Duera, traditore 
di Manfredi , sia oriando della Dovera di cai egli tratta: ma V errore in cui cade 6 
evidenle e provato; quel da Duera, creraonese, che nella ghiaccia piangeva I'argento 
dei franceschi ebbe origine da un altro luogo detto Dovara, Duara, Duera nel ere- 
monese, sulla strada che da Cremona conduce a Manlova. — (Nota del Direttore). 



^6 



I.A BBNKFICBNZA NET. COMUNE Dl DOVERA 



Qiiesto villaggio si trova siilla strada provinciale che da 
Lodi mette a Bergamo: conta il comune circa 3000 abitanti, 
fa parte del Mandanionto di Pandino, Circondario di Crema, 
Provincia di Cremona. 

Fece parte ora del Ducato di Milano, ora della Contea 
di Trevig'lio, ora della Veneta Repubblica, ora del Contado 
di Lodi di Crema; e tante fiirono le mutazioni, che in 
antiche scritture h classificato fra le Terre Diverse. Eccle- 
siasticamente, avanti che sorgesse la nuova Lodi, appartenne 
alia diocesi di Bergamo, poscia, sine al 1820, a quella di 
Pavia, inline a quella di Lodi, come di presente. 

Secondo lo storico cremasco Alemanio Fino , questo 
lembo di terra, era lambito dal famoso mare Gerundo o Ge- 
roso, causato dalle acqae del Tormo, del Serio, deirOglio e 
dalle esondazioni dell' Adda, da cui il nome di Gerradadda. 

Poche casnpole, abitate da poveri pescatori e boscajuoli, 
originarono I'atluale villaggio. 

Jja religione di Gesii di Nazaret , riforma strepitosa, e 
cagiono dello sfasciamento deirimpero romano, penetr5 qui 
per opera di S. Barnaba f*), ove gia la religione pagana teneva 
le sue tende ; Cirillo Anconitano , nel suo Itinerario , dice 
d'aver veduto in queste vicinanze gli avanzi d'un tempio 
di3dicato ad Ercole. I Romani , soggiogati i Galli , dichiara- 
rono queste terre colonia romana, trapiantandovi i loro usi 
e costumi, e portandovi qualche segno di civilta. 

Daiini immensi ebbe a soffrire la Geradadda per le armi 
d* infinite orde barbare, e da ultimo dei Longobardi, che vi 
si stabilirono, e lasciarono il nome alia Lombardia. Della 
dominazione Longobarda, in questo territorio, abbiamo prove 
non dubbio in alcune lapidi scoperto, non e molto (1), nella 
demolizione di un vetusto Oratorio, sovra un' altura, nel vi- 
cino caseggiato di Portadore; detto lapidi si veggono nel Ci- 
vico Museo di Lodi. 



(I) PoQGi ViTTOiuo - Illuslrazione di due lapidi Longobarde, sco* 
perle a Porladore in Gerradadda. 

(*) La credenza che S. Baraaba sia stato il primo a spargere la huonO. novella irl 
qiiesle coDtrade nou regge pid ai canoni della oritica modcraa. — (Xota del Dirett.) 



La bbneficenza nel comune di oovEra 2/ 

Egli h indubitato che si tu durante il dominio loii^^o- 
bardo che sorse in Dovera la prima Chiesa, o meglio Oratorio, 
e che con essa obbe principio un insignificante movimento di 
Boneficonza. 

Ma ben insignificante , ripetiamo , dovea essere anche 
state , e lento il sue sviluppo , imporocch5 per lurigo volger 
d'anni, niun parroco o rettore tenne sua residenza in luogo, 
abitando in Lodi, Milan o e fin anco in Eoma (1). 

Abbiamo detto che il territorio di Dovera ebbe a patire 
grossi guai dal passaggio di molti eserciti; fu campo eziandio 
di non poche sanguinose battaglie, e per tacer d'altre, ricor- 
deremo quella qui combattuta il giorno di venerdi 4 novembre 
1160 fra milanesi e lodigiani , ricordata e dettagliatamente 
descritta dal contemporaneo Oitoiie Morena, che in quell'in- 
contro si ebbe fatto prigione il figlio Manfredo (2). I mila- 
nesi erano capitanati dal Conte Enrico di Crema, o si erano 
parte imboscati , e parte trincerati fortemente in Cash^um 
Dovariae, 

Che sino da tempi antichissimi esistesse in Dovera un 
castello si ha da autentici documenti, e porch^ in una lo- 
calitrl centrale, (in cui scorgonsi ancora muraglie massiccie), 
tutt'ora denominata del Castello (3), e perch5, quando Tim- 
peratore Sigismondo fu a Lodi , nelP anno 1413 , invest! il 
Conte Giovanni Vignati , Signore di questa CittA., del feudo 



(1) Da documenii, che si conservano neU*Archivio Parrocchiale, si 
rileva che nel 1322, fa elello Hellore, il Prolonolario Apostolico, Mon- 
signor Tiberio de Haude, che abitava in Roma, e subilo dope il Ca- 
nonico Luigi Galliani, che abilava in Lodi (*). 

(2) MoRENA Ottone - lUstoriii rerum latidensium. — Veneliis^ 
1639. Pag. 80 e seg. 

(3) Ora propriela Oldrini. — Nel caslello di Dovera moriva Ezzeiino 
da Komano (1259). — Chron, Astens, c. 2, Tom. XI, pag. 186. Mb. (") 

(*) Ciii: le arciprclare , e non solaniente quella di Dovera, erano pressoche dalo 
in commeiida ad iilastri ecclesiaslici, i qaali abitavano o a Roma, o in altre cilL^ , 
dove esercitavano alio cariche ecelosiastiche — (Nota del Direttore). 

I**) La Cronaca Aslense invece dice che Ezzeliuo mori in Soncino (V. Muratori, 
Vol. XI, col. J56 A. — (Nota del Direttore). 



58 LA BENEPICENZA NEL COMUNE DI DOVEltA 

di Dovera col rispettivo Castello (1). Lo storico cremasco 
Aleinanio Finu . giit ricordato , acceuna come di quell' epoca 
fosse castellano di Dovera Alfieri Gottifredo. 

Ben altri disastri infiniti turbarono questa terra, dal 
1250 fino alia giierra delta della log-a di Cambrai. Nel 1509, 
ebbe liiogo alle sorgenti del fiiime Torino (Agnadello) qaella 
iamosa battaglia, della quale TAriosto fa menziono (2). 

E come se cio non bastasse, innumerevoli carestie e pe- 
stilenze . e rapine e saccheggi e violazioni si aggiunsero a 
depauperare questa infelice popolazione. di ogni ajuto priva. 
Era quindi necessario che il feudo cadesse in istabili e buone 
niani. Infatti al Vignati successero i Serbelloni di Milano, i 
quali, se non prodigarono in beneficenza nello stretto sense 
della parola, luttavia diedero lavoro ai poveri col far eseguiro 
opere di privata e pubblica utilita (3). 



(I) Vignati Cesare - Codice Diplomjlko Laudense . nel quale si 
legge al N. 468, il Documeiilo d' inveslitura in Giovaani Vignati del 
feudo di Dovera. 

{•2) Ariosto Lodovico - nel canto 33, stanza 38, alludendo alia san. 
guinosa ballaglia di Agnadello, per cui W. acque del Tormo giunge- 
vano a Dovera rosse di sangue, scrive: 

Vedele, dice poi, di gente morla 
Coperta in Ghieradadda la canipagna, 
Par ch'apra ogni ciltade al re la porta, 
E che \enezia a pena vi nmagna. 

Dopo la battaglia d' Agnadello, scrisse io rozzi vers! ua cronisla 
contemporaneo; 

II re di Francia 

Giunse ad uno castel dello Kivolta 

Fe' dar crudel ballaglia a piu podere, 

I'igliol per forza 

Preso Rivolla, ando verso Fandino, 

e di qui a Dovera , ove le soidatesche si diedero al saocheggio ed a 
danneggiar le camoagne orrendamenle. 

(3) Dovera deve alia lamiglia :Serbell(.ni I'allargamenlo della Par- 
rocchiale, I'innalzamenlo della rispeiliva torre, con orologio e cam- 
pane prime, gran parte dei restauri (1608) pralicali al (empio della 
B* V. del Pilaslrelloj non che moKe opere per Tirrigazione. 



LA BENEFICKSZA NEL COMUNE Dl DOVERA 29 

Prime fonti di Beneficenza 

Dovera h legata, per fatti storici e per chiari personaggi 
che qui dimorarono, aH'altuale suo capoluogo di Provincia, 
la cittii di Cremona, ed un sentimento di viva simpatia lega 
questa terra ad esso, ed ove la beneficenza fu ognora prati- 
cata; proveremo corao abbia germogliato anche in epoche 
semibarbare. 

II luodo di praticare il bene ando anch'esso soggetto a 
quella evoluzione che tiitti indistintamente i cardini del so- 
ciale ordinamento dovettero seguire sotto Timpulso deirumano 
progresso. 

Ma tornando al compito nostro dobbiamo ricordare come 
verso il milie, epoca assai famosa pel temuto finimondo, sor- 
gesse in Dovera , sotto la invocazione di S. Damiano , o per 
elargizione dei Conti Caleppi di Bergamo (1), (i quali raolto 
possedovano in questo territorio), un monastero di Benedet- 
tine, monastero che ando man mano arricchendosi grande- 
mente per lasciti e donazioni. 

Accenneremo le principali cause del progressive svikippo, 
col ricordare la donazione di Ottone Caravaggio, dovarese, il 
quale lascio al detto Monastero la decima parte de' suoi po- 
deri in Co/ie Dovariae (2), e con essa le due terze parti 
delle acque del flume Tormo (8) , dalle sue sorgenti fine al 
Ponte de Pusilno, col diritto di pesca e di caccia {\), 



(1) Di quel lempo Dovera apparleiieva alia Diocesi di Bergamo ; 
infatii nel Coiice di C inzio Cameriano t Dei Censi della Uomana Chiesa » 
slampalo dal Muralori , si legge, tra le chiese del Vescovado di Ber- 
jjamo, anclie il M»)naslen) di Dovera el Monaslerium de Dovaria, de- 
bilore dell' annuo livello di dodici denari, A7/ denarios. 

(2) L'ap'jellativo di Corle avaiiti ii jiome del paese, indicava come 
quesU fosse sede di uno speciale magislrato civile e giudiziario. 

(H) Uabiani GiACOMo, poeta cremonese ( 1 530- : 600) nel suo poema 
« Laudiade » dice che al liume Tormo 

die forse 

Turma il guerriero od allro Uume il iiome, 
(4) Tanio si raccaglie da un docuinento di Alberico della Curia 
Arcivescovil ) di Milaao, cilalo da G. B. lMolossi ueirUpera: Memorie 
ii alcuni uomini iliu${ri ecc. 



30 LA BBNEPICRNZ4 NEL COMUNE Dl DOVERA 

Successivainente consegui da Giannolo Marcellini (1), 
consanguinoo delTin allora Abbadessa del Monastero, Nico- 
lina Marcellini, una orediUI di 470 pertiche di terreno, con 
casoggiati, e diritti d'acqua, come rilevasi da testamenio 26 
Marzo 1381, riservando di tutto, T usufrutto alia predetta 
Abbadessa, vita sua natural durante, e cio affinch^ la stessa 
potesse praticare peisonalmente quelle caritc\ e far impartire 
quella istruzione alio fanciulle della Corte di Dovera, che ella 
era solita fare. 

Quindi oltreccht) istruzione a' povere fanciulle, una di- 
stribuziono abbondante di elemosine, specialmento in generi 
alinientari , esciva da questo Monastero , non solo a favore 
degli abitanli locali, cli6 una sequela di accattoni, dei vicini 
paesi, accorrevano attratti verso il Monastero di S. Damiano, 
come api ai fieri. 

Questa la prima fonte di benefieenza a cui ricorsoro, non 
invano, in ogni loro contingenza i poveri di questo territorio. 

Piu tardi, sulla fine del secolo XIV, si innalzava in Do- 
vera un Tempio dedicate alia B. V. detta del Pllastrello (2), 
ovo si istitui una confraternita che aveva fra gli altri scopi 
quelle di soccorrere al povero, socondo lo spirito evangelico; 
cosi dicasi di altro Pie corporazioni sorte di queU'epoca nolle 
varie Parrocchie del Comune non solo, ma anche presso alcuni 
oratori, di patronato private o laicale, che dir si voglia, quali 
S. Rocco S. Ilariojie, quest' ultimo alia frazione Barbuzzera. 



(1) La famii,'lia MarcdUni d'ede a Lod;, per podesia, quel Petraccio 
che ebbe cura di coTipilaie grin parte d^gli SiaUiti Laudensi. 

(2i Que.slo SaiUuaiio, illustralo da quell' eruJito slorieo che fu 
M. Caffi iiella moiiogralia c L)>>U'Arie 'Miqinna » con poche parole, 
lo fa ben piu defjna.iienie per op*ira del solerle altuale Bibliotecario 
della Lauderise, Giovanm Agnelli, nella Menioria suU'Oralorio della 
B. V. in Dovera. Le opere pilioriche cho decarano que.slo Oralorio » 
gareggiano con quelle che si vedoiio in S. Francesco in Lodi, lavoro 
dei pillori lodlgiani Anlonio qm Giovanni (I:n2-I382i e Taddeo q.ra 
Bassano 1392, pillori gioUeschi, scrive il Cafli , che operarono anche 
in Piidova ed in Bologna. Anche qui si potrebbero forse scoprire nomi 
e date, se con diligenle lavoro si levasse il bianco velo di calce che 
EDaoo vanUalica vi sovrapposell ' . .. ; 



La BENEFICENZA NEL COMUNE Dl OOVERA 31 

Noil deve ritenersi pero clie solo le religiose corpora- 
zioui esercitassero la cariU, cho anche le private famiglie 
non farono sorde alle chiamate di quella, e larga parte, so- 
condo lo spirito de' tempi , anch' esse presero alio svolgi- 
mento delta beneficenza propriamente detta. 

L'antichissima e nobile prosapia del Dovara , va per 
ordine cronologico accennata per la prima (1). L'infelice ed 
illustre Buoso o Bosio di questa potente famiglia, che fu in 
un al Marchese Uberto Pallavicino , Principe o Signore di 
Cremona, dopo essere state vinto al passaggio deU'Oglio, dal- 
Tarmi francesi, e perduta la Signoria, ritirossi nelFavito ca- 
stello di Dovera, traendo vita dimenticata , e soccorrendo al 
povero, dopo essere andato per alcun tempo anch' egli ramingo 
e povero, fiao a che gli affanni e la tarda eta lo condussero 
al sepolcro. Snl sagrato della Chiesa Parrocchiale di Postino, 
esisteva non sono molti anni , un grande avello di sasso , 
massiccio (2), che la tradiziono accennava quale tomba del 
potente Signore (3). 



(t) die la illuslre e pofenlissinaa famiglia Dovara abbia Inalio la 
sua origine da questo viHajjgio o caslello, che dip si voglia, giova ri- 
pelere col dotlo slorico e genealogisia, Marchese Krancesco Cusani , 
(la cui iotellig«nza ed erudizione, chi scrive, ebbe di preseiiza piu voile 
la forluna di coi>slafare) , e ripeliamo t che le cilia ed i paesi esisle' 
vano col propria nome molti secoli avanli che i cognomi venissero in 
uso, e canone ineccepibile di criltca storica, che non gid le famiglie 
imposiro il nome nl paese , ma da queslo lo desunsero. Cusam F.® 
- 1 Fissiraga Illuslrnzione Slorica. Milano, 1875, pag. 15 e seguerli. 

(2) C. Cantu • Sloria lllnslrata del Lombardo-Venelo. — C. Vi- 
gnati • Lodi e sua terrilorio. 

(3) Uello avello venne, non a giiari, inlerralo nella Chiesa di f*o- 
slino. — La famiglia Dovara si rcse illuslre a Lodi, a Crema, a Cre- 
mona; Un Gerardo di Dovera fu condolliero d*esercili nel Xll.® se- 
colo; il lodigiaiio poeta, Filiberto Villam, nel suo poema t Lodi rie- 
dificala • cosi lo menziona: 

Concorde ognun sovra lo stuolo guerriero 
A Gerardo Dovara olTre I'lmpero. ecc. 

Questo Gerardo fu allresi console di Cremona e poscia di Crema. 
mori in guerra. Allro illuslre personaggio di questa famiglia si fu 
Gundulione.^ che fu podesla di Milano nel ISfiO^^eit'.e riG<3rda'to dal- 



Zi I.A BENBFICBNZA NBL COMUKB DI DOVBRA 

— ^.^1— — ^—^—a ^— — — — — — ■— ^^^p— — — — — i1* 

Xegli scorsi socoli , f^sercitarono pure la benoficenza in 
questo comune molte famiglie patrizie che vi tenevano pos- 
sidenze (1) , o villeggiature , quali i Coiiti della Somaglia , 
i Benvenuti, i Barni, i nobili Lemene, e i Maldotti, di Lodi; i 
nobili Frecavalli o Tensini, di Crema ; i niarchesi Fassali ed 
altri di Milano. S(3bbene tutti questi illustri casati non ab- 
biano lasciato peronne ricordo di loro filantropia, pure h do- 
veroso pensare come indubbiaraente fossero larghi al povero 
delle loro avite sostanze. 

PUBBLICA ISTRUZIONE 

In oggi la beneficenza non h piu solamente Tadeinpi- 
mento di un santo dovere del sentimento, irapostoci dal cuore, 
ma bensl quelle piu alto ed eloquente che detla la scienza, 
per lo che giunse ad essere uno doi piti salienti problemi 



IMstorico CoRio, riplla parle II. della sua * Historie Milanesi » a pas. 
2'32. Veiiezia, 1563. — Uii Giovaiiniuo da Dovera fu podesia di Lodi 
iiel 130i [MouumPHla episr, Laudfimium , lib. II. pasr. I3(i). — Da un 
islromenlo, a rogito Barnaba Codecasa, del 17 Maggio 1386, risulla 
ehe Egidio Vignati, lascia ad una tiglia di (^osimo da Dovera, libras 
quiitqae imperialia ipsi dandas qwmdo marHabilur. ( \rch. Storico 
Lodig, Anno 189i) Ma piu di tutii, i membri di sua famiglia, si rese 
illusire Buoso, laccialo ingiaslamenle di Iradilore, e come lale poslo 
da DA^TG neila bolgia dei tradiiori della palria: 

Ki piange qui T argenlo de' Franceschi : 
r vidi, poliai dir, quel da Ducra 
La dove i peccalor slanno fresclii. 

Accusa, ripelianio, per nulla giu!>tiiicala, ne dal caraUere di Buoso, 
ne dalla posizione delle annate, cou»e eliiarainerileaddiinosira Sismo.ndo 
:Si?.MO.\Di, nella approzzjia sua O^evd * Sloria delle llcpubbliche tla* 
liane » e perche non aveva suflicienli forze per lerniare il poderoso 
nemico; non mai per oio, che avesse ricevulo, cedelle. — Buoso Do- 
vara fu podesta di Lodi iiel I24i. Vedi Moimmcnla episc. Landens. 
lib. I. pag. 2ij, ed il C.odice Uiplomalico iaudcus. a I Document o XXXI 
dt I vivente itonco lodig. Cav. C. Vignati l*j. 

(1) Come da van" istromonti prcsso I'aulore di quosla MonoQrafiiu 

[') 11 fatto di Gsscrc stato Fodesfa di Lodi basla a diraoslrare che Daoso non era 
lodigiaae/CQicc lo furouio i Dovera, ciie TA. vieco eiiumeraiitio. — (.Noia del i>i]iETT.). 



LA BENEPICENZA NEL COMUNE M DOVERA 33 

della economia sociale. L'arte, chiaiuiamola cosi, di eserci- 
tare la beneficenza, spinge ora ben innarizi i propri desideri, 
non si accontenta del puro risultato materiale, nia vuole 
eziandio raccogliere i trutti niorali neiravvenire. EpperO il 
beneficio della pubblica istruzione fece capolino fin nelle 
epoche semibarbare, sebbene non trovasse valido appoggio 
presso colore che reggevano la pubblica cosa, assorbiti come 
erano dalle faccende guerresche. E noi scorrendo la storia , 
dalFevo-raedio in poi, assistiamo d'epoca in epoca alFinizio 
ed al lento ed interrotto sviluppo di questa fonte inesausta 
di sociale benessere. 

Sine dal XIV.* secolo anche Puniile Dovera, sconosciuto 
villaggio, ebbe iniziato, se pure non siamo tratti in inganno 
da soverchio amore a questa terra, proprie scuole a vantaggio 
esclusivo del povero perch5 gratuite. 

Da un istroinento rinvenuto neU'Archivio del Duca della 
tralliera, rilevasi che un TJgbino de Capitani o do Cattani (1) 
oriundo d'Arzago, sornomato il Chierico, abitante in Corte 
Dovariae, presumibilmente fondava la prima scuola fra noi. 



(I) Che sia esislila una famiglia De' CapiUni di Dovera, e proble- 
malico, ma che una famiglia De' Capilanei o De' Caltanei abilasse da 
renfioli tempi in Dovera, si raccoglie da anlichi documenli. E proba- 
bile che la famiglia slabilitasi in Dovera tragga la sua origine da 
quella deirislesso Ughino suddelto. — Nelle memorie MS. del Sac. 
Giov. Ant. Gallieno, si rileva che della famiglia, aveva da tempo im- 
niemorabile \\ jus-palronalo, non solo sulla Chiesa di S. M. del Pila- 
slrello, ma ab-anlico anche sulla Parrocchiale, e quindi il dirillo della 
nomina del Parroco, dirillo avocalo a se dal la corle romana nel 1522. 
Vedi mia raonogralia « Del Comune di Dovera » Lodi, 1876, coi lipi 
Cima e Pallavicini, a pag. 30 e segg. — In lale monograda ho solle- 
valo il dubbio che.il prezioso quadro altribuiloal pennello di Daniele 
Crespi, rappresenli la famiglia Serbelloni, trovando mollo piii proba- 
bile invece essere ivi efligiala la f.imiglla De' Callanei di Dovera» che 
lanii dirilli e possessi leneva in Dovera, ove nbilava. In lale asserlo 
fui seguilo dal dollo Bibllotecario della Laudense, Giovanni Agnelli* 
nella piii volte ricordala sua t Menioria suW Oratorio di S. M. del 
IHlaslrello ». — Nell'anno n77 era a capo della Comunale Ammini- 
strazione di Dovera un Pier Francesco De' Caltanei; ma con.luide- 
cadJe lo splendore di questa famlixlia, ed in Dovera sorvlvono ancora 
i disccndenli, che versano in misere oondizioni. 

3 



Si r.A RENEF1CEN2A NEL COMUNE Dl DOVERA 

Tale fatto, se si potosse irrefragabilmente provare, sarebbe 
assai rimarchevole, imperocche di qaei tempi, anche grossi e 
popolati centri iion avovano sciiola qualsiasi (1). Cio sarebbe 
uii vaiito non disprezzabile per Dovera. 

L'istroinento siiaceennaio, incompleto ed assai amnialo- 
rato, porta la data del 9 Dicembre 13S2, a rogito del notajo 
lodigiano Caxola, e si rinvenne, durante il dibattito fra lo- 
digiani e cremonesi nella controversia per Tapertura dell'at- 
tuale cavo di Marzano (2), che a nord chiude la giurisdizione 
di questo coiuune; da tale istromento si deduce comerU- 
ghino de' Cattanei facesse donazione al Monastero di Cerreto 
fdei nionaci Cistercensi successi ai Benedettini) , del luogo 
anche in oggi detto il Molinetto (Molendinum) presso il 
ponte di Postino, del diritto suU' acqua e sulla pesca nel 
liume Tormo, dal detto ponte di Postino fine alTabitato pur 
esse detto Tormo. Da vari brani dei fogli staccati dal surri- 
cordato istromento si p*ii6 arguire come il Cattaneo ponesso 
Fonere non solo d'inviare (dove? non si trovO) di sette in 
sette anni un monaco ad apprendere logica c filosofia e le 
scienze teologiche e canoniche, ma altro monaco in Dovera, 
a tener scuola di Grammatica, quod sit sufficiens gramma- 
ticus et idoneiis, Probabilmente questo monaco dimorava ed 
istruiva, nelia sua permanenza in Dovera, presso la Chiesa 
di S. M. del Pilastrello, in un locale superiore alia sacristia, 
ove facevasi scuola anche sul finire del XVIII.° secolo. 

Anche la carta portante la conferma del Signore di Mi- 
lano, Vicario Imperiale, di tale donazione od oneri, che porta 
la data 21 Gennajo 13S3, e incompleta ed e quasi indeci- 
frabile. 

La deficienza di notizie e document! a questo riguardo, 



(I) llONZON Antomo - Le Scuole anliche e modenie di Lodi. — 
TiRABOSCHi - Sloria delta Leileralura Italiana, 

(•?) FiEscm e Pezzim - Progelto del nuovo cannle prr irrigazione 
dell'allo cremoncse, — ijcoTTi Avv. Antomj - lieluzione contro il pre* 
detto progetto. U\ quesla, come in allre coiisiinili circostanze, il com'- 
pianlo avvocato si rnoslio valente storico quanlo giuridico, e chi scrive 
si oiiora riel ricordire como aU e^so ii legava gincera amiclzia. 



LA BENEFICENZA NEL COMUNE DI DO\^ERA 35 

ci spiace assai , giacche diversainento si avrebbe noa poca 
luce in fatto di istruzione rurale sino dal XIV." secolo. Tut- 
tavia h nostra ferma convinzione che gli oneri imposti al 
Monastero di Cerroto non doveano solo rilletlere il monaco 
che di sette in sette anni dovea essere inviato ad audiendum 
Pliilosophiam (con quale scope non h chiarito) ma bensi 
dover all' Ufjhino, detto il Ckierico (cio che equivale a dire 
persona colta) , ed abitante in terra de Dovarla , premere 
r istruzione de' suoi conterranei, e ci5 h quanto di piu serio 
ed attendibilo scaturisce dai succitati oneri. 

Nel retroricordato Monastero di S. Damiano di Dovera, 
come abbiamo riferito, dalle monache Benedetline si impar- 
liva r istruzione a povere fanciulle del paese, alle quali oltre 
ai lavori donnoschi , si insegnavano i primi rudimonti del 
legg-ere, se non dello scrivere ; e ci5 deve essere costato grave 
fatica per mancanza assoluta di libri , ch^ successivamente la 
scoperta delta stampa rese accessibile lo studio anche ai po- 
veri. Fu questa dell' istruzione precipua cura dell'Abbadessa 
Nicolina Marcellini, emula in cio fare del sue contemporaneo 
De' Cattanei , il quale certamente , innanzi disporre quanto 
sopra si h detto, avn\ tenuta scuola di motu proprio. 

Sino a quando funzionassero tali embrioni di scuola, non 
ci fu date rilevare , ma egli h certo che nel XV."" secolo , 
chiuso il Monastero di S. Damiano (1) , e per sorvenuti in- 
finiti mutamenti nel conobio di Cerreto (2), la pubblica istru- 



(1) MoLossi - Op. cil* Le Monache di S» Damiano di Uovera, non 
Irovaiido piu convenience dimorare nel lore convenlo, peiche esposle 
ad ogni pericolo per le continue vessazioni che sopparlavano dalle 
sf^icciale soldatesche, chiesero di essere accolle in LodI, cio che venne 
loro accordjlo con Q{'qmq del Fonletice Sislo IV.' Tanno 1171; per i 
che delte Monache addi 5 Selteinbre 1472, aprirono coU'dSSistenza del* 
TAbbate Tadieo Fissiraga un naovo Monastero in Lodi, nella casa, era 
Dossena Cav. DjU. Antonio, sila in via XX Seltembre, vicino alTOspi* 
lale Maggiore. 

(2) AGNELLI Giovanni - t DelV Abbazla Cislercense di Cerreto » ^ 
doUa e diligente monografla dalla quale si rileva, per citazione di mo|. 
leplici documenti importanlissimi, la sloria di quel Monastero dalla 
sua fondazione, dovula ai Conli di Cassino circa il mille alia suasop* 
pressione avvenuta nello scorso secolo. 



56 LA DBNEFICENZ4 NBL COMUNE Dl DOVeAa 

zione fu qui, come altrovo, lettera inorta. Per Dovera fu come 
Tapparizione di im grande astro, die raggianto di luce di- 
vina , ad un tratto si spegnesse , lasciando tutti in tenebre 
pid fitte. E quel po' d' insegnamento che poteva mantenersi 
durante secoli di tanta rozzezza e di tanta calamitc\, rimase 
esclusivamente nelle mani del clero secolare. 

I parroci ed i rettori, per dovere lore imposto dalle ca- 
noniche leggi , da Sinodi e da Concili , dovevano occuparsi 
della istruzione della gioventii. 

Nel Concilio Vdgense (1), sino dail'anno 529, si prescri- 
veva espressamente nel canone primo: « Omnes 'presbytheri 
qui sunt in pay^ocliiis constituti, secundum consuetudi- 
nem„. sotis salubrlter teneri cognovimus, junior es lecto- 
res suum in domo recipiant et eos,., mitrientes psalmos 
imrarey divinis lectionibus insistere et in lege domini 
erudire contendant, » 

Ma siccome , lo abbiamo in addietro ricordato , sino al- 
Panno 1573, non risiedette in luogo il titolare della Par- 
rocchia di Dovera, cosi anche questa poca scuola venne a 
mancare. Cosi dicasi anche per le altre Parrocchie di questo 
comune, che su per giu si trovarono nelle medesime condi- 
zioni, perch^ appartenenti all'istessa giurisdizione ecclesia- 
stica. 

Si fu solamente colPanno successive al sovracitato e mh 
colla nomina a Rettore di questa Parrocchia del compaesano 
Ganassali Stefano (2), che fu il primo a risiedere in luogo, 
che si riprese P istruzione a favore dei poveri tanciulli. Ed 
anche qui, b a ritenersi che la cura principale, anzich^ es- 
sere rivolta al leggere ed alio scrivero, era con piu soUeci- 
tudine impartita nel far apprendere le orazioni domenicali e 
quanto concerneva il servizio dei divini uffici, neirintento di 
valersene poi a favore degli stessi. 



(1) TiRABOSCHI * Op. Cil» 

(2) CiALLiENO Giov. ANT. - MS. piii volle cilalo, con aggiunle del 
Doltor D. Luigi Formenti, Arciprete locale (1858). 



La l3BNteFIC^N2A NEL COMUNE DI DOVERA 5? 

Ancora della Pubblica Istruzione 

Nel docimosettimo secolo a Dovera , come ovunquo , la 
pubblica istruzione venne del tutto negletta, e so nelle cilU 
era tenuta in poco conto , nelle campagne venne del tutto 
dimenticata. Le guerre, le carestie, le pestilenze, la supersti- 
zione importataci dal malaugurato governo Spagnuolo, fu- 
rono i veicoli di una totale ignoranza. 

Ma finalmente sotto il regime austriaco, che tanto danno 
morale e materiale ci arreco, pure con Maria Teresa, inco- 
minci6 a sentirsi un alito salutare , e svegliarsi dal letargo 
i sonnolenti amministratori, specie nelle cittil. Tuttavia anche 
nei villaggi incominciossi a sentire il bisogno della pubblica 
istruzione. 

Se non che il 25 Luglio 1775, per mezzo del ministro 
plenipotenziario Conte di Firmian , era presentata all' Impe- 
ratrice Maria Teresa, una relazione sul sistema delle scuole 
da stabilirsi nelle cittt\ e comuni delle provincie di Cremona 
e di Lodi: il tutto dettagliatamente esposto per cura del- 
I'Abbate Giovanni Bovara (1), che aveva visitato le citt^ ed 
1 villaggi tutti (2). — Maria Teresa , desiderosa di provve- 
dere alia pubblica istruzione in mode soddisfacente e van- 
taggioso, il 3 Agosto 1775, appro vava il suddetto piano di 
studi ed al capo YU diceva ; « Non potendosi avere i fondi 
per le dette scuole provinciali e comunali in altro mode che, 
mediante la soppresslone delle confratemite inulili y in- 
tendiamo che la Giunla economale passi alia soppressione 
di dette confratemite. » 

Per effetto adunque del dispaccio imperiale, esecutoro il 
sullodato Abbate Bovara, anche in questo Comune furono 
soppresse , per quanto a noi consta , a favore dell' apritura 



(1) Queslo Abbate Bovara di^ occaslone a vart versi salirici d<il 
poela milanese C* Porta. 

(2) RONHON • Op* cit. 



Ss 



LA BENEFICENZA NEL COMUNE Dl DOVERA 



scuola (che dovea essere mista), non poche confraternite, fra 
lo quali , quella di S. Maria dul Pilastrello , e quolla delta 
dei Discipliiii (1) alia frazioiie S. Kocco, cho esisteva presso 
r elegante Oratorio omoninio, altro volte dedicate a S. Cas- 
siano (2). 

E le scuole si inisero allora sovra di iin piede alquanto 
stabile, sebben meschino, sotto la sorveglianza diretta dello 
State. Nel turbine soilevato dalla rivoluzione francese, tutto 
andO a soqquadro, ed anche la povera scuola di Dovei^ venne 
temporaneaniente chiusa per riaprirsi coUa coslituziono del 
prime regno italico. 

Ma anche allora la promiscua scuola comunale di Do- 
vera consisteva, per tutta la coniuniti\, in un' aula sola, con 
sode nel centro (3) , e cio5 in Dovera , propriamente detto , 



(U Quesla confralernila, come rileva.si da islromento 26 Luglio 
1783 a rogilo Antonio Canninali r.olaj') lodigiano (pre^%o i'aulore) , 
venne ?ii queslVpocj soppressa, e veii'ie cosUluilo un iilile domiiiio 
pfTiK»ltm pep diseendeyza ina^chile a fnore delt'erige'ida scuola di 
Dovera, ed a carico di Af)gelo Mirii Gra; aia di S. Roi^co, per ranriuo 
Ijvello di lire 116 oUre robbligo di pagn-o lire 498 a ilolo di feliee 
Hgres>o. — Quale sia stala la iUie di detio iivelio, non ci fu date ri»« 
vvnire. 

(•2) Sorsc questo Oratorio, per private oblazioni, verso 11 1526, nan 
g'a, come alcuno erroneamenle scrisse, suU'aiea ab aHico di allro 
OraU»rio d^diculo a S. Cassiano, ma in lu(»go poco discdslo, su! mar- 
giiie della rogjjia Dot aro/a; Talluule Tempio e un vero i^iojello d*arte; 
I'architellura e conetla; riilerno conliene alTnschi mirabili delta 
scuola lodigiana; v'ha fra gti aUri un S. Ilocco che si allribuisce ai 
pennello delPimmclale Berlino IMazza da Lodi. Di qu«sto lempiello 
niolli sono gli inlellis^enii che ne f-arlarofio, fra i quali: G. L. Calvi 
€ De' pittori iomha'di » Cletj Torro < L' Oratorio di S. Rocco nella 
Carte di Dovera » Michele ''affi t DeW arte lodigiana » Gaspare 
Oldrim € (Mislo Piazza » (•. \ ig.nati « Lodi e sua 'erritono », e 
sino un tedesco A^GELO j^einze.nzeler in un opuscolo dell' anno 1530, 
nstampato in Lodi nel 1767 da Giuseppe Baltaglia , cum licenza dei 
superior i, 

(3) IJapprima Taula scolastica era siluata sopra la sacrislia della 
Chiesa di S. M. del Pilastrello, poscia veine trasporlalii in un locale 
del fabbricato dello il Palazzelto, inline lella via remoia delta della 
Torre, per essere piu allogata in apposito locale, esprtssamenle fab- 
bricato iu UQ colla sede del Municipio, ove di presenle si Irova. 



I 



LA BENEPICFNZA NEL COMUNE Dl DOVBRA 59 

ove gli alliovi , appartenenti anche alle lontane frazioni , se 
volevano usufruire della pubblica istruzione , dovevano por- 
tarsi. 

Se non che Tanno 1835 la Deputazioiie comunale di 
Dovera trov6, di propria iniziativa, ec[iio e quindi necessario 
aprire un' altra scuola pubblica per le feminine, per cui nel- 
ristessa localitil di via della Torre (1) prese a pigione dalla 
famiglia Laffoq, (della quale lo stabile era allora proprielit) 
una camera superiore a quella che gu\ aveva in affitto per 
uso della scuola maschile (2). 

Ma Postino, il piu popolato centro (1100 ab.) di questo 
comune, rimaneva tuttavia senza scuole locali, (se si eccettui 
una scuola mista pei bambini d' ambo i sessi, pure a carico 
comunale , che si teneva nel piccolo Oratorio di S. Kocco , 
appena sorpassato il vetusto ponte sul Tormo), sentiva il 
bisogno urgente ed assoluto per una scuola maschile e feni- 
minile. Per la prima si presto a far contenta quella popo- 
lazione coirinviarvi nolle ore vespertine il maestro di Dovera 
a tenervi scuola, ma per la seconda il comune fece il sordo. 
II Parroco di quella Parrocchia, Sac. Ortuani, rivolse allora 
un memoriale agli amministratori della Comune (1862) , in- 
stando parch5 in quella grossa frazione si aprisse una scuola 
anche per le fanciulle, adducendo, fra altro, come fosse pe- 
rkoloso materialmente e moralmente che ficcole ragazze 



(1) II noine a ques»a anli'^hissima via dl Dovera deriv6 da una 

cappellella faobricala (1720j sni nideri di una lorre di compendio ai 

I forlini del non loilano caslello; comf^ dai tipi dogli Ingegnfri lodi- 

I giani Angelo M. Vistarini e Luigi Mcmpalao (presso V aulore), 

\ (2) A maesira venne chiamala la colla giovinelta Granala Maria, 

[marilala poi nei Codecasa di Dovera, che 1^ lenrie per ollre Irenranni; 

'ad essa succcsse Uosa Maj, che Iasci6 il passo alPalluale Sig. Cannula 

I Bracchi-Cells, erudila ed appassionala educalrice. — Menlre la maschile 

ebbe a docenii un Baselini , dal 1820 al 1850 Giovanni Marinoni , dat 

1850 al 18G1 il Sac.Tarlo Lucchelli , ullimo cappellano di S. Uocco, 

inline neU'anno 1862 Tattuale Antonio ('ariiielli di Dovera. — A Toslino 

dopo il Uaselini suddello c d(»po il M. Carinelli, venne chiamalo ii 

conlerraneo Cappellini Francesco che di presenle la regge. Nellafem- 

minile a Kosu Maj successe la disUnIa Sig. Mariella Franzini, che ti|l- 

tora c aqiala ed apprezzala dalle allieve. 



40 TA EENEPiCENZA NBL COMl'NE Dl D0VER4 

Si acKeniurassero sovra pubhlica strada per recarsi alia 
scuola (U Dovera. II Coiuuue, che non senlivasi di soste- 
nere novella spese per la pubblica istruzioue , ribalteva die 
le fanciulle cW nosirl campagnuoli lazzicaiio sole lutto 
dl pei campi , anche hen lontani dai fahhricali , e che 
710)1 si Irovava poi tanfo perlcoloso per le slesse il per- 
correre, in nuraerom corapagaia, il breve tralto di via 
che corre fra Postino e Dovera. 

Ma batti e libatti , anche per veto di alcuni Deputati , 
apparteuenti a Postino, si aperse finahuente la tauto desi- 
derata sciiola, ehiamandovi a Maestra Mai Rosa di Lodi, che 
poscia, snrrogata dalla Sig. Maria Franziui, passo a Dovera. 

(Coniinua). 



^A-y^ 




SPIGOLATURE 



Informazione circa il miracolo deirimmagine della B. V. 
sotto la Scala nella Cattedrale di Lcdi 



Di quesla Itnmagine di M. V. e della vicioa misleriosa 
slalua apposlala nel luogo p u oscuro della Calledrale qucsi 
a consumarvi un nuovo deliUo, scrissero alcuoi lodigiani 
slorie e leggeode che hanoo eccilalo la faolosia e la divo- 
zione del popolo. Qaaolunque 1' iodole della ooslra pubbli- 
caziooe ooq si eslenda a quesli raccooli, lullavia, Irallandosi 
di UDO scrillo 6'\ Defeodenle Lodi, ci permeUiamo di ren- 
dere pubblica la Darraziooe che egli fa a mons. Selara, io 
occasiooe della visila che TArcivescovo Lilla di Milaoo ha 
fallo alia Iinmagine slessa uoo sappiamo precisameDle in 
qual giorno. Noi, come ha fallo lu sludiosissimo ed erudilo 
cauonico lodigiano, doq facciamo commenll. Al Lellore sol- 
lopoDiamo il verso di Daole 

Messo L'ho innanzi; omai per te ti ciba. 

a Signor mio, 

Per rinformalione chiesta a V. S. da moas. Arciprele 
della .MelropoIiiaDa di 3Iilano circa al miracolo aweoulo 
iiella sacra Immaglne di Aoslra Sigoora visiiala quesla mat- 
lioa dairilluslrissimo Arcivescovo Delia parleoza sua da 
Lodi in rislrello puo dirle. 

4 



42 SPIGOLATURE 



Che neH'anno 1418 di nostra salule Irovaoclosi in Lodi 
huomo gran giocalore el beslemialore insierae, dofo haver 
egli perso quanli denari havea in pubblico ridollo, dcllo in 
quei tempi barateria, dalosi in preda alia disperazione, qua! 
forsennato, emplamente colpi di coltello in faccia delta im- 
raagine sacra dipinta in un vicolo che divideva ii Vescovato 
dalla Canonica, hoggi lurato. D'onde n'usci sangue, el udi 
voce che gli prouunci6 la pena che ne era per ricevere in 
Brundusio. Inhorridllo et pieno di spavento in queslo caso 
il malvagglo, dubilaodo si risapesse il fallo prese la fuga 
di qua con pensiere di porlarsi in paese lanto lonlano che 
non vi si menlovasse Lodi nfe Brundusio. Giunlo a Genova, 
aggilalo seoipre da pensieri lorbidi, e dimoralovi qualche 
giorni, prese rlsoluzlone di far vela sopra di un vascello 
di mercanti Fiamminghi per quelle parti. Dilungalo non 
mollo ddlla spiaggia sorse borasca tale che dopo longo e 
pericoloso corso di mare dal Mediterraneo nell' Adrialico 
approd6 maravlgliosaraente la nave nel porlo di Brindisi in 
Puglia. Sceso Tinfelice con allri in terra el inteso qual fosse 
la citta, si lenne per spedito, rlcordalosi delta divina voce, 
el preso con 11 compagni alloggiameoto per ristorarsi del 
Iravaglio scorso, da grave passione d'animo oppresso, non 
prese cibo nh somno. Uscito la mattina seguente di buon 
hora per noleggiare altro vascello, diede di primo inconlro 
in cadavere di persona uccisa Tislessa notte ; el magglor- 
menle inlimorito hebbe rifugio in una chiesa quivi vicina e 
prostratosi con lacrime chiese perdono a Dio per la scelie- 
ratezza commessa. Intanto fatlasi la visita dalla corle et 
inlesa nelThospizio la mancanza di cestui et la maniera da 
esso tenula la sera avanli, fattolo ricercare el esaminato si 
rese sospelto, el venuto a lormenli confesso quellochenon 
erd. Scorso il tempo delle diflfese senza frulto fu capilal- 
menle condannato. Pens6 egli d'aiularsi, scansando, se non 
in tutto, almeno in parte ii supplicio, coo la commutazione 
di pena facendo peoelrare al Giudice rionocenza sua oei 



SPIGOLATURE ^3 



delillo apposloli; el esser cio seguilo per divina disposiliooe, 
alleso Teccesso qua iu Lodi commesso, spiegaloglielo di 
lullo poDlo. Rispose il Giudice noo esser egli luUavolla 
io caso d'assoluzione rendeodosi colpevole di maggior ca- 
sligo. Vedulosi inlanlo il reo aU'eslremo ricerco se io quella 
cilia fosse persona Lombarda e Irovossi fra numeroso con- 
corso di popolo convenulovi alia voce sparsa di caso lanlo 
abomioevole uomo di Voghera diocesi di Torlona che fallosi 
avanli se gii diede a coooscere ricercandoli in che polesse 
compiacerlo; el Timpose che rimpalriando signiGcasse pub- 
blicamerUe qua io Lodi la narraliva suddella, si come fece 
noo iudi a mollo. Cio peoelrnlosi qua el havulooe il riscoolro 
da Brindisi, venne delta miracolosa Imagine con og;ni mag- 
gior soieonila possibilo Irasporlala nclla Calledrale dove oel 
corso di anni 200 el piii frequenlala sin hora coo parlicolar 
divolione del popolo lodiglano, si ha per mezzo suo dal 
signor Mdio ricevulo successivamenle gralie singolari. Noo 
ando il micidiale impuniio perciocch^ iodicialo di parole 
delle con amici conlra il defonlo per gelosia didonne, cat- 
luralo, confesso e convinlo, porl5 la merilala peoa del 
delillo. 

Tullo qiieslo si ha in parle da manoscrillo anlico in 
pergamena nelTArchivio della Scuola a cui sono raccoman- 
dali gli inleressi di quelTallare, e piu dislesamenle nella re* 
lalioue di quel fallo scrilla da Villorio Cadamoslo nobile 
lodigiano slampala in Lodi da Paolo Berloen\ sicomo anco 
da anlica e cosianllssima Iradlziooo per?everanle sin* hora 
in quesla cilia. Era gia qunslo successo dislinlamenle rap- 
presenlalo in piUura nel muro che sopraslava alia porta che 
scende a delta cappella, ma demolilo il muro slesso per dar 
luogo alia balauslrala poslavi in sua vece, reslane solo a 
perpelua memoria stalua anlica di lullo rilievo vicino a quella 
sacrala immaglne in alio di ferire co 'I collello alia mano; 
el essendasi parimenli alcuni anni sono smarrita lavola quivj 
affissa coo breve racconlo del suddello avvenimenlo. Resla 



SPIOOLATURE 



chft serve di qualche prova leggendosi nelTEpisloIa rli Sao 
Leone papa nono ad lilorico primo Re di Francia dall'Emi- 
nenlissimo card. Baronio riferita. Picturis quoque parietum 
multiplicibus et sculpluris veluslissimis exprimenlibus in- 
villa veritaiis. 

Negli alii della Scuola suddella si ha che l'annolG13 
a 21 dennaio riconosciula da vicioo con luUa diligenza 
d'ordioe di mons. Vescovo Taverna Tisiessa miracolosa lo]- 
magine videro ii colpo essere neH'occhio sinislro el qualche 
slilla di sangue abbasso sopra il baiEbino che riliene in 
braccio. 

Non ha gran tempo che persona naturale di Briodisi 
di quarliere qua con la Cavalleria Napoielana lascio dello 
esser neila palria sua una cappella dedicala alia Beaiissiina 
vergine a conlemplalione di queslo rairaoolo dove si vede 
in pillura il luUo punlualmenle espresso. 

La piela e divolione moslrala come sopra in quesla 
occasione da mons. Lila arcivescovo el allri signori di sua 
comiliva hanno similmenle usalo remioenlissimo Legato Lo- 
dovisio et Vescovi suoi assislenli nel passaggio che fecero 
per Milano Ire anni sono; et anzi prima la gloriosa memoria 
di S. Carlo et Cardinale Federico Borromeo che vi ha piii 
voile celebrato. 

Non devo lacere per suggello di quesla breve narra- j 
lione il caso ullimamenle occorso in persona di un passag- 1 
gero il quale informalo del suddello miracoio el riverila 
N. Signora in quesla divota immagine sua, proseguendo il 
viagglo nel luogo di Serravalle Diocesi Torlonese fu salulalo 
da nemici cod salva d'archibugiate : el raccomandatosi alia 
medesima immacoiala Vergine reslo seoza offesa et di longo 
fu qua di rilorno a renderglieue le gralie racconlando pub- 
blicamenle la gralia ricevuia. » 



SPIGOLATURB 



Uno di Lodi parroco di Stabio 

Nel 1520 era parroco di Slabio (Canion Ticino) Luigl 
dei Vegii di Lodi, forss della famiglia del celebre umaaisla 
Moff^o. Si ricava da un is'nimenlo 1528 rogalo dal nobile 
Bernardino dei Vacciini di Cormo (Sislenle nelTArchivio Tor- 
riani in Mendrisio (Dal Bolleltino Slorico delta Svizzera 
Italiana, 1898, pag. 182) 



Corali del Vescovo Carlo Pallavicini 

Nel primo numero deW Archivio Slorico Lombardo di 
quest' anno rarchilello Luca Bellrami paria di numero sei 
corali gia di compendio d^lla donazione del Vescovo Carlo 
Pallavicino, di cui abbiamo lenulo parola (Anno 1805 pa- 
gina 161 e segg.). Qiei corali, esposli al.'a Bibiioleca Vit- 
lorio Emanuele di Roma, erano soUo sequeslro nel 1888 e 
1889, e furono esaminali dal Bellrami che ne fece una som- 
maria descriziooe. Sei io spazio concesso a quesia punlala 
lo permellesse, noi ben volonlieri avremmo parlalo di quesli 
corali alliugendo le noiizie che ci fornisce Tilluslre scriUore 
d'arle. Lo faremo nel prossimo numero. 



Storia di Codogno e dintorni 

Quesia pubblicazione , di cui b gia compilo il primo 
i volume, procede regolarmenle colTopera de' suoi egregi Au- 
' lori G. Cairo e F. (jiarelli: ne parleremo ad o,)era finila : 

inlanlo quesli ujiimi .si abbiano i noslri piii sinceri compli- 

menll. 



Al noslro Civico Museo fu cousegnalo dall'Egregio Av- 
vocalo Giovanni Baroni pel Comilalo diocesano per TEspo- 
sizione d'Arle Sacra di Torino (1898) T elegunle ALBUJl 



46 SPIGOLATURE 



di Monumenii d'Arie Sacra nel Lodigiano. L'opera in grao, 
parle b la\oro del Folografo Sigoor Giovanni Marchi noslro 
coDcilladino: il sullodalo sigoor Avvocalo ha promasso di 
compilare un cenno slorico-arlislico che uoi pubblicheremo 
Id udo dei prossimi numeri. Alia spesa per quesfopera con- 
corsero, come gia dicemmo, il Civico Museo e il Municipio 
di Lodi. 



Gualavo Frizzone in uno scrillo dal lilolo: Exposition^ 
des mailres de Ckole lombarde a Londre (i^ el deroier ar-i 
licle), ioserilo uella Gaztelie des beaux arts, 1 Novembre 
1898, iosieme a diversi arlisli loDbarcii che fiorirooo oel 
secolo XVI, paria aoche del noslro Marlioo Piazza. 



DEPUTAZIONE STORICO-ARTISTICA DI LODI 



Alia scdula del 9 Febbraio ultimo scorso erano pre- 
senli 11 Cav. nob. Luigi Guicciardi, Regio Commissario, il 
Comm. Aw. Gio. M. Zinoncelll, il prof. Paolo Tedeschi, il 
Cav. Leopoldo Goria, il doll. Francesco Marlaoi, il Sig. Fe- 
liciaoo Balloni ed il maes.ro Giovanni Agnelli, qaesl'ullimo 
aoche come Conservalore del Civico Museo e Segrelario. 

In seguilo alia lellur.i ed alTapprovaziono del Pronesso 
Verbale deH'ultima Sedula, il (Jollor Mariani encomia la pub- 
blicazione 6eW Archivio Slorico Lodigiano, la quale enlra 
nel XVIIP* anno di viia: fi osservare Tulilila che da qaesla 
pubblicazione cilladina deriva alia cultura slorica del noslro 
paese ed alia noslra Civica lliblioieca per i cambi che Irae 
di allre pubblicazioni aflini di grande imporlanza : deplora 
che il numero dei soscrillori vada man mano diminuendo 
per le morli awenule e per aliri molivi; percio propone 
che la depuiazione assegni un sussiiJio annuo di L. 80 a 
favore della Pubblicazione slessa. La proposia viene accellala. 

II Segrelario da relaziooe del doao ricevulo dai fralelli 



DfirUTAZIONE STORICO-ARTISTICA DI LODI 47 

Vincenzo e Giovanni Vasconi di buon numero di monele 
anliche non che di una piaslra elillica di ollone , insegna 
degli scolari della Confralernila di S. Giovanni decoliato , 
delta della Misericordia , la quale associazione , con sede 
nella propria chiesa di S. Maria del Sole, aveva per iscopo 
Tassislenza dei carcerati e dei condannali alia pena capitate. 
La depulazione ringrazia gli egregi dooatori. 

Si approva quindi il Conlo consuntivo del 1898 in tulle 
le risullanze, e cio6: 

AUivila risullanii al chiudersi deU'Esercizio 1897 L. 9427, 18 

Inlroili palrimoniali L. 3350, — 

Paganienli » » 3487, 50 

Uendile ordinarie L. 486, 40 

JSpese ordinarie » 151,75 k „^. „„ 

9 straordinarie • 350,-$ 3"«» ^» 

Inlroili di Cassa L. 3834, 13 

TagameiUi di Cassa » 3789, 45 

FonUo di Cassa L. 44, 08 

I AUivila palrimoniale al 31 Dicembre 1898 L. 8478, 02 

Residui allivi di amminislrazione L. 1133, 81 

» passivi » » 200, — 

Uesldui allivi disponibili L. 933, 81 

11 Cav. Leopoldo Gorla prcsenla un Memoriale riguar- 
danle eerie irregolarita che si comraellono di sovente nella 
chiesa monumenlale dell'Incoronala In occasione di fesle, of- 
fici, ecc, conlrariamenle a eerie disposizioni gia sancile dalla 
slessa CoDgregazlone di Carila amminislralrice del lempio. — 
La Dt'pulazione, pur deplorando quesli inconvenienli, si ri- 
serba di Inollrare il debilo richiamo alia Congregazione di 
Carila dopo la nomina del nuovo Presidenle a mezzo del 
Sindaco o della Giunla Municipale, che andra ad iosediarsi 
dopo le elezioni general! amoainislralive. 

11 Comm. Aw. G. 51. Zanoncelli da relazione delle ul- 
leriori praliche esperile per i progellali parziali rislauri a! 



hS nEPUTAZIONE STORICO-ARTISTICA DI LODI 

lalo meriviiooale (iella Chies;i di S. Francesco. To le ri- 
chiesle della Fabbriceria di Sao Salvalore havvi quella della 
(lichiarazione che altesli la costituzione dei fondi occorrenli 
a coprire le spese che, a norma del prevenlivo redallo dal- 
I'ingegnere municipale, risalirebbero a circa Lire mille. La 
Depulazicne assegna sui propri fondi la somma di L. 500, 
neila speranza che Wunicipio e Governo copriranno il ri- 
manenle. 

Prima di scio^liersi la Depuiazione, unilamenle al Regio 
Commissario ed aH'logegnere Municipale, si porlo nlla chiesa 
di S. Francesco onde meglio accerlarsi sui dellagli del pro- 
gello discusso. 

BIBLIOTECA COMUNALE 



Nel!a sedula del giorno 26 Marzo, sollo la presidenza 
del Sindaco Awocato Marco Amo'iio Aoelli , e presenli i 
signori Avvocalo Luigi Pizzamiglio, In^egnere (liuseppe Rob- 
biali, Cav. Leopoldo Goria, e maestro Giovanni Asnolli, bi- 
b'.iolecario, si approvo il (^onsunlivo dcli'anno 189S, da cui 
rIsuUano: Enlraia, L. 739. 30; Usciia, L. 714, 2^ con uri 
residuo allivo di L. 25, 04. Si approvo pure il Prevenlivo 
del correnie anno 1899, dal (juale risullano; Enlrale , 
L. 740, 94; spese L. 550, 46 (1), in modo che rimarreb- 
bero L. 189, 58 da speodere per acqui^lo di nuovi libri. 

La Coaimissione fece presente ii bisogno di compleiare 
il lavoro inizialo per rordinamento della Riblioleca, col re- 
digere i calaloghi melodico e p^T aulori: d Sindaco si im- 
pegn6 di far sianziare per quesl'anno Lire qualirocento per 
provvedere a queslo fabbisoguo, e di fare le opportune pro- 
pusle alia Giunla (2). 



(1) Hiparlile come segue: Abboiuimenlo in perioriici L- 187, 40 
rubltlicazioui in corso, L. 62, 40; Arcliivw Storico Lodigiatio, L. '24, 
Quota annuale per i'acquislo della biblioU'ca dt I (klunto prof. E. I'lis- 
beriiii, L. 110, IG; Legaluie, L. 130; spese i el preslilo libri e ptr can- 
celleria, L. 30. 

(2) Lo sle>so giorno Sindaco e Giunla diedero le dimissioni; per 
questi) niolivo non si pole nemmeno &,^r prineipio ai lavori di cala- 
logazione lanio necessarii per la i icerca delle opeie, specjalmenle ora 
die per la scrillurazione deirinvenlario n)(>lii libii doNedeio cambiare 
di residenza. bpenanio che i nuo\i animinislraloii von anno preiiUeisi 
a cuore (juesia operazione. 



?ii3^i-- 




mn 



PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 
m LQBI 

DiKETTO DA GIOVANNI AGNEX.LI 



Sori© Seconda. - A.nno XVIII." 
l©00 - Fasc. 11." 

(Aprile, Maggio, Giugno) 



SOMM ARIO 



MEMORiE 

Sac. Prof. LuiGi Cazzamali — Uguccione da Lodi: Studio 
storico-letterario (conlinua:(ione. e fine) pag. 45?. 

Gaspare Oldrini — La Beneficenza nel Cocnune di Dovera : 
Monografia (contittua:(ione & fine) pag, 6^. 

Giovanni Agnelli — Ospedali di Lodi e territorio (pag, Sj). 

— Spigolature (pag. 86). 

— Curiosity (pag* ^i)- 

— Notizie (pag. ^4). 
Concorso (pag. 94). 




LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE aUIRICO E CAMAGNI 
1899. 



^t-Kli 



UGUCCIONE DA LODI 



STUDIO STORICO-LKTTBRARIO 



(Conlinuazione e fine vedi Fasc. precedente - pag. 3) 

L'inferno di fra Giacomino s' avvicina a quello dantesco, 
perch^ h a un tempo tragedia e commedia; invece qiiello di 
Ugiiccione h una descrizione liscia e mannorea. 

Non mi sarebbe stato difficile raddoppiare le citazioni 
dantesche, che hanno rapporto col nostro poeta: fatica git- 
tala perch^ chi leg'ge le descrizioni rozze , che ci hanno la- 
sciato quesli poeti dialettali, se anche si forma la persuasione 
che/raydrent d Tauieur de la Divine Comedie les chemms 
de i eterniie, resta pero sorpreso e ammirato delPabisso che 
Dante ha saputo scavare tra F opera sua e quella de' suoi 
precursor!, a neanche un secolo di distanza. 

I due terzi del libro pero sono spesi in argomenti asce- 
tic! — splanamenti della dottrina cristiana, dei quali aveva 
forse dato giA. esempio Gherardo Patec di Cremona. Gli uo- 
mini trascurano la salute eterna. Intenti ad accontentare le 
passioni, a soddisfare la carne, non badano alle opere di Dio, 
ma solo a mangiare e here. — Lodi presentava lo spettacolo 
di quasi tutte le cittt\ italiane al medio evo: grandi virtu 
accanto a grandi vizi, eroismi nel bene accanto a eccessi ab- 
bominevoli nel male. Allora appunto fiorirono S. Gualtero, 
Teroe della carit^, e S. Alberto, il restauratore della fede cat- 
tolica: sorsero chiese e ospedali in gran numero per la ge- 
nerositc\. delle famiglie principali; Antonio Fissiraga fece in- 
nalzare la chiesa monumentale di S.Francesco: s'impianta- 
rono i fi'ati Minori e i Domenicaui ; ed ebbe principle quella 
Confraternita di S. Defendente che ospitava pellegrini e in- 
fermi, assisteva i condannati a morte e li seppelliva (Cf. Vi- 
gnati — Lodi Nuovo nella Bibliotheca historica italica 
78). Ma non v'era solo delle rose. Che nella nostra citta 
dominasse repicureisnio lo si pu5 argomentare da un decreto 
di Ardigotto Marcellino, che, venuto podestt\ a Lodi nel 1226, 

5 



oO UOUCCIONB DA LODI 



avondo trovato i lodigiani un po' troppo devoti di Bacco, fece 

togliore le bische e le taverne e proibi sotto gravi pene ai 

tavernieri di vendere vino e di dare cibi. Anche il clero non 

era immune dei vizi che deturpavano la citt^. I monaci di 

S. Bassiano vivono dediti al lusso e alio delizie della vita : 

i Benedettini di S. Michele di Brembio non tengono piu re- 

gola e Tabate confessa che nel convento s'era introdotta 

molta rilassatezza nei costami (Cf. Vignati op. cit. p. 70). A 

questa society si rivolge il nostro severe inoralista e colFac- 

cento del profeta che parla ai Niniviti: state lontani, grida, 

dai vizi, dalla lussuria, dalla cupidigia e amate la giiistizia, 

la castit^ e la penitenza: altrimenti verr^ la morte e vi cac- 

cera in un luogo di tormenti. Fate penitenza , e Dio che h 

misericordioso certamente vi perdonerc^: ecco la nota domi- 

nante del libro. Ma nelTindicare i rimedi al male, egli ri- 

specchia i concetti del tempo. Nel medio evo il sentimento 

religiose da molti era o travisato o esagerato. II corpo era 

peccato : bisognava dunque odiarlo e combatterlo : la vita 

presente una condanna, un muro di divisione messo tra noi 

e Dio: bisognava dunque aspirare a liberarsene. Indarno la 

filosofia scolastica aveva nobilitato il corpo , che entra come 

elemento essenziale a formare la personaliti\ umana: davanti 

alia mistica poco illuminata egli continuava ad essere il gran 

nemico, la bSfe noire da annientare. La mens sana in cor- 

pore sano allora non aveva sense. Uguccione accetta queste 

idee. Al v. 1625 I'anima tutta tremante si volge al sue com- 

pagno con queste cortesie: misero corpo et impio e tristo; 

lo rassomiglia alPombrache segue Tuomo in mezzo alia via, 

al fume che in un attimo si disperde per Taria; e per umi- 

liare la sua superbia gli dice d'avvicinarsi a qualche tomba, 

dove vedn\ che di lui non rimane piu n^ polpa nh nerve. 

La virtu che raccomanda con maggior insistenza e la giu- 

stizia; il vizio centre il quale drizza piu poderosi i suoi col pi 

6 Tusura. Bisogna che I'usura fosse molto estesa se tutti i 

moralisti di quel tempo s' avvontano fieri centre di lei : se 

Dante, con un sottile ragiunamento, riusci a cacciare gli usurai 

tra i violenti centre Dio. II Nostro mostra d'aver sentimenti 

molto umanitari, quando fa lo lodi dell' elemosina, che salva 



UQUCCIONE DA LOD! 51 



e dona la vita eterna, quando invita replicatamente il ricco 
a largheggiare col poverello. Per questa corrispondonza tra 
il concetto e il cuore del poeta, il brano migliore h appunto 
la parabola del ricco Epulone, dove incontri qualche vivezza 
di stile. Con una parola inoderna, non si sbaglierebbe ad 
affermare che Uguccione h un democratico cristiano. 

Ed ora passiamo a esarainare il valore di queste poesie, 
valore storico e valore estetico. 

Valore storico. — Fatti contemporanei o antichi, perso- 
naggi storici, nel poemetto, non ne compaiono. Fu il genio di 
Dante, che oltrepassando, per non dire ribellandosi all'argo- 
mento preso a svolgere, popolo I'lnferno non di dannati, ma di 
uomini viventi, che conservano le passioni e le virtu e i sen- 
timenti di questa vita, e cosi piu che la descrizione del mondo 
di \h, ci ha tessuto la storia del mondo di qua. Ma n^ Uguccione 
n^ frate Giacomino pensarono neppure a questa risorsa del- 
I'arte, che apriva innanzi vastissimi orizzonti. I loro poemetti 
ci possono essere utili solo per conoscere 1' indole dei tempi 
e certi costumi ai quali accennano. Certo noi non accetteremo 
i giudizi di Uguccione senza far delle riserve, senza il be- 
neficio MV mventario. E vezzo dei predicatori e degli uo- 
mini spirituali di essere laudatores temporis acti e di dire 
tutto il male possibile del loro tempo : una volta c' era piu 
religione, piu onestt\, piu rispetto alle autorit^ ecc. ecc. ; a- 
desso Pandora ha scoperchiato il suo vaso e tutti i mali ne 
sono precipitati fuori et terras turbine perflant. Mentre la 
convinzione mia h che il mondo cammina innanzi anche in 
linea morale, e si purifica al contatto della civilt^i, che h nata, 
fu e sar^i sempre alimentata dal Vangelo. Cosi Uguccione vi 
dir^ che i suoi tempi sono pieni di sozzure, di adulteri, d'in- 
giustizie, di frodi, d'ogni genere d'iniquitt^; vi dir^ che I'An- 
ticristo, riservato ai tempi piii tristi, potrebbe benissimo ve- 
nire allora, perche la maior part de la gente batte la via 
della perdizione ; e sorriderete della sua ingenuita. Ma nessuno 
vorr^ negargli fede quando discorre di certi costumi , che 
erano in vigore nella societt^. II v. 189 accenna all'usanza di 
regalare alia Chiesa frumento, rise, grano turco per far ce- 
lebrare suifragi ai trapassati. Al v. 470 biasima V ipocrisia 



M UOUCCIONB DA l.ODl 



degli oredi , che montro il detimto e portato al cimitero, a 
capo chino e con aria devota piangono e strillano ad alta 
voce: obne, car cosino, qe tu rrC ai handonadho, ma poi 
tornano a casa in fretta e allegri, grossi boconi a far de 
CO qu' el a laxadho. Piu avanti (815) torna alia carica, 
descrivendo minutamente quello che fanno gli eredi. E V u- 
nico passo del poemetto , dove ci sia una iinla di comiciti\. 
Appena il defunto h spirato , gli eredi gli mottono indosso 
della stamegna (stoffa grossolana) e un ceh'^o pongente 
come VM pel de rigo; piangono, mostrano di essere addo- 
lorati, componendo il vi^o a tristezza, e invece hanno grande 
gioia in cuore, perche tra breve potranno metier le unghie 
sui beni del trapassato. Tardano i preti a venire? ed eccoli 
bofonchiare i preti che non curano affatto Tincomodo d'aver 
in casa un cadavere , che comincia a puzzare. E tosto che i 
preti arrivano, son pronti i becchini, che, in un batter d'occhio, 
te lo mettono sotterra. Oggi pure avvengono queste scene, 
non pero colla medesima crudezza. Bisogna confessare che 
allora I'ipocrisia era superlativa e cocente la brania di a- 
dire le ereditA., giacche anche Giacomino fiistiga di santa 
ragione quest! tali. II Nostro ci fa sapere altresi che si stu- 
diava Vastrolomia, che si praticavano gP incantesimi e 
fors' anche che qualche mattoide, non contento delle ricerche 
fatte della pietra fllosofale, cercava qualche magia per 
scampar dalla morte. Tutte cose, mi direte, che si sapevano 
gi^ dai cronisti. Ma il sentirle ripetere dai poeti ci dimostra 
quanto fossero generali. 

Valore estetico. — Tutti i difetti e i pochi pregi che 
sono comuni agli scrittori di quest'eta. Roba nuova, originale 
indarno ne ricercheresti. Ugucciono e un brav'uomo del medio 
evo, che, dope essersi sbizzarrito in gioventu, vuol ripararo alle 
sue colpe e far penitenza: si mette a vita divota, legge il van- 
gelo, la storia sacra, qualche libro di pietfl, ascolta le pre- 
dicho dei frati , e poi o per semplice passatempo, o megiio, 
per far del bene al prossinio, ripeto le cose lette e sentite 
in versi rozzi e grossolani. Sono i concetti piu comuni del- 
Tetica cristiana: sono i passi piu noti della S. Scrittura, pa- 
rafrasati con notevole diminuziono d'efficacia. 



I 



UGUCfilONE DA LOOI 



bS 



Qua e lt\ trovi delle stranezze, ch'egii deve aver raccolte 
dal volgo da qualche leggenda, e che dimostrano la bain- 
bolaggine dello menti d'allora. Parlando ad esempio dell'An- 
ticristo, dice che sapril perfettaiiienle la geoiuetria e la retto- 
rica, che faiv^ andar in su I'acqua che suole andar in giu, che 
fara decapitare e impiccare molta gente e accendon^ molti 
auto-da-f^. 11 giudizio universale sara cosi spaventoso che 
persino gli apostoli aura grand paura e gli arcangeli tre- 
meranno. 

Inoltre manca il nesso logico tra le idee. Poniamo pure che 
la dispariU degli argoaienti in un solo hrano provenga in parte 
dalla divisione fatta dal prof. Tobler, che potrehbe essere 
ritoccata in meglio; h pero innegabile che il nostro Uguc- 
cione sfarfalla da un argomento all' altro , da un pensiero 
all'altro. Come i fanciulli per un nesso esterno e occasionale 
saltano ne' loro discorsi di palo in frasca, cosi Uguccione 
non si cura punto che Tuna idea ranipolli dall'altra. 

Che so misero h il contenuto dello poesie, bambina h I'arte 
nell'esposizione dei pensieri. Negli altri scrittori del tempo trovi, 
so non altro, vivezza di fantasia, robustezza di colorito, vita 
e movimento provenienti dall'aver introdotte persone, dialoghi, 
azioni. In fra Giacomino trovi la descrizione d' un funerale 
plena d'interesse comico; piu comico ancora quel cuoco del- 
rinforno che arrostisce un daimato come un bel porco e lo 
serve poi a Lucifero , il quale , non trovandolo cotto abba- 
stanza , lo rimanda al cuciniere. Truce e rispecchiante tutta 
la lierezza del secolo e la scena tra padre e tiglio, tra madre 
'e figlia, che si maledicono con acconti d'odio profondo. Anche 
Ira Bonvesin sa guadagnare T attenzione coUa varietc\ e dram- 
maticitt\ de' suoi Contrast! imitati dalle tenzonl, che adope- 
ravano i provenzali. — Ma in Uguccione c'^ poco o nulla 
di tutto questo. Uno scrivere liscio , monotone , stagnante ; 
poco calore d'affetto; nessun lume di fantasia. Ti annoia 
coUe frequenti ripetizioni di concetto: ti fa dormire con 
quella uniformita, che non e mai svariata da un dialogo, da 
una situazione drammatica. Anche le similitudini che reca 
sono prive di pregio e di novita — la morte corre piu che 
il vento, i demoni sono piu neri dei corvi'; il vestimento dei 



54 UaUCOldNE DA LObi 

1 

beati h piil risplendente che penna di pavone, le loro corone ■ 
lucenti come oro colato ecc. Laonde ottimo b il giudizio che 
del nostro poeta ha portato il Tobler: Sein dichlerisches 
Vermogen und seine litterarische Bildung sind gleich 
gering.., 1st die Arbeit Ugugons wenig erfreulich , ein 
umbekolfenes Nachtammeln von Gemeinpldtzen , die 
nicht einmal et loelcher Uberlegung georgnet loerden 
ecc. (op. c. p. 7). 

Eiguardo alia tecnica di queste poesie, osserver6 che la 
metrica h rispettata assai poco. Non discorriamo deiraccento, 
che non enlrava neppure nelle intenzioni del poeta. Ma Tun 
dope Faltro trovate accoppiati settenari, senari, quinari e 
anche versi piil brevi ; il prime emistichio h talvolta un qui- 
nario e il secondo un settenario. La rima invece h piti re- 
golare, anche perch^ h sempre tronca: pero non h rare il 
case di trovare delle semplici consonanze: cosi al brano 14 
Rolando fa rima con tantOy stanco, campo, 

L' interessante questione che ci si presenta ora h di sa- 
pere in quale dialetto Uguccione ha scritto le sue poesie. 

Nel secolo XII il latino urbanus, con la regolaritil delle 
leggi grammaticali e sintattiche, non serviva piu che alia 
gente colta, non viveva che nei libri. II popolo non lo in- 
tendeva piii. Si continuava ad usare nei documenti pubblici, 
nelle curie, nei trattati di scienza, ma imbastardito assai. 11 
francese era certamente la lingua piil diffusa in Europa e 
diventato gi^ quasi lingua ufficiale ; ma n^ il francese n^ il 
provenzale potevano dirsi nel vero sense della parola popo- 
lari tra noi; le nostre plebi intendevano e parlavano i loro 
dialetti. Ogni citt^, come vuole la natura delle cose, posse- 
deva certamente il sue; ma a tanta distanza di tempi, colla 
scarsezza del documenti che ci rimangono e specialmente per 
il fatto che gli scrittori , come vedremo , tenevano dinnanzi 
un modello comune, non h possibile fissare le loro differenze 
e tentarne una classificazione : si puo solo fissare le diffe- 
renze tra regione e regione, ad es. tra dialetto veneto e lorn- 
bardo, umbro e siciliano! Pu da molti osservato, scrive il 
Mussafia (op. cit. 7), « che durante i primi due secoli della 
nostra letteratura, allato alia lingua del centre d'ltalia esi- 



UGbCCIONE DA LODI 55 



steva nel settentrione d' Italia una specie d'idioma letterario, 
il quale, sebbene in certe parti tenesse or dell'uno or del- 
I'altro dialetto, secondo la patria dello scrittore, aveva perO 
molti caratteri comuni. Era un parlare non privo di coltura, 
con non poche reininiscenze latine, con un gran numoro di 
quelle eleganze che non erano nb toscane, nb provenzali, n^ 
francesi esclusivamente, ma proprie di tutti gii idiomi neo- 
latini, che nel medio evo pervennero a letterario sviluppo. » 
— Questo fatto si spiega colle condizioni storiche della nostra 
patria. I nostri dialetti erano ancora in fasce, e cominciavano 
allora a balbettare. 11 latino, lingua nazionale per eccellenza 
e lingua della Chiesa, aveva ritardato il lore sviluppo. Essi 
non avevano ancora acquistato quella ricchezza e quella pa- 
stosit^ che li rendesse sufficienti a esprimere qualunque pen- 
siero, a svolgere qualunque argomento. II francese invece e 
il provenzale, parlati dove il latino non aveva gettale cosi 
profonde le sue radici e dove s'era impiantata stabilmente 
la dominazione dei Franchi , eransi sviluppati gic^ da un 
pezzo e vantavano una ricca letteratura. Trovatori e troveri, 
vagavano per tutta 1' Italia, specie ]iel territorio veneto e piu 
propriamente in quella parte che chiamavasi Marca Trevi- 
giana e antonomasticamente la Marca amorosa e gioiosa, fa- 
cendo risuonare e cittc\ e ville di dolci armonie e di canti 
soavi. Essi avevano messo in molto onore le lore lingue, 
tant'^ vero che Brunette Latini aftermava di scrivere il suo 
Tesoro in francese, perche ylus delitable e ylus commuiNs. 
Cosa ne avveniva? Ne avveniva che i nostri scrittori per 
esprimere convenientemente i propri concetti, dovevano ri- 
correre alle lingue neolatine gic\ sviluppate , e rimpannuc- 
ciarsi con voci e frasi provenzali e francesi. Aggiungi che 
ben ditiicilmente uno scrittore vernacolo mantiene ne' suoi 
scritti rintiera tisionomia del suo dialetto: egli teme di di- 
ventar plebeo, plateale; ed eccolo agghindarsi, mettersi gii 
abiti di festa, raffazzonare il proprio dialetto con forme e 
frasi che gli dieno una certa nobiltil e aspetto di coltura. II 
Grossi e il Porta son riusciti a rendere il milanese tale 
quale , ma mediante la riflessione di cui b capace un' arte 
matura e perfetta : neir infanzia d' una letteratura non b pos- 



b6 UGUCCIONk Da LOb! 



sibile quest' arte riliessa. Perch5 anche nella Toscana , che 
possedeva uii linguaggio piii vicino al latino , che meglio 
conserve le fattezze della lingua madre, pure si coinincio 
dalla scuola provenzaleggiante? Appunto perch^ le lingue 
romanze , venute dalla Francia , godevano qui da noi molta 
stima e si credeva di nobilitare i nostri dialetti , lardellan- 
doli di voci 6 di eleganze francesi. Nessuna meravigiia 
dunque se rielle antiche nostre scntture trovianio tante 
traccie delle lingue romanze; nessuna meravigiia se gii sto- 
rici della nostra letteratura aftermano che il contatto col 
francose e provenzale diede una fortissiiua spinta alio svi- 
luppo dei nostri dialetti e li innalzo a dignitcl letteraria , e 
li arricchi di produzioni , che prepararono il secolo piu gio- 
rioso della nostra lingua. Senonche i hlologi, che hanno stu- 
diato i documenti dei dialetti lombardo-veneti, sono concordi 
neir affermazione che tutte queste scritture si modellano pifi 
meno sopra un tipo comune che b il dialetto veneto. 

11 Biondelli, nella pretazione al poeinetto di Pietro da 
Barsegap^, cosi scrive : « Fra le molte rivelazioni, che emer- 
gono spontanee dalla semplice ispezione di questo poemetto, 
non ultima si h quella che ci rappresenta un ravvicinamento 
alle forme del linguaggio veneto di quel tempo... Questa in- 
fluenza traspare ad ogni passo e dalla scelta delle voci , al- 
cune delle quaii sono simili alle venete , e dalle flessioni , 
sopratutto dalle terminazioni e dalle maniere di dire; ond'^ 
che sebbene il racconto del Bescap^ serbi chiaramente im- 
prontati i caratteri della propria origine lombarda, pure una 
certa tinta generate lo assimila ai componimenti contempo- 
ranei veneti » {Siudi linguistici pag. 201). Cosi anche il 
Mussatia, giudice autorevolissimo, cosi il Veratti, il Grion, il 
£osa. 

Come mai il dialetto veneto osercitO tanta influenza sui 
nostri lombardi? 

Seguendo la divisione, che ci fu data dalP Ascoli fAr- 
chivio glottoL VIII) e che e riconosciuta da tutti come la 
migiiore, i dialetti lombardi sono un gruppo della famiglia 
dei dialetti gallo-italici, cosi chiamati porche si scostano dal 
sistema italiano vero e proprio, nel pari tempo non entraao 



I 



tJGUCCIONE Da loM 57 



a far parte di alcuQ sistema estraneo all'Italia. Apparten- 
gono a questa famiglia tre altri gruppi , il pedeiuontano , il 
ligure, remiliano. II veneto invece non cntra in questa fa- 
miglia. « II linguaggio antico di Venezia e del sao estuario, 
sono parole dell'Ascoli, era diverse non poco dal moderno e 
v'era in ispecie ben sentita la vena ladina. Una vena piu 
scliieltaniente italiana, le cui ragioni storiche forinano un 
probiema assai attraente, ha finite per prevalere, determi- 
nando ii tipo veneziano. » Come mai un dialetto, che appar- 
liene ad aitra famiglia, che ha note caratteristiche tanto 
distinte, ha potuto imporsi ai dialetti lombardi? Gli eruditi 
assegnano due ragioni, storica i'una, letteraria I'altra. Ve- 
nezia era diventata molto potente. Non che avesse grandi 
domini in Italia, giacch^ ella poco o nulla s'occupava delle cose 
di terra ferma, almeno altera : ma era la regina dei mari, era la 
prima potenza coloniale; aveva in mano il commercio di tutto 
rOriente. Tant'^ vero che alia IV."" crociata promossa dal pon- 
lofice Innocenzo III.'' a lei si dovette ricorrere per traspor- 
lare i combattenti. Prime emporio commerciale delFEuropa, 
infinite erano le comunicazioni che con lei dovevano avere 
le altre cittii. Inoltre il dialetto veneto piti che gli altri dia- 
letti gallo-itaiici, ritenne la somiglianza colla lingua latina, 
e piu le si avvicin6 foneticamente o morfologicamente. Pu6 
sembrare un paradosso che mentre nel Veneto c'era tanta 
affluenza di trovatori e fiori una letteratura, che e negli ar- 
gomenti e nella lingua era piu francese che italiana, il dia- 
letto invece si staccasse dalla tamiglia dei gallo-italici ; ma 
qualunque ne sieno le cause, il fatto e ammesso da tutti. In 
un paese, dove il latino richiamava la grandezza deU'impero 
romano e Koma caput mundi , dove era state parlato per 
tanti secoli e aveva date Cicerone e Virgilio , un dialetto 
meno difforme da lui doveva certamente avere la prevalenza 
sopra gli altri. Alia fin fine il fiorentino non divent6 lingua 
nazionale appunto perch^ conserve tenacemente le fattezze, i 
lineamenti del latino? Conchiudiamo adunque , che i nostri 
dialetti contenevano si i germi dello sviluppo posteriore, ma 
per ragioni storiche e letterarie subivano talmente Tinfluenza 
del dialetto veneto da perdere quasi la propria. individua.liti\. 



u 



UGUCCIONE DA LODI 



Venendo ora. al poemetlo di Uguccioiie, noi troviamo una 
conferma delle ' conclusioni alle quali ha condotto T esame 
di altre produzioni consimili. Ugiiccione scrisse in dialelto 
lonbai'Jo, lua come si scriveva allora, raifazzonandolo cio^ 
sul modelio del veneto. II sostrato dunqiie h il latino, fondo 
comune delle lingue e dei dialetti romanzi; molte voci e 
frasi tolte dalla liog-ua francese , che nell' alta Italia aveva 
messo salde radici ; alcune poche provenzali ; morfologia e 
sintassi del dialetto veneto. 

Per quanto riguarda il latino, alcune voci sono riterite 
nella forma quasi latina come devicta divitiae, ftnro fur 
ecc. , ma la piii parte in quella forma di transizione , che 
non sono ancora italiane, ma neppur latine: crisalidi che si 
preparano ad esser farfalle. Le parole derivate dal francese 
sono moltissime ; mi baster^ citare le principal!. 
\t iM) bO cxPiT'-la' d^l riHiiot'sc atilico c/fipifrer - ctMcnr di persua- 
de re 



se repent ir - penlirsi 
ckaud ' caldo 
roisant - scoltanle 
esbaudir - essere allegro 
afoler - danneggiare 
pprcevoir - acooigersi, vedere 
ufubleiire - cortiiia. 



• 54 se repente » 
» 75 caud » 

• 7b RESEME » 

• 106 ^DA^Dm * 

» 114 AFOLAR > 

» ISO e pass/ m PERCEVU » 

• ItiO FLIBADHURA > 

1S7 passim mason da nuiisorty colla sincope di a, stanza, 
casa, palazzo; 187 asamento da aisemeni, agiatezza e anche 
agiamento ; 302 go qe ne vos c' ox fa^.a — ce que ne 
veux qu'on fasse, cio che non vuoi che si faccia; 359 a- 
voGEL da aveiujle^ cieco ; 366 preere da perrlere, pietra 
e in dialetto preda ; 405 enporidho da empouri^ir, dete- 
riorare; 507 don invece di dont, pronome relat., dei quali; 
674 FACON, vivente nel francese moderno, forma, maniera ; 
909 AGUE da aigile, acute: 1174 sason da saison, stagione; 
1235 TOUTE cossE h il to'ite chose, per dire tutte le cose, 
ogni cosa ; 581 qovencel dal francese antico jovencely gio- 
vine, ecc. ecc. i 

Noter6 che per alcune di queste voci e per altre che vicino 
alia parola francese da cui si possono derivare, c'^ anche la 
somigliante provenzale. 

Ad esempio il provenzale ha sazon, jovencel, aizimen 



tJOUCCIONE Da LObi B9 



(aisement); Uguccione 361 ha afaltadki e 378 coiraferesi, 
acconciati, aggiustati, addestrati, mentre nel francese antico 
c'e neiregual significato afaitier e nel provenzale afaitar; 
mainente 55 alibi per ricco e proprio tanto del francese 
quanto del provenzale. Pare che dal provenzale clavelar 
abbia derivato il clavelar 905, bench^ il toscano abbia chia- 
vellare e il francese antico claveler. Ma si stenta a trovare 
nel poeinetto una voce che indubbiamente derivi dal proven- 
zale. La grande diffusione che aveva, qui da noi, la lingua 
d' oil lasciO larghissime traccie nolle produzioni dialettali ; 
mentre insensibili sono quelle lasciate dalla lingua A'oc, che 
fu diffusa neiritalia meridionale e centrale. 

Per dimostrare ora fino a qual punto nella parte mor- 
fologica e sintattica Uguccione si conformd al dialetto ve- 
neto, bisognerebbe, armato di buone cognizioni linguistiche, 
entrare in un esame e confronto minuto, il quale l."" sa- 
rebbe abbastanza noioso per chi non si occupa ex pro/esso 
di tali cose; 2.'' sarebbe quasi inutile perch^, almeno negli 
eleraenti di confronto, fu tatto da Mussafia, Tobler e special- 
mente da Ascoli in moltissimi lavori comparsi TiAVArchivio 
glottologico; 3." e linalmente h superiore alle mie forze, che 
di questi studi non mi sono occupato se non per aver letto 
qualche coserella. A me baster^ citare qualche punto di cou- 
tatto, tra i principali: 

aj II veneto fogna con molta frequenza la muta tra 
due vocali, specialmente nei participii in ato, itOy uto. In 
Uguccione pure h frequente questa omissione. Cf. i brani 11, 
13 e altri. 

b) Le proposizioni s' uniscono al solito colP articolo , 
nel veneto: la preposizione en s'unisce coU'articolo maschile 
sing, nella forma el, talvolta enl; cosi il Mussafia Mon. ant. 12. 
In Uguccione 780 dolentre quel qe 'nl mal demora! e 118 
Jlrd meluo enl pegor luogo ecc. 

c) E caratteristica nel veneto la frequenza di da col- 
r articolo per la funzione genitiva, specie nel plurale, e sa 
di friulano. Cf. Ascoli Arclii, 3, 263. Quest' use compare 
anche in Uguccione 596 dal segnor desperar, 866 da servir 
a deu no ve lardatCy lUi sla da presse da quili qcc. 



60 UGUCCIONE DA LODI 



d) La preposizione di si ominotte dinnanzi al nome 
Dio. CtV. Mussafia Mon. ant. pag. 16. Anche in Uguccioiie 
24:9 per amor deu, signort, mentro altrove fa uso dolla 
proposiz., 1175 li pouri de deu no som'gnia. 

e) Nel veneto la terza persona sing, di tutti i tempi 
vale anche per la 3.^ plur. Cf. Mussafia op. cit. pag*. 13, 
Ascoli op. cit. 276. Le cento volte troviamo pure nel Nostro 
il sing, invoce del plurale, 3 a ti prega et adora li grandi 
e li menor, 9 quili qe e la dentro molt a maluas segnor 
occ. ; altrove invece nsa il plurale, 15 tut I son pleni ecc. 

/; II gerundio, nel veneto, termina in undo in tutte 
lo coniugazioni, e talvolta in anto. Cf. Mussafia op. cit. U, 
Ascoli op. cit. 266. Uguccione adopera il gerundio solo due 
volte, con anibedue le terniinazioni; 547 en ploranto, 533 
conbatando. 

g) La 3.'' del perfetto indicative di 1.* coniug. esce 
sonipre nel caratteristico a, Cf. Ascoli op. cit. 268. In U- 
guccione Die verba an/ ar bilden in Perfectum die dritte 
Persone auf \: 19 porta, 48 manga, 50 capltold, 1042 
andd, niemals anders — cosi scrive il Tobler, op. cit. 28. 

h) II veneto si serve, come ausiliare del passive, del 
verbo fir. Cf. Ascoli, op. cit. 270, Mussafia op. cit. 16 ; e 
anche Uguccione di spesso lo adopera, 458 en un poco de 
drapo si ft avolupad/io, 462, 463 ecc. ecc. : e di spesso _ 
adopera pure il verbo essere. | 

Terinino questo confronto, che potrebbe occupare niolte 
pagine , per conchiudere essere cosa indubbia die il nostro 
poeta, bench5 abbia scritto in dialotto lombardo , tuttavia 
ebbe di niira di conformarsi al veneto, come fecero tutti gli 
scrittori dialettali del suo tempo. 

E ii dialetto lodigiano non f.i capolino nel poemetto di 
Uguccione? II dialetto nostro ha certamente le sue caratto- 
ristiche, che lo distinguono da' suoi confratelli lombardi ; il 
Biondelli ne' suoi Saggi, le enuinera brevemente. Anzi pos- 
siede anche una letteratura sua propria, non molto ricca, so 
si vuole, ma che conta un nome onorato, Francesco Lemene. 
La forza assorbente della vicina Milano va sempre piu to- 
gli^ndogli le sue proprietii; resiste ancora in cittt^ nel quar- 



UGUCCIONE DA LODI Gl 



tiere della Maddalena e in Lodino; ma h facile profezia cho 
i freqiienti coinmerci colla metropoli fiiiiranno con far! o scom- 
parire o modellarlo per intiero sul milanese. Ma se oggi, chi 
h discretamente pratico, ricoiiosce di primo acchilo la diffe- 
renza tra una composizione di dialetto lodigiano e di inila- 
nese, e impossibile rilevarla nelle scritture antiche. Anzitntto 
noi non possediamo abbastanza documenti da poterricostruire 
la figiira dei singoli dialetti , per fare uno studio compara- 
tivo. Pero la difficolU mag'giore nasce dal fatto che tutli gli 
scrittori dell' Italia superiore ebbero dinnanzi come modello 
il dialetto veneto: cosa che induce in essi una grande uni- 
formitt\ nella lingua che adoperano. Tuttavia alcune vestigia di 
dialetto lodigiano mi pare che si rintraccino nel Nostro : 
forme cioe viventi tuttora in mezzo a noi. 7 la scritura dis; 
8 li nosiri antecesor qe en e7i inferno; 37 no g' aver.v 
valor; 106 en sto mondo, Taferesi di e in esto per queslo 
h frequentissima da noi ; 355 s' el gen ven volontadhe, 
frase che con leggieri cambiamenti si adopera ancora; 464 de 
MOLTA e de calcina; 1052 f/^^^\^m;^^ SAPONi enmanegadi; 
170 e passim devi savere; 1371 enangi q' el fosse na- 
suDo; 1496 lonr/a triga {sta trig, dicono i nostri conta- 
dini, per dire sta fermo) ; 1740 lo regno men possedero 
ecc. ecc. Chi osserva bene le parole maiuscole non puo a 
mono di confessare che esse vivono sulle labbra del nostro 
popolo. 

L' ultima e importante questione che ci si presenta e 
di determinare il tempo in cui Uguccione scrisse le sue 
poesie. L'importanza di questa questione nasce da due cause: 
1." gli storici della letteratura, convenendo ormai neiraffer- 
mare che lo studio di questi antichi scrittori dev'essere fatto 
con diligenza e amore per le molte ragioni esposte di sopra, 
assegnano un posto d' onore a quelli che per la veneranda 
antichitd hanno preceduto gli altri. Pietro Bescape fu fi- 
nora considerate come il primo poeta dialettale della Lom- 
bardia e di lui troviamo delle analisi minute nelle storio 
letterarie. Ma se Uguccione lo avesse preceduto, non spette- 
rebbe a lui il primo posto? E non converrebbe allora appli- 
care le parole di Dante; 



B2 UGUCCIONE DA LODl 



Credt^lte Cimabue nella pitlura 

Teller lo campo, ed ore hn Giollo il grido, 

*^i cho h finni di co'iil e oscnra ? 

[Purg. XI.) 

2." Confrontando il poemetto di Bescap^ e quello di U- 
guccione si trovano vari pezzi coplati l' uno dalP altro. Chi 
ha commesso questo fiirto letterario? Bisogna stabilire quale 
dei due h fiorito prima, per sapore quale dei due h reo di 
plagio. II Tobler dall'esaiue dei due poemetti per quanto ri- 
guarda lo svolgimento degli argomenti conchiude che il Be- 
scape s' e approfittato di Uguccioiie (I) ; il Vignati afferma 
senz'altro che Uguccione abbia scritto prima e meglio del- 
r altro. Gli storici recenti elencaiio Uguccione prima di Be- 
scap5, come Bacci e D'Ancona, Finzi, Giannini nolle bellis- 
sime sue Tavole ecc. 

Prima di sciogliere la questione, premettiamo un con- 
fronto tra i due poeti. Bescap^, sia per il contenuto, sia 
per la forma, segna un passo indietro su Uguccione. La cre- 
dulita medievale compare in tutta la sua estensione. Stra- 
nezze ne ha anche il nostro; ma il Bescap6 ne introduce a 
ogni pi^ sospinto, e le piu grossolane che mai si possa ima- 
ginare. Confonde i fa'ti deU'antico e del nuovo Testamento : 
Cristo ha liberate Susanna dalla nera calunnia dei vecchioni. 
I fatti del Nuovo Testamento racconta a mode sue, pren- 
dendo una circostanza di qui, un'altra di 1^ e componendone 
un centone, un arlecchino dai cento colori. Cristo restitui la 
vita al figlio d'un re, che, annegato, era restate tre giorni 
ncU'acqua, con evidente scambio della risurreziono di Lazaro. 
Mand6 i suoi predicatori fine alle Indie ; i quali vanno aspor- 
tando la buona novella, e per citt^ e per castella, 

La c*e li grangi imperalori 
Marchixi e conli e grandi segniori, 

come se i tempi di Augusto lossero foggiati su quelli di 
Carlomagno. La sentenza di Cristo - ubi thesaurus vester 



(I) Ohne Zwelfel hal er (Rescaie) dpn Ugucon zu jenen ditaori 
Ki AN DiTo DE BELi SERMONi gerechuel und es angemessen erachnel mil 
einigen Stellen aus dessert Werk das eigene zu schmikken. {% 



UaUCCIONfi TiK LODI 63 



esl, ibi et cor mstrum erit, h attribuita a S. Paolo; Giuda 
poi h chiamato senescalco del Signore , o fin qui pazienza , 
ma anche cantiniere , parola che h abbastanza irriverente. 
Ma la stranezza superlativa h dove vuol spiegare Torigine e 
il noine della festa delle Candele, che si celebra dalla Chiesa 
al 2 Febbraio. La Madonna, dopoch^ ebbe messo in luce 
Gesu , and6 ad ascoltare la S. Messa , la quale fu celebrata 
da S. Simeone, con tanta pieta che i bastoni diventarono cera. 

Fer CO ge dixe ii pluxor 
Sancla Maria candellera, 
E si s*apella entro lo mesa! 
Sancta Maria cirial. 

II Biondelli, davanti a tanta ingenuiti\, vorrebbe scusarlo 
col dire che il Bescap5 narrava siniili cose non giAi perch5 
vi prestasse fede, ma per adattarsi alia rozzezza degli udi- 
tori. lo non ammetto questa giustificazione , perch^ il com - 
plesso del poemetto manifesta una mente povera, che non sa 
sollevarsi sopra la sfora comune. 11 principio stesso non h 
degno d'un frate Galdino? 

Non e cosa in slo mundo, tai e la mia credt^nca 
Ki se possa fenire, se la no se comenca 
Felro de barsegape si vol acomencare 
E per rason fenire, secondo k' el ge pare. 

A mio parere il Bescap5 h un brav' uomo che ha letto 
il Vangelo e qualche leggenda e cronica , e che imbastisce 
le sue poesie con reminiscenze di quello che ha letto o udito. 
II nostro Uguccione invece h abbastanza sobrio; piu che 
perdem in queste narrazioni popolari, egli ama di mora- 
leggiare. 

Gli argomenti trattati dai due poeti sono, la piii parte, 
diversi. Bescap5 fa una sintesi di storia sacra. Comincia dalla 
creazione di Adamo ed Eva; parla della caduta dell'uomo e 
delle funeste conseguenze che ne derivarono, giacche Fuomo 
per il peccato e divenuto schiavo doi sette vizi capitali; salta 
poi alia storia del Nuovo Testamento, dalla nascita di Cristo 
fino alia predicazione dogli Apostoli e alio stabilimento della 
Chiesa. E riva serullimi gli argomenti morali. Bescap^ dunque 



64 L'GUCCIONE DA LOOl 



b pill ordinato; il siio poemetto h organico; montre Uguc- 
cione divaga qua e coh\ senza filo logico. 

So si osainina la forma, ci accorgiamo tosto che molta 
c la difforenza , che corre tra loro. Ugucciono ha scritto in 
dialetio lombardo, ma colla mira costanto di nohilitarlo, sia 
oscludendo le volgarita, le voci troppo plehee, sia giovandosi 
di parole e di frasi straniere. E il chierico, che vuol si ado- 
poraro il suo dialetto per farsi intendore alia moltitudine , 
per giovare ai piu ed espiare con un' opera biiona le colpe 
passale, ma sdegna di raccattare le voci. di bassa lega; vuol 
essore popolare, ma non plebeo; e percio fa una specie di 
selezione nel material e da adoperare e yi incastona voci e , 
modi di dire tolti a dialetti , che godevano fama presso la '•}. 
gente colta. ^^n fa cosi Bescap^. Impossibile che non senta 
r influenza delTambiente; anche in lui ricorrono parole e 
frasi provenzali , francesi , venete. La grammatica anzi ha 
fatto un passo avanti; le concordanze sono piia rispettale ; le 
parole si sono arrotondate e s'accostano un po' piu alia forma 
schiettamente italiana. Ma e un progresso inconsciente , nel 
quale Bescape ci ha il solo merilo di esser nato dope Uguc- 
cione. Del resto egli scrive come si parla, nella vera lingua 
materna, imparata sullo ginocchia della nutrice o accanto al 
fuoco, senza distinzione tra frase e frase, con quelle frequenti 
ripetizioni che tanto piacciono al volgo. Sono trascorsi oltre 
sei secoli dacch^ furono scritte queste poesie, ma molte voci, 
molte maniere sono ancora vive vive sulle labbra della nostra 
gento di campagna: tant' e vero che il popolo h tenace nel 
conservare la sua lingua quanto la sua liberty. Cosi Adamo 
rle PAGURA se rescosse; V uomo carnale vol implir lo 
"centre ; came de bo e bon capon ; implire se vol ben lo 
MAGON ; parola quest' ultima che anlicamente A-aleva ventri- 
colo come il tedesco Mager, ma che ora s'adopera in sense 
figurato; ardere li ^mliari per indicare le tettoie , dove si 
coiisorva il fieno, dialetto pai(\ Si faccia attenzione a questo 
verso: ora 'piove et ora Jlocha et ora scolda lo sol, o mi 
si dica se quel Jlocha e scolda non sono appunto le voci 
della nostra plebo campagnola. Parimenti TAngelo dice a 
Maria: no te STREMir;A; S. Giovanni dormiva in scoso del 



UGUCCIONE DA LODI 65 



Signore, per in grembo; S. Pietro talib Voregia a Malco e 
Cristo la saldd appunto come fanno i battirame ; e per ci- 
tarne un ultimo plus nerjra che caldera per caldaia. Dove 
mi trovate in Uguccione somiglianti volgarita ? Bescap6 
(liinque h piu popolare di Uguccione; la sua lingua serve 
assai meglio a farci conoscere la fonetica del dialetto mila- 
noso, mentre quella di Uguccione ci dimostra 1' influenza dei 
dlaletti signorili , aristocratici , in chi aspirava a mostrare 
una certa coltura, una certa elevazione sopra il volgo. 

Anche la metrica, opera di coltura, e piu regolare nel 
Xostro che in Bescap5. Quanto alia prosodia, o piuttosto 
alle misure del verso , il Biondelli che prime lo pubblicO 
ne' suoi Studi linguistici, cosi giudica Bescape: « non vi ab- 
biamo riscontrata norma costanto, mentre, senza parlare degli 
accenti che non seguono veruna legge, anche il numero dello 
sillabe vi h indeterminate e varia in ogni linea, che percio 
non osiamo chiamar verso. Per tal mode con tutta ragione 
potrebbesi riguardare I'intero componimento come una prosa 
rimata, sebbene anche le rime bene spesso sieno sbagliate » 
(pag. 198). In Uguccione invece si trova certa regolarita 
nella misura del verso e nella corrlspondenza degli emistichi, 
che produce una qualcho armonia. 

Ecco ora 1' elenco dei brani che furono copiati. 

Uguccione Bescap^ 

Dal V. 1067 al 1076 Pag. 22:} dell'eJizione niondelU 
» » 1713 » 1735 » 317 » > 

» » 17ii » 175) » 320 con piccole varlanli 

» » 1757 » 1798 » 321 seg. con qualche leggiera mulazione 

» » 1801 » 1835 » 323 » 

Giovandomi di vari lavori pubblicati ndVArchivio glot- 
tologico, degli studi che sui dialetti antichi ha fatto il Mus- 
safia e dell' opera di Salvioni, Fonetica dei dialetti mila- 
nesi, potrei istltuire un minute confronto per provare Topi- 
nione mia che Uguccione h anteriore a Bescap^, ma i pochi 
lettori che avranno avuto la pazienza di seguirmi fin qui, la 
perderebbero se io mMnoltrassi in questa selva selvaggia e 
aspra e forte. l\ miglior consiglio pare a me.questo : ili' 
luetter a riscontro alcu-no dei versi che Bescape ha tolti ad 

6 



6G UGUCCIONE DA LOM 



TJguccione, per mostrare come il Bescap5 li abbia modificati 
come esigevano appunto le alquanto mutate condizioni del 
linguagglo. 

UgUCCIONE BESCAPfe 

D'Adam e d'Eva oimai lassemo De Eva e de Adam ormai lasemo 

De CO qe po esser, disemo, De co ke \6 esser, dixemo, 

E comencemo lal istoria E si acomenci lai isloria 

Qe sea de seno e de memoria Ke sin de seno e de memoria 

Et en ai ben en deu liarci El eo ho ben in Deo liducia (1). 

Si mettano a riscontro le voci ozmai con ormai, sea 
con sta, eu con eo, Deu con Deo, e anche chi h profane h 
costretto a dire che le seconde forme sono piu recenti; non 
sapn\ dire la ragione perch6 nel dittongo oi, alia vocale 
dolce sia subentrata la liquida, perch5 \e del sea sia diven- 
tato un i, ma s'accorge tosto che il secondo brano fu scritto 
in tempi posteriori, quando la lingua aveva fatto un passino 
avanti per avvicinarsi alia forma moderna. 

Ugucoione Bescap^ 

Torbar se iC ai sol e la luna Turbar se na /o sol e la luna 

Le slelle el ciel e I' element. Le stelle del eel e li aiimenll. 

L'articolo fu chiamato dal Fauriel, con una frase indo- 
vinata, una specie di geslo gramrnaticale — ed 5 grande 
progresso delle lingue neolatine. Certo compare in Uguccione, 
perch5 si prese ad adoperarlo molto tempo prima, ma molte 
volte e unite alia parola che precede : al per a il, el per 
e il; inveco in Bescape h distinto e isolate. 

Uguccione Bescape 



I 



Li Aposloli atird> grand paiira Ke li aposloli avran pagura 

Quand \z vena \o cirl plagar. Quando ilii recf6»rrtw lo ciel plegare' 

Abbiamo gia visto come nei vari dialetti italici si usasse 
anticamento la 3."* persona sing, invece del plurale: Uguc- 
cione iufatli dice aura, verra; ma Bescap5 adopera il suo 
bravo pluralo avran, vederan. 



I 



(1) Dove dovrebbe leggersi fianc<i per ragione dl riraa. 



UGUCCIONE DA LODI 67 



UQUCCIONE BESCAPfi 

Qe possa I' un Tallro scondir Ke posa Tun Tallro asconder 
Con legrega fui recevuo Cum alegreca fu recevudo 

Ter capitate m'albergassi. Per capita m'albregasti. 

Si confrontino scondir con asconder che h il nostro 
asconder e, donde poi nascondere; legrega con alegre^a, 
caritaie con carild (tutti sanno che V accento suU' ultima 
indica la scomparsa d' una sillaba che c' era anticamente), 
alhergassi con albregasti, forma vivente del passato remote ; 
e si giudichi se il dialetto di Bescap5 non sia posteriore a 
quello di [Jguccione. 

Pu5 bastare questo hrevissimo saggio, dal quale meglio 
che il mode con cui hanno svolti gli argomenti si pu5 ve- 
nire alia conclusione certa che Bescap5 h posteriore a U- 
guccione. 

Si pu5 ad ogni mode precisare il tempo nel quale fieri 
il nostro poeta? II codice, che pubblic6 il Biondelli, non h 
V originale, ma il lavoro d' un amanuense, fatto quando il 
Bescap5 era gii^ morto, giacch5 vi si dice che 

Pietro da Bapspgape ice era uii sanlon (sanr uomo) 
si a fate sto sermon. 

Ora il codice porta la data 1 Giugno 1274: ; donde puossi 
desumere che il Bescap5 abbia composto il sue poemetto su- 
bito dope il 1250. E questo ci permette di affermare che 
Uguccione ha scritto le sue poesie sul principle del sec. XIII; 
induzione storica che esce dai confini d' una mora probabilitjl, 
per rasentare la certezza. 

Dalle cose dette conchiuderemo : 1.** che Uguccione do- 
veva essere un poeta vernacolo molto conosciuto e molto sti- 
mato a' suoi tempi, giacch^ vediamo un poeta milanese che 
ogniqualvolta tocca un argomento trattato giA, dal Nostro 
si giova ben volentieri de' suoi versi; continuando anzi in 
quest! raifronti si potrebbe agevolmente dimostrare come altri 
scrittori d' allora abbiano ricorso a Uguccione, 2!" che nella 
Storia delle Origin! della nostra letleratura Uguccione occupa 
un posto molto importante, giacch^ se non il piu antico (il 
Patecchio d! Cremona h giudicato anteriore a Uguccione) h 



68 



UGUCCIONE DA I.ODI 



poro il pill autorevolo documento cho ci rimano della nostra 
poesia veniacola: i framiiionti cho possediaino dello poosio 
scritto prima di lai hanno poca iinportanza e non portano 
molta liico siillo quest ioni filologiche. 

Cosl motto tormino al mio lavorotto, die non b destinato 
ai dotti, ma compare colla pretesa assai modesta di far co- 
noscere a' mioi concittadini un nostro poeta che non h privo 
di meriti, che certamentc ha fatto molto onore alia sua patria 
che pur troppo e sconosciuto e trascurato. Faccio vote (veto 
che porter6 nel Consiglio Comunale, a tempo opportune) che 
la nostra cittt\ conceda anche ad Uguccione V onore date ad 
altri suoi figli, forse mono illustri; intitoli mh dal sue nome 
una delle sue vie. 

I/alia, a cor ii stia 
Far ai passati onor; che d'altrettali 
Oggi vedove son le hie conirade; 

cantava 11 Leopard! nella Canzone sopra il Monumento di 
Dante. 

Lodi, 23 Marzo 1899, 

Sac. Dott. LuiGi Cazzamali 

Proftissorc net Scminario Vcscovilc. 



'^< 



IE DI DQ¥EEA 



MONOGRAFIA 

DI 

GASP^ARE OLI3RIJXI 



AnCORA DELIA PUBBLICA ISTRUZIONE 
(Conliniiazione e line vcdi Fasc, precedenle - pag. 23) 

Presentemente si hanno nel comiine, quattro scuole, due 
a Postino, e due in Dovera, e merce la provvida legge per 
r obbligatorietil della pubblica istruzione, e per F accresciuto 
numero degli abitanti, anche queste si mostrarono insuffi- 
cienti, imperocch^, principalmente quelle di Dovera, che ac- 
colgono i ragazzi delle frazioni di Roncadello, Barbuzzera, e 
S. Rocco , danno un contingente di N. 90 scolari nelle ma- 
schili, e N. 120 nelle femminili (1). 

Le aule tuttocch5 spaziose si presentano incapaci a con- 
tenere si numerosa scolaresca. 



(1) Scuole Serali e Domenicali. — E giiislo cd e doveroso di qui 
ricordare cotiie gli insegiianli locali , dieiro lieve retribuzione gover- 
iialiva, si sobbarcliino, nella slagione inveiMiale, nel dare ai masclii le- 
zioni serali, ed alh feiiHuine lezioiii dorneiiicali , con quanlo prodllo 
della classe povera, e facil cosa imoiaginarc. E noi quindi non pos- 
siamo che segnalure i noslri maeslri e mae?lre alia pubblica lode. 



70 LA BENEFICENZA NEL COMUNE tl DdVEkA 

Le superiori autoriU scolasticho, toccando con mano im 
tale stato di cose, insistono gii\ da tempo presso la locale 
Amministrazione Municipale, perch^ voglia aprire nuovi am- 
bienti, per sfollare la scolaresca, specialinento la femminile, 
che trovasi voramente a disagio; ma il comune, che di pre- 
sente non si vede in troppo floride condizioni finanziarie, non 
sentesi per ora di aderire al giusto invito e sottostare a mag- 
giori sacrificl. E qui ci torna acconcio il ricordare T opera 
dell'indefesso e chiarissimo Signore Conte Rinaldi, che con 
Tero intelletto d'amore sovraintende a queste scuole, e che 
pel di lore sviluppo si adopera in ogni mode migliore. 

Altro bisogno ha il nostro comune, che in questi tempi 
di civile progresso, si fa vieppiii sentire, vogliamo dire I'a- 
pertura di un Asilo per Plnfanzia povera (1). Avremmo 
molto a dire nel merito, ma dacch5, per ora, sarebbero pa- 
role gettate al vento, ci accontentiamo di far voti vivissimi 
affinch^ qualche persona filantropica voglia, col tempo, prov- 
vedere alia bisogna, corti che una volta date il prime im- 
pulse, non mancheranno i generosi che 1' opera eminente- 
mente umanitaria compirebbero. 

Oltre le pubbliche scuole addietro ricordate, Dovera, ebbe 
a contare persone che , con abnegazione molto encomiabile , 
presero parte, in via affatto privata e per pure spirito cari- 
tatevole, ad impartire a questa gioventu educazione ed istru- 
zione (2). II nome di questi benemeriti , corre ancora bene- 
detto di bocca in bocca fra questa buona popolazione. 



(1) Una scuola infantile venne privalamenle in queslo comune 
aperla dalla Sig. Gentile Tirelli, nel cenlro del paese di Dovera, in 
locale sano, arioso, isolato quale si conviene alio scopo della scuola. 
Venne aperta or son circa dieci anni ; si puo dire un piccolo Asilo 
Giardino; vi si accettano bambini d*ambo i sessi dai due agli anni 
sei, ed il numero d'essi varia a seconda delie stagioni. Di quanto 
utile torni tale Asilo alle famiglie dei villici, principalmente nella sta- 
gione estiva, 6 facile comprendere; una sincera parola d*encomio sia _ 
dunque per la sullodata Signora. m 

(2) 1 parroci Casella Sac. Giovanni Batlisla (1763-1833) ed il Pro- 
fessore Sac. Dolt. Luigi Formenti (1798-1857) si adoperarono del loro 
meglio nel lenere privata scuola serale, nella loro casa Parrocchiale* 
yuesto ultimo lasciO al Farroco pro tempore la propria librerla con 



LA BENEFICENZA NEL COMUNE DI DOVERA 71 

E con questo acceimo facciamo punto in merito a questa 
fonte di benessere sociale, che h la pnbblica istruzionc in 
questo comune (1). 

AlTRE Pitl PROPICUE SORGENTI DI BeNEFICENZA 

Entriarao ora nel vero fiorito campo della stabile bene- 
ficenza, coltivato in questo Comune di Dovera, e che di\, so 
non abbondante, almeno pero soddisfacente messe da distri- 
buire al povoro. Ricorderemo in questo breve capo come ven- 
nero costituite le varie 00. PP., presso le sing'ole Parrocchie, 
ed ora riunite, in parte, per legge in questa Congregazione. 

Non ometteremo in ci6 fare, per quanto i documenti che 

j possediamo ce lo permetteranno , di rilevare eziandio quale 

fu lo spirito che prevalse a costituire le rispettive tavole di 

fondazione, e le peripezie cui andarono soggetti , affinch^ 

servano d'ammaestramento a noi ed ai venturi. 

Prime fra i generosi e caritatevoli uomini che pensa- 
rono, non solo in vita, ma ben anco per dope la lore morte, 
a lasciare uno stabile patrimonio a favore dei diseredati, col* 
piti da infermitfl, o da altre gravi sventure, va ricordato il 



un piccolo reddilo annuo, aflinclie (ale libreria vadi di anno in anno 
aumenlando coU'acqnisto di qnalche opera nuova. 

E qui non va cerlo dimenlicalo il Prof. Anlonio Bollazzi (179S-1870), 
il quale in Dovera si dedico pur egli, graluilamenle, alia educazione ed 
istruzione di alcuno fra i piu inlelligenti giovani del paese, die con 
paterna cura, a lal Hue, accoglieva in propria casa. E non poehi usii- 
fruirono di lale vanlaggio, anzi vi fu laluno die pole crearsi lljriJa 
posizione, fra gli allri non laceremo il nome di Giuseppe Cazzulani , 
che pole aprire verso l» naela del correnle secolo un florido Collegio- 
Convillo in Lodi, e come il di cestui (iglio in oggi ne lenga uno ap- 
prezzalissimo in Cassano d'i\dda. 

(I) 11 benemerilo Confiizio Agrario di Croma islilui premi a quei 
maeslri del Circondirio die imparlissero a' propti allievi lezioni d'a- 
gricoUura. Quest* ollimo progello ebbe per vatl anni esecuzlone, con 
niollo vanlaggio de' nostri conlaUini. 



?-2 



LA BENEFICRNZA NEI. COMUNE DI DOVERA 



nome del Sacordolo Felice Eaimondi (1), il quale con suo 
testamento 23 Goiinajo 1780, rog'ato dal notaro milanese 
Dott. Carlo Strazza, lascio la sua sostanza per due parti ai 
poveri delle Parrocchie di Dovora e di PosLino, (e di queste 
dice parti per due terxi a favore del poveri di Dovera , e 
per itn ierzo a favore di quelli di Postino , o per la ierza 
parte alia propria nipote Giovanna Rovescala, abitante in 
Gradella di Pandino. Questa obbe per sua parte la somma 
ai uiilanosi L. 1)98. 12. 6, rilasciandone regolare ricevuta in 
data 2 Agosto 1780. Le due jiarti spettanti ai poveri, ven- 
nero investite in cinque distinli mutui (2). 

Se non die Panno 1792, per evitare controversie nel- 
P amministrazione od erogaziono di dotto lascito, il Rettore 
Parroco di Dovera , Angelo Maria Eovida , e P Arciprete di 
Postino, Carl' Antonio Parinoli , addivennero ad un riparto 
dettagiiato, e ciascun d'essi ritir6 i titoli riferentivisi, da 
amniinistrare ciascuno separatamenle a favore dei poveri delle 
singole Parrocchie di Dovera e di Postino. 

Dope il Raimondi, dobbiaino registraro il lascito del 
Sac. Angelo Maria Rovida , pavese , qui sopra ricordato , il 
quale con testamento 31 Lugiio 1793, a rogito del notajo 



(I) E fuor di dubbio che queslo Sacerdole apparlenga all'anlichis- 
sima fainiglia dei liaimondi di i*oslino, die si luse con allra, pure 
anlica del luogo, dei Cominesi; quesle farniglie diedero persone coUe 
iiella giurisprudenza, nelle malemaliche, ed al sacerdi-zio. 
^2) 1 niuiui di cui sopra fiirono: 

1." per milanesi L. 178. 9. 3 in LoJovico Genzi , con islro- 
menlo a rogito del nolajo Bellavila Camillo di Lodi ; 

2.° per milanesi L. 1157. 10 in Giovanni Bigoni di Lodi, al 
quale, il 22 Marzo 1783, successe il di lui ligiio ritlio, come da islro- 
iiienlo a rogilo Didaco Martini di Lodi; 

3.'' per milanesi L. 241. 13. 4 a Taola i;andrclla-AjoI(l di Po- 
stino, come da islromenlo 28 Uennajo 1762, a rogito Camillo Uellavita 
suddello; 

4.° per milanesi L. 335 a Raimondi Carlo e Giovanni fi'alelli 
di Postino, come da islromenlo 20 Novembe 1781 a rogilo Doltor 
Anlonio Carminati di Lodi; 

5.° per milanesi L. 87. 13. 6 al Sig. Uolt. Lodovico Ajersami, 
come da scrillura 20 Giugno 1787, 



LA BENEPICENZA NEL COMUNE DI DOVERA Id 

lodigiano Carlo Giuseppe Bepnio, legava milanesi L. 1200 a 
favore dei poveri esclusivameDte della Parrocchia di Dovera; 
ma la rendita di tale somma dovea essere vincolata, per ven- 
ticlnque anni, nel celebrare uffici funebri per la di liii anima. 
Lascio inoltre che nel giorno della sua morte si dispensasse 
ai poveri della Parrocchia, tutta la granaglia e legumi di 
sua propriety, che in tale epoca si trovasse di possedere, e 
che so fosse poca, si dispensasse denaro fino alia concor- 
renza di lire cento. Quest' ultima disposizione, malamente in- 
terpretata, fece che sino a' nostri giorni, si erogasse la ren- 
dita tutta, in distribuzione di farina ai poveri. Causa di ci<) 
devesi ritenere lo smarrimento del testamento , giacch5 in 
altra parte dello stesso , h chiaramente detto che debbano 
essere soccorsi specialmente i poveri infermi , ai quali cer- 
' tamente di niun giovamento potrebbe tornare la farina. 

Avvenuto il decesso di detto testatore Eovida , i di lui 

eredi impiegarono nelP Agrimensore Francesco Granata (1) 

. di Dovera le suaccennate milanesi L. 1200, il di cui inte- 

: resse venne di fatto impiegato nella esecuzione di quanto 

J venne ingiunto dallo stesso. 

In pendenza pero del termine stabilito alia restituzione 
e pagamento di detto capitale , il predetto Granata vendeva 
a Pietro Salmoiraghi alcuni beni situati in Dovera di Per* 
tiche 301, Tav. 20, il quale si fece soUecito porli alle Gride 
Provinciali per liberarli da ogni vincolo ipotecario, giusta le 
leggi vigenti all' epoca del fatto acquisto. 

A dette Gride non contraddisse alcuno, se non che il 
Sac. Antonio Ponzoni (2), qual Rettore della Chiesa di Do- 
vera, per cautare il capitale di milanesi L. 1200, ossia ita- 
\ liane L. 921. 23, citO il detto Salmoiraghi innanzi al Tri- 



ll) La lainiglia dei Signorl Granala e anlichissl na i i Dovora.spe* 
cialmenle il raino abilaiite alia frazione S. Kocco, o cio si dt^suine da 
documeuli del I '00 e del ioOO; essa possed^va moMo ab ahlico, in 
DoVera» ^. Rocco, Barbiizzera, ed allrovo. Q lesla f.lfni,^Mia si dislinse 
omai sempre uell'agricollura, cuine lullodi se iie lia iriefiagabile prova. 
, (2) U Sac. Anlonio I'oiizoni, lodigiano, fu Parroco di Dovera dai 
1809 al IblG. 



?4 LA r.ENEFlCENZi NEL COMUNE DI DOVEftA 

bunale di Lodi il 3 Luglio 1810, il quale con sontenza 26 
Febbrajo, anno successivo, statu! : « Essere il detto Sal- 
moiraghi tenuto ed obUigato alV immediato pagamento 
delta somma dimilanesiL. ^^00, danti italiane L. 92L 23 
per lo soddisfacimenlo del legato disposto dal fu Sa- 
cerdote Angela Rovida. » Ci5 che di fatto avvenne. 

In ordine cronologico dol)biamo ora dire del legato a 
favore dei poveri della Parrocchia di Postino, stabilito da 
queirArciprete Don Carlo Farinoli (1) con testamento 11 
Marzo 1783, chiamando ad ainministrarlo la Scuola del SS. 
Sacramento, rappresontata dalla locale Fabbriceria. 

II patrimonio h costituito da un pezzo di terra, affittato 
per annuo L. 245. — , e da due capitali, Puno di L. 1000, 
I'altro di L. 2100, entrainbi mutuati presso il comune di Do- 
vera, il primo poscia investito in Cartella del Debito Pub- 
blico. II legato h vincolato ad un annuo ufficio funebre per- 
petuo, per I'anima del pio testatore per Pimporto di italiane 
L. 13. 50. 

II buon esempio date dai precedenti niinistri dell'altare, 
che oltre pensare alia salvezza delle anime lore affidate pen- 
sarono di venire in sollievo principalmente dei poveil in- 
fermi, trovo ben presto imitatori anche fra noi nel ceto laico. 

Granata Teresa con sue testamento 4 Aprile 1802 (e qui 
ci spiace accennare come tale importante documento sia an- 
dato smarrito e scomparso dalPArchivio Parrocchiale di Do- 
vcra) lasciava ai poveri infermi della Parrocchia di Dovera 
inilanesi L. 1000, pari ad italiane L. 967. 52, somma che 
dovea essere vincolata dal giorno della sua morte sine al- 
Tanno 1883, per la colobrazlone annua di due uffici da morto, 
poscia tutto il roddito ricavabile andasse a favore, dei po- 
veri infermi della Parrocchia, questa capital somma di mila- 
nesi L. 1000, era stata mutuata con istromento 26 Aprile 
1820 nella persona di Ferrari Filippo, che venne poi resti- 
tulto dalla erode Maddalona Ferrari (in Scagnelli di Boffa- 



(1) La mancanza temporanea del cilalo teslamenlo ci impedisce 
far cenni biogralici del Farinoli. 



La beneficeNZa nel comune bi dovera ?5 

lora) r anno 1873 , per essere investita in una Cartella del 
Debito Pubblico. 

Lo smarrimento dell' atto di fondazione dell' Opera Pia 
fondata dalla sullodata Teresa Granata, ci priva del piacere 
di poter dare qualche cenno biografico della stessa. Tuttavia 
da alcune brevi annotazioni negli atti, puossi arguire che la 
medesima Teresa appartenesse aU'ottima famigiia Granata 
della frazione S. Rocco, e che possedesse anche nella loca- 
lity delta il Monasterolo, oltrecch^ in Dovera. 

Portante la data 23 Settembre 1800 , ci si presonta il 
testamento a rogito del Dott. Pietro Comizzoli, notajo di 
Lodi , del cittadino Giovanni Battista Cornegliani , Rettore 
della Chiesa di Roncadello , il piu munifico benefattore del 
comune di Dovera, col quale lasciava un patrimonio di ita- 
liane L. 14095. 63 , rappresentato da vari capital! , e dal 
fondo appellato Le Vairane, situate nel territorio di Eon- 
cadello, a favore principalmente dei poveri infermi di quella 
Parrocchia. II tutto aggravate dall' onere di annue milanesi 
L. 100 al sacerdote che celebra la messa festiva Cappellana 
di buon mattino nella Chiesa di Roncadello, a comedo del 
popolo, e di milanesi L. 15 a quel Sacerdote che fan\ reci- 
tare il Deprofundis nelle teste in cui cio fare dal rituale 
h perraesso. Quindi un totale onere di milanesi L. 115 pari 
ad annue italiane L. 87. 73. 

I beni stabili detti Le Vairane , sono di pertiche 52 , 
censite scudi 303. 11. — Nel 1872 erano affittati a Conca 
Gaetano di Dovera , poscia nel 1882 a Tremolati Francesco 
pure di Dovera, presentemente a Baroni Alberico, anch'esso 
dl Dovera, per 1' annuo canone fitto di italiane L. 417. 

Altro onere suU'ereditfi Cornegliani suddetta sta la 
tassa di manomorta di annue italiane L. 4. 68. 

II successore del munifico Sacerdote Giovanni Battista 
Cornegliani, che fu Don Giovanni Antonio Baletta, con suo 
testamento 9 Gennajo 1819 voile pensare anche a quelle po- 
vere fanciulle che passando a nozze , non hanno mezzi per 
apprestarsi I'occorrente fardello. Ed infatti stabili che in 
ogni anno alle due nubende, piu povere, che celebreranno il 
loro matrimonio , venga corrisposto a titolo dotale italiane 



76 LA BENEFICENZA NEL COMUNE DI DOVERA 






L. 33. 33 per cadauna , o cio a favorc dollo abitauti nella 
PaiTOCchia di Eoncadello; in mancanza di nubende povero , 
la somina stabilita vcnga orogata in sussidio di poveri in- 
fernii, pure di delta Parrocchia. 

II patrimonio totalo lasciato alia Parrocchia di Eonca- 
dello dal Baletta si tu di italiane L. 6666. 66, mutuato dap- 
prima a' privati con idonea garanzia ipotecaria , poi , alia 
scadenza , impiegato in iin certificate del Debito Pubblico , 
intestate all' Opera Pia Baletta, dell' annua rendita di italiane 
L. 390. 

Scope di tale Opera Pia, si e quelle di distribuire ogni 
anno, come sopra s' b detto , due doti di italiane L. 33. 33 , 
e di celobrare in perpetuo, ogni anno, un ufficio funebre in 
sufFragio dell' aninia del testatore , erogando per ci5 italiane 
L. 41. 45, il rimanente da versarsi alia cassa delta Chiesa 
Parrocchiale , per essere speso a beneticio delta Chiesa me- 
desima. 

I molto benefici Parroci Cornegiiani e Baletta , si ha 
motive a ritenerli entrambi pavesi , come lo furono il Fari- 
noli di Postino, ed il Rovida di Dovera, appartenendo queste 
Parrocchie alia Diocesi Pavese, sine air anno 1820, e quindi 
la nomina di essi, spettante a quella Curia, che avra scelti 
preti del luogo. 

A completare Telenco dei benefattori di questa popola- 
zione indigente, non ci rimane che ricordare il lascito fatto 
dal Dolt. Luigi Laffoii , che appare da sue testamento in 
data 20 Luglio 1855. Esse consiste in austriache L. 1000 , 
pari ad italiane L. 762. 23, a favore esclusivamente dei po- 
veri delta Parrocchia di Dovera, o meglio a quelli apparte- 
nenti al paese di Dovera, propriamente detto. Datto capitale 
venne dapprima jnutuato al comune, poscia (1869) in Ales- 
sandro Frassini , ed era no' di cestui figli Battista ed An- 
tonio. 

Dalle spirito delle varie tavole di fondazione , sopra e- 
nunciate, chiaramente appare che la mente dei singoli testa- 
tori fu quella di venire in soccorso precipuamente dei poveri 
infermi. Che per infermo, qui non si debba pensare solo a 
colui che disgraziatamento si trovi in Istato di cronicitii, h 



j 



LA BENEFICENZA NEL COMUNE DI DOVERA 77 

ehiaro. Per infermo devesi ritenere colui che , anche tem- 
poraiieamente, a cagione di malattia, trovasi nell' impossibi- 
liU di g'uadagnare per se e per la fainig'lia il necessario 
sostentainento. Ond'e che non solo i necessari farmaci deb- 
bono, a tali infeiici, essere somministrati gratuitaiuente, ma 
anche quel tanto in denaro , di cui la Congregazione puo 
disporre, affinch5 con razionale cura dietetica, si possano ali- 
mentare e rendere piu proficaa la cura medica. 

Quindi sino a tanto che le finanze della Congregazione 
di Caritt\, si trovano in strette condizioni, sarc\ savio pensa- 
mento il non distrarre in maniera diversa le sonime di cui 
essa puo disporre. E pur saggio divisamento sarebbe quello 
di capitalizzare le oblazioni che pervengono di tanto in tanto 
dalla benemerita Commissione Centrale di Beneticenza in Mi- 
lano, amministratrice della Cassa di Eisparruio delle Pro- 
vincie Lombarde , non che altre eventuali , ad accrescimento 
del patrimonio del povero, affinch^ non accada <3he ora si dia 
troppo, ed ora troppo poco. 

E bensi vero che con Reale Decreto 22 Giugno 1893 , 
tutte le accennate Opere Pie vennero concentrate nell'attuale 
Congregazione di Caritii, ma alcuni enti, fra i quali la Fab- 
briceria di Postino , per 1' Opera Pia Farinoli , e quella di 
Roncadello, per I'Opera Pia Baletta, pensarono farvi oppo- 
sizione, iniziando causa, di cui si attende 1' esito , che, non 
si dubita, non vorrfi contraddire al Reale Decreto succitato. 

Cura Medica e Ostetrica 

L'ottima e laboriosa popolazione del Comune di Dovera, 
e tutta occupata nella coltura dei campi , non esistendo nol 
territorio Stabilimenti Industrial! o Commerciali (1). Un 



(I) In passalo, nel Comune noslro, liorivano alcune induslrie, fra 
le quali, come nel vicino Vajano, una fonderia di campane id PosUno, 
e precisamenle nel XV secolo. La campana della \ccckiii esislenle an- 
cora bulla lorre della Calledrale di Lodi (unica avanz^ila djil'incendio 



78 I,A BENEFICENZA NEL COMUNE Dl DOVERA 

tempo, lion tanlo loiitano, i povori ammalati di questo Co- 
innno avoano, da anlico, il diritto di essere accolti gratuita-j 
mente iioirOspilalo Maggiore di Lodi, perche questa tern 
faceva parte del contado lodigiano sine dall'anno 973, com( 
eniorge da un Diploma dell' Imperatore Ottone I.° che stabi- 
liva la giurisdizione della contea di Lodi, quam extra in 
siiburhio ejusdem civifatis usque ad septem milliaria in 
circuito (1). Non solo cio basta, ma durante il prime regno 
italico (1807) , il nostro Comune dovea essere aggregate a 
qiiello di Lodi, e diventarne parte integrante, come rilevasi 
da proposta presentata a quel Consiglio , dagli assessor! lo- 
digiani, Oldrini Eusebio, Guide Provasi e Giovanni Battista 
Modegnani (2). Non avea dunque acquistato il diritto di far 
ricoverare i propri ammalati nel maggior nosocomio laudense? 
Ma coi pieni poteri accordati ad Urbane Kattazzi (1860) 
questa terra venne aggregata alia Provincia di Cremona, e 
disconosciuti i suoi sacrosanti antichi diritti. E doveroso ri- 
cordare come la nostra Amministrazione Comunale abbia ogni 
via tentata perch6 I'Ospitale recedesse dalla presa delibera- 
zione, ma fu fiato sprocato, cosi che, in oggi, od il Comune 
sostiene la spesa di cura, oppure gli ammalati possono essere 
inviati all' Ospitale di Milano, con quanto disagio ed inuma- 
nitc^ h facil cosa immaginare. Tanto che la possibiliti\ di u- 
sufruirne diventa un fatto ed un vantaggio irrisorio, perch^ 
inattuabile. 

La carita locale devo quindi pensare e seriamente alia 
cura medica in luogo , e la locale Congregazione deve fare 
sforzi superior! a! propri mezzi, per ajutare !n qualche ma- 
niera i poveri che mancano d'ogni sussidio. 

Non possiamo qui dire con quale anno incominciasse una 



e (lal sacco dalovi dalli Spagnuoli nelPaniio 1530) porta la seguenle 
iscrizione: « Opus Hifronimi Sangalli dc l*^tBUno, * 

Nella localiia delta FoUa, funzionava una grandiose carliera, die 
dui6 sino al liniie del XVlll secolo, propriela dei tipograli lodigiani, 
I'ailaviciiti. 

(I) Vedi citato Diploma, pubblicato a Tag. 27 della Monografia di 
Lodi — Milano, Vallardi, 1878. 

(i) Come da atli neirArchivio Munlcipale di Lodi. 



J 



LA BENEFICBNZA Ni?L COMUNE DI DOs^EIlA 79 



regolare cura medica comunale, non aveiido avuto 11 piacere 
di compulsare gli atti esistenti neU'iVrchivio comunale di qui, 
ma a noi bastenl il prondere le mosse sul flnire dello scorso 
secolo. 

NelFanno 1775, o giu di li, venne chiamato in Dovera 
il g'iovane chirurgo Saverio Moro , native , del non lontano 
paese di Binasco, e che in Dovera s' ammogliava con Orsola 
Castoldi, figlia del Chirurgo di Corte Palasio, e prendeva qui 
stabile dimora, facendovi eziandio acquisto di terre. Allora 
che nel 1820 il di cestui figlio, Paolo, ebbe ottenuta pur egli 
la laurea dottorale , se lo associ6 nella condotta medica ; e 
quando nel 1841 cessava sua mortal carriera, quosti la tenne 
per altri sedici anni, essendo decesso il 18 Aprile 1856. A 
rimpiazzare il Dott. Paolo Moro, venne in Dovera il distinto 
Medico Chirurgo Angelo Franzini, che seppe tosto accaparrarsi 
I'aifezione deirintera popolazione, attalche quando lo stesso 
voile lasciar Dovera per altra condotta medica, 11 popolo gli 
fece dolce violenza e non voleva lasclarlo partire, se non che 
a malincuore dovette alfine cedere alia ferma di lui volontt\. 
In surroga del Franzini, venne per poco tempo 11 Dott. Carlo 
Arrigonl, al quale succedette 11 giovane Dott. Giovanni Folli 
che lasciO ottima memoria di se, quando che morlva nel- 
Panno 1892. Ora la condotta medica h affidata alle solerti 
cure del valente Medlco-Chirurgo Dott. Adelmo Cavalli , il 
quale ad una profonda sclenza, unlsce impareggiablle spirlto 
filantropico , e quel tratto di squisito gentiluomo in cui ad 
una affability cordiale, che torna assai cara e gradita non solo 
all'intera popolazione di questo comune, ma anche dei llmi- 
trofi, per cui la sua opera b richiesta con premura ovunque. 

La cura ostetrica fu in questo luogo, per lungo volger 
d'annl, assolutamente trascurata e si fu solo coll' anno 1835 
che r Amministrazione Comunale penso a provvedervi , colla 
chiamata di Angela Eegazzoli-Rasura di Eivolta d'Adda, la 
quale fece del sue meglio nel disimpegno della delicata man- 
sione per oltre cinquant'anni. A quosta successe la at- 
tuale lovatrrce Rosa Fregonari-Gasparini di Lodi, che esperta 
nell'arte sua, affabile, nel vero senso della parola, seppe ac- 
cattivarsi le siinpatie generali. 



80 I.A DKNEFICENZA NEL COMUNE DI DOVER\ 

Va qui notato , como , pel bone di questa popolazione , 
coiranno 1807, sia stata aporta in qiiosto coiiiuno una far- 
macia (1). Talc fatto c degno di rimarco imperocch6 nelFur- 
gonza del bisogno, il sofferente non b piu costrotto ad aspot- 
tare cho il dosidorato farmaco gli giung'a dal lontano Lodi 
da Pandino. II proprietario attuale di tale farniacia, Gio- 
vanni Vigorelli , c un valente cbiniico , e la sua farmacia e 
tenuta scrupolosaniento secondo i dottami degli statuti igie- 
uici farniacouiici , in inodo veramonte oseniplare , di modo 
che qualsiasi farmaco o specialilii presso di lui si ritrovano, 
como puossi dosidorare in qualsiasi farmacia cittadina piu in 
voga. I 

La locale Congrogaziono di Carita , con lodevole accor- 
gimento poi (affinche il povero ammalato venghi sollecita- 
monto servito) ha oscogitato un progetto , che gia per prova 
da i piu soddisfacenti risultati. 

Invece che una volta il povero , al quale era rilasciata 
dal medico curante una ricetta, dovea andar in cerca del- 
rincaricato che gliela vidimasse, onde poter ottenere che il 
larmacista gliela spedisse; ora mercer un accurate censo dei 
poveri, viene rilasciato al Medico Condotlo un date numero 
di ricetle in bianco portanti il timbre della Congregaziono 
di Caritil. II Medico a sua volta rilascia tali ricette , colle 
iiecessarie ordinazioni , solamenle a quelle famicjUe che 
moslrano di possedere il vigliello d' iscrizione (2) nel 
censo dei poveri suavvertito , ed allora si portano , senza 
perdita di tempo, a ritirare i farmachi prescritti. Quanto sia 
utile una tale sollccitudine, principalmento nei casi urgenti, 
massime di nottc, c presto immaginato. 



4 



(1) Carlo Uiiiali fa il primo lilolare dolla Farmacia, al quale suc- 
cesse il Uovarese Einilio Moro, die tiel 1882 ccdeKe aM'alluaie, Giovanni 
Vigorelii. 

(2) I biglielli d'isciiziorje nel censo dei poveri, poilano la indica- 
zio!)c d^'l doriiicilio di soccorso, e lo slalo di faniiglia, per oj,M)una dclle 
Ire I'arrocchie lia colore diverso, e cioe rosso per Oovera, giallo \)ev 
I'ostino, rrrcfe per Koncadello. 



LA BENEFICENZA NEL COMUNE DI DOVERA 81 

Di tal maniera procede ora la cura medica a favore dei 
poveri iscritti nel censo dei poveri , e chiaramente appare 
dalla soddisfatta popolazione, come la presa determinazione 
sia buona. 

* 

ErOGAZIONE DEI SuSSTDi 

Anche in qiiesta parte d' amministrazione della locale 
CongTegazione di Carit^i avvennero radicali riforme. 

La cosa piu delicata e di difficile attuazione si e evi- 
dentemente 1' erogazione delle somiiie stabilite pei sussidi 
sieno dessi fissi , o straordinari. La malignita umana trova 
ovunque che ridire , e giustamente o meno , biasima sempre 
Tuoi il sistema, vuoi TopportuniUY, viioi infine le persone che 
sono chiamate al disimpegno del difficilissimo compito. 

L'atiuale amministrazione ha creduto conveniente, se non 
a togliere, almeno a diminuire le ragioni di biasimo ingiusto, 
di non seguire, nella distribuzione dei sussidi, il metodo di 
dare ampia facolta , ad una sola persona , di erogare a suo 
beneplacito le somme della beneficenza, alle persone e nel 
modo che la stessa credesse migliore. 

Siccome, accortamente il Consiglio Comunale di Dovera, 
ebbe ad eleggere a Membri della Congregazione, persone ap- 
partenenti alle singole Parrocchie, costituenti il Comune; cosi 
si e stabilito che nn Membro per ogni Parrocchia, distribuisca 
in essa (e cio di conformitAi a' varii legati) i sussidi iissi ai 
poveri (git\ precedentemonte indicati con doliberazione dalla 
intera Congregazione), soccorrendo straordinariamentc quelle 
persone di sua Parrocchia (ed avonti domicilio di soccorso) 
che per sua scienza e coscienza riconosca, momentaneamento 
bisognoso, salvo tanto delle prime che delle seconde oroga- 
zioni di rendere stretto conto all' intero Corpo Morale , ogni 
trimestre. 

Per tal modo si puo csscre sicuri cho scompare 11 sup- 
posto favoritismo sotto di un severe controllo amministrativo 
e morale; quindi il distributore non pu5 temere che maligniU^ 

7 



82 I-A DENEFICENZA NEI, COMUNE DI DOVERA 

il tocclii; ogU l)on conosce i suoi conterranoi o non piio os- 
soro Iralto in inganno, j\h inganimta cosi la Congregazione. 

La prova di quosto sistenia lia pur osso in oggi gii\ dato 
ottimo risultato, e qiiindi ci e caparra della sua bonU, e cho 
in avvoniro se ne raccoglieranno i frulti. 

Invcco cho di inandati annuali di un ipotetico rimhorso, 
riiiettenti le sommo erogate, I'attuale Congrogaziono, logica- 
nionto, razionalmonte o legalmcnte si vale di mandati trimo- 
strali di aniicipazione, per il cho i membri, por ciascuno, 
ricevono la somma corrispondento ai prcavvisati bisogni, da 
distribuiro. 

L'attuale Amministraziono h aniinata da uno spirito di 
abncgaziono, attivita e zelo molto encomiabile. Ora ha sedo 
propria, con spccialo Segrotario. 

E qui , avanti far punto , dobbianio rogistraro como il 
Comunc oroghi annualmento una discreta somma per cure di 
baliatico o sussidi, o como tale beneficenza altamento umani- 
taria, dovrebbe pur essa essere concontrata nella Congrogaziono. 

Confidando, di avere esposto in compendio, ci5 cho po- 
tevasi dire in nierilo alia Beneficenza nel Comune di Dovera, 
chiudiamo col far fervidi voti affinche , in avvenire, si pos- 
sano aggiungore doti, elargizioni, legati, tali da rendere men 
dura rosistonza ai poveri di qucsto Comune. 



OSPEDALI Dl LODI E TERRITORIO 



Santa Maria dei Tizzoni 

Non coDOSciamo il preciso luogo ove sorgeva: b cerlo 
che era nella parrocchia di S. Tomaso , quiodi nei prcssi 
deiralluale Seminario vescovile. Dal lilolo suo si vede che 
i suoi fondalori furono della famiglia Tizzoni, nobile e an- 
lica di quesla cilia. Crediamo che questa famiglia sia oriunda 
di Vercelli, dove TS Aprile 1142 un Tizzooe de' Tizzoni, 
figlio di Alberico, legava in usufruUo i suoi beni posli nel 
caslello di Desana alia propria moglie Giovanna, figlia del 
marchese Gugllelmo Malaspina. I Tizzoni di Vercelli furono 
poi feudalari di Desana e signori di Balzola e di Crescen- 
lino (1). 

L'Ospedale dl Santa Maria dei Tizzoni si slima aniico 
dal vederlo nominalo fin dairanno 1297 in un islromenlo 
rogalo da Pagano Remoti nolaio lodigiano 11 12 Maggio, e 
dal non essersene polulo invesligare Torigine cerla (2). 

Era amminislrato e rello dai frail colla sopraiulendenza 
della famiglia Tizzoni , presso della quale era riservalo il 
Palronalo, ossia la ragione di eleggervi il oainislro, rullimo 



(1) Carlo DionisoUi: 11 Comune di Desana^ e la famiglia patrizia 
dei Tizzoni. Torino, Bonna, 1893. 

(2) Defendenle Lodi, da cui logliamo in gran parte queste nolizie, 
asserisce die il docurnerilo porlanle quesla data Irovavasi ai suoi lempi 
neirArchivio del mouaslero di S. Cliiara, 



S'l DsrFnALi ni Loni e territorio 

Hei quali fu fra Giuseppe Girardoni che lo ra«JSPgn5 in mano 
flel vescovo Marchese Carlo Pallavicino il 27 Marzo 14;)0, 
in soguilo alia soppressicne di lulli gli O.^pedali del -Lodi- 
giano e consecnljva erezione delTalluale Ospedale Maggiore. 

II Girardooi , alT alio della soppressione , si riservo i 
frulli sua vila nalural duranle: mori nel febbraio 1166. 
Dopo queslo tempo i palroni Filippino, Giovannlno e Mco- 
lino Tizzoni pensarono di addivenire ad una nuova elezione 
conlro il decrelo vescovile. Ma poi, nel dubbio di non po- 
lerla spunlare, ed anche perch6 si Irovavano in condizioni 
finanziarie punto floride, credellero bene di cedere ogni loro 
prelensione nelle mani dei Depulali dell'Ospedale Maggiore. 
Quesli affiilarono, in ricompensa, agli slessi fralelli Tizzoui 
per anni 23 uu pezzo di lerra gia proprieia del soppresso 
Ospilale (I). 

1 beni di queslo Ospedale consislcvano in perliche 25 
di lerra nei chiosi di Porta d'Adda, prative, afQllale a soldi 
due la perlica ; un giardino di perliche 6 e lavole 10 a 
Porla Pegale, afGllalo a soldi oO ; allre perliche 2 di orlo 
a Porla Cremonese e una casa nel borgo di S. Maltia (2) 
aflillala per Lire quallro; un livello di soldi died sopra 
perliche ire nei Chiosi di Porla Hegale vicino a Cornegliano, 
con allri beni che in lullo ascendevano alia somma di do- 
dici fiorini d' oro d'enlrala. 

La casa propria dell'Ospedale fu venduta dai Depulali 
nel novembre delTanno 1467 a Leonardo Cadamoslo, tulta 
in rovina, senza cappella n^ oratorio od allare, senza letti, 
scnza verun vesiigio di Ospilale, cssendosi gia da cinquanla 
anni ommessa ogni sorla di ospilalila, e gia da gran tempo 
adibito a lull' allri usi. 

Giuliano Tizzoui, cittadino di Lodi, h nomiualo coo li- 



(1) Hog. Giovanni Calchi, 21 Majrgio t4Cf). 

(2) Queslo Borgo era silualo fuoii di Torta Stoppa o Pavcse, era 
Barrieru rompela. 



J 



OSPEDALI DI LODI E TERRITORIO 85 

lolo di Dominus ia uq islromenlo di dole d\ donna Benve- 
Dula , figlia di Cassiano della Torre e moglie di Corrado , 
liglio dello slesso Giuliaoo, rogalo da Bassiaoo Capodibove 
ai 15 Marzo 1277. Defendenle Lodi , Don scorgendo nello 
slesso documenlo cenno alcuno di queslo Ospedale, n^ neiia 
Dola degli Ospedali di Lodi e lerrilorio dell' anno 1279, 6 
d'avviso che TOspedaie dei Tizzoni fosse slalo fondalo poco 
dopo. « Oode non sarebbe gran fallo, prosegue lo slorico 
lodigiano, die il delio Giuliano o Corrado suo Ggiio ne fos- 
sero i fondalori, conoscendosi eglino dal suddello ioslromenlo 
per huomini qualiticali , non solo per il litolo di Dominus 
concesso in quei tempi a pochi, ma per le facolla ancora, 
come si puo argomenlare dalla dole della suddella Bona- 
ventura che era di Lire sellanlacinque , le quali conforme 
al valulamenlo delle monele di quei lempi che fanno il Bembo 
el il Domeniohi farebbero la somma di sculi 7500. » (1). 

Giovanni Agnelli. 



(1) Defendenle Lodi: Ospedali di Lodi e lerrilorio, ms. apocrafo 
netla Biblioleca di Lodi. 



SPIGOLATORE 



LORENZO ASTEGIANO — Codice diplomalico cremonese. 
Anno 715 1334. Vol. 11.^ (1). 

130S. Marzo 21. — Pagamenlo di Lire 159 e 15 
soldi imperiali fallo per Bellinum Carenzonum civem Laudis 
olim conestabilem pedilum Cremonae, 

1311 ... . Dacia quae solvunlur per illos qui vadunl 
Veneliis per Padum versus Manluam .... 

Dacium qui soivilur in Ferrarla : Manluani pro quolibel 
soma bononienses 9 parvos, Cremonenses 18 el Mulinenses 
el Regienses, Mediolanenses, Cumasini, Monzaschi, Lodes.vni, 
Papienses, Pergamenses el Plasenlini bononienses 27 . . . 

1312. Tra coloro che adirono air incanlo dei dazi e 
delle gabelle del comune di Cremona, notasi: 

Bresaninus de Laude incanlavit dacium sextarii plalee, 
scilicet unius denarii pro quolibel sexlario quod mensura- 
bilur in plalea vel allibi usque ad sex menses, pro prelio 
vigioli sex librarum, quolibel mense . . . 

1313. Negli Slaluli di Cremona, tempore regis Roherti 
generalis domini civiialis et districlus , al paragrafo 48 , 
De conlractUy si iocca di una pagina di sloria lodigiana: 
a . . . Quoniam premia tribal merentibus convenlt et ui 



(I) Pel Vol. I vedasi: Anno XVI (1897) pag. 173. 



spigolature 87 



ad beoefacienduna bonum exempluin aliis Iribualur. Cum 
muili et muili boni homines , tam nobiles quam populares , 
tempore quo perQdus el ioiquus dominus Mapheus Vicecomos, 
anle advenlum ioiquissimi Romaoorum regis diclus impe- 
ralor, civilalem el comilalum Mediolani regnabal, in magnis 
necessilalibus tunc communi el populo el parli Ecclesiae 
Cremonae Laudae et terrae Cremae dominare volebat, in 
mullis el quara pluribus conlraclibus et diversls lemporibus 
mullas et mullas quanlilales pecuniae, at qualuor denarios 
librae, cerlis paclis el condilionibus indiclis conlraclibus in- 
serlis, pro defensione el oianulenlione civilalum praediclarum 
el offensione dicli D. Maphaei Vicecomilis et eorum sequa- 
cium muluaverinl, non limendo quod perdereut vel perdere 
possent diclas pecunias et quanlilales, quas quidem si non 
muluassenl, civilales Cremonae, Laudae et terra Cremae in 
deslruclionem et ad subieclionem praedicli domini Maphaei 
Vicecomilis propter defectum pecuniae, quod absil, polerant 
devenire. » 

1203, Marl. 3. Innocenlius HI episcopis papiensi, pla- 
cenlino el laudense, qui mandalis suis haud parueranl, denuo 
cum minis el reprehensionibus praecipil qualinus polestates, 
consules el consiliarios Cremonae excomunicatos, el civilalem 
supposil inlerdiclo publice denunlienl, ob litem cum mona* 
sterio S. Six'.i el ab omni officio alque beneficio suspendanl 
presbyleros cremonenses, qui dicunlur divina eliam celebrasse 
post sententiam interdicti el cogant ad ipsum venire. 



II Codice diplomalico Cremonese pubblica divefsi do- 
cumenti riferenlisi alia lite Ira il crociato Anselmo Selvatico 
e r Abate di San Sisto di Piacenza per Caslenuovo Bocca 
d^Adda. 

Noi riproduciamo qui e riprodurremo nei numeri suc- 
cesslvi quei documenli, ad eccezione di quelli che gia vi- 
dero la luce oel Codice Laudense, 



88 SPIOOLATURE 



1226, dec, 15, XV, Crcmonae, in consilio. 

CoDsilium slaluit quod relicialur damoum quod ha- 
bueruul Arbizoaus el Guilielmus el Aoselmus de Salvalicis 
ad Caslrum uovuui de eo quod caslellus fuil cavalus et 
elevalus, posl aeslimaliooem bonorum el lealium hominum. 

1226, dec. 27, AT, in palatio novo Cremonae, supra ban- 
chum bannilionum Comunis. 

Poleslas praecipil pro sacramenlo in banno de 10 libris 
imp. pro uooquoque , Odooi de Diviliolis, Guidoni de Ga- 
yoldis, Pelro Uoduuo , Oilooo de ZuDevolla (superslaulibus 
caslrorum) el magislro Beuediclo , ul vadaul ad Caslrum 
novum el examiaeiil damoa Salvalicorum el aiiorum. 

1226, dec, 31, AT, in palatio Cremonae, 

lohanoes de Belocia, Oddo de Diviciolis, Bocardus de 
Persico, Marliuus Gabbus, Guilielmus Madalberlus, Juhaooes 
liuDus Beccarius, Guidu Cazalus de Gaidoldis, Pelrus Oo- 
dunus, UllOQus ue Zoveuolla, el Fredericu.s Advocalus, su- 
perslaules caslrorum, io coucordlo magislri Ueoedicli, dicuol 
quod lerra io qua eral faclum fossalum el lerragium rochae 
Casiri uovi valebal 4 libras imp. pro perlica, et quod Sal- 
valid babebaol ibi 24 perl, el 16 lab. el dlmidiam. 

1226, id, id, 

Supraslanles praedicli pronuQciaQl quod Aoselmus SaU 
valicus babeal 6 libras imp. el Guilielmus Salvalicus 10 
gold. imp. pro meudo camiualae el aliarum suarum leie- 
Giarum. 

1227 (1226 inc.)y ian. 1, AF, in camera palatii Cremonae, 

G. de Leodeiiaria poleslas praecipil massariis ul faciaot 
Bcribi io libro suo commuuis lolum damuum Guilielmi de 
ISelvalicis et omnium lllorum de domo sua et aiiorum ho« 
miuum. 



&P1G0LATURE B9 



1230, tan. 26, ///, in palalio episcopi laudensis. 

Leooardus monacus el procurator mooaslerii S. Sixli 
praeseDlanl se coram Ollobello episcopo paralus proc»^.dere 
jD causa cum commuoi Cremonae. 

1230, febr. 4, ///, id. 

Procurator S. Sixli se repraesenlal coram episcopo. 

1230 (1229 inc), febr. 5, ///, Cremonae, 

Torseliuus advocalus poleslalis et consilium faciunl 
Leooardum de Casamala siuJicum io causa coolra abbalem 

S. Sixli. 

1230 (1229 inc.), febr. 13, ///, Placentiae, in monaslerio 
S. Sixli. 

Gauduifus abbas et mouaci coosliluuDt Leooardum con- 
fralrem siodicum in causa cum communi Cremonae coele- 
risque homioibus dioecesis Cremonae el Laudae. 

1230, febr. 15, ///, Laudae. 

Episcopus slaluit sicdicis Cremonae el S. Sixli ler- 
minum veniendi coram se. 

1230 (1229 inc.), febr. 22, in camera episcopi Cremonae. 

Anzelerius porrigil libellum episcopo, quo el denunlial 
ul compellal commune ad resliluendum A. Salvalico cruce 
sigoalo lerras invasas occasione rocc(^e Caslri novi et ad 
resarcieodum damna, et appellat ad archiepiscopum Medio- 
ianl si episcopus hoc nolil facere. Qui poslera die respondet 
quod faciei quicquid habebil ad faciendum. 

1230 (1229 inc.), febr. 26, III, Laudae. 

Osberlus Velulus, procurator Poozoni et Capae et Pre- 
sbileri el Oddonis et lohannis booi et Vetuii , pro se el 



bo 



SPIGOLATURE 



diclis (JeouDliat A. Selvalico ne debeat liligare sub episcopo 
iaudensi quia oon habet iurisrJiclioDem in eum; el Selva- 
licus respoudel quod non faciei nisi vi coaclus. 

1230 (1220 inc.), febr. 27, ///, Laudae. Vignali, Col di- 
plom., Laud., II, 300. 

Praecepio facto per correrium Cremonae A. Selvalico 
ul se repraesenlel coram poleslale , sub banno 500 libr. 
Anselmus respoodel non leneri hoc facere quia non eral 
civis cremooensis. 

-J- Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo 
vigesimo nono, indictione tercia, die mercuril tertio kalendas 
marcii, in civitate Laude, in palatio domini episcopi, coram 
Oberto vicedomino, Malnepote de Carte maiori. Guilielmo 
Rochario, testibus rogatis. 

Precepto facto doaiino Anselmo Salvatico per Guazetum 
currerium communis Cremone, nomine ipsius communis, ut 
dicebat, super eo videlicet quod ipse Anselmus representaret 
86 coram potestate Cremone die sabbati tunc sequenti, sub 
banno quingentarum librarum imperialium , sic respondit^ 
ipse Anselmus: quod, quamvis non reputaret eum nuncium,{ 
quia ut ipse interrogatus ab eodem Anselmo non habebat 
instrumentum aliquod super eo quod esset nuncius pote-j 
statis, ut dicebat, nee sciebat causam quare vocaretur, tameu; 
respondebat ei, quod non reputo me civem cremonensem necj 
diote potestatis subditum et sic non teneor coram eo com* 
parere, nominatim propter raciones quas el missi per pro-j 
curatorem meum quibus inhereo, et tamen si securiter pos« 
sem ire ad ipsum irem, non ex debito^subiectionis, sed pocius 
ut civiliter agerem cum eo , et audirem quod dicere vellet| 
et facerem quod de iure deberem. 

•{• Ego Gerardus Pelliparius, notarius, huic intsrfui et 
rogatus Hcripsi. 



(Continual, 



GiovaoDi Levi nella Nuova Antologia (16 Giugno 1899) 
pubblica Ire documenli bresciani, i quali illuslrano un epi- 
sodio dei Promessi Sposi, il duello del Padre Crisloforo. II 
Levi fa precedere e seguire a questi documenli una doUa 
iliustrazloDe che noD possiamo riprodurre. I documenli sono 
quesli. 

11 5 Maggio del 1589 i retlori di Brescia fecero pub- 
blicare quesla lerminazione, ossia ordinanza : 

« L' llluslrissimi Signori Lorenzo Prloli Kavalier Po- 
desla, el Nicolo Gussoni Capilanio, per la Serenisslma Si- 
gnoria di Yenelia Rellori dignlssiml di Bressia e suo di- 
slrello ; 

Considerando con quanta facilila il piu delle volte, 
per causa della sola precedenlia della slrada, succedono ho- 
micidii de imporlanlia , anci (anzi) che alcuni con T odio 
occullo proccurano servirsi di quesla occasione el de casi 
pensali dimoslrarli fiolamenle puri, in pregiudicio grave 
della giuslizia el in offesa del prossimo ; hanno perci6 de- 
liberalo, incliuaodo sempre lo animo alia quiele el alia pace 
conforme alia pia el perfella menle di Sua Serenila, di fare 
la presenle lerminatione , con la quale , con ogni miglior 
modo elc. , lerminano et dichiarano , et cosi ordinano , el 
espressamenlQ comandano : cbe neir avvenire , per rimover 



b^ cbRIO^ITX 



ogni (lubio el difdcolla , iuconlrandosi gerjlilhomini o altre 
persooe che prelendioo !a superiorila della sirada , sempre 
quello che caminara dalla banda del muro con la maoo 
deslra verso a esse muro non sia n6 possa esser sforcialo 
da alcuno a parlirsi da suo luogo, nel qual modo i'uoo el 
f allro havera la banda deslra. Imponendo pena , a quello 
che procedesse ad allro modo e di alira maniera, di bando, 
pregione el di allre pane, pecuniarie e corporali, ad arbiirio 
di loro Signorie HI. me; le quali pene irrimisibilmenle sarano 
conlra ciascheduno, sia di che condilione si volia, mandate 
immediate ad eseculione; oltra che, sara ancho lenulo per 
persona rissosa, soaodalosa, perlurbalrice della pace, el che 
con animo pensalo el deliberalo sia slato egli provocalor 
della rissa el queslione, el con lali qualila espresso sara 
proclamalo, punilo e casligalo, oUra qaella pena che meri- 
lasse per il delillo comesso, conlra i quali non solamenl^ 
si procedera per via di querela el denonlia secreta, ma anc( 
per via d'inquisilione. Et cosi hanoo comesso che sia esse* 
quilo el osservalo, el a chiara inlelligenza faltone pubblicl 
proclami ne li luogi solili della cilia. » 

11 24 Marzo del 1390 i Bresciani senlirono e viden 
nuovamenle pubblicala la slessa ordinanza con quesla brevi 
premessa : 

a LMll.ml Signori Hellori fanno sapere che la sollo* 
scrilla lerminalione falla da loro SS. 111. me in proposilo 
della precedenlia della sirada de' di o .Maggio prossimo 
passalo, 6 slalla coafirmala el approbala nelT Ecc.mo Senalo 
a 17 del mese presenle, come appare per lellere ducali di 
dello giorno, el ordine di S. Serenila che debba esser da 
loro SS. III. me falla essequire inviolabilmenle , el cosi da* 
suoi 111. mi successori in perpeluo , el posla nelle loro co* 
missioni. II che si fa sapere a chiara inlelligenlia di ogniuno 
avverlendo a dargli la debila essecuUone in lulle le sue 
parli ; aliramenle si procedera conlra li innobbidieoli con 
ogni severila. » 



curiositX. 93 



Ed ecco le « lellere ducali » qui sopra cilale, recanli 
il leslo (lella « parle » (provvedimenlo) che ii Seoalo aveva 
preso in proposilo: 

« Pascuaus Ciconia, Dei gratia, Dux Veneliarum, etc.... 
Si 6 inleso dalle lellere delli Rellori oostri di Bressia, il bon 
fCTello che hanno parlorilo li predelli ordeoi dalli da loro 
per levar le risse che polevano occorrer alia giornala Ira 
quei cilladini per occasione di precedenza nelT inconlrarsi 
per slrada. El esseodo mollo a proposilo che provlsione cosi 
bona iD lulli i lempl habbia la sua esseculione; 1' andera 
parte che la lerminalione falla dalli Rellori noslri di Bressia 
per rimover ogni difGcolia nelT inconlrarsi per slrada, faita 
pubblicar da loro in quella cilia a 5 Maggio prossimo pas- 
sale, con lulle le allre cose contenule in essa sia colT au- 
lorila di questo Consiglio confirmata el approbala come sla 
el giace, dovendo essere regislrala nella Cancelleria nostra 
Ducal, el posla ceiravvcnire nelle comissioni delll Rellori 
Doslri di quella cilia perch6 Thabbiaoo a far essequire in 
iulli i tempi. Qaare elc. » 

Giovanni Levi cosi conchiude il suo arlicolo: 

— Anche queslo ho volulo avverlire perch5, — vislo 
che fra i cappuccioi f^ccorsi al Lazzaretlo di ]\lilano per la 
famosa pesle la storia ha regislralo un Padre Cristoforo rfa 
Cremona — laluno ha volulo che il noslro apparlenesse per 
forza a nobile famiylia cremonese, e per Tappunlo « al ramo 
cadello della illuslre famiglia Picenardi » menlre il rcmanzo 
lo fa nascere da un plebeo arricchitosi coi commerci. Cosi. 
se la storia avesse invece menzionalo un omonimo cappuc- 
cino, supponiamo, da Lodi, forse a quesfora non manche- 
rebbero libercoli leodenli magari a dimostrare, falicosamenle 
e aflTatlicantemenle, che la famiglia di Lodovico e quella del 
gaio Capilan Fanfulla furono IuiTudo od affici. Per chiunque 
iovece non soglia dar corpo a eerie ombre , la palria dj 



94 curiositX 



Padre Crisloforo resla aocora la cilia di *** ; e, senz' es- 
sere profeli si puo anche predire che nissuno riescira ormai 
a mellere un nome al poslo delle Ire slelline. — 

La Direzione, 



N OT I Z I E 



II lalo meridionale della chiesa di S. Lorenzo, rislau 
ralo TaDDo scorso , lasciava molto a desiderare per la so-: 
vcrchia dissonanza del colore del maleriale io coufronlo con 
quello della facciala del tempio stesso. Siamo lieti che in 
quesli ullimi tempi si sla inollo ben rimedialo con una in- 
dovinala colorazione dei malloni , in modo die oggidi ben 
difGcilmenle , chi non ha vedulo 11 colore primilivo , pu6 
scorgere differenze Ira 11 nuovo aiuro e quello anlico del 
Talligua facciala. I compliinenli a chi di ragione. 



GONGORSO 



PROVINCIA DI BOLOGNA 

CIRCONDARIO d'iMOLA 

COMUNE DI CASTEL S. PIETRO DELL' EMILIA 



CONCOllSO TEK UNA STOKIA DOCUMENT AT A 

Dl CASTEL S. PIETRO DELL EMILIA 



Nella ricorrenza del VII Centenario della fondazione di Castel 
S. Pietro dell' Emilia, il Consiglio comunale,per fcsleggiare in modo 
snlenne, utile e durevole qupsla ddta, con delibcrazioni G Marzo e 8 
Maggio 18'J9, rese eseculive dalV Aulorild circondariale con vislo 14 
Maggio 1899, N. 2010, ha slabilito quanlo segue: 

1. — E aperlo un concorso con premio indivisibile di lire the- 
HILA per una Sloria documenlala di Caslel i*. Pielro deli' Emilia. 



CONCORSO 95 



2. — La Sloria dovrd comprendere : 

A. La genesi slorica del Comune di Caslel S. Pieiro e dei 

Caslelli o Comuni anlichi, che ora fanno parte del Icrri- 
lorio di detlo Comune quali frazioni di esse. 

B. Le relazioni sloriche del Comune di Castel S. Pieiro con 

altri Comuni ilaiiani, specialmenle con quelli limilroli e 
sopraluUo colla Cilia di Bologna. 

C. Vila civile ed economica del Comune iino al 1900. 

D. Una rieerca accurala di lulli quei documenli che alleslino 

privilegi accordali al Comune, ad Isliluzioni pubbliche e 
private ed agli abilanli di Castel S. i'ietro. 

E. Biogratia delle persone nate nel lerritorio di Castel S. Pietro, 

ciie si resero illuslri nelle scienze, nelle letlere, nelle arli, 
nelle armi, nella Religione, nella polilica. 

F. E-^alta nolizia bibliogralica delle opere lellerarie, scienli- 

liche, edile od inedite, hseiale da questi cittadini, indi- 
cando dove ora si conservir)o i manoscrilli inedili. 

G. Una nola delle opere d'arle (pitlura, scullura, ecc), colla 

indicazione del luogo ove ora si trovano. 
H. Indici copiosi, alii a faeililare le ricerche in tulta I'opera, 
sia cioe nel lesto, sia nei documenli clie vi saranno al- 
legati. 

3. — II vilore scienlifico deir opera sara giudicalo da una com- 
missione composla di cinque membri, come segue: 

h) Un de legato dalla Facolla di Filosofia e Letlere della R. 
Unirersitd di Bologna: 

b) Un delegalo dalla Facolla di Giurisprudenza pure della 

R. Universita di Bologna; 

c) Un delegalo dalla R. Deputazione di Storia Patria per le 

Provincie di Romagna ; 

d) Un delegalo dalla Deputazione provinciate di Bologna; 

e) Un delegalo dal Sindaco di Caslel S. Pieiro deW Emilia. 

L — L' opera dovrd essere scrilta in lingua italianae inviatain 
copia chiara c leggiblte al Sindaco del Comune di Castel 5. Pieiro 
dell' Emilia, 

5. 1 manoscrilli non porferanno it nome dell' autore; ma saranno 
contrassegnati da un motto che si ripeterd sopra una busta sigillata, 
nella quale si troverd il nome e il recapito dello scriltore di ciascuna 
monografia. 

6. — // concorso resterd aperto dalla data di pubblicazione del 
prescnte programma fino alia mezzanotle del 31 Dicembre 1902. 

7. — La Relazione della Commissione giudicatrice , fatta per 



96 CONCORSO 



iscrillo e (Irmafa da tntti i Commmari,mr(i resa di pnbblicaragione 
cniro un mcse dalla prrsentazione di essa al Comune* 

S. — // lavoro premifito rrstprd di propripfa del Comnne di Cnslel 
S. lUrlro , al quale spellern il diriiio di pubblicarlo. L'anlore dovrd 
curarne la slanipa senza ulleriore compenso. 

Cli allri manoscrilti won premiati resteranno al Comnne, che 
perb non avra alcwi dirillo alia proprield lelleraria. 

9. — II vincilore del concor^o riscolera un premio di lire tre- 
MiLA, a lilolo di rimborso per !e spese inconlrale nel fare le ricerche 
necessarie. II premio e indivisibile, e. sara pigalo al vincilore del con- 
corso in due rale ugiiali di lire 1500 ciaseiina, la prima eiiiro due 
mesi dalla pubblicazione della relatione dei Commissari , la seconda 
quando I' opera sarii liiiila di slampare. 

10. — La Commissione perb, ore non rilenga nrssuno dei con cor ' 
renti degno del premio, ha facolfd di proporre al Municipio una re.' 
munerazione non superiore alle lire mille per quH lavoro, che a sua 
giudizio merilasse tuUavia di cssere dalo alle stampe. 

11. — Se dopo un anno dalla data d'l verdello della Commissione 
giiidicatrice il Comnne non ai^esse aucora pnbbliculo la monografia 
premiala, I'Aulore air a dirillo di riscuolere la seconda rata del premio* 

12. — Trascorsi due anni senza che il Municipio, o chi per csw, 
abbia pubblicafo I' opera premiala, il Comnne di Caslel S. Pielro de- 
cade da ogni dirillo acquisiio still' operdi slessa , sempre reslando il 
manoscritto negli Archivi comunali. 

13. — Le schede chiuspj che accompagnano i manoscrilti non pre- 
miati, saranno abbruciate, a meno che gli on tori non scrivono sulla 
busla chiusa, insieme col motto di distinzione, il permesso di aprirla. 
In lal caso il nome deW autore sarariportalo sul suo manoscritto, che 
reslerd negli Archivi del Comnne. 

14. — Se il concorso sortird esilo negaiiro, sia per mancanza di 
concorrenli, sia per non esser dichiaralo degno di premio alcuno di 
quesli, il Comnne di Caslel S. IHetro si riser va di fare quell' uso che 
crede dei fondi destinati a qiieslo Concorso. 

15. — Qunlora poi siano slate raccolte contribuzioni pecuniarie da 
altri enti o da privati per queslo Concorso, s'inlende che gli stessi 
oblalori avranno dirillo di disporre ullrimenti delle somme deslinate 
versale a tale scopo. 

Palla Rosideaza Municipalc di Caslel S. Piclro doU'Erailia, il 20 Giugno 1899. ' 

Il Sindaco 

Aw. ANASTASIU MATTEUCCl. 

U Sc^retario G. SIBONI, 



E 




W 



PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDAJ^IO 

DI LQDI 

DiRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



Sorie Seconda - -A^niio X.VIII.° 

(Luglio, Agosco, Settembre) 



SOMM ARIO 



MEMORIE 

jiovANM Agnelli ■— II vecchio Camposanto di Lodi (pag. ^yj. 

- Obpedali LoJigiaoi - Ospedale di S. Maria di Virolo 
(pag. in). 

,uiGi Anelli — Cose d' Arte (pag. iijj. 

Iario Minoia — Due Mouografie di Autori Lodigiaui 



LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE Q.UIRICO E CAMAGNI 
1899. 



!^^!^^?^^f^^?^^'^^!^ 



IL \ECCHIO CAMPOSA^TO 

D I LO D I 

Non vi ha nessuoa memoria che si lumulassero i ca- 
flaveri in una speciale localila fuori delie mura di Lodi. 
Solo i mililari venivano sepolti in un silo che faceva 
parle delie forliflcaziooi eslerne di Lodi nei pressi e fuori 
di Porta Caslello, ove il mililare leneva un apposilo Oratorio. 

1 cadaveri, ab onlico, venivano seppellili nei dintorni 
della chiesa parrocchiale o nei campicello annessovi, falta 
eccezione di quelli di famiglie ricche, le quali avevano spe- 
cial! lombe annesse alle loro cappelle gentilizie, o, quanto 
meno , facevano lumulare i loro morti sotto le navate del 
lempio, in vicinanza di qualche pilastro o colonna, sovrap- 
ponendo alia tomba apposita iscrizione, o stemma, o bas- 
sorilievo che tendevano man niano a scomparire sotto il 
peso e lo sfregamento dei mille divoti che vi passavano 
sopra. 

nil lardo, almeno in citla , si scavarono nelle chiese 
lombe comuni , nelle quali si calavano man mano i cada- 
veri, con quanto vanlaggio per la pubblica igiene ognuuo 
puo facilmenle immaginare. 

Kelle campagne pero , la tumulazione nei campicello 
atliguo alia chiesa conlinuo fiQo alia fine del secolo decimo 
ollavo, e non h raro il caso di trovare grafili nei maltoni 

8 



98 II, VECCIIIO CAMroSANTO Dl I.ODl 



I 



eslernamenle alle chiese del conlado i nomi dei defuQli ch 
vi furono seppellili a pochi passi di dislanza. 

Le piccole cappellelle che quasi daperlulto sorgoDO 
accaulo o a breve dislanza dalle chiese di campagoa , e 
che conleDgoDo quanlila di ossa umane, furono erelle sullo 
scorcio del secolo decimo ollavo, quando, disfallo il campo 
sanlo, 6 ridolto o a piazza o a collivazione, si esumarono 
le ossa, e si vcndelle 11 fecondo lerriccio agli avidi agri- 
collori. 

Si hanno memorie che le persono Irovale morle od 
uccise sulle slrade della cilia o del conlado venivano esposle 
sulla piazza del broleUo per essere riccnosciuie, e pci nello 
slesso luogo seppellite. I disc'plini di S. Giovanni decollalo 
seppellivano nella loro chiesa di S. Miria del Sole i corpi 
dei giusliziall. 

Non di rado succedevano violaziooi alle lombe ad ef- 
fello di derubarvi jibili od ornamenli con cui venivano sep 
pellili i cadaveri de»li abbienti. II Ciseri, nel suo Giardino 
slorico, racconta « che nel giugno del 1610 uo barcaiuoloi 
dell'Adda fu seppellilo nella chiesa dl S. Maria Maddalena 
sua parrocchiale, e, secondo T usanza , veslilo coi migliori 
abili che avesse. II figliuolo del sagrislano, che avevi 
adocchialo quell'abilo, e voleva appropriarseue, apri nolle 
lempo la sepollura e con una scala vi discese e si accinst 
a spogliare il cadavere poco prima ivi deposlo ; ma , did 
il cronisia « nel muovcrsi dovelle calpeslare allri cadaveri 
de' quali ne crepo uno, e per il fellore subilo moii. » Li 
malliua il sagreslano , Irovata rimossa la pielra , aperla !< 
sepollura, s'inchino ad osservare: e vedendo uno che sem- 
brava il proprio suo figlio, lo chiamo, quindi discese egl | 
pure nella sepollura, e vi Irovo la slessa sorle iocunlral; 
dal figlio. Furono poi Irovali e levali dal sepolcro ambidu' 
per far a loro le esequie , e quindi riposli nel luogo ov 
da loro avevano Irovalo la morle. » 

La lumulazione nelle chiese veniva pero smessa ii 



J 



IL VECCttIO CAMPOSANTO DI LODI 99 

tempi di graode morlalila per malaltie coDlagiose. Sappiamo 
che duraole Tullima pesle (1630) i cadaveri venivano sep- 
pellili in viciuauza del Lazzarello che sorgeva luDgo la 
slrada di S. Colombano, a sinistra di chi va da quella parte, 
e precisamenle nel iuo^o ove anche di presenle h una cap- 
pellelta fiancheggiala da una colonna di marooo sormontata 
da una croce in ferro, neila possessione della Spina, in vi- 
ciuanza della ferrovia. 

Sappiamo pure che durante la mortalita dei militari 
aquartierati in Lodi al tempo della guerra per la succes- 
sione di Spagna (1702...) quei morti venivano seppellili alia 
Barbina ed alia Spolverera ollre Adda. In questo ultimo 
luo^o i Villani in seguilo fecero erigere una cappellelta 
oade accogliervi le ossa che man mano si venivano esu- 
mando: ora quella cappelia non vi 6 piu : h invece in 
grande venerazione Tallra, detla i Morli della Barbina , 

della Madonna, ove si seppellirono in segaito altri cada- 
veri travolli dall'Adda dopo la baltaglia i\[ Cassano (1705). 

Giuseppe 11 sullo scorcio del secolo decimo ottavo 
vielo il pernicioso abuso di seppellire tanli cadaveri in fosse 
angusle ed entro a luoghi necessariamente frequentali da 
persone , quali sono le chiese : e fu allora che igienisli e 
chimici esposero savii precelti inlorno alia scella dei luoghi 
^ed alia condizione dei lerreni adalli per questo uso, affine 
Idi porli in condizione di non recare coi loro effluvii , n6 
danni, n5 incomodi, e molto meno cagionare comunque ma- 
lallie. Giacch6 nei passali tempi non furono rari i casi in 
cui malatlie conlagiose furono occasionale dalT apertura di 
lun sepolcro , nel quale era gia da un anno stato sepollo 
'lino morto dalla malallia medesima. 

1 A Lodi si incomincio a discutere la scella di una buona 
ocalita da ridurre a Cimilero Gn dal 1783 e si penso di 
'oodare il camposanto in una localila ollre la Galta, lungo 
a slrada Cremonese; in un campo di compendio della pos- 
sessione Coldana di propriela Bonanomi. Ma questo pro- 



100 IL VECCniO CAMPOSANTO Dl LOHI 

gello venne abbandonalo ben presto : crediamo di apporci 
al vero asscreodo che furono i BoDaoomi che opposero uq 
energica resislenza , per non vedersi il campo.^anlo davanli 
alia lor casa. 

Si peDs6 adunque ad allro silo: sul Gnire del 1786 
vediamo scarlala un' allra localila nella possessiooe della 
Spina degli slessi Bonanomi. II (] novembre di quell' anno 
il B. I. CoQsiglio di Governo accordava che si polesse so- 
sliluire a qiiesl'uliima localila un allro silo, e in cio d'ac- 
cordo col Cooaando mililare, giacch^ Gn d'allora si preve- 
deva r allerramenlo d^lle forliQcazioni e la scomparsa del 
cinaitero dei mililari slessi. 

A proposilo dei mililari leggesi negli alii munici] 
di quel tempo che Tassessore delegalo Giuseppe Azzali sa- 
rebbe slalo d'awiso che il soldalo dovesse essere esenlalo 
dalla spesa per la coslruzione del nuovo camposanlo qua- 
jora « dallo slesso mililare ollenere si polessero quel luoghi 
che il racdesimo si h riservalo per la lumulazione dei suo' 
cac^averi nella vendila delle abbandonale forlificazioni. » 

Sollecilala la cilia a iniziare queslo camposanlo , ri; 
spondeva (8 febbrajo 1787) che il rilardo proveniva dall; 
calliva slagione, dalla quanlita delle nevi e dalla difQcolli 
di scegliere un « juogo comodo si per la cilia come per 
chiosi, lonlaoo, secondo il prescrillo, da' luoghi abilali prior 
cipalmenle in una discrela lonlananza dalla cilia dove I 
cascine si irovano poco lungi Tuna daH'allra . , . un luog| 
che pregiudicare non polesse i\h all' adacjuanienlo di food 
uh air abbeveramenlo delle beslie, per cul si 6 dovulo pe| 
ben Ire voile cambiare il silo fissalo. » 

Si era quindi slabililo di erigere il camposanlo a bre^ 
dislaoza dalla slrada di S. Colombano, ne'la possessioi 
dell'Mbarola. Dal lipo che 1' ingegnere Dossena univa all 
perizia risullano diverse localila, sopra una delle quali, al| 
sbocco della slrada di S. Colombano con quella di circO^ 
vallazione, preoisameule dove ora sorge un deposilo di vir 



IL VECCHIO CAMPOSANTO DI I.ODI lOl 

sorgeva una cappellella delta la Madonna del Porno, E pure 
segoala la chieso di S. Bassiano ai Ratli, e un'alira cap- 
pellella della Madonna della Stella, la cui immagiue ora 
si irova nella chiesa di S. Bernardo. 

11 cimilero delTAndreola dovea servjre per la cilia, i 
mililari, gli ospedali di Lodi, e i chiosi di Porla Cremona 
e di Porla Regale: dislava dalla cilia due lerzi di miglio. 

Queslo progello fa approvalo dalla R. Inlendenza po- 
lilica il 19 febbrnjo 1787. 

II generale comandanle il presidio di Lodi, conle di 
Aspremoot, il 4 marzo di quest' anno acconsenli di cedere 
al Comune il cimilero mililare silualo nelle anliche forlin- 
cazioni, quando la cilia avesse condoUo a termine 11 duovo 
cimilero. 

In quel frallempo il R. Imperial Couslglio aveva de- 
lerminalo che la spesa per la coslruzione dei campisanli ad 
uso delle cilia del dominio Auslriaco fosse a carico dello 
Stalo, ossia della Sociela generale della Lombardia Auslriaca, 
col pallo che venisse celulo a di lei beneplacilo il prodollo 
lanto dei fopponi di Milano gia rilasclaii per lale oggello, 
quaolo quelli delle allre cilia dove esislevano. 

II 2 maggio 1787 I'assessore Azzaii dflegalo, infliien* 
zalo da non si sa chi, e col prelesto di evilare le conse- 
gueuze della insalubrila dell' ana nei kioghi circouvicini al 
camposaolo, 6 di queslo parere : « disgiuuto dover essere 
il cimilero della cilia servibde pel mlliiare e per i chiosi 
da quelle degli ospiiali , meulre cou cl6 ollre lo scausare 
i pericoli che la quanliia dei cadiveri in un medesimo luogo 
unili polrcbbe produrre, si verrebbe ad olleoere una mag- 
gior faciliia nella scella dei sili per la coslruzione dello 
sttsso cimilero, una spesa minore nella compera del fondo 
polendosi scegliere auche lerreni di minor valore. » Auche 
queslo parere fu approvalo dal R. Inteodenle politico il 3 
giugno 1787. 

In segullo a ci6 venue abbaudonalo anche il progello 



102 IL VECCniO CAMPOSANTO DI LODI 

del cimilero all'Albarola : e Tassessore delegalo propose due 
localila pei due cimlleri : una sulla sirada cremooese , in 
UD campo elevalo di ragiooe di Don Bassano Bonanomi, e 
I'allra in un pezzo di terra incolla e gerosa nel fondo 
della Concoreggia , di propriela dell' Ospedale , ed allre 
voile della soppressa Casa della Provvidenza (10 agoslo 
1787). 

Don Bassiano Bonanomi, che aveva sveulalo allri pro- 
gelli di cimileri in vicinanza della Coldana , espose una 
(c ragionala » rimoslranza alia Comunila ed alia Inlendenza 
polilica. Quesla il 7 selleaobre 1787 scrisse alia Municipa- 
lila affinch^ rilornasse sulle deliberazioni prese, ponderasse 
bene le circostanze sanilarie e pecuniarie e vedesse di pro- 
porre allra localila piii opporluna. Dodici giorni dopo la 
slessa Inlendenza suggeri alia Congregazione Municipale di 
erigere un sol cimilero nel luogo della Concoreggia, in ler- 
reno che poleva essere acquislalo a prezzo minore. 

Ma r assessore Azzali non si diede per vinlo e il 28 
sellembre riball^ le asserzioni del Bonanomi « dimosir6 
non vera le obbiezioni di coslui, rilenendo la localila della 
Coldana la piu propizia per l' erezione del cimilero. 

Una inondazione delT Adda avvenula nel successive 
Dovembre fece abbandonare il progello del cimilero della 
Concoreggia: ed in seguilo a ci6 sempre il cilato assessore 
propose un allro luogo, vicino alia Camoia di ragione della 
casa Ponliroli (19 diceaibre 1787) in un campo dello la 
Pizziga, e T ingegnere Anlonio Dossena presenlo una pe- 
rizia in proposilo. 

Era naluralissimo che anche il Ponliroli reclamasse di* 
moslrando i solili inconvenienli delle acque inquinale di so* 
glanze organiche e allri malanni (3 gennoj) 1788). 

11 1 febbrajo 1788 {'assessore Azzali riferisce sul re^ 
clamo del Ponliroli, ed in parle ne accella le conclusioi 
per cui Irova necessario scegliere allro luogo, non dissl-j 
mulando le difQcolla , « a meno che si voglia por- 



JL VECCHIO camposanto di lodi 103 

lare il cimilero alia dislaoza di almeoo un miglio dalla 
cilia (1). » 

Olio giorni dopo I'lnlendenle pulilico, mollo seccalo, a 
quanlo pare, amoiise che il cimilero si facesse in un puulo 
aoche lonlano didla cilia, « purche si faccia preslo. » 

Ed eccoci rilornali all' idea di coslruire un solo cimi- 
lero per luUi. Qaesla volla (21 marzo 1788) si Irallo di 
un campo del podere Spina, scnipre propriela del nooiinalo 
D. Bassiano Conanomi. Si ammellevano pero delle eccezioni: 
quando cio^ la Regia Inlendenza credesse daonoso il sep- 
pellire lulli i morli in un sol camposanlo, allora si sarebbe 
peosalo n coslruirne un allro in Gbiaia d'Adda , servibile 
per parle della cilia e pel chiosi di Porta d'Aida, per i 
quali sarebbe slalo assai incomodo il irasporlo dei morli 
al cimilero della Spina. 

Queslo cimilero, secondo il lipo, doveva avere la lun- 
ghezza di braccia 230 per braccia 112 di larghezza. Dal 
lipo risulla anche che non esisleva la strada : eravi invece 
una slradicciuola che melleva a S. Fereolo , slrada che 
percio doveva essere ampliaia. Risulla pure che eravi slrada 
di circoDvallazione fuori delle mura e delle forlificazioni 
Dei pressi deirailuale ferrovia. Il cimilero era a braccia 590 
dalle mura della cilia. 

Ma, Dou sappiamo per quat molivo , la nuova scella 
noQ inconiro subiio il fcvore djgli icleressall, giacch^ Iro- 
viamo nel mtse di giu^no di qutiT auou allri progelli dei 
due cmilen. 

II pria.o di quesli progelli pone il cimilero in un campo 
dei Padri Oliveuioi luugo la strada poslale maniovana a 
sini^lia per andare a S. Bernardo, appeua ollrepassala la 
Colia Bdggia, luulauo o iO braccia dall' osieria di S. Ber- 
nardo e 480 •lalia prima casa della Gatla, largo braccia 120 
sopra la lubghezza di braccia 152. 

(I) La Camola oggidi e slata demolila. In quesle memorie che 
abbiamo consultale Iroviamo che vi passava la slrada di I'avia, 



104 IL VECCTIIO CaMPOSANTO Dl LODI 

II secoodo in Gerra d'AdcJa , a sinislra della sirada 
poslale bergamasca , luogo braccia 108 con braccia 91 di 
larghezza , loulano braccia 420 dalla Leccama e 380 dalla 
Crocella; propriela Arrigoni. 

LMdea di abbandonare la localila della Spina pare sia 
slala causala da verlenze sorle Ira il Bonanonai proprielario 
e riolendenza politica, richiedendo il proprielario ua prezzo 
Iroppo elevalo: quesle verlenze per6 riguardano quislioni 
di inleresse, e sono eslranee alle solile ragioni di infezioni, 
inquinamenli ed allro. 

lalanlo si addivenne alT appallo per l' esecuzione dei 
progelli , assuulo da Andrea Andena per L. 9900 (6 di- 
cembre 1788). Due giorni dopo Bassiano Bonanomi, che 
aveva cedulo volonlieri il campo della Spina, si oppone alia 
coslruziooe del cimilero a S. Bernardo, adducendo gli slessi 
Inconvenienli fisici e locali esposli quando Irallavasi della 
coslruzione del cimilero ne' canapi della Coldana , perchft 
vicinissima a quesla localila : b inulile, il Bonanomi non vo- 
leva avere sollo i propri occhi quel reilangolo circondalo 
da muri, che si chiama cimilero. 

Giova nolare per6 che prima di appigliarsi al progello 
del camposanlo a S. Bernardo nella propriela degli Olive- 
lani (1) si lenlarono allre localila, quali la cascina Ciribina (2) 
e il Sandone, ma non si Irovarono convenienli. 

II Bonanomi, colle sue riraoslranze, era riescilo a far 
sospendere Tesecuzlone del progello : ma I'assessore Azzali 
riband le prolesle-usservazioni del Bonanomi , e rilorn6 ai 
progello del camposanlo su quello degli Olivelani di Vil- 
lanova. 



I 



(1) Erano gli Olivelani di Villanova Sillero, palroni della parroc* 
cliiale di S. Bernardo, e possessori della Cascina di S. Bernardo, al- 
jora della la Co' de' Padri. 

(2) 11 Comune di Lodi pagava L. BO annua al proprielario di 
quesla cascina per il seppellimenlo delle beslie noorle per nialallie 
epizooliciie ; da cio proviene il nolo modo di dire lodigiano; Andd 
Qlia Ciribina* 



IL VECCHIO CAMP03ANT0 DI LODI 



103 



Allora il Bonanotni, vislo di noo poler compeleria, pur 
di non avere il cimilero davanti alia Coldaua, lenl6 un allro 
accomodamenlo : cedello il foodo pel cimilero gia progellalo 
della Spina mediaole un compenso; che cio^ I'area gia oc- 
cupala dalle forlificazioni da Porta Cremonese alia slrada 
che dalle mura melleva al duovo cimilero della Spioa, de- 
bilameole slimala , passasse dal pubblico in sua propriela 
privala, salvo, ben inleso, quella parle dell'area che doveva 
essere occupala per la coslruzione della slrada di circon- 
vallazione da Porla Regale a Porla Cremona. 

L'Inlendenza polilica approvo il nuovo progello il 21 
febbrajo 1789. — II campo della Spina su cui si doveva 
erigere il nuovo camposanlo si oenominava il Borgo, perch6 
sopra la sua area esislelle 1' anlico Borgo di Porla Pavese 
e di S. Mallia, dislruUi in causa di guerre verso la mela 
del secolo decimo sellimo. 

Ma qui succede un nuovo guajo. II marchese Mario 
Cornaggia Medici, gia proprielario della Spina, conlesl6 al 
Bonanomi la propriela del campo del Borgo, perch^ queslo 
campo passo ella famiglia Cornaggia fln dal 1747 per la 
cessione falla dai Cornaggia ai Bonanomi di una casa ci- 
vile in vicinanza di S. Agnese con pallo che coulinuasse 
nel godimenlo di della casa donna Calerina ftlaranesi ve- 
dova Bonanomi, che sopravisse fioo al giorno 12 noverobre 
1781, e pero Ono a lal lempo i beni surrogali (il campo 
del Borgo) reslarono a godimenlo di D. Bassano Bonanomi 
in conlo deiraftillo della della casa. 11 Bonanomi quindi , 
cedendo il campo al Comune, non cedeva del proprio. 

11 Bonanomi pero alia sua volla prov6 con documenlo 
irrefragabile che il campo del Borgo gli fu rilascialo dal 
marchese Cornaggia il 2 novembre 1782. 

Ptl cimilero di Porla d' Adda si cambi6 parere, e si 
scelse una localila vicioo alia Mozzanica; ma nuove prolesle 
fecero ripigliare T anlico progello: per6 anche per queslo 
non mancarono energiche riraoslranze flrmale da molli, Ira 



106 IL VECCniO CAMPOSANTO DI LODl 

i quali Giuseppe Galmozzi ammioislratore dell'Ospedale per 
la Leccama, Anlonio Boccadoro per la Crocelta, Giuseppe 
Bozzi per la Codignola, Carlo Marchi per it Contarico, e 
Giovanni Maria Rossi per la Negrina e la Maggia. II 16 
maggio Pompeo GrifQoi proloQsico , delegalo dalla facolla 
medica, diede parere favorevole pel cimilero di RIolo. 

Nel luglio il camposaolo di Riolo era lermioalo ; e fu 
collaudalo dairiogegnere Dossena il 1.° agoslo 1789. 

II cimilero di Porta Caslello solFri piii lunghi ritardi : 
deliberala I'asta il lo maggio, ed assunli i lavori da Andrea 
Aodena , era Gollo il 2i oUobre: fa collaudalo il 14 do- 
vembre 1789. 

II cimilero dei militari, gia sorgenle nelle forlificazioni 
cilladine, fu dislrullo colle forlificazioni slesse. Ai militari 
fu assegnalo nel nuovo cimilero uno spazio di Ire pertiche, 
in vicinanza ed a sinistra della enlrata : queslo spazio si 
dovelle ciogere con un muricciuolo e relalivo cancello a 
chiave : anzi, in seguilo, per queslo riparlo, fa aperta una 
porta speciale enlro la cinla comuue , con apposilo ponle 
sulla roggia Orlolana. 

Siccorae poi i cadaver!, dopo le esequie ecclesiasliche, 
Don venlvauo subito porUli al camposanto, cosl si dovelle 
pensare alia coslruzione di una camera morluaria annessa 
a ciascuna chiesa parrocchiale : a queslo proposilo il Ma- 
gislralo politico camerale prescrisse che i deposilori veuis- 
sero erelli a spesa delle chiese , quando quesle fossero in 
caso, allrimenti pensasse il Pubblico se in cnla (1) o le 
Comuoila se in campagna. 11 Comune dovelle pure adallare 
una rimessa ed una slalla per riporvi ii carr^Uone ed il 
cavallo per condurre i cadaveri al cimilero : fu sc^Ha una 
localila in Via delle Orfane, nella casa dei fraieili Grassi, 
colla spesa di L. 612 (31 marzu 1791). 

La tassa pel Irasporto al cimilero e scavo della fossa 



(1) II Comune di Led! spese L 944 per quesU deposilori. 



ih VECCHIO CAMPOSANTO DI LOOI 107 

era di L. 3 pei fuoerali di prima, secooda e lerza classe ; 
di L. 1, 10 per quelli di quarta classe e pei faociulli. 

II capilolo deirOspedale maggiore e i'appaltatore Carlo 
Forli il 23 novembre 1791 cooveooero che il pagameolo 
pel Irasporlo dei cadaveri dalTospedale al nuovo camposanlo 
fosse di Lire una e soldi quiadici, compreso lo scavo della 
fossa e la lumulazioae. Ma T ospedale Fissiraga (14 aprile 
1792) noa voile solloslare a quesle condizioni, assereodo 
di voler lumulare i propri morli cella chiesa dello slesso 
ospedale, adducendo a preleslo, Ira allro, « che la lumu- 
lazione de' delli cadaveri di pochissimi morli in queslo o- 
spedale spella e si deve eseguire, come si h in addielro 
sempre e caulameole pralicalo dalli Presidenli Padri Spe- 
dalieri come indeclinabilmenle obbligali giusla il loro insli- 
lulo e regole fondamenlali approvale co' sovraoi dispacci, 
e dichiarate dovere aver forza di Codioe perpeluo ed ioal- 
lerabile, alia cura delli ammalali, e spiriluale de' moriboodi 
seoz' allro passivo conlribulo di della eredila (1) o ioge- 
reoza del Capilolo in risguardo alia cura spiriluale ed al 
seppellirvi i morli. » 

II Magislralo Camerale pero non voleva eccezioni , e 
ordioava che quelli delT ospedale Fissiraga non facessero 
novila e si adallassero all' uso generafe. 

L'undici Giugno 1792 si diram6 circolare ai Parrocl 
iogiungendo loro di « procedere alia oUurazlone dei se* 
polcri con vollini di coUo lanlo nelle chiese che fuori delle 
medesime , senza pero impedire la conservazione delle la- 
pidi sepolcrali e delli allri monumenli che vi esislono, par- 
licolarmenle delle famiglie le quali in passalo avevano il 
dirillo di sepollura ne' privali loro sepolcri. » La spesa per 
le sepollure comuni doveva essere a cirico delle chiese; e 
per quelle dei privali dai privali slessi. 

Uodici giorni dopo si ordino airappjiltalore di porlare 



(I) EreUita Fissiraga. 



108 IL VECCIIIO CAMPOSANTO DI LODl 

luUi i morli nei nuovi cainposanli « rilenendolo respoQsale 
in lale materia delle mfincaoze e Irasgressioni delle persone 
a lui soUomesse ; e pero non dovra permellere per nissun 
lilolo preleslo che venga seppellilo alcun cadavere ne* 
sepolcri posti nelle chiese od iu allri sili io addielro a lal 
uso deslioali. 

II primo cadavere sepollo nel cimitero di S. Fereolo 
fu quello della moglie di Giuseppe Zumalli figlia dell'ora- 
lore Gerolamo Sommariva, della quale l' annolalore delTal- 
bero genealogico della famiglia Zumalli lace il oome. 

Ma v'erano ancora de' guai : avvenivano cio6 de' re- 
clam; di diverse famiglie che, ridolle « all' ultima miseria 
nou si Irovavano in grado di far fronle alia spesa della lu- 
mulazlone dei loro Irapassali parenli : e d'altronde i sol- 
lerralori rilraendo il loro sostenlamenlo dalla mercede che 
riiraevano per queslo loro servizio, ricusavano di farlo ai 
poveri se prima non erano pagali. » Da do nascevano di- 
sordioi di rilardali seppellimenll di cadaveri , di prole^^le , 
ed allri simili inconvenienli. Soslenere quesla spesa a carico 
locale Don si voleva; obbligare i beccamorli a graluilamenle 
seppellire i cadaveri sembrava ingluslo: per logliersi adun^ue 
da lale bivio il municipale Marlani il 28 nevoso, anno VII 
(1799) suggeri di coslringere i parroci a soslenere queslo 
peso « che a poco pu6 ammonlare » giacch6 i parroci 
« hanno lanle rendile, incerli e mezzi di porre a conlribu- 
zione il popolo dei loro dislretli che poco male sarebbe 
Taddossare lale leggero carico alia loro chiesa. » Perci6 il 
successivo 4 venioso la Municlpalita eccilava i cilladini par- 
roci c( a scuolere la piela dei cilladini a concorrere con 
limosine al sollievo de' veri indigenti nelT indicala lulluosa 
circosiauza, esclusa pero ogni iuvitazione per iudurh a con- 
Iribuire per funyioni ecclesiasliche. » 

L'anno 1811, colle elemosine raccolle nella cassella 
del cancello , si eresse la Cappella io fondo al viale del 
camposanto: un Giacomo Razelii dipinse la prospelliva nella 



IL VECCHIO CaMPOSANTO t)I LODI 109 

Duova edJcola. II porlico , erelto piu lardi , fu decoralo da 
pillure a fresco del lodigiano Pielro Ferrabioi. 

L'll marzo 1833 il cuslode dei cimileri Carlo Forli 
altesla che il cimilero di S. Fereolo « h ri-Jollo alio stalo 
di noD essere per ora piu servibile a mollvo della quanlila 
de' cadaveri che vi furono sepolli e per quelli che si sep- 
pelliscoQO preseQlemente , proveoienli dalT ospilale mililare 
del Caslello, a meno che non si voglia permellere di loc- 
care le buche di cinque a sei anoi che haooo gia servilo 
a detlo uso ove b probabile che oon sia seguilo lolalmenle 
riDliera consumazione delle parli molli de' cadaveri sepolli 
in esse. Riguardo al cimilero di Malgerone h peggio per 
la qualila della lerra che oon permelle di fare le buche 
profoode senza inconlcare acqua. » 

Da uoa slalislica di quel lempi risulla che I'anQO 1833 
si seppelliroDo nel camposanlo di S. Fereolo N. 850 ca- 
daveri. 

Se venue duoque alia Irallazlone o di allungare od 
allargare il cimilero, ovvero di aprirne un nuovo : quesla 
ullima proposla fu subilo abbandonala « per T impossibilila 
di rJQvenire nei conloroi della cilia alia dislanza di 300 
melri un lerreno adallalo a tale uso. » 

L' iogegnerc comuQale Aogelo Mazzola presenlo un 
grandloso progeito di allargamenlo e di allungameiito, col 
quale si riduceva il camposanlo a forma regolare, menlre 
prima aveva la forma romboidale, con un lalo corlo paral- 
lelo alia slrada, ed il lalo lungo sellenlrionale dello slesso 
cimilero ora abbaodonalo. II Mazzola aggiuogeva al cimilero 
due grandi Iriangoli a selleolrioue ed a mozzogiorno, ed 
un rellaogolo in fondo: ma queslo progello non fa adollalo 
perch6... di Iroppo coslosa elFelluazione. L' ingegoere Mar- 
lani , assessore municipale , fu piu modeslo : egli prolungo 
il lalo di poneule lungo la slrada di Saol'Angelo e poi vol- 
tando ad angolo rello e raggiuolo il fosso, aggiuose al ci- 
milero una uuova area di cloqae perliche, comperale dallij^ 



110 IL VECCmO CAMPOSANTO Dl LODI 

famiglia Daroi proprielaria, allora, della Spina, per il prezzo 
di L. 3180. — L' approvazione del progello fu failo il 30 
dicembre 1833. 

Le operazioni furono deliberate al capomaslro Paolo 
Paslore a mezzo di asta pubblica il 21 giugoo 1834; e 
furono collaudale il 25 giugoo del successivo anno 1835 
colla spesa di L. 6282, 83. 

Chi scrive mollo volonlieri avrebbe riporlate allre no- 
lizie d'indole ecclesiaslica, quali beoedizioni del camposaolo 
e di sacre immagini; ma per quanlo abbia falto oon h riu- 
scilo a scovar oulla nh nella locale Curia Vescovile , n6 
nella parrocchiale di S. Fereolo , nella cui glurisdizione il 
cimilero vonoe erello. 

NoQ enlra nei limili del noslro assuolo il racconlare 
quaulo si disse e si scrisse sulTabbandono di queslo cimi- 
lero per r erezione di quello quasi monumenlale della Vit- 
loria aperlo il 1.° gennajo 1891. 

SetUmbre iS^p. 

M. Giovanni Agnei.u. 



^^ 



OSPEDALI LODIGIANI 



Ospedale dl S. Maria di Vlrolo 

LMstiluzionA di queslo Ospedale risale ai primi tempi 
della nuova Lodi : dal liiolo risulla che fu fondalo dalla 
famiglia Viroll, aolichissima di quesla cilia. Defeodente Lodi, 
da cui logliamo quesle nolizie, racconla che nel corpo degli 
Slatuti Vecchij solto TaDDo 1224, si nomina Ghione Virolo 
cilladiDo lodigiano ; e nel 1363 Irovasi un Simone da Vi- 
rolo decurione: allri di quesla famiglia si leggono nelle in- 
veslilure feudali dei Vescovi di Lodi. E a credcrsi che 
quesla famiglia provenga dal luogo di Virolo, ora frazione 
del comuue e della parrocchia di Mulazzano. Fra Romano 
Pacaroli fu T ultimo miuislro di queslo ospedale : intesa 
Terezioue delT ospedale grande pro pauperibus recipiendis 
et educandis, e I'unione alio stesso ospedale di tutli i beni 
degli altri , rassegno T ospedale di S. Maria ed i beni a 
queslo spettanli al Vescovo Carlo Pailavicino il 19 febbrajo 
1459, colla riserva delT usufrutlo. 11 Vescovo ricevelle il 
lullo colla riserva parimenti delle sue ragioni sopra detlo 
ospedale anlico e nuovo. Erano presenli alia consegna i 
siiidaci della cilia e i depulali dell' ospedale maggiore con 
Oiacomo Dardanoni come procuralore di EUsabella Pusti- 
goni sua moglie, palroua delfospedale medesimo di Virolo, 
e rinuncianle alle ragioni del palronalo. II possesso fu preso 
dai depulali s.uddelti ai 22 di febbrajo dello stesso anno 



M5 OSPEDALl l.ODlGIANI 



lio9 per islromeulo rogalo da Giovanni Calchi, caocelliere 
della cilia e dell'ospedale maggiore. 

La raaggior parte del beni di queslo ospedale eraoo 
posli a S. Fereolo nei chiosi di Porta Regale. Le case del- 
r ospedale slesso erano in Lodi, nella parrocchia allora di 
S. Nicolino (1) nella conlrada di S. Giovanni alle Vigoe (2). 

Defcndente Lodi assevera che egli slesso abilava nel 
luogo che anlicamente servlva di ospedale, delto di Virolo 
c( come si raccoglie, egli dice, da un islromenlo di ven- 
dila di quelle case fallo dai deputati deH'ospedale maggiore 
I'anno 14G0 in persona di Andrea Spanzulo per il prezzo 
di C3 scudi d' oro da Lire 3, 15 V uno. Ma non a- 
vendo avulo cfTetlo quella vendita, le case furono afQllale 
ad Andrea Piisleria per Lire 10 l' anno, e poi dale alle 
n}onache di S. Benedetto (3) in cambio della chiesa e del 
monastero di S. Giacomo Ripasi (?J unilale dal padre Cri- 
velli generale degli Uiniliali (4). La casa cedula all' ospe- 
dale grande aveva per toerenze a mezzodi la Via di S. Gio- 
vanni alle Vigne, a sera le case di Giacomo Caico perve- 
nute Delia famiglia Vegio; a raallina un proprietario dello; 
Spanzuti , a tramontana la comunanza di S. Marlioo (5); 
e allri. 

Di chiesa o di oratorio in quel docuoaenti o memorie 
non si fa raoozione per nulla, nominandovisi solaoaenle due 
corlili, uno grande el uno piccolo, alcune stanze con solai' 
e allre ragioui. « Si che h necessario a couchiudere, dice 



(1) La chiesa parroccliiale di S. Nicolino. o S. Nico'6 dei Somma* 
riva,era posia al conlluoiile del Corso poria d'Adda, e della via Lodino] 
sul largo di b. Filippo. 

(2) Ore Via Cavour, al civico N. 33. 

(3) Le monache di S. tieiiedello abilavano il locale che ora serve] 
per la i^ol(oprefellura. 

(i) Islromeiili rogali da Gio. Calchi il 9 febbrjijo 1463 c 2S| 
iuglio li()5. 

(5) Era la comunanza di S. Marlino dei Tresseni, ora casa Zanoa- 
celli. 



OSPEDALI LODIGIANI H3 



il Lodi cilalo, che noa fosse essa compresa allora in delta 
vendila o permula. » Che per6 vi fosse una chiesa si prova 
da! poemelto in lerza rima di Bellino Trizi, lodigiano, iniilolalo 
Lelilogia (1) dedicalo al Cardinale Ascanio Maria Sforza , 
in cui descrivendosi I' acerbila della peslilenza segaila in 
Milano, Pavia, Lodi e Como Tanno li85 e 86, si ragiona, 
Del sesto capilolo, di Lodi, descrivendo per ordine lulte le 
chiese di questa cilia : e dopo dello di S. Marlino e di 
S. Benedello, passando a S. Giovanni alle Vigne (2), vi 
frammelle sanla Maria di Virolo. 

Ci piace riporlare le seguenli nolizie del Lodi perchS 
riflellooo anlichi coslumi cilladini, e la famiglia del dili- 
genle slorico lodigiano : « In conformila di queslo si ag- 
giunge che nel libro solito usarsi dal capilolo noslro neile 
rogalioni, dove si haono regislrale le oralioni parlicolari, 
che si dicono in ciascuna chiesa di quesla cilia, anlichis- 
simo e manoscritlo in carla pergamena, leggesi una chiesa 
di Sanla Maria fra quella di S. Marlino e quella di S. Be- 
riedetlo. N6 osla la diversila del vedersi in un luogo rife- 
rila della chiesa di S. Maria prima di S. Benedello, e in 
un allro dopo se si considera il poslo dove era prima la 
chiesa di S. Benedello, cio& alquanlo piii vicino a S. Fran- 
cesco e passalo di poco il canlo della Vigna, el ollre di 
ci5 si deve avverlire che il Trizi passa dalla slrada di 
S. Benedello in quella della VIgua, e uoi nelle procession! 
liriamo addiritlura verso S. Francesco. Che il silo della 
chiesa medesima dopo profanala si riunisse di nuovo con 
le case del gia ospilale el luUe insieme fossero acquislale 
da Defendenle Lodi mio avo, non dubilo punlo el per una 
Iradilione anlica che in casa nostra sia allre volte slata 
una chiesa dedicala alia Beala Vergine, el dal poslo anlico 
in che era la casa medesima apreudosi da due parli verso 



(1) Slampalo in Milano per Antonio ZiroKi I'anno 148S. 

(2) Ora palestra ginnasUca comunale. 





114 OSPEDALI LODIQIANI 



San Marlino (1) et nella Vigoa dove poi riesce, divisioiie 
falla Ira Giovanni Ballisla e Cesare fralelli Lodi amendue 
decurioni mio padre el zio lorn5 di nuovo a separarsi. » 

In Virolo si ha memoria di un oralorio dedicalo al- 
TAssunzione di Maria Vergine, che Tanno 1616 fu rislau- 
ralo e ridollo in biiona forma dal conle Gerolamo Lilla, 
commendalore di San Slefano : ma queslo luogo nou ha 
nulla che fare coll' ospedale omonirao per essere slali quei 
beni anlicamenlo possedali dai Cadamoslo : si ha anzi una 
inveslilura per la quale il Yescovo Pallavicioo infeud5 
r anno 1493 della mela delle decimo di Virolo Lodovico 
Cadamoslo, riservandone la quarla parle al Curalo. 

Chiamossi queslo ospedale col lilolo di S. Maria e 
anche di S. Bernardo come risulla un islromenlo rogalo 
da Valenlino Lodi Tanno 1449. Forse ci6 b avvenulo per 
il lilolo di qualche allro ospedale unilo a queslo, che avesse 
il nome di S. Bernardo. Dal processo lenulo davanli al 
prevoslo di S. Giovanni alia Vigna (2) delegalo x\poslolico, 
^ provalo che in queslo ospedale ogni sorla di ospedalila 
era gia cessala da lempo avanli la soppressione [Dal ma- 
noscn'Uo di Defendenle Lodi Deglc Ospedali pag. 32). 

M. Giovanni Agnelli. 



-»-^4>«<-^-^<^ 



(1) Ora via Oldrado Tresseni N. 18. 

(•2) Allora la cliiesa c il convenlo di S. Giovanni alia Vigna erano 
degli Uniiliali. 



POS E D^I^ RTE 

Polemica per gli affreschi di Enrico Scuri 
sulla volta delllNCORONATA di Lodi d) 



I (Arlicolo eslralto dal Glmons n'appnyons pas,n, 31, del I Agoslo 1841). 

<( Essendomi cooleso da circoslanze imperiose di appli- 
f'tcarmi alia pillura ed alia scullura , per non vivere alTallo 
slraniero alle arli belle, e per passar pur qualche ora pia- 
cevolmenle ho divisalo di scrivere una sequela d* arlicoli 
iolorno agli alTreschi dei pitlori vivenli. » Cosi prelude ad 
un suo scrillo pubblicalo nel N. 54 del Figaro, il 7 Luglio 
1841, il signor sacerdote Malvezzi. 

Se la forza usalami da non poche rispellabili persone 
e il dovere delTamicizia verso un mio caro condiscepolo ed 
il comune veneralo maeslro Don mi avessero quasi obbli- 
galo a dare pur qualche risposla al signor Luigi Malvezzi, 
cerlo che io avrei lascialo lolalmenle V Arislarco nella sua 



(1) Qiiesla polemica noi logliamo rialla Gazzetla della Vrovincia 
di Lodi e Crema Anno 1841, oggidi pressocho irreperibile, nella spe- 
ranza di far cosa grata ai noslri lellori, cssendo dell'indole della nostra 
pubblicazionc il raccogliere le foglie sparse della storia e dell' arte 
iodigiana. 



116 COSE n^AtlTE 



complacenza di aver posle le lenebre dove era la luce. G 
alTreschi dell' Incoronala di Lodi eseguili dal sigoor Enrl 
Scuri ollennero indubilalamenle rammlraziooe di chi li vide" 
e lullora esislono ed esislerauuo per secoli a plena luce 
delfa verila del loro reale merilo e a confasione di chi , 
mosso non da spirilo di vera e prudenlc crilica , ma da 
JDcapace giudizio, pur voile accignersi ad oscurarce il Iroppo 
chiaro splendore. Se 11 signor Malvezzi sapeva, come egli 
slerfso confessa, di non aver poslo applicazione alia pillura 
Dh cdia scullura, doveva pur conoscere che simili argomenli 
Don erano di sua compelenza, e che il porsi a delrarre al 
merilo allrui era un callivo parlilo ch'egli andava a pren 
dersi. Ma non di rado succede che I'uomo lascia il megliq 
per appigliarsi al peggiore! 

Tremale, o giovani gia adorui di belle arlisliche co 
rone, Iremale, o provelli e benemerili studialori delT arte 
della Iroppo frequenza di lanti facili ed incompelenli giu 
dici ; Iremale anche della leggerezza del secolo, e piu an 
cora della liela accoglienza , per non dire esultanle , ch' 
molli accordano alle false criliche delle voslre sudale opera 
L' abuso 6 omai Iroppo fallo grande. 

II signor Malvezzi, porlandosi a Lodi a vedere le pil 
lure dello Scuri, rimase, come egli dice, deluso nella sui 
aspellazione. Quale slupore di cio? un uomo che ha vedul 
con lanlo mal occhio il quadro del Giuda di Giusepp 
DioUiy che non vi risconlr5 n^ buon disegno, n6 compo 
siziooe, n5 filosofia d' arte , ed anzi vidde in dello quadr 
non poche e gravi scorrezioni di disegno, mal inlesa luc( 
sclu'losa la lesla del Giuda ecc. ecc poleva egli mirar 
con non eguale malvezzo anche 1' opera dello scolaro? 
signor Malvezzi, che non 6 cerlamenle pillore, e lanlo met 
ha le sesle negli occhi come volova il divino Michelangel* 
pu5 egli senza aver lunghi pensieri e sludi alle arli, e so 
inleressandosi di esse nelle sue ore di noia, essere sens 
bile al bello, giudicarlo, apprezzarlo e fame oggello di aiVt 



COSE d'ar^e 117 



lisliche discussioni ? Noi il vorremmo in nostra compagoia 
davanli al quadro ch' egli ha con lanlo rigore giudicalo , 
colla malila in maoo vederlo segnare , sebben rozzamenle , 
le correzioni da apporvisi, limilare debilamenle la propor- 
zione di quel braccio cir egli dice Iroppo lungo , logliero 
con qualche segno la schifosila alia lesla del Giuda, e dare 
a quella del Salvatore qualche indizio delT espressione op- 
posta di cui vorrebbe vederla presa. Le arli sono una cosa 
di fallo, e senza la sicurezza di giudizio dirella da una 
menle esercilala o per lunghe medilazioni o per conlinuo 
pralico esercizio , uon possono essere giudicale. Non basla 
una penna inlinla d' inchioslro a fare un degno correllore 
di sommi arlisli , massime nel rapporlo di proporzione , 
d' inlelligenza di muscoli, di caraltere di forme. Per giudi- 
care di lali cose in arlisli non volgari fa duopo non solo 
del semplice occhio nalurale, anche quando la nalura lo 
abbia dolalo di una felice disposizione , ma deve esservi 
uoilo UQ esercizio non comune onde poler penelrare de- 
goamenle con fondala ragione e senlimento nel vero seuso 
del profondo e filosoGco disegno. Chi oserebbe fare osser- 
vazioni di assolula pralica alle opere di un Raflfaello e di 
UQ Michelangelo crilicando la loro quasi divina inlelligenza, 
senza aver profondamenle penelralo nelT immenso campo 
del loro sapere ? Discendiamo dalT alio a una regione piii 
bassa ed avvisiamo nel DioUi o nello Scuri un modo di 
deslgnare e d^inlendere le cose cerlamenle Iroppo superiore 
allMnlelligenza che puo avere acquislala il signor Malvezzi* 

Con quale appoggio di verila poi il suddello signore 
asserisce che noi abbiamo scrillo sulle opere dello Scuri 
prima che fossero ullimale; osservi la dala de' noslri ar- 
licoll, e si dia la pena di verificare quaolo egli sia slalo 
non veriliero in quesla asserzione. 

Quando poi abbiamo dalo per posilivo che II disegno 
deir Incoronala 6 opera di Bramanle, in vera ragione non 
abbiamo fallo che la piii chiara giuslizia al sommo archi- 



lis 



COSE D ARTE 



lello loscano (1). Noi diremo al sigoor Malvezzi che ne 
accusa di inesaltezza inescusabile, che egli vada piii caulo 
Del gellare senleuze di simil nalura ed ora lo poniamo nel- 
robbljgo di moslrarci qualche documenlo nella crooaca di cui 
paria, il quale ne provi che TiDgegnere Giovanni Ballaggio 
(non Ballaglia) non fosse che il semplice eseculore delfo- 
pera ? Questo argomenio uoi lo abbiamo sludialo piii che 
il signer Malvezzi cerlamenle non sa (2). Vegga il noslro 
recenle opuscolo : // santuario deir Incoronala in Lodi, e 
nella prima pagina Irovera una nola apposila sul dello ar- 
gomenio : vegga nelle Memorie originali ilaliane riguar- 
danti le belle arli, serie prima, 1840, Bologna, pei tipi 
di Jacopo Marsigli , una non breve nostra documenlala 
Memoria sullo slesso argomenio e polra fra non mollo al- 
Iresi vedere nella prossima seconda serie ripreso 11 mede- 
simo argomenio col documenlo originale d' inveslilura per 
r esecuzione dell' opera affidala al Ballaggio, nel quale se 
non si parIa del Bramanle (3) il Ballaggio per6 non 6 chia- 
malo che alia semplice esecuzione della fabbrica. In quesla 
Memoria noi facciamo ogni noslro polere onde persuaderci 
che Tingegncre lodigiano possa essere anche invenlore del 
disegno; ma, anche ci6 ammellendo, come logli^.re ad esse 
la taccia di aperlo plagio ? La seguente nola per6 da me 
eslralla dagli alii di provvisione della chiesa e pubblicali 
nella suddella opera, polra chiarire il signor iMalvezzi, che 
noi abbiamo con fondala induzione asserilo essere T opera 
invenzione del Bramanle. II disegno deirincoronala di Lodi 



(1) E, viceversa, ia piu chiara ingiuslizia ol sommo archilello lo- 
digiano, Giovanni Ballaggio, il vero aulore della fabbrica deirinco- 
ronala. (Nola del Diretlore). 

(2) Ma non abbaslanza pero, perche e la cronaca, e i documenli 
e Taulorila di sommi scrillori d'arle danno la palernila dell'insigne 
lempio al Ballaggio. (Nola del Direllore). 

(3) Se non si parla del Bramanle. e segno che il Bramanle non ci 
ftveva a che fare. 



cosk d'arte ili^ 



h una perfella replica in maggiori dimensioni della sagrislia 
di S. Saliro in Milano, opera indubilala di Bramanle Laz- 
zari. Con qual fronle polrebbesi dunque non allribuire Tin- 
venzione al Bramanle? 

Ecco la nola in discorso : 

« A 28 maggio. II disegno della chiesa si ebbe dallo 
[I slesso Ballaggio porlalo da Milano da Arabrogio Masnella : 
conlinua nondimeno voce sin qui che T invenzione fosse di 
Bramanle archilello e pillore insigne. » 

Impari il signor Malvezzi a meno precipilare i suoi 
giudizi nelle cose di fallo, e meglio si islrulsca e legga 
quando dirige le sue osservazioni a chl Irovasi sul luogo 
ove possonsi conoscere le cose con piu verila e chiarezza 
ch' egli non sa esporre le sue sequete sugti affreschi degli 
arlisli viventi, 

Egli, fra Tallre belle cose pone sulla cima della nostra 
peona le seguenli parole : 

<r Compresa da verginal modestia e da lieve rossore » 
ed allrove « faturo sposo. di lei, che VElerno sla alteri' 
dendo per abbracciarlo ? » 

Ora vediamo lo scrillo ingeuuo da dove fa credere 
d'aver eslrallo lelleralmenle le sue. Ognuno pu6 verificare 
il fallo vedendo il Cosraorama a carle 335, anno seslo. 

« II Redenlore h nelTallo di porre sul capo alia propria 
I Daadre e sposa la corona del regno de' cieli , raenlre sla 
! coDlemplandola con digoilosa aflfezione. Tulla compresa di 
vergiuale modeslia, ma sommessa ai divini voleri, si ap- 
presla la divina madre degli afflilli con lieve rossore a ri- 
I coverla. L* elerno Padre maeslosamenle presiede al mislico 
awenimenlo, ed b per accogliere nel proprio seno V ospile 
novella unitamenle al faluro sposo. » Non 6 ella chiamala 
la Vergine la sposa de' cieli nel mislico senso che vuol 
darsi alle leologiche aslrazioni ? Se la Vergine vien chia- 
mala da Danle madre e fglia di Crislo, quando e mai che 
u'el senso maleriale dello parole ci6 sia slalo vero ? Essa 



i^ 



COSE D ARTE 



fu madre a Crislo per nalura umana e figlia per divina, 
Cos\ anche nel mislico avvenimcnlo di cui parlammo essa 
fu assunla alle nozze del cielo coiracclamalo uome di sposa, 
che nelle Sanle Scrillure, che in ogni libro di asceliche su- 
blimila, puossi riscoDlrare. La sposa de sacri cantici fa- 
rebbe forse cadere il sigoor Malvezzi nelT eguale osser- 
vazione? 

Voi forse, sigoor Malvezzi, siele slalo malamenle con- 
siglialo e suggerilo da alcuno , e nella voslra debolezza vi 
siele lascialo mellere la beoda agli occhi. Scuolele il cal- 
livo predomioio, e ragionale d' arli se vi piace, crilicando 
per5 coQ quella urbanila e saviezza che solo ponno reoarvi 
qualche onore ed esser utile a chi pu6 esser dirella la 
voslra crilica. Vuoisi moderazione, genlilezza, giuslizia io 
ogni cosa. 

a La composizione & mollo lodevole , ma lo Spirito 
Santo fu mat collocato sul pello del Padre ElernOy giacchi 
colle ale gli impedisce di mirare la Verijine » che il cri- 
lico fa Tonore al signor Scuri di chiamar graziosa figura. 

Si provi il sigoor Malvezzi a porsi una delle piii lale 
colombe con ali spiegale parallela al suo pello e poi dica 
se quesla gli pu6 impedire la visla di oggelli, non dir6 
solo al di sollo della lesla, ma anche quasi io linea paral- 
lela al suo corpo? Ollre di che, come pu5 noo dirsi inop- 
porluna lale osservazlone Irallandosi di uo oggello che noo 
^ che un seniplice simbolo, a meno che il noslro singolare 
leologo Don creda veramenle lo Spirilo Sanlo essere nel 
cielo sollo la reale forma di colomba, c T esscnza delT E- 
lerna Triade dolala di sensi comuni air umana imperfe- 
zione 1 Noa sa egli ancora, e il dovrebbe pur sapere, come 
sacerdole, che la SS, Triade e una nella sua essenza e 
irina nelle sue persone ? E se una sola essenza , non 6 
anche il vedere di lulle Ire le persone il vedere di una 
sola? Peggio per lui che osa fare di simili osservazioni 1 

Deir eguale nalura e peso h T osservazlone sul cada- 



COSE D ARTE 



121 



vere di Santa Savina Irasporlalo in cielo da un coro di 
aoge'i. Nod solo udo del Luioo, ma molle migliaia di casi 
simili avrebbe dovulo cilare nelle opere de' piii celebri pil- 
lori queslo noslro crilico. Tulle le rappreseolanze celesll 
da Doi falle in qualsiasi modo in quesla bassa lerra noQ 
possono aver forma in niun aiodo di assolula cooveoienza. 
A oiuno de' vivenli morlali b mai slala nh mai sara aperla 
la visla del cielo, onde poler oflferire uo'idea non diro solo 
precisa , ma anche semplicemenle vicioa di quell' elerno 
gaudio e della forma cbe vi assumono gli esseri desliaali 
aireleroa felicila. Dalla Scrillura si raccolgono idee che piu 
valgono ad eccilarne in do! un vivo desiderio, auzich^ of- 
friroe dellagli che valgano alia possibile umaua rappresen- 
laoza della gloria de' cieli ; ed h perci6 che le umaoe im- 
magioazioni non possono valersi che dei loro Iroppo limilali 
mczzl convenzionali onde offrirne alcuna , sebbeoe imper- 
fellissima immagine. E quando avesse ben lelto il crilico 
le noslre parole avrebbe vedulo che noi abbiamo usalo, 
Irallandosi di quel cadavere, la prudenle espressione, che 
si suppone irasporlalo in cielo da un coro di Angeli. E poi 
chiedele dove se n'e ila I'anima e se il cielo e la regione 
dei morli od havvi lassii un cimitero? 

Nella medaglia figuranle San Giovanni vescovo dl 
Gubbio (non di Giubbio secondo la nuova geografia del 
8ignor Malvezzi), egli dice che non sa come slia « colla 
verilct dei tempi quella mitra cornuta che ha in testa il 
Santo che lo fa rassomigliare ad un Giove Ammone. » 
In voi, signor Malvezzi, h quasi colpevole la voslra igno- 
ranza in simile argomenlo , poich^ siele in obbligo di ben 
conoscere i rili ed i coslumi religiosi della voslra chiesa. 
Cio che il pillore ha fallo ve lo polrebbe provare coi mo- 
numenli islorici della chiesa nelT epoca di cui leniamo di- 
scorso. Cio a voslra islruzione. 

Kel bealo Jacopo Oldo se quello ch' io lodo voi bia- 
simalo date colpa di queslo errore air imperfezlone della 
voslra visia, 



\^2'1 



COSE n ARTE 



Voi parlale cJi callivi assiemi, di pieghe barocche, di 
muscoli male inlesi senza sufficenle cognizione. Dilemi ora 
chi vi ha insegnalo di porre quel nel in mezzo alle mie 
parole dilello e simholo , Irallandosi della medaglia della 
beala Lucrezia Cadamosla ? lo non T ho messo cerlamenle, 
pcrch^ della medaglia Don venne aocor pubbllcala. Non a- 
mava quesla Sanla soramamenle il simbolo dell'Eucaristia? 
E perch^ non polr5 io dire e incontrala dal suo dilello 
simholo dell'Eucaristia? Qjcsla rappresenlanza si riferisce 
ad un fallo della lerra e non del cielo ; quindi avele scam 
bialo una cosa per Tallra quando dicesle ch'io ho esposlo 
che Crislo polesse dimorare in cielo anche sollo le specie 
eucarisliche. Polra dunque secondo voi anche darsi che il 
noslro 5. Bassiano porlasse su nel cielo la sua Oda cer- 
vetla. Che quel due augelelli nella beala Cadamosla vi por- 
lassero le spade che dovean Irucidare I due di lei fralelli : 
che il bealo Jacopo Oldo avesse inlenzione di scolpire e 
dipingere anche in cielo, avendo con s6 lulli gli allrezzi 
di sua professione! Tulle quesle o molle allre sono allusioni 
a falli della lerra. E cio basli. 

Cleto Porro. 



Vedi che in m'annoi, siedi invece e fa il sarto, 

FOSCOLO. 

Troppo a' d'l noslri h molliplicalo il numero di colore 
che, Iralli da malnala ambizione di essere lellerali, li si 
parano innanzi con un fiumero immense d'arlicoli, d'appen- 
dici, di capiloli, sopra ogni genere di scibile, messi h, osl 
con queir apparalo di cognizioni che polevano spigolare da 
gazzelle, giornali ed allri lali gazzabugli del giorno. Ess! 
prelendono ergersi maestri a lullo perch6 la fanno o cre- 
doDQ faria d' assennali, perch6 parlando de rebus universis 



COSE D ARTE 



123 



et de quibusdam aliis, fanoo stupire i leggieri, lurbano la 
gloria agli altri, cho annoiali, infaslidili, sazi, lacendo, coo 
una buona crollala di capo, vorrebbero dire: miserabili !! ! 
SI, 6 pur Dccessario ripelerlo, il numero di cosloro h Iroppo 
molliplicalo a' d\ noslri. 

lo mi pensava quesli pensieri dopo la lellura del 
Glissons n' appuyons pas n. 31, ove Irovai una specie di 
replica del signer Clelo Porro alia crilica che nel Figaro 
D. 54 fece il signer Luigi Malvezzi agli affreschi della In- 
coronala di Lodi operali dal signer Enrico Scuri. iMa perchft 
mi passavano nella menle quelle biliose idee? perch^ ? . . . 

Nod vorrO qui dirti , lellor mio , se bene o uo abbia 
il signor Malvezzo ceusuralo il colorilo, le musculazioni, gli 
svolazzi, gli assieme e le ragioni puramenle pilloriche : non 
h messe del mio campo. Cerlamenle il signor Porro oe' 
suoi arlicoli al Cosmorama sugll adreschi in discorso parl6 
mollo d'oUimo, di maraviglioso, di inarrivabile per quello 
che a lullo giudizio doveva conlenersi nel buono e nel mi- 
gliore. Trovava ragionevole il suo enlusiasmo nella calda 
amicizia che lo ha legato alio Scuri e lo voleva in lulli 
esallalo come con buona volonla egli s'era iugegnalo esal- 
larlo. Fu quesla preoccupazione che gli fece apparire non 
genlile, non moderala, malconsigliala la crilica del signor 
JMalvezzi che, in verila, espose le sue opinion! con piu de- 
cenza ed urbanila che non fece rispondendo il Porro. 3Ia 
lavomi le mani dal piii dire su queslo. E mio scopo chia- 
rire le slorle opinion! che quesli mise in moslra nella sua 
conlrocrilica con tanla calledralica sicurezza. 

E prima di lullo h falso il principle poslo dal signor 
Porro. — Se il signor Malvezzi sapeva , com' egli slesso 
confessa, di non aver poslo applicazione n6 alia pittura uh 
alia scultura , deveva pur conescere che simlli argomenli 
non erano di sua compelenza » . . . II signor Malvezzi non 
6 cerlamenle pillore e laulo meoo aveva le sesle negli occhi 
come voleva il divino Michelangelo, pu5 egli senza aver 



124 COSE d'arte 



dali lunghi pensieri e sludi a!le arli, e solo iQleressaodosi 
di esse nelle sue ore di noia, essere seosibile al bello, giu- 
dicarlo, apprezzario ? 

E veriia Iroppo comuoe perchfe s'igDori che la nalura 
h maeslra delle belle arli, che I'uomo non avrebbo mai co- 
nosciulo il bello arlislico se per gli occhi non se ne fosse 
farmalo uq lipo; che da nalura gli b venulo quell' impulse 
che lo Irae ad armoolzzare col bello deirarle. Ora se per 
maocaDza di applicazlone e di sludio mi b lollo imilare la 
nalura, la nalura mi neghbra farso il senso per cui raf- 
fronlando V imilalore coll' imilalo non possa discernere le 
imperfezioni dell'arle? Xell' osservazione conlinua del bello 
nalurale non polro formare in me un lipo di lal perfezione 
da poler dire: quello h esageralo ; queslo slenlalo; quegli 
ha meglio ollcnulo il suo fine ; quesli ha loccalo T apice 
della perfezione? Se nalura negasse la Qnezza del senso, lo 
sludio dell'arle non la infonde, capisce, signer Porro ? Che 
pill? Tulli gli eslelici che parlarono sublimeraenle del bello 
arlislico, che aggiunsero lurae a ben giudicarlo, che farono 
rapili dalle piii grandi bellezze dell' arle, professarono essi 
lulle I'arli ? ebbero le forze da produrre quel bello che s\ 
altamente senlirono? L' ullimo uomo del volgo li sa dire 
giuslamcnle qual sia quel cerrelano che meglio canli o 
suoni quanlun(|ue egli non sappia nb canlare n^ suooare ; 
li sa dire per poco che osservi che una slalua, un dipinlo 
rresca o manchi nelle sue parli , quanlunque colla malila 
in mano non valga a segnare, sebben rozzamenle, le cor- 
rezioni da apporvisi, limilare debiiamenle la proporzione, 
dare qualche indizio dell' cspressione opposia. So che i'ar- 
lisla sara giudice piu compelcnle; so che, conoscendo 1 se- 
greli deir arle, diri le cause delle imperfezioni , segnera i 
rlmedi; ma queslo non impoila che il non arlisla non possa 
aver negli occfii le sesie come voleva il dioino Michelan- 
gelo, e che non possa giudicare del bello per essere inelto 
a correggere o a far meglio. Quesla dollrioa, almeno, e 



COSE d'arte 12b 



quelle che il comun senso c'insegna, che soslengono i buoni 
eslelici, come si puo vedere Cicognara, Z'lccala, Talia, ecc. 
e che b confermala da lanlo uso universale di che fin da 
priocipio ne diedero norma quei buoni anlichi di Zeusi ed 
Apelle, i quali esponevano i lore dipinli al popolo e che 
emendavano se il calzolaio, il sarlore dicesse come meglio 
slesse il calzaio al piede, la piegalura del palio. 

Tollo in fallo queslo principio d'eslelica il signor Porro 
non poleva nienlemeglio escire dalla censura falla alia roe- 
daglia di Sanla Savina. E come polerne escire s'egli vuol 
far supporre Irasporlala in cielo Tanima di Sanla Savina quando 
il pillore allonlanalo piii che puo dalTespressione della leg- 
gerezza e vilalila, doli dello spirilo, li moslra in irasporlo 
un frale inanimalo ? — Egli li porla quesla ragione. — 
Tulle le rappresenlazioni celesli da noi falle in qualsiasi 
mode in quesla bassa lerra non possono aver forma in un 
modo di assolula convenienza. A niuno de' vivenli morlali 
h mai slala, nh mai sara aperta la visla del cielo,* onde 
poler offerire an' idea non diro solo precisa, ma anche sem- 
plicemenle vicina di quell' elerno gaudio e della forma che 
vi assuraono gli esseri deslinali all' elerna felicila. — Ed 
io ripiglio: che per quesla ragione appunio la sanla non 
doveva dipingersi in cadavere, perch^, se non allro, queslo 
certamenle doveva il pillore che , gli esseri deslinali al- 
r elerna felieila non assumono in cielo la forma di cada- 
vere, ma di spirilo pieno di vila, che quindi almeno almeno 
la vilalila dovea essere il principale espressivo della sanla, 
che solo convenienlemenle puo in quesla bassa terra con- 
seguire il pennello. 

Infine per lacere di queH'asserzioDe che Io Scurl po- 
trebbe provare con monumenli islorici della Chiesa che la 
milra di S. Giovanni vescovo di Gubbio, conviene ^on la 
verila dei tempi; e non polremmo noi provargli il con- 
Irario? Per lacere che noi polremmo ridire a lui: dale colpa 
di queslo alia voslra visla . . . voi parlale . . . setiza suf- 



:^^ 



\% COSE d'arte 



ficenle ragione; per lacere di allri punli mal rilevali, veogo 
ad osservaziooi piii serie. 

Scrive il sig. Porro : — II Redeolore b nelT alio dl 
porre sul capo alia propria madre ecc. (vedasi relro , a 
pag. 119 lioea 24). 

Lasciamo andare che io cielo si porlauo le virlii, non 
le umane deboiezze, che quindi il lieve rossore, cosa del 
lullo morlale, non doveva venire a dislurbare queslo av- 
venimenlo celeste ed elerno. Mi fu bensi insegnalo che Ella 
^ sposa della SS. Triuiia, ma che dislinguendo le persone, 
h sposa della Icrza solamenle ; che mi dice il Credo: con- 
copi non dal Padre, n6 dal suo proprio Figliuolo, ma dallo 
Spirilo Sanlo ; b madre del solo Figliuolo, poich^ il solo 
Figliuolo nacque di Maria Vergine; e figlia in ispecie del 
Padre , ma di lulle Ire le persone perchfe da lore creala. 
Quindi Maria figlia del Padre, non madre, non sposa; sposa 
e figlia dello Spirilo Sanlo, non madre; non sposa del Fi- 
gliuolo, ma madre e figlia non solo nel senso maleriale 
delle parole, ma in lulla Teslensione del lermino. Genuisti 
qui le fecit. Del reslo desidererei sapere come il regno de' 
cieli sia 11 futuro sposo della Vergine; come non Io poleva 
essere ancho di presenle e di presenle essere accollo net 
seno dell'Elerno Padre. Desidererei coooscere qualche brano 
di libro ascelico, o del Libro del Canlici che mi risconlri 
queslo predicalo di Maria. Anche desidererei avere una 
definizione qualunque delle aslrazioni leologiche, perch^ sino 
ad ora ho sempre crcdulo che la scienza leologica, sem- 
plice nelle suo verila, fondala nella semplice parola di Crislo, 
soslenula dalle semplici definizioni della Chiesa Aposlolica, 
Callolica, Romana, non abbia mal palilo aslrazioni, nfe credo 
abbia a palirnc fin che dura illuminala dallo Spirilo Sanlo. 

Pill avanli il signer Porro, risenlendosi di un' accusa 
fallagli dal Sig. Malvezzi in proposilo della beala Lucrezia 
Cadamosli, prorompe in quesla proposizione : — Non amava 
quesla sanla il simbolo dell'Eucarislia ? E perch6 non polro 



COSE d'artb 127 



dire, 6 inconlrala dal suo dilello simbolo deU'Eucarislia ? — 
Ma il perch6 b subilo Irovalo. Perch^ Crislo nel darci il 
Sacramento deU'Eucarislia, dava uon il simbolo di s6 slesso, 
ma dava realmenle s6 slesso, il suo corpo, 11 suo sangue : 
Hoc est corpus meum. Hoc est sanguis meo. Perchfe S. Paolo 
parlando delia SS. Comuoione, diceva che non era parleci- 
paziooe simbolica del Corpo di Crislo, ma : Et panis quern 
frangimus nonne pariecipatio corpus Domini est. Perch6 i 
Padri hanoo sempre soslenula la medesima fade , onde fra 
gli allri iibri: Nos vere verbum carnem cibi dominico sa- 
mere. Verchh la Chiesa coiidann6 d'eresia quelli che dissero 
FEucarislia simbolo di Crislo o viceversa, e nel Coocilio di 
Trenlo decrel6: Si quis neguverit in Sanctissimae Eucha- 
ristiae sacramenlo contineri vere realiter et substantialiter 
corpus et sanguinem una cum anima et divinitate Domini 
Noslri Jesu Chrisli ac proinde totum Christum; sed dixcrit 
tantumodo esse in eo ut in signo, vel figura, aut virtute : 
Anathema sit. — Ecco perch^ il sigoor Porro non poleva 
dire che la beala Lucrczia Cadamosli — e incontrata dal 
suo diletlo simbolo deirEucaristia. 

N6 io credero che il signer Porro abbia ragionalo si 
male perch6 veramenle egli sia persuaso delle verila che 
vorrebbe difendere, anzi credo uhe per dir raollo nel furore 
del difendersi locc6 quel che egli non avrebbe mal credulo 
loccare. Eppero la fornisco con^ludeodo : 

1.^ Che a sedere in scranna per ogouno e* bisogna 
provvedersi di una buoua garanzia di cognizioni perch6 nel 
rendiconlo non s'abbia vergognosamenle a fallire. 

2.^ Che nella frega di parlare di lullo, eOfello deiral- 
luale progresso (con queirinfarinamenlo che corre) si sban- 
disca la presunzione; lanto da evilare , se non allro , gli 
sproposili. 

3.^ Che s' abbia riguardo a non abusarsi della bonla 
de' galanluomini, che qualche volla sopporlano la pena d'a- 
Scollarci. X. 



198 COSE d'arte 



Qtmltro parole sul libretto : Breve descrizione ar- 
tistica del Santuario deir Incoronata in Lodi , e 

5w//'Appendice n. 19 della « Gazzella delta 
Provincia di Lodi e Crema, » 

Non ha mollo che il signor Clelo Porro pubblico una 
breve descrizione arlislica del noslro Sanluario dell'lncoro- 
nala. In quesla operella V Aulore dopo averne dale alcuoe 
nolizie suirarchilellore del leaapio, sul pillori che concorsero 
ad isloriare una si bella creazione bramanlesca , e sui ri- 
slauri di fresco ordinali dal provvido senno de' Direltorl 
econoraici della Chiesa a riparare i danni , che in parte 11 
reo gusto del secolo XVII, ed in parte il tempo vi fecero, 
toglie a discorrere delle pitlure onde s' adorna tanto vene- 
rabile rnonumenlo della forza delTumano ingegno. Non dqoI- 
tiplica Tautore in vari ragionamenli, ma, seguilando brevita, 
con verila di giudizio e con quella intelligenza, che gli frut- 
larono ingegno e lunghi studi nelle arli del disegno, addita 
le principali bellezze dei dipinli. Tra' quali , sia che allri 
avessero gia parlalo della bellezza degli anlichi, sia che lo 
sospingesse particolare affelto d'amicizia, lolse a tratlare con 
maggior amore di quelli che lo Scuri, presa inienzione dal 
Direllori della Chiesa, vi lavoro, dipingendo nella cupola 
alcuni falli narrali dalle leggende della Chiesa lodigiana. 
Non tacero al signor Porro il desiderio d' alcuni, che egli, 
cio^, come venne appostaodo ne' quadri anlichi non solo i 
pregi , ma ancora i difetli, cosi avcsse del pari accennato 
negli afTreschi dello Scuri quelle parti , che il piltore non 
iralleggio, nfe condusse con quella diligenza e finilezza, di 
cui era capace. Checch6 pcro ne sia, parmi certo aver I'au- 
lore conseguilo in quesla illuslrazione lo scopo che si pro- 
pone, di guidare rallenzione deH'osservalore sopra quelle 
leggiadrie e belle qualila che 1' arlefice diede alle sue pit- 



m 

lure. Riflessioni chiare e sapienli, parole si evidenli e pre- 
cise che nelle sue pagine T opera del pillore rivive , dire 
caldo, impresso di quelTanima che h oei dipinli, e di quella 
eslelica emozione che iQDanzi alle immagioi del bello forle- 
menle si desla in chi nacque a senlire ed ammirare. 

Ci6 Don perlanlo il signer Porro, che, a mio parere, naoslrb 
in queslo librello bellezza e vivacila d*ingegno, e dovrebbe 
essere lenulo uno de' noigliori , che bene si raeritino della 
palria , fu consiglialo insolenlemenle da un colale X , non 
sono molli giorni passali, a fare il sarlo invece di scrivere. 
E queslo signor X per provare la saggezza del suo con- 
siglio, viene esaminando rlcune opinioni manifeslale da! Porro 
ia allfo scriilo, e giudicandole slorle, lo consiglia a prov 
vedersi d'una buona garanzia di cognizioni, a sbandire la 
presunzione, a non abusarsi della bonta de' galanluomini. 

Ma, se male non oi' appongo, quesli consigli meglio 
s' affarebbono al loro aulore , che al signor Porro, imper- 
ciocch^ falla ben ragione delle censure , che formano sub- 
biello dell'Appendice N. 19 di quesla Gazzella , parml che 
il signor X vada Iroppo lung! dal vero. 

11 qual iiignore incolpa innanzi luUo a Porro di avere 
poslo per principio nelTarlicolo scriilo conlro i'Abale Malvezzi, 
che I! non artista non possa avere negli occhi le sesle, ne 
possa giudicare del bello per essere inello a correggere o 
a far meglio, INon furono pero inlese le parole del Porro. 
11 quale nel suo scriilo conlro 11 Malvezzi non mai nego che 
la nalura ed il genio piii dello sludio ci fanno conoscere e 
guslare il bello; ma bensi disse che il signor Abale non 
aveva le sesle negli occhi (e infalli quanli sproposili non 
disse il Malvezzi, parlando del colorilo, delle musculazioni, 
degli svolazzi, ecc. ne' dipinli di Scuri!) e che occupandosi 
di pitlura e sculiura solo nelle sue ore di noja (e quesle 
ad un prele non dovrebbono essere raolle) non poteva essere 
sensibile al bello, giudicarlo, apprezzarlo. E in quesla parle 
ben fu dello. Gonciossiach6 , se il poela e il dollo ponno 
I 10 






iSO COSE D*ARTE 



ragionare con scnno e coq verila di soQlire , anzi essere 
maeslri al pillore in quello cho locca la composizione nel 
quadro, Tunila di concelto, la verila deirespressiooe, niuno 
per5, che imilando la oalura con T arte non siane venulo 
airinlelii^enza, nh abbia medilalo lungamenle ne* lavori de' 
grandi pillori e scullori deir anlichila, polra con relic giu- 
dizio discorrere dclle linee , de' dinlorni , delle movenze , 
delle ombre e di allri parllcolari nelle aril di Apelle e di 
Fidia. Non facea raeslieri che il signer X con isfoggio di 
eslelica doUrina , venisse ricanlando , che nell' osservazione 
conlinua del bello natarale si pud formare un tipo di per 
fezione, e che se nalura nega la finezza del senso, neppur 
lo studio dell'arte la infonde. Qaesle cose ben le sa il 
Porro, nb ha bisogno delle lezioni di un mezzo lelleralo per 
apprenderle. Si persuada invece il signor X che ne' buoni 
tempi della Grecia il calzolaio non presumeva di giudicare 
pill in la delle calzalure, che aoche il gjslo b facolla su- 
scellibile d'educazione, e che per farsi giudice in qualche 
sia arle, fa meslieri avere in essa sludiato con inslancabile 
perseverauza. « Ognun vede, scrive Tomasco nelTaureo libro 
« deU'Educazione, ediz. di Lugano, foglio 218, che ad ad- 
« deslrare T iogegno in qualunque siasi esercizio, bisogoa, 
« massimamenle a' di noslri, lunga serie d'osservazioni, di 
« prove; moll'ore di medilazione e di soliludine. M il bi- 
ce sogno cessa quando 1' ingegno sia reso piii franco ; chJ 
« allora con I' avidila dell'apprendere, col piacere del per- 
« feziooarsi , col debilo di soslenere la gloria acquislala, 
<( crescoDo le difOcolla delfesecuzione e la severila del giu- 
« dizio. » Ma quesla lunga scrie d'osservazioni e di prove* 
quesle molte ore e di medilazione e di soliludine fallirono 
al signor Malvezzi ne' suoi sludi di pillura e di scullura. 
Prosegue il signor X la sua crilica cd afTerma che Til- 
luslralore dei lavori di Scuri non pu5 con valide ragloni 
difendere Turlisla d'aver rappresentala in cadaure la Sanla 
Savina, perch^ gli csscri destinati atl'elerna feticita non 



COSE d'arte 131 



assumono in cielo la forma di cadavere. Ma io vorrei che 
gi ponesse menle come I'azione 6 dal pitlore immaginala non 
in cielo, ma io lerro, dove feslaoli scendono gli aogeli per 
Irasportare le spoglie della beala la dove saranno vivificale 
dagli elerni raggi della trioa luce. Gli b ben vero che ia 
una morlale spoglia di anima benedella da Dio, eccello quella 
di Colei che nobililo Tumana nalura, fu degnala degli onori 
del cielo. Ma se nessuno pu5 dar legge alle fanlasie dei 
poeli e dei pillori, purch6 non Irapassino i coDQoi del pos- 
sibile e deironeslo, perch6 doq si vorra lollerare alio Scuri 
che Tonore gia per comune credeoza de' callolici concesso 
alia Madre e figlia di Crislo, ei io immagini largilo aocora 
ad allra anima, che, mililando neila terra de' dolori e de' 
pericoli , parve piu chiaramenle d' ogni allra irapressa del 
cielo ? 

Conlinua il signer X osservando che la milra di San 

Giovanni vescovo di Gubbio non conviene colla verila de* 

lempi. Ma perch6 io possa dar fede a qiiesle parole voglio 

3ssere convinlo con isloriche memorie che Io Scuri in quesla 

parte non serb5 la convenienza Je' tempi. Piii avanli non 

concede a Porro di chiamare il Redenlore Sposo di Maria 

Yergine. Ma perchfe no quando Io si dica io mistico sense? 

Von chiama la Chiesa, mislicamenle parlando, spose di Crislo 

e Vergioi? (Veni , Sponsa Christi , accipe coronam etc.). 

Von canla essa nelle sue melodle a Gesu : Qui pergis inter 

'itio — Septus choreis Virginum, Sponsa decorus gloriay — 

Sponsisque redens praemia? Quindi il Pelrarca alia Regina 

lelle vergini canlava: Tre dolci e cari nomi ha in Te 

'accolti — Madre, Figliuola e Sposa. I qtiali vers! com- 

nenlando il Biagioli scrive : Madre: del Salvator del mondo; 

MGLiuoLA : del tuo Figlio , come dice Dante ; Sposa : del 

Salvatore stesso (Vol. 11, f. 514, Tip. Silvcslri). Se non che 

I gran crilico d'errore Irascorreodo in errore, prelende, che 

u mal dello, la divina Madre de.gli afdllli , appresentarsi 

on lieve rossore a ricevere la corona de' cieli. Concios- 



« 



i3'2 COSE d'arte 



siach^, egli scrive , in cielo non si portano le uman'i de- 
bolezze come la timidita madre del rossore. Che il lemere 
innanzi a Dio sia umana deboh^zza mi pesa udirlo da tale 
chc per aiolla leologica dollrina regalata a' lellori del suo 
scrillo, sembrami avere sludialo qualche poco in divinila. 
Del reslo convien dire che il famoso leologo usi di rado 
alia chiesa, e sc pur la frequenla, vi slia anzi sbadalamenle 
che no. Ogni chiericuzzo pu5 dire a! sio;nor X che il Sa- 
cerdule pressoch6 ogni giorno legge nel Prefuzio della iMessa : 
« Per quern (cio^ Crislo) maieslalem luam laudant Angeli, 
adoranl Dominaliones, tremant Poteslales » E qui consiglio 
il sigoor crilico a lasciare ropinione che la scienza leolo- 
gica sia illuminata datlo Spirilo di Dio Che la rivelaziono 
sia da Dio, e che lo Spirilo increalo di verila aoiiiii di sua 
vivifica luce la Chiesa , lo credo fermamenle quanlo uorao 
crisliano caUolico pu6: ma che di lanla grazia sia privile- 
giala anche la teologia ridolla a scienza, della quale niuno 
igoora quanlo abuso e quaolo slrazio ne abbiano fallo gli 
uomini , lo neghero a viso aperlo , senza limore di essere 
percosso dai fulmini di Roma, che quelli degli ignoranli non 
euro. Vorrei inollre che il signor X prima di pubblicare le 
sue semidolle ciarle desse ancor opera nello sludio della 
noslra lingua e della gramalica, si per non conlaminare una 
preziosa eredila dalane da' nosiri padri a cuslodire, come 
per isciivere con lale sinlassi, che i concelli dod manchino 
mal di chiarezza e di evidenza. ImperciocchJ la voce espres- 
sivo non fu mai adoperala in signiQcalo di soslanlivo ; la 
voce vilaliia in significalo di vila b impropriela; le parole 
espressione della Icggerczza si farebbono bandir la croct 
addosso dagli arlisli; ed il concello : die quindi almeno al 
meno la vilaliia dovendo essere il principalc espressivo dellc 
Sanla cite solo convenienlemenle pud in quesla bassa lerrc 
conseguire il pennello , parmi concello si oscuro , che ui 
sarlo cerlamcnle, so nou con piu eleganza , almeno coi 
maggior chiarezza lo avrebbe sJgniOcalo. 



COSE d'arte 133 



Resla Gnalmenle di ragionare deiraccusa falla dal Mal- 
vpzzi e dal signor X in proposilo della beata Lucrezia Ca- 
damosli. Si grida analema al signor Porro perch6 nelle sue 
illuslrazioni scrisse che la beala gia sulie vie del cielo e 
incontrata dal suo prediletlo simbolo dell' Eucaristia, So 
pero mi b Iccilo esporre francamenle la mia opinione non 
lemo aflfermare che i signori crilici a gran parlilo s'ingan- 
Dano e che inulilmpnle cbbero ricorso alle aulorila di San 
Paolo e de' SS. Padri e della Chiesa. Imperciocchfe ben sa- 
pendo il piUore, che il Sacramenlo deirEucarislia 6 nn mi- 
slice vialico, un mislero d'amore dale a conforlo degli spi- 
rili solamenle che ascosi in velo morlale peregrioaoo quag- 
^iuso, non gia immagino che Grislo realmenle velalo soUo 
le sacramenlali apparecze eucarisUche movesse ad inconlrare 
la beala Lucrezia. Ma immagino invece che venissero ad 
accoglierla due angiolelli porlanli in mano una allegoria la 
quale desse ad inlendere e ricordasse all' anima benedelta 
queiroslia che di sanlo gaudio e di pace elerna le rieropi 
dianzi il pello. Savlo accorgimenlo fa adunque il dire che 
la Sanla h inconlraia dal simbolo della Eucarislia , simbolo 
che le dovea essere caramenle dilello, perch6 rammenlava 
la dolcc plena d'affelli e Teslasi soavi provale da lei nella 
Vila morliile innanzi al supplicali allari. 

Tali cose mi parvero dover dire a difesa ed onore di 
un mio concilladino, che volse le fallche delTingegno ad il- 
luslraro un'opera di cui si onora la palria. II signor Porro 
lasci che gli indoUi gracchino a loro posla : la slima che 
valenli arlisli porlano a lul come ad uomo che con inslancabile 
sludio nellc belle arli ingentili ed afflnb il guslo da nalura 
sorlilo a senlirle e giudicarle, quesla slima, dico, dee ecci- 
larlo a pubbllcare nuovi scrilli sui dipinli dello Scuri neU 
I'arle degli AfTreschi emulalore di quel grande che la Lora- 
bardia nel srcolo XVllI salul5 a rislauralore della decadula 
pillura. Che se per avvenlura le sue parole polessero ad 
allri lornare gravi e noiose, nou isconfldi perci6; ma pensi 



IS', 



COSE d'aRT^ 



Che aoche un braoo di Lessing, di Wiokelraann , di Cico- 
goara farebbono dormicchiare il ciaballino e T erbivendola 
Al signor X poi auguro laDlo senno che valga a convin 
cerlo , come per bene scrivere e per veslire la magislrale 
giornea non basla aver mal digerile alcune pagine di Fo- 
scolo , che a presiinzione va compagna ignoraoza , che la 
sacra polenza della parola non dee essere profanala, non 
falla slromenlo di disprezzo, di scherno e di allre ire, che 
scalurisce lezzo plebeo. 

LuiGi Anelli. 



•1 



~^^^ 




DUE MONOGRAFIE DI AUTORI LODIGIANI 



IDA GHISALBERTI: Saggio critico sulla lelteratura storica 
del risorgimento ilaliano durante il secondo periodo delle 
guerre d'indipendenza (1859-18G0). Lodi, DeU'Avo, 1899. 

FERDINANDO FIORINI: Studio sulla lirica sacra dei poeti 
minori del secolo XVIII e di Alessandro Manzoni. Lodi, 
Tipografia operaia, 1899. 



Con vera compiacenza mi occupo in questo periodico 
dei pregevoli lavori di due nostri giovani concittadini, ai quali 
porgo anzitutto le mie vive e sincere congratulazioni. 

La signorina Ghisalberti e il professore Fiorini mostrano 
IQ queste, che sono le ioro prime pubblicazioni, di aver ben 
compreso e seguito il metodo scrupoloso , accurato, impar- 
ziale delle ricerche storiche e letterarie, metodo che a taluni 
serobra luttodi troppo pesante e poco geniale, ma al quale 
si deve se da parecchi anni la produzione italiana nel campo 
della critica storica e letteraria puo vantarsi di gareggiare 
con quella delle piu dotte nazioni europee. 

I nostri autori attenendosi a questo metodo e rifuggendo 
con seriet^ d'intento dal trattare piu vasto tema — per questo 
non manca Ioro I'ingegno, quando siano piii maturi di studi 
e d'eti — hanno portato il Ioro modesto contributo alia 
critica storica e letteraria : modesto, rispetto alia vastita della 
materia di cui essi illustrano una piccolissima parte, ma im- 
portante per i pregi intrinseci dei Uvori da essi con tanto 
Eclo curati. 



136 DUE MONOGRAFIE Dl AUTORI LODIOIANI 

Vediamoli, questi lavori , un po' da vicino e separata- 
mente. 

Ed anzitutto un* osservazione che varri a far maggior- 
mente risaltare il pregio della monografia della signorina 
Ghisalberti. 

Ogni glorno sentiamo lamentare che i nostri student! 
escano dalle scaole secondarie , che sanno magari la storia 
degli Assiri e dei Babilonesi ed ignorano quella del risorgi- 
mento d' Italia. A parte il mio fortissimo dubbio ch' essi co- 
noscano anche la storia di quei popoli antichi, io riconosco 
le grand! difficolt^, che si presentano all'insegnante che vuol 
esporre coscienziosamente la storia del riscatto d'ltalia , la 
quale — s! ripete ogn! giorno, ed h verissimo — b tutta da 
farsi. £ perch^ s'indugia tanto? I perch^ sono molt! e di 
varia natura, nh qui h il luogo di enumerarli tutti. Si dice: 
siarao troppo vicini ai tempi in cui ferverono le idee e si 
svolsero i fatti, che compirono I'unit^ d'ltalia; sono vivi an- 
cora uomin! e partiti , che per essa lottarono , e un* opera 
storica serena ed imparziale non b per ora possibile. Ma io 
osservo: I'evoluzione delle idee man mano che progrediamo 
col tempo si compie con maggior rapidita; studiando la storia 
dei secol! passati — pur calcolando il fenomeno pel quale i 
tempi, come gl! oggetti, veduti da lontano appariscono piu 
uniform! — no! c! accorgiamo che in essi il cammino delle 
idee era assa! lento , e che una sola questione di capitale 
importanza poteva agitare e dividere gli anim! degli uomin! 
per piu secoli. Piu c! avviciniamo invece ai nostri tempi, e 
piu rapidamente vediamo succedersi le varie epoche stor!che 
informate ciascuna a un nuovo ordine di idee e di senti- 
menti: per esempio, senza parlar del nostro, nel secolo scorso 
tutti osservano la gran diiferenza tra la prima e la seconda 
metA ed il rapido difionders! di quelle idee, che furono cause 
ed effetti della rivoluzione francese. Percio mi sembra che 
dopo trent'ann! da che T Italia k compiuta, in un' eti come 
questa che avra certo il merito d'essers! data con ardorc 
straordinario alia ricerca della ver!t4, non possano tardare a 
sorgere delle menti, che alia vastiti delTingegno e della dot* 



I 



bUE MONOGRAFIE DI AUTORI LODIQIANI 137 



trina uniscano tale equiti di giadizio da poterci dare la vera 
storia del risorgimento italiano. 

E che cio avvenga m'affida il vasto e minuto lavoro di 
preparazione ed ordinamento della materia che si va com- 
piendo, la ricca ed incessante prodazione di docuaienti con- 
temporanei, Tequaniaiitd di alcuni lavori recenti e la sereniti 
di giudizio, colla quale furono dal pubblico accetti e discussi. 
La verita catnmina a grandi passi e riuscir^ tra non molto 
a trionfare completamente delle passioni di parte: non piu 
ogni partito s*af!anner^ a denigrare gli altri partiti e a ri- 
vendicare tutta per sb la gloria comune; non piu da una 
parte si griderd alia profanazione dei grandi ideali, all'ingra- 
titudine verso i benemeriti fattori della patria , e dall' altra 
parte per reazione si offuscheri lo splendore di quelli e la 
gloria di questi. La veritd sola deve trionfare, sia pure sfa- 
tando qualche cara leggenda, sia pure togliendo, per render 
piu intensa la propria luce, qualche raggio di gloria a ta- 
luni, cui la feliciti del success©, Tinimaginazione popolare 
qualsiasi altra causa avessero per avventura posto un po' 
pill in alto di quel che meritassero. Allora si, non solo col 
cuore palpitante d' amor patrio, ma anche colla mente con- 
vinta del vero riconosceremo orgogliosi che I'unita d' Italia 
b uno dei fatti piu grandi di questo secolo, e senza alcun 
odio di parte ci inchineremo riverenti e grati alia sacra me* 
moria di tutti quelli, che, sia pure sotto diversa bandiera , 
indistintamente operarono, soffrirono, caddero per darci una 
patria. 

Queste le considerazioni — ad altri parranno forse 
utopie — che sorsero nella mia mente alia lettura dell'inte* 
ressante lavoro della signorina Ghisalberti, nel quale io am» 
mirai la novit^ delTargomento , la copia della materia, Tor- 
dine, la chiarezza e la sobrieti dell' esposizione, Timparzialiti 
del giudizio. 

II numero degli scritti, dei quali ci parla Tautrice, h tale 
ch' essa , senza tema di mostrarsi prolissa, avrebbe potuto 
comporre un grosso volume; invece con pregevole sobrieti 
che , anzich^ nuocere alia chiarezza , giova a darci un' idea 
piu esatta e complessiva della materia, I'A, ci fa con rapida 



!^. 



i^ 



DUE MONOGRAFIE DI AUTORI LOt)10IAI^I 



precisione il riassunto e talora il commento di un graa nu. 
inero di pubblicazioni politiche e storiche, dottrinarie e nar- 
rative, colte e popolari degli anni '59 e '60. 

Ognuno puo facilmente immagiaarsi quanto ricca sia] 
siata la produzione di sifFatti scritti in quegli anni, e percio 
comprendera benissimo come in questo suo Saggio — com-] 
posto in un tempo limitato -- I'A. non abbia potato ren- 
derci conto di tutta la letteratara storica del '59 e '60. L'A. 
stessa in fine al suo lavoro ci d.^ I'elenco di molti opuscoli 
italiani e stranieri editi in quei due anni, e di cui essa non 
s'^ occupata. Certamente sarebbe stato bella cosa che la terza 
parte del lavoro, la quale tratta della letteratura storica po« 
polare , fosse stata svolta con ampiezza maggiore , tale da 
poter realmente « misurare da essa — come desidera I' A. 
nella prefazione — la parte ch'ebbe il popolo nel risorgi- 
mento d'ltalia, e sapere se la patria italiana fu ordinata se- 
condo gli intendimenti della nazione «. Quanto avrebbe gio- 
vato a illuminarci sulle idee e sui sentimenti degli italiani in 
quegli anni memorandi, il riportare alcuni esetnpi di quella 
fioritura poetica , che germoglio rigogliosa in quei solenni 
rnomenti su dal popolo italianol Ma cio, ripeto, si deve al- 
V angustia del tempo, non a mancanza di buon volere nella 
signorina Ghisalberti. Percio io Tesorto a continuare Topera 
sua cosi bene avviata, a colmarne le lacune per ora inevita- 
bili, ad allargare la trattazione di quelle parti ch* ora sono 
piu accennate che svolte, a considerare infine — ch^ la lena 
e Tingegno non le mancano — anche un altro lato impor- 
tantissimo delTargomento, vale a dire, quegli scritti stranieri 
— tedeschi, francesi, inglesi — » piii importanti, che rappre- 
sentano le idee e i sentimenti, in quegli anni '59 e '60, dei 
popoli che Gontro T italiano a fianco dell' italiano combat- 
terono oppure ne seguirono con interesse le vicende. 

Dissi uno dei meriti di questa monografia esser I'ordine. 
Questo e dovuto ad una saggia divisione e classificazione 
della materia. Nella prima parte — letteratura dottrinale -^ 
gli scritti sono classificati a seconda del partito politico a 
cui appartengono gli autori ; abbiamo percio 1' esposizione 
degli scritti di autori repubhlicani suddivjsi in. mitari (Maz- 



bUE MONOGRAFIE Dl AUTORI LODIGIAKI 13& 

zini), federalisii (G. Ferrario, A. Mario), democratici (Guer- 
razzi, Brofferio); seguono gli scritti di autori monarchici sud- 
divisi in moderati (Cavour, D'Azeglio ecc), federalisii (Ra- 
nalli ecc), unitari (Aligerti , Castiglia , Interdonato ecc); 
infine gli scritti di autori caitolici suddivisi ia neoguelfi (Tom- 
maseo, Augusto Conti) e clericali (Solaro della Margarita, 
Costa della Torre ecc). Esposti gli scritti di ogni gruppo 
e sotto-gruppo TA. assai opportunamente riassume in poche 
righe le teorie principali di ogni partito e frazioni di par- 
tito, dando di esse nn breve giudizio ispirato ad una serena 
imparzialit^. 

La classificazione degli scritti della seconda parte h in- 
vece basata sulla forma letteraria di essi. V A. parla percio 
successivamente delle slorie divise in narrative e dimo sir alive, 
delle hiografie, degli scriiii economici. Qui spesso i giudizi 
non sono solamente informati al criterio politico, ma anche, 
e giustamente, al criterio letterario. Riguardo agli scritti e- 
conomici V A. a ragione ne rileva V importanza ed osserva 
c< trovarsi il piu delle volte la spiegazione di un fenomeno 
storico nelle condizioni economiche del paese ». Anche in 
questa parte domina la massitna sereniti di giudizio. Eccone 
un esempio ; si tratta d* uno scritto economico del clericale 
conte Costa della Torre, in cui si biasima acerbamente Tarn- 
tninistrazione finanziaria del governo piemontese e si loda 
quella del governo pontificio; ebbene I'A. cosi giudica; « £ 
innegabile che vi ha un poco di verita nelle censure acer- 
bissime che egli muove all'Amministrazione Piemontese; ma 
se il popolo del Piemonte era piii tnssato che altrove, esse 
era anche il piii civile fra i popoli d' Italia, ed i lavori pub- 
blici a cui attendeva, oltre che abbellire, fortificare e render 
comoda e sicura la vita di tutti i cittadini (benefizio questo 
inestimabile) rappresentavano un capitale attivo, i cui frutti 
erano goduti dal popolo stesso. E se lo stato Romano non 
aveva grandi spese, le sue ferrovie pero erano scarse, mal 
sicure le strade , disordinata la polizia interna, esautorata 
l*autoritA politica dall' intervento straniero, Pagricoltura ro- 
vinata, irrisorio il commercio, nulla T industria. » 

Nella terza parte, che tratta la kiieratura popolare, U 



\hO DUE MONOGRAFIE DI AUTORI LODlQIANt 

varietd della materia costringe I'A. a division! e suddivisioni 
basate sovra criteri diversi: una prima divisione secondo la 
forma distingue gli scritti in opuscoli popolari, ora:(ioni, to- 
manii , racconti, poesie ; gli opuscoli si suddividono doppia- 
mente a seconda della regione geografica che li produce e 
del partito politico di cui sono V emanazione. 

Segue un'appendice in cui si esaminano in primo luogo 
alcuni scritti che trattano in generale dei principii morali e 
giuridici secondo i quali dovrebbe essere informata la nuova 
societii, in secondo luogo degli epistolari, e infine dei gior- 
nali politici, che uscivano in quegli anni. 

A proposito degli epistolari, io non divido T opinione 
deir A. sulla scarsa importanza ch' essa crede abbiano nel 
campo scientifico della storia. Se all' indole del suo lavoro, 
il quale non h che la rapida recensione delle opere di let- 
teratura storica comparse in Italia negli anni '59 e '60, era 
forse contrario lo spigolare nelle lettere dei contemporanei 
le notizie e le ragioni degli avvenimenti — non ^ men vero 
per questo che di tali notizie e di tali ragioni siano una 
fonte copiosa ed importante gli epistolari, massirae di uo- 
mini come Cavour, Ricasoli, La Farina, Garibaldi, Mazzini, 
Guerrazzi, una fonte da mettersi fra le prime, a cui debba 
attingere lo storico coscienzioso. II quale inoltre non deve 
credere cosa trascurabile la conoscenza delle ragioni intime 
morali e psicologiche , che spinsero gli uomini ad operare ; 
chfe non mi sembra giusto il considerare in ogni caso gli 
uomini come semplici esecutori d' una legge storica. fi vero 
quanto si dice: che i tempi creano gli uomini; ma in un 
fatto storico c' ^ sempre una parte dovuta alio spirit© dei 
tempi e una parte dovuta alle quality personali di chi V ha 
compiuto o diretto , ed io credo per lo meno troppo ardito 
r asseverare che quel fatto sarebbe avvenuto egualmente , 
anche se T autore principale di esso fosse stato diverso 
di qualici diverse. Lo storico deve calcolare che se vi sono 
tik nelle quali I'azione individuate fe completamente assorbita 
dair azione collettiva, ve ne sono altre, e sono le piili com- 
plesse e difficili a studiarsi , in cui raggiunge un massimo 
sviluppo cio che si chiama V individualismoj ed allora dallo 



I 



DUE MONOORAFIE DI AUTORI LODIQIANl 141 

Studio dei fatti storici non si puo scindere affatto lo studio 
dell' uomc... Ma la questione meriterebbe di esser trattata 
molto piu a lungo, e qui non b il luogo. 

II lavoro della signorina Ghisalberti termina con una 
conclusione, la quale se da una parte h V ultima e miglior 
prova del giudizio sereno ed imparziale dell'A., da un' altra 
dimostra in lei una pregevole attitudine alia sintesi chiara 
ed efficace. Delle varie teorie esposte negli scritti studiati 
dall'A., giudicata come la piu storica e la piu razionale quella 
federalista-repubblicana, come assurda ed illogica h federalista- 
monarchica, ammirata come grande la teorica tnaniniana, 
riconosciuta la moderata come la piii pratica — I'A. finisce 
dicendo come soltanto quest' ukime due, la ma:(^iniana e la 
moderata, avessero dietro sk un partito vitale: al partito mo- 
derato tocco la vittoria finale, perch6 per legge ineluttabile 
della storia il Piemonte indipendente e libero diede alTItalia 
indipendente e libera la propria forma monarchica; ma resta 
al partito mazziniano e alia sua tattica rivoluzionaria il me- 
rito e la gloria di aver fatto trionfare l' idea dell' unit^ 
italiana. 

Piu brevemente, e non per altra ragione se non perch^ 
mi stringe 1' angustia del tempo e dello spazio, diro del la- 
voro del prof. Fiorini. 

L'argomento era nuovo e seducente e I'autore apparisce 
averlo studiato con cura ed affetto speciali in questa sua 
operetta, nella quale solo h da lamentare la poca correttezza 
tipografica in confronto all' elegante propriety dello stile. 

II sentimento religioso degli Italiani — forse piii pratici 
di quel che comunemente siano giudicati — ebbe in tutti i 
tempi, anche in quelli di piii grande fervore mistico, molto 
di umano, e rifuggi dalle pure astrazioni trascendentali e 
dalle speculazioni e disquisizioni dogmatiche, al che si deve, 
piu che al difetto di fede religiosa in confronto ad altri po- 
poli, se in Italia meno che altrove vi furono lotte e guerre 
di religione. 

Questo eleraento umano del sentimento religioso si ma- 
nifesta specialmente nella poesia sacra. Pure negli inni sacri 



14*2 DUE MONOGRAFIE Dl AUTORl LODlGlANl 

medioevali, di cui c' h tanto cara la fede pura ed ingenua, 
pure nelle roxze vision! ultraterrene e nelle laude ne* primi 
secoli dopo il mille , di qaei secoli in cui le anime degli 
uomini sembravano, atlatto dimentiche d'ogni cosa mondana, 
a null'altro aspirare che a dissolversi ed esser con Dio (cupio 
dissolvi et esse cum Deo) — noi troviamo poesia vera e real- 
mente dettata dal cuore, laddove appunto si manifesta meglio 
il sentimenio umano e affetti umani sono attribuiti ad es- 
seri divini. Che cosa, se non l' espressione dell' affetto ma- 
terno, ci rende cosi delicatamente poetico io Stabat mater, 
e ci commuove dolcemente all' udire queste sestine di una 
lauda del sec. XIV; 

Quando tu il parloristi senza pena. 
La prima cosa, credo, che facesti 
Si I' adorasti, o di grazia piena; 
Poi sopra il fien del presepio il ponestu 
Con pochi e poveri panni lo involgesti, 
Meravigliando e godendo, cred'io 

Quando un poco talora il di dormiva, 
E tu destar volendo il Paradiso 
Plan piano andavi che non ti sentiva» 
E la tua bocca ponevi al suo viso, 
E poi dicevi con materno riso: 
Non dormir piu, che ti sarebbe rio, 

Dante stesso nella sua visione divina dei regni ultra- 
mondani non pone forse tutti gli affetti e le passioni umane 
dell' eta sua, non del tutto spente neppure nel piii alto dei 
cieli al cospetto di Dio? E forse Dante e con lui il Peirarca 
non assurgono all' amore divino per la scala di un amore 
umano, per quanto purissimo? Apparentemente nella poesia 
sacra la creatura umana sembra trasumanarsi e sollevarsi a 
Dio , ma in vcro h la Divinitd che viene umanizzata dal 
poeta; ch^ se a Dante, a lui solo, con uno sforzo supremo 
del suo genio, riusci di vestire di immortale forma poetica, 
in alcuni canti del Paradiso, il concetto e il sentimento puro 
della Divinita ed elevatissime speculazioni teologiche, questo 
non riusci ad altri poeti anche grandi, che s' arrestarono in 
un freddo formalismo ; e ncgli Inni Sacri di Alessandro Man- 
zoni (credo che il Fiorini converrd meco in cio) se noi am- 
miriamo l' artista squisito , laddove riferisce il fatto divino e 
commenta il dogma cristiano, veneriamo il poeta grande e 
vero, solo quando esprime quei sentimenti che egli stesso 
chiama « grandi, nobiii, umani » e dice « scaturire dalla 
religione di Cristo, alia quale egli ha inteso ricondurli. » 

Ma il sentimento religioso, di qualunqae natura esso 



J 



DUE MONOGRAPIE DI AUTORl LODIGIANI. 143 

sia, non ia tutti i tempi appare ugualmente profondo in I- 
talia. Per effetto del rinascimento, che tanta azione esercito 
sulle idee, sui sentimenti e sui costumi degli Italiani, il sen- 
timento religioso , se meno fu scosso negli strati inferior! 
della societa, nella classe colta fu spesso ridotto ad un sem- 
plice culto esteriore, grandioso e solenne fin che si vuole, 
ma non sorretto da una fede profonda e sincera. Nel campo 
letterario non manco Tespressione di sentimenti generosi ed 
umani, ma quesii presero altra via, seguendo i classici mo- 
delli, e non si fusero colla religione. Dopo la Riforma, dopo 
il Concilio di Trento si torno a credere, ma fu effetto, piu 
che di necessita spontanea di fede religiosa, di reazione al- 
r incredulita di prima e di imposizione piu o meno sentita : 
ad ogni modo questo risorgere della fede cristiana ci diede 
la vittoria di Lepanto e nel campo dell'arte la Gerusalemme 
Liberata. Segui poscia un lungo periodo per l' Italia di de- 
cadenza politica, morale, letteraria ; in tutte le manifestazioni 
della vita la forma fu tutto e la sostanza fu affatto trascu- 
rata; I'arte vuota di alti concetti degenero subito in artificio, 
al quale volcndo porre rimedio con mezzi puramente formali 
si passo dal Seicentismo zW Arcadia. 

Non era certo in siffatta eta che si potesse avere una 
degna espressione del sentimento religioso, per la qual cosa, 
ancor piu che per esprimere qualsiasi altro sentimento , fa 
d'uopo, oltre I'altezza dell'ingegno, la nobilt^ del carattere, 
la grandezza dell'animo, la profonditd della mente. 

E di cio ben s'accorse il Fiorini vagliando con pazienza 
ed acume critico le liriche sacre dei poeti del secolo scorso. 
Egli passa diligentemente in rassegna tutti questi poeti dal 
Frugoni al Vittorelli, dividendoli opportunamente a seconda 
della regione che li ha prodotti; esamina le liriche religiose 
di ognun d' essi facendone risaltare gli elementi, i pregi, i 
difetti; ma su per giu i giudizi che I'A. ne dd si equival- 
gono: forma piii o meno buona, spesso facilita e spontaneity 
di vena, talora forza di colorito e riuscita imitazione di mo- 
delli classici ; ma poverta e superficialita di contenuto, con- 
cetti meschini in confront© all'altezza deU'argomento, assenza 
di sentimento religioso profondamente nutrito : insomma, la 
poesia sacra fatta specchio essa pure della vita frivola e 
fiacca del secolo. Questi poeti non si direbbero contempo- 
ranei di Goldoni , Parini , Alfieri, Baretti , Beccaria ; che se 
alcuni di essi, come Eustachio Manfredi, Luigi Cerretti, Gio- 
vanni Fantoni (veggasi per quest' ultimo un notevole arti- 
colo del Carducci in Rivista d' Italia, gennaio, '99) respira- 
rouo un po' della nuova atmosfera e forse presentirono una 



\h^ DUE MOxNOGRAFIE DI AUTOftI LODIGIANI 

vita ed un' arte nuova , di cio non lasciarono traccia nelle 
loro liriche sacre. 

M'immagino percio come si sar4 sentito in pin spirabil 
acre il Fiorini, quando, terminato I'esame di questi poeti, si 
trovo di fronte agli Inni Sacri del Manzoni ; e forse questo 
fatto unito all' affetto entusiastico pel grande scrittore lom- 
bardo spiega il perch^ I'A. trovi proprio tutta grande e tutta 
da lodare la lirica sacra manzoniana , e trascuri , in uno 
studio minuto ed imparziale qual b il suo, di rilevare quei 
piccoli nei, che pure b dovere del critico riconoscere fra 
tante bellezze immortali di concetto e di forma. 

Alia strettezza del tempo poi , e non a dimenticanza 
dell'A., si deve attribuire, se nelTesposizione delle ragioni e 
degli intenti delle liriche sacre del Manzoni non s' h tenuto 
calcolo di quel movimento complesso che fu il Romanticismo, 
il quale nato in Germania come protesta nazionale contro 
r invadente classicismo francese , si diffuse rapidamente, as- 
sumendo, oltre il carattere d'innovazione letteraria, in Francia 
un carattere religioso di reazione alia filosofia sensistica vol- 
teriana, e in Italia il duplice carattere religioso e patriottico. 
Probabilmente se il Fiorini avesse avuto tempo di meditare 
questo fatto e paragonare la conversione religiosa di Ales- 
sandro Manzoni ad altre conversioni celebri di quell'etd, per 
esempio quella dello Chateaubriand, si sarebbe convinto esser 
forse un po' ardito il sostenere che il Manzoni ebbe in gio- 
ventu un. periodo semplicemente di dubbio anzich^ di com- 
pleta incredulity, il Manzoni che confessava egli stesso — e 
tolgo la citazLone dal lavoro del Fiorini, p. 82 — « di aver 
un tempo non solo dimenticato Iddio, ma avuto la disgrazia 
e Tardire di negarlo ». E parimenti avrebbe allora il Fiorini 
fatto meglio risaltare come I'intento del Manzoni ne' suoi 
Inni Sacri fosse quello che il suo grande predecessore, il Pa- 
rini, troppo ligio alle forme classiche, aveva piu pensato che 
espresso, voglio dire; rivendicare alia dottiina di Cristo 
quegli alti ideali umanitari che avevan bandito i filosofi fran- 
cesi precursori della rivoluzione. 

Ad ogni modo quello del Fiorini 6 un bel lavoro, ch'io 
ho letto con grande piacere — e al giorno d'oggi son poche 
le opere di critica letteraria , che si leggono con piacere — 
e dal quale ho imparato anche molto, di che son grato al- 
r amico coUega, al quale auguro che possa ben presto dare 
alia luce altri frutti del suo ingegno e del suo studio. 

Mario Mikoia. 






PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 

DiRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



Seric Seconda - A^nno XVIII.^ 

(Ottobre, Novembre, Dicembre) 



SOMM ARIO 



MEMORTE 

fiovANXi Agnelli — Ospedali Lodigiani - Santa Elisabetta 

(pa^. 14)). 
Bocche di Muzza e loro portata nelTanno 15 17 (pag. 14SJ. 
Castello di Lodi (pag. i;i), 
Confini Meridional! nel Lodigiano (pag. ij)). 
Docuraenti Codognesi (pag. i)Sj. 
Sesta e Settima Relazione dell'Uificio Regionale Lombardo 

- Circondario di Lodi - (pag. 160). 
Giovanni Agnelli ~ Delia venuta di Massimiliano Sforza 

nel Ducato di Milano secondo le cronache e i docu- 

menti lodigiani (pag. 16}). 

— Sal prime anno del secolo (pag. 178). 

— Rendiconto della Deputazione Storico-Artistica di Lodi 

— Periodic! ricevnti in cambio durante il 1889 (pag. i^ij. 

— Indice dell' Anno XVIIL" (pag. 192). 

LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE aUIRICO E CAMAGNI 
1899. 



I 



r^jt'^.t^^^^i^^t^t^^^^^^^ 



OSPEDALI LODIGIANI 



Santa Hlllsalietta 



In uno islromeDlo di acquislo di una casa fallo da 
Giorgio di Arcoli in Lodi oella parrocchia di S. Salvalore 
dagli eredi di Orino dell'Acqua, rogato da Vescovino del 
Vescovo nolaio lodigiano il 14 iMaggio 1453, si da per 
coerenza, Ira allro, la chiesa e rospilale di Santa Elisabella, 
e il muro della cilia, medianle slrelta. 

Da quesle coerenze si arguisce q>\\q Tospedale in qui- 
slione era pressoch6 addossalo alle mura cilladine dalla 
parte orientale, prospicenle Selvagreca. In diverse scriUure 
dei PP. Carmelilani, che ufQciavano la chiesa di S. Salva- 
lore S. M. del Carmine, e specialmenle in un istromenlo 
di procura rogalo da Cesare Leccami rullimo di Agoslo del 
1507, risulla che la loro chiesa si chiamava Sanclae Mariae 
Annunclialae alias Sanctae Elisabeth. Dunque la chiesa di 
S. Elisabella, e per conseguenza anche T anoessovi ospedale 
occupavano presso a poco Tarea delTalluale chiesa e casa 
di S. Salvalore o del Carmine, o di S. M. Annun^iala, che 
h sempre la slessa cosa. 

Conferma poi maggiormente Tasserzione nostra la con- 
cessione fatta dalla famiglia Cadamoslo il novo Maggie 149G, 
a rogilo di Ihssiano Brugazzi, ilella chiesa slessa di Sjinla 
Eiisubetla , della qual chiesa la slessa noblle famiglia Ca- 
ll 



146 OSPEDALI LODIGIANI 



I 



damosto era fondalrice e palrona : doude si conosce che 
Tospilale aveva chiesa anoessa. Per cui nelTerezione del- 
Talluale chiesa la prima cappella fabbricalavi allora nel 
poslo pill dogoo, viciuo airaltare ma^giore , fu dedlcaia a 
delta saola, fondiila dalla famiglia Medici, di cui era fra 
Gaspare caruielitano acquirenle del luogo. 

La cagione poi per la quale neirislromenlo di conces- 
siooe della chiesa nou si fa menziooe deH'ospedale aooesso 
si deve Irovare io cio che i beni delTospedale slesso erano 
gia passali airOspedale maggiore per I'unioDe gia falla 
Taniio 1457 dal Vescovo Carlo Pallavicino, per cui I'ospe- 
dale di Saola Elisabetla doq veniva piii officialo per la 
slessa sua soppressiooe. 

Di piu nello slesso islromenlo di concessioue fallo da 
diversi geoliluomini della famiglia Cadamosto, coQie noa si 
ha uessuua menzione che la chiesa coocessa avesse delie 
reodile , cosi per il conlrario si legge che quesla chiesa 
oveva delle case proprie anuesse che facilmenle polevano 
essere quelle del gia ospilale , le quali poi passarooo in 
propriela dei CarmelilaDi. 

Quesli Carmelilani in seguilo , acquislale alcune case 
della Relloria dei Sanli Cosma e Damiano ivi conligue, eb- 
bero agio di riooovare e ampliare la loro chiesa nella foggia 
che presenlemenle si vede. La prima pielra di quesla chiesa 
fu posla da Bernardino Ugooi , vicario del Vescovo Palla- 
vicino, suddello, soUo il litolo della SS. Annunciala. 

Nella Vila del Bealo Giacomo Oldo, verso la fine, si 
ha memoria deirospedale di S. Elisabella. Da queslo si puo 
congellurare che Tospedale era gia fondalo prima del 1404 
in cui rOldo mori. L'Oldo slesso vi conduceva gli amma- 
lali per farli curare. 

Giovanni Giacomo Gabiano , nel suo poemetlo Lau- 
diados, lib. 2.", cbiama queslo ospedale col lilolo di S. Roccl 
e dice che servisse partlcolarmenle pei conlagiosi 



OSPEDALI LODIGIANI 147 



ingredere sacellum 
Augustum Roccho dictum, qui tempore pestis 
Ante Dei solium stat pro mortalibus aegris, 

e lo flescrive conliguo alia chiesa cJelT AnnuQciata e del 
conveolo dei Carmelilani, si come anco alT anlica cappella 
del SS. Crocifisso , che il Vescovo AnloQio Scarampo Ira- 
sport6 Tanao 1572, cum honoribus et redditibus nella par- 
rocchiale del Salvalore , per essere luo^o indecenle (Dal 
ms. degli Ospedali , del canonico Defendente Lodi , in Bi- 
blioteca comunale, Ar. XXII, A. iS), 

Noliamo qui , onde logliere ogoi ambiguila , che la 
chiesa di S. Salvalore doq si deve coofoudere con quella 
della SS. Aonunciala o del Cannioe Iratlandosi di tempi 
anleriorl al secolo XIX. La chiesa di S. Salvalore era Pre- 
posllura con cura d'aoime, e sorgeva oeiralluale Via del- 
Tospedale e fu iocorporala neirediGcIo deirospedale stesso 
a mela strada Ira lo sbocco della via ora delta Legnano e 
quella deDooioala da Paolo Gorini, Soppressa quesla chiesa, 
la Preposilura di S. Salvalore sul fioire del secolo XVlll.^ 
fu Irasferila oella chiesa del Carmelltaoi , piu ampia e piii 
decenle, molivo pel quale questa chiesa assuose anche 11 li- 
lolo, e lo conferva, di S. Salvalore, lilolare della parrocchia. 

M. GiovAiNNi Agnelli 



Bocche di Muzza e loro portata nell'anno 1517 (^) 



Regioa del Bevereodissimo MoDsignor de Ast 

Crivella del magDiGco messer Herasmo triullio 

Barna del conle Georgio triullio 

Magnifico domino JoaDne de Trivultio 

Alberto Baibi 

Aslesani 

Bora 

Bondiola 

Bocona 

Barbavayra 

Camola 

Francesco Modegnano 

Frail de Villanova 

Gasparo da Bexana 

Guazoni 

Domino Joanne del Doso 

Lauzenio (?) 

Lecama 

Mulazano 

Ronco Marlio 

A riportarsi 



Onze 


80 I 


1 » 


100 1 


» 


30 1 


» 


40 


» 


8 


» 


li 


» 


12 


» 


12 


» 


20 


» 


371i2 


» 


20 


» 


15 


B 


60 


» 


12 


» 


8 


» 


6 


» 


12 


» 


21 


» 


17 


» 


10 


_ 




Onee 


55i 1|8 



(I) Da un foglio volanle di quel tempo rinvenulo Ira le carte di 
Alessandro Kiccardi, nella Biblioleca Comunale di Lodi. — Si pagava 
soldi 17 I'oncia. 



BOCCHE DI MUZZA B LORO PORTATA NELL^ANNO 1517 149 



Saolo Petro 

Santo JoaDoe 

Saolo Marco 

Santo Bassaoo 

Thiberia 

Vilambreria 

Villavescho 

Vistarina et Compagni 

Cola 

Marcho Cadamoslo 

Ludovico Cadamoslo 

Faxola 

Frali del hospedalelo 

La Filipesa 

Monlenaxo 



Onze 


554 1|2 


» 


20 


» 


10 


» 


12 


» 


10 


» 


40 


» 


2 


» 


14 


» 


5ei|2 


» 


28 


» 


48 


» 


50 


» 


13 


» 


28 


» 


6 


» 


23 



Onze 933 



Conventionati L 1 soldi S den, 6 per oncia 



Colla 


Onze 44 


Balzarioa 


» 7 


Boodioli 


» 2 


DomiDo Ambrosio da Fiorenza 


» 10 


Monteoaxo 


» 12 


Priore da Figino 


» 14 


Santo Aogello 


» 48 


Tiberia 


» 12 



Onze 119 



150 BOCCHE DI MUZi:A E L6r6 I^OltTATA t^ELL*ANNO 1517 



Exempli a soldi 34 per onza 



Bocca da Cassale 

B. de Don Francesco da Bruno 

B. de la Colla 

B. de li Frali de Villanova 

B. de la Balzarina 

B. de ii frati del hospedalelo 

B. de Villambrera 

B. de la Filipessa 

B. de D. Jo. Anlonio del Mayoo 



Ome 


24 


» 


36 


» 


12 


» 


32 


» 


7 


It 


12 


» 


12 


» 


19 


» 


8 



Onze 162 



Onze 162 
y> 149 
» 933 



Tolale Onze 1244 



« >>> «o»<^^- 



CASTELLO DI LODI 



Da alcune memorie maooscritle del sacerdote cav. don 
Andrea Timolali logliamo i seguenli documenli copiali nel- 
rArchivio di Slalo di Milano dal Cav. Michele Caffi. 

Johanni de Milano 

Havemo ricevulo la toa letlera el ioleso quanto ne 
scrivi che per lullo lo di de sabbalo havjrei facto conzare 
lucle le camere et la sala de sopra secondo te ordinassemo : 
dicemo che ne place: advisandole che ne place, advisan- 
dole che mandiremo la uno nostro ad veder se lu ha- 
virai scriplo la veritale. Al facto de quelli Burchlelli de 
calzine che hai rilenule, dicemo che ne displace grande- 
menle et perlanlo vogli subilo ricevula quesla farle Jibe- 
rare el licentiare , che vadano dove deviano aodar : alia 
parte de le care el dicemo che ne meravigliamo del luo 
scriver, consideralo che si fa lo caslello de Porta Zobbia 
9\ care e tu hai da fare una plccola cosa et voli quante 
care sono in Lode, che questo le pari honesto vogliamo 
lo debbi considerare. Pure le advisamo che le caFe che se 
adoperano de present! per portare legname voliamo porlino 
legoe per uso de casa nostra : proved! come le pare che 
facci per ogni uomo (sic) portare lo legname da conzare 
lo ponte ; el qucllo che hai da fare fa che sia facto presto. 
Mediolani XJ S.-pt. 1450. 

(llCHLS 

(Missive 1, foi. 132). 



152 CASTELLO DI LODl 



Serafino Gavazio (1) dr. magislro Antonio de 
Papia. Laude. m 

Per rasone habiamo ad cooferire de necessila con voij 
volimo che se possibile ve sara veniale quesla sera qui da 
nuj, so uo quesla sera, vegoale domallina per tempo et ve- 
nereli informal! de quello laborero ad che lermioe sia , el 
quanlo sono longhi adesso deniro il lerreno li conlraforli. 
Prelerea siando faclo il muro alio bra. XXV, ordioareli che 
8e vada drelo al lavorero a cio oon se perdesse lempo per 
rabsenlia voslra. Menareli coo voij Jacomo de Terzago. 
Dalum Mediolani XXVI juli 1456. 

Ferery. Sign. Andreas Fulg. 

(Missive 32. d. 93). 



SerafMO de Gavattis provisionato 

Perchfe como saij le dicessimo volimo comprare le case 
circoslanli ?d quello noslro caslello da Lode per bularle 
gioso per allargar la plaza desso Caslello, volimo ne avvisi 
quelli di chi sodo dicle case a cio se ne possono provedere 
dallre per sua habilalione et gli dile che gli faremo pager 
quello saraono exlimale et lu ne aviserai Barlolomeo da 
Cremona. Mediolani XXV Februari 1457. 

Johannes. 

(Missive 32. Fol. 309. T.). 



(1) Celebre archilello mililare, lodigiano* 



CONFINI MERIDIONALI DEL LODIGIANO 



Le esondazioni padane hanno conliouameDte modi6cato 
la lopograOa delle due rive del noslro ma^gior fiume in 
modo che h ben difficile seguire i cambiamenti di confine 
avvenuli Ira i Comuni di Lodi e di Piacenza e poi Ira lo 
slalo di Milano e quelle di Parma e Piacenza. 

Verso la mela del secolo decimosellimo erano in que- 
slione alcune lerre confinanli col Po, le quali, perch6 ri- 
masle sulla sua deslra, erano causa di conteslazione Ira i 
due Stall, e, come avveniva quasi sempre in simili circo- 
slanze, servivano di rifugio a malvivenli d'ogni razza. 

Noi pubblichiamo qui, in ordine cronologico , alcune 
Dolizie tolle dai documenli deli'Archivio di Slalo di iMilano, 
da Alessandro Riccardi, dalle quali risulla la cessione di 
alcune lerre falla dal marchese di Caracena Governalore 
di Milano al duca di Parma e Piacenza. 



(FoNDO Reug., c. 162). 

Facciamo fede noi infrascriUi habilanli nelle infrascrilte 
lerre Lodeggiane vicine al luogo del Mezzano del Moscono 
anco con noslro giuramenlo, come alii habilanli del dello 
luogo del Mezzano viene amminislrala giuslizia nelle cause 
civili come criminali da giudici di Piacenza sendo quel luogo 
dislrello el territorio Piacenlino el per lale da lull! lenulo 



184 CONPINI MERIDIONAL! DEL LODIQIANd 

il che maggiormenle li conferma habilando in quel luogo 
sicuramenle li bandili el conlumaci della giuslizia di queslo 
Slalo di Milano rilirandosi ordinariameQle al detto luogo 
del Mezzano come mollo vicioo alii confioi di queslo Slalo 
del quale viene diviso solo con uu Cavo dello la Gan- 
diola.... elc. omissis. 

.... 23 Aprile 1635. 



(CoMUNi, Mezzana). 

Exorbilaoliae novjler occursae Comuni el homioibus 
Abbaliae Mezani Placenliae propler defeclum cuiusdam Georgii 
de Aonono io maximum delrimeolum ducali«^ Gamerae. 

omissis. 



(CoNFiNi - Parma, c. 120). 

1648, 2 Luglio e 8 Agoslo 
Mezzano di Chitandolo 

Rilascio fallo dal Governatore di Milano in nome di Sua 
Maesla al Duca di Parma della Villa dello il Garga- 
lano, Mezzano di Chilandolo, ossia Giordano e Giarra 
del Luppo elc. 

A tenore delle Convenzioni slabillle in dello anno. 

1648, 2 Luglio. 

Havendo el Seren.'' S/ Duque de Parma elc. omissis, 
.... que quisese darle al preseole en pagamenlo de parle de 
Io que se le devjere una Villela o Me7an> ch^mado el Gargue- 
lano iurisdicion de Lodi, la qual esla de la olra parle del 



CONI^INI MERIDIONALI DBL LOt)lGlANO 155 

Po conligua a olras villas y lierras del eslado de Plasencia 
y lam bien olra villa clamada el Mezauo de Quilandolo o 
Giordano, la qual esla assimismo de alia del Po couligua a 
la lierra de Caslelvelro, eslado de Parma que al presenle 
es poseyda par S. M elc. omissis, 

1648, 6 Luglio. 

Illuslrissimo Sig. Mio Sig. Osserv. 

II Signor Marchese di Carrazzena Governaiore dello 
Slalo di Milaoo e pleoipoleDziario di Sua Maesta Callolica 
io Italia ha slabillllo come Voslra Signoria sa coo uoa scril- 
lura firmala sollo il di 2 del correnle mese , che in 
me e miei successori sieoo Iransferile lulle le ragioni lali 
e quali ha sua Maesla in una villelta chiamala il Gargalaoo 
conligua ad allre ville di colesto Ducalo di Piacenza di qua 
dal Po, el un' ailra chiamata il mezzano di Chilanlolo o 
Giordano hora leuula in nome di Sua Maesla come di Slalo 
di Milano sopra la quale pero ci ^ preleusione che spella 
al mio Ducalo el b conligua alle mie lerre di Caslelvelro 
e Monlicelli, el anche nella Giara del Lupo, con allre glare 
adiacenli, che h nella giurisdizione di Colorno del mio Slalo 
di Parma, la qual Giara se bene di presenle h lenula in 
mio nome, nondimeno i minislri regij 11 prelendono d'havere 
ragioni; el ha perci6 rEccellenza Sua ordinalo che ha con- 
segnalo il possesso a' miei Minislri.... elc. 

omissis. 



(CoNFim - Parma, c. 120). 

1650 — Gargatano. — Lodigiano 

Consulla del Magislralo data il 22 Gennaro con la copia 
di varj alii occorsi in seguilo alia cessione del Governaiore 
noslro Marchese di Caracena ordinala del Gargalano a fa- 



156 COPfPlNl MERIDIONALI DEL LODIOIANO 

vore del Signer Duca di Parma, acci6 li possessor! sul me- 
desimo sgravali fossero dai carichi ai quali coQlribuivaoo 
con il conlado di Lodi. 

Delia cessione sudella eseguita coo inlervenlo del Po- 
desla di Lodi fu slipulalo rogito 11 31 Luglio 1648 da Bar- 
tolomeo Francesco Chiappino Piacenliao Nolaro imperiale e 
Gaaceiliere della Camera di Piaceoza ove farono que' beoi 
Irasporlali a queireslimo. 

Gargatano prima di lal cessione professalo esserc della 
Provincia Lodigiana. 

Chilantolo Mezzano — menzione della cessione del 
medesimo eseguila col mezzo del Marchese Carlo Gallarall 
poco prima di quella del Gargatano nel 1648 d'ordinc del 
riferilo Marchese di Caracena. 

Carichi corrisposli da Giuseppe Maruffi qual posses- 
sore sul Gargatano al Comune d'Aimi Villa Lodigiano dal 
mese di Luglio 1648, retro. 

Zerbio, beoi oltre Po, lerritorio Cremonese — islanza nel 
1689 del Conte Francesco e Camillo Fratelli Stanga per esser 
sgravali deir eslimo di que' beoi caltaslrali colli inleressali 
Milanesi in testa del Coole Giovan Batlisla Stanga loro 
Padre per L. 23, 15, 6 slaule la cessione seguila del Zerbio 
al Sig. Duca di Parma coir iotervento per parte nostra del 
Signor Dioniggi Filiodone Feudatario di Melelo delegate 
del Marchese di Caracena e del Co7ite Francesco Landi (le- 
legalo del Signor Duca Ranuzio II per inslromento 21 No- 
vembre. 

1648 di Bartolomeo Francesco Chiappino nolaro su- 
dello. 

Del Zerbio oltre 1 Conti Stanga era possessore il Co- 
mune di Casleloovo Bocca d'AdJa ed il Tenenle Francesco 
Pisalli. 

Gramignana Costa Irasporlala alT eslimo di Piacenza 
come pretesa compresa nella cessione sudella del 1648. 

omissis. 



CONFINI MERIDIONALI DEL LODIQIANO 157 

1650, 22 Gennajo. 

Relazione del Magislralo ordiuario delli 22 Genaro 1650 
sopra la separaliooe delli Mezzani o Gargalano oltre Po se- 
parali dallo Slalo di Milano e dali al Signor Duca di Parma 
I'anno 1648 evacuate poi per leltere al Magislralo ordioario, 
acci6 ammioistrasse giuslilia fra le parli come dal regislro 
dalle missive sollo il di 30 Marzo 1650. 



(CoNFiNi - Pavese). 

170M705 

Del Mezzano Cassina Pavese 

Taglio di due iinee di salici sulla spouda della strada 
che melle alia Cassina predella, eseguilo da una grossa banda 
di Piacenlini armati comaodali da cerlo Teneole Maggi di 
Caslel Sao GiovauDi preoccupando coq specie di sentinelle 
le avvenule delle slrade per noa essere impedili dal laglio 
medesimo. 

Nelle ioformazioni giudiciali qui ioserle la slrada pre- 
della si riliene sul noslro lerrilorio. 

1767-1768. — Lodigiano. 

Mezzano Passone Piacenlloo. — Soldati del Serg.*® Cle- 
rici. Fermo da medesimi ivi falto d'un disertore e condoUo 
a S. Fiorano Lodigiano. 



(CoNFiNi - Parma - 1783 - Lodigiano). 

Mezzano Passone - Porcara Strada 

Doglianze della Corle di Parma per Tinvenzione di riso 
eseguila dalla squadra di Finauza in pregiudizio di Anlooi^ 
Francesco Tonsino Piacenlino, suirindicala slrada. 



DOCUMEMI CODOGNESI 



Arciiiyio di Stato : (Comuni - Codogno) 

Mediolani XX meosis Januarii 1573. 

Ill.^^o Principe, — Molli huomioi della terra di Co-; 
dogno Qdelissimi servitori di Voslra Eccellenza si dolono 
cbe gia sono molli anni che le cosse di quel Comuoe vaao 
de malle in peggio, ogni anoo piu atieso cho con la inlrala 
ch'esso Comune liene de Ducali due mila di fermo ogoi 
anno non sono bastanli a pagar le gravezze in camera de 
Sua Maesla che sono se non de libre 10 mila che inpono 
ancora 1 et doi fasse de 4 el 6 mille libre ogni anno, el 
lulo aviene per le cedule ch'essi che sono al governo e- 
xibiscono de andate qua et la, el de allre cosse inulille et 
superflue dove se ingrassano le lor borse in danno de po- 
verl de esso loco .... etc. omtssis. 

Supplicano voglia mandar al podesla de delto loco 
di Codogno che voglia aslringer lulli quelli che sonno stall 
a dello governo da quel tempo in qua ch*esso come si 
senle lesso et aggravato da essi ch'hanno male administralo, 
a fargli dar conlo per via de juslicia et con ogni brevila 
el tutlo quello che si trovara in sua mano el haver mal 
speso non servala la forma delli ordini de esso comune... 
omissis..,, far che si facciano reslituir a esso Comune.... 
omtssis. 



DOCUMENTI CODOGNESI 159 



Mediolaoi 26 Oclobris 1591 — AI Polesla di Codogno 

///.^° et Ecc, Signore. — La lerra di Codogno siede 
lanlo vicina a' luoghi del Piacentino che b quasi una porta 
a quelii che di la veugooo, onde h lanla la lurba de Mon- 
lanari el de poveri mendichi che ogni di da quelle pari! 
sceodendo si ricovrano oella delta villa cacciali dalla fame 
che pare che io breve siano per ingombraria lulla. Item 
specialmeDle che dalTanuo passato io qua i portinari del 
Po passauo lulia quesla inisera genie molto pronlamenle 
uel venire in qua, ma non lasciano lornar indietro alcuno 
che cosi dicouo ejisere comissione de lore Principi. Onde 
i Piacentiui a questo modo attendono a scaricarsi di queslo 
diluvio, par che in breve siano per inondare et la della 
lerra el allre ancora. .. etc. omissis. 

Per lanlo gli agenti el decuriooi di della lerra fideli 
servitori di Voslra Eccellenza veggendo il pericolo che so- 
vrasla hanno preso consiglio di fare da lei ricorso Sup- 
plicandola che si degni con sue lellere dare ordine et com- 
mellere al Podesla del luogo et ad essi supplicanli che con 
ogni pill pronla via facciano sgombrare da della lerra si- 
falli foreslieri i quali si conoscono inutili el dannosi . . . . 
omissis. 



SESTA E SETTIMA RELAZIONE 

DELL'UFFICIO REGIONALE LOMBARDO 



CIRCONDARIO Dl LODI 

LoDi: CATTEDRALE. — II R. iMinislero ha chiarilo 
Tequivoco sul quale la Fabbriceria del Duomo di Lodi si 
basava, rilenendo che al Mioislero slesso spellasse la spesa 
occorrente per il riordino e il complelamenlo del sislema 
di parafuimini deslinalo a proteggere quel monumenlale edi- 
ficio. Una scarica elellrica verificalasi neila primavera del 
1899, cagionando alcuni danni alTeslerno e alT inlerno del 
lerapio, ha maggiormeQle dimoslralo T urgenza di prowe- 
dere a tale bisogno. 

Santa Maria alla Fontana. — Si raccomando alia 
R. Prefellura che sia diffidata la Fabbriceria di Santa Maria 
alia Fonlana in Lodi, la quale ha fallo eseguire il nuovo 
pavinnenlo della Chiesa , a non dare esecuzlone a nessun 
allro lavoro senza la prevenliva aulorizzazione deir UfScIo 
Regionale. — Ollre che dalla irregolarila del sislenia pre- 
cedenlemenle seguilo, lale raccoraandazione fu richiesla dal 
fallo che, pur non presenlando una parlicolare imporlanza 
arlislica, queiredificio, appartenenle ad un'epoca che ci ha 
lascialo lanli pregevoli monumenli, polrebbe conservare ao- 
cora, sollo i'inlonaco che ne ricopre le pareli interne, qualche 
avanzo di anlica plllura. 



SESTA E SETTIMA RELAZIONE DELL'UFF. REO. LOMB. 161 

loDiVECCHio: (IniKSA Di S. Bassiano. — Neiroliobre 
del 1898, TAulonla comuoale di Lodivecchio ordiaava, per 
ragioni di sicurezza pubblica, la chiusura del lempio monu- 
mentale di S. Bassi.ioo, nel quale anche rUfficio Hegiooale 
aveva precedenlemfole rilevalo gravi avarie dovule alia maucala 
maouienzlooe ordioaria. A cura della Fabbriceria fu fatlo 
compilare ua preveolivo per Tespcuzione delle opera piu ur- 
geoli — prevenlivo che, approvato dairUfficio, allende ora 
la sanzione delle Aulorila Superior! alle quali fu Irasoiesso 
per awalorare la richiesla dei fondi occorreoli. 

Nel frallempo furono riprese, con speranza di esilo felice, 
le praliche coirAmmiuislraziooe (kW Ospedale Maggiore di 
Milano, alio scopo di oUenere la demolizioae di alcuoe ca- 
supole abusivamenle addossale ad uo Qanco della Chiesa. 

Cerreto ; Chiesa della ex-abbazia dei Cistercensi. — 
Fu alquaDlo discussa la quesliooe del collocameolo delle 
campane della Chiesa perchfe la localita loro assegoala, d'ac- 
cordo COQ le aulorila local!, duraole gli ullimi reslauri, non 
fu trovata opporluua per il servizio del cullo. Per ragioni 
di sicurezza TUfficio escluse senz'allro il coocello di rimellere 
le campane sulla torre cenlrale siluala airiQcoalro dei bracci 
di croce della Chiesa ; allualmenle sono in corso le praliche 
colle aulorila coaaunale ed ecclesiaslica , onde risolvere la 
queslione nel modo piu opporluno. 

L'Ufficio diede volo favorevole alia richiesla avanzala 
dalla Fabbriceria per essero aulorizzala alia venJila di un 
oierlello di propriela della Chiesa. 

CoDOGKO : Santa Maria della Neve. — L'DfOcio con- 
senli airesecuzione di una nuova cappella conlro il lalo di 
Iramonlana della Chiesa di Sanla xMaria della Neve in Go- 
dogno, avendo conslalalo che col nuovo lavoro non si pre- 

■ giudlcavano inleressi slorici e arlislici. 

11 12 



162 SESTA E SETTIMA RELAZIONE DELL'UFP. REO. LOMB. 

Casaletto Lodigiano: Campanile, — In seguilo a con- 
stalazioDe deirUfficio Regiooale, fu aulorizzato rabballimeDlo 
del campanile della Parrocchiale di Casalello Lodigiaoo, Iral- 
laodosi di coslruzione minacciaole rovioa e priva di qual- 
siasi valore arlislico. 

Mulazzano : Chiesa Parroccuiale. — L'Ufticio diedi 
volo favorevole alia domanda avanzala dalla Fabbricerii 
della Parrocchiale di Mulazzaoo per essere autorizzala alh 
veodila di un vecchio drappo che faceva parle del baldac- 
cliioo della Chiesa. 



^^ 



DELLA VENUTA 

DI 

N£L DUCATO Bl MILANO 
secondo le cronache e i documenli lodigiani 
— »» » »:« cc<: » 

Giulio II, geloso della poleoza acquislala dai fraocesi 
io Ilalia, manegglo Ira esso, il re di Spagoa e d'foghillerra, 
Timperalore, i Veneziaoi e gli Svizzeri una Lega che si 
chiam5 Santa, per noo dire Sanlissima, come veniva qua- 
liGcala nei documenli del tempo. Aveva quesla Lega per 
iscopo precipuo di scacciare i francesi dalT Ilalia, che lanlo 
avevano malmeoalo, e resliluire il Ducalo di Milano a Mas- 
similiano Sforza, figlio primogenilo di Lodovico il Moro, il 
quale, Gn dalla caplivila del padre, se ne slava ricoveralo 
nolle Fiandre dove era Massimiliano re dei romani. 

II Papa, falli assoldare diciollo mila svizzeri a mezzo 
del famigeralo Cardioale di Sion, mando ad ioconlrarli Ot- 
laviano Maria Sforza, conle di Meizo e vescovo di Lodi (1) 



(I) Otlaviano Sforza, figlio nalurale tli Galeazzo Maria Sforza , fu 
filello Vescovo di Lodi il 27 Oltobre 1497 succedendo a Carlo mar- 
chese Pallaviciiii. Alia venula di Luigi XII re di Francia, avvisando 
al proprio scampo, queslo vescovo ando in Germania iiisieme alTAr- 
civeseovo di Genova suo cugino , menlre ad amminislrare la diocesi 
di Lodi fu da Luigi Xll mandalo Claudio Seisello arcidiacono di Mon- 
dovi. Kacconla il Grumpllo che Giulio II « chiamalo a se Io epischopo 
di Laude Sforcesco li liebe dicio: Vane et congiongole con el car- 
dinal Sione Elvelico, qual vene al soccorso mio con infanli elvecii 18 
millia, el non manchare de le forze lue el ingenio per espellere el 
Galliclio l(e de lUallia che io le promello farle la piu grande clericha 
liabia mai haulha lua caxa ». 



164 MASSIMILIANO SFORZA 



Qjieslo esercilo scesc sul priocipio di Giugno 1512 da 
Trenlo, enlf6 in Verona ove si congiunse coll' esercilo ve- 
nelo, indi a grand! gioroale inseguendo i francesi, entro in 
Cremona ed il giorno 11 di Giugno si afFacci5 alia riva 
dell'Adda Ira Pizzigheilooo ed il Po. 

Monsignore La Palisse, che capilanava i francesi, get- 
lalo un ponle sulTAdda, rimpello alia rocca di Pizzighel 
lone, si pose il 6 di Giugno a campo nelle lerre di Gera, 
Waccaslorna, Maleo, Cavacurla, Camairago e Caslione, spe- 
rando di conlraslare il passo del fiume; e perch6 era corsa 
la voce che gli svizzeri volevano geilare un ponlo rimpello 
a Cerelo, il Gran Maslro, che Irovavasi col conle di Mu- 
socco in Lodi , spedi cola geule d' arme ed arliglieria cod 
ordine di innalzare de' baslioni sulla riva del Gume. Fu poi 
dello che gli svizzeri volevano passare a Caslione, a For- 
migara, alia CroUa ; ed i francesi accorsero dovunque ove 
si diceva che il pericolo minacciasse , e facevano lanti] 
guardia che, dice Alberlo Vignali, se avessero anche dale 
a' svizzeri un ponle fallo, quesli avrebbero pensalo prima 
di passare. 

Pero non avendo i francesi forze sufficienli, n6 denar 
per assoldare nuove Iruppe, senz'allro peosare agli svizzeri 
si rilirarooo in parle a S. Angelo, e 11 Gran Maslro co 
conle di Musocco, il conle Girolamo Triulzi , Paolo Emilic 
Triulzi, il governalore IVIonsignor di Plexis, e il conle Ales- 
sandro Triulzio, con I'arliglieria, 300 lancie, e ie genii Go- 
renline, si rilirarooo in Lodi il giorno 11 di Giugno, onde 
fornirue il caslello ed aspellare Tesercilo della Lega Sanla, 

Infalli il Gran Maslro voleva che la Cilia in quel me- 
desimo giorno lo vellovagliasse in guisa che 300 fanli vi 
si polessero soslenere ; ma avendo i Decurioni esposlo cio 
non esscre possibile per avere il giorno anlecedeule dovulc 
comperare dai pavesi nove carra di farine da spedire al- 
Tesercilo, il Gran Maslro, considerala la verila deiresposlo. 
raguualo a consiglio Teodoro Triulzio di lui Ggliuolo, Ales- 



MASSIMILIANO SFORZA 



l6S 



sandro Fissiraga, Nicol5 Vislarino, Giorgio Booone, Davide 
Ollolioo, Oilaviaoo Fissiraga, Passerioo Cadamoslo e molli 
allri , concesse loro ampia liceoza di rendere la Cilia alia 
Lega oDde evilare raaggior danno. Chieso poscia che gli 
dessero carra e buoi per invjare verso Pavja un caonone 
grosso, olto colubrine, 36 archibugi di melailo, polvere ed 
allre moaizioni che erano in caslello, bruciaodo sulle mura 
del medesimo quella polvere che non pol6 trasporlare, meno 
due barili che si scordarono nel lorriooe rolondo. 

Liberali di carcere Jacopo Cadamoslo e Alberto Pre- 
molo dello il Rosso, impulali di avere sapulo del Irallalo 
di Brescia del coole Luigi Avogadro, il Gran Maslro voile 
cedere il caslello alia ClUa, che non racceU6. OOferlolo 
invano ad alcuni privali e quesli rifiutandosi, presenli molli 
lodi2;iani, vi lascio per caslellano Francesco Cassone dello 
il Gobbo a oonie del Be Crislianissimo, ordinandogli di 
voler disporne secondo la volouta della Cilia slessa e non 
d'alcuo allro. Cio fallo, anche il Gran Maeslro, per la via 
di S. Angelo, la nolle dall'll al 12 giunse a Pavia 
dove si recarono pure gli allri capilani che erano in Milano, 
allora in lumullo, ed ove pure si rec5 il Commissario Ge- 
nerale Lorenzo Mozzanica, cilladlno di LoJi, il quale poi 
si rilir6 a Vigevano ed a Vercelli. 

II giorno seguenle alia parlenza dei francesi, clo^ il 

|12 Giugno , Buoso dei Cani di Bisnale patrizio di Lodi, 

messo in aggunlo nel caslello alcuni suoi famigli , recossi 

a favellare di allre faccende con quel Francesco Cassone 

che il Gran Maslro aveva poslo in caslello. E menlre co- 

/Slui slava lavorando iniorno a cerlo vasollana^ di Gcrolamo 

|Concoreggio, ragionando cosl senza sospello di alcun Ira- 

Idinietjlo, il Bisnale con que' famigli si impossess6 del ca- 

^slello in no:iie della Sanla Lega: e bench6 i presidenli al 

^overno dell?^. Cil'a si lagnassero di queslo IraUo, e richie- 

'i^i'^ero che, fine iiranivo deU'esercilo della Lega, egli 

voLsso acccUare enlro la rocca un compagno con dei 



166 



massimiliano sporza 



faDli , esso rispose non volere allri compagoi che lui 
rilesso. 

RaccoDla il Grumello che il vescovo di Lodi Ollaviano 
SforZ'i, giunlo alTAdda , si acciogeva a ballere il caslello 
di Pizzighellone, e che ne fosse dissuaso da GlovaoDi Ste- 
fano Grumello parenle del cronisla, il quale lo consigli6 a 
gellare un ponle a Crolla rimpelto alia Maccaslorua dove 
resercilo della Lega avrebbe polulo mollo facilmenle pro- 
leggcrne I'esecuzioDe. II cardinale Legato recalosi sul posio, 
ed esamioalolo, disse: Volo ut hie factamus pontem, el bene 
dixit Grimelus. I francesi leotaroDo ogni mezzo per impe- 
dire in quel luogo il passaggio dell'Adda, ma lenuli vigo- 
rosamenle in soggezione dalle arliglierie nemiche le quali 
li fulminavano dalla sioislra del fiume, dovellero rilirarsi, 
come si disse, lasciando il passo agli svizzeri ed ai vene- 
ziani che la mallioa del 12 eraoo alia Maccaslorna. 

Da queslo luogo, feudo dei Bevilacqua, il vescovo Ot- 
lavlaoo Sforza scrisse ai presidenli della Cilia di Lodi me- 
ravigliandosi che quesli ciUadini non avessero ancora man- 
dalo nessuDo dei loro a presenlare ii debilo omaggio 
nelle mani del cardinale Legato , come gia avevaoo fallo 
quel di Parma, Reggio, Piacenza e Cremona. Lo stesso 
giorno, menlre I'esercilo era in marcia verso Casalpuster- 
lengo, il vescovo, con altra leltera richiese a Tiherio Ro 
ed a Bassiano Gavazzo, nobili lodigiani, che colla maggior 
pronlezza maodassero al campo formaggio, viielli e vino da 
presenlare agli svizzeri; il che fa subito eseguilo (1). 



(I) Magnilici et Nobiles mei carissimi. Non senza piu che grande 
admiralione reslo che quella Comunila sia slala lina quesia era el 
anchora indusia ad mandare ad preslare la debila liubidienlia al Re- 
verendissimo Cardinale legale et Sanlissima Lega: el maxime che 
parma, Regio, placenlia el Cremona cum altre cila fidellissime hanno 
mandalo; el essendo el felicissimo Exercito su el Lodesano paese el 
lerrilorio anchora non se senle nova de vuy, pel che vi ho volulo 
scrivere la presenle conforlandove prima al venire subito aul mandar 
voslri oralori. Poi ve recordali il voslro de li va alchun preleslo 



MASSlJkllLIANO dPORZA l67 



II 13 il cardinale, Irovaadosi a CasaIp'i'5terlen2;o , in 
lim5 al Lodigiani di emaoare una griJa promellenle liberta 
a tulli i fuoruscili ed a quelli che fossero slali od ancora 
mililassero agll slipendi di Francia, i quali nel termine di 
gioroi quindici volessero ritornare nelio slalo. ed, in assenzi 
del Governalore di Lodi , conferm6 nelTafficio di prelore 
Giovanni Anlonio Caccia (1). 

non possele aiulare quando chel manchamenlo venga da vuy: como 
sina hora he, non allro. Valele in domino. Ex fdlicibus Caslris Mar- 
cheslurne 12 Junii 1512. Sign. Oclavianus Maria Sforza vicecomes. 
Mellii comes Episcopiis Lauden. el Santissime Lege Commissarius 
generalis - AU.^ Magniticis dominis Comilalis el hominibus Civllalis 
Laude Amicis carissimis. 

Messer Tiberio et messer Bassano. Qaesla solum per signili- 
carve che in conlinenli senza perder tempo me habbiale apparec- 
chialo qualche quanlita de Formagie: vitelli el vini perche le pos- 
siamo presenlare a quesli Svizari : Usalece omne di ligenlia che per 
un piacere no mel polresleno fare magiore; et non perdate tempo 
perche imporla molto haverii quesla sera el quanlo piii presto sia 
possibiie. Benevalele. Ex caslris Xll Junii MDXIl. AIL Magniiicis viris 
domino Tiberio et domino Bassano Amicis carissimis. 

Reverendi el Magnitici Concives et oratorcs noslri carissimi. 
Essendo ad noy date le lilere quale incluse qua vi mandiamo: El per 
salisfare alquanlo ad epse litere vi mandiamo quatro Formagie el 
quatro vitelli, et quatro lingue sallate quale in nome di questa Co- 
munilade fareti presenlare per el noslro cancellero o per quello meglio 
vi parira ad lo Illuslrissimo el Reverendissimo Monsignor Octaviano 
noslro Episcopo collendissimo con quelle bone parole vi parirano op- 
portune: el Ira voi consullareli se vi pare de molegiare con lo Re- 
verendissimo Legato se havemo qualche inlerdiclo o siamo incorsi 
qualche censure che sua Reverendissima Signoria levi ogni inlerdiclo 
el facia la debila absolulione perche noi credemo habia lalissima po- 
tesla, el facendosi ne levarele qualche scriptura per contenteza de 
questo popolo. Laude, Xli Junii 1512. Presidenles Laude. 

(I) Malheus Tiluli Sancle polentiane presbiler Cardinalis Alamanie 
ac Lumbardie Legalus. 

Malheus Tiluli Sancle polentiane Sancle Romane Ecclesie presbiler 
Cardinalis Sedunensis Germanie ac Lombardie legalus ac Santissime 
lege... Omnibus el singulis ofticialibus nee non Comunilati noslre el 
homnibus Civitatis el Comilal Lauden nostris (idelissimis salulem... 
per lenor de l-i presenle cometemo el mandemo perche a qualunque 



i68 MASSIMILIANO SP0R2A. 



A Lodi inlialo, menlre i Decurioai coq parte del po- 
polo siavano in brolello deliberando sul da farsi in simile 
fraogenle, essendo serrate le porte della Citla, racconia 11 
cronista Alberto Vigoali, fu portato Tavviso di essere giunlo 
UD messo, da parte del Vescovo di Lodi, il quale chiedeva 
di parlare con Bassiano Gavazzo. lotrodotto il messo nel 
Consiglio, domando a Dome del Vescovo che la Cilta si 
rendesse alia Lega : ma doq avendo egli alcun maodalo Iq 
proposilo, fu subilamenle deciso di inviare mons. Tiberio 
Ro e Bassiano Gavazzo ambascialori a Casalpusterlengo onde 
senlire qual fosse il desiderio del Legato e del Vescovo. Rispo* 
sero quesli che si andasse a preslare il giuramento di fe- 



persona sia nola la bona nostra inlenlione, clie faciano far pubblica 
crida per la Cila e conlalo de Lode dove sara expedienle. Clie qua- 
lunque fosse slalo o fosse de prescntc a! slipendio de Francexi, El 
cusi qualunqiie persona che havesse facto offensione o comisso delicto 
de qualunque materia contra li llluslrissimi Signori Uuf^i de milano 
passali el lor stato, el per questo fossero assenlati liovero lemesseno 
de restare de presente nella dicta Cila el contato , possino libera el 
impune venire in termino de quindece giorni proximi subsequenii 
la predicta Crida et restare scnza timoro. Perclie per vigore de le 
presenle a luli se gli fa ampla ?'emissione et Indulgentia. Si per le 
persone come per le lor faculla: Mandando a Ciascun clie inviolabil- 
menle observano el faciano observare le presente quale sono de nostra 
scientia et plenaria possanzn... In quorum testimonium presentes lieri 
lussimus el regislrari noslrique sigili munimine roborari. Datum in 
fidelissimis Castris Sanclissime liglie comoranlis. in Casali pusterlen- 
gorum die XIII Junii 1312. Signal, idem M. Cardinalis legatus. 

DieXVJunij publicate fuerunl suprascripte litere per Jo. Pelrutn 
guaytaman lubalorem comunis Laudae et lecle per Modestum de E* 
piscopo cancellarium comunis Laude... 

M. Tiluli Sancle Folentiane presbiler Cardinalis Alemanie el 
Lombardie Legatus. Dilecle nosier: per lenore de la presente ordi- 
namo el ve comellemo che perseverate ne roftitio de la IVelura de 
la Cila de Lode. Demandandone anchora che in absentia del Gover- 
nalore de dicta Cila exertiate roldlio di queilo. Ex felicibus Castris 
in Casali I'uslerlengorum XllI Janii 1512. Idem. M. Cardinalis legatus, 
AIL dilecto nostro prelori Laude seu eius loglenentis eis absentia. 

Die XllI junii presentate fuerunl suprascripte litlere. El iuravil 
d. Jo. aut. cazia de Casliliono esse fidelem et servare slaluta. 



Kassimiliano sporza 169 



della alia Lega e al diica Massimiliano Sforza ; e che la 
Cilia pel bisogoi deU'esercilo olFrisse in preslilo la somma 
di 3 mila ducali. 

In queslo lempo il Cardinale, levalosi da Casalpuslerlengo, 
per la via di Somaglia, arriv5 a SanTAngelo, mellendo lungo 
11 viaggio ogni lerra a ruba e nel massimo scompiglio. Da 
SaDl'Aogelo arrivarono lellere che InslaDlemenle reclaraa- 
vaoo r iovio del denari palluili , o, per dir meglio, im- 
posli, a lilolo di sovvenziooe od in servizio della Lega (1) : 
e da Pavia allra del Vescovo sullo slesso oggello « a ci5 
che vi possa manlenere apresso el reverendissimo legalo in 



Magnifici viri iili fralres carissimi. Son slali da me messer Ti- 
berio et messer Bassano cum altri voslri Cilladini per inlendere 
quello che habiale ad fare in quella Cila et como ve habiale a go- 
vernare. AI che vi respondo come anchora el Reverendissimo legalo 
a bocha con epsi ha parlalo che senza perder punlo de lempo debiale 
mandare ii voslri ambascialori al prefalo Reverendissimo Legato cum 
ample mandalo ad preslar in mano de quella lo Juramenlo in nome 
de la Sanlissima Liga et la llluslrissima Casa Sforzesca. Et interim 
fate fare cride. che ciaschuno fusse absentalo per suspilione, o per 
qualche allra causa, che vogliano repalriare liberamenle et senza dubio 
alchuno. Q... venimus adimpler... legem: non deslruere: et semo per 
acarezare ogi:i homo volenle se converlere: Et piu se in quella Cila 
venessero alchune Genie per fame dispiacere, defendalene eliam ar- 
mata manu et tulo farele inlendere qua che al lulo se provedera. 
Bene valele. Casal... Puslerlengorum XVII Janii MDXIl. Vi conforlo 
ad mandar victuarie in quantila el presto, et ala piu quantila che se 
pu6. Sign. Oclavianus Maria Sforza Vicecomcs Comes Mellii. ac El- 
leclus Lauden. Cossi intendeli de li soldall, o allri che fussero fu- 
gill con Francesi lanto de Lode come d^ ogni allro loco possano re- 
tornare liberamenle sopra de me. All. Magnilicis Viris Comunilalis 
et hominibus Civilalis Lauden. uli fralribus amantissimis. 

(1) Magnifici viri nobis carissimi. Ce saria gralissimo come per 
quesla ve conforlamo et dicemo che senza dare piu dilalione vogliale 
venire aul mandare voslri homini cum quella quantila de denarii 
convenuti per subvenllone el servilio de Sanlissimi Lega, el non ce 
perdele lempo si desilerale compiacerne, et tulo con presleza. Bene- 
vaiete. Ex Sancio Angek Xllll Junii MDXIl. M. Cardinalis Sedunensis 
Germanic el lombirdie legaius. All. Mugnificis Viris Depulalis Comi- 
lali et hominibus Civilads Lauden... nobis carissimis. 



170 Massi^iiliano sfor^a 



quella bona openione che le ho confirmalo di vol » (1). 
Ma noQ essendo la Cilia slala sollecila al pagameoto della 
somma richiesla, narra il Vigoali citato, il Legato, per sif- 
fatla negligenza, impose ai lodigiani che pagassero died 
mila ducali nel lermine di qaattro giorni, e, passali questi, 
se noa avessero soddisfallo, ne pagassero venlimila, cos>l 
raddoppiando la somma ad ogoi ritardo di quattro giorni. 

Continue, insislenli, sempre piu minacciose sono le in- 
limazioni che il Cardinale ed il Vescovo di LodI, governa- 
lore dello Slalo, dal campo sollo Pavia, mandano alia Co- 
muniia di Lodi per la sowenzione pallulla , e che sleola- 
tamenle si poleva raccogliere. Difficolla gravissime oppo- 
nevano i comuoi del Conlado, i quali , colT esporre slrani 
pretesli , tenlavaoo di soUrarsi airenormila delle conlribu- 
zioni : a luilo queslo si aggiung.i T allra spesa pure rile- 
vanlissima conlralla pel reclulamfnlo di due mila Ira gua- 



(1) Magiiiflci viri ut fralres amen. Cerlo me haveria credulo che 
quella voslra et voi fusseli comparsi cum piii celerila et diligenlia in 
expedire et haverele gia mandalo la subvenlione conclusa per soc- 
corrimenlo de la Santissima Lega: el anchors non comparele: ne in- 
lendo quel che vi voglialo fare: Pcrlanlo ve conforlo el recordo che 
non perdate piu tempo. Vogliale expedirme presto el mandare con 
effeclo accio che vi possa manlenere apresso el Reverendissimo Legato 
in quella bona openione che le ho condrmalo de voi: Si che non mi 
fate bosardo ne dale causa dove se ricerca compiacerve dover pensar 
in allro. La risposta chio aspello si el effecto nee alia. Bene valele. 
Ex caslris felicibus Santissime Lege, ad Papiam XIIIJ Junij MDXIL 
Sign. Fr. Octavianus Sforlia Vicecomes... Mellii comes El Episcopus 
Lauden... A lergo: Magnificis viris Comitali el hominibus Civilalis 
Lauden. fralibus amanlissimis. 

Amici charissimi , havemo informalione alchune robe de uno 
francese essere apresso messei* Rarlho'omeo Briigalio. El in casa de 
Boldrino. Ve dicemo: el commeltemo sieno dicte I'obe de che valuta 
se voglia le faciale consignare al me<so de !o llluslre signor Joanne 
Paolo Bagliono exibitor de le presenle, ad voi ne ofTeremo. Ex caslri 
felicib... Santissime lige , ad Papiam, XV Junii 1512. Fr. Octavianus 
Maria Sforlia Episcopus Laude. Alt. Spetabilibus amicis charissimis 
dominis locumlenenli et presidenlibus negoliis Civilalis Laude. 



MASSIMILIANO SFORZA 171 



slalori e marangooi voluli per i lavori sollo Pavia (1), e 
quella pure iogenle pel maDlenimenlo di oumerosi faoli 
al servizio del Podesla (2) e la prospelliva di allre ben 



(1) M. Cardinalis Sedunensis. Germanie Lombardieque legalus. 

Speclabiles Amici charissimi. Kecevula la presente subilo fa- 
reli provisione Ira la Cila el el conlado suo de guaslalori duimille el 
pill marangoni che posseli lanli quanli ne Irovali, et li mandereli 
senza dimora al felicissimo Campo noslro consegnandoli al Capilaneo 
de li Guaslalori. El mandandoli drelo le viluali e per el vivere loro. 
Et questo per quanto haveli chara la gralia de la Sanlissima Lega et 
nostra. Ex felicissimis castris Sanlissime lege, die 16 Junii 1512 Si- 
gnatum idem. M. Cardinalis Legalus. AIL Speclabilibus charissimis 
U. presidenlibus Magnilice Comunilalis Laude. 

M. Cardinalis sedunensis lombirdie el Germanie legalus. 

Dileclis et Magniticls locumlenenli noslro el presidenlibus Civi- 
lalis noslre Laude. Vi ordinamo et imponemo che subilo visla la 
presenle habiale provvislo de mille guasladori et sia confirmalo el 
Comissario passalo a cio piu presto se expediscano. Et cerloalquanto 
de admiralione habiamo liaulo che hieri scrivessimo nel tenor mede- 
simo et non haveli alchuna provisione facta. Si che usate celerila per 
ogni modo sia possibile. Datum in Castris I'elicibus Sanlissime Lege 
16 Junii MDXll Sign. idem. M. Cardinalis legalus. 

Post, scriptum fareli provisione per dicli guaslalori per el bisogno 
de viclualie. 

M. Cardinalis sedunensis Germanie Lombardieque Legalus. Dilecli 
noslri: vi comelessemo a li giorni passali dovesli mandare 2000 gua- 
slalori quali insino ad hora non sono comparsi: del che molto ci ma- 
ravigliamo; pero non dali piu dimora, ma fale che sieno qua. Man- 
dati anchora viclualia per essi guaslalori. Vi romettemo che di novo 
vogliali operare che vengono da la cila et diocesi de Lode piu Ma- 
rengoni et piu presto sia possibile. Ex felicissimis Castris Sanlissime 
Lege in suburbiis papie XVIi Junii MUXll. Ullerius vi imponemo che 
faciale fare una crida per tulle le lerre de lodesana: chel non sia 
persona alchuna che olzi comperare besliame ne allre robe aguada- 
gnale in campo; el che le havera comprale huvera mal compro: el 
pagera Ducali XXV per ogni beslia. Signalus Idea). M. Cardinalis 
legalus. Alt. Speclabilis dominis presidenlibus universis negoliis Laude 
noslris dileclis. 

(•2) Man;ninci .\mici el tamquam fcalres charissimi: perche ogni hora 
sono faslidialo et sbalulo da vane quarelle per disordini che seguono 
in quella Cila per mancamenlo de' fanli che adiutano el locolenenle 
de quelle polesla li ad fare obedire el exeguire I'oflicio suo pero li 
bisogni; sara voslro ofiicio de provedere al prefalo locolenenle de 



172 MASSIMILIANO SFORZA 



maggiori e ciei guai cagionali nelle campagne dalle sokla- 
lesche indisciplioale e ladre (1), e facilmonte si polra per- 
suadersi che il governo del duovo duca andava in isfacelo 
prima che effellivaraenle venisse inizialo. 

Quanlunque spavenlali a qiiesli punlo lieti principi 
deila Lega che si diceva Santa , i Lodigiani avessero ri- 
corso per avere perdono al loro Vescovo, lullavia oUennero 
ben poco ; ed il 2 Luglio, sulla somma di dodici mila lire 



tanla genie chel possi fare rofiicio suo pero che riehiede a uno suo 
per6 che da qui non si pu6 levar genie alcuna perche bisognano per 
poler fornire la Impresa conlro ii fnimici. Si che vi prego luti che 
non vogli gravarvi in quesli tempi cosi facli come vedele che sono 
per proveder ulsupra. che spero pero durera poco lal spesa: per che 
preslo saranno exlerminali quesli francesi tiranni. che poi polremo vi- 
vpreluliin longa tranquillila. Et a voi me raccomando. Ex felicissimis 
caslris Sanlissime lege, die 16 Junii 1512. Signalus: Oclavianus Sfortia 
Vicecomes elleclus Lauden... Alf. Magnillcis viris el lanquam frairibus 
Charissimis D. Presidenlibus Magnifice Comunilalis Laude. 

(I) Nobiles et egregii viri nobis dilecli. llavemo rccepulo le lilere 
voslre et inleso le querele facie circa le foclonarie de quello ribaldo 
de Joanpaulo de Sanio Angelo. Al che havemo provislo subilo che 
rendera Ii cavali ha Ipllo el desislera da le robarie. Qiiando pur non 
voglia desislere ve demo ampla polesia per la presenle che lo pigliale 
el casligalelo como ad voy parer^. Havendo pero adverlentia a Ii allri 
de San Marco quali vengono in campo quielamente. Benevalele. 
Papie, XXV Junii MDXII. Sign. M. Cardinalis legalus. Alt, Nobilibus 
viris Depulalibus. el presidenlibus Civilalis Laude nobis dileclissimis 
1312, die 23 mensis augustis in abiale grasso. 

Essendo pervenuto a nolicia de lo llluslrissimo S. Conle Alos- 
sandro Sforza Capilaneo generale de le Genledarme do la Sanlissima 
Lega el ducale, molle el diverse querelle da Ii loveri conladini dove 
accade allogiare quesle noslre genledarme per Ii mali e sinislri de- 
porlamenli che usano maxime in volere le viclualie superhabondanii 
et li'abulare le comune quando deveno delloglare Per la Ueverencia 
Sua e slalo ordiiialo che le dide Comuiie el homini dove andarano. 
da hora inanii ad allogiare non habbino ad dargli salvo che una minn^ 
de biava per Cavallo ogni giorno , el ali Cavalli grossi o di rispecio 
Un a tri quarlari al piu. De che Ii homini daime el cavali legieri 
debbino conlcidarsone. Circa el pane e^ vino: chp Ii homini darme 
se eonlenilno havere del pane d*? frumento per le buche loro, el jjer 
[i famigli de quello mangiano Ii palroni de Ii allogiamenli ei cosi de' 



MASSIMILIANO SFORZA 173 



gia conveoute, ue avevano pagale gia dieci mila (1) aveodo 
JQ lanla urgenza dovuto chiedere il presliio di L. 500 alio 
slesso Monte di Piela erello da pochi mesi per la predi- 
cazione di fra Marioo dell'Ordine dei Servi di Santa Maria 
delia Fonlana prtrsso Lodi. Una buona somma anche dovelle 
sborsare al Legato il Cavaliere Lorenzo Mozzanica , gia 
commissario delT esercito di Francia, che alia parlenza dei 
francesi si era riliralo nelle sue lerre di Turano. 



vino bono al rneglio si pa havere secondo la condilione de li lenripi 
et loci: el ii fanfiigli del vino novo o de quello se Irovara nelli al- 
logiainenli. Et clie net deslogtar nessuno presuma porlure via da li 
allogiamenti biada da cavalo, pollaria ne allra cosa; ne anclie Irarre 
denari ne Irabuto de allra cosa per lal dislogiare. Ne alcano sia di 
tanta presunptione che olza mular allogiamrfnlo senza li Bollelini del 
Magnillco messer Oldrado Lampugnano Conriissario Generaie de le 
genledaraie el de le laxe de cavali aul del prefato illustrissioio signor 
Conle. El questo sotto pena de la indignalione de la Excellenza sua 
nella quale pena incorreranno eliann quelli homini et connunila che 
trabulerano preleriranno qiieslo ordine prelere ha ordinalo anchora 
che li cavali legieri non habiano allogiamenlo se non per la persona 
el suo cavalo el li honiini darrae non habiano piu che boche 4 in 
lulo per homo ultra li cavali. Hem hi ordinalo che lull li venlureri 
vadano a casa sua sollo pena de la lorcha. El che questo ordine sia 
publlcato in luli li loci dove saranno alogiale le genie darme. 

Oldradus Lampugnanus Armorum Comissarius. 

Egregijs lamquam fralribus charissimis. Havemo inleso quanlo 
ne scriveli el quello ne ha referlo messer Jo. Achille Aliprando in 
nome voslro circa le exlorsione el robarie facie li. Al che respon- 
demo che se voy ne fareli inlendere el nome de quelli che le hanno 
fade nuy li casligaremo cum darli lale punilione che vuy conoscereli 
el dispiacere che ne senlemo. El dove possiamo graliticare quella Co- 
munilael alcuno de vuy ciladini in specialita lo faremo sempre volun- 
tera. Bagnoli XllJ Seplemb. 1512. Alexander Sforlia Vicecomens Ca- 
pilaneus Generalis. All. Egregiis lanquam Fralribus charissimis Do- 
minis Presidentibus Comunilalis Laude. 

(I) Nobiles et egregii viri nobis dilecli. Reslemo mollo adQiirali 
de li modi se usano per voy: cum pocho diligenlia in mandar quelli 
dinari de la sovenlione. ne son quesle le parole et promesse ce fece 
el Keverendo vescovo di Lode, che se lavessemo pensalo haveriamo 
processo con voy dallra forma. Quel che se sia anchora non scmo 
fora de tempo: lit cusi ve dicemo che se per voi non se allende ad 



174 MASSIMILIANO SFORZA 



Se per6 riesci facile alia Lega Sanla (J' impadronirsi 
di Lodj, di Pavia e di Milano, beo diversamenle andarono 



porlare quelli denari clie sele laxali per tulo domane: ce faremo lale 
demoslratione che ve ne perilirele, el non ve dicemo allro. Papie 
XXIII Junii MDXII. Sign. M. Cardinalis Legatus. Gregorius Guererius 
in angiUo. Alt, Nobilibus el Egregiis viris Depulalibus el i'residen- 
libus Civilalis Lauden. nobis carissimis. M. Cardinalis Sedunensis Ger- 
manie ac Lonribardie Legalus. 

Magnifice amice carissime. Per che siamo in procinlo del parlire 
cum queslo felicissimo exercilo, el la laxa per la rata langenlo ad 
quella Cila el suo dislreclo per la subvenlione de la Sanlissima Lega 
non e ancora compila de mandare. Avisamo per quesla la M. V. che 
lo voglia cum omne exaclissima inslanlia solecilare che senza perdere 
tempo ce sia mandalo lo complimenlo de dicta laxa accio non ha- 
biamo causa per la tardita sopraslare ancora cum queslo exercito nel 
pacse cum pocha ulililade de li populi. Ve conforlamo adunche ad non 
perdere lempo per le ragione sopradicle. Cossi come ve scripsemo 
alii di passali facesli fare crida per luto el districlo de Lode el in la 
cila el loci convicini che tulli li soldali de quale condiclione se vole 
debiano cum li loro cavali el arme subilo andare in quello de Bel- 
zoioso dove relroverano el conle Lodovico Bergamino aut allri per 
sua parte dal quale harano lordine de quanto harano adfare. El cossi 
sel se sara alcuno Genlilluomo che volesse exercire lo mesliere de le 
arme venendo in ordine cum loro cavali el arme simililer saranno 
ben visli el tractati. Se Bartholomeo Chaico el Benedecto Faxolo cum 
Jacomo Farra non harano obedilo in lempo al comandamenlo facto 
in noslro nome per 1' officio de li cavalari de quella citate del quale 
havemo compiaciulo el etiam compiacemo ad D. Andrea Galiano per 
la bona fede havemo in luy procedereti alia exalione de la pena in 
la quale sarano in corsi : perche mente e de la Sanlissima Lega et 
nostra che li desobedienli siano punili. I'apie IJ Julii 1312. All. M.co 
Equili amico carissimo d. Joan. Hieronymo Vicecomiti Gubernatori 
Laude. M. Cardinalis Sedunensis Germanie ac Lombardie legalus. 

Magnifici el egregii tanquam fratres carissimi. Ad quella magni- 
lica Comunila sono expedite doe confessione luna de libre octomilia 
sopra lenlrata ordinaria de quella cila; el lallra de libre quatlromilia 
imperial! sopra le dicle inlrate de I'anno futuro d'essere pagate in li 
termini conlenli in dicte confessione, et sono per altri tanli subve- 
null per quella Comunila alia Ducal Camera per queste occurenlie de 
guerre: Exorliamo la M. V. de voy Gubernalore, el a voy Uefferen- 
dario comettemo che a 11 tempi debiti faciale che per lo Thesoriero 
futuro el Incantatore de le dicte intrale sia la dicta Comunila pagala 
de le suprascriple summe de libre dodecemillia. secondo I'ordine de 
dicle confessione senza alcuna exceplione. Mediolani die 2 Julii 1512. 



MASSIMILIANO SFORZA 17S 



le cose quando si Irallo della conquisla di Crema. I Vene- 
ziaoi, mollo inslabili nelle loro amicizie, cercavaoo fio dal 
principlo dei prelesli per lorsi alia Lega e darsi poi alia 
Francia : essi sul fioire di Luglio, per alcuae discordie in- 
sorle cogli svizzeri e con allri della Lega, oe avevaoo ef- 
fetllvameole abbaodoDalo le sorti : ed esseodo iDseguili da 
Alessandro Sforza , conle di Borgonuovo, luogo la deslra 
spooda del Po , dove ebbe luogo una zuffa , rubali i ponli 
che erano sul Po a Piacenza ed a Sao Fiorano, passarono 
coo essi TAdda alia Grolla , e si rilirarono Del loro lerrl- 
torio alia ricupera di Crema. E lanlo fa V odio coDcepilo 
dal Cardioale di Sion coQlro 1 veneziaoi per talo defezione 
che sioo dal 14 di Agoslo aveva invialo a Lodi il cava- 
liere LancilloUo Vislarioo con ordine di fare un ponle di 
navi sulTAdda , nell' inlendimenlo Qn d' allora di invadere 
oslilmente il lerrilorio della Repubblica. 

Ad opporsi ai Veneziani era inlanlo accorso monsigoor 
Durazzo di Francia, e con esso vi si era rinchiuso Bene- 
delto Crivelli con cinqueceolo fanli o Gerolamo da Napoli 
con ceDlocioquanla fanli e qualtro pezzi di arliglieria. E 
perch^ fuori di Porta Ombriano erano apparsl Giovanni 
Paolo Sanl'Angeio, il quale infeslava il lerrilorio lodigiano, 
e Pielro Longhena con circa novecenlo Ira fanli e cavalli 
dell'esercilo Venelo che era accampalo sul cremonese, e si 
diceva che volessero assediar Crema, il Durazzo, vedendo 
che la lerra era poco foroila di vellovaglie e che non po- 
leva soslenersi per mollo lempo, prese consiglio di cac- 
ciarne gli abilanli. Fallo quindi serrare le porle e fallovi 
far buona guardia colT arliglieria, ridollo il presidio sulla 
piazza con quallro cannoni come se si aspellasse 11 nemico, 
fece bellamenle convocare il Consiglio dei cilladioi, e menlre 
slavano in piazza e in duomo ragunali aspeltando che cosa 
si fosse per deliberare , il governalore , monlalo a cavallo 
CO* suoi , sfodcrale le spade , e spinlisi addosso a quella 
molliludiue, incomincio a gridare con voce mezzo Ira ila* 
liana e fraocese: « fuori, fuori, vileu », 



176 MASSIMILIANO SFORZA 

Caccialo cosi barbararuenle fuor Hella lerra quel po- 
polo, i! Durazzo fe' gridare che sollo pena della forca lulli 
quei cremaschi dai quindici ai sessaGl'anoi die lullora fos- 
sero in Crema, dovessero iiscirne laoloslo, non rimaoeodo 
che gli infermi, le doone e i fanciulli, ed alcuoj pochi che 
abbisogoavaDo pei servigi della lerra, ai quali pure locco 
di usjire dopo averoe il Durazzo cavale undici mila lire 
per fare le paghe ai soldali. 

Appena uscili i cremaschi Paolo Cappello, provvedi- 
lore deiresercilo Venelo, maodb al loro goveroo Andrea 
Civerano, capilano di cavalleria leggera, il quale si forli0c6 
in Monlodioe, baslionando le vie o lagliando le slrade delle 
vicioe ville per limore del presidio fraocese di Pizzighet- 
lone , ove era il capilano Saliglione coo cinquanla lance. 
Indi da Monlodine vennero a Ripalla nuova, lagliando cola 
ed allrove le brade malure , onde non cadessero in mano 
del presidio di Crema : e poich6 V esercilo francese si fu 
da Lodi riliralo a Pavia , si ridussero ad Ombriauo ove 
pure si congiunsero duemila soldali col venelo provvedilore 
Cappello, Maflfeo Cagnuolo con cenlocinquanla fanli ed al- 
Irellanli archibugi venuli di Vallrompia. 

A Pianengo era co' suoi soldali alloggialo Giovanni 
Paolo Sanl'Angelo, da dove lirava con due falconelll nella 
porla di Serio; ed a Campagnuola, con una lurba di vil- 
jani era un Agoslioo Gigliuolo, frale francescano, alio piu 
che il breviario a maneggiare la spada, il quale scorrendo 
il paese, e dando la caccia ai francesi, melleva loro piii 
spavenlo che non lulli i soldali della Signoria. A quesle 
genii si congiuuse il nove di Agoslo Renzo Orsino signore 
di Ceri , capilano delle fanlerie venele , il quale, accampa- 
losi a S. Bernardino, ordic6 in prima che si facessero due 
baslioni, I'uoo ollre il Serio dirimpello al caslello di Crema, 
e Tallro rimpello alia porla di Hipalla; e lemendo che alcun 
cremasco porlasse segrelamenle vellovaglie al presidio, che 
egli sapeva essere omai affamalo , viel6 sollo pena della 



I 



J 



MASSIMILIANO SFORZA 177 



forca che alcun cremasco oou si avvicioasse alia terra piii 
di mezzo migiio. 

NondimeDO, ad onla di lanla guardia, ii presidio uscilo 
segrelamenlo, e guidalo per senlieri oon ballull da Ber- 
nardo Dulera, cremasco, era riescilo in Ire voile di Ira- 
sporlare da Madignano ceDtocioquaota some di grano, beDchd 
vi si opponesse Giovanni Paolo Sanl'Angelo che alloggiava 
a Pianeogo, ed uscendo ancora il 17 di Agoslo aveva fu- 
gali alcuni soldati che dalla Colombaia degli Alfieri lira- 
vano con due falconelli neila porta Ombriano. 

II Grumello scrive che il Gardinale, giunlo in iMilano, 
fu accollo com mollo onore « el amore, como fasse stato 
suo ducha » e rimase soddisfatlissimo del vescovo di Lodi 
che vi governava. Questo prelalo il giorno 17 Sellembre 
faceva il suo primo iogresso irionfale in Lodi, alloggiando 
Del Vescovado, ^d onoralo di granJe seguilo di nobilla lo- 
digiana, e di splendida fesla da Arnolfo Fissiraga, e rice- 
vuto Delia cilia crnata a festa, e colle slrade e piazze co- 
perle per cura del cavaliere Lancillolio Vislarino poco prima 
riloroato in palria dopo cinque anni di volontario esilio. 
(( II cardinale andava, dice Alberto Vignali, con grandisslma 
comiliva de cilladioi lodlgiani a spasso per Lode: fu ho- 
Dorato de cena el ballare da messer Arnolfo Fissiraga , 
dove che Vincenzo Cassino Ii inginocchie richiesle perdo- 
nanza al predicto reverendissimo Leghato per non havere 
lascialo aodarc sua consorte a tale festa. » 

{ContinuaJ. 



13 



SUL PRIMO ANNO DEL SECOLO 



L'anno 1892 chi scrive ebbe a soslenere una luoga e 
oslioala polemica nel periodico IJAlighieri conlro Tilluslre 
filologo siciliaoo Alberto Buscaino Campo , defuolo pochi 
anni or sono. Sosleneva il Buscaioo Campo che i'anno mil- \ 
lelrecento, quello cJella visione daotesca, fosse il primo del 
secolo decimoquarto , precisamenle come il presenle anno 
millenotecenlo, secoodo molli, h il primo del secolo venle- 
simo. Lo scrivenle era di opioione conlraria al Buscaino 
Campo, e soslcnne quindi con cgoi sua possa che il m//fe- . 
trecento era V ullimo del secolo decimolerzo. La polemica, ( 
IroDcala col VAlighieri per la morle delTilluslre suo direl* ; 
lore awocalo Francesco Pasqualigo, fu riplgliala in Sicilia ] 
nel giornale didallico // Lambruschini Ira il Buscaino Campo ■, 
ed allri che presero lo parli del sollo^^crillo, Ira i quali Ta- , 
slronomo Michele Raina, il Pelrocchi e il professore Fran- 
cesco d'Ovidio. Ma, a quanlo pare dagli scrilli pubblicali i 
poscia dal Olologo siciliano, la ragione ed il torto non fu- i| 
rono divisi con quel laglio nello che si desiderava : si pu6 
quindi rilenere che ogouno si lenesse la propria opinione. 

La quislione del primo anno del secolo risorse nel 1896 
quando si decrel6 che TEsposizione Universale di Parigi si 
aprisse nel millenovecento come ultimo anno del secolo de- 
cimonono: piu accanila , come era da prevedersi , doveva 
farsi la discussionc in quesli tempi. Infalli su pei gioroali 
d' ognl colore e d'ogni formate si sciorioaoo da piu di uo 



i 



k 



SUL PRIMO ANNO DEL SECOLO 179 

mese ogoi soria di argomeolaziooi Tuna piu slrana deirallra 
a soslegDo dell'uDa o delfallra lesi : e dalle socicla scien- 
liGche si ricorse fioo ai decreii, quasich6 Taritmelica abbia 
bisogno di saazioni, e i decreli possano far si che cenlo uno 
sia eguaie a cento. Aozi quel decretare In cose di pura aril- 
melica lascia, per lo meno, il sospello che galla ci covi. 

La grammalica e la logica allribuiscono alle deleroii- 
naoli numerali assolule o cardinal! uno, due, tre, ecc, la 
propriela di indlcare assolulatnenle un numero determinalo 
di individui coutenuli nella denolanle o nome comune. E 
appiicando la regola al falto noslro, non si puo dire che il 
lale ha assolulainenle quaranta aoni se queslo periodo di 
tempo non 6 lullo Irascorso, se dob in quesli anni non sono 
compresi lull! i quaranla. Dalo quindi che Crislo sia nalo 
il 1^ Gennaio, non b\ polra mai dire che Crislo abbia avulo 
un anno se non Irecenlo sessanla cinque giorni dopo la sua 
nascila , cio6 il P Gennaio del suo secondo aono. Quello 
spazio di lempo di 365 giorni, a r'gor di grammiUica e di 
logica, non si chiamava quindi un anno, ma semplicemenle 
primo anno: essere nel primo anno, duoque, non vale avere 
un anno, quando si dice died anni sooo passali dieci anni, 
cio6 in quella denolanle o nome comune anni sono compresi 
diici anni bcH'e Oniii. — Se dunque al primo Gennaio ul- 
limo si h dello razionalmenle millenovecento , a ragione di 
grammalica e di logica, si dcve ammellere che quesli mil- 
lenovecenlo anni sieno passali; che sleno passali anche i 
diecinove secoli , e che ora si sia nel sccolo nuovo. E On 
qui non vi h barba di aslronomo n5 decrelo di accaderaici 
che possano ragionevolmenle accampare eccezioni. Di queslo 
parere, ollre il Duscaino Campo, farono c sono il Plana, il 
hazzi, il Porro, aslronomi; JXapoleone l^ c Gugliclmo 11^, 
mperalori, e degli Jiliri mi lacciu. 

Wa h poi vero che dalla nascila dj Crislo al l"* Gen- 
laio del prescnle anno (dalo sempre che Crislo iucominci 
^li anni da queslo giorno) sieno passali millenovcccnto anni? 



180 SUL PRIMO ANNO DEL SECOLO 



I 



0, JD allri termini, il oucnero assolulo i^ardioale millenove 
cento, sccondo la grammalica e la logica, h il vero nome c 
Dumero (Jeiranoo presenle? ^'o^ pare. 

Gil storici, i croDisli, i Dotal, per luogo lasso di aoD 
e di secoli usarono scgnaro le dale in modo diverso da 
noslro , e cio6 colla delerminaole oumerale ordinaliva , k 
quale, seropre seconJo la grammalica e Iji logica, iodica ic 
una serie ordinala di individui semplloi o composli V indi 
viduo segoalo colla delerminanle numerale slessa. Quaodc 
duoque, secondo gli storici e I croDologi, si dice che Crislo 
h morlo Del Irentaqualtresimo anno di sua eta , bisognt 
cooveDJre che nella serie ordioala degli anoi Crislo h morU 
iu quello che porlava il Dumero ordinalivo Ireulaquallresimo. 
che quindi quando mori aveva compiuli i Ireolalrfe ed m 
nel Irenlaquallresimo. 

II Moreoa, racconlando della seconda calala di Federic( 
13arbarossa , dice che: a Hac eadem aestate que fait ii 
MCLVlll anno, in mense J alii, venit tunc dominus Fri 
dericus Imperalor... » 

Dunque allorchfe TEoobardo discese per la seconda volU 
in Italia correva il mese di Luglio del millesimo cenlesinn 
cinquantesimo otlavo anno ; vale a dire che erano Irascors 
anni 1157 piii mesi 6 e parte del sellimo dell* anno milli 
centocinquanlesimo ollavo. 

La vis'one danlesca , secondo Danle slesso, h ascrilli 
all'anno cenlesimo del secolo decimolerzo. 

[ Papi, datando le loro bolle, usano sempre, come gl 
anlichi cronisll, o luttl 1 nolai fino alia One del secolo de 
cimo otlavo, i numeri ordinalivi. Quindi i Papi, e solo 
Papi, hanno sempre conlinualo a denominare gli anni cot 
la determinaute iiumtrale ordinaliva, e per conseguenza soli 
i Papi che chiamano TaoDO presenle millesimo novecenlesitm 
hanno raglone di dire che queslo anno h Tullimo del secolo 

Furono gli storici e i crooisli posteriori al secolo de 
cimoquarlo che, sosliluendo al numerale ordiuaiivo il numen 



SUL PRiMo ANNO DEL SECOLO iSl 

cardinale, hanoo cagionato uq equivoco e una coofusione 
che a«l ogni aooo cenlenario si h cercalo e si tenia di sneb- 
biare colle piu slrane argomenlazioni, metlendo in ballo a- 
slronomi, slalisli, diploaialici, re ed imperalori, con decreli 
pill meno fondali, menlre la quislione si dovrebbe risol- 
vere solo coll'aj'ilo delle dila, e delle regole piii owie della 
logica. 

Molli dicono: Vi sono cenlo slanze in un albergo: 
sopra ciascuna di esse si scrivano progressivamenle i nu- 
meri 1, 2, 3 ecc. La slanza^ numero cento sara compresa 
nel cenlinaio. Ma si osservi che quel numeri cardinaii non 
rappresenlano il numero delle slanze indlcale dal nunoero 
slesso, ma una sola slanza, quella cio6 che nella serie or- 
dioala delle slanze porla quel numero. II cinque segnalo 
sopra un bigliello di baoca dice che quel bigliello vale cinque 
lire; quel cinque non h messo al posto delTullima lira, ma 
le comprende luUe. lovece il cinque poslo, verbigrazia, sulla 
porla di una slanza di un albergo ha ben allro slgnificato: 
non significa cio6 che soUo quel numero vi sieno cinque 
slanze, ma una sola ; quel cinque signiGca che nella serie 
Drdinala delle slanze, quella da esso segnala b la quinta : 
:\wd cinque, piii che un uumero 6 un nome, perch^ si po- 
rebbe dire anche slanza a , slanza b , ecc. , oppure slanza 
bianca, slanza gialla, ecc. 

II numero cardinale applicalo agli anni delTera volgare, 

)ome si fa presenlemenle, corrisponde a quello messo sulle 

ilanze; h, cio5, applicalo impropriamenle. Federico F im- 

)eralore discese la seconda volta in Ilalia oelTaono miUesimo 

entesimo quinquagesimo otlavo, e non nel mille cenlo cin- 

uantollo, per la ragione che queslo numero cardinale com- 

•reude 1158 anni assolulamenle finili. L'anno millesimo Ire- 

enlesimo segna la dala della Visione danlesca: non b pro- 

rio dire cbe 11 sommo poela fingesse il suo viagglo ncl- 

anno millelrecenlo. 

A proposilo di quesla Visione h bene nolare la pole- 



182 StJL PRIMO ANNO DEL SECOI.O 



raica discussa in qiiesli ulllmi tempi sui gioroali di lellera- 
lura danlesca. II valenle aslronomo Filippo Angelilli di Pa- 
lermo ha volulo dimoslrare che , slando ai dali aslrono- | 
mici fornili dalla Divina Commedia , T anno della Visione 
sarebbe noo il millelrecento, ma il milletrecenlouno. A com- 
ballere TADgeliUi scesero in campo allri valenll sludiosi, i 
quali in base a circoslaoze sloriche e cronologiche pure 
cmergenli dal poema sacro, dimoslrarono che, coolrariameule 
alle argomenlazioni delTaslrooomo palermilano, Tanno della 
Visione doveva invece essere 11 millelrecenlo. Avanli di mel- 
lere in conlraddizione Danle con s6 slesso bisogoa, per lo 
meno, pensarci sopra mollo ma molio. Chi scrive ha ragione 
di dubitare che Ira Taslronomo e gli slorici vi sia un equi- | 
voco causalo dal diverso modo di conlare gli anni; e ciofe 
il primo compuli millelrecenlo nel significaio logico gram- 
malicale di numero assolulo o cardinale, e i second! allri- 
buiscano al millelrecenlo il valore di numero ordinalivo di 
millesimo Irecenlesimo : il che b mollo diverso. 

I Papi dalano le loro bolle col numero ordinalivo; 6 
logico; ma sbagliano i Iradullori allorchd al numero ordi- 
nalivo sosliluiscono il cardinale , perch6 non si pu6 razio- 
nalmenle dlr cenlo quando si h nel Gennajo delTanno cen- 
lesimo: non si puo, per conseguen/.a, dire millenove cenlo nel 
Gennaio delTanoo millenovecenlesimo: ma si dira, con lulla 
ragione, millenovecenlo nel corso del millesimo novecenlesimo 
primo. Sla quindi sempre il fallo che nel compulo delle 
quanlila i numeri cardinali died, cenlo, mille sono a capo 
del rispellivo ordine di decina, cenlinaia e migliaia, menlre 
i numeri ordinalivi decimo, cenlesimo, millesimo, ecc. sono 
gli ullimi dei delli ordini di quanlila. Nel caso noslro il 
millesimo novecenlesimo h V uliimo anno del secolo che 
muore, il millenovecenlo h il primo del nuovo. 

Coloro che soslengono essere Tanno 1900 (come im- 
propriamenle si vuol d^nominare) I'ullimo del secolo. si 
schierano dielro Taulorila di illuslri aslronomi; ma si guar- 



I 



StJL PRIMO ANNO DEL SEC0L6 18o 

dano bene Hi riconoscere Timpropriela del vocabolo mille- 
novecento. Eppure loho llerschell, nel sao Irallalo di Aslro- 
nomia (Parigi, 1858) scrive: « bisogna ben awerlire che, 
una data, un giorno, un anno, esprime sempre il giorno o 
Tanno corrente e non Irascorso ; che T indicazione di un 
anno va considerala come il nome di quest* anno, e non 
come un semplice numero indicanle senza inlerruzione il 
poslo deiranno nella scala del leoopo ...... Dunque per 

rilerschell il numero delTanno non 6 numero, ma nome, pre- 
cisamenle come quello apposlo alle slanzp, come si e dello. 

il Cagnoli, nelle sue Nolizie Aslronomiche (\Iilano, 
1826), h mollo piii esplicilo: « L' anno numeralo 1800 fa 
dunque Tanno millesimo otlocentesimo di Crislo, Tullimo del 
secolo decimo oUavo; ma non si pu6 dire con eguale verila 
che i secoli fossero 18 n6 gli anni 1800 se non ricevevauo 
il loro complmento a* 31 Dicembre deiranno anzidello ». 
Le slesse parole si applichino al caso presenle : queslo anno 
h numeralo 1900, ma non si possono conlare 1900 se non 
dopo finilo il 31 Dicembre: quindi sla sempre il fallo che 
quando si conlera razionalmente millenovecento, saremo nel 
secolo venlesimo, e allora solo Tela di Crislo sara di mil- 
lenovecento anni, piii le frazioni del suo millesimo noveceu- 
tesimo primo anno. 

Ora come si rimedia alTabuso invalso di chiamare gli 
anni in corso col numero cardinale invece che col numero 
ordinalivo? Correggere lutte le dale sloriche , lutle quelle 
del documenli , olirech^ impossibile , si ingenerertbbe una 
cnorme confusione: pezo el tacon del buso , direbbero quel 
delia laguna. « Non si Iralla, dice il D'Ovidio, di una qui- 
sllone puramenle arilmelica, bcnch6 alTarilmelica si riferisca 
e dei lumi «li qaesla abbia bisogno, mi principalmenle lin- 
gui>lica. E uno dei tanli casi in cui il linguaggio comune, 
il parlar alia buona , dilTereodo un poco dal linguaggio ri- 
goroso della scienza , Goisce, se preso alia lellera , a dar 
luogo a qualche abbaglio » 



184 SUL PRIMO ANNO DEL SECOl.O 

E qui aggiunge, conchiudendo, il Rajna : « Duoque la 
vera maniera propria, assolulamenle corrella di denomiDare 
gli anDi sarebbe quella di usarne i numerali ordinalivl in^ 
vece dei Dumeri carJioali. » Ora perch6 Tanno uno equivale 
ali'aDDo primOy cosi Tanno correnle 1900 h Tanno millesimo 
novecenlesimo. 

Ma anche quesla correzione h impralicabile, aimeno re- 
lalivamenle al passalo. D'allronde anche la comodlla, la fa- 
cilila laDlo spiccia di usare 1 numeri cardioali iavece degli 
ordinalivi che richiedevauo negli anlichi documeQli un coq- 
siderevoie spazio per essere coDvenienlemenle esposli, sooo 
ragiooi dod trascurabili. Sarebbe quiodi bene, una volla per 
sempre, sancire un canone presso a poco di quesla forma : 

« Al numero cardinale che delermina le dale dell'era 
volgare o cristiana, si deve altribuire la forza o il valore 
di numero ordinalivo ». 

Baslerebbe porre d'ora in avanli sopra il millesimo un 
piccolo 0, come 1900^ 1901", ccc. 

M. GiovANNT Agnelli. 



/ 



il 



RENDICONTO DELIA OEPUTAZIONE 

Storico-A-rtistica d.i I-iO<ii 



Nella sedula del gioroo 27 Ollobre 1899, soUo la 
presidenza del R.^ Commissario Cav. Giuseppe Pulzolu. in 
seguilo a proposla del consigliere e sogrelario della De- 
pulazione maestro Giovanni Agnelli si decrel6 Tapposizione 
di una lapide nelle adiacenze del ponle delTAdda , ricor- 
daole la ballaglia ivi data d » Napoleone Bonaparte generale 
del repubblicani di Francia al generale auslriaco Beaulieu 
il giorno 10 Maggio 1796; e la parlenza delle truppe Au- 
slriache avvenuta il 10 Giugno 1839. 

LMscrizioue, detlata dallo stesso proponenle, 6 del se- 

guenle lenore : 

Il 10 Maggio 1799 

NAPOLEONE BONAPARTE 

" PORTANDO DI DUR SECOLl IL FATO ,, 

QUI 

LANCIAVA LA FULMINEA COLONNA 

CONTRO IL CORPO DI BeAULIEU 

E LO SBARAGLIAVA 



QUI 

IL 10 GlUGNO 1859 

LODI ESULTANTE PER LO SCOSSO SERVAGGIO 

ATTRAVERSO IL NEMBO E LE FIAMME 

CHE INVOLAVANO LO STORICO PONTE 

VIDE IN ROTTA DILEGUARSI 

L' ULTIMA FALANGE DELL* ESERCITO AUSTRIACO 



186 RBNDICONTO DELLA t)EPUT. ST0RIC0*-ART. bl LODl 

Lo slesso Segrelario clip, in seguilo a Delibera dell' 8 
dicembre 1895, su proposia del Consigliere Comm. Avvo- 
calo G. M. Zinoncelli, aveva compilalo una Memoria sul 
vecchio Camposanlo, presenl5 alia Depulazione slcssa il la- 
voro eseguilo, dandone le richiesle spiegazioni. 

La Depulazione propose che la Memoria venisse slam- 
pata in cento esemplari da dislribuirsi ai Cousiglieri della 
medesima e ad altri ciltadini a spese della Deputaziooe. 

II CoDQm. Aw. G. M Zanoncelli deplor6 la scomparsa 
dal vecchio Camposanlo del bassorilievo in cui era effig- 
gialo il pillore lodigiano Salurnino Sala, opera dello scul- 
lore lodigiano Isidoro Squinlani, nonch^ di allro bel basso- 
rilievo rappresenlanle il pillore lodigiano Plelro Bignami. 
Ad evilare lo sperpero di allre opere di sirnil genere, quail 
i rilralli del pillore prospellico Plelro Ferrabini e consorle 
Teresa Mazzanli, e di un bel bassorilievo poslo sopra IM- 
scrizione di una signora ledesca del piu puro slile classico, 
lo slesso relalore propose che quelle opere venissero rili- 
rale nel Civico Museo: e la Depulazione promise di inle- 
ressarsi in proposilo. 

Lo slesso Comm. Zinoncelli riferisce una sua escur- 
sione in Valcamonica in Iraccia delle opere del pillore lo- 
digiano Callislo Piazza. La Depulazione, accogliendo le pro- 
posle del consigliere Cav. Francesco Marlani, deliber6 di 
far prendere la folografia di un quadro nella chiesa parroc- 
chiale di Esino, colla solloscrizione Calistus Laudensis fa- 
cebil; ed incarici lo slesso Aw. Zanoncelli per la bisogoa. 



II gioroo 14 novembre, sempre soUo la presideoza del 
R.^ Commissario sopra nominalo , si riuai la Depulazione 
per Irallare oggello di molia imporlanza. Prima pero il Con- 
sigliere Aw. Zanoncelli chiede se , dovendosi prendere la 
folografia di un quadro di Callislo Piazza nella Chiesa di 



J 



RENblCONtO DELLA ftEPUt. StORlCO-ARt. DI LODI 187 

Esioe, Don sarebbe bene eslcndere I'operazione ad un allro 
quadro della chiesa slessa, che, se noo solloscrillo dal 
Piazza, presenla per6 molla probabilila dl essere uscilo 
dalla medesima fonle. La Depulaziooe accoglie la proposta, 
lanlo piu che la spesa imporlerebbe ben poca differenz^. 

In proposito poi delle lamentate manomissioni alia 
Chiesa delTIncoronala si Incarica II Consigllere Leopoldo 
Goria di dislendere il relative reclamo da presenlarsi, a 
nome della Depulazione , alia Congregazione di Carila am- 
mlnislralrice del Tempio. 

II Consigllere Segrelario Giovanni Agnelli presenla ai 
convenuli diverse copie deH'opuscolo sul Vecchio Campo- 
santo falle slampare secondo la delibera anlecedenle. 

Venendo quindi aH'ordino del giorno il Segrelario da 
lellura dellMslanza 9 rovembre presenlala a questa Depu- 
lazione da una Commissione diocesaua, nella quale, fallo pre- 
senle il pericolo seriissimo che la chiesa di S. Bassiano di 
Lodi Vecchio minaccia di crollare, si chiede Tappoggio pe- 
cunario della Depulazione. 

II Presideuto, slanle I'urgenza del caso ha credulo di 
inviare sul poslo Tingegnere muoicipaio colTordine di rife- 
rire sulla graviia o meno del pericolo: Tingegnere slesso , 
di rilorno, rifeii che in seguilo alle riparazioni gia iniziale 
ii pericolo era in parte allon'analo. 

11 Consigllere Cav. Marlaoi, in relaz!ono alle precorse 
inlelligenze, espouo lo slalo di cassa del uoslro sodalizio a 
lullo il giorno 11 noveiubre: risulla una giacenza dl cassa 
di L. 1167, non tenulo calcoio di allre L. 209 che il 
cassiere avrobbe investile in uu Bono della Banca ad aumento 
del patrimonio: le quail L 209 per allro possono sempre es- 
sere Impiegale nelh spese. Ora, tenulo calcoio degli impegni 
gia assuDli e per la chiesa di S. Francesco e per quella 
di Cerelo in L. 709, no consegua sempre un avanzo di- 
sponibile sulle rendiie deU'esercizio 1899 ed anlecedenli di 
I, 467 che possono anche calcolarsi a L. 667 quando si 



188 RENDICONTO DELLA DEPUT. STORICO-ART. DI LObi" 

vogliano adoperare le L. 209 provvisoriamente passale al 
palrimonio. — Iq morilo al progello dei lavori da eseguirsi 
alia chiesa dei Sanli Aposloli di Lodi Vecchio, che la Coin- 
missione asserisce opera dell'Iogegoere Sonciui, il refereole 
ha rilevalo che al presente dello progello sarebbe slalo so- 
sliluilo da allro compilalo dal R.^ Subeconomo ioge^nere 
Giovanni Guazzoni, che riporlo I'approvazione deirUfflcio 
reglonale di Mllano. II progello rileva una spesa di L. 8000, 
e lende unicameule ad assicurare la consisienza del fab- 
bricalo conlro le impellenli avarie del lempo. Per queslo 
vengono ordinate delle chiavi in ferro fra una areata 
e r allra lanlo della navala principale quanlo delle due 
lalerali, e quesle chiavi vogliono essere posle non solo 
al lungo della chiesa , ma anche Iraversalmenle , per 
cui ogni volla viene ad essere assicurala da quallro chiavi. 
II progello porla pure rinnalzamenlo dei piedrilli esierni 
ed allre chiavi per assicurare la fronle del lempio che da 
uno dei piloni avrebbe uno slrapiombo di oltre venli ceo- 
limelri. — II referenle ha inlerpellalo il signor Subeconomo 
degli effelll poco eslelici che presenlerebbero nelT inlerno 
lulle quelle chiavi in ferro, e se furono ispezionale le fon- 
damenla della Chiesa. In quanlo alia prima domanda ri- 
spose essere una necessila; riguardo alia seconda si riser- 
vava di fare assaggi ed alTuopo provvedere. — Lo slessa 
doll. Francesco Marlani, considerando che la Depulazione 
ebbe gia a concorrere per allre opere consimili e meno 
urgenli ed imporlanli, crede che in quesle circoslanze debba 
moslrarsi generosa: egli propone la somma di L. 500. 

La Depulazione a maggioranza di voli delibera di 
concorrere alle opere sopra riferile con Lire 500 da ver- 
sarsi alia riippresenlanza legale della Chiesa di S. Bassiano, 
quale b la Fabbriccria parrocchiale di Lodi Vecchio, a con- 
dizione che siano unicamenle adoperale per la conservazione 
genuina del monumenlo, e non per opere eslranee al me- 
desimo. — Siccome poi incombe alia Depulazione la lulela 



RENDICONTO DELLA DEPUT. STORICO-ART. DI LODI 189 

(lei Monuoaenli di Lodi e Circondario, cos\ iolende di es- 
sere messa al correole del progello, e seoza prendere una 
ingerenza dirella nelle operazioni, desjdera di poler ispe- 
zionare i lavori per ogoi sua norma. AITuopo delega il 
Comm. Aw. Zinoncelli, con facolli di valersi anche del- 
riugegoere Comunale. 

Prima di sciogliersi la Depulazione esprime al R. Com- 
missario presidente il desiderio che sul bilancio comunale 
del futuro esercizio venga slanzialo una somma per le rl- 
parazioni deiraniica cbiesa di Laus Pompeia, 



La D^pulazione fu radunala nuovamenle la sera del 
16 dicembre 1899, e quesla volla sollo la presidenza del 
nuovo Sindaco Aw. Emilio Cacclalanza. 

loerendo all' ultima delibera TAvvocalo Zanoncelli ri- 
ferisco dellagliaiamenle la vislla che in unione deiringe- 
gnere comucale fece alia chiesa di S. Hassiano di Lodi 
Vecchio, ed ai lavori di riparaziono cho vi si fanno, assi- 
curando anche Topera deirUfficio Re^ionale per la conser- 
vazione dei Monuraenli della Lombardia. 

11 presidente, a cooferma di ci6, da lellura della let- 
lera dell'Ufficio Hegionale slesso, in data 10 dicembre, in 
cui quel sodalizio dichiara « di avere imparlilo le dispo- 
sizioni piu opportune perch^ detti lavori vengano condotli 
Sfcondo i criteri piu opportuni di quelli adollall da prin- 
cipio contrariamente ai precedeuti accordi , e tali da assi- 
curare la perfezionc dei ristauri sia da! lato della slalica 
che dal lalo artislico ». Si tiene poi ad assicuraro la nostra 
Depulazione che TUfGcio Regionale « nou solo non man- 
chera di vigilare opporlunamento perch6 siano osservale le 
sue prescrizioni, ma neirinteresse del monumento , occor-^ 
rendo, nssumera diretiamente la direzione dei lavori (li ri-i 
slauro alia Basilica di S. Uassiano ». 



190 RBNDICONTO PELI.A DBPUT. STORICO-ART. DI LODI 



I 



Lo slesso Siodaco presidenlo parlecipa alia Depulaziooe 
che noche il Municipio a favore della chiesa slessa ha 
stdDzialo Del proprio bilaocio la somma di L. 300. 

VeoeDdo aH'ordlQe del giorno la prc^sidenza annuocia 
che la Fabbriceria della Catlcdrnle, per far fronlo a cerle 
spese urgenlissime, avrebbe delermioalo di vendere diversi 
oggeili di qualche valore, ma fuori d'liso, come paramenli, 
corali, quadri, ec:. Che la Fabbriceria slessa, avanli di ad- 
divenire alia vendlla, ha credulo bene di informare quesia 
Depulazione, proiila sem^re ad alleoersi alle raccomanda- 
zioni della medesima quando si Irallasse di risparmiare 
qualche oggello inleressaole la sloria o Tarle cilladina. II 
Presidenle, in seguilo a ci5, ha delegate subilo il commcn- 
dalore Aw. Zaooucelli e Cav. F. Marlani a fare una visila 
agli oggeili aiienandi. 

II Comm. Zanoiicelli riferisce dcUaglialameule T ispe- 
ziooe da lui eseguila in uoioDe del Doll. Cav. IMarlani , e 
coDchiiide nulla esservi di inleressaole la sloria e TarliB 
lodigiana: avere pero raccomandalo ai rappreseolanli della 
Fabbriceria la conservazione di N. I grandi quadri riflel- 
teuli i paralici di arli e mestieri gia esisleoli in Lodi, e di 
una campana che in allri lempi si pulsava nelle occasion! 
funebri di esecuzioni capilali : quesia campana, dice il re- 
lalore, polrebbe essere acquislala pel Museo , avendo rela- 
zlone colla Confralernila di S. Giovanni Decollalo di Santa 
Maria del Sole della quale il noslro Museo conserva T in- 
segna. Gli slessi due visilalori hac suggerilo alia Fabbri- 
ceria dl rivolgersi per piii sollde garanzie airUfGcIo Re- 
gionale. I Fabbriceri hanno assicuralo che quadri e cam- 
pana verranno prcmurosamenle conservali. 

II Consigliere Segrc!ario riferisce che i Padri Barna- 
bili di San Francesco, d'accordo colla Fabbriceria del Car- 
mine, rappresenlanle della Chiesa slessa, hanno delerminalo 
di applicare la illuminazione elellrica nel lempio da loro 
offlciato> e chiedono alia nostra Depulazione il proprio avviso. 



RENDICONTO DELLA DEPUT. STORICO?ART. DI LODI 191 

II Signor Presidenle crede utile un sopra luogo, e de- 
lega il Coma]. Zaooocelli in udIodo del Prof. Cav. Giovanni 
Garidioi, Preside del nostro Liceo e valeote scienzialo. 

L*Avv. ZaDoncelii, come Consigliere piii aoziaoo, nel 
presentare a! novello Siodaco e Presidenle le piii sincere 
felicilazioni della Depulazione , esprime il voto che anche 
Lui, come gii allri suoi anlecessori, si prendera a cuore 
Tiocremenlo del nostro sodalizio. II Presidenle riograzia ed 
asslcura che e come Sindaco e come cilladino procurera 
con ogni sua possa di corrispoodere ai glusU desideri della 
Depulazione nelT inleresse dell' arle c della sloria ciUadlna. 

GfOTiiisNi Agnelli. 



PERIODICI RICEVUTI IN CAMBIO 
durante il 18DQ 



Archivio Storico Lotnbardo. 

Nuovo Archivio Veneto. 

Ateneo Veneto. 

Archivio Storico delle Provincie parmensl. 

Archivio Storico della Provincia di Romagna. 

Rivista di Storia Antica e Scienze affiai di Messina. 

Archivio Storico di Como e Pubblicazioni Voltiane. 

Ateneo di Brescia. 

Archivio Cadorino. 

BuUettino Senese di Storia Patria. 

Bollettino della Svizzera Italiana. 

Bollettino del Ministero di Grazia e Giustizia. 

Bollettino dell'Istituto Storico Italiano, 

Bollettino Storico Pavese. 



INDICE DELUANNO XVIII/ 



C/zzAMALi Sac. I'rof. LuiGi — Uguccione da Lodi: Sludio Slorico Lel- 

lerario; pag, 3, 49. 
Oldrini Gaspare — Li Beneficenza nel Comune di Dovera pag. 25 e 69. 
Agnelli Giovanni — Ospcdali Lodigiani. Sania Maria dei Tizzoni, 

pag, 83. Santa Maria di Virolo.pag. 111. Santa H)lisabetla, pag, 145. 

— Delia venula di Massinfiiliano Sforza net Ducato di Miiano second© 

le cronache e i docurnenti loJigiani, pag. 163. (m conlinuazione), 

— Sul primo anno del secolo, pag. 178. 
Anelli LuiGi — Cose d'Arle lodigiana, pag. 115. 

MiNoiA Mario — Due nnonogralie di Autori lodigiani, pag. 135. 

Bocche di Muzza e loro portala nelPanno 1517, pag, 148. 

Castello di Lodi e docurnenti che vi si riferiscono, pag, 151. 

Conlini Meridionaii dei Lodigiano, pag. 153. 

Docurnenti Codognesi, pag. 15S. 

Sesla e Settima Uelazione dell'Ufdcio Kegionalc Lombardo (Circon- 

dario di Lodi) pag. 160. 
Agnelli Giovanni — Spigolalure, pag. 41, 86. 

— Curiosila, pag. 91. 

— Notizie, pag. 9i. 

— UendiconlidellaDeputazioneSlorico-Arslislicadi Lodi^pa^. 46 c 185. 

— Biblioleca Comunaie, pag. 48. 

— Teriodici ricevuti in cambio durante il 1899 pag. 191. 






PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 



DiRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



(lOOO) 

(Gennajo, Febbrajo, Marzo) 



SOMMARIO 



MEM ORIE 

fiovANNi Agnelli. — Ospedali Lodigiani: Ospedale di San- 

t' Antonio fpag. }), 
Delia venuta di Massimiliano Sforza nel Ducato di Milano 

secondo le cronache e i docuinenti lodigiani (Continua- 

^ione e fine ved. Fasc. precedentej pag, 6 , 
lausa tra il Comune di Cremona, il Monastero di S. Sisto 

di Piacenza e Anselmo Selvatico crociato per la giuri- 

sdizione di Castelnuovo Bocca d'Adda (pag, 22), 
.vv. Giovanni Baroni — II SS. Crocifisso della Maddalena; 

Note storiche (pag, )8), 
riovANNi Agnelli — Atti della Deputazione Storico Arti- 

stica Lodigiana (pag, j;J. 
'arieta: Missive Ducali fP^S' SO 



^ LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE QUIRICO E CAMAGNI 
1900. 



iUCBIl Slffil' 



PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 



DI LQDI 



DiRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



^♦♦»»- 



(lOOO) 



LO DI 

TIFOGRAFIA EDITRICE aUIRICO E CAMAGNI 



I!^^^^?^^?^?^^!^^^?^^^^?^! 



OSPEDALI LODIGIANI 



Ospedalo cli S. x^.ntonio 

Id via Paolo Gorini, a sinistra di chi da Porta Roma 
s^iocaaimioa verso TOspedale Maggiore, sbocoava uoa slrada 
che melleva in comunicazioiie la via Gorini coo quella 
delie Orfano; quesla slrada, ora oUurala, si chiamava dl 
S. Anlonio Abate dall'ospedale e dalla chiesa ivi gia esi- 
1 sleoli sollo Tinvocazione del Sanlo anacorela. 

Guidone Riccardi , di famigliji polentissima delT anlica 
e della nuova Lodi, con siio leslamonlo del 10 Luglio 121^, 
foado Tospedale di S. Anlonio coTuoila chiesa dolandola 
di una messa quolidiana (1), riservandone il palronalo a 
Bongiovanni suo fralello, abbale dei cislercensi di Cerrelo, 
ad Alberico, parimenli suo fralello, ed a Gualliero suo ni- 
pole e loro discendenli, compresa anche Eufeoaia sua moglie. 

La cura di queslo Ospedale fa affidala ai frali Ospi- 
lalieri, relli da un ininislro del loro ordine. II canonico 
Defendenle Lodi, dal quale logliamo quesle nolizie, racconla 
che accanlo alia porta maggiore della chiesa eravi I' imma- 
gloe e Tepitaffio di fra IJooifdcio da Uerba, morlo nel 1400 : 
da queirimmagine ii Lodi citalo arguisce T abito che por- 



(I) Hog. Alberto (lorli, nolaio Lodig. 



OSPEDALI I.ODIOIANI 



lavano quei frali: dice che era di color bigio, come quello 
che usavauo allora i fale bene fralelli. 

In seguito il numero dei frali, diminuile le rendile, e 
coDseguenlemeiile anche i ricoverali , venne reslriiigeDdosi 
al punio che uel 14i2 noo ve oe era che uno a rappre- 
seolare il Rellore, il capilolo e i mioislrj. E a credersi che 
allora Tospilalila fosse inlieramenle cessala. 

Dai fraU ospilalieri rammioislrazione del iuogo plo 
passo in seguiio nei preli, che oUennero qucslo beneficio 
dai Palroni, sempre coll' obbligo di una messa quolidiana. 
La chiesa , in gran parte rovinala, fu riparala a spese di 
(liacomo Hiccardi Giureconsullo e Presidenle del Senalo di 
Milano : ma le operazioni , per la sopraggiunla morle del 
Riccardi, rimasero poi luugamenle inlerroUe. 

Queslo ospedale non fu compreso nel concenlramenlo 
fallo dal Vescovo Carlo Pallavicino di lulU gli allri ospe- 
dali della cilia e della diocesi, non oslanle che in quella 
unione fosse espressamenle nominate: e quesla esclusione 
si deve senza dubbio atlribuire alle ragioni del palronalo 
riservalo ai Riccardi. 

« Come polesse, scrive Defendenle Lodi (1), queslo 
pio Iuogo con lungo Iratlo di tempo mulare oalura, e farsi 
di hospitale Kelloria semplice, 6 slalo a' giorni noslri co- 
nosciulo in coniraddilorio giudizio per Ire senlenze conformi 
dalTordinario di Lodi, di Crema el Cremona ». 

Le rendile dell'ospedale di S. Anlonio, livellate , frul- 
lavano circa oOO lire all' anno. L' anno 1618, 10 iMarzo (2) 
i Padroni inveslirono della chiesa i padri Francescani del 
3^ Ordine, almeno in quanto riguarda la chiesa e le case 
annesse, reslando al RiUlore lilolare i frulli. 

Bellino Trici, cella sua Leclilogia (3j racconlanlo delle 



(1) llospilali dnlla Cilia, Borglii e Diocesi di Lodi, ms , pag. 41. 

(2) Islr. rogalo da Gio. Fino e Aurelio Rossi. 

(3) Milano, Antonio ZanolU, 1488. 



J 



OSPEDALI LODiaiANI 5 



chiese di Lodi, ooraina Santo Antonio, Ospilale di frali e 
mooache : 

Thomas et san Roman sono parochie 
Poi Santa Clara clonne di ohservantia 
Gli ha de Ricardis Sant' Antonio stantia 
Ch* era hospitale a' frati et a sorochie. 

L'anno 1236 Bongiovanni e Airoldo figli di Alberico 
de Riccardi di sopra nominalo, fecero donazione alia Chiesa 
di S. Anionic di uq QUo perpeUio di moggia dieci di grano 
con alcun capilale da impiegarsi in slabili per sostenlanienlo 
di un prele affinch6 queslo celebrasse e aaaoiiQistrasse i 
Sacranoenli , essendo che i frali deslinali alia cara daW o- 
spedale non erano Sacerdoli. Lo slesso Airoldo, poi, per 
proprio coulo, dono alTospedale la ragione di deciraare 
nel luogo di Cavrigo , fuori di Porta Cremonese , dove e- 
rano in gran parte i beni del Riccardi. 

L'anno 1649 Cesare Riccardi, ultimo slipile delia linea 
maschile delia famiglia, don5 al giureconsulto Maofredo U- 
goni la ragione del patronalo nella Chiesa di Santo Aulonio 
Abate per islroraenlo rogalo da Aurelio Cipelli nolaio e 
Francesco Pjli cancelliere delia Curia Vescovlle di Lodi, il 
5 Gennaio. 

Gli Ugoni rislaurarono lotalmente la chiesa nelTanno 
1765: poco dopo pero venne soppressa, e il 20 novembre 
1783 fu profanata. 

M. Giov. Agnelli. 



DELLA VENUTA 

DI 

N£L DUCATO BI MILANO 
secondo le cronache e i documcnli lodigiani 



I 



(Conlinuazione e fine vedi Fasc, precedente - pag, 163) 

Lo slesso cronisla racconla che il Cardinale di Sion 
fece di Lodi la sua abiluale djmora, « anchora che facesse: 
pill voile caricare li soi muii per parlire ». II 4 di Ol-' 
lobre imprigionb « mollo sJDistramenle » Gerolamo Mo-; 
rone nel casleilo di Lodi. Con diploma del 12 Ollobre il; 
sedunense voile premiare LaDcilloUo Vislarino , reslituendO' 
ad esso ed al cavaiiere Alessandro suo fralello i beni gia ' 
loro conOscali per la fede coslanle verso i duchi della fa- 
miglia Sforza, rinnovando pllresi a loro favore e dei Fis- 
siraga la consueludine anlica d' imbussolare i presidenli 
della Cilia a loro arbilrio, privilegio che ces85 nuovamenle 
al prossimo rilorno dei francesi. j 

Ma i vanlaggi oltenull dai francesi assediali inCrema" 
Don bastavano a soslenere piu ollre Tassedio, essendo oramai 
mancala lulla la vellovaglia; per la qual cosa Angelo Fran- 
cesco Sanl'Angelo, col mezzo di Anlonio Borso, apri Irat- 
talive col Durazzo per la resa della lerra. Nacque perci6 
gelosia fra i capilanl, perchfe ognuno di essi voleva essere 



tkiASSlMILIANO SFORZA 



il mercanle della resa slessa ; e a lanlo giunse il Crivello 
che, avendo ucciso d' un'archibugjala il capilano Gerolamo 
da Napoli alia presenza del medesimo Durazzo , sollo pre- 
leslo di avere ci6 falto per la causa del re, pose nel Du- 
razzo lanlo spavento e iosieine lanta fede in lui , da ce- 
dergli le chiavi della Porla Nuova. Comiocib atlora il Cri- 
vello a Irallare segrelamente con Renzo da Ceri per rendere 
la lerra , ma , non accordandosi per le grandi prelese , ri- 
volse il pensiero al Duca di Milano, e scrisse al Vescovo 
di Lodi governalore del Ducalo che egli era pronto a con- 
segnare la lerra nelle maui delle genii del Duca. Scoperlo 
per6 il manoggio da Renzo de' Ceri, e lemendo che col 
soprasedere Crema fosse perdula per la Signoria, poich6 
appunlo nel di che le genii veneziane enlrarono in Crema, 
10 mila svizzeri inviali dal Duca erano comparsi insino a 
Bagnolo , si conchiuse T accordo col Crivello ai seguenli 
palli : Che il Crivello desse Crema ai veneziani , e quesli 
al Crivello mille ducall d' enlrata sul Padovano, con una 
casa in Padova per suo albergo : e ad un suo nipole 
800 ducali d' enlrala in benefici ecclesiaslici : gli dessero 
una compagnia di 500 fanli pagali alia franoese , e 100 
ducali di paga per esso : gli dessero 7000 ducali d' oro 
prima che egli cedesse la porla della lerra , come pure 
lullo il sale che i francesi avevano in Crema : gli fos- 
sero pure donali luUi i beni di Guido Pace Bernard! cre- 
masco, fallosi ribelle della signoria colla persona dello slesso 
Guido e della sua famiglia : fosse fallo un salvacoodolto a 
monslgnor Durazzo per recarsi libero in Francia. Fin qui 
la cronaca di Alemanio Fioo. 

II Grumello racconla la faccenda della resa alquanlo 
diversamenle : secondo lui fa il vescovo di Lodi che non 
voile Crema « per havere recepulo llllere dal ponliOce Jullio 
che de le lerre periinenle al Venelo Seoalo non se ne vo- 
lesse inlromellere , el quesla fu la cauxa che Crema , ca- 
slello forlissimo, non fu caschalo sollo lo imperio Medio- 



8 MASSIMILIANO SFORZA 



lanense. Qual da poi fu grandissima ruioa de lo imperio 
Mediolanense. » 

II Crivello fu percl6 fallo Dobile Veneziano , e dieiro 
sua islanza Giovanni Anlonio Piacenzi creniasco ebbe daila 
Serenissima una condolla di 200 fanli e Bassiano Lodi uo'allra 
di 150. II noslro Alberto Vignali vide il 20 di OUobre di 
queslo anno 1512 passare per Lodi la compagnia di Mon- 
signor Durazzo assai bene in ordine che andava in Fraocia. 
Tiovandosi allora in Lodi il Cardinale Legalo lo assolse 
co' suoi soldati dalla scomunica in cui erano iocorsi pu- 
gnando conlro la Santa Lega, a patio che piu non com- 
ballesse conlro la Chiesa e lo Slalo di Milano; e dopo di 
aver pranzalo col governalore di Lodi Giovanni Gerolamo 
Vignati, il Durazzo parli per Vercelli. 

iDlanlo lo faccende andavano di male in peggio per la 
defezione dei Veneli , per il malconlento delle popolaziooi , 
insultale e consunte dalle spese: in Lodi poi le cose an- 
davano ancor peggio per la dimora del Cardinale Legalo , 
per il continuo andare e rilornare del Vescovo Otlaviano 
Sforza , e per i molivi di cui si b gia tenulo parola , e 
molto pill per le ruberie inaudile degli Svizzeri, ai quali lo 
stesso Cardinale di Sion, loro padrone nalurale, non sapeva 
porre nessun freno. Basli racconlare il fallo che, lo stesso 
Cardinale, rilornando il primo Novembre a Lodi da Mele- 
gnano, ove di consuelo si recava per abboccarsi col Go- 
vernalore di Milano, avendo udllo per via che in Lodi e- 
rano enlrale 14 bandiere di Svizzeri, vollo slrada e si ri- 
lir5 a S. Angelo, facendo porlare nel castello in Lodi tulle 
le sue robe che aveva in vescovato. 

II duca Massimiliano sui primi di Agoslo era giunlo 
ad Innspruck, eJ il 18 di queslo mese da quella cilia an- 
Dunziava il prossimo suo ritorno colle piu sperlicate pro- 
messe « offerendo che quando saremo la denlro nel slalo 
Tanimo noslro h de exibirse verso ognuno cum tale bono 
effeclo et Iraclamento che se cognoscera che volemo essere 



J 



MASSIMILIANO SFORZA 



i compaguo el fralello el bono fiolo a lull secondo il grade 
, loro » (1). 



(I) Magnifice lanquam fraler. Ultra quelle die la Reverenza del 
Duca scrive alia V. M. et a quella Magnitica Comunila de Lode mi e 
parso de faria apresso parlecipe de quanlo el prefalo signer Duca 
scrive a me et a quesla Comunila Magnilica, Ne mando adunche alia 
V. M. qui incluxo. Mediolani, sepl. 1512. Sign. Fr. Oclavianus Maria 
Sforlia vicecomes Episcopus Laud. Alt. Magnifice equili tamquam 
Fralri D. le. hierenyme Vicecemili Gubernalori Laude sive eius lo- 
cumlenenli. 

Reverendissime in Chrisle paler Consanguinee nosier charissime 
el Magnifici tamquam patres et fralres charissimi. Ben che a! principio 
del giengere noslre qui ve scrivessimo essere stati in razonamenlo 
cam li magnifici Oralori vostri Tamen habbiamo defferito fin a hogy 
a darli audienlia. Et queste le abbiame fade a cio che reconvaluto 

1 messer hierenyme de charcane uno depsi Ambassadori de cerla peca 
indispesitiene sua se potesse insieme cum meser Ludovice Vesconte 
el meser petre martire slampa soy collegij unitamenle fare loffilio de 
la expesitione sua cum piu salisfaclione nostra et de chi li ha man- 
dati: El cosi hegij al meze di hanne facte cum omne eleganlia tale 

' offilie exponendone cepiosissiiiiamenle quanta sii slala immensa la 
leticia et gaudio vestro et de egniuno da chi sene mandali da la 
gratia da N. S. die concessa cum le adiule de la santila de nostre 
summe penlefice et de la Maesta Cesarea, che li inimici et eccupatori 
del slate nostre siano expulsi. El ad noi aperla la via de rilernar in 
dicto nostre state. Congralulandesi di queste cum noi quanto maior- 
menle sia state possibile pregarne et soli citarne ad accelerare el ve- 
nire nostre: per melie salisfare al smisurato desiderie et ardore de 
egniuno cum fame umplissime efferte. Et de le faculla et de le per- 
sene: si de voi primarij come de tute el resto de li subdili; Cesa che 
ad voi e ben che nori expeclassemo altramente tamen ne e stala su- 
pramode grata. Et cusi li habiame ringratiali el ringratiame tuti voi 
quanlo piu cordialmenle e possibile de tanta demoslralione. Et non 
sole de avere mandate arabasiadori, ma ancora de havere ellccte le 
persone de li Iri prenominati. Pero che pochi altri harestevi potule 
elegere che ad noi fossere statte piu grali et accepti loro. Cerlifican- 
dovi che non siame per manchare de venire quanto piu presle sij 
possibile per satisfare a voi el ad noi inseme perche doveti essere 
certi el desiderie nostro essere in queste conforme col vostro, offe- 
rendo che quando sareme la dentro nel stale lanimo nostro c de e- 
xibirse verse egniuno cum tale bono effecto et tractamenle che se 
cognoscera che volemo essere compagno et fratelle et bone fiolo a 
tuti secondo li gradi lore, Et in questa sententia ce parse scriverne 



i 



L 



10 MASSIMILIANO SFOR^A. 



Iq aggiunla a cio il governalore dello Slalo OUaviano 
Sforza, imponeva una nuova lassa per il dona da farsi al 
nuovo duca nel gioroo della sua soleone enlrala , e dava 
ordini in proposilo per esigeria. E quasi che queslo nuovo 



a luli li Governalori officiali et Agenli per le Comanila de le cila del 
dominio noslro per lilere quale vi driziamo acio siaiio mandate dove 
le desliniamo per piu conforlo de li popoli nostri. El cossi haremo 
charo siano mandati per la S. V. quanlo piu presto meglio. Ualum 
hispruch 18 Auguslis 1512. Signalus Maximilianus Dux Mediolanl. 

Massimilianus Maria Sforlia Anglus Dux Mediolanl. 

Speclabili el Nobile dileclissime nosier. Ben che fossimo gia molli 
dl informati de la bona vostra demonslralione de amore et alTeclione 
verso noi in exhibirvi prompt! ad fare la dedizione vostra con re- 
servare la rasone del Sacro Imperio con animo de haverne noi per 
Voslro Signore per laiiliqua el iiivelerala fede e devolione sempre 
haula per quella Cila verso la llluslrissima Casa nostra. Dt-l che rice- 
vessimo piacere assai. Nieiiledimeno havendo novamenle inteso da li 
Magnidci m. Ludovico Vesconte, messer Hicronimo de Carcano et 
mcser pelromirlire Stampa de li noslri primarii Genlilhomini mila- 
nesi venuli ad noi oralori del reverendo monsignor de Lode noslro 
cosino carissimo governador de Milano el de tulo lo Slalo per levarci 
el acompagaarne in casa nostra che per vol, et tulo quello noslro 
populo sono da poi omne di fade maiore demoslralione de lelilia et 
grande desiderio che noi rilornassimo in !o slalo noslro, con ample 
offerle a nome de quella nostra Cila de essere parali exponere le fa- 
culla et persone proprie per aiutarne el conservarne in lo dido slate. 
Noi di queslo havemo senlito doplicalo gaudio et mollo maiore che 
il primo. Cognoscendo per il leslimonio de li prefali magnifici ora- 
lori, quanlo siamo amali el desiderali da voi el ve ne refererao quelle 
gralie che convengono ad si amorevoli el affesionali nostri. El per- 
lanto ad conforlo el lelilia vostra ve signidcamo che expedili noi da 
Maesia Cesarea voslro Supremo Signore con quella maiore benignlia 
et gratia che piu non averiamo sapulo desiderare. Como credemo ha- 
reli gia alcuni di inteso per lilere scriple ad quella Comunila per la 
Maesia sua, se porlessimo al One del mese de Ju'io proximo passalo 
da la Cila de' colonia et alii U del presenle arivassimo per dio gratia 
sano el salvo qui ad Ispruch dov^e erano expedati da didi Magnifici 
Ambasalori de Milano el del Stalo: el repossali alquanlo proseguiremo 
il camino noslro in Lombardia, el li venemo con animo de abrazare 
et assumere talmente la cura del bono governo de quella nostra ca- 
rissima Cila per tanlo amore demoslraloce, che in le cose de la ju- 
slilia se conoscera che voremo si a ogniuno eguale indefferenlemenle 



i 



lHASSlMiLIANO SFORZA 11 



balzelio Don baslasse , ecco altri ordiai prescrivenii la co- 
slruziooe di parte del poate sull'Adda, per la quale si do- 
velle nuovameole loltare coolro gll ioleressali che si rifiu- 
lavano di pagare la quota loro speltanle (1). 



el che li minori el poveri non siano opressi dj li piu polenli: ma 
ciascuno possa guidere il suo pacificamenle sotlo T umbra nostra et 
non essere usurpali come erano da Francesi. El perche fora de Tad- 
minislralione de la juslilia dovi polremo graliiicare non mancheremo 
de usare verso ogniuno; el preserlim li benemerili, quella graliludine 
el remuneralione che si convenera per modo che ad niuno havera ad 
parere grave lo havere palito et falichalo per noi. Dat. in hispruch 
die 20 augusli 1512. Sign. Maximilianus Dux Mediolani. Alt. Specta- 
bili el nobili viro D. lo. hieronymo Viceconiili Gubernalori Laude. 

(!) Egrege tanqnam fraler. Ultra le allre iamenle che havemo hauto 
da quelli daliarij per lo ponle rollo sopra lo ramo dada del quale in 
quesli giorni passali vi fu scripto dovesli aslrenzere quella Comunila 
aul li obljgali ad aplare dido ponle per modo se polesse sicure pas- 
sare per le mercanlie pare che fin qui non sia adaptalo in damno 
de la ducal Camera. Unde per quesla allra vi comellemo dobiali su- 
bilo fare lal provisione che se possa sicuro passare. Imponendo tulle 
quelle pene che vi parira dove bisogna per fare che sia de presenli 
facta la dicla reparalione ultra lo danno nhavesse la prefala Camera 
palire per difecto del dicto ponle. Et quando procedesse che per vo- 
slra negligenlia non se facesse la dirla reparalione, inlendemo sia lo 
dido danno sopra le spale voslre, el de lopera havereli sopra de cio 
facto nhe dareli aviso per voslre lilere. Datum Mediolani die XXI J 
Julij 1512. Regulator el Magistral us ducalium inlralarium. SIgnalus 
Michael. 

to. Hieronymus Vicecomes eques ducalis Consiliarius Laude el 
eius dislriclur Gubernalor. 

Le continue el quolidiane querelle el Iamenle a noi sporle per 
alcuni gentilhomini de quesla Cila quali hanno la faculla de ultra adda, 
el de la universila de conladini habilante ultra dido flume. Interve- 
nendo pero sempre il consenso del Keverendissimo el llluslrissimo 
Monsignore Gubernatore generale de Milano. Ce ha dato charico per 
provedere a la lor indempnila evidente. El per prolicuo et ulile de 
la ducal Camera iniungere el ordinare la reformalione del ponle exi- 
slente sopra parte desso ilume con tal ordine el forleza che comoda- 
menle gli possano le care onerale. Et per esser lal spexa indiscussa 
a chi perlenga. Noy con debita modeslia el senza alcuna violentia ne 
execulione per mezo del maguilico M. Diomelro Vislarino el el spec- 



1:2 MASSIMILIANO SFORZA 



Sul Goire di Novembre il duca, lasciala Verona, per 
Manlova e Casalmaggiore era giunlo a Creraooa « ricevulo 
con grandissin[io honore; inconlralo da molli zenlilhomini 
arnaali bene a cavallo con saglioni di sella ala livreia depso 
Mnximillano Ducha, el esso Maximiliano Sforcia armalo a 
luUe arme in su uno bellissimo corsiero fece linlrala in la 
cilia Cremonense cridando ogoiuno: Viva, viva il oome 
Sforcesco ». Cosi il Grumello. 

Dopo alquauli giorni il duca fa a Pizzigheltone, ed il 
15 Dicembre, accompagnato da quasi lulli gli ambascialori 
d' llalia, fece da porla Creraonese la sua enlrala in Lodi 
con grandissima pompa, colle vie coperle , servilo da ses- 
sanla giovani nobili riccameule veslili secondo la divisa 
del duca , donalo dalla Cilia di coppa e sollocoppa con 
lazze dodici di argenlo doralo del valore di 600 ducali, 



labile M. Illeronymo Concoreso ambi boni et honorevoli ciladini de 
quesla ciia havemo hauto in subvenlione scudi quaranla d'oro da al- 
cuni benevoli e bon compalrioli quail sono spexi in dicta opera mollo 
laudabiie. Et conoscento levidente emolamenlo per lal fabrica per al- 
cuni dessi genlilhoinini ymo pro maiori parte el anche per alcune 
comune et vilie de ultra Adda sponle se sono taxiti ad la quntan- 
gente exborsalione dessa spexa. El essendo alcnni per lor incivilila el 
ruslicila renilenli al debito loro: el parendo a noy honeslo chi sente 
del comodo anctiora debbi tiaver de lui comodo; pero per tenor de 
la presenle confixi de la inlregrlla et prudenlia de li magnidci Do- 
mini Diometro el Ilieronynio a lor imparlimo et donamo annpla li- 
cenlia como informali e ben irislructi de ellegere ydonee persone per 
exigere fine a la sonna de dicli scudi quaranla el non ultra computati 
li exacti sponlaney da li ciladini, comuni et homini renilenli ul supra j 
ne la qual scossa se Intenda la corte de Dovera, la corle de Praia, et 
ogni allra villa el terra propinqua a Lode a sey milia soloposla al 
ducato de Milano. El pagamenlo sara soldo uno per carro, denari Ire 
per cavallo, denaro uno per cadauno as>e (sic) a la sorle de le per- 
sone renilenle ul supra habitanti. intendendo et declarando che le 
persone foreslierc sieno et debano essere exempte. El fornito di sco- 
dere la suma soprascripla sia in tulo levalo detlo charico et pedagio, 
dando faculla ali suprascripli de poter aslringere li renilenli a tal^ 
pagamenlo per ogni pena pecuniaria aplicandola ala Ducal Camera 
Laude, 18 Augusti 1512. Sign. Ilieronymus Vicecomes. 



i 



MASSIMILIANO SFORZA. 13 



Don che di altri prodolii del suolo e delT iodaslria lodigjaoa. 
Fu alloggialo ii Duca raagQificamenle nella casa del Cava- 
liere Lancillotlo Vislarino, dove Giovaiioi Aogelo Pellalo, 
giurecoQsullo, decurione e che aveva lelto il gius caoooico 
nello Studio di Pavia, gli recilo a oome della cilia un e- 
legaole elogio della famigiia Sforza, che gli acqiiislo T o- 
Dore di essere dal duca fallo cavaliere » (1). 



(I) Cunlo de m. lo. Antonio Codazo per luy sporlo in causa pro- 
vision! adi ultimo Decenibre 1312 in queslo modo: videlicet. 

La Magnifica Comunila de Lode de dare quesli a magislro Arigo 
Uocho fabrico ki Milano sopra ii argenli del dono de lo illustrissimo 
S. Duca: el per luy a nfi. Francesco Keyna banchero adi 25 Oclobre 

L. 370. s. — d. — 
E quesli al medesimoel per luyaldelto m. Fran- 
cesco adi 9 novembre » 500. s. — d. — 
E questi al nfiedesimo el per luy al dello m. Fran- 
cesco adi 24 delo » 200. s. — d. — 
E questi a luy proprio a di 29 delo » 38. s. 9. d. 6 
E per una promessa facta fare da M. Gasparo Vi- 

snaara al dito m. Arigo » 500. s. — d. — 

E quesli a luy proprio per Bartholooaeo chaico e 

lo. Ant. Codazo che forno pagali per el Caparo 

de Ii argenti dali » 80. s. — d. — 

E de dare ducal i 47 doro comprali a soldi 97 per 

ducato per dorare la l^acilaet Bocale at lorlo 

el pedi de Ii tazoni el copela • 227. s. 1. d. 9 

E per lo dalio de milano de dili argenli quale 

monlava L. 56, feceno per lire 40, quail fece 

pagare da dicto m. Gasparo » 40. s. — d. — 

E quesli a uno fanle del Capitano de Juslicia per 

far citare Ire volte dido magislro Arigo per 

cerla differentia era tra noy: Soldi 3 e denari I 

quesli in palpe e corda per legar dili argenli 

6 soldi 20 spesi in farli porlar a Lodtj » I. s. 4. d. 3 

E de dare quesli in bracia 22 1|3 comperala da 

poy folalialoel baldacliino del damasco biancho 

per lo Illuslrissimo Duca n. — a L. 3, soldi 3 » 67. s. 4. d. — 
E de dar per el datio de Milano e porlalura del 

dido dalmasco da la botega alhosleria • 1. s. — d. — ? 

E de dar per la provisione de di 4. da Ii 25 a Ii 28 » 6. s. 8. d. -j 
E (le dar per bracia 20 cerata a la divisa per raelere 



14- MASSIMILIANO SFORZA 



L'abale olivelano Vincenzo Sabbia , Delia sua crooaca 
raccoQta che il Duca avanll di parlire da Loili fece con- 
vocare i sessaoladue decurioni della cilia « e gli fece giu- 
rare fedella in mano propria che saraooo fedeli a lui e a 
suoi deseodeDli e gli sudelli 62 cilalioi jaroroo in nome 
de tulla la cilia e di lullo il conlado di Lodi.... Qaeslo 



al baldachino a soldi II per oncia, che sono 

oncie 6 1|3 e soldi 3, G per el dacio de Milano » 3. s. 13. d. 6 
E quesli a magislro Gabriol gambarino per bari- 

dirole 400 a la ducale » 19. s. 4. d. — 

E de dare quesli a magislro Feraro e magislro Mallie 

da Pavia pinluri per parle de pagamenio de le 

arme ducale, videlicel soldi 40 per uno » 4. s. — d. — 

E quesli in basloni 100 cum le pinlure fade fare 

in Milano, compreso la porlalura al hosleria » 8. s. 1. d. 6 
E per la provisione de landala de dl 8, videlicet 

di 5 in Milano a Soldi 32 e di 3 in viagio a 

soldi 40 » 14. s. - d. — 

El per la provisione de dl 7 stall in Milano per 

la causa de li argenti et per expedire eerie 

confessione de la prefala Comunlla da di 24 

per lln per lulo novembre » 11. s. 4. d. — 

E quesli a m. Jo. Anl. lecliaino el per luy a Comis- 

sione sua a m. Benedelo Pellalo per andare a 

Cremona dal duca per la Comunlla » 16. s. — d. — 

E quesli ne li Basloni del lialduchino compresa 

la pinlura e feramenli » 1. s. 11. d. 6 

E quesli a magislro Baxano Cambarino per el 

Telle del Balduchino » — s. 14. d. — 

E quesli a magislro Baxano Albarolo per la fac- 

lura del Balduchino » 3. s. — d. — 

E de dar per la provisione quando se ando a Mi- 
lano per incaparare li argenli, L. 6, d. — per 

dilo d. io. Anlonio, e L. 14, per Baxano chaico 

quale dice de haver da la comunlla L- 20, che 

sono de le L. 100 dale pprd. Baxano Cavazzo 

el Modesto del Vescovo » 20. s. — d. _ 

Li argenli del dilo dono sono li infrascripli 
pezzi 6 del peso infi-ascriplo. 
Primo. Bacilla una dorala lulla pcsala oncie 87 de 

Argenlo Ambroxio a L. 3, s. 9 I'oncia L. 300. s. 3. d. — 



MAISIMIMANO SFORZA 15 



Coosilio fu faclo in palatio cod uq maodallo io scrillo, sot- 
loscrillo dalli sudelli 62 decurioni di obedire io lulto et 
per tullo alii comandameQti suoi ed de suoi fralelli , come 
appare da ioslrumenlo di don Modeslo del Vescovo oolaro 
delia ComuQita, nella casa dove era alloggialo il duca, nella 
sala disopra, verso la piazza, presenli il Duca, gli Amba- 



Bocalle uno doralo tulo pesato oncie 55 de argenlo 

lino a L. 3, s. 16 loncia » 209. s. —• d. — 

Taroni 12, doralo el pe et I'orlo, pesati oncie 30 

argenlo ambroxio a L. 3 s. 9 I'oncia » 1050. s. 10. d. 6 

Copela una dorala uls. pesala oncie 36 d' argenlo 

(ino a L. 3, s. 16 I'oncia • 136. s. 16. d. — 



L. 1696. s. 9. d. 6 



Nola: fu alrovalo in Io cassaro facto de dicli argenli 

che il boccale el copeta erano de uno pocho 

mancho de bonlade ne fece bono L. 8, s. — 

che monluva dido callo che resla de neto de 

nelo senza li ducali 47 doro posli per adora- 

dura, el compulali li deli ducali per dorare in 
'oro L. 1688. s. 9. d. 6 

L 1916. s. 8, d. 6. 
Coraunila andera de avere quesli per m. Gaspare 

Vismaraa nome de la pjefala Comunila adi 29 

oclobre sopra la confessione consignala a luy 

per inslrumenlo Iradalo per Modeslo del Ve- 

schovo L. 800. s. — d. — 

E quesli per Io. Anl. Lecanno lexoriere adi 8 no- 

vembre » 500. s. — d. — 

E de havere fall boni per m.Gasparo Vismara so- 

prascrillo per la promessa facia per luy a ma- 

gislro Arigo che ha faclo li argenli del noslro 

illuslrissirno Signor Uuca e Signoredi Milano » 500. s. — d. — 
E de havere facli boni per m. Gasparo soprascripio 

per el dalio de Milano de dicli Argenli » 40. s. — d. — 

Ede havere quali se hebbeno da m. Baxiano Gavazzo 

el Modeslo del Veschovo per dare Caparo dc 

dicli argenli » 100. s. — d. — 

Prefala Comunila de Lode de dare quesli a li Irom- 

beli, pifferi el usgeri del noslro llluslrissinio 

bignore Duca per Comissione deli presidenli, 



16 MASSIMILIANO SFORZA 



scialori e allri signori ». II 22 Dicembre il Duca arriv5 a 
Chiaravalle ove pass5 le feste oalalizie: il 29 enlro io 
Milano. 

Neiroccasione del suo primo iQgresso io Lodi, quesli 
cilladioi presenlarono a! nuovo duca una supplica Delia quale 
richiesero: 1.^ Si poo^a riparo agli abusi nelle giurisdi- 
zioni e nelle esenziooi vaolale dai feudalari e dai padrooi ; 
come pure si frenioo le soperchierie dei medesimi verso i 
propri suddili, facendo si che lulli gli abilanli dei luoghi 
e del caslelli del lerritorio lodlgiano , separaii dalia giuri- 
sdizlone dei padroni, veogano solloposli alia podesla di Lodi, 
e dipeodano dalla giurisdizione ordinaria dei suoi prelori 
lanlo nelle cause civili, quaolo nelle criminali ed anche nelle 



videlicet a li Trombeli scudi 4 a li pifferi scudi 
2 el usgeri scudi 4 » 46. s. 10. d. — 

De iiavere quesli per m. Gasparo Vismara , scudi 
10 per dar el bondi a Ironbeti, pifferi et u- 
sgeri del Signor Duca » 46. s. 10, d. — 






Cunlo de spesa facia per m. Slefano Gavazo per casone de infra* 
scripte robe donate alio lllustrissimo Duca de Milano a lintrala sua in; 
Lode in assumpsione stalo de denari receputi da m. Io. Ant. Lecamo 
Ttiesaurerio della Comunila de Lode. 
Primo, a Baron Carnesela per forme sey de for- ' 

maggio mezengo che fu de peso de L. 267, 

onz. — a soldi 6, monta L. 80. s. 2. d. — 

A li porladori per porlare esso formaggio el per 

comprare oleo per ongere esso formaggio » — s. 7. d. — 
A Io. iacomo Contaricho per lorze 12 de «'era 

bianca, sono Lire 33, onze 8 » 2L s. 17. d. — 

Al Quaresmin e al Dossena, al Giodin ed al Fellalo 

per Vilelli sey, sono L. 343 1|2 a soldi 2, 6 

per lira in circa » 42. s. 18. d. 9 

A d. Barlholame Beriiizago per some 25 de vena 

a L. 3 e soldi 10 per soma » 87. s. 10. d. — 

Per la poslura dei sachi » — s. 7. d. — 

A tuti li fachini » 5. s. 18. d. - 

A magislro Marclio Busole per Canngole 50 » 1. s. 10. d. — 

L. 240. s.lO. d. 5 



i 



MASSIMILIANO SFORZA 17 



cause misle. 2.^ Si tolga fobbligo al comune di Lodi (Ji 
comperare anoualinjule 2 tnili slaia di sale. 3.^ Si facciano 
delle veodile io ragiooe Ji lire 5 imperial! per cenlo a fd- 
vore di alcuoi cilladiai di Loli che coi propri deoari sov- 
veaoero Lodovico Sfjrza pa ire del nuovo duca. 4.^ A re- 
primere ie eslorsiooi, le rapioe, ed i furli che ogni giorno 
veogono compiuii a daano dei suidili e in ispecie dei con- 
ladioi dai capilaai delle biatJe e ioro adepli, si abolisca lale 
officio, tulf al pill queslo opilano abbia solamenle cura 
dei confioi, punendo specialmeole chi veuisse collo in fla- 
graole, e non aliro. 5." Si abolisca il dazio dello del Tra- 
verso di lanlo pregiudizio ai coaladini ed ai poveri per le 
vessazioni, i dislurbi e Ic spese a cui vengono soUoposli. 
6.^ Voglia la Caoiera ))ucale spurgare e riparare nei de- 
bili tempi il canale Miizza coi denari del dazio del mede- 
simo, di laolo vanlaggio della camera slessa, e ordinare i 
bocchelli delle roggie aveodo di mira T ulilila comuoe non 
oslaole i privilegi, le eseuzioai e le consueludini in conlrario. 
7.^ Vengano approvali e confermali lull! i dirilli, i privi- 
I leg!, gli onori, ecc. gia concessi dai passali principi e so- 
vran! come pure la immunila e la liberla ecclesiaslica e dei 
luogh! pli. 8.^ Vengano elelli a senator! , a maestri delle 
enlrate, a consiglieri ducal! ed a prelor! delle cilia del du- 
calo anche alcunl tra i valorosi milili, dotlori e nobili lo- 
digiani. — II Duca, ora che I'aviio dominio sembrava non 
potergli pill sfuggirc, protnise quanlo non poleva costargli 
alcun pecuniario saorificio, rimaodando ai miuislri delle enlrale 
la Iraltazione dello domande rill'^tlenli le finauze della 
Ducal Camera (1). 



(I) Consueverunt opllmi primipes el maxime llluslrissimi pro- 
genilores veslri Excellenlissime priaceps Dux nosier singularissime 
pro inala eorum clemenlia et liberalilalo in iiilroylu felicissimo in 
urbium suarum Maguanimi el liboialissimi principis paries exercere. 
Quod memoric Iradeiis el auimo rcvolvens. Civitas veslra Laudensis 
que lide iiiviolala el iiidefesa nulli alij ccdil aul inferior est non du- 

2 



18 MASSIMIMANO SFORZA 



Si ricordo luUavia, giacch^ oon gli coslava nulla, di 



bilavil que fesia sunt cl que ad cmendas civium iiicolarum deperda- 
liones el ad honorem el dignilalem Excclleulie vesli'e el Civilalis 
Laudensis augmenlum peilinenl humililep el devote poslulare. Idcirco 
postulalur supplicalur U. V. ul ilia digiielur in hac divino el felicis- 
simo reddilu ad avilum palernumque imperium. El in hoc jocundis- 
simo hujus Civilalis veslre primerio Ingressu inlVascripla supplicata 
benigDC liberalique aninio ul oplime speranl condere. 

Primo quia sepe iiumero comperlum esl feudalarios el dominos 
iurisdicliones separalas liabenles propo lolleranliam relroprincipium 
adeo jurisdiclionibus el poteslalibus aul excrplionibus abusos ul exli- 
marel lanlum sibi liccre quaiilum vindicare sibi possenl nullis legibus 
se teneri presenlem. El non nunquam avaricia vel odio comolos eorum 
eliam sordilos Exquisilis el conflctis quibusdam causis lacerare ma- 
ximeque dampnis vel injuriis aflicere el onera insuporlabilia aliquando 
ipsis imponere el eos cogere coram eorum preloribus lelligare nof> 
perilos imo aliquando eliam lillerarum prorsus ignaris el in locis in 
quibus non deperiunlur, nee alvocali nee causidici qui iura lilligan- 
lium ipsorum dicanl aul liieanlur ul iuslitie locus sil que propria esl 
peculiaris principis esl. El nee Civilas ipsa cum capul sil absque 
membris remaneal supplicalur Illuslrissime D. V. i)arle comilalis Lau- 
densis ul eadem concedere dignelur ul iio-nnes liabilanles in locis 
lerre el caslris comilatus lerrilorii vel districlus aul Episcopalus 
Laude separalis ab ordinaria iurisdiclionc domini polcslalis Laude im- 
mediale subiaceanl el subicianlur Juiisdiclioui ordinarie prefali d. pre- 
loris Laude lam in civilibus quam in criminalibus, el eliam mixlis 
causis. lla quod prelor itjsdicens in civitale Laude iusdical omnibus 
personis ipsius civilalis el episcopalus. 

J!Jccondo ul maxime exlorsiones el mulliplicos querelle pauper 
evilenlur quia cum maxima impensa civium el mnxime pauperum 
quod cedil in ulililalem cxeculorum el buovei iorum comunitas Laude 
lenelur emere seu levare staria duomille vel circa salis a ducalis ca- 
mera singulo anno ad compulum librarum (lualuor imperialium pro 
singulo slario dignelur eadem l>. V. lokre el abolere illud onus e- 
mendi seu levandi dicla duo millia s'aria salis, el que nullus lenealur 
emere seu levare diclum sal, sed prelium limilelur aliquo honeslo 
pretio ul invilus emere non cogalur el ducalis Camera maximum 
delrimenlum non palielur. 

Terlio supplicalur Ex. V. \il digneUir vendiiiones facere delur 
lol credilibus ducalis Camere ad compulum librarum quinque impe- 
lialium pro cenlenario nonnullis civibus cl incolis Laudeiisibus qui 
de propriis pecuniis subvenerunl nunc «|uondam llluslrissimo el Ex- 
cellenlissimo i). d. Ludovico genilori veslro, qui civcs el incole ne- 
gligenlia dcpulaloruni super re numcraria vendicliones suas per in- 



i 



MASSIMILIANO SFORZA 19 



parlecipare alle cilia soggelle la propria soddisfazione nel 



slrumenla habere nequierunt licit menlis prediclis llluslrlssimi D. D. 
Geniloris vestri foret vendicliones eisdem civibus el incolis fieri de- 
bere modo el forma quibus alijs civibus forle fuerunl. 

Quarlo ut exlorsiones rapine violenlie el robarie que qiiollidie 
novis arlibus excogilaritur conlra Udelissimos subdllos et maxime 
rurales in agro Laudensi cessenl que lieri solent per capilaneos de- 
velus bladorum el eorum onisiales el pro ipsorunri familiam comit- 
tunlur. Dignelum eadem Excellentia Veslra abolere el exlinguere 
diclum officiunfi capilaneorum bladorum in agro el episcopalum lau- 
densi. Ex quo ex offilio lali nullum aut si quod est parum comodum 
ducali camere afl'erlur. Et si in lotum non placebit exlinguere quod 
dictus capilaneus solum curam habeat circa conlinia ne blada extra 
episcopalum in agrum laudensem exporlenlur puniendo lanlum re- 
perlos in fragranli crimine hoc lamen addito quod donee intra lerri- 
torium el episcopalum Laulensem reperiatur aliquis qui per dictum 
capilaneum aut eius ofliciales vel familiam aliquomodo moleslari vel 
iniquelari non possil bladam conducens vel alia que conduci prohi- 
benlur per cridas vel decrela aul lileras super fraudatores bladarum 
edita. 
i Quinto quia ex dalio transversus in Laudense modicum emolu- 
; menlum ducali camere afferlur. Et subditi ducales maxime rurales et 
pauperes maximis vexalionibus disturbiis et impensis faligantur el 
dignelur eadem Excellenlia veslra abolere et canzilare diclum datium 
transversus in Laudense. 
i Sexlo cum ex flumine Mulie quasi ager lotus Laudensis irrigalur 
f el sine dicta aqua Laudenses modicos fruclus producerent ut consu- 
lalur ducali Camere que maximum suscipit incrementum vecligallis 
el mulliplicum daliorum reddituum maxime sails pergamini et ube- 
I rioribus fruclibus qui coligunlur in agro Laudense medianle dido 
flumine Mulie et etiam ut consulalur civibus mediolanensibus et lau^ 
densibus qui persoiunt debitum dalium pro dicta aqua Mutie abenda. 
Supplicatur eidem U. V. ut ilia ordinare et mandare dignelur et sin- 
gulo anno dido flumen Mulie purgelur et reparetur debitis tempo- 
ribus ut aqua in habondanti decurat et labalur impensis et ex denariis 
dalij predicii ut unusquique uli par est potiri el gaudere possit be- 
nelitio et comodo dieli llumiiii publici. Et quod nulla didio, addilio 
oneris alicuius poni vel exigi possit aliquomodo super Buchellis ipsius 
fluminis. Eademcfue D. V. dignelur iuxla ordiiies Mulie predicte vel 
pro ut melius D. V. videbilur mod'ilari facere ad comunem utililalem 
Buchellos rugiarum exislenles in rippis didi tlaminis non obslanlibus 
privilegiis exenlionibus, consueludinibus vel aliis quibuscumque in 
conlrarium facienlibus. 

iSeplimo eadem D. V. dignelur aprobare conlirmare et raliflcare 



20 MASSIMILIANO SFORZA 



salire sul Irono dacale. « La ijual cosa ce parso sigoiG- 



el qualenus expcdial demio concederc prefule Comunilali. Laudonsi i 
omnia dalia proveiUus I'eddilus inlralas el cmolunicnia, salai'ia, oflicia, i 
jura, privilegia, inimuiiilalis, hoiiores, prcheniinenlias, prerogalivas, 
dignilalos ol jiirisdicliones el qwascumf|ue coiicessiones , comodilales 
el consueludiiies laudubiles el eliam omnia alia dicle comunilali hinc 
reiro concessa per relroprincipes el dominalores Medioiani el eliam 
dignelur eadem D. V. concedcre oninia el qurcumque alia privilegia 
concessiones exempliones immunilalos prerogalivas, lionores el digni- 
lales el emolumenla proul el siculi conoessum csl el geu per Ex. \. 
concedelur aliis civilalibus: Ut par (ides: per comodum honorem el as- 
spgnalur ul ullerius eadem Ex. V. dignelur conservare el conserviiri 
f.icere immunilalcm ellibeilalcm ecclesiaslicam quo ad omnes clericos 
el ecclesinslicas personas el pia loca. 

Oelavo supplicatur eidem E. V. ul proximala eius clemenlia el 
liberalilale, cl in teslimonium immaculale lldci quam lidissima civilas 
veslra Laudc semper erga relroaclos llluslrissimo ^f(>rliarum prin- 
cipes Medioiani duces iiabuil el in fulurum promplis^imo animo in- 
violaloque corde prosequi erga Ex. V. |)olicelur elligere ilia dignelur 
in eius ulriusque consilij senalores el consiliarios in magislros Uu- 
calium ordinarioruni sive exlraordinariorum inlra'arum el in prcloris 
civilalum ducalus vesiri Medioiani ex geiierosis miliiibus ciarissimis 
in ulro(iue inre docloribus el nobilibus civibus Laudensibus quos D. 
Y. placueril rem equidem lolo populo Laudensi pergtalam. 

Ordinatum e^^l ul servelnr inviolabililer decreUim de maiore Ma- 
gislratu, el mandelur oflicialibus Laudensibus ul illud omnino servenl 
el servari facianl sub penis in eo conlenlis. 
Circa secundum Capilulum pro sale. 
Ordinalum lial sermo cum depulalis res pecuniarie el magislris 
ordinariis et in Comissaiialis. 

Circa lerlium Capilulun) pro vendilionibus habendis. 
Ordinalum lial sermo cum depulalis ul supra. 

Circa (|uarlurn Capilulum pro Ca|)ilanco develus. 
Ordinalum fial sermo cum depulalis bladarum ul de inde piovi- 
dcri possii. 

Circa quinlum Capilulum pro dalio aversus. 
Ordinalum fial sermo cum Magislris inlralarum ordinariarum. 

Circa scxium Capilulum pro llumine Mulic. 
Ordinalum lial sermo cum Magislris exlraordinaiiis. 

Circa seplimum Capilulum pro conlirnjalione elc. 
Ordinalum li;il Expressio daliorum privilegiorum coricessionum 
el in immunilalum (jue pesunlur quo ad liberlalem ecclesiaslicam bona 
babebil ralio ne Icdalur. 

Quo ad ullimum iam habila esl uli omnibus I'alel bona ralip 
nobilium Laudensium ul in fulurum habebilur. 



MASSIMILIANO SFORZA 21 



carvi per conlenlozzi nostra e perch^ habialo ad esser par- 
lecipi de lanlo no>iro gaujio el bona saccasso » (1). 

kLodi, 16 Dicembre 1898. 



(1) Dux Mediolani elc. 

Dilectissimi noslri. hogij cam la grali.i de N. S. dio liabiamo faclo 
lenlrala solennemenle in quesla noslra inclyla Cita de Milaiio circa le 
22 hore in la quale inlrala quanlunche liabiamo vedulo lutla la Cita 
piena de jubilalione et de omne demonslralione de letili;). Niente di- 
mancho ninna cosa ad noi piii jocundi habiamo vedulo die siamo 
slali inlroducli el aocompagnati fin alia chiesa maiore el poi alloza- 
menlo in quesla corle per lo Reverendissinio et Ilinslre Mons. Cardi- 
riale Sedunense el aposlolico legalo del lleverendis'^iino et Ilhistris- 
simo Mons. Gurcen... locum lenenle generalc imperiale in Ilalia et lo 
llluslrissimo Signore Vice lie de Napoli el allri oralori papale, cesarei 
el del Calolico Re de Signori Contederati helvelij et allri polentali in 
Ilalia, da li quali lulli siiigularmeiUe ne sono slate facte amplissime 
offeric in iiome suo parliculare el de li principal! soi, che si como ce 
iiano ajiilalo alia inlroduclione a questa fellce reslilulionc el inlro- 
duclione noslra del palerno noslro ducalo de Milano, cosi non sono 
per manchare con lute le forze sue ad conservarne el mantenerne in 
quello. La qiial cosa ce parso significarvi per conlenleza vosira el 
perclie habiale ad esser parlccipi de lanlo noslro gaudio et bono suc- 
cesso Ad ungendovl nncora qu^sio che la forleza de Novara e resti- 
luita dacordio in possanzi noslra. Mediolani XXVliiJ decembre 1512, 
Sign. S. E. Gusp. -- Atf. Nobilibus viris Gubernalori potestali ac pre- 
sidenlibus Comunitalis Laude noslris dileclis. 



CAUSA TRA IL COMUNE Dl CREMONA 

\l MONASTERO DI S. SiStO DI PlACENZA E ANSELMO SeLVATICO 

CROCIATO 

per la giurisdizione di Gaslelnuovo Bocca d'Adda 



La sloria di Gaslelnuovo Dacca .J' AdJa occupa un 
poslo dei pill imporlanii Ira queilo dei paesi del basso lo- 
digiano. Chi volesse accingersi a descrivere le viceode dei 
paesi posli lungo la sinistra del Po, Ira il Lao^bro e I'Addn, 
iroverebbe fonli inesauribili di nolizie scorrendo le cronache 
e le raccolle diplomaliche di Piacenzn, di Cremooa, di Lodi 
e di allre cilia che nel medio evo, e specialmenle duranle 
r epoca comunale , lanlo accaniiamenle si dispularoao quei 
luoghi. Gaslelnuovo Bocca d'Adda poi, poslo ove il noma 
di queslo fiume « divcnla vano » non SDJcnlisce il signiQ- 
ciilo del proprio nome. 

II Godice Diplomalico Gremooese , del quale gia ab- 
biamo lenulo parola (1), regislra una serie di documcnli che 
si riferiscono alia causa diballulasi verso il 1230 per il 
feudo di Gaslelnuovo Bocca d'Adda. L'Aslegiano, compila- 
lore del Godico Ocmoncse , in fondo al secondo Volume 
riassume, col riferimenli ai documenli, pubblicali o Iran- 
suDli, le origini, lo svolgimenlo e la conclusione della causa. 
Noi crediamo di far cosa grata ai ojslri letlori di ripro- 



(1) Anno 1897, pag, 173 e Anno 1899, pag. 



i 



CAbSA COMWNE CREMONA tCC. S3 

durre quella Irallazione, giacch^ 6 deirindole del nosiro pe- 
riodico il raccogliere quanlo riguarda le slorie lodigiane 
in allre pubblicazioni , quaodo quesle , specialmenle per la 
loro rarila, o, il che fa lo slesso, per il loro prezzo, non 
possono che difficilmenle essere consullale dagli sludiosi. 

L' Aslegiano fa precedere alia Irallazione la seguenle 
DOla che crediamo di capilale imporlanza: 



« Al conflaente delTAdda nel Po,fin da tempi antichis- 
simi, stava una dogana o porto per lo sbarco del sale che, 
proveniente dal litorale greco deU'Italia, risaliva il Po por- 
tato dai Comacchiesi. La nomina il re Liutprando « ad 
Addua » nella sua famosa costituzione delTanno 715 o 730. 
Le terre circonviclne, a destra delTAdda e a sinistra del Po, 
che costituivano le corti di Fagedo e di Muciana col bosco 
di Meleto, essendo possedimenti della corona, passarono 
nelTanno 879, 4 agosto , per donazione di Carlomanno, in 
potere dell'abazia di San Sisto di Piacenza.I due primi nomi 
sconriparvero , ma rimane tuttora quello di Meleto. Erano 
terre poste nelT episcopate di Lodi. Fagedo o Faedo era un 
viilaggio e il principal luogo abitato; la investitura all'abazia 
fatta dai legati pontifici e imperiali accadde invero « in corte 
Faedo » (a. 879, agosto), e il re Arnolfo confermando nel- 
Tanno 8S9, giugno \% alTimperatrice Angelberga, vedova di 
Lodovico II, i beni ehe teneva nel regno italico, nomina la 
villa di Fagedo. Angelberga era stata la fondatrice del mo- 
nastero di San Sisto, e con suo testaraento delT anno 877, 
marzo, gli aveva legato tutti i suoi beni presenti e futuri. 

A nuovi acquisti fatti dal monastero , oppure agli an- 
tichi contrastati accenna il documento dell'a. 981, ottobre 15, 
nel quale Alcbinda, badessa, ottiene in un placito la con- 
Btatazione e il riconoscimento dei proprii diritti sopra terre 
e selve, dentro i confini delTAdda e del Po, nei luoglii detti 
Gagio, Salsona, Cavadi e Selva Augia. Pero la selva Augia 
Auzea « inter Padura et Abduam » in un placito del 999, 
febbraio, si accerta che apparteneva per diritto non al mo- 
nastero, ma al vescovo di Cremona, Olderico, al quale si 
aggiudica. Parimenti in un altro placito del 1050, giugno II, 
Tabbazia consegue la conferma dei suoi diritti sulla corte 
e sul castello di Lardera, la selva Formola e il lago di Pan- 
deningo, nel comitate di Lodi. 



i 



24 CAUSA COMUNE CRKMONA ECC. 

Tutti questi possess!, da Corno a Lardera, farono da 
Enrico IV riconfermati a San Sisto nell'anno 1061, ottobre31. 
In questo diploma vengono compresi nella denominazione 
generica « Isola di Roncarolo », a cagione della loro situa- 
zione fra I'Adda e 11 Po. E Roncarolo chiamavasi il sito che 
piu tardi ebbe nome di Castelnuovo Bocca d' Adda, il qual 
sito e ricordato fin dall*anno 999, nel placito del 4 febbraio: 
« Runcarioli in coinitatu laadensi ». Difatti nel privilegio 
di Federico I al monastero di San Sisto del 1135 (N. 164) si 
dice chiaramente « Roncariola que vocatur Castrum novum ». 

CoUo stabilirsi in Piacenza del comune, che era natu- 
ralmente portato a considerare come a se soggetti i dominii 
delPabazia, si eresse al conflaente delTAdda nel Po , un' 
nuovo castello, dove probabilmente stava il nucleo maggiore 
di abitatori, la terra cioe detta di Roncarolo. Fu opera del- 
I'abazia e il comune vi diede il consenso. Cio segui nel 
principio del secolo XII. Nel documento infatti del 1139, 
1 giugno, compare per la prima volta il nome di « Castel- 
nuovo », a cui si aggiunse la determinazione di « Bocca 
d'Adda » per distinguerlo da altri omonimi. 

Chiudero questa nota accennando ad un errore divul- 
gate intorno alle antiche vicende di Castelnuovo. II Boselli, 
nelle Storie Piacentine, 1793, vol. I, pag. *'296, pubbliro un 
placito delfanno 1034, tenuto da Tadone, messo regio « in 
bucca Ardea in casa Ugonis marcliionis ». Egli credette cbe 
fosse la bocca d'Adda, e il Vignati nella Storia di Lodt 
(Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, vol. V, pag. 701. 
702) scrisse che nel 1054 abitava in Castelnuovo un mar- 
chese Ugo , che il Muratori ritiene stipite della famiglia 
d'Este. Ma si confuse I'Adda colTArda, che, toccando Fioren- 
zuola e Cortemaggiore, mette capo in Po, poco oltre Villa- 
nova suir Arda. Qui si stendevano infatti I possessi degli 
Obertenghi, ed e ovvio che questo antico marchese avesse 
alia bocca delTArda una casa; ma gli Obertenghi non eb- 
bero dominio,in questi antichi tempi, nelle terre fra I'Adda 
e il Po, le quali, del resto, nel 1054, erano sottoposte al mo- 
nastero piacentino ». 

L'anno 1510 i Piacenlini comperarono da Berardo, 
abale di S. Sislo, Castelnuovo per inveslirne I Cremonesi! (1). 



(I) V. Anno 1897, pag. 174 e segg. 



CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 2J5 

Qiiesta vondila, al pari di lulli gli allri conlralli dannosi 
al monaslero, era slala dichiarala nulla dall'imperalore Fe- 
derico nel 1185 e dalla Sanla Sede oello slesso anno e nel 
segiienle (1). In una pelizione presenlala all' imperalore in 
Piacpnza, 11 10 Luglio 1185. Gandolfo abate di S. Sislo, 
aveva reclamalo insieme con Guaslalla, anche Caslelnuovo. 
RIa il Barba/ossa lolse la prima ai Cremoocsi e la rilenne 
per s^ (1186) e abbandono il secondo in loro oiano. Do- 
luso cosi nelle sue speraoze Tabale credelle bene di venire 
a una Iransazione col comune riguardo a Caslelnuovo. Egli 
ced^ luHi i suoi diriUi sul caslello e sulla corle, sui vas- 
salli e loro f»^udi, sui fiili scadul; e fuluri, e rioevelle 160 
libre di infofziali bresciani e milanesi nuovi (2). Alcuni 
anni dopo fece vcndizione alia chiesa di Sanl' Agala di 
Cremona di parecchi beni che ancor possedeva in Caslel- 
nuovo unilarnenie ad allri sjluali in Melelo e Lardera , e 
permuio la chiesa di S. Michele e S. Barlolomeo dello slesso 
Caslelnuovo con allra chiesa nelf episcopalo piacenlino che 
apparleneva a S. Agala (3). 

In appresso i Cremooesi allargarono il circuilo di Ca- 
slelnuovo, e, abballuia la vecchia , innalzarono una nuova 
rocca piu ampia e piii forle, la quale era Gnila nel 1226 (4). 
Qiiesla fu ediOcala per quasi ire quarli nelle lerre del Sel- 
valici, anlichi vassalli della Badia (5). II Consigllo di Cre- 
mona slabifi di risarcirll, ma sembra che non desse ese- 
cuziooe alia deliberazione presa (6). Ora nel 1220 f abale 
Gaodulfo e Anselmo Sdlvaiico di comune accordo mossero 



(1) V. Anno 1897, pag. 175 e 176... 

(2) Anno 1897, pag. 17:} e 176. 

(3) Anno 1897, pag. 176. 
0) Anno 1899, pag. 88. 

(5) II 22 Febbrnio 1230 Afiselmo Selvalico dice dl avere perdulo 
24 perliclie e 16 lavole di lerra, e, colle case disli'ulle, di avere avulo 
un danno di 1000 lire imperiali. 

(6) V. Anno 1899, pag. 88, 



^6 CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 

cJavanli al foro ecclesiaslico una nuova lile al comuoe. 
L'abale, a nome del Mooaslero, risollev6 i dirllli su Ca- 
slelnuovo appoggiaodosi ai due decreli del Barbarossa del 
1185; impugob la validila d^lla cessione che egli slesso ue 
aveva fallo nel 1186, perch^ non coofermaia nb consenlila | 
dair imperalore e nemmeno dalla Saula Sede. Domaodava 
quiodi la resliluziooe della Corle e del Caslello, piu mille 
marche a lilolo di fruUi. Aggiungeva chc Tiraperalore Fe- 
derico nel 1155 aveva nominaiamenle confermalo la chJesa 
di S. Michele all'Abbiizia di S. Sislo (1) e cho ralienaziono 
fallaue alia chiesa di S. Agala non era legale e doveva 
essergli resllluiia, lanlo piu cho da oUre un biennio non 
si pagava il canonc dovulo. Come signore di dirillo del 
SeUalico richiese che gli fossero resliluite le lerre e case 
occupale o dIslruUe per la ediOcazione della forlezza e fuori 
di cssa, piu mille lire imperiali prr i danni sofferli. 

« -{- Anno dominice incarnationis mlllesimo ducentesimo 
vigesimo none, indictione tertia, die veneris quinto decimo 
mensis februarii, in civitate Laude, in palacio domini epi- 
scopi, coram Oberto vicedomino, lacobo Garibello notario, 
Baxano Poncarolo, Guilielrao Rochario, preposito Petro sancti 
Michaelis, lacobo nepote domini eplscopis, testibus rogatis. 
Dompnus Leonardus monacus et sindicus sive actor consti- 
tutus in causa quam abbas et convenctus sancti Systi de 
Piacentia liabet cum comune Cremona , pro ut continetur 
carta per me Gerardum Pelipparium notarium facta, porexit 
nomine dicti monasterii libellum convencionalem dicto do- 
mino episcopo iudice a domino Papa dellegato in dicta 
causa, cuius tenor de verbo ad verbum nullo immutato talis 
est. Dicunt abbas et convenctus sancti Systi de Piacentia 
quod Fredericus Romanorum imperator audiens quod pos- 
sessiones predicti monasterii , per multiplices alienationes 
ab abbate Berardo et aliis sine conniventia seu consensu 
vel auctoritate imperiali factas, alienate detinebantur a piu- 



(1) € Koncariola que vocatur Caslrum novum cum ccelesia Sancli 
Michaelis ». 



Causa comunb Cremona ecc. 



2t 



ribus in damnum dicti monasterii, eisdem indulsit quod 
predicto modo alienata petere possent non obstante aliqua 
temporis prescripcione vel donacione, seu etiam quacumque 
alienatione predicto modo facta; voluit etiam et iussit ut 
bona dicti monasterii nullo contractu modo in alium tran- 
sire possint sine consensu imperiali et dictas alienationes 
in irritum devocavit, nolens quod robur obtinerent et volens 
quod bona dicti monasterii perhenniter permanerent usibus 
ibidem Deo famulantium, quorum usibus sunt deputata ex 
concessionibus predecessorum suorum vel in alimentum ; 
inter que bona specialiter Castrum Novum de Bucca Addue 
cum ecclesia sancti Micliaelis nominavit, cum omnibus iu- 
ribus et pertinenciis. Propter que cum comune Cremone 
dictum Castrum novum cum suis pertinenciis detineat non 
liabentes super hoc aliquem titulum, maxime consensu vel 
auctoritate imperiali celebratum, nee etiam auctoritate sedis 
apostolice, cui dictum monasterium inmedietate (!) subest, 
sine qua eciam iure comuni castrum predictum et ecclesia 
sancti Michaelis iam dicta et pertinencia eorumdem per a- 
liquam speciem alienationis a iure et proprietate mona- 
sterii minime recedere potuerunt. Petunt dictum comune 
sibi comdempnari ad restituendum dictum castrum cum 
omnibus pertinenciis , non obstante aliqua temporis pre- 
scripcione vel transactione seu aliqua alienatione prefacto 
modo facta, et etiam alia in qua dictum monasterium de- 
ceptum fuerit seu lesum, ita quod de iure comuni vel sin- 
gulari locum habeat vel habere possit benefficium in in- 
tegrum restitutionis vel aliud remedium per quod dictum 
monasterium possit ilesum conservari. Ex nunc enim ve- 
strum implorant officium super hiis remediis, si locum ha- 
buerint in aliquo casu qui emergat in hoc negocio coram 
vobis. Petunt eciam dictum comune sibi condempnari usque 
ad valorem mille marcharum nomine fructuum que dictum 
comune ex premissis vel occasione premissorum perceperunt 
et etiam aliorum que ad dictum comune aliquo modo de- 
venerunt, auctoritate seu occasione predicti castri et perti- 

nentiarum,precipue ea occasione q iure fiscali asserendo 

quod ipsum comune in dictis castro scilicet et pertinenciis 
est loco abbatis seu abbatie dicti monasterii, casamenta in 
quibus habitant eiusdem castri habitatores ad dictum co- 
mune propter hoc pertinebant, ut que erant aquisicta a 
dicto monasterio vel ipso comuni, eadem occupavit et de- 



28 CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 

tinet occupata sepedictum comane. Item specialiter petunt 
sibi restitui ut prius quicquid municio et fossata eias quana 
novo fecit comune Cremone et vocatur rocha Castri novi 
continet iuxta ecclesiam et pertinentias sancti Michaelis, 
qui est inter dictam rocheram ; dicunt enim ecclesiam suam 
esse cum suis pertinentiis cum quia dominium eorum fuit 
auctoritate summi pontificis et alia iuris debita solempni- 
tate que non intervenit ab eis separari potuit , cum etiam 
quia canon ex ipsa seu pro ipsa ecclesia eis debitum an- 
nuatim a biennio et amplius minime estitit solutus ab ec- 
clesia sancte Agathes de Cremona vel ab alio pro ea, propter 
quod etiam si umquam discesserat ad ipsos idem dominium 
est ipso iure reversum . . . etiam quia ipsa alienatio ma- 
nifesto fuit in dampnum magnum eccleaie, propter quod 
singulari iure statuto seu etiam acquisito predicto mona- 
sterio ex rescriptis indulgentiis predictis confirmationibus 
prohencionibus imperatoris Frederici ipso iure non valuit. 
Item dicunt quod sepedictum comune de novo scilicet a 
quinquennio citra fossata et muros fecit atque turres et 
etiam portas in loco qui dicebatur costa, ibi scilicet apud 
castrum novum predictum , inter castrum antiquum quod 
ipsi destruxerunt et burgum eiusdem loci, que fossata et 
muri et turres et etiam porte sunt pro maiori parte, ita 
quod septima pars non est aliena, sunt in terra quam An- 
selmus Salvaticus quondam civis Cremone nunc vero Tre- 
censis tenebat ab ipsis et tenere confitebatur et confitetur 
se tenere debere honorifice in feudum cum omni iuris- 
dictione et honore atque districtu ipse et heres sui tarn fe- 
mine quam masculi. Quapropter cum propter occupationem 
predictorum fossatoram et murorum atque turrium que 
dictum comune tenet, dicto Anselmo invito et nolente, ita 
quod nee ipsis munitionibus nee aliis ad ipsum Anselmum 
feudum nostrum pertinentibus intra ipsas munitiones con- 
stitutis . . . libere ut debet . . . eis non faciat servicium ut 
tenetur idem Anselmus, cui etiam predictum feudum te- 
nentur deffendere ut domini, scilicet pacta et conventiones 
inter ipsos et dictum Anselmum factas, petunt dictam mu- 
nitionem quem vocant Cremonenses rocham Castri novi ipsis 
restitui vel dicto Anselmo vassallo suo, ita quod ipse An- 
selmus ut eorum vasallus dicta rocha uti possit, et omni 
eo quod ipsa de terra dicti Anselmi continet et omnibus 
suis racionibus rocham eamdem constitutis ad feudum ip- 



CAUSA COMUNB CREMONA ECC. 29 

sum pertinentibus, sicuti de re propria iure feudali servi- 
cium debitum ipsis propter feadum dictum exhibendo, vel 
eo negligente debitum servicium exhibere, ipsi ut doraini 
predicto feudo suo libere possint uti ad voluntatem suam, 
cum omnia predicta sola auctoritate iuris cedere debeant 
et cesserint. Petunt etiam dicto vasalio eorum alia omnia 
dampna per fossata premissa illata a dicto comuni restitui 
cum extimatione mille libras. Item petunt prefato raodo 
dicto vasalio ipsorum vel ipsis restitui omnia casamenta 
que sunt constituta inter castrum seu rocham predictam 
et burgum eiusdem loci ad dictum Anselmum pertinentia 
occupata detinet dictum comune per se vel alios, et omne 
damnum propter hoe ipsum eidem Anselmo illatura usque 
ad niille libras den.; que ipsa casamenta sive sedumina 
prefato modo ad dictum Anselmum debet a dicto monasterio 
teneri feudum et etiam dictum castrum cum omnibus per- 
tiaentiis, propter quod venditio vel alia alienatio, quam ipse 
Anselmus precipue coactus a dicto comuni vel expoliatus 
fuisset, sine prescientia et absensu ipsorum non valient, 
precipue in preiudicium ipsorum dominorum quo minus 
ipsi predicto modo petere possent illud quod ad ius . . . feu- 
dum suum pertinet. Predicta omnia dicunt et petunt salvo 
iure addendi et diminuendi et corrigendi et mutandi abbas 
et conventus predicti. 

f Ego Gerardus Pelliparius , sacrii palacii notarius, 
liuic interfui et rogatus scripsi a dicto sindico ». 

lufiiUi assoriva 11 Selvalico che non era slalo inden- 
nizzalo del beni e delle case compresi nel circuilo della 
rocca ; che Iq appressa 11 comune si ioapadroni di alire 
case , posle fra i fossali cd 11 borgo , slioQaQdole mela dvl 
prezzo vero ed espropriandolo forzalameote ; e di queslo 
prezzo aoco uoti gli diede che la lerza parte. Tall abita- 
zioni erano desUoale agli uomioi che 11 comuoe di Cremona 
mandava in qael luogo per accrescerne la popolazione (1). 

II papa delego a gludice coo holla del 13 sellfiribie 
1229 (2) il vt'scovo di Lodi. Jo qucsla iile, ollre il Comuue di 



(1) V. Anno 1899, pag. 89. — V. Coclice Laudense di C. Vignali^ 
II, 299. 

(2j V. Cod ice Laudense, 11, 301, 



30 CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 

Cremona, il Selvaiico, la Badia di S. Sislo, la chiesa di S. A- 
gala, si Irovarono ci>iavolli alcuni aliri ciuadiiii noo solo di 
Cremona, ma di Piacenza e Lodi che possedevano beni re- 
clamali dalla Djdia. Diiruoa parte e daH'alUa si conlras'6 
col soli'i cavilli c arlifi^J, con Urgivcrsazioui e doclinazlono 
di giudici. Anselmo Stdvalico , per noo essere cuslrello a 
Irjllaro la sua causi d ivanti al poJe^la crcmonese, da \)\u di 
iin biennio aveva lra<porlalo il proprio domicilio a Trtyes 
in Francia, nel dominio del conle di Champagne, dichiaran- 
dosi cilladino irecense « ciois trecensis » (1) e si era poslo 
sollo la proU'Z'one <lil poniefice e tlelT Arcivcscovo di Mi- 
lano. Ma queslo non gli vjilse, pi'rch6 il cumune, conside- 
randolo come cillalino ribelle alia palria giurisdizione, gli 
raise addosso un bando di cinijuecenlo lire imperiali, e iin 
allro di cenlo, coqGsco i beni di Ini e li fece melU-n; al- 
Tasla Delia pubblica assemblea, gli lolse un' allra casa in 
Caslelouovo, e imprigiouo suo padre e sue fralello e un 
sue messo. 

-j- Anno dominice incarnationis ruillesimo ducentesirao 
vigesimo nono, indictione tercia, die mercurii tertio kalenJas 
marcii, in clvitate Laude, in palatio domini episcopi, coram 
Oberto vicedomino, Malnepote de Curte maiori, Guilielmo 
Rochario, testlbus rogatis. 

Precepto facto domino Anselmo Salvatico per Guazetum 
currerium communis Cremone, nomine ipsius communis, ut 
dicebat, super eo videlicet quod ipse Anselmus represen- 
taret se coram potestate Cremone die sabbati tunc sequenti, 
sub banno quingentarum librarum imperialium, sic re- 
spondit ipse Anselmus: quod, quamvis non reputaret eum 
nuncium, quia ut ipse inteirogatus ad eodem Anselmo non 
babebat instrumentum aliquod super eo quod esset nuncius 
potestatis, ut dicebat, nee sciebat causam quare vocaretur, 
tamen respondebat ei, quod non reputo me civem cremo- 
nensem nee dicte potestatis subditum et sic non teneor 
coram eo comparere, nominatim propter raciones quas ei 



(1) V. Codice Laudcnse, II, -299 (22 Febbraio 1299). 



CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 31 

missi per procuratorem meuin quibus inhereo, et tamen si 
securiter possem ire ad ipsum irem, noa ex debito subiec- 
tionis, sed pocius ut civiliter agerein cum eo , et audirem 
quod dicere vellet et facerem quod de iure deberem. 

f Ego Gerardus Pelliparius, notarius, huic interfui et 
rogatus scrips!. 

f Anno dominice incarnationis millesimo ducentesiino 
vigesimo nono, indictione tertia, diesabbati secundo mensis 
martii, in civitate Cremone, in palatio communis , coram 
Oberto vicedomino, Malnepote de Curte maiori et multis 
aliis. 

Guilielmus Blachoforte, procurator Anselmi Salvatici, 
quondam civis cremonensis et nunc trecensis, ad represen- 
tandum se coram potestate Cremone et ad porrigendum 
quoddam scriptum pro ut continetur carta per meGerardum 
Pelliparium notarium, representavit se coram dicte potestate 
pro ipso Anselmo, et porrexit quoddam scriptum quod ipse 
potestas recepit; et quia dictus Guilielmus protestatus fuit 
se nuncium esse et procuratorem dicti Anselmi , ipsum 
Guilielmum in carcere mittere precepit. Tenor dicti scripti 
talis est: 

Nobili viro domino Hugoni Lupo marchioni potestati 
cremonensi, Anselmus Salvaticus, quondam civis Cremone 
nunc trecensis, salutem in Domino. Quum die mercurii 
proxime preterita apud Laudam quidam Gua. nomine, as- 
serens se habere in mandatis a vobis hoc, pro ut videlicet 
michi precipere preceptum ex parte vestra quod hac die 
sabbati coram vobis comparerem, sub banno quingentarum 
librarum, idem aliis necessitatibus impeditus personaliter 
accedere non valens, timens etiam hoc tempore venire non 
propter causam iustam quam commiserim, sed rumorem 
pocius et tumultum populi quorum voces lapidaverunt Chri- 
stum et crucifigi fecerunt, illud precipue attendens quod 
nullam causam expressit quoniam vocaretis me nee dixit 
ut personaliter accederem seu comparerem, cum licitum sit 
cuique ad ius vocato generaliter de iure saltim per procu- 
ratorem comparere, dilectum nostrum consanguineum Gui- 
lielmum Blacoforte civem placentinum latorem presentium 
meum constituo nuncium et procuratorem, uti ad dictam 
diem coram vobis per me comparens vobis presentet et 
porrigat hoc scriptum quo continetur responsio mea super 



32 CAUSA COMUNB CREMONA ECC. 

eo quod G. prefacto modo precepit michi ut comparerera. 
Super quo miror quomodo nobilitas sanguinis vestri sive 
orrigo potuit vobis suadere et vinculum regiminis quo te- 
nemini per iuramentum subdictos cum favore in sua iustitia 
potuit substinere, ut me sic vestrura putabatis subditum et 
iusta ex causam vocandum evocaretis lioc tempore, ut coram 
vobis comparerem, si intelligebatis quod personaliter venire 
deberem et apud Cremonam, cum publicum sit et notorium 
quod vos etiam si velletis me non possetis circa premissa 
deffensare, immo vobis esset periculosum non minus quam 
michi si crederetur etiam vos velle id attemptare. Preterea 
cum sine causa expressa me, qui numquam consuevi evic- 
tare mandata dominorum, et repente tarn modico spacio 
preterito predicta adiecta vocastls, quern cotidie apud vos 
conversantem, cuius etiam servicio utebamini, etiam pro 
comuni in pace dimiseratis, non immerito potuit (!) limere 
animi vestri motum; ac propter hoc eciam si essetis iudex 
meus sine questione possem vos ut suspectum habere, ac 
petere alium saltim episcopum associari si causa moveretur 
contra me ab alio, multoque forcius si vos pro comuni contra 
me aliquid petere velletis; esset enim prodictio similis illi 
quam ludei fecerunt erga Christum cotidie conversantem 
et predicantem inter eos, pacienter permiserunt abire ac 
postmodum sub pretestu osculis pacis cum gradiis et fu- 
stibus ipsum proditionaliter captum crucifixerunt, si me ad 
vos vocatum vel nunciura meum venientem lederetis. Sciat 
igitur vestra maiestas quod coram vobis si nollem eciam 
per procuratorem comparere non teneor, tunc quia licitum 
fuit michi re et facto domicilium transferre, precipua cita- 
cione seu vocatione vestra non pervento, quod fuit etiam 
antequam vos essetis potestas, quoniam-uxorem et familiam 
transtuli in terra comitis Campanie cuius civis sum, ita quod 
peregrinus sum et transiar quocumque vadam, ibi manens 
si me advocet, ad ipsum locum semper reversurus cum pe- 
regrinari desino; nee orrigo patris vel mea seu precedens 
domicilium obligat me iurisdictioni vestre, etiam si forte 
essem publicis muneribus subiectus, tunc eciam quiacruce 
signatus sum ac propter hoc cum omnibus ad me pertinen- 
tibus de foro ecclesie factus, precipue post appellationem 
super hiis interpositam a vobis ad sedem apostolicam et 
metropolitanam, tunc eciam quia persona vestra michi facta 
est suspecta propter motum animi vestri predicto modo ho- 



CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 33 

stensum. Quare in hoc casu peto, secundum statuta Concilii 
generalis, arbitros si sum reputandus subditus vester, quod 
non credo, tunc eciam quia propter rumorem et tumultum 
populi locus scilicet civitas Cremone est michi non tutus, 
quo similiter casu si sum reputandus subditus peto michi 
tutum locum assignari, tunc eciam quia cum iam saltim 
per appellacionem et alia premissa introversa sit possessio 
vestra, si quam habuistis iurisdictionis in me, et facta est 
iam res litigiosa super ea inter me et vos, et delacta est 
querela ad superiorem, nee vos debetis esse iudex in ipsa, 
tunc eciam quia excomunieacio lata a domino Papa tempore 
coronationis Federici nunc imperatoris, quam excomunicat 
omnes illos qui indicant vel servant statuta sive consuetu- 
dines civitatum que sunt contra libertatem ecclesiasticam 
et canonicas sanciones, que et quas cassavit dictus impe- 
rator, fecerunt vos et totum commune non legitimos, pro 
80 quod consuetudines et statuta de non solvendis decimis 
intra clausos civitatis et de usuris solvendis usque ad modum 
statutum servatis et servare iurastis. Propter istas enim ra- 
tiones et alias quas allegassem, si locum tutum mihi assi- 
gnavissetis et personam non suspectam haberem que in 
veritate michi preesset, dico per presens scriptum raanu 
mea scriptum et etiam per procuratorem predictum specia- 
liter ad hoc scriptum vobis porri^^endum et per me presen- 
tandum constitutum, pocius ex civitalitate quam ex debito 
subiectionis me non teneri coram vobis comparere, precipue 
hac die prefacto modo vocatum, et innovando appellationes 
predictas de novo etiam appello ad sedes predictas ponendo 
me et mea sub protectione ipsarum; inhibendo etiam vobis 
ne premissis contemptis et precipue mandatis arbitris non 
datis ad cognoscendum de premissa causa suspicionis et loco 
tuto non michi assignato, in aliquo contra me ut vestrum 
subditum procedatis, precipue lite pendente coraoa domino 
episcopo laudensi inter me et dictum commune Cremone, 
cui etiam speciali ratione non teneor in aliquo respondere, 
scilicet prius quam michi restituatur possessio terre mee 
qua me spoliavit faciendo in ipsa fossata roche Castri novi 
de Bucha Addue laudensis dioecesis. 

Actum anno Domini millesimo ducentesimo vigesimo nono, 
indictione tercia, die veneris qui fuit primo mensis marcii. 

f Ego Girardus Pelliparius, notarius; huic inter fait et 
rogatus a dicto procuratore hec ita scrips). 



34 CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 

II vescovo di I.o<li iniQacci6 di scomunica il podesla o 
il consiglio; Tarcivescovo di iMilaoo, al quale il Selvalico 
si era appellalo, cilo il comuae e ordino, ma ioulilmenle, 
al vescovo di Cremona di procedere conlro i propri con- 
cilladioi (I). La causa lanto di S. Sislo quanlo del Selva- 
lico fu poscia deferila al Poolefice dal vescovo lodiglano (2); 
e io egual modo si comporl6 quello di Piacenza, allro giii- 
dice elello, dopo che ebbe cilalo looaQzi a sh i Cremooesi 
e scomuDicalo il Podesla e i consiglieri perchfe noa com- 
parvero e rifiularono di levare il baodo conlro il Selva- 
lico (3). Da quesle cose mosso il Podesla Bernardo di Ro- 
lando Rossi, appena entralo in officio nel Luglio del 1230, 
scelse quaranla fra i consiglieri, e affid6 loro la Irallazione 
della lile col Selvalico. Quesli ebbe un saUacondollo , e 
venne egli slesso io Cremona. Furono falli leotalivi di ac 
comodamenlo, anche a nome del monaslero di S. Sislo, m 
andarono a vuolo. 



6 

1 



f In Christi nomine. Mlllesimo CCXXX, indictione quarta, 
die mercurii undecimo exeante novembri. In presentia Ro- 
gerii Mariani, et lacobi lohannis de Conrado et lacominl 
Salvatici, et aliorum multorum, publice in palatio communis 
Cremone, Anselmus Salvaticus dixit domino Bernardo Ro-^ 
landi Rubei, tunc cremonensi potestati atque sedentl pri 
tribunal! more et loco atque bora consuetis: Domine, e^ 
quo placuit vobis et illis quadraginta probis viris, quos 
legistis de consilio comunis Cremone ad tractandum sup 
negotio (juod liabeo contra commune Cremone, michi r 
spondere, quod parati estis michi facere rationem sup 
casamentis que michi abstulit coraune Cremone apud Ca? 
strum novum Bucche Abdue et dampnis et expensis que et 
quas propter hoc incurri, placet michi hoc modo, videlicet 

il! 

ii 
to 

(1) Codice Laudenso, II, 30 2 — 7/ Codice Cremonese riferisce W^k 
sunio Tallo dell'arci vescovo sollo il 16 e 30 Marzo. Vol. 11, pag. 93 e9lfl|sj 

(2) Codice Laudense, 11, 30i, 11 Maggio 1230. 

(3) // (Mice Cremonew riporla i suiili di quesli documenli sotl^ 
ai Humeri 23, 2i, 55, 59 e 60. ™ ^ 



CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 35 

quod cum sit publicum et notorium omnibus tam habita- 
toribus dicti Castri quam etiam civibus qui ipsum frequen- 
tare consueverunt, quod commune Cremone abstulit michi 
et detinet casamenta que apud dictum Castrum habebam 
aquisita, si eadem michi restituere non vultis, solvatur michi 
pretium quo eadem exstimabo per iuramentum sive taxa- 
cionem; pro dampnis vero et expensis tantum michi sol- 
vatur quanto exstimabo ea similiter per iuramentum, ta- 
xacione tamen in hoc articulo legitima precedente; ad que 
iuramenta prestanda me offerro paratum. Si vero negocium 
vultis deducere ad formam iudicii, quamvis non habeat locum, 
tamen et illut recipio, dummodo inter certum tempus illut 
fiat; ita quod si infra illut tempus non feceritis michi iu- 
stitiam super premissis, tunc sim in eo statu in quo sum 
modo quo ad forum seu auctoritatem ecclesie; et ante omnia 
revocetis banna et publicationem bonorum meorum et alia 
impedimenta, quibus possem impediri petere racionem coram 
vobis, maxime occasione statuti facti iam dicto negotio pen- 
dente in foro ecclesie, quo cavetur ne alicui condempnato 
seu dampnificato per potestatem vel consules seu aliquem 
officialem unquam aliquo tempore racio fieri debeat ex quo 
ilia condempnacio devenit in comuni Cremone. et si banna 
revocare non vultis neque publicationem bonorum, liberetis 
me a securitate quam vobis feci de observandis preceptis 
vestris que bene sorvavi et adhuc paratas sum audire et 
observare sicut debebo et potero, si amplius vultis michi 
precipere; debita preterea mea solvatis si bona mea ut pu- 
blicata comuni retinere vultis. Et quid super hoc facere 
vultis habeatis consilium et michi respondeatis; et hoc vobis 
denuncio. Quibus taliter propositis a dicto Anselmo respondit 
dictus potestas: non dico vobis, neque scio neque video 
quod sitis vel non in banno et quod bona vestra sint vel 
non publicata; sed istut solum dico vobis et nichil aliut 
faciam nisi quod vobis faciam rationem velociter et cito, 
non statute aliquo tempore ad hoc, et creavi bonum et fi- 
delem sindicum propter hoc et habeo plenam potestatem a 
comuni faciendi vobis racionem non obstante banno vel alio 
impedimento. Et suprascriptum Anselmus respondit: Domine^ 
si habetis, faciatis michi copiam ut possim inde habere in- 
strumentum ad hoc probandum si opus fuerit. Et tunc re- 
spondit potestas surgendo: non faciam, sed incipiatis causam 
vestram et ea incepta ostendam vobis bonum instrumentum 



36 CAUSA COMUNE CREMONA ECC. 

super hoc et faciam quod debebo. Et tunc ipsi potestati re- 
cedenti prefatus Anselmus dixit tunc tarde esset: non re- 
pute michi satisfactum, sed procurabo ius meum pro ut 
melius potero. 

Actum est hoc in palacio comunis Cremone. 

-[- Ego Guazolinus de Botonis, cremonensis sacri palatii 
notarius, hiis omnibus interfui et hanc cartam rogatus fe- 
liciter scripsi (1). 

La causa prosegu'i per allri due aooi alia presenza 
dei nuovi giudici incaricali dal Papa; Tabale del monastero 
di Casliglione parmigiano e il preposlo di Parma, ai quali 
si aggiunse poscia 11 priore di Marcaria per la Badia , il 
vescovo di Parma e I'abale di Fonlevivo per il Selvalico (2). 
Nel 12B3 il comune desideroso di por lermiae alia que- 
slIoQc coil quest' uliimo, neH'ialenzioDe di servirsene come 
iolermediario presso Tabale di S. Sisto, accoosenU a ri- 
sarcirlo dei danni soH'erli. Si concordo che Auselmo Sel- 
valico cederebbe senza alcun.i riserva e iu uq coi dirilli 
feudali lulle le lerre e case che per I'addielro aveva le- 
Dulo non solo in Caslelnuovo Bocca d'Adda, ma in Melelo, 
Spinelo, Corno e Lardera; quindi anche le persone che in 
qualsivoglia guisa ne avcssero avuio da lui II possesso, 
dovevano rimellerlc ai Cremonesi ; quesli alia loro volla 
sborserebbero 3374 lire impcriali. I relalivi islrumeuli di 
vendila e di quielanza furono slesi il giorno 4 Febbraio. In 
appresso Anselmo Selvalico fa crealo sindico per venire ad un 
amichevole componimenlo col monaslero di S. Sislo. Per sen- 
lenza di BernardO; preposlo di Parma, al quale fu rimessa 
ogni queslione, il monaslero opprovo la vendila falla dal Sel- 
valico c cedelle al comune ogni suo dirillo su Caslelnuovo 
medianle il pagameolo di 500 lire piacenliue equivalenli a 



(I) Il Codice Cremonese riporla in sunlo allri doc. del 29 no- 
vcmbre 1230, soUo il n. 70. 

(2) Vedansi in sunlo i documenli nel cilalo Codice sollo i nu- 
nieri 65, 78 e 85. 



CAUSA. COMUNE CREMONA ECC. 37 

i32 lire, 10 soldi e I denari imperiili (1). Anche la chiesa 
di S. Agala fa confermala nel possesso di quanlo le era 
coQlrastalo dal Monaslero in Caslelnuovo, Melelo o Lar- 
dera (2). Ogni cosa poi ebbo la sanzione dal Poalefice (3). 



r 



(1) V, Codice Cremonese ai nuirieri 107-111, in sunlo. 

(2) V. Codice Cremonese, numero 114 (30 Marzo 1233^ 

(3) V, Codice Cremoncse, numeri llil, 117 in sunlo (3 e 10 gen- 
naio 1234). 



IL SS. CROCIFISSO DELIA MADOALENA 



NOTE SXOP^ICHE 



Le solenni feste che in quest' anno, anche nelU Cittd 
nostra, si celebreranno ad onore del SS. Redentore in rin- 
graziamento del felice chiudersi di questo secolo e ad iai- 
petrazione di migliori eventi per queilo che sta per succedergli, 
avranno precipuo obbietto di rendere particolari onoranze a! 
SS. Crocifisso della Maddalena, dalla Citti e Diocesi nostra 
avuto in considerazione di particolare sua difesa e presidio 
nei moment! di maggior bisogno in pubbliche e private ca- 
lamity. La Fede nostra riconosce in quel S. Simulacro altro 
dei modi per cui la Diviniti va mostrando la sua potenza e 
bonta; la ragione e Taffetto patrio volenterosi a Lui si vol- 
gono, ch^, investigando fatti piii o meno memorabili orisa- 
lendo a tempi piu lontani, si giunge a viexmeglio chiarire 
ed illustrare le origini d' una pia ed amata pratica cittadina. 
Non h smania di discutere od abbattere quanto fu da molti 
ritenuto, specie nel volgo ; non h desiderio di voler aggiun- 
gere novitd a quanto finora fu detto; intenzione mia b sol- 
tanto di vagliare e scegliere dal detto finora quanto piii 
sembra conforme a ragione od a veriti di fatii della citta- 
dina nostra storia. Nulla sara di meno rispettoso alle antiche 
e vere tradizioni; nulla di nuovo od azzardato; dalle nuove 
indagini la comune devozione ne uscir^ anzi vieppiu confor- 
tata ed eccitata. 

Due sono i punti ad indagarsi: quale origine ha avuto 
questo S. Crocifisso? quale quella della grande devozione 
verso dello stesso? 



IL SS. CROCIPISSO DELLA MADDALENA 39 



Riguardo le orlgini del S. Crocifisso, tre sono le narra- 
zioni finora corse in mezzo al popolo e riportate da scrittori 
delle patrie cose. 

Vogliono alcuni che questo S. Crocifisso provenga dalla 
vecchia Lodi, ove gi^ era oggetto di distinta devozione; dicono 
altri che sia Bella fattara del concittadino nostro il B. Gia- 
como Oldo ; altri infine raccontano che, portato dall'acque 
dell'Adda, le quali lo ebbero per la rovina di una vecchia chiesa 
posta sulle sponde del fiutne, siasi fermato al nostro vecchio 
ponte e li raccolto dal popolo in una al Parroco della Mad- 
dalena, nella cui giurisdizione era quel tratto di fiume. Quanto 
di vero in queste diverse versioni ? 

£ subito a notarsi che il primo sicuro accenno di queste 
diverse origini si trova in pubblicazioni che datano da un 
tempo molto dopo il cotninciare della S. Devozione. Niun 
cenno b di esse nelle piu antiche memorie sulla Chiesa della 

' Maddalena che pure fu una delle prime nella Lodi nuova; 

!'ne tacciono pure i nostri piu antichi scrittori di patrie cose 
quali il Morena (1153-1168), il P. Anselmo da Vairano 
(. . . -1168), il P. Brugazzo (1460-1551), il Majani (1570- 

^595) » il P- Sabbia (1540-1610). Certo non furono create 
al memento; devono anzi essere state raccolte quali tradizioni, 
assai dopo che cominciarono a correre nel popolo. Questo, 
trovando il fatto d'una tanta devozione, per le difficolta dei 
tempi e non bene conscio dei particolari nelle storie citta- 
dine, confondendo spesso e con faciliiA in un solo soggetto 
elementi diversi, che, veri in s^, si riferivano a fatti diversi, 
doveva riuscire a foggiare diverse versioni desiderando spie- 
gare in modo piu o meno meraviglioso Torigine del fatto. 

La storia dell'arte esclude che il Crocifisso della Mad- 
dalena, almeno I'attuale, possa essere state trasportato dalla 



40 II. SS. CROCIPISSO TiELLA MAt)DALENA 

vecchia Lodi, poichfe e troppo evidente che esso 6 fattura di 
parecchi secoli dopo la distruzione di quella Citt4 (iiii 
e 1 158) e la fondazione della nuova (5 Agosto 1158). E di 
cio si dira avanti piii ampiamente; qui noto pero che il Cro- 
cifisso della Maddalena ha i due piedi trapassati con un 
solo chiodo, il che divenne d'uso solatnente dal secolo XIII 
in poi ; nelle rappresentazioni anteriori ogni piede era trapas- 
sato e confitto alia croce con un proprio chiodo , essendosi 
ritenuto che il Cristo sia stato crocifisso con quattro chiodi. 
Di fatto affermasi che quattro siano stati i chiodi della SS. 
Passione rinvenuti da S. Elena. 

Si rilevi che una chiesa dedicata alia popolarissima 
S. Maddalena deve certo essere esistita nella vecchia Lod 
se altra, collo stesso nome, fu quasi subito costrutta nella 
Lodi nuova : puo essere anche che qualche S. Crocifisso sia 
stato oggetto di speciale venerazione in quella Chiesa od 
altra che sia, poich^ data dal VII secolo il generalizzarsi del- 
Tuso di rappresentare Gesii Cristo come crocifisso. Prima , 
specie nelle Chiese, si aveva avuto una certa esitanza, rite- 
nendosi bastasse la sola Croce a ricordare la passione di 
Cristo. L'immagine del Crocifisso, trafitto con quattro chiodi, 
troviamo innalzata anche sul Carroccio. Queste memorie 
certo saranno state sparse in mezzo al popolo ; col tempo, 
illanguidendosi e confondendosi con altre riferentisi ad altri 
fatti o cose si alterarono, sempre conservando un fondo o 
punto di vcrit^, come spesso, per non dire sempre, b nelle 
tradizioni popolari. Piu tardi, a notevole lontananza dal ri- 
petersi dei fatti che determinarono la fervorosa e straordinaria 
devozione del S. Crocifisso, per afl^etto anche alia antica 
decaduta ma gloriosa sua patria, rievoco il popolo quelle me- 
morie ed unendole fra di loro ne formo forse il racconto che 
stiamo esaminando. E V esame nostro , se deve respingerlo 
nel suo complesso, ^ lieto rintracciarne le cause di forma- 
zione e riconoscere quali elementi di veriti siano in esso. 

Si fe voluto questa versione , dal Porro specialmente 
accreditare col favorevole parere del sommo nostro scrittore 
di patrie cose, il Defendente Lodi; ed appunto il Porro af 
ferma averla letta in alcuni Manoscritti di esso Lodi, che si 
vorrebbero conservati nella libreria di S. Filippo: si dice anzi' 



\ 



» 



IL SS. CROCIPISSO della maddalena 41 

che a questa versione, piu che all'altra della venuta sulFacque 
deirAdda, s*accosti il Lodi. Un tale manoscritto non esiste ora 
nella Biblioteca di S. Filippo e ben altro, come vedrecno piu 
avanti, dice il Lodi, (i) parlando di questo S. Crocifisso. 
D'altra parte ci pare irapossibile che tanto scrittore prendesse 
si grosso abbaglio. 

Meno lontana e piii appariscente h la tradizione la 
quale riferisce al nostro B. Oldo la scultura del SS. Croci- 
fisso, la causa della prodigiosita sua e la coaseguente ve- 
nerazione nel popolo. Anche di questa versione cerchiamo 
come siasi formata, quanto siavi di vero ed attendibile. 

II B. Oldo era di nobile e ricca famiglia di Lodi. Dalla 
vita dissipata e mondana, a tempi della peste nel 1390 circa, 
ridottosi ad altra piu cristiana e devota ed ordinato prete, si 
porto ad abitare presso la chiesa di S. Bassiano di Lodi- 
vecchio. Quivi, a sfogo della particolare sua devozione verso 
del S. Redentore Crocifisso, cui attribuiva la grazia di sua 
conversione, profittando delle cognizioni apprese, si diede a 
scolpire Crocifissi, e tra essi quello che sarebbe, piu tardi, 
pervenuto alia Chiesa della Maddalena, nella forma mistica 
e spirituale che dettava Tarte del tempo e sovratutto gli 
inspirava la detta sua divozione. Per questo lato il S. Cro- 
cifisso della Maddalena ha parecchi riscontri. II popolo al for- 
raare del suo racconto poteva avere element! , oltre che in 
cio, anche nel fatto che il B. Oldo erasi dato a tali devoti 
lavori dei quali poteva avere fatto dono a povere chiese, 
specie quando nelli ultimi anni di sua vita ritorno ad abi- 
tare in Citt^. £ anche naturale pensare che stante la santa 
fama che godeva V Oldo fra concittadini suoi tutti venisse 
di cio premurosamente richiesto. 

Ma v' ha di piu. — Dalla vita del Beato, scritta nel 
1423, ossia dicianove soli anni dopo la di lui morte , dal 
P. Bassiano Dardanone, suo contemporaneo e g'lk suo con- 
fessore, su istanza della madre e devoti del Beato stesso, sap- 



(I) Convenli e Chiese di Lodi, Ms. Bib. Com. 



42 IL SS. CROCIPISSO OELLA MADDALENA 

piamo positivamente questo : a. Stando presso la Chiesa di 
« S. Bassano a Lodivecchio fece (il Beato) uno crocifixo de 
« legno, da poi quello ne fece uno altro inter la sepoltura, 
« la quale al presence he a sancto Zohane, fora de porta 
« regale de lode, suxo la costa in mezo de la strada da Mi- 
ce lano a quelle de lode veghio dove stanno li frati di san 
« francischo zoe de la observanza di frate bernardino. An- 
« chora lui zoe lo dito frate Jaconio ne fece uno altro cro- 
ft cifixo lo quale e in la sai propria ghiexia , zoa de san 
(( zilliano suxo I'altare chi fe molto bello. E cosl dispensava 
(( lo so tempo in opere sancte e devote etc. ». 

II modo di scrivere usato dal P. Dardanone h proprio 
del tempo cui si riferisce la bella biografia ; e gli studiosi 
dell'aureo periodo di nostra lingua potrebbero leggerla con 
certo interessamento : b anche ricca di notizie per la storia 
del paese nostro. II manoscritto dal quale levammo il brano 
surriportato trovasi nell'Archivio della Mensa Vescovile. 

Qui era importa rilevare che « un Crocifixo molto bello » 
aveva fatto il Beato e trovavasi, nel 1423, su T altare della 
sua propria chiesa, quella di S. Giuliano, nella via ora detta 
di Fissiraga, di fronte all' omonimo Ospitale. Nel 1587 fu 
concentrata in quella di S. Egidio che era suH' angolo per 
Via Volturno. II B. Oldo abitava presso detta sua chiesa. 
Egli la doto di parecchi beni come appare dal suo testamento, 
del quale si conserva copia a rogito del Notajo pure di nome 
Dardanone. Naturale pensare che in essa portasse il S. Cro- 
cifisso felice lavoro di sue mani ed oggetto di tant3 sacro 
suo amore ; quivi deve essere stato conservato per molto 
tempo se, nelle Relazioni di Visita di Mons. Scarampo alia 
Chiesa di S. Giuliano (Gennajo 1573), troviamo accennato 
che sopra la porta conservavasi « un crocefixo di legno vecchio » : 
di esso pero non si fa piii cenno nella successiva visita di 
Mons. Federici (1579); questa invece, per la prima volta, ac- 
cenna a quello che era suU'architrave della Chiesa della Mad- 
dalena. — Potrebbe essere che da quella di S. Giuliano sia 
passato alia Maddalena nel frattempo di dette saute visite, per 
essere stata la Chiesa di S. Giuliano molto trascurata, in 
tale periodo di tempo. Difatti, allora molta sacra suppellettile 
deve essere stata dispersa — (e fra essa potrebbe darsi sia 



IL SS. CROCIFISSO DELLA MADDALENA 45 

stato il S. Crocifisso del B. Oldo) — se si giunse al punto da 
convertire la Chiesa in uso d'abitazione; che anzi la donna che 
Tabitava riferiva al Vescovo che prima un soldato vi aveva 
tenuti dei cavalli. Si sa che molti sacri oggetti furono tra- 
sportati a S. Egidio: e quivi pero la S.Visita di Mons. Federici 
segna un Crocifisso grande sopra la porta maggiore. Ripa- 
rata e ritornata al sacro uso, delta Chiesa di S. Giuliano, 
venne abbandonata nel 1587, ed incorporata poi definitiva- 
mente in quella di S. Egidio che dappoi si disse anche di 
S. Giuliano. Di tutto cio non rimane ora che il nome di 5. Zili, 
storpiatura di quello di S. Ziliano od Egidio, col quale dai 
vecchi si suole ancora denocninare la localita corrispondente 
air incrocio dell' attuale Via Fissiraga con Via Volturno. 
Anche la mania dei nuovi nomi, per quanto rispettabili e 
, cari per altri titoli, quante patrie memorie va cancellando, 
specie se li applica a locality colle quali non hanno alcuna 
relazione e li sostituisce ad altri che invece avevano richiami 
di persone cose col luogo stesso ! — 

Supposto che il S. Crocifisso della Maddalena sia opera 
1 del B. Oldo e proveniente dalla suddetta sua Chiesa, potrebbe 
. cio, in qualche altro modo spiegare, la predetta tradizione che lo 
I dice pervenuto dalla vecchia Lodi. — In tale asserzione sa- 
rebbevi di vero questo; che Esso pervenne infatti dalla vec- 
chia Lodi perch^ 1^ scolpito dal B. Oldo, e poi dallo stesso 
t portato alia Lodi nuova nella sua Chiesa, quando da quella 
di S. Bassiano ritorno alia nativa Citta. Nel succedersi del 
' tempo le memorie perdettero di loro precisione; il popolo 
I facilito la confusione ed il riferimento delle circostanze, an- 
i dandosi cosi a cercare in piu lontani tempi cio che era dei 
piu vicini. 

Pare tuttavia che anche questa versione, non possa ac- 
' cogliersi a spiegare Torigine del S. Crocifisso, almeno T at- 
tuale. Anche in questa opinione ci h guida un criterio de- 
i dotto dalla storia dell'arte , specie della sacra scultura. II 
B. Oldo mori il 1404, tempo questo in cui I'arte si della pit- 
tura che della scoltura, se pure aveva cominciato a dare 
qualche passo di miglioramento assuoaendo forme piu morbide 
e nacurali, specie per opera di Giotto e sua scuola che anche 
in Lodi nostra diede non dubbi segni di esistenza; non a- 



44 IL SS. CROCIFISSO DELLA MADDALENA 

veva pero ancora raggiuntD qaello sviluppo di tecnica e 
d'espressione che si riscontra ed ammira nel Crocifisso della 
Maddalena. II quale, se in alcuni particolari mostra qualche 
durezza e rigidit^, una non perfetta cognizione dello studio 
anatomico per la rappresentazione del nudo in raodo cor- 
rispondente a natura, come appunto difettano gli artisti bi- 
zantini ed in genere in quelli ancora del secolo XIII; se nelle 
mani, piedi, costole del petto e nel perizoma risulta caratteri- 
stica certa rozzezza e trascuranza quasi fosse un lavoro ap- 
pena abbozzato : tnttavia nel suo insieme rivela una felice 
bonii di espressione e tosto si comprende che V immagine 
del Crocifisso b resa in modo mistico, espressivo e quasi 
direbbesi un po' convenzionale che b proprio delTarte avanti 
il secondo periodo del Rinascimento. II volto poi del Croci- 
fisso h scolpito con lineamenti abbastanza fini, ben condotto 
e di buon modello quale cerco non tenevasi ai tempi del 
B. Oldo. Una conferma di questo giudizio si puo avere esa- 
minando i lavori artistici del tempo del Beato nostro concitta- 
dino: di questi parecchi, per citare esempi di casa, sono nella 
monumentale Chiesa del nostro S. Francesco. Veggasi cosi il 
battesimo di Gesu, sul sesto pilone, a diritta di chi antra, opera 
del Taddeo (1392); i bassorilievi rappresentanti Tuno il San 
Francesco vicino I'altare del S. Crocifisso, I'altro S. Bassiano 
viciao la porta maggiore. — Cosi, assennatamente, giudica 
anche il Remitali nella pregevole sua Monografia intorno 
questo S. Crocifisso: e d' altra parte ^ da notarsi che il ri- 
terimento al B. Oldo, se pure lo troviamo anche oggi diffuse 
in mezzo al popolo, non fu raccolto dai piu antichi scrittori 
di cose nostre quali il Defendente Lodi (1652), il Porro 
(1706), ed il Remitali (1743), il quale anzi lo respinge. Solo 
lo asserisce il Ciseri (1732) , il quale non accenna alcuna 
fonte cui abbia attinta tale notizia; ma solo la dd quale 
<( tradizione verbale » o meglio « parere d'alcuni ». Mi pare 
troppo poco. 

* * 
Rimane ultima la versione che darebbe il S. Crocifisso tra- 
sportato quasi miracolosamente dall'acque dell'Adda e ferma- 
tosi ad un sostegno del vecchio ponte, quasi volesse significare 



IL SS. CROCIFISSO DELLA MADDALBNA 45 

che in Lodi nostra voleva starsi a pegno di pariicolare sua 
dilezione. Tale versione h riportata dal Porro, dal Ciseri e dal 
Remitali; ma seaipre sull'autoritd del Manoscritto suindicato 
del Lodi e che ora n^ si conosce nh si trova j prima non se 
ne ha alcun accenno. 

Una tale versione, per se, nulla ha di inverosimile od 
impossibile; potrebbe anzi dirsi che un argomento o presun- 
zione a suo favore possa trovarsi nel fatto che anticamente, 
pare, siasi fatto ricorso a questo S. Crocifisso dalla citta 
e contado unicamente quando volevasi impetrare la pioggia: 
sappiarao anzi che una parte del popolo fece opposizione 
quando lo si voile esporre e portare per la cessazione di altra 
pubblica calamita, venendo tale opposizione respinta dal Ve- 
scovo di quel tempo con sua ben ragionata risposta. Un altro 
argomento si avrebbe nella circostanza che , quando ancora 
lo si porta in processione per impetrare la pioggia, tale pro- 
cessione ha per meta il ponte dell'Adda e giunti a mezzo di 
esso praticasi questa cerimonia : si volge il S. Crocifisso 
verso I'origine del fiume e frattanto si canta apposita ora- 
zione. Con cio pare si voglia significare; « O Signore, che 
« per I'acqua dell'Adda, da lungi venisti a noi e qui ti fer- 
« masti per nostro beneficio, vogliaci esaudire ora che ti 
« supplichiamo di far cessare il male della sicciti », 

Da quali elementi di fatto possa essere stata originata 
una tale versione non saprebbesi bene spiegare. Forse le con- 
dizioni di luogo in cui trovavasi la Chiesa della Maddalena 
riguardo il fiume Adda ; forse il desiderio del popolo di tro- 
varne, ignorando I'origine vera del S. Crocifisso, una sempre 
pill meravigliosa ad oggetto di tanto suo amore e pia esti- 
mazione; forse la stessa coincidenza che le prime e piii por- 
tentose grazie accordate dal Cielo, per le preci fatte al Santo 
Crocifisso, le furono in occasione di siccita, ha servito di fon- 
damento ad alcuni di supporre, per motivi di colleganza, una 
tale origine desumendola da altre coasimili leggende sparse 
nel popolo, specie nei luoghi di vicinanza ad un qualche 
fiume od altro distinto corso d'acque. Certo e che niun fatto 
sicuro, o testimonianza, o documento viene a suffragare una 
tale versione, la quale, anche dal Lodi nel supposto suo 
Manoscdtto, sarebbe stata respinta, siccome tradizioae pu- 



46 n. SS, CROCIFISSO DELLA MADDALENA 

ramente verbale ed alia quale accedeva meno che alle altre. 
Inoltre, siccome osserva anche il Remitali, dal secolo XIII 
in poi non si ha notizia di alcuna Chiesa sulle sponde del- 
I'Adda, che sia stata travolta daU'acque della stessa ; qccq- 
zione forse faita per quella d' Olonio sopra Colico , che 
sparve nel 1450, per le alluvioni dell' Adda alnieno in buona 
parte. 

Qui giunti h naturale il doaiandarci : quale adunque sa- 
rebbe I'origine piu probabile di questo S. Crocifisso ? come 
e quando ha cominciaco ad essere tenuto in tanto devota e 
grande estimazione ? 

Un* altra volta ancora la storia delJ'arte ed anche di 
quella cittadina torna ad esserci di norma nella soluzione 
dell'arduo problema. L'arte col quale k forraato quel S. Cro- 
cifisso ce ne rivela il tempo e quasi anche I'autore. 

Non occorre dimostrare che nella seconda meta del secolo 

XV l'arte in genere si della pittura e scoltura, mentre per una 

parte, come si disse gi4, aveva assunto forme piu morbide e 

conforme a natura, per 1' altra aveva ancora serbata traccia 

della severita e rigidezza dei tempi passati e sovratutto I'e- 

spressione di quello spiritualismo che si legava a particolari 

norme. Col fiorire del Rinascimento, ossia dal 1500 in poi, 

Tarte mentre va raggiungendo il culmine della sua perfezione 

sia nel modo di concepire un soggetto, sia in quello di rap- 

presentarlo; va pero anche sempre piu umanizzandosi, per- 

dendo cio^ queU'impronta particolare di dignita e spiritualismo 

che costituisce la caratteristica del cosi detto periodo gotico 

(1300 a 1500), il cui ultimo periodo puo dirsi il primo del 

Rinascimento. Dope, il bello corporeo degenero in una leg- 

giadria sensuale : il naturalismo sostitui lo spiritualismo. Or- 

bene al Crocifisso della Maddalena corrispondono a pieno i 

caratteri che il D. Jacob attribuisce all'arte cristiana avanti il 

fiorire del Rinascimento, ossia il secondo suo periodo. « L'arte 

« cristiana del miglior tempo anche dal Crocifisso lascia 

(( trasparire quella poienza per la quale Gesu Cristo voile 

« liberamente dare la vita e riprenderla di nuovo vincendo 

« la morte coi dolori e coUa raorte.... Quindi Cristo non appare 



i 



IL SS. CROCIFISSO DELLA MAODALENA hi 

« in una posizione contorta o spasimante, con aspetto sfigurato 
« dal dolore, con braccia stirate in gin, col sangue grondante, 
« col corpo contratto e nudo e i piedi stirati; ma con un volto 
« grave ed amorevole, irraggiato dairaureola a croce, coronato 
« di spine e dolcetnente inchinato, le braccia sono piuttosto 
« diritte... pill diritto che pendente... » (i). — Tutta la figura 
del Cristo, pure avendo finezza di fattezze nel volto, giusta pro- 
porzione di parti e naturalezza di rappresentazione , il che 
tutto h segno d'un periodo buono nell'arte; per altra parte 
ha forme ancora magre e stremenzite , mani e piedi mala- 
mente fatti, ed in complesso una non sufficiente conoscenza 
dello studio anatomico, nel che peccavano appunto i quattro- 
centisti fino aU'ultimo volgere del secolo. 

Per tutto cio credi amo che il S. Crocifisso della Mad- 
dalena sia opera di qualche nostro artista, dal 1450 a non olire 
il 1500 circa. Si confronti col Crocifisso del Duomo di Cre- 
mona, opera degli orefici Sacchi di Milano del 1478, e si vedri 
la grande corrispondenza nel complesso e particolari. In tale 
epoca , anche in Lodi nostra, I'arte si della pittura che della 
scoltura non solo aveva buoni cultori, ma anche una fiorente 
scuola , la cui importanza, nella storia delParte lombarda, 
venne rilevata tanto da scrittori noslri, (Caffi, Martani, R. P. 
Biagini) (2) quanto da altri ed autorevolissimi quali il Rio 
ed il Muntz (3). Verso il 1470 scolturavano in legno, 
specie in soggetti di argomento religioso , i fratelli Bongio- 
vanni e Bassano Lupi, dei quali esistono ancora parecchi pre- 
gevoli lavori. N^ essi furono soli, ma I'arte, almeno quella 



(1) L'arle a servizio della Chiesa — Manuale per gli sludiosi d'arle 
sacra, Vol. 2 pag. 9. Pavia, ?Avl. Arligianelli. 

(2) Vedasi la Monografia del Cafli inlilolala • DelVarle Lodigiana » 
nella pregevole Storia di Lodi pubblicala nel 1877 dal compianlo Sac. 
Cav. D. Andrea Timolali, altro degli appassionali ed inleiligenli scrit- 
tori di cose nostre. Vedansi pure i due pregevoli lavori: c Anlichila 
e cose d'arle di Lodi * dell'Egr. Aw. Marlani , allro dei benemerili 
fondalori del palrio Museo; t U lempio di 5. Francesco » del M H. 
I'. Biagini, il quale egregiamente illuslr6 altri punii della storia 
nostra. 

(3) E. Miintz: « L'arle italiana nel qnallrocenlo » e « L'cla del- 
I'oro nell'arte ilaliana ». 



ik^. 



48 IL SS. CROCIFISSO DELLA MADDALENA 

del disegno, avranno appresa da altri artisti esercitatisi prima 
di loro quali il Moschino, il Melegolo , i Chiesa ed altri , c 
la gloriosa tradizione si conserve per un bel tempo, poichfe 
vediamo piu tardi i lavori del Piazza salire ad una fama che 
oggi ancora ^ meglio allargata. 

Si confronti al proposito il Crocifisso, dipinto sul prime 
pilone a destra entrando nella Chiesa di S. Francesco, le 
figure nella Cappelia di S. Bernardino ancora in S. Francesco, 
il Crocifisso dei Lupi nella tavola di Borgonuovo nel Piacentino. 

Da questi nostri artisti o loro scuola deve essere state 
fatto questo S. Crocifisso. Che sia fattura indigena lo com- 
proverebbe il fatto, che parecchi altri Crocifissi si vedevano 
e si possono ancora vedere i quali molto gli si assomi- 
gliano. Infatti gia il Remitali (i), a' suoi tempi, richiamava 
tre Crocifissi esposti nella Chiesa di S. Domenico ; il mag- 
giore posto suU' architrave, come lo era pure quelle della 
Maddalcna ; altro adoravasi in propria cappelia; il terzo, piii 
piccolo, sovra del pergame. Altro grande e consimile di- 
ceva eretto suU'Altare dell'Ospitale Maggiore ed altro ancora 
in casa di Bartolomeo Morone. II Remitali ancora vorrebbe 
stabilire una certa somiglianza di fattura tra il Crocifisso 
della Maddalena ed il Cristo alia Colonna che vedesi, in 
quasi pieno rilievo, nel centre della grande ancona scolpita in 
legno e posta dietro Taltare di S. Bassiano nella Cattedrale 
nostra. Afferma il Caffi (2), per la corrispondenza di alcune 
figure, che tale ancona sia opera del Francesco Lupi e Fratelli 
dal 1492 al 1493, che originariamente sia stata lavorata per la 
Chiesa di S. Cristoforo, trasportata poi, da tre secoli, in Duomo 
nel deito luogo. Credo erri grandemente esse Remitali in 
tale giudizio, poich^ il Cristo di quell'ancona non solo nulla 
serba di quella seccaggine o durezza che si riscuntra ancora 
nel Crocifisso della Maddalena e vedesi in altri che tuttora 
conservansi e ritengonsi a questo contemporanei ; ma anzi 
b condotto con graziosa morbidezza di disegno, con molia 
conoscenza del nudo , con plasticiia di forma sicch^ piii 
sente del naturalisrao del pieno Rinascimento. II Creel- 



(1) Kemilali: II S. Crocifisso ddla Maddalena, 

(2) Monogralia succilala. 



IL SS. CROCIFISSO DELLA MADDALENA 49 

fisso della Maddalena b fattura di parecchi anni addietro e 
parmi che, neU'assieme e nei particoUri, corrisponda a quelle 
dipinto sul primo pilone di S. Francesco, a quello scolpito 
che venerasi nel coro di S. Agnese ed all' altro nel coro di 
S. Giacomo. L' esistenza di tanti esemplari d'una scoltura 
foggiata nella stessa forma e maniera b altro degli argomenti 
che provano trattarsi d'un' opera aon importaca ma indigena. 
Cosi, giudiziosamente, avvisa anche il Remitali. 

Quanto al tempo e modo in cui dal popolo della Citta 
e contado si h spiegata la particolare, straordinaria devozione 
verso tanto Simulacro, credo potere con fondamento presen- 
tare la seguente spiegazione. 

Pare certo che il primo collocamento di questo S. Croci- 
fisso sia stato airalto sulParchitrave delTarco all'ingresso della 
tribuna maggiore, ossia di quelParco che si dice trionfale e che 
anche alia Maddalena separava il corpo della Chiesa dal Pre- 
sbitero; con la croce arrivava fino sotto tale arco, come det- 
tagliatamente descrive il Porro che deve aver cio visto coi 
suoi propri occhi pur nei primi tempi di sua vita (i). La 
fu posto senza alcun ornamento od intaglio, essendo lo stesso 
architrave semplicemente dipinto : cosi fu lasciato per assai 
tempo, finch^ nel 1636 il Rev. D. Giov. Batt. Cesareo, visto 
il crescere della popolare devozione, lo provvide d'un nuovo 
architrave assai vago e ragguardevole, che fece poi indorare 
ed accrescere d'arabeschi I'anno 1639 con la spesa di L. 300. 
Lhf lo indicano gli atti della S. Visita Pastorale del Vescovo 
Mons. Federici nel 1579; l^, lo videro il Lodi ed il Porro. 

Non potrebbe dirsi che il S. Crocifisso sia stato collocato 
in tale posto successivamente al 1576, adducendosi a motivo 
che solo da tale tempo data la formale disposizione del IV 
Concilio Provinciale prescrivente che in ogni Chiesa, e specie 
nelle Parrocchiali, si ponga il Crocifisso sotto I'arco od al- 
meno all'ingresso della Cappella Maggiore. fi da sapersi che 
tale uso praticavasi in molte Chiese fino dal secolo XIII : 



(1) Porro, pag. 3 e 6. 



bO IL SS. CROCIKISSO DEI, LA MADDALENA 

altrimenti il Lodi I'avrebbe riferito : inoltre nei Sinodi nostri 
la detta prescrizione non appare che in quello celebrate da 
Mons. Gera 1' anno 1637, e quindi molco dopo T epoca cui 
rimontano le prime sicure notizie di questo S. Crocifisso. 

E la rimase fino a dopo la costruzione della nuova Chiesa, 
non avendo prima la popolazione permesso che di la si ri- 
niovesse per essere altrove collocate, sia pure anche piu ono- 
revolmente, come appunto avvenne in confronto del Pre- 
vosto Cesano o Cesari. Voleva qucsti trasportare il S. Cro- 
cifisso dair architrave ad una decorosa cappella da lui fatta 
appositamente costrurre, nell'anno 1641, di fronte a quella 
deirimmacolata Concezione ; acconsenti anche il Vescovo 
Mons. Gera, che si offerse anzi per la solenne funzione, ma 
si opposero parecchi della Parrocchia e si intento causa Ec- 
clesiastica. Duro questa a lungo e fu decisa con decreto i 
Dicembre 1642 dalla S. Congregazione dei Vescovi e Reg. di 
Roma, ordinante che a il Crocifisso grande che si conserva 
sopra Tarchitrave della Maddalena non possa mai in alcun 
tempo esser mosso per coUocarlo in detta Cappella od altro 
luogo, sotto comminatoria di gravi pene. » 

£ vero che di questo S. Crocifisso in tale luogo non 
si fa cenno nelli Atti di Visita eseguita da Monsignor Sca- 
rampo alia Chiesa della Maddalena il 1573, venendo invece 
indicate in quelli di Mons. Federici T anno 1579: ma tale 
silenzio puo essere efi^etto non d'altro che d'una ommissione, 
facile per un inventario che per la prima volta si faccva. 

D'altra parte pero b a notarsi, che 1' apposizione del 
S. Crocifisso in tale luogo e la divozione del popolo verso 
dello stesso (per esserglisi mostrato tanto propizio in tempo 
di siccita) se avesse avuto principle nel deito tempo dal 1573 
al 1579, al Lodi, nato nel 1590 e morto 1656, e tanto dili- 
gente indagatore delle patrie cose , sarebbe state facile il 
determinare tutto cio. Egli I'avrebbe certamente fatto poich^, 
solamente colle memorie dei suoi maggiori e della precedente 
sua generazione, poteva risalire fino al 1550 e dare fino a 
quell' cpoca sicure notizie. Invece egli nulla riferisce di cio; 
anzi, come si dissc gia , il Porro gli attribuisce d' avere 
ritenuto e scritto che quel S. Crocifisso avesse un'antichis- 
sima origine, fosse state cio^ trasferito dalla vecchia Lodi, 



\L SS. CRO6IFISSO DELLA MADDALENA 5l 

ove prima della sua distrazione aveva particolare venerazione. 
Mostrammo I'errore di tale credenza ; ma questa ha tuttavia 
un lato positivo ; esclude ciofe in modo evidente che il 
S. Crocifisso possa avere avuto una origine tanto vicina ai 
tempi del Lodi; doveva necessariamente rimontare piu in Id. 
Tanto il Lodi che il Porro , vissuto dal 1620 al 1690, ci 
danno notizie le quali spiegano il formarsi della particolare 
devozione del popolo a questo S. Crocifisso. Scrive il Lodi 
nel 1652 che esso: « in tempo di siccita, occorrendo farsi 
processione con V intervento di S. Reliquie , ad pluvia impe- 
tranda , suole ordinariamente portarsi essendosene vedute 
grazie particolari. » Aggiunge il Porro; « questo crocifisso 
era solito moversi per I'addietro per portarlo in processione 
per impetrare pioggia nel tempo di gran siccita; il qual ac- 
cidente rare volte accadendo, occorreva (ne seguiva) che so- 
lamente per ottenerle era visitato e frequentato dal Popolo, 
fuori del qual caso non era eccitato piu che tanto concorso)). 
Per quanto ancora dice il Porro, pare che cosi specializzata sia 
rimasta la devozione dei Lodigiani fino al 165 r, poich^, se prima 
solevasi ricorrere a questo S. Crocifisso in occasione soltanto 
di siccita, successivamente e per 1' opera del Prev. Cesareo 
e per disposizione di Mons. Vescovo Vidoni introducesi la 
pratica di ricorrere ad esso in qualsiasi pubblica e privata 
calamitd: e la comune fiducia fu largamente compensata. 

Senza nulla pensare di singolare e straordinario o me- 
raviglioso sulle origini di questo S. Crocifisso poich^, come 
altri, sarebbe uscito di mano a qualche scultore di casa nostra; 
di particolare ebbe questo che quale Crocifisso monumentale 
trionfale fu posto nell'alto della Chiesa della Maddalena 
quasi ad invito di speciale attenzione per parte dei fedeli 
venienti nel santo luogo, accio riconoscessero che Egli era il 
padrone di casa (i). A tale vista Tanimo rimane subito conquiso, 
dominato; le ginocchia si piegano all' adorazione ; naturale, 
spontanea nasce in petto la fiducia piu grande e sicura in 
Colui che si mostra tanto potente d' avere vinta persino la 



(I) Hoppenol S. J.: t Le Crucifix •; pregevole opera, sia nel senso 
religioso che slorico-arlislico. 



5*2 IL SS, CROCIPISSO DEI.LA MADDALENA 

morte, tanto generoso e benefico verso gli uomini d' aveer 
data la stessa sua viia per loro. Questo fu anzi il senso 
mistico che condusse la pieta dei tedeli , le attenzioni della 
Chiesa e delli artisti a collocare il Crocifisso a tale posto 
in tanti Tempii, prima ancora di una formale e generale di- 
sposizione. Puossi anzi ritenere che questa sia stata concre- 
rata e sancita dopoch^ in fatto si riscontro tutta Taliezza del 
significato e la profonditi della impressione che nel popolo 
produceva una tale pratica. Nata essa, come si disse, verso la 
fine del Secolo XII o sai primi del XIII, aveva fatto sua 
comparsa in parecchie chiese, specie in quelle di stile roma- 
nico, dove I'arco trionfale si puo dire sia stato trovato per 
accogliervi il Crocifisso trionfale: da noi venne generalizzata 
assai piu tardi. 

£ naturale pensare che ove, come appunto alia Maddalena, 
fosse gia attuata, esercitasse qualche speciale effetto, e fosse 
causa a determinare nei fedeli particolare fiducia e devozione: 
naturale ancora pensare che, in occorrenza di pubbliche 
calamita, quale terribile e disastrosa per noi si presenta 
quella di una prolungata siccita, facendosi pubbliche proces- 
sioni di penitenza o deprecatorie e portandosi in esse le Re- 
liquie dei Santi, da quel della Maddalena si avvisasse con- 
veniente e ottimo mezzo di riuscita nelF intento , far inter- 
venire anche quel S. Simulacro, che per la speciale sua po- 
sizione tante confortevoli cose loro significava. Naturale 
infine che, piacendo alia Divina Bonta eleggere in Citta nostra 
un luogo ove dare speciali sue manifesiazioni, coronasse tali 
processioni, per la fiducia ed onore mosrrato al S. Croci- 
fisso, col conseguimento deirinvocata grazia. Era anche piu 
naturale che da cio conseguisse nel popolo una maggiore fi- 
ducia esi determinasse una speciale devozione, la quale, venendo 
confortata dalla concessione di altre grazie in pubblico ed in 
private, doveva crescere ogni di piii e dare mirabili frutti. La 
via era aperta, non rimaneva che percorrerla con fede e tra- 
sporto. Ecco allora affluire il concorso dei fedeli, la piet^ del 
Parroco lo fomenta; il numero delle grazie si moltiplica e 
largo largo si diffonde la lieta notizia, altri eccitando ad ac- 
correre a tanta fonte di salute. Affluiscono di conseguenza 
anche le offerte e con essi i mezzi di rendere piu manifesta 



IL SS. CROCIPISSO DELLA MADDALEMA 5d 

e solenne la devozione dei fedeli verso del S. Crocifisso. 
Allora anche la Comunita iiiterviene ed a mezzo dei suoi 
Amministratori registra i faiti di cessate pubbliche calamity, 
in riconoscenza di che decreta solenne onoranze o il com- 
pimento di voti con assegnazione di ricchi doni. Di cio ab- 
biamo prove nelle memorie delli storici nostri contemporanci 
ai mirabili fatti o nelle Provvisioni del Comune. Tralascio 
dire di cio perch6 ben noto: qui solo accennero che il pio 
movimento non ha piii avuto termine, ma sempre piii felice- 
mente progredi fino a tanto da raccogliere in fiorente Confra- 
ternita o Societa (r) i devoti del SS. Crocifisso e far conoscere 
che bisognava innalzare a Lui un piu vasto e degno tempio 
(1720 al 1743). Di tale Confraternita si hanno sicure notizie 
col 1739 circa; non dovendosi pero essa confondere con altre 
erette sotto altri nomi nella stessa Chiesa Parrocchiale e tanto 
meno colla Compagnia del SS. Crocifisso, eretta nella Chiesa di 
S. Croce, in giurisdizione della Parrocchia del SS. Salvatore. Di 
questa abbiamo, in data del 2 Marzo 1582, una domanda diretta 
al Vicario Generale Mons. Amidano, per ottenere venisse loro 
concessa, come fu, la facolta di fare una processione vicino 
ad un' ora di notte per la Citti visitando le quattro Chiese 
che furono gia deputate per I'Anno Santo e di ripetere tale 
processione ogni Venerdi di quaresima di ciascun anno per 
I'avvenire conforme I'operato in altre Citta vicine. I Confra- 
lelli di tale Compagnia o Disciplini, vestivano in funzione un 
sacco nero, e la Confraternita loro era aggregata all'Arcicon- 
fraternita di S. Marcello « de Urbe » : fu essa soppressa I'undici 
Luglio 1785, e la Chiesa di cui rimangono ancora larghe 
vestigia nella Casa in Via Gorini al Civico numero 11, fu 
profanata il 10 Maggio 1786. La Societd invece del Santo 
Crocifisso della Maddalena non ebbe mai un proprio distin- 
tivo, stette sempre a s^ e prospera tuttora, con adesioni in 
tutta la Citti. Si propone essa di curare in speciale modo 
il culto del SS. Crocifisso e il bene dei Soci, dopo morte, 
con determinati suffragi. 



(1) Spero polere dare maggiori nolizie di quesla e della Chiesa 
in una prossima pubblicazione. 



54 It. SS. CROCIPISSO DEI.LA MADDALENA 

Giunto a questo punto, posso io ritenere finito il mio 
compito. Nelle mie congetture ed induzioni non chieggo cre- 
dibility^ maggiore da quella che ponno meritare per la natura 
loro ; solo mi preme affermare una cosa, riannodandomi cosi 
il punto di partenza. Non solo non pensai distruggere asso- 
lutamente Tuna piuttosto che I'altra o tutte ed in modo indi- 
scutibile le tradizioni finora corse intorno I'origine del S. Cro- 
cifisso. Nemmeno dubitai che, pure ritenendosi la spiegazione 
da me offerta e che molto si avvicina a quella del Remitali, 
ne possa in qualche modo essere scemata o compromessa 
la versione della devozione delli fedeli al S. Crocifisso. Qua- 
lunque ne sia T origine, piu o meno antica , piu o meno 
straordinaria, resta sempre straordinario e meraviglioso il 
modo col quale la Divina Bontd ha voluto in questo Cro- 
cifisso manifestarsi. Potrebbesi anzi osservare che quanto b 
umile r origine , tanto piii riesce mirabile ed eccitante alia 
fede od alia pieta il mirare i straordinari e portentosi fatti 
seguiti. Cosi a' tempi di Cristo i concittadini del Dio Uma- 
nato, veggendo i suoi prodigi ed udendo la mirabile sua dot- 
trina, si domandavano: « E non h questi il figliuolo del fabbro 
di Nazaret? » Ai tempi nostri la taumaturga imagine di Pompei 
non ebbe una ben oscura ed umile origine, venendo tolta 
dalla bottega di un rigattiere e portata a Pompei su rozzo 
carro? Pare anzi entri nelTeconomia della Divina Provvi- 
denza servirsi preferibilmente dei mezzi minimi e piu umili; 
a quanti credono in Essa, non altro spetta che affidarsele 
fiduciosamente. Dio h in mezzo al suo popolo e, da luogo a 
luogo, con diversita di forma, ma sempre con grande bonti 
di intento, con secreto ma sapiente disegno, va manifestando il 
desiderio suo di sollevare le miserie degli uomini da Lui re- 
denti. II mondo irride alia nostra Fede ; a noi il credere, 
sperare ed amare. 

Lodij Giovedl Santo, 12 Aprile 1900. 

Aw. Giovanni Baroni. 



» 



ATTI DELLA DEPUTAZIONE STORICO -ARTISTICA LODIG. 55 

ATTI DELLA DEPUTAZIONE STORICO-ARTISTICA 



Nella sedula del 22 aprile venue approvalo il Cou- 
sunlivo 1899 oelle seguenli risultaoze : 

Allivila palrlmoniali deiresercizio 1898 L. 8478, 02 

Residui allivi di Amminislrazione 1898 » 1183, — 

Kesidui passivi di Amminislrazione 1898 » 200, — (I) 



Kendile 1899 L. 488, (il 

Spese 1899 . 127, 60 



Conto dl Cas«a 

Inlroili L. 2756, 18 

Spese » 2727, 60 



Fondo di Cassa dell'esercizio 1899 L. 28, 58 



Allivila palrimoniali deil'esercizio 1899 L. 8478, 02 



Residui allivi d' Amminislrazione L. 1494, 85 

Residui passivi » 200, — 



Residui allivi disponibili L. 1294, 85 (2) 

Si delermina di ioollrare praliche airUfficio Regionale 
per la conservazione dei Monumenli di Lombardia per co- 
noscere le disposiziooi sue riguardo ai fondi pei rislauri 
al lalo meridiouale della Chiesa di S. Francesco , onde la 
Depulazione possa regolarsi a norma dei risultali di quelle. 

Si delermina pure di ofQciare la Giunla Muoicipale 
perch^ vengano raccoUi nel Civico Museo i seguenli oggelti: 
, Alcune banderuole della Guardia Nazionale, alcuni bolli 
vecchi del comune dl Lodi, le chiavi dorale della Cilia, il 
buslo di 31aria Cosway, e due disegui pel monumenlo della 
ballaglia dal Ponle d'Adda, 10 Maggio 1796. 



(1) Slanziate per i rislauri della Chiesa niuuumentale di Ccrreto. 

(2) Di qiiesla soinma sorio gia stauzialo L. r)U() poL rislauri della Gliiesa dl Sau 
Francesco — e L. hOi) per quelli della Gliiesa di S. Bassiaiio di Lodi Veccliio. 



56 VARIETX - MISSIVE DUCAM 



Si propone l;i nomioa di alcuni ouovi membri della 
Depulaziooe, da firsi dal ('onsiglio Comuoale. 

Si discule sui mezzi per owiare al progressive depe- 
rimenlo deU'afTresco sollo il sepolcro Fissiraga io S. Fran- 
cesco — e sul luogo dove porre la lapide commemoraliva 
della Ballaglia del Poale e della pirtenza degli Austriaci. 

M, Giovanni Agnelli. 



V^R\ET> 



MISSIVE DUCALI 

Poleslali, Comuoi et homlnibus Bacae Abduae. 

Facendo noij condure una bona quaniila de biava de 
piasenlina li a Caslelnovo per dare a le noslre genie darme 
mandianao la el nobile noslro carissirao ciladino de Lode 
presenle porladore Marlino da Tresino 11 quale habia ad 
recevere dicla biava el dispensaria secondo che gli ordina- 
remo: perlanlo volioao che pruvedlali de una o due jdonee 
el sufGcenli slanlie per reponere dicle biave et ullerlus per 
slancia per Io dido Marlino per quelli quallro o oclo di 
havera ad slare facendo che le carra de li conducano dicla 
biava dalle nave alia lerra segondo ve richiedera esso Mar- 
lino al quale credereli el obedireli in quesla maleria quanlo 
faresli alia nostra propria persona. 

Laude XVIIJ Sepl. 1451. 

ClCHUS. 

(ArcL Dacale — Milano — Missive, Lib. 5, pag. Mi). 






PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 



DIRETTO DA GIOVANxNI AGNELLI 



(IQOO) 

(Aprile, Maggio, Giugno) 



SOMMARIO 



ME M OR I E 

Giovanni Agnelli. — Ospedali Lodigiani: Ospedale di San 

Giacomo fpag. 57J. 
— Luoghi perduti : La Corte di Ronco fpag, 61), 
Documenti del secolo XV riguarda.nti localita del Basso Lo ■ 

digiano (pag. 66J, 
Noiizie varie (pag. 74). 

Giovanni Agnelli — Cesare Vignati (pag, 81), 
Leitere deiring. Dionigi Biancardi (pag. ^y). 
Pubbiicazioni (pag. 102). 

LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE QUIRICO E CAMAGNI 
1900. 



n 



OSPEDALI LODIGIANI 



Ospeclale di S. Ciriacomo 



Queslo ospedale fa fondalo da Anselnao Temacoldo, 
senza dubbio parenle prossimo di qael Pielro che fu pa- 
drone di Lodi dal 1B28 al 13B5. Anselmo, nel suo tesla- 
menlo ro^alo da AndreoHo Fellalo nolaio lodigiano il 26 
Agoslo 1347, islilui queslo Ospedale col manlenimenlo di 
quallro lelli per i pellegriui, e per Telemosina ai poveri di 
quanlo polesse avanzare adempiula rospilalila. \y\ deno- 
minazione di queslo ospedale deriva dalTessere slalo erello 
di fronle alia chiesa, allora parrocchiale , di San Giacomo 
]\laggiore aposlolo, nei pressi di Porta d* Adda. L'ammini- 
slrazione di queslo Luogo Pio, e la sopraioleodenza del me- 
desimo fu raccomandata al Consorzio del Clero di Lodi, nel 
cui nome slipulo Alcherio dell'Acqua, canonico della Calte- 
drale, come uno dei depulali del Consorzio naedcsimo. 

L'eredila di Anselmo Temacoldo consisleva, ollre che 
delle case in cui venue erello rOspedale, in due case nel 
luogo di Cossa^o, c iu perliche 303 di lerra Ira anloric. 
pralivc e aviiale ivi conliguo ; con allre perlioho 203 ira 
boschi e zerbiposle nel medosimo luogo. Di piii perliche 



24 Dei Chiosi di Porta milaneso 



perliche 15 oei Chiosi 
5 



558 OSPEDALI LODIGIANI 



di Porta d'Addn, e una casa iu Lodi nella parrocchia di 
S. Maria Maddaleiia. 

Ollre a quesli beoi lasciali dal fondatore, Tospedale 
in seguilo fu beneficalo da Pierino Tavazzano con suo le- 
slameulo 2 (liugno 1382, a rogilo di Bertolino Tradali, 
iiolaio lodigiaoo. 

Qaanlunque nella fondiaria fosse ordinate che Tamoii- 
nislrazione deH'ospedale dovesse perpeluamenle essere affl- 
dala al Consorzio, esclusi lulli i membri delia famiglia del 
fondatore e loro eredi, tullavia oolT aodar del tempo 1 Te- 
macoldo vi si intrusero. Di qui 6 che Gaspare, Melchiorre 
e fra Anselmo fralelli Temacoldo avendo cosliluito loro 
procuratore generale, con istromento rogato da Ignazio de' 
Servilori nolaio lodigiano Taono 1417, Marco de la Dama, 
ad affitlare per anni 9 a qualunque persona i beoi atlinenli 
airospedale, con licenza delTordinario diocesano, riescirono 
a farsi inveslire dal vescovo, ed in perpeluo, di lutli i beoi 
e ragioni che Tospedale aveva nel luogo di Cossago per 11 
fitto di Lire dodici da pagarsi ogni anno, per la fesla di 
San Martino al procuratore del Consorzio, con patio che i 
fillabili per 1 primi due anni non pagassero alcun Gilo, per 
Irovarsi quelle lerre affalto incolte. 

L'anoo 1470 Antonio (larofolo, uno del deputati del 
lest6 eretlo ospedale Maggiore, in forza del decreto di gooq- 
signor Vescovo Carlo marchese Pallavicino, prese il pos- 
sesso di questo ospedale per istromento rogato da Barto- 
lomeo Calchi, notaio, il 7 Maggio. L'ospedale allora aveva 
sette letti, ed uno per il custode. 

Avvenuta la morte dei fratelli Temacoldo, e passato 
Taffilto dei beni in Elena Zamora , vedova di Gaspare Te- 
macoldo, Tospedale Maggiore intenlo il giudizio di nullita 
(lella inveslilura avanti a Riccardo San (liorgio vicario del 
Podesla di Lodi, il quale sentenzi6 a favoro delT ospedale 
con istromento a rogilo di Oaofrio Bracco. Ma la vedova 
Temacoldo si appell6 da questa sentenza, per cui le parti 



OSPEDALl LODIGIANI b& 



vennero a composiziooe con alto rogalo da Giovanni Co- 
lioli il 13 Ollobre 1470: per quesla Iransazione la Tema- 
coldo rinunci5 airappellazione e rilasci6 lulte quelle lerre 
all'ospedale; dalfaltro canto i depulati dell'ospedale si ob- 
bligarono di pagare il fitto di Lire 12 ogni anno alia Te- 
macoldo vita sua durante, e di fare amplissima liberazioo^ 
di lutlo quello che potessero mai prelendere dalla per- 
sona sua. 

L'ospedale Maggiore prese possesso formale di quel 
beni Tanno 1472 per islrotnenlo rogato da Barlolomeo 
Calchi il 3 Dicembre. Dopo questa lite i depulali deH'ospe- 
dale ne ebbero un' allra col Consorzio, pretendendo i me- 
desimi il dominio lolale e la sopraintendenza del luogo Pio 
a termini della fondiaria delT Ospedale Maggiore : e con 
lutto cbe Gaspare Bulgaro, Vicario del Podesla di Lodi, 
sentenziasse a favore del Consorzio il 7 Dicembre 1475, 
e la medesima i>enlenza venisse confermata da Nicolo Ca- 
damosto doltore collegiato di questa citla il 7 Maggio 1481, 
nulla di meno Tunione ebbe effetto. 

Ai tempi di Defeodente Lodi (1650 circa) tra lanti 
allri ospedali concentrati colTOspedale Maggiore, solo quello 
di San Giacomo rimaneva in piedi, e serviva ancora al be- 
neficio dei passeggieri e del pellegrini che non avevano 
mezzi per ricoverarsi altrove. Quesli pellegrini, onde ol- 
lener i'alloggio, dovevano presenlarsi alf Ospedal Maggiore 
a rilirare il segno di presenlarsi al prefetlo deH'Mbergo. 

II numero dei letli assegnati dal fondatore venne in 
seguito accresciuto a norma dei mezzi e delia frequenza 
delle persone che vi facevano capo : verso la mela del se- 
colo decimo seltimo erano sei. 

In quanto poi alia elemosina ai poveri prescritta da 
Anselmo Temacoldo, quantunque vi fosse una dispensa dai 
papi concessa al vari ospedali concentrali nel maggiore, per 
gli enormi carichi a cui dovetle solloslare, lullavia quesla 
elemosina, di quando in quando, veniva ancor dispensala 
dai depulali dell'ospedal grande. 



60 OSPEDAM LODIGIANI 



Defendenle Lodi ci reade nolo che, alio scope di av- 
visare i passeggieri e i pellegrini, si leggeva sulla facciata 
delTospizio, soUo i'immagine di S. Giacomo che offeriva a 
Gesu Crislo ed a Maria Verginc i pellegrini, i versi: 

Hoc tare ne h^ivijs hospes 2^ernociet egenus 
Principi^ hospitij provida cura cavet (1). 



Giovanni Agnelli. 



(I) Uefendenle Lodi. — Manoscrilli degli ospedali del lodigiano, 
nelln ISibliolcca Comunale di Lodi. 



LUOGHI P£RDUT1 



La Oor^te d.1 PConco 

II Signor Luigi Schiaparelli pubblica neWArchivio Sto- 
rico Lombardo (1 Marzo 1900) uo imporlanle documenlo 
(li He Bereogario (Aono 911-915) il quale donava , ad 
islanza dl Berlilia regina, e di Odone , la corle di Rodco 
nel Comilato Lodigiano, e il mercato di Vimercale al Coole 
Grimaldo. L'aulore dice che queslo Conle Grimaldo ricorre 
come lale nei diplomi Berengariaoi dal 911 al 921: ma 
DOQ speode parole per idenliQcare quesla localila, gia mollo 
imporlanle, ed ora pressoch^ dimenlicala. lo Irascrivo queslo 
documenlo regale, facendolo poi seguire da allre nollzle 
riflelleDli la sloria di quella localila. 

c< In nomine sancle el individuc Irinilalis. Berengarius 
divina favenle clemenlia rex. Nouerit omnium lidelium sancle 
Dei eclesie noslrorumijue presenlium scllicel ac fulurorum 
(induslria) Berchlilam dileclissimam coniuge noslrlque (regni) 
consorlem nee oon ed Odonem illuslrem virum dileclumque 
fidelem nostrum suppliciler noslram exorasse clemenliam 
qualenius quandam curlem que nominalur Bunco, perli- 
nenlem de comilatu Laudensi silam in codem comilalu a- 
diacenlem iuxla fluvium qui dicilur Brembio non longe a 
fluvio Lambro cum omnibus adiacentiis el perlinenliis suis 



G2 LUOGHI PERDtJTI 



Dec non et Pelrufn servus {sic) eiusilem comilalus qui in 
ipsa curie habilare videlur, filium quondam Laudoni de 
Vico AotoQiano cum uxore el Gliis ac filiabus suis seu 
quicquid ail comilalum Laudeosem perlioet de mercalo quod 
dicilur de Vicomercalum cum lelooeo vel censu aut redibi- 
lionibus cum omui curalura sua et lerram que ad eundem 
mercalum aliquo modo perlioet simul cum mansionibus et 
omnibus ad se perlinenlibus Grimaldo glorioso comili jure 
proprielario coucedere dignaremur. Quorum precibus acli- 
nali, prenominala cortem Runcum cum tola domo cullili 
sui omoibusque masseriliis alque familiis utriusque sexus , 
servis el ancillis, aldiouibus et aldianis, casis videlicet, terris, 
vineis, campis, pralis, silvis, pascuis , salalis , salionibus , 
aquis aquarumque decursibus, molendiois, piscatiooibus una 
cum prenomioalo Pelro servus (sic) eiusdem comilalus, qui 
ibidem habilare videlur, seu quicquid ab eundem comilalum 
pertinere dinoscitur de mercato quod dicilur de Vicomercato 
cum teloneo, dislriclionibus, reddibilionibus alque censu seu 
cum omni curatura sua et terra ac mansionibus exiode iusle 
et legaliter perlinenlibus iam dido Grimaldo comili in in- 
tegrum preseoli aucloritale concedimus et largimur et de 
nostra poteslate in suam poleslalem Iransfundimus alque 
donamus ad abendum, tenendum, vendendum commulandum 
et quicquid voluerit facendum , omnis poleslalis conlradic- 
tione remola. Si quis ergo hoc noslre concessionis preceptum 
infriogere vel violare quaodoque lemplaveril, scial se com- 
positurum auri oplimi libras XL... medietalem Kamere no- 
stre et medietalem prediclo Grimaldo vel cui ipse habere 
concesserit vel slatuerit. Quod ut verius credalur diligen- 
liusque ab omnibus observetur, manu propria roborantes de 
aoulo nostro subter sigillari iussiraus ». 

L'ubicazione della localila della Corle di Ronco h Ju- 
dicata nel documenlo , cio6 era in prossimila del fiumicello 
Brembio, ora Brembiolo, e del fiume Lambro, che anlica- 
mente, e fino sullo scorcio del secolo decimoterzo metleva 



LOOGHI PERDOfl 



feS 



foce nel Po mol'o al disollo (Ji Pmcenza. Ora gran trallo 
del letto deir anllco Lanabro Ira Orio e Tanlico confluenle 
h occupalo dalla Morlizza che riceve luUe le acque scola- 
IJccie del basso lodjgiaiio da Orio fioo in quel di Mezzana 
Casali. Nel documenlo non ft accennato che nella Corle di 
Ronco esislesse un caslello : ma per la posizione sua sul 
Lambro e sopra V anlica slrada che rimonlaodo il terrazzo 
padano conduceva a Loll ed a Pavia, queslo Caslello che 
si Irova raeozionalo nelle carle posleriori, dovelle ben preslo 
essere slalo erello: nnzi dnl voders che ai leoapi di Beren- 
gario molli di quesli forliliizi vennero coslruUi col consenso 
dello slesso re onde opporsi agll Ungheri, credo non di- 
lungarmi dal vero asserendo che 11 Conle Grimaldo, lanlo 
beneviso al re, assunla la Corle di Ronco, abbia poco dopo, 
slanle T imnfiinenle irruzione di quel barbarl , oUenulo fa- 
colla di erigervi il caslello. 

La propriela della corle di Ronco pasj^o piu lardo nel 
Vescovi di Lodi, che ne inveslirono i privali. Cosi da un au- 
tografo deirArchivio Vescovile di Lodi, del 2 Febbraio 1184 
risulla che un Guidollo Malberlo, gia infeudalo dai Vescovi 
di Lodi di alcuni beni siluali nella Corle di Ronco, vi ri- 
nuncia nelle mani di Alberico II vescovo di Lodi, unila- 
menle ad un canopo nelle adiacenze del Lambrello (1). Da 
un allro aulografo dello slesso Archivio, del 9 DIcembre 
1188 appare che Alberico il, vescovo, cede a Ugone Cor- 
nesano e al prele Rellebuono di Codogno le sue ragioui di 
fiUo annuale sulle corli di Ronco e di Codogno a lui do- 
vulo da Musso Biliano e allri (2). L'8 Gennajo 1311, Ar- 
rigo VII di Lussembergo, Impcralore, riconferma ad Egidio 
Vescovo di Lodi V inveslilura di parecchle cord e di pa- 
recchi caslelli, Ira cui il castro runchi el aqua Lambri 
sicut tenet ipsa curtis ex utraque parte (B). 



(1) Codice Laudense, Parle 2.» N. 108. 

(2) Codice Laudense, Parle 2." iN. 138. 

(3) Codice Laudense, Parle 2.a N. 452. 



: 



64 LtJOQHI PERDUtl 



In segiiilo, cessala T imporlaoza tiel Caslello per la 
devidzione delTacqua del Lambro in Po a Corle S. Andrea, 
ii luogo tenoe il nome di Ronco, eJ ii castello, abbando- 
nalo, inservibile e cadenle, si chiam6 Castellario, nome 
comunissimo di simili coslruzioni abbandonate e cadenli. 
II Vescovo di Lodi per6 lenne seoopre quesio luogo dal 
quale cavava Lire 900 annue di affillo con veuli cappooi. 
Duranle il lungo vescovado di Carlo Pallavicini (li56-1498) 
vennero dallo slesso prelalo concenlrale nel luogo di Ronco 
molli allri beni a mezzo di cambi e allri acquisli, per cui 
la localila, diventala nucleo di un vaslo lenimenlo, si ap- 
pell6 ancho col nome di Fittarezza. L'auno 1483 il Pal- 
lavicino invesU di quesli beni un Giovanni Francesco Fa- 
cino, milanese, con pallo che dello Facioo polesse esimersi 
dal canone di L. 900 cedendo alia mensa vescovile di Lodi 
allri beni equivalenli: Taono 1492 infalli si venne al cambio, 
per il quale il vescovo di Lodi ebbe i beni di Mangialuppo, 
poi Branduzzo pavese, il Guado delle Fonlane, e perliche 
505 siluale nel lerrilorio di Pollarano, Modignano, Bonco 
Marzo e Isola Balba, luUl livellall per L. 900 e 20 cap- 
poni a Gasparino Casali (1). 

11 nome alluale di Begina Filtarezza proviene a quesla 
localila dalla strada regina che vi passava, e vi passa lul- 
lora : solo che anlicamenle V abilazione era in prossimila 
deir anlico Lambro, menlre nei primordi del secolo decimo 
seslo venne abbandonala e fu erello un nuovo grande ca- 
scinale, che h il presenle, un po' piu a monle delT anlico. 
Infalli nella Carla, delineala per ordine del duca di Parma 
Banuccio Farnese I'anno 1582 dairingegnere Bolzoni, sono 



(I) Ci6 risulla da numerose carle nell'Archivio della Mensa Ve- 
scovile di Lodi, riassunle nell'Invenlario Manoscrillo di Giacomq An- 
ionic Porro, compilalo sullo scorcio del secolo decimo sellimo* 



LUOGHI PERDtJTI 65 



segnale due FiUarUie , la vetus sulla sioislra delT anlico 
Lambro, e Tallra piii in su, delle la prima Fitarilia Vetus 
Illustrissimo Co. lo. Baptistae Stanga; e la seconda Villa 
Fittarilia nova. Co. lo. Bapt. Slang hae Cremonen. in 
spirilualibus sab cur a Guardamilij agri Laudensis, 

Per mancaoza assolula di documenli, avendo in se- 
guilo falto parte dei terrilori di Piaceoza, noo possiamo 
forniro uileriori nolizie. Sappiamo che queslo feudo I' anno 
1666 venne conferilo ai Casuedi; che iu seguilo fu feudo 
dei conli della Somaglia, e che ora b propriela della casa 
Crivelli. 



Giovanni Agnelli 



DOCUMENTI DEL SECOLO XV 

ri^aardanli io«alit« del Basso Lodigiano 



Tra i moiti maooscritti le^iti a qaesta nostra Bi'blio- 
leca Comooale Ha Ales>andro Riccardi, ere liamo utile pab- 
blk^re i segaenli toUora ioeiiti, e che seuza dobbio con- 
tribaiscoDo a gettare an poco di lace salla storia di qaeila 
plaga del Dostro lerrilorio iaogo la sioislra del Po, tra il 
Lambro e !a strada che da Lodi roelle a Piaceoza. Nei 
oeneri segaeoli a qaeslo fascicolo riporleremo aUri doca- 
neoli dl qael tempo riflelleoti localila silaale tra ia slrada 
Piaceolina, I'Adda e II Po. 

La Direzione. 

.... Cuni anao pros/* praeterito MCCCCLX noQO lad.* 
seconds die veneris trigesimo mensis Decembris praelibatas 
III. D. Galeaz M.* Dax dederit et concesserit praefato Co- 
miti Alberto Scoto coram ipso Domino Duce flexis genibas 
constitato stipulanti et recipienti pro se s'lisqae filiis et 
desc^ndentibas mascalis et le^iptimis et de legiptimo matri- 
monio, lineaqae masculina natis et nascitaris in feudam 
rectam verum , antiqiam paternam, avitum pro avitam , 
lionorabile et gentile ac iare etc. etc. ac in titalam et nomine 
comitates recti veri publici solemnis et hoaorabilis prae- 
dictam teTam et locum Fombii dio^esis et districtus Civi- 
tatis Placfntiae cam omnibus et singulis eius territorio fi- 
nibas et pertinentiis ac mero et mixto imperio gladii po- 
testate et omnimoda jarisdictione ita tamen quod non in- 



iMCwmssn ywu becolo xv 



67 



teiiig- 
Albe: 
fiiiis • 

f 



Us;:. ::i^ :^- 

Trot;.- : ^ r 

se se et D. lok' Grale^ 
c redibus r*. 

bertum .^ 



'■:. ^llodlalia ipsias Comitis 
mino et Daci eiusqae 

:i::5, etc. : -: '. : i: re- 

- -r.^y^ '^ ^ - '- et 



.1 i&liiiS puui: 1 

. m de Ca:iib:2^ : 
zona L::i' .: 



Hi Drimj^e:;"/ 



5 etc. : r 

It i. , r -r::. etc. de 

separatiooe meri et mixti imperii etc. intratls 
ct emolameDtis, : z^ :i. : : : reservatio : : : 

etc. etc. BenuntU: -^ t : 

Praefatas C : " — ^ : : . rogavit et ro^ 
Christoforam : t r .:_;.:.:: i : h 

notarios pub., e: =. rs :ii:r s 



Neirifl J D :eaibre, anzsciuto si legge: 

. . . . terram et . iz: Fombii dioeesis et districtas Civi- 
tatis Placent.ir ^i. i is sais jaribas et jarisdietioLib :5 
fconorant::s i:i^ ^s ' - -*'i» actionibus, bono: : : - 

privilrgiis r. ^. . s terrae et loco spe i 

tibas et qaae eldem 111.' D. Daci hactemas pertioere ^ 
praesenti spectaot jure domioii etc. de facto sea eons-:: • 
dine totaliter separarit et liberavit etc a civitate et dis;: :. ^ 
Placeotiae et ab omni eias Tel eorum jarisd.^ imperio etc. 
iDstituit ecc. ita et taliter at dicta terra cam territorio 
et pertineotiis sais dicatar iocuM pnprUs novi et veri co- 
mUatus. 

Id Nomine Domini. Amen. A duo a Xativitate eiasdem 
MlUesimo, quadricentessimo, sesagessimo, secando. Indicione 
decima, die primo Mensis Aprilis, hora Tesperaram : 

In terra cagnoli ridelicet ia castro Yignalis dictae 



68 DOCUMENTI DEL SECOLO XV 

terrae Ibique in mei Notarj et Testlum infrascriptoram 
praesentia Magnificus Vir dominus Johannes de Fedricis 
filius quondam Magnifici et potentis Viri Domini Stephani 
dicti Todeschini omni jure via modo causa et forma quibus 
melius et validius potuit et potest dedit concessit et locavit 
ac dat concedit et locat ac investivit et investit ad futurum 
et nomine ficti Strenuum Virum dominum Johannem de 
Diano dictum Viciao ducali Squadrerio filius quondam do- 
mini Francisci et Guillelmum de Conteriis dictum clericum 
filius quondam Martini huius loci Orii episcopatus Laude 
ibi praesentes stipulantes ac recipientes a kalendis martii 
proxime praeteriti usque ad septem annos proxime futures 
nominative de pasculis et jurisdictione pasculandi cum 
bestiis cuiuscumque maneriei sive in infrascriptis proprie- 
tatibus et bonis tarn boschivis quam cultivis prefacti domini 
Joannis sitis et jacentibus de ultra Lambrum (I) videllzet 
primo in possessione Cantonate et guerriate simul se te- 
nentibus quomodo et non aliter sit sita et jacente ut supra, 
cui coheret ab una parte videlicet a mane Strata Mediola- 
nensis in parte, et in parte ecclesia maior mediolani et ia 
parte illi de Gringhis a meridie flumen lambri prefacti do- 
mini Johannis a sero et a nulla hora dictum flumen Lambri 
Item in possessione de la minuta (2) quantaquaque sit sita 
et jacente de ultra lambrum (3) ut supra cui coheret ab 
una parte usque a mane infrascriptus dominus Johannes 
pro dossis de zenero mediante Strata mediolanensi , a me- 
ridie flumen lambri a sero praefactus dominus pro dossis de 
zenero mediante strata mediolanensi a meridie flumen lambri 
a sero prefactus dominus Joannes pro possessione de la Can- 
tonata et a nulla hora idem dominus Joseph pro posses- 
sione supra dicta. Item in valle colonnarum (4) quanta- 
quaque sit sita et jacenti ut supra cui coheret videlicet a 
mane prefactus dominus Johannes pro dossis de Zenevero 
mediante Strata suprascripta Mediolanensi, a meridie flumen 
lambri a sero et a nulla hora prefactus dominus Johannes 



(1) Rispello a Chignolo, danque ad est del Lambro. 

(2) SoUo Somaglia. 

(3) Infalli rispello a Chignolo la Minula, essendo a nord di Lambro, 
era ultra Lambrum. 

(4) Delia colonne? 



J 



DOCUMENTI DEL SECOLO XV 69 



pro sua possessione Cantonate(l). Item de dossis de Zenevero 
et bosco grosso videlicet pro illis juribus que habet pre- 
factus dominus Johannes in dictis dossis et boscho groso , 
quantaquaque sint et non aliter sitae et jacentes, utsupra 
cui coheret a mane morticia, a meridie flumen Lambri, a 
sero prefactus dominus Joannes et a nulla hora Strata 
Mediolanensis. Sive ibi alie vel aliter sint vel fuerint aut 
esse consueverint coherentie veriores. Et quasquidem pro- 
prietates et pascula et bona suprascripta ut supra eisdem 
domino, Johannes et Guillelmus investitis ipsi dominus 
Johannes et Guillelmus fuerunt confessis sponte habere 
pro consignato et esse ad possessum, nomine prefacti do- 
mini Johannis de Fedricis. Eo modo et forma prefactus do- 
minus Johannes fecit et facit hanc presentem Investituram 
et locationem dicto domino Johanni et Guglielmo de pre- 
dictis superius investitis quod ipsis dominus Johannes et 
Guillelmus beredisque et successores sui durante presenti 
locatione et Investitura predicta habeant et teneant gau- 
deant possideant et quasi de eis faciant et disponant 
quidquid voluerint more tamen aliorum bonorum fictabilium 

meliorando bonifficando et non pejorando Et ita 

prefactus dominus Johannes de Fedricis promissit 

domino Johanni et Guillelmo ibi presentibus adim- 

plere dominus Johannes et Guillelmus pro se se 

suosque heredes et successores conveniunt prefacto 

domino Johanni ibi presenti stipulanti et recipient! dare et 
solver omni anno durante presenti investitura ut supra in 
dictis kalendis martii incipiendo in rateum florenos centum 

primo quod suprascriptus dominus et Guillelmus 

possint et valeant incidere omnia ligna que sunt in pos- 
sessione minute et de ipsis lignis disponere pro eorum 
libito voluntate et que sunt infra dictas coherentias, vide- 
licet a mane Strata mediolanensis a meridie flumen lambri 
I sero prefactus dominus Johannes pro possessione canto- 
aate et guerriate et a nulla hora (nord) idem dominus Jo- 
lannes, pro possessione dossorum et rovesellorum incipiendo 
I fossato qui vadit in flumine lambri ita et taliter quod 



(!) Dunque quesla Canlonala e proprio quella presso la Minula e 
'aslelnuovo di Iloncaglia nel lerrilorio di S. Crislina nel piacentina 
1371 ecc.)?? Cerlo era presso il Uollo, es^endo a sera della Minula, 



70 DOCUMENT! DEL SECOLO XV 

sit in ellectione ipsoruin fictabilium incidere omnia ligna- 

mina et rongare si eisdem placuerit possint et val- 

leant incidere omnia ligna in boschis Groso utsupra eisdem 
investitis pro illis juribus que habet prefactus dominus 
Johannes et de illis lignis disponere pro eorum libera vo- 

luntate Item quod prefactus dominus Johannes, de 

fedricis possit et valleat absque aliqua condicione et mol- 
lestia ipsorum domini Johannis et servilli ronchare seu 
ronchari facere in dossis de roncselis vel in aliis partibus 
superios predictis possessionibus utsupra eisdem domino 

Johanni et Guillelmo investitis ubi placuerit Item 

quod suprascripti fictablles possint turn cum licentia pre- 
facti domini Johannis de Fedricis et non aliter facere seu 
fieri facere cassamentum unum et capsinam unam de lapi- 

dibus et coptura caporum Item fictabile teneantur 

et ita promisserunt domino Johanni de Fedricis exbursare 
libras ducentum imperiales pro subsidio presentis locatio- 

nis Ego Johannes Antonius de Butigelis publicus 

papiensis imperialique auctoritate notarius hanc chartam 
scripsi 

1A64 - 27 Settembre 

In loco de Sacto Martino prope Somaliam in domo Bart- 
de Cavatiis, presentibus Johanne de la ecclexia provixionato 
ducali et Georgio de Zeni de papia ambobus habitantibus 
ibidem, e Magistro Johanne de Galarate habitatore Somalia, 

Ibi ven. dominum presbiter Antonius de Bergognonis 

et Pinus de Susciano habitantibus in Castri Sancti Jo- 
hanni epis. plac. procuratores Arduyni de locarni alias 
habitantes loci de la Somalia , et nunc hab. castri Sanct 
Job. — Investiunt ad fictum ad annos sex Bartol. de Ca- 
vatiis Comitem Somalee, nunc habitantem in loco S. Mar- 
tini, de petia una terrae de veteribus vitibus, per. 13, in 
terr.° Somalie ubi dicitur in Montecucho cui coheret strata 
qua itur a Somalia ad Caxale, strata qua itur in Caregio 
(e dai beni Cavazzi) — Item de petia terre per. 55 in terr.** 
Somalie ad Albarelos cui coheret strata regine , strata co- 
starum, (i beni di S. Maria di Monte Oldrato, e del beni 
Cavazzo, per 1!2 lire imp.). 

(Hag. Molla — Pergam. aul. ined. Arch. Soraaglia). 



I 



DOCUMENTI DEL SECOLO XV 71 



1469 die 50 Decembris — Dux Galeaz Maria Infeudam... 
comiti Alberto Scotto filio qaondain Domini Gregorii locum 
terram et castrum Fombii episcopatus Placcntiae cum se- 
paratione etc. exemptionibus etc. cum reservatione supe- 
rioritatis et datiis mercharitiae etc. per instrumentum ro- 
gatum perDominum Christoforum de Cambiago secretarium 
signatum Ciclius. 

1481 Ultimo Decembris, Dux Johannes Galeaz cum li- 
centia Duels patrui Ludovici recognovit et investivit de 
dicto loco Fombii, (quo in loco adsunt prata quae irri- 
gantur ex aquis sortivis opere etc.). Magnificum equitem 
Auratum Doininum Johannem Jacobum de Trivultio procu- 
ratorcm Comitis Troyli et Hectoris tilii quondam Comitis 
Alberti. 

1470 die 18 Octobris Dux Galeaz sive eius procuratores 
fecerunt venditionem de exemptionibus ac imbotaturis nee 
non de datio panis vini et carnium pro duobus hospitiis, in 
locis Casalegii et Coste episcopatus Placentiae una cum 
infeudatione Domino Comiti Alberto Scotto filio quondam 
Domini Gregorii pro pretio librarum 1503 solidorum 12 de- 
nariorium 6. 

Postea successive per alios procuratores prefati Ducis 
qui retracserunt venditiones ante factas ab octo libris in 
sex. Factum et conclusum fait quod prefatus comes Al- 
bertus pro dicta venditione Casalegii et Coste solveret alias 
libras 505 solidos 4 denarios % pro compieta solutione, et 
sic solvit Domino Antoniolo Angusole Thexaurario tunc 
ducali. 

1481 ultimo Decembris, Dux Johannes Galeaz cum 11- 
centia Ducis Ludovici patrui facit primo mentionem vendi- 
tionis exemptionis imbotaturarum ac duorum hospitiorura 
in locis Casalegii et Coste facte die 3 Octobris 1466 et de 
renovatione homagii et fidelitatis in Duces Galeaz et Bonam 
postea Ducissae Bonae memorie 1477, etc. — Rogatura per 
Johannem Antonium de Girardis, B. Calchus. 

In quibus bonus adsunt molandinum et prata pro usu 
quorum uiitar ex acqua Trebiae empte. 

Item habet portum super Trebiam redditus librarum 
40 in anno. 



72 DOCUMENTI DEL SECOLO XV 



i 



1475 Dux Galeaz constituit procuratorein et raanda- 
tarium suum Dominem Fabritium Elphiteum secretarium 
etc., cum facultdte de licentia vendendi ei alienandi loca f. 
et castra Barzii et gravaghi pro pretio ducatorurn 1300 auri, 
que loca et bona fuerant Tristani et Joannis fratrum et 
filiorum quondam Bartholomei Scotti confiscata per deme- 
rita etc. Cum reservatione tamen datiorum imbotaturarum 
ac panis vini et carnium pro Camera. 

1475 die 19 Januarli, suprascriptus Ducalis mandatarius 
fecit venditionem prefato Domino Comiti Alberto ut supra 
pretio ut supra, pro quo pretio iam thexaurarius generalis 
erat cautus ex duobus terminis constitutis videlicet in pasce 
resurrectionis proxima Ducatos mille et ad Calendas Au- 
gust! proxima trecentos ducatos. 

Adest confirmatio Christianissimi Reegis Ludovicis et 
Christianissimi Regis Franciscii. 

Adsunt etiam litterae Illustris Domini Generalis Nor- 
mandiae pro conservatione dictorum Comitum absolutio- 
nibus subsidiorum etc. 

(K. Arch, di Slato, Milano, Acque, Trebbia Finme — 
Porlo vicino a Piacenza 1555 . 

Joannes Galeaz Maria Sfortia Vicecomes Dux mediolani 
etc. Papiae, Angleriaeq; Comes, ac Genuae, et Cremonae , 
Dominus; ob inundationes; atque; excrementa fluminis ; 
Padi sepe numero, contingit, ut loca finitima sit a inter 
Orium, et Fumbium, tam agri Laudensi, quam Placentini 
iacturam, non levem accipiant: cui, ut occuratur, convene- 
runt accolae, sicut accepimus, de reparando, et muniendo 
suis sumptibus agere fluminis Padi, ubi eorum inter est, 
quo alvem egredi nequeat. Verum cum ad opus perficiendum 
Praesidis alicuius auctoritate Indigeant. Nos eorum consilia, 
ut sunt Dona, et utiiia non modo approbantes, sed et ad- 
iuvare cupientes, Nobilem virum Joannem Mathaeum de 
Grecis familiarem nostrum, cuius probitati Industriae, ac 
Virtuti, omni ex parte confidimus, officialem nostrum fa- 
cimus, constituimus, et creamus super reparatione ageris 
fluminis Padi ob inde facienda: Ei ius, et potestatem fa- 
cientes pecunias ad sumptus faciendos necessarias ab com* 
munibus, et hominibus sitis inter Orium, et Fumbium, tam 



DOCUMENTI DEL SECOLO XV 73 

in agro Laudensi, quam Placentino sicat, per eos, qui cum 
ipso officiali propterea deputabuntur, taxatae fuerint exi- 
gendi, inobedientes ad solutionem compellendi, exactas sicut 
opus, fuerit Impendendi, et reliquia omnia percipiendi, ac 
mandandi communibus, et hominibus locorum, et commu- 
nium ut supra sitorum quae necessaria pro eius ageris re- 
paratione utilia, et necessaria esse iudicaverit; quibus Com- 
munibus, et hominibus iniunglmus, et iubemus, ut nomi- 
nate lo. Mathaeo circam praedicta pareant, et obediant, ut 
quibus opus tamen salubre, et bonum facilius efficiatur : 
Mandamus Commissariis, Potestatibus, et ceteris officialibus, 
nee non feudatariis nostris, tarn urbis Placentiae quam 
Laudae, ut nominato officiali nostro in praedictis, et ab eis 
dependentibus auxilium praestent, et favorem sicut opus, 
et ab eo fuerint requisiti. Dat. Mediolani sub fide nostri si- 
gilli die tertia Maij 1^86. 

Subscript. B. Calchus. 

Et sigillat. etc. a tergo registratae in fol. 128. 

MCCCCLXXXXIIJ dei XXVIIJ octobris 

In Arce porte Jovis Mediolani coram Magnifico et pre- 
stant equiti Domino Bartolomeo Calcho Ducali primo se- 
cretario et in presentia Johanais Baptiste dicti Compa de 
Vicecomitibus et Leonard! de Sexto qui ibidem compa- 
ruerunt in executione litterarum ducalium eis emanatorum 
vigore ordinationis facte per 111. mo Dom. Ludovicum Ma- 
riam Sfortiam Vicecomitem ducem Barri etc. pro nobis ab- 
batie Sancti Petri de Laude veteri sitis in loco et territorio 
de Orio alios in empitheosim locatis cortis de rebughis ex 
quibus nonnuUa detinetur bona omissis. 

(Famiglie - Slanga). 



6 



NOTIZIE VARIE 



Papa Pio VI nel Lodigiano. — Da un foglio vo- 
lanle riporliamo le seguenli notizie ricavale dal Diario del 
Viaggio di Pio VI dalla sua partema da Roma fino al 
giorno della sua morle, scrillo fedelmenle da un domestico 
del suo seguilo. a II Saolo Padre che fin dal 1 Aprile 
(1799) Irovavasi a Parma, dopo siflfalli movimenli di guerra, 
fii fallo di la partire la mallina del giorno 13 e li 15 per- 
Doll6 a S. Lazaro faori di Piaceoza. Lo mallioa del 16, 
girando alTinloroo deile mura di quella cilia, passo il Po 
sopra il ponle di barche ivi coslrullo diriggeodosi verso 
Lodi, quando falie poche miglia, cio^ gionli al ponle di 
pielra siil Brerabiolo vicino a Fombio , si risconlr6 in un 
cenlinaio e piii d'uomini di cavalieria francese, il cui co- 
mandanlc inlimo pure al S. Padre ed alia comlliva di dover 
relrocedere. Da alcuni si addusse il preleslo di essere ca- 
lala I'acqua della Trebbia, che era valicabile ; ma ognuoo 
conobbe iovece che si fece relrocedere Tauguslo personaggio 
per dubbio che, faceodo il viaggio di Lodi, non si arri- 
schiasse di perderlo coll' incapparo negli Auslriaci che con 
sommo conlenlo di lulla lialia Tavrebbero liberalo dalle 
loro mani. Segu\ percio il riloruo di S. S. a Piacenza noo 
pill col giro fuori delle mura ma per mezzo alia cilia Ira 
i replicali evviva di uu numeroso popolo che lo vide lornar 
al collegio suddello di S. Lazzaro alio ore 10 della mallina. 
Non oslanle pcro la premura del comandanle francese che 
esigeva a lulla forza la parlenza del Papa verso il Piemonle, 



f40Tl2lE VARIB 75 



jn quel giorno slesso fu sospesa fioo alle Ire ore dopo la 
mezzanotle del 17 in cui fallo monlare il Sanlo Padre in 
carrozza ai lume di fiaccole, altorDiato dai SigDori della 
Missione afflilli per tale parlcnza, e duplicate le guardie di 
cavalleria, dopo aver transitali alcuoi sobborghi di Piaceoza, 
e passato sopra sei barche 11 torrenle Trebbia alquaoto pe- 
ricoloso, si pose in cammiDo verso Caste! San Giovanni, ove 
giunse alle ore 10 delia mattioa del 18; indi coDlinu6 il 
suo Viaggio fino a Torino ». 

Da allro foglietlo ricaviamo : « Marzo 1799. Pio VI 
procedente dalla Cerlosa di Firenze e dirello in Francia 
per la via di iMilano, giunge in quesla sera a pernottare 
a S. Lazzaro presso Piacenza : la naatlioa seguente passa il 
Po e giunge fino al Foppone di Fombio: il suo convoglio 
lo precedeva e gia avviavasi verso Casale quando Tarrivo 
inaspetlalo di un ufficiale a cavallo fece loroare indielro il 
Papa col suo seguiio verso le ore 10 del mallino, e ripassalo 11 
Po si voleva condurlo verso la Trebbia per la strada esterna 
di circonvallazione della cilia ; ma accorlosi il popolo Pia- 
cenlino non lo permise e lo fece rilornare in cilia : per- 
notl6 di nuovo a S. Lazzaro, ed alle 3 dopo mezzaoolle fu 

, fallo parlire verso Caslel San Giovanni senza che niuno se 

^ lo aspetlasse ». 

Maestri d'arte italiani In Lione dal XV al XVII 
secolo h 11 lema di un Rapporlo del Cavaliere E. Chicco 
regio console generate d'llalia in Lione. II Irasferimento 
della sede ponlificia in Avignone, la protezione del duchl 
di Borgogna della casa di Valois verso gli artisli italiani, 
e la forte corrente d'iinraigrazione verificalasi in Francia 
per cagione delle campagoe di Carlo VIII, Luigi XII e 
Francesco I furono cerlamenle la causa per la quale in 
Francia, e in Lione parlicolarmenle Tinfluenza dei maestri 



76 



NOTIZIR VARIE 



e (Jegli arlisli ilaliani fa preponderaote specialmeale nel 
ciocjuecenlo. 

INella lunga lisla di ilaliani dei quali vi ha Iraccia 
Degli archivj di Lione ooliamo con compiaceoza il nome di 
un nosiro concilladiiio, di fiimiglia affallo dimeolicala: /)<^//a 
Voga Stefano, da Lodi, cesellalore ed armajuolo, dal 146G 
al 1470 (lllus. Pop. 1900, N. 8). 

NeH'Ato^o Veneto (Marzo-Aprile 1900) Luigi Andrich 
da un cenno dello sludio di Alessandro Lalles su La Cam- 
pana serale nei Secoli XIII e XIV secondo gli staluli 
delle cilia ilaliane. « L'aulore, scrive TADdrich, sludia 
con la nola scrupolosa esallezza I'uso di suonareogni sera 
la caropana del comune per annunciare il principio della 
nolle legale. Dso generate in llalia, escluso forse il Napo- 
ielano, nei secoli XUI e XIV, e che h uno dei prowedi- 
menli municipali a lulela della sicurezza pubblica ; perche 
dopo il suono di quesla campana nessuno puo slar piii 
fuori di casa ; i tavernieri devono chiudere le vendile di 
vino al minulo, donde i vari oomi dali a queslo suono ve- 
sperlino. 

« Osserviamo all'Aulore queslo solo: Lo Slalulo dei 
Calzolai di Lodi impoaendo di cessare al suono della cam- 
pana serale il lavoro nelle vigilie delle fesle, non b inspi- 
ralo probabilmenle ad allro che alia consueludine gerooa- 
nica di compulare i giorni dal numero delle nolli, per cui 
il giorno di fesla e il consegueole riposo feslivo iiicomin- 
ciano dalla sera del di della vigilia ». 

Gaetano Landriani, nalo in Milaoo il lo Maggio 1837. 
Archilello, Professore nella Hegia Accademia di belle arli 
in Milano, morlo ivi il 21 Aprile 1899, era chiamalo a Lodi a 
<i riferire sovra alcuni lavori occorreoli in S. Lorenzo, alia 
« cripla del Duomo, ed al flanco della cliiesa di S. Fran- 



NOTIZIE VARIE 77 



« cesco, il quale ultimo iocarico gli offri argomenlo per 
« UQ diligeolissimo lavoro grafico, che rimarra cotDe mo- 
te dello di uuo studio coscieozioso di rei^tauro ». 

{Archivio Slorico Lombardo, Serie terza, Fasc. XXII - 
30 Giugno 1899 - Anno XXVi, pag. 478). 

11 Periodico VVniverso N. 23 , 1899 , 15 dicembre : 
parlando di Viaggiatori ilaliani, nomioa Alessaodro Lodi 
morto nel 1648. Era Cavaliere di Santo Slefano, e fralello 
di Defedente, Caoonico, erudilo slo.^ico lodigiano. 

Nel BulleUino della Sociela Storica Savonese, il Mag- 
giore Villorio Poggi, parlando deile ForliOcazioni di Savona 
(1215, 1473, 1476) scrive : « Coslrullore del Caslello fu Al- 
berto d'Albisola, e da documenti delTArchivio Milanese ri- 
levasi che Bartolomeo da Comazzo ingeguere ioiligiano si 
Irovava in Savona nel 1473 a flne di eseguire i lavori da 
iui proposti per la darsena e lo ?perone, e a! medesimo 
intento vi lortjo nel 1476, anno in cui fu anche alia 
Spezia ». {Arch Stor. Lomh, 31 Mar^o 1900, pag, 188). 

I 

Simcne da Lodi , ingegnere ; h incaricalo dal duca 
di Milano di coslruire il naviglio dal Castello di Milano 
sino al Naviglio Grande - 1 Giugno 1473. 

(Arch, di Slato di Milano - Voce Acque Carl. 962 - 
accennato nel lavoro eruditissimo dell' Aw. Francesco Ca- 
gnola sulle Acque della Martesana e altre derivazioni dal- 
TAdda, studio che presto vedra la luce). 

Sopra un antico Petrarca acquistalo in seguito per la 
Biblioteca Triulziana - Milano, si Irovano scritte le seguenti 
nolizie. 

« Magnifico cha valiere aviso vostra signoria come li 
nemici sodo a canpo a pavia e la voleno batlere et merco- 
ledi li volieno dar la salto et stall atenta per donarii soc- 



78 NOTIZIE VARIB 



corso sel farS de bisogoo non allro a voslra sigooria mi 
ricomando 

El vosiro bon fralelo 

Oliverio Albanese 

die 23 Zugoo Addo 1529 ». 

Margherila Prevedona 

Zaneso de Verona 

Zeromioa Beza 

Pedro Barbazo 

Zano Alberto 
Sanli simo paler domando gracia a voslra Sanlila me 
voglia far gracia del mio carissimo Fralel Pelro Anlonio 
Ivazo che habila a Sanlo Colombaoo. 

El vosiro bon servilor Oli- 
viero de Ferrari delo De 
Albanensi data in Lode 
adi 28 del mese di Zugno 
anno 1529. 

Magoifico el amanllssimo quanlo fralello, io ve avviso 
come sono slalo assallalo da cerli vostri inemici pensando 
che io fosse voi, si che io ve volio pregare che guardati 
come voi andali el che non Io lenile da beffa, perchfe ve 
troveresle ingannato el per6 slali alerla. 

Oiiviero Albanese 

Dali a di 5 di Marzo 1329 

in la Vesinanza di S. Blasio. 

Memoria come el pulo de don f^halislo nasete in ve- 
nerd\ a horc 23 adi 21 de aprile 1536. 

Vislta al Corpo di S. Bassiano (Nola di Francesco 
de' QuaresmI). « A di 21 novembre 1583 fa falto la Vi- 



NOTIZIE VARIB 79 



sila dil saDclissimo corpo di Santo Bas3aQo palrooo dilla 
Doslra cilia di Lode in dorao, in confessione dal Revereo- 
dissimo moosignor il Signor Francesco Bosso Veschovo di 
Vigevano (1) el Visilalor aposlolico dilla cilia di Lode el 
se li andeste io processioDe cod graodi iumieri comenzando 
in prima li magnifici Signori Depulali di della Scolla, el 
poi il dello signor Visilalor insieme con lulli li prelli dil 
dome el vj era lanlo concorso di populo che non si pol6 
alhora vedere a pena soilo da lulli li prelli per la grande 
confusiooe dil Populo; poij a una hora nolle di dello giorno 
si aprille anchora della cassa di martnore sopra feralla con 
olio glave el si lasso vedere dal populo sino a hore Ireij 
di nolle e vi era lanla genie che a pena si polesse inlrare 
el si rilrovelle la memoria in della cassa di aiarmore dove 
dice Sanlo Bassano essere noorlo gia si fanno millecenlo 
sessantuno (2j. El io era minislro indeguo allora di quello 
allare come uno di delli Depulali, el le delle giave si con- 
segnorono doij alia magniQca Comunlla, una al Capilolo dil 
domo, una al reverendissimo Monsignor Vescovo, el doi 
alii magniOci signori priori di la della noslra Scolla di 
Sanlo Bassano » (3). 

Macchina per far scrivere i ciechi di Giovanni 
Battista Marcuesi di Lodi, NelTappendioe alia Gazzetta 
della Provincia di Lodi e Crema 10 Marzo 1849, leggesi 
la seguenle nolizia. 

« L*arle meccanica che in queslo secolo fece di slraor- 
dinari progressi e meril6 bene della sociela giovandole con 
assai ulili rilrovamenli, volse allresi sue cure a sollievo di 
quelli infelici che privi (in dal loro nascere del piii nobile 
senso di cui h fornila umana crealura , non sanno da sb 
qual mezzo adoperare onde Iramandare ad allri i proprj 



(1) Era vescovo di Novara. 

(2) II conto non lorna. 

(3) E le allre due? — perch^ erano olio, come si b dello. 



80 NOTIZIE VARIR 



pensamenli. Per si pieloso ufficio, come ognun sa , lrov6 
moiio di sopperire al difello dl visla nei ciechi coiraiulo 
(le! lallo in essi finissimo, coslruendo non solo un apposilo 
alfabelo a rilievo pel quale essi apprendessero a leggere . 
ma eziandio una macchina che mirabilmenl(» valesse ad I- 
slruirli aochc nello scrivere di cho ne fanno gralissima 
prova i noli isliluU del ciechi di Mdano, di Parigi, di Pa - 
dova e di oUre illuslri citla d' I^]aropa, dove raccolli i mi- 
seri vengono con queslo mezzo educali a tale civilia da 
pareggiare quelli che non sono coipiii d.s lalo svenlura. 

Ora anche la nostra Lodi accogiic nei signor Giovanni 
Rallista Marches! un valenle cullore di qnesla utile e be- 
nefica arte, poscia che egli, gia abbaslanza nolo e lodalo 
come aulore di eccellenli slrumenli musicali , e di altri la- 
vorj di inlagli di finissimo sludio, neH'oUobre prossimo 
passalo concepiva tullo da s^ il pensicro di coslruire una 
macchina per la quale anche un cieco daila nascita polesse 
islruirsi neilo scrivere con lutla facilila i suoi pensieri senza 
il bisogno (Talcun allro sussidio. 

Compiula I'ingegnosa raacchinella dal sullodalo arlisla, 
veniva poi acquislala dal signor cavaliere nobile duido Pro- 
vasi , e per essa alli3 prime spiegazioui del raeccanismo la 
♦di lui glovinella figlia cieca poleva vorgar.^ un genlilissimo 
foglio per Tegregio s'gnor Michele Barozzi bene'iierilo fon- 
dalore dell IsliUUo 'lei ciechi di Mihno , il (piale meravi- 
gliato deir esalezza della nuova macchina scriveva al sud- 
dello signor Cavaliere le seguenli parole che Iroviamo 
giuslo render pubbliche a ben mcrilala lode delTarlisla. 

« La prego, signor cavaliere, di fare le mie congralu- 
« lazloni al bravo meccanico signor Marches!, il quale ha 
« sapulo cosiruire la sua macchina in modo da evilare 
« nella scriUura i difelli che si producono nelle mie , e lo 
« assicuri che cogliero di buon grado la prima opporluna 
« occaslonc onde faria conoscero a Parigi Irasmellendovi la 
« meravigliosa lellera di MaricUina ». 



I 



CESARE VIGIMATI 



t 



Nacque In Lodi il 14 Sellembre 1814 da Giuseppe e 
Margherila Ro^noni. Falti i primi sfurli in pilria, enlro nel 
Seminario dl Milano ove allese alia Teologia ; qujndi, rjce- 
vuli gli ordini sacri, ritorD5 alia citia naliva, ove allese 
lungamenle alia redazione della Ga^^etla di Lodi e Crema, 
scrivendovi di ogni cosa, massime su ci6 che concerne le 
lellere, le arli e la sloria ciiladioa. 

Fu professore approvalo dal Governo nelle TJassi di 
Umanila del Seminario Vescovile di Lodi dal 1843 a! 
1847; quindi calecMsia supplente ppT le scuole elemenlari 
maschili superiori 11 17 Aprile 1847 e lilolare dal 1 iMarzo 
1848. 

In quesli anni, diro col sommo noslro Poela, inco- 
ffiiocio a radunare le frondi sparse della sloria lodigiaoa, 
a sludiare e a ordinare ed iiliislrare i monumenli cilladini, 
e priraa parte dclle sue faliche faron le Storie Lod^giane 
pubblicale Del 1847; slorie che arrivan lino alia cadula 
delTimpero roniano, e Don furon proseguile se dod Irenla 
aoDi dopo, per i rivolgimenli polilici, che susseguirono e 
per le condizioni Qnanziarle punlo floride che impedirono 
al Vjgnali di applicarsi a quesli sludi punio rimuDeralivj, 
taolo piu se limilali ad una cilia di secondaria in[)porlaDza 
circoodala da ud lerrilorio proporziooaio. 



82 CESARB VIGNATI 



In queslo lempo egli fu ii prirao collellore e dir*^llore 
nel lo(Ji|zi<ino dd\' Opera Pia dellu Propagazione della fede, 
carica cho preslo dovelle nbbandonaro per ingiunziooe del 
sospelloso fiovcrno Auslrjaco. 

Scoppiala la rivoluzione conlro TAuslria ii Vignali fu 
segreiario del Governo Provvisorio cilladioo: 8uoi sodo i 
manifesli che Taulurila mDnicipale veniva man mano affig- 
gendo aH'albo prelorio e nei vari puoli della cilia. II 23 
Marzo, primo giorno delTilalica redeozione, egli rivolgeva 
al popolo il sogucDlc proclama : 

« Amale la liberla, perch^ quesla produce la floridezza 
del voblro paese. 

« La liberla nasce dairamore, e quaodo vol amerele 
veramenle, sarele anche veramenle liberi. 

« L'amore h operoso e chi dice d'amare la Palria e 
la Liberia e se ne sla ozioso sulle piazze e nei Irivi, egli 
h bugiardo; uon gli credele, egli iuvece odia la Patria e 
la Liberia. 

« I/ozio ha parlorilo la schiavilii; Toperosita Tha sra- 
dlcala dMialia. 

« Gilladini al lavoro ; Opera! alle boUeghe; agricollori 
alle campagne. Facollosi aprile i neguzi, procurale il lavoro 
a quelli che dal lavoro cavano il gioroaliero sosleolamenlo. 
(iosi fiorira Tinduslria nazioQale, Qorira Tagricollura, cre- 
sceraono le noslro ricchezze, c saremo liberi Delia piii 
grande prosperila, nel piii bel paese d'Europa. 
<i Operosita e Concordia ». 



Nel passagglo di Carlo Alberto da Lodi il 31 Marzo 
1848 il Vignali fu incaricalo di slendere un iodirizzo al 
ro di S.irdegna venulo a far guerra alTAuslria ed a redi- 
merc I'ltalia : riGdiriz/.o fu poi persooalmenle preseolalo 
dal Vignali slesso o dairAvvocalo Pigna al Be nella Villa 
Mariini, della il Monaslirolo presso Crema il giorno 1 
Aprile. 






CESARE VIQNATI 83 



I 



Per quesli incarichi e per allri che mao mano venoe adem- 
piendo nei pochi mesi del Governo Provvisorio venoe, al 
riloroo degli Auslriaci, privalo deir ioipiego, e quiodi dei 
mezzi di sussis'eaza. 

Di questo punlo della propria vila il Vignali, ribadendo 
le accuse di uomo politico senza principi determinati..., 
egualmenle ossequiente al governo assoluto, costituzionale e 
repubblicano, accuse che piii lardi j>li vennero mosse da 
malevoli, co^^i scrive, e noi riporliaaao col massimo piacere 
le sue slesse parole: « .... direbbesi che c' ^ diversila nei 
modi d'ossequio e Qo qui andiaoQO bene, lanl' b vero che 
io sono persuassimo che non molii furono cosi ossequenli 
al governo Auslriaco (parlo cose note a lulla Lodi e fuori) 
come fui io nei 1848, da riporlare una oiiorevole leslimo- 
niale come la seguente : 

N. 38. 



P. S. 

« Sua Itccellenza TI. H. Comissario plenipolenziario 

« con rispellalo dispaccio 19 correnle mese N. '^0^^^ ha 

p. s. 
« parlecipalo che il Calechisla di (jaesta I. R. Scuola Mag- 
c< giore Sacerdole Cesare Vignati avendo presa una parte 
« attiva nelta passata rivohzione si e reso affatto imme- 
« ritevote della conservazione della sua posizione come 
« effettivo impiegato dello stato, e che adempiendo all' or- 
« dine di S. E. il Feld-maresciallo coule Radcscky, Io ha 
« quindi dichiaralo decaduto dal suo posto e commesso 
« alia scrivenle di depennnrlo dal corrispondenle ruolo, e 
« di provvedcre al rimpiazzo provvisorio del (nedesimo 
« rasseguand) le relative proposizloni. 

c( Cio si comunica all'l. R. hpetlore Provinciale per 
« le corrispoodenli disposizioni e parlecipazlooi, awerlendo 
« che si scrive in pari tempo di conformili a monsignor 



84 CESARB VIONATI 



« Vescovo per noUzia c pfr le injzialive di sua atlribu- 
« ziooe. 

« Dairi. n. Delegazione Provinciale 
(c Lodi, 23 Maggio 1819. 

« // dirigente 

« Picozzi ». 

« Forso che rlmnnessero i^noli codesli Iralli reciproci 
di ossequio Ira me ed il governo assoluto? No; si cono- 
scono abbaslaoza. La lirala accenna ad allre cose. Si penso 
forse che io non avrei ardilo di eolrare nella discussione 
delia mia vila polilica e di riveodicarmi ci6 che feci nel 
1848^ per riguardo alle diccrie di pochi sul mio conlegno 
di poi. La cosa corse ben diversamenle: I'ioforraazione che 
ho preso a confulare, non poleva reodermi piu gralo ser- 
vigio che qiieslo di condurmi sul campo ; di meltere alio 
scopprlo le calunnie alle quali fecero e faono applauso i 
miei nennici. 

« Privo deirimpiego, unico mezzo che io aveva per 
prowedere ai piu necessari bisogoi della mia vila, dopo 
inulilmenle lenlale allre vie di guadagnarrai il villo, col con- 
siglio e colTappoggio di mons. Vescovo Tanno 1850 rido- 
mandai al Tioverno Auslriaco il lollomi poslo. Fui riammesso 
in via di grazia e di puro esperimento soU(» un' accurata 
vigllanza, non perch6 io facessi alio di sommissione, rinne- 
gassi i miei principi, ma in vista di favorevoli informa- 
zioni sullaituale contegno politico; dunque nemD)eno perch^ 
io rinnegassi le mie azioni del 1848. Eccone il decrelo : 

N. 12667. P. 8. 

« In vista di favorevoli informazioni sommioislrale 
« sulTalluale conlegno polilico del signer Calechista di 
« quesia Scuola elemenlare 3Inggiore sacerdole Cesare Vi- 
« gnali, I'L R. Governo Generale Civile e Militare, me- 



J 



tJESARE VIQNATI 85 



« dianle ossequialo dispaccio 22 Novembre ora scorso, si 
« 6 compiaciulo di permeUere che in via di grazia e di 
<c puro esperimento possa egli ricoprire II suo poslo ». 

c( Tale superiore delermioaziooe a queslo Ufficio co- 
« municala dall'l. H. Luogolenenza con rispellalo dispaccio 
« 27 dello mese N. 15975 viene parlecipala a codeslo I. W. 
« Ispeltoralo proviuciale perch6 voglia disporre oode il Vi- 
ce goali riassuma le proprie maQsiooi, rifereodo il gioroo 
« in cui si sara riattivalo. 

« Nolifichera in pari tempo al ricorrenle colla reslilu- 
« zione della unila relaliva istanza la delerminazione in 
« discorso, e vorra su di lui altivare accurata vigilanza 
« rendendo poi intesa la delegazione di ogni inflaente e- 
« mergenza, 

c( Lodi, 1 Dicembre 1850. 

« L'L R, Consigliere di Governo 

« Klobus )?. 

« La mia riammissione fece dire e ridire in (ante 
guise che io mi umiiiai, mi avvilii; si cianci5 sopra sciocche 
supposizioni, si alz6 la voce dai iiberalooi dopo i fatli com- 
pinti, da coloro che nel 1848 se oe sleltero cheli e chiusi 
aspetiando Io scioglimento degli avvenimenti, od anche de- 
siderando il rilorno degli amici Austriaci, da coloro che 
dopo il 1818 domandarono, supplicarono, sollecilarono in 
tutli i modi per aver cariche ed impieghi dall' Auslriaco 
Governo, da coloro che s'erano falti i patroni, gli intimi, 
gli iodivisibili amici dei Commissari di polizia. Furono di 
queslo slampo coloro che se la pigliarono con un uomo 
che, dopo di aver tulto arrischialo e dato non dubbie prove 
di patriotlismo, trovandosi seoza mezzi di sussistenza, co- 
stretto da imponenli circostanze di famiglia, aveva diguilo- 
samente ridomandalo il suo impiego. Le parole possono fab - 
bricare delle ingiurie, dei fatli non mai. Mi provino anche 



86 CESARE VIONAti 



UD solo di quesli alii die essi vogliono appormi. AllMn- 
conlro opporro loro aperli ed inoegabili falli ; che soUo gli 
occhi vigili ed oslili della polizia, altenla a Irovarmi Id 
fallo per rilogliermi Timpiego, diedi alle slampe il Corso 
elementare di Sloria Sacra e venni ammooilo perch6 vi 
iolrodussi del Iralli che inspiravano ramore alia palria ; 
che pubblicai un libro di Lezioni di leiteratura ilaliana, 
e fii fallo rilirare daH'uso per le scuole ; che mi fu seque- 
slralo e oon piu re^liluito un Jibriccino della iMessa ad use 
dei bambiQi dove inspirava I'amore della Palria e Todio 
agli oppressori, pel quale ebbi un processo in Pollzia. Quesli 
falli rincalzali da allri che io non voglio qui ricordar« 
perch^ noD sembri ostenlaziooe, e da lellere aoooime e da 
iDformazioni politiche che mi quallficarono Ira i piii awersi 
al Governo assoluto code piu d'una volla fui in pericolo 
d'arreslo persooale (1), provocarooo ud dispaccio riservalo 
dirello a Moos. Vescovo di Lodi, in quesla seolenza: 

N. 5651, p. s. 

« La prelodala Eccellenza sua (Radelscky) avrebbe poi 
(a chiamala la mia allenzione sulle iocompatibiiita che veDga 
« aoche in avvenire manleuulo nel ramo della pubblica Ara- 
c( minislrazioDc Talluale Calechisla in codesle scuoic ele- 
« menlari sacerdole Cesare Vignali, allese le di lui prece- 
« denze in linea politica. 

« Milano, 5 Sellembre 1853. 

« Strassoldo ». 

« Contro quesla delermloazione non valsero nemmeno 
le preghiere di Mons. Vescovo falle direllameole a Francesco 



(I) Infatli 11 Vignali era scrillo sul libro nero tra una dozzina di 
allri Sacerdoli e Parroci lodigiani, conlrossegnalo con nole punlo lu- 
singhiere. 



CESARE VIGNATI 



8^ 



Giuseppe Imperatore perch6 n' ebbe negaliva i isposla. Tengo 
lellera aulografa del Vescovo : 

« M. R. Signor Professoro, 

'< Sono doleulissimo nel doverle nolificare che in seno 
« ad uo dispaccio Luogolenenziale mi venne relrocesso il 
<( ricorso da me presentato a Sua Maevta, con Decrelo 
« negalivo. Per quanlo le circoslanze me lo permelleranno 
« non mancher6 di aver cura per un suo oneslo provve- 
<c dimento. 
^ « Mi rilenga 

« Dal Palazzo Vescovlle, 27 Dicembre 1854. 

« Devotissimo per servirla 
« f Gaetano Vesc. ». 

« Dopo tanli falti e lanle ufficiali dichiarazioni del 
modo che fui ossequiente at Governo Assoluto mi fu forza 
enlrare in un secondo sladio di vita. Non b niente difficile 
verificare che mons. Vescovo mi voleva dare la parrocchia 
di S. Gualtero e n' ebbe il velo dair Aulorila delegalizia 
per la ragione che era pericoloso tenermi Iroppo vicino a 
Lodi; che desigoalo per la parrocchia di Paullo , la delta 
Aulorita dichiar6 eguaimenle pericoloso che io fossi parroco 
in un grosso cenlro di popolazione ». 

Eccolo dunque parroco a Mairano, una delle piii pic- 
cole parrocchle delia Diocesi, lontana dalia cilta, e quindi 
lontano il Vignali da! dare ombra di s5 alle aulorita poii- 
tiche. Eppure : « Vidi io slesso, scrive il Vignali, lellere 
delegalizie al Depulalo Politico di Villa Rossa nelle quali 
raccomandavasi di sorvegliarmi rigorosamente nelle mie re- 
lazioni sino coi tabacchini (sfrosalori di labacco) che veni- 
vano dall' ester ». 

<( In quel mezzo ebbi la gravissima svenlura di per- 
dere mio padre. Bimaneva io solo soslegno di mia madre 



B8 CESARE VIQNAti 



e di due sorelle; la parrocchia Don ml dava a sufficieoza 
per luUJ. Ora neH'occasione che veooe a Lodi rimperalore 
Francesco Giuseppe pregai... il nobile Flaoainio Ghisalberii 
di prescnlare aH'imperalore una mia istanza per ricuperare 
Nmpiego perduto. Lo fece. Per un raggiro nerissimo del- 
VI. R. Delegalo quella mia islanza fu rilirala Ira gli allri 
che domandavano sussldio, ed io inscienle deiravvenulo fui 
chiamalo alia Delegazione e mi venne consegnato una pic- 
cola somma solto titolo di aver supplito quattro mesi alia 
carica di Direttore detle scuole elementari,., 

« Che devo pol dire del mio ossequio al governo re- 
pubblicano? In vila mia non ebbi mai a che fare con un 
la! governo ; ma pero che assai leggermente e con frase 
non vera I'ioformazione sulla mia oondoUa vorrebbe allu- 
dere alle idee repubblicane da me manifeslale nel 1848, 
risponder6 breve. 

c( Di quel tempo io pensava, e non io solo, ma una 
schiera di uomini rispellabili, che alia salute d'llalia con- 
venisse la diffusione di quelle idee. Lo svolgersi degli av- 
venimenli prov6 ben diverso ed io che amai sempre I'llalia 
non per amore di un priucipio, ma per Tamore della patria 
comuue, mi altaccai anima e cuore a quel magnanimo Re 
che la redense, che la fece una ed indipendenle ». 

« Del reslo le persecuzioni avule solto gli Auslriaci, 
11 pericolo di essere ucciso a furor di popolo nel Maggie 
1848 (1) sono prove piu che sufficienti a provare che 
nella manifeslazione de miei principii politic! non ebbi ri- 
guardo n^ a me n^ alia forza oei govern! sotlo i quali 
viveva ». 

Pure tra le sventure domestiche e le anguslie Gaan- 
ziarie che lo colpirono in que' giorni, il Vignati, di lempra 
elella , pensava sempre alia sua Lodi: fu egli T ispiratore 



(I) E fatlo nolissirno a tutlo Lodi. Callaneo De parlo nella sua 
Relazione sui fatli del Governo Provvisorio di Milano. 



CESARE VIGNATI 89 



della esumaziooe del Corpo di S. Bassiaoo; egli fu il pro- 
molore dei rislauri alle preziose pillure del lempio di Sao 
Francesco, ioeslimabile lesoro delTarle lombarJa e della 
sloria lodigiaoa. Promosso Parroco a Massalengo (20 Agosto 
1857); ivi, per la vicioaoza alia cilia, pol^ con piu agio 
alleodere agli sludi slorici, e pubblicare TOpera: Lodi e il 
suo terrilorio, inserila nella grande Ilhsirazione del Lorn- 
bardo Veneto di Cesare Canlii. A Massaleogo amplio ed 
abbelll la Casa Parrocchiale, e fece decorare dal bravo A- 
lessandro Degra, noslro concilladino, la Chiesa Parrocchiale: 
pure slando a Massaleogo l' opera del Vignati fu sempre 
ricercala nei gravissimi avveDimeDli che cambiarono la faccia 
alia ArainlDislrazioue Proviociale: e se, nella scissura della 
Provincia di Lodi e Crema , i confini della Provincia di 
Cremona non vennero spinli fino al Revellino, lo si deve 
al Vignali , il quale, con grave slenlo riesci a conservare 
at Lodigiano i comuni di Corlepalasio, Cerelo, Crespialica 
e Boffalora. 

Ma il Vignati, al nuovo sorgere dell' Aslro d'llalia, al 
grido di Villorio Emanuele , di Cavour e di Garibaldi, si 
senli rinascere la volonla di nuovaraenle e maggiormenle 
dedicarsi alia istruzione ed agli sludi slorici lanlo da lui 
predilelli. II Vescovo slesso monsignor Gaelano Benaglia , 
che tanlo lo amava e slimava, senliva che pel Vignali non 
era convenienle una parrocchia di campagna : quindi al Vi- 
gnali riesci mollo facile la rinuncia alia cura d' anime me- 
dianle una discrela pensione. Hilornalo in Lodi, il Minislro 
Malleucci gli offerse la carica di Preside del Liceo e di 
Rellore del Convjllo Cicognini; ma circoslanze gravi di fa- 
miglia, e gli sludi severi che il Vignali doveva fare nella sua 
cilia lo coasi^;liarono a domandare invece il posto di Lspel- 
lore Scolaslico de' Circondario, implego che iufalll oUenoe 
il 27 Nov«mbre 1862. Fu duranle quesla carica che il Vi- 
gnali, sagacisslmo ricercalore ed indagalore di slorici do- 
cumenli, scririse la Sloria Diplomatica della Lega Lorn- 



90 CESARK VIONATI 



barda, opera pregevolissima perch^ appoggiata a documeoli 
irrefragabili da lui copiali dai codici della Biblioleca lau- 
dense e da allri archivi, e in gran parte 6no allora inedili 
e pressoch^ sconosciuli. Quesla Opera valse al Vignali ono- 
rificeoze e promozioni. 

Ma nessuno ^ profela in palria. II Vignali fu villima 
delTiavidia di alcuoi de' suoi concilladini che non gli sep- 
pero perdonare rallivila sua straordinaria, gli onorevoli in- 
carichi a cui era spesse voile chiamalo , e le onorificenze 
di cui veniva fregialo: non gli seppero perdonare i pregi 
nalurali del suo elegante portamento, dei suoi modi squisi* 
lanaenlo geolili che gli callivavano il rispelto , la benevo- 
lenza dei piii, e massinae del sesso gentile. 

II Vignali che pure avrebbe polulo confoodere i ma- 
ievoli coITaulorila delle prove piii forraidabili , sdegno di 
giuslificarsi conlro le maligne insinuazioni di certe persone 
alle quali forse sarebbe giovalo di vederlo awiljio. Piu lardo 
per6 il Vignali senli il bisogno ed il dovere di rivendicarsi : 
ed invero quaudo in un pubblico alto si teogono in conto 
di verila le calunnie, non 6 piii perraesso di lacere, perchft, 
diremo colle sue slesse parole, a Tonore di un cilladino 
non h solo una privala propriela , ma appartiene alia sua 
famiglia, ai suoi amici, alia socieia inliera, I'onore di uq 
pubblico funzionario 6 sacro al decoro del Governo ». 

Anche neH'Otlobre del 1865 il Ministro NaloM inten- 
deva di nominarlo Regio Provvedilore di Ravenna, e, piu 
lardi, Preside del Liceo di Lecco; ma, per le gia accennale 
ragioni, non pol^ accellare. Ma nel 1870, libero dagli im- 
pegui, accetio nuove prolferte , e il 9 Maggio fu nominato 
preside del Liceo Volta di Como; il 21 Ollobre 1875 pas«56 
collo stesso grado al Liceo Foscolo di Pavia, e il 7 Marzo 
1882 fu proraosso al Liceo Parini di Milano, da cui non si 
mosse se non allorch^ il 1 Maggio 1888 fu collocato a 
riposo. 

Fu in quesli anni della piu fortunata sua esistenza che, 



yA 



fcESARE VIGNATI 91 



pur lonlauo da Lodi, magglormenl« ad essa applic5 le sue 
forze: fu in quesli lempi cho riuni le frondi sparse di mille 
documeQli gia raccolli nella Biblioleca Comuuale , neir Ar- 
chivio Vescovile , nelle carle dei privali , e nelle cilia con- 
lermioi con spese non lievi , 11 illuslr5 cod vero iDtellelto 
d'amore e li iiluslro nella splendida raccolla che denominasi 
Codex Laudensis, premellendovi una Nollzia slorica splen- 
dida, vero modello di sobrieta e di robuslezza dl slile. E 
a queslo Codice , per il quale Lodi va Ira le prime cilia 
d' Ilalia, che h legata in modo indissolubile la memoria dl 
Cesare Vignali. 

Dopo di aver falle praliche per rilornare nella sua 
cilia nalale, dove desiderava di passare gli ullimi suoi giorni, 
quesle non essendo riescile secondo i suoi desideri, si slanzio 
per due anni ad Affori, dove islilui TAsilo Infantile; quiodi 
fece rilorno a Milano, nella Casa dei Marchesi Oivelli, in 
via Ponlaccio N. 12, dove, dopo brevissima malallia, e nella 
grave eta di 86 anni Oni i suoi giorni la sera del 24 
Giugno 1900. 

Fu Socio onorario delTAccademia di Agricollura, Com- 
imercio ed Arti di Verona (16 Marzo 1848) — Membro ef- 
fellivo della R. Depulazione di Sloria Palria di Torino (1 
Luglio 1859) — Socio eCFellivo della Societa Ilaliaoa di Ar- 
cheologia e Belle Arti (1 Maggio 1863} — Membro effet- 
livo fondalore delTAccademia Slorica Archeologica di Milano 
(6 Febbraio 1866) — Membro corrispondenle dell' Istituto 
di Corrispondenza Archeologica di Roma-Berlino, Prolet- 
lore S. M. Guglielmo re di Prussia (9 Dicembre 1867) — 
Socio corrispondenle della R. Depulazione sovra gli studi di 
Sloria Palria (26 Dicembre 1867) — Socio fondalore be- 
nemeritissimo della Depulazione Storico-Artislica e del Civico 
Museo di Lodi — Delegalo a rappresenlare la Sociela Slo- 
rica Lombarda al III^ Coogresso delle Sociela Sloriche in 
Torino (29 Giugno 1884) — Vice Presidenle della Sociela 
Slorica Lombarda (28 Dicembre 1885). 



s 



CBSARB YIONATI 



4ocora Arciprele di Massalengo fa nonainalo Cavaliere 
deirOrdine dei Saali Maurizio e Lazzaro (12 Febbrajo 1861); 
quiodi Ufficiale dello slesso Ordiae (9 Maggio 1867) colla 
relaliva pensione di L. 400 aonue; neiroccasione delle nozze 
del Principe Eredilario con Margherila di Savoia (22 Aprile 
1868) fu crealo Cavaliere della Corona d' llalia , e poi (7 
Giugno 1883) Commendalore. 

Ecco in breve il suo slalo di servizio col rispellivi 
emolumenli : | 

1. Professore di Umanila nel Seminario Vescovile di Lodi 

dal 1843 al 1847 — con annue L. 700. 

2. Calechisla supplcnle per le Scaole Elemenlari Maschili 

Superiori di Lodi; 17 Aprile 1847 — con L. 900. . 

3. Tilolare senza inlerruzione di servizio nelle slesse Scuolef 

1 Marzo 1848 — con L. 1500. 

4. Privalo d'impiego « per aver preso una parte altivd 

nella passala rivoluzione » (23 Maggio 1849). 

5. Riammesso in via d'esperimento e definillvamenle desti- 

luilo (2 Dicembre 1850 — 7 Novembre 1855). > 

6. Collocalo a pensione di riposo dal Governo Nazlonale' 

colle normall auslriache, per soppressione di carica, il 
22 Febbraio 1860 (L. 432, 10). 

7. Parroco a iMairano, 15 iMaggio 1856. 

8. Parroco a iMassalengo, 20 Agoslo 1857. 

9. Ispellore Scolaslico del Circondario di Lodi, 22 iNovembre 

1862, con dirillo di valulazione de^li anni di servizio 
del periodo di inlerruzione dal 1849 al 1859 — coo 
L. 1200. 

10. Promosso a Ispellore di I Classe (24 Novembre 1867) 

— con L. 1800. 

11. Preside d( I W. Liceo Volla di Como il 5 Maggio 1860 — 

con L. 2500. 

12. Auniento di un decimo sullo slipendlo (10 Marzo 1873) 

— con L. 2750. 



CBSARE VIGNATI 9 



13. Traslocalo al R. Liceo di Fermo fsenza effetlo) collo 

slesso slipendlo, il 3 Ollobre 1875. 

14. Traslocalo Preside del R. Liceo Ugo Foscolo di Pavia 

ril Ollobre 1875. 

15. Aumenlo di uq decimo sullo slipeodio, 23 Giugoo 1877 

(L. 3000). 

16. Allroaumeolo di m decimo, (17 Gingno 1878) L. 3300. 

17. Preside di I Classe del R. Liceo Parini di Milano, 26 

Febbraio 1882 ^L. 3600). 

18. AumeDlo di un decimo sullo slipendlo, 11 Febbraio 1884 

(L. 3960). 

19. Trasferilo Preside al R. Liceo di Acireale, 25 Ollobre 

1887, collo slesso slipendio (senza effeltoj. 

20. Trasferilo al R. Liceo Genovesi a Napoli , 21 Gennaio 

1888, collo slesso slipeodio {senza effello), 

21. Trasferilo Preside al R. Liceo di Cagliari, il 31 Marzo 
1888 collo slesso slipendio {aenza effetlo\ 

22. Collocalo a riposo a cominciare dal 1^ Magglo 1888, 

colla peusione di L. 3143, TS Aprile 1888. 

I funerali del Vigoali ebbero luogo Marledi giorno 26 
Giugoo, aile ore 17, nella Chiesa di S. 3]arco. SeguiroDO 
la bara raolli egregi signori e signore di Milano , le rap- 
presenlanze dei Licei di Milano, ed una degli Asili di Af- 
fori, che in chiesa, dopo le eseqaie, canlo una breve ora- 
zione. Al cirailero monumenlale di Milano dissero belle pa- 
role il Prof. Francesco INovali delT Accademia Scienlifico- 
Lelleraria a nome delT Accademia slessa e della Sociela 
Slorico-Lombarda (1), ed ii signer Aw. Ezio Marini, asses- 
sore municipale, rappresenlanle 11 Sindaco di Lodi. 

II giorno dopo la salma venne trasporlata nel Cimilero 
di Lodi, ove I'abale Vigoali si era premuoilo di decoroso 
deposito. Erano ad atleodere il ferelro alcuoi pareoli e po- 
chi.ssimi amici. Lesse alcuoe parole il maeslro Giovanni ^^^>, 



(!) pubblicale in Arch. Stor, Lombardo, 30 Giugno 1900, 



94 CESARE VIGNATl 



gnelli (1). Cerlo il ricevimeolo a Lodi avrebbe dovulo essere 
pill soleone e corrispoQfienle ai merili delT Eslinlo : 6 pero 
anche cerlo che la mancanza noa va allribuila alia voloQla 
di alcuno, ma sibbeoe a deplorevoli malinlesi. 

Nella Sedula Coasigliare del 30 Giugoo 1900, dopo 
le formalila di legge, il si^oor Sindaco di Lodi cominemo- 
rava il defuolo Commendalore prof. Cesare Vigaali, rilevao- 
done le alle beoemereoze come cilladioo, scienzialo e palriola. 
Disse che fu uqo dei fondalori del Civico Museo e della 
Depulazione Slorico-Archeologica, ed acceooo ai molleplici 
ufOci sosteouti ed alle uumerose sue pubblicazioDi letlerarie 
e sloriche, agglungendo che aoche loolano da Lodi conservo 
sempre aflfetlo per la sua cilia , dandoue prova col dolare 
la Doslra Biblioleca Civica del palrimouio di lavoro da lui 
erello per la sloria delta ooslra Lodi e Circoodario, iolea- 
ziooe che gli eredi haono maoifeslato cerlo proposilo di ri- 
spellare (2). lolerprele prima della Giunla ed ora del Con- 
siglio maodo ud uliimo e revereola salulo alia sua cara 
memoria, auguraodo a Lodi molli figli che al pari del Vi- 
goali sappiaoo ooorarja e degoameDle illustrarla, e accolse 
il volo del CoQslgliere Aw. Paolo Martini di provvedere il 
rilrallo del compiaolo Yigoali per oroarne la DOSlra Biblioleca. 

Nei giornali scieQliflci e lellerari si leggono molli degli 
scrilli di Cesare Vignali. Noi oe diamo qui la nola , chie- 
dendo venia se forse cadremo iu qualche ommissione od 
ioesallezza. 

SCRITTI A STAMPA Di G. VIGNATl 

1. Ricordazione fanebre di Paolo Localelli arciprete, par- 
roco di S. Gualtiero nei sobborghi di Lodi — lu-i. 
Lodi, Wilmaol, 1845. 



(1) Fubblicale in FanfuUa da Lodi, 30 Giugno 1900. 

(2) Come infalli ^ gia avvenuto. 



CESARE VIGNATI 95 



2. Memorie imporlanli alia sloria della piltura ed alia 
sloria civile di Lodi, tratte dalla chiesa di S. Fran- 
cesco della medesima citla prima degli atluali reslauri. 
— ln-8. Lodi, Wilmant, 1845. 

3. Biografia di Mons. Antonio Pezzoni da Lodi, Vescovo 

di Esbonen. ~ lo-S LoMi, Wilinanl, 1815, 

4. Fiori sulla lomba di Emilia Lavelli De Capitani. — 

Iq 8. Lodi, 1846. 

5. Di alcune divulgatissime mummificazioni e del nuovo 
trovato del professore Paolo Gorini. — Iq-16. Lodi , 
WilQiaol, 1847. 

6. Storie lodigiane dall*origine alia cadata del Romano 
Impero. — lu-8. Lodi, Wiimaai, 1847. 

7. Catecliismo elementare della dottrina cristiana. — la- 8. 

Lodi, Wilmant, 1851. 
8 Sofronia e Olindo, episolio della Gerusakmme liherata, 

Iradolla in dialello lodigiano da Francesco de Lemene. 

Prima pubblicaziooe con note filologiche. — Iq 8. Lodi, 

Wilmacl, 1852. 
9. Lezioni di Letteratura Italiana. — In -16. Lodi, WiU 

maol, 1853. 

10. Elogio di Maffeo Vegio da Lodi. — Iq-8. Lodi, Wil- 

mant, 1854. 

11. Corso elementare di Storia Sacra. — Iq-16. Lodi, 
Wilmant, 1855. 

12. Di Sant' Alberto Quadrelli Vescovo di Lodi — la -8. 
Lodi, Wilmant, 1856. 

13. Sposa Francesca, di Francesco de Lemene, colla vita 
dell'aulore. — In 16. Lodi, Wilmant, 1857. 

14. Lodi e il suo territorio. — In 8. Milano, Caimi c Co- 
rona, 1860. 

15. Delle pretese di Crema di avere una autonomia pro- 
vinciale. — In 8. Lodi, Wilmant, 1861. 

16. Guida storico artistica di Lodi. — In 8. Lodi, Wil-- 
maul, 186i 



96 



CESARE VIONATI 



17. Educandalo femminile delle Dame inglesi in Lodi. 

ln-8. Lodi, Wilmaol, 1865. 

18. // canale Muzza e r trrigazione nel territorio lodi- 
giano. — Ia-8. Torino, N^gro edil.. 1866. 

19. Storia diplomatica della Lega Lombarda, con XXV do-J 
cumenli ioedili. — ln-4. Milano, A^nnlli 1866. 

20. Islruzione ed Educazione. — In 8. Lodi. Wilmaot, 1869, 

21. Manfredo delta Croce e il borgo di Ro':aie , in ir 
chivio storico Lombardo, II, 1875. 

22. L'imporlanza della batlaglia di Legnano. — In 8. Mi- 

lano, Bernardoni, 1876. 

23. IJ islruzione secondaria classica in Pavia. — In 8, 

Povia, Bizzoni, 1877. 
21. Codice diplomatico Laudense. — in 4. 2 vol. Milano. 

Brio;ola, 1879. [Bibliotheca historica italica , vol. H 

e ill]. 
25 7 primi sludii di Cesare Correnti — Arcliivio slorico 

lombardo, 31 Marzo ls80. 

26. Una scomunica di Otlone Visconti arcivescovo di Mi- 
lano. — Archivio slorico lombardo, VIII, 1881. 

27. Statuli vecchi di Lodi. — In 4. Milano, BorloioUi, 1884. 

28. // Decrelo di Francesco I Re di Francia per la fab- 

brica della Chiesa e del Monastero della Villoria in 
Zivido presso Melegnano. — Archivio storico lombardo, 
31 Dicembre 1891. 

29. Francesco de Lemene e il suo epislolario inedilo. — 

Archivio storico lombardo, 30 Seilembre 1892. 

M. GiovANNf Agnelli. 



^^\:i..:l^r:-^.^^.^-^X^-7:rr^^ 



LETTEBE DELL'ING.re DIONIGI BIANCARDI 



l/ingegnerc Dionigi Biancardi , ^\h rappresenlaole <lel 
Collegio (li Lodi alia Camera <Iei Depulali , e presidenle 
del Dosiro ma^giore Ospedale, fii vi.i^sialore indefosso: 
prova Oft sia la collezione elno:Zrafici or.i raccoila in una 
delle slanze del no^lro civjco Mnseo. 

Dopo la liherazione della Sicilia per opera di Garibildi, 
Dioni^i Biancardj voile segnire T esercilo naeridionale per 
propria is'rnzinne: di queslo via::2io rimanffono Ire lellore 
che e;:!! scn'sse ad un suo arnico di qu'i , Tingegnere Al- 
berlo Riibbiatj: quesle lettere, che Doi abbiamo avulo dal- 
Tinge^nere Giuseppe Rubbiati fi^lio di Alberto, e che cre- 
iiiamo di ijualche iniporlanza per la descrizione di quei 
lempi che iricorn'nciano a divenlare anlichi, noi pubblichiamo 
persuasi di fare opera biiona, lanlo piu p^rch5 vi si parla 
di d'versi noslri concilladini. 

rarissimo anriico, 

Palermo, 4 Agoslo 1860. 

Kccomi giiinlo nella terra deii prodigi, indescrivihile ^ 
rninmiraziorje che ha queslo popolo ()er (iaribal li, Toilio 
per il Borbone , el d desiderio di formare com noi una 
forlo iiazioue i)rosieduia dal W^ galanluomo : fuori di queslo 
rgli SI null. I f si cura poco de^H avvenimenii secomlarii. 
Se Lafaritia h slaio mandalo n ia da Garibaldi ^ segno che 
lion on degno di slare in Sicilia, se Deprelis 6 Proilillalore 
6 ceriaiJienle uu bravo magislralo , viva Garibaldi e Saola 



; 



98 LETTERS DELL'iNO. DIONlOl BIANCARM 

HosaliaL... Era veratnenle queslo il luogo opporluoo per 
iDcominciare la rivolnziooo che dovra fare Tllalia degli l- 
laliani mcnire non si polrebbcro desiderare eleoaeoli migliori. 

Feci il Ira^iiiio -la (lonova a Palermo oei giorni 31 
Luglio e 1 Agoslo sui vapore Trancese Provence che por- 
lava piu (Ji GOO volonlarii (i Lodigiani eraoo pariiii poche 
ore prima sui Washington, e giuusero pure qui f.liceinenle); 
mirabile 6 il oiodo coo cui si diporlarono I dell! volonlarii 
sui vascello cosirelli a reslare sui poule slipali come ac- 
ciugh«, non proferivano uii lamento , molli di loro erano 
Iravaglioli dal mal (i'\ mare; il disordioe prodoUo dalTioespe- 
rionza dei capi lascio molli degli slessi digluiii per uu 
giorno ioliero: i loro aoimi predomluali {\<\ oobile senli- 
meiiio rende^aosi sempre superiori a qualsiasi disaggio. Ai 
[rimi posti Irovavansi aliri voloolarii di maggijr forluoa 
pcconiaria, fra i quali Irovo di accennar) diversi uffiziali 
delTarmali Sjrda, un Ingegiiere Polacco, uo Ingegn-ra h- 
glcsM , un Capilaoo Irlaodese (prolestanle) ch) apparlieno 
lullora aH'armala delle Indie, e che viene a mellersi soUo; 
gli ordifii di Garibddi, duranle il suo permesso otlenuloi 
per causa di malallia. AI lerzi p)Sli irovavansi auche duo 
siguorc Urn voslile, Ic qua!i dicjvafio di voler curare 1 fe- 
riii, (jiianlunqiie alTappareiizi lo scopo del loro viaggio sem 
brasse essere qucllo di far fanoro: il couQpassionevole ca-j 
pilafio accordo loro una Cibina ai seco idi posli. NoQ vogli< 
omclleru* di far conno di un niedica inglese , ii quale por- 
lava graudi ocoliiali: corio di niiule co'Md di visla, si slu 
piva alTuJire come dopo aver lib;rala la Sicilia dal di>p0' 
lismo Borbonico si volosse porlarc I'armala rivoluziouarii 
ncgli slali del Papa. Fece d medesimo graudi sforzi oudi 
persuaderci essere necessario il polere lemporale del Papaj 
al Callolicismo, (juesl'aliimj alia civilia..,. etc. 

Paltrmo (^ divisa in quaiuo parli eguali da due belli 
onlrade che si inlcrsecauo ad aogolo rello, fuori di quesU 
vie soovi dci meschioi viortoH che nou si possono dominan 



Lbttere dell*in6. dionigi biancardi 9^ 

coirocchio per essere la visuale intercellala dalle biancherie 
appese alle corde che vengono lirale in lulle le direzioni da una 
casa airaltra. Le monache di S. Calterina si affrellaoo a 
ricoslruire il convenlo distruUo dalle bumbe borbooiche , 
non h cosi degli abilanli che sono vjcini a Caslellanaare le 
cui case furooo saccheggiale eJ incendiale dalle soldalesche 
durante i'armislizio: essi abilano il piau Icrreno che rac- 
conciaroDo alia meglio e lasciano esposli alie pioggie I 
piani superior!; essi mancano di danaro per ricoslruire Tab- 
brucialo lello. I preli sono fanalici per TindlpendeDza, slana- 
pano proclami, ed i piii giovani indossano la blous rossa 
e vanoo ad iogrossare le file di Garibaldi. 

Si vendono molli giornali i cui redaltori non sapendo 

scrivere, si limitano a copiare arlicoli dal ooslri giornali , 

che danno come loro produzione. Molli di qaelli articoli oii 

ricordo di averli lelli al caff6 Slabilinl. A le sembrera im- 

possibile che la Redazionc possa riuscire a copiare lullo 

dagli allri giornali essendo lal volla necessario di comporre 

almeno qualche avverlenza od Invito agli associali: 6 in 

quesla occasione che il redallore fa il massimo sforzo di 

cui h capace, perch^ il suo stile superi in eloquenza quello 

dei noslri giornalisli. Kcco un sagglo delle loro produzioni: 

« 11 giornale la Bivoluzione cambia di foroaalo , per ade- 

« guare al de^iderio dei lellori Palermilani che ne vole 

<i spendere, lulli le die, due bajocchi alle novelle stanapate. 

« iMa bench6 al prezzo a bassalo a un bajocco, il Giornale 

« pensa apperdere nienle di sua quaiila: a racchiuso il 

« leslo in Ire colonoe afQoe di foruire la piu possibile ; 

« aspira anche a ne piii ricadere nelle scorrezioni che la 

« statnperia (???) a fallo , come per passatempo nelle Ire 

« primi numeri ». Presto sorlira uu giornale redalo da 

Alessandro Dumas. Qui come ben mi immao;inava siamo al 

buio degli awenimeoli che succedouo poco lonlano da noi, 

per cui h inutile che accenni a quelle poche novelle che 

conosciamo; mi limilo quindi a confermare Tesallezza delle 



100 LETTBRE DELL^ ING. niONlOI felANCARt)! 

descrizioni dei falli anleriori che vcnoero porlale dai nosiri 
giorDali. 

Ho vedulo (lei nosiri Lodigiani che parlirono colla 
prima spedizione, saranno probabilmenlo a Messina: di quelli 
apparlenenii alia seconda spedizione, vidi Bocconi 6glio del 
D. Vioceuzo, Bianchi fralelio dello scullore, lo scrillore del 
D. Paolo Terzaghi: lull! allegri e desiderosi di porlarsi al 
campo. loconlrai anche Domenico iMadioi che polrei chia- 
mare il daperlullo. 

Qui si fanno due ballagliooi del Genio ed uno di ar- 
liglieria: io oon ho aocora deciso se obbligarau sino alia 
fine della guerra a far parte del corpo del Genio, o se re- 
slar libero in qualila di amalore: il mio spirilo di indi- 
peodenza mi fa preferire il secondo parlilo: il desiderio di 
essere piii utile alia causa nostra polrebbe farmi abbracciare 
il primo parlilo. Frallanto che vanno formandosi i delli 
ballaglioni, invece di star inerle a Palermo conlo di visilare 
le cose principali delTisola e nel raomeoto che scrivo at- 
tendo i cavalli per parlire alia volla di Gir^enli, andr6 in 
seguilo a Siracusa, a Catania, sulTEma e mi porlero final- 
mente a Messina che gia conosco alio scope di vedere i 
miei conciUadioi, di la mi porlero sul lealro della guerra 
6 decidero sul da farsi. 

La guardia Nazionale fa un servizio altivissimo tanlo 
in citta che nelle campagne, in quesla ultima si h organiz- 
zala anche la guardia a cavallo per inseguire gli assassin! 
che lultora infestano queslo paese. Dopo che ne furono ap- 
piccati circa venli , pare che si sia miglioraia la sicurezza 
pubblica. A Monreale fu mandato jeri un baltaglione di sol- 
dali per sedare qualche Inmullo che da laluni si voleva 
classificare Borbonico, ma che venne provocalo senza de- 
Icrminnlo scopo da individui egoisli, soliti a fruire del ces- 
salo dispolismo. Alcuni quielisli prelenderebbero che esislesse 
un partilo repubblicano, sono questi i sogni di Lafariua e 
compaguia bella, i quali furono provocali da qualche oziosa 



4 



I 



LBTTERB DELL'iNG. DIONIGI filANCAROl lOl 

nullila, desiderosa di figurare in qualche modo sulla sceaa 
del movimeDlo italiano. La massa delia popolaziooe e del 
volonlarii sla cod Garibaldi, e doq bada alle piccole ano- 
malie che si manifeslano in qualche luogo. Dapperlulto si 
vedono carlellioi slampali portaoli le parole vogtiamo I'an- 
nessione al regno costiluzionale di Vittorio Emanuele II ; 
nessuno per6 peosa airanoessioQe imtnodiala che riuscirebbe 
dannosa alT uDita llaliana. 

Qui si veodono molli fucili a modicissimi prezzi, cereal 
di scoprire la loro provenieoza, e riuscii a conoscere che ven- 
gono dall'arsenale di Torino, e sono precisamenle quelii che 
avevano i soldati delT Italia cenlrale. Mollissimi allrl argo- 
menli rendono indubilabile che 11 noslro governo ebbe una 
parte atliva in quesla rivoluzione: ci6 che anche noi ci 
siamo immaginali. Gli insorli erano certlssimi della venula 
di Garibaldi, e disperavano di poler riuscire da soli a li- 
berarsi dal giogo Borbonico, di qui si spiega come in luo^o 
di agire nella citla couservassero le loro forze nelle mon- 
lagne, ed evilassero degli scontri de coi Regi . 

Spero che lu abbia ricevule mie nuove da Asti Magno 
al quale scrissi da Geneva. Se mi avrai direlte letlere in 
quesla cilia (Palermo), le ricevero a Messina, avendone prese 
le opportune disposizioni. Se mi scrivi dirigi pure le letlere 
a Messina ferme in posla. 

Chiudo in frelta queslo foglio perch6 b giunlo Tistanle 
della partenza, non avendo tempo di portarlo alia posta lo 
meller5 nella bussola di Girgenti. Scrivimi nolizie di Lodi, 
tienmi anche informato se il partito a me awerso approfitli 
della mia assenza per nuocerrai. Compiaciti di dare mie 
nolizie alia famiglia di mio cognate: salutami gli amici tulti. 

Ho incontrato Tallro glorno Acerbi di Maolova, egli h 
lolendente generale deH'armala, ha il lilolo digenerale: gli 
rammeiitai il meeting di Pompolioa , mi lascio tanti saluti 
per Rosselli. Fu uno dei piu coraggiosi duel, aU'entrala di 
Palermo era alia lesta di uo batlaglione. 



102 LETTERS DELL^INO. DIONIQI BIANCARl^l 

Incoolrai sul legoo a vapore un certo Coole Devecchi 
amico di Gorioi, che senza sapere ch*io fossi Hi Loiii e 
conoscenle del Professore, Irallenne per lungo tempo la bri- 
gata coi raccoDti dei prodigi falli da quesl' ullimo , i quali 
colorili a suo modo fecero stupire lutli. Pareva assai amico 
di Deprelis e di Garibaldi 

luo affez. D. Biancardi. 

PS. Girgenti, 5 Agosto, 

Riapro la lellera per farli coDoscere essere io giunlo 
in Girgenli , piccola cilia fabbricata ove era la forlezza 
deiropulenla Agrigenlo. 1 raggi del sole che Iramonla mi 
moslrano nella soUoposla valle le rovine dei lempii della 
Concordia, di Giove Olimpico, di Giunone ed allri. I.e loro 
colonne scanaiale rimangono tullora in piedi in mezzo ai 
fichi d'lodia, ed agli alberi di mandorle. Domani discender6 
in quella valle, salir6 i gradini di quel lempii « mettero il 
piede in quelle soglie che furono calcale da una lunga 
serie di Ponlefici. 

Nuovamente addio. 

PUBBLICAZIONI 



Felix Bouvier, Bonaparte en Italia, 1796. — Paris » Librairie 

Leopold Cerf, 1899. 

Questo libro di mole ponderosa, pieno saturo di notizie 
raccolte in ogni luogo, ma specialmente su rapporti e do- 
cumenti ufficiali di quel tempo, viene a maggiormente ri- 
schiarare i primordi delTepopea napoleonica, quando ap- 
punto pareva difficile che si potesse dir di piii intorno a 
quella campagna del 1796, dove per la prima volta rifulse 
il genio di Napoleone. 

La giornata di Lodi e trattata splendidamente con no- 
tizie copiosissirae fin ora ignorate, e che meriterebbero di 
entrare nel patrimonio di chi si occupa o ama le notizie 
del proprio paese. 



I>UBBLICAZ10N1 103 



La Leg^enda die, appunto dopo la presa del Ponte, il 
Bonaparte venisse iiominato Caporale, leggenda formatasi 
a poco a poco da se. da Napoleone incorasjgiata, e dal Thiers 
accettata servilmente, viene dalTAutore sfatata, perche nessun 
documento di quel tempo, non un giornale, non una lettera 
privata hanno traccia di quel fatto 

Su aicuni poeti e prosatori inglesi moderni. La notissima 
scrlttrice Evelyn ha composto un volume {MUano, Dxlta Gta- 
como Agnelli, pag. 3^25 L. 2) che e un vero gioiello. 

I principali rappresentanti della letteratura inglese 
moderna vi sono passati in rassegna. L*analisi che Evelyn 
fa della vita e delle opere del Keats, del Hood, del Ruskin 
del Pater, delTAustin, del Morris e di altri molti, e emi-' 
nentemente suggestiva. La sua parola si piega a tutte le 
sottigliezze di una indagine psicologica ed artistica acutis- 
Bima. 

II bel vulume e fregiato di uno splendido proemio di 
Ettore Zoccoli il quale — prendendo occasione dalla dedica 
che Evelyn fa di questi studi alia raemoria di Enrico Nen- 
cioni — delinea la spirituale figura dello scrittore che fu 
rapito troppo presto all'arte, notando come T opera di E- 
velyn possa, in un certo sense, essere considerata come una 
continuazione di quel saggi sui letterati inglesi che il Nen- 
cioni prediligeva. 

I luminosi richiami dello Zoccoli sono un dolce invito 
a leggere attentamente questo volume nel quale Evelyn ha 
ottenuto lo scope che il pensiero desse la mano alia poesia 
fondendo I'austerita delTindagine critica con le piii alte 
idealita artistiche. 

Manuale per gli Istituti di Educazione infantile. Con questo 
titolo il Prof. PiETRo Cavazzuti pubbiica presso la Casa E- 
difrice Ditta Giacomo Agnelli di Milano (pagine ^i'23 L. 2 , 50) 
la seconda edizione di un libro prezioso che ottenne gia 
largo favore presso il mondo scolastico e fu premiato dal 
Comitate per la fondazione di Asili infantili rurali nella 
Provincia di Milano. 

L' opera del Cavazzuti peio non si limita a parlare del 
solo ordinamento didattico degli Asili rurali , ma contiene 
osservazioni che sono giovevolissime anche per gli Asili 
urbani. 

Questa seconda edizione e molto opportunamente au- 
mentata di nuove aggidnte clie approfondiscono sempre piii 



104 



PUBBMCAZIONI 



e sempre me»lio Tinteressante e vitale argomento dell'e- 
ducazione iufantile. 

Tutte le questioni piii importanti sono trattate con lu- 
cidezza scientifica veramente ammirabile e non e trascurato 
nlente di quanto puo interessare quel benemeriti che si de- 
dicano alia educazione ed istruzione infantile. 

Dopo una opportuna introduzione segue un'ampia trat- 
tazione relativa alia educazione intellettuale, fisica, estetica 
e morale, costituendo tali division! le parti appunto nelle 
quali e ripartito il volume. 

C'e da augurarsi che il libro del Cavazzuti in questa 
nuova edizione aumentata trovi un largo pubblico di lettori 
e di ammiratori non solo presso gli insegnanti, ma anche 
presso quel genitori che sono e vogllono essere consapevoli 
dei loro alti ed importanti doveri. 

La Bibliofilfa. diretta da Leo P. Olschki Hi Firpnze — 
dispensa 5^ 4/ e o.^ dedicata a GIOVANNI GUTENBERG - e 
uscita in uno speciale fascicolo piii che triplo, di 108 pa- 
gine con 66 fac-simili e due tavole fuori teste. Contiene un 
importante studio del dott. Demetrio Marzi (che ha pur col- 
laborate alia pubblicazione ufficiale della citta di Magonza 
per il V centenario del Gutenberg) intitolato Giovanni Gu- 
tenberg E l' Italia. Si espongono criticamente le principali 
questioni concernenti la grande scoperta e si dimostra che 
di questa nessuno puo contrastare il vanto al Magonzese 
famoso e alia Germania; ma che I'ltalia fu la nazione , la 
quale dopo di essa prima d'ogni altra Taccolse, piii di tutte 
la tenne cara, e la porto al piii alto grade di perfezione , 
trasformandola da impresa industriale e commerciale come 
essa era da principio, in opera allietata dal sorriso del- 
r arte. Oltreche sotto tale aspetto la questione mai era 
stata studiata, tutti possono, con questo lavoro, farsi un 
concetto precise della questione intricatissima, senza ricor- 
rere a centinaia di pubblicazioni e di opere in moltissime 
lingue e spesso dlfficili a trovarsi. Contiene in oltre un ar- 
ticolo del sig. H. Omont sopra un nuovo codice greco delia 
Rettorica di Aristotele appartenuto a Francesco Filelfo ed 
un terzo del Direttore stesso Cav. Olschki su tutte le istru- 
zioni date dal Papa Gregorio XV a' suoi nunzi ed amba- 
sciatori e specialmente su quella impartita a Leone Allacci 
per portare a Roma la Biblioteca Palaiina di Heidelberg. 
Notizie, resoconti di vendite pubbliche, necrologi, corrispou- 
denze ed un catalogo accuratamente compilato di Monu- 
menta typographtca chiudono quest'interessante fascicolo, che 
rende uel nome d' Italia omaggio all'inventor della stampa 
e puo, per bellezza, estetica, ed importanza del contenuto, 
gareggiare colle pubblicazioni piii suntuose fatte alTEsiero 
neir occasione del V centenario della nascita di Giovanni 

GUTBNBBRO. 





PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 
BI LODS 

DiRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



(IQOO) 

(Luglio, Agosto, Setterabre) 



SOMMARIO 



ME M OR IE 

Giovanni Agnelli. — Ospedali LodigUai; Ospedale di Santo 

Stefano fpa^. lOy). 
— Luoghi dimenticati : Dove era la Corte di Tillio fpa^, lo^); 

Giovenigo (pag, iii). 
Documenti riguardanti localid del Basso Lodigiano : Maleo 

(pag. us). 
Giovanni Agnelli — Controversie ira il Vescovo di Lodi, 

i Prevosti di S. Salvatore ed i Delegati deli* Ospedale 

Maggiore, per i' esercizio dei funerali'ed altre fiinzioni 

religiose (pag. 124J. 
Ritraiti di Lodigiani illustri nella Bibl. Com. di Lodi (pag. i)8j, 
— Deputazione Storico-Artistica di Lodi fpag. 140)^ 
ilenco delle Pubblicazioni che si ricevono a litolo di cambio 

e che passano a beneficio della Biblioteca Comunale di 

Lodi (pag 144), 



LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE QUIRICO E CAMAGNI 
1900. 



OSPEDALl LODIGIANI 



» 



OspedLale d.1 Santo Stefano (i) 

II fondalore deirOspedale di S. Stefaao fu Pieiro Mo- 
digoani, dollore fisico lodigiaoo, che mor\ ranno 1478, come 
si legge da una iscrizione cho piii ioQaozl riporlercmo. 
Questi, lasciata usufrutluaria Tadea sua flgiia di tulli i suoi 
beoi, alia medesima soslitui i poveri di Gesu Cristo coo 
quesle condiziooi, che oella propria sua casa dirimpetlo alle 
carceri (2) si fabbricasse un ospitale per alioggiare e pa- 
scervi i poveri pellegrini, con uq oratorio annesso dedicalo 
a! protomartire Saolo Stefano, dai quale TOspitale medesimo 
col tempo fu deoomioalo. II foodatore dot6 il medesimo 
Oratorio di quattro messe la sellimaoa, e riserv6 le ragioni 
del Palrooato di delto Ospitale ai oobili Modigaani , auli- 



(1) Queslo arlicolo k pressoche inlieramenle del Canonico Defen- 
denle Lodi, e lolto dal suo manoscriUo sugli Ospedali di Lodi e suo 
terrilorio, eccello, si infende, lo brevi aggiuiilc linali. 

(2) Corso F. Adda, N. 15. 

9 



I 



106 OSPEDALI LODIQIANI 



chissima famiglia di quesla cilia (1). Eseculore di quesla 
sua voloQta Iasci6 monsigoor Pielro Modigoani , dotlore di 
Leggi, prevoslo di S. Lorenzo di Lodi e comaaendatore del- 
TAbbazia di S. Michele di Brembio, il quale I'anno seguenle 
1479 lullo mando ad elTollo soUo gli auspicii del Vescovo 
marchese Carlo Pallaviciol , secondo risulla da islromenlo 
rogalo da Pielro Paleario nolaio lodigiano. 

NoQ basl6 che T erezione di queslo Ospedale fosse di 
molli aoni poslerioro a quella dell'Ospedal Maggiore, e per 
coDsegueoza noo avesse da che fare con ruoione al mede- 
simo secoudo il decrelo del Vescovo Pallavicino sopra cilato, 
perchi i depulali dell Ospedal graode leolarono ogoi modo 
di iucorporarvelo, aveodo oUeouto da Papa Alessaodro VI 
un breve speciale per la fuslone sollo il 21 dicembre 1500: 
11 che pero ood ebbe luogo. 

TeoDe la cura di queslo Ospilale un minislro laico 
eletlo quasi sempre dalla famiglia Modignani ed approvalo 
dal Vescovo. II primo fu il prele Francesco Modignano, che 
mori nel giugno del 1519. II secondo fu Leonardo, figlio 
di Balzarino Modignani, che mori net 1532. II lerzo OUa- 
viano Modignani, oQancalo nel dicembre del 1569. Gli sue- 
cesse Francesco Modignani, proloGsico e medico del re di 
Danimarca, del duca di Lorena, e pubblico lellore in Pavia, 
che pass5 a miglior vila il i Febbrajo del 1580, dopo di 
aver parlicolarmenle beneQcalo il pio luogo. Celso Modignani, 
decurione lodigiano , fu il quinto , e amminislro V Ospedale 
sino al 1612 in cui mori il 19 di Ollobre , lasciando nel 
suo leslamenlo, rogalo da Crisloforo Bignami, uu legalo di 
mille scudi da pagarsi una volla lanlo. Orazio Modignani , 
parimenle decurione , gii successe il 14 dicembre 1012 e 



(I) Quesla famiglia Irasse il nome da una localila omonima in co- 
mune di Villavesco e parrocchia di Casal Maiocco. Questa localila, in 
una carla del 1252, regislrala nel Codice Laudense al N. 346, era delta 
Moniegnano; coH'aiidar del tempo si chiamo Modignano, 



/ 



OSPEDALI LODIGIANI 107 



preslb Topera propria cou ogDi studio e diligeoza ristauraDdo 
le case, provvedendo di apposila abilazlone i sacerdoli, rin- 
novaodo Tuso di alimentare i pellegrini , menlre per 1' ad- 
dietro si dava loro una certa quanlila di elemosiaa in com- 
penso degli aiimenli; aprendo Dell'oratorio due proporzionate 
flneslre con invetriate , meolre prima era alquaoto oscuro , 
e sommiDislrando sufflcienli apparali ecclesiaslici per la ce- 
lebrazione delle messe. Verso il 1 620 queslo spedale aveva 
una reodita di Lire millecioquecenlo. 

II 2 dicembre 1625 mori il sopradetto Orazio , e in 
suo luogo il 15 geuoaio 1626 fu elelto e preseotato dalla 
famiglia medesima Celso parimenti Modigoaoi, e decurioue. 
II numero del pellegrini ailoggiati Dell' AmmiQislrazioQe di 
Orazio fu di 36450 iocirca, corae ai tempi del Lodi risul- 
tava dai libri delfOspedale medesimo. 

Fra lulli gli Ospedali da noi presi a descrivere dod 
si b trovalo aicuno che abbia pubblicameQle nolata la fou- 
dazione sua alia forma del Concilio provinciale IV, se dod 
questo, sopra ia porta del cui oratorio, dalla parte iuterna, 
stava essa scoipita in apposita lapide del seguente tenore : 

DIVO STEPHANO PROTOMARTYRI 

Petrus Modegnanus Danini Art. et Med. doct. F. Aedem 

erexet anno 1478. Addictis praedijs ex quorum proventu 

sacrum quater sing, hebdomada perpetuo fiat, ejus piano 

mentem executus Fran. Modegnanus Daniae Regis 

j et Lotharingiae Ducis Protomed y ac publici Papiae lector 

huiusque xenodochii Jur. patror gentis Modegnanis 

moderator Illl a Patroni electus et episcopum confir. 

a 1569 mens. Xbr, 

II sacerdole prof. D. Andrea Timolali , sul pavimenlo 



108 OSPEDALl LODiajANI 



di un solaio nella Casa Griffioi-Beooio, in Via Legoano N. 10, 
lrov6 la seguenle epigrafe: 

D. 0. M 

PAUPERIBUS DOMINI NOSTRI JESU CORISTI 

HOSPITALE 

A NOB. PETRO MODEGNANO 

ANNO MCDl.XXVIII 

COMES JOHANNES FRANCISCUS 

DE MODEGNANA FAMCLIA 

MODERATOR XIII 

REEDIFICABAT ANNO MDCCXII. 

Soppresso TOspedale il 2 giugno 1774 , con cesareo 
dispaccio del sellembre 1775 venne accordala alia famiglia 
Modegnani la facolla di converlirne lo rendile in allra opera 
pia per manlenere povere Gglie nobill lodigiane in mona- 
slero, corrispondendo a ciascuna di esse annue Lire cinque- 
cento di Milano, col dirillo di nomina serbato ai Modignani 
slessi. Quesle ren<liie sono ora amminislrate dalla Congre- 
gazione di Carila di Lodi come palrimonio degli Asili d'In- 
fanzia per la devoluzione iegaltneule fallane daH'uUimo pa- 
Irono conle Galeazzo Modignani, essendo venulo a mancare 
Toggello della precedenle deslinazione. 

Giovanni Agnelli. 



LUOfiHI DIMENTIGATI 



Dove efa la Oorte cli Tilllo 

Neirislromenlo dl donazione falla il 23 dicembre 1039 
da Ilderado da Comazzo e da Rolenda sua consorle al mo- 
naslero di S. Vilo presso Caslioae da essi foodalo, Ira molli 
luoghi che aocora aspellaDO la loro idenlificazione, si legge 
una « Curte que vacatur TILLIO prope Caaali ». Che 
queslo luogo di Casali fosse Talluale Casaipusterleogo non 
si poleva mellere in dubbio perch6 Tordine con cui veni- 
vano noDQinali i beni donali nel documenlo lasciava credere 
con ogni sicurczza che si Irallasse dell'atluale Casale, delto 
poi dai Puslerla Pusterlengo. Ma che paese fosse al d\ d*oggi 
quello che ai tempi di Ilderado e anche piu lardo si chia- 
mava Tillio, per quanle ricerche abbia fallo, non mi venne 
mai fatlo di conoscere. Ora da un islromento d'enfiteusi di 
Ire pezzi di lerreno di ragione della Chiesa di S. Giovanni 
Ballisla concessi ai De Maino , rogalo in Lodi il 24 no- 
vembre 1194 da! nolaio Giacomo de Brugazzi, che si con* 
serva presso il duca Scolli di Milano, proprielario della pos- 
sessione della Biraga , e come lale lenulo a soddisfare il 
canone enfiteulico di cui 6 parola neiristrumenlo, si spiega 
chiaramente di quali paesi si Iralta. Ivi h dello : a . . , ex 
petia una terrae araloria perticarum sex decim vel circa 



lift LboGHI DlMENTlCAi'I 



iacens in territorio loci de Terranova sea de Sancto Al- 
berto seu de Tillio, sen de Biragho laudensis dioecesis ubi 
dicilur ad Campum ecclesie in qua petia lerrae conslructa 
est dicta ecclesia Sanctis Johannis Baptistae , cui coheret 
ab una parte strata de Sancto Alberto et domini Lampu- 
gnani et consortum de Birago mediante rugia suprascrip- 
torum de Maino, et domini Lucii de Cottis, ab alia supra- 
scripti domini Lucii mediante suprascripta rugia et ab 
stratela. Item ex petia una terrae aratoriae perticarum 
centum quinquaginta vet circa iacens in suprascripto ter- 
ritorio seu ut supra et dicitur ad campaneam versus rug- 
giam de la Victabia cui coheret ab una parte Strata de 
Casali ab roggia de la Vitabia in parte et in parte pre- 
factos Fratrum de Maino ab scolalorem, seu Rogia Nova 
domini Bassiani de Fissiragha et ab suprascripti domini 
Lucii de Cottis. Item ex petia una terrae prativae solita 
esse etiam perticarum centum quinquaginta, et nunc est per- 
ticas centum triginta quatuor vel circa jacentis in supra- 
scripto territorio seu ut supra et dicitur ad pradatium sive 
campum presbiteri, cui coheret ab una parte teneatur per 
suprascriptos del Biragho ab rugia dominorum Vitaliani 
de Boromeis , et dominii Cotii suprascripti ab strata de 
Casali et ab , , . . Cotii mediante scolntore salvis aliis 
couerentiis verioribus ...» 

Da questo cJocumeDto resta aduDque ubicata V aotica 
corlo di Tillio, come comprendeole i luoghi di Terranova, 
S. Alberto e Biraga, situati luogo la via Ira Casalpuslerlengo 
e Casliglione d'Adda. II vedere possessore di quelle parli 
oobill famiglie milanesi quali i Colta, i del Maino, i Biraghi, 
i Borromei, ci fa correre colla mente ai Valvassori Milanesi 
Iribulari delle Chiese e degli Ospedali di Milano beneficiari 
di Ariberlo d'lolimiano, il quale con suo leslamenlo lasciava 
quaolita immensa di beni lungo il Laoabro inferiore, la si- 
nistra del Po e la deslra delTAdda per Tappunlo alle Chiese 
ed ai Luogbi Pii di Milano, dopo averii usurpali colla forza 
ai LodigianL 



LUOGHI blMENTICATl lit 



Oiovenigo 

Erano due localila , T una della Giovenigo vecchio e 
Giovenigo giovane Taltra. Queslo nome sembra derivi dalla 
coltivazione del ginepro: Zavernicua, Zavernegnus per gi- 
nepro h accenoalo negli statuti di Leffe nella valle di Gan- 
dino (1). Un Thomaso da Lode si prese cura di far lagliare 
e condurre a Milaoo nave doe de ^anevrico per uso della 
festa die proximamenle si ha da fare (erano le nozze di 
Beatrice d'Esle e di Anna Sforza, 11 Dicembre 1490) (2). 

Quesli due luoghi erano sulla cosla deU'Adda, ai con- 
fini del comune di Lodi. Nel diploma deiriraperalore Fede- 
rico I Barbarossa concesso alia cilia di Lodi allora erigenda 
(3 Dicembre 1158) cosi vengono delimilale le propriela co- 
munali di Lodi : « a castro episcopi stent via ducit usque 
ad pontem veterem de Fansago versus Addua protendunlur. 
Ex alio autem latere, sicut costa Pulignani et costa Iselle 
et costa Juvenici veteris et costa Juvenici nuovi et coste 
civitatis versus Adduam clauduntur, » (3). Tra i palli della 
Lega Lombarda (Maggio 1167) h scrillo che quesla garan- 
liva ai Lodigiani le terre possedule dai Milanesi nei conQoi 
della Comunila di Lodi. « Et dabo tibi totam terram quam 
mediolanenses kabebant seu possidebant inter has coheren- 
tiae : A veteri ponte de Fanzago et sicut ibat via vetus que 
ibat Cremam usque ad castrum episcopi, et sicut vadit riale 
de Sancto Marcellino usque in Aduam. Et ex alio latere 
a castro Juvenici veteris sicut vadit usque ad civitatem 
coste versus Aduam ...» (4). Lo slesso si ripele nella 



(1) Archivio Slorico Lombarda, 30 Sellembre 1882, pag. 387. 

(2) Idem pag. 498. 

(3) Codice Laudense, Vol. II, p. I,. pag. 4. — Ignorasi ove fosse it 
caalrum episcopi, ollre Adda cerlamenle: la cosla Isella era Talluale 
Torrella. 

(4) Codice Laudense, Vol. II, p. I, pag. 34. — II riale de Santo 
Marcellino, confine del connune di Lodi, esiste tullora oltre Adda. 



11^ LUOOHI DIMENTlCAti 



conferma dei privilegi falla il 19 Gennaio 1191 da Enrico VI 
imperalore (1); in quella deir imperalore Ollone IV il 1 
Maggio 1210 (2) e di Federico II del 28 Novembre 1220 (3). 
Id uoo dei vecchi slaluli della cilta di Lodi (De pali/icatione 
comunisj ^ delto che si dovevano piantare i pali divisorl , 
Ira allro « in Silvagrega . . . iuxta stralam que vadit ad 
Zovenicum » (i). 

L'aoDo 1193 questo luogo , col castello , unitamente a 
Caveoago , fu messo a ferro ed a fuoco dai Milanesi (5). 
L'aoDo 1261 la chiesa di Zovenigo fu lassala in soldi 5 
imperiali dal nolaio Guala, legalo pontiScio: somma dqoIIo 
ragguardevole in confronlo a quella loccala alle allre chiese 
della diocesi; segno evidenle che la localila era imporlanle: 
apparleneva alia pieve di San Marlino in Strada. Qui nel- 
Tanno 1269 si accampo Napo della Torre coi Piacenlini, 
Bergamaschi, Cremonesi e Novaresi per marciare conlro Lodi 
Iravagliala dalle fazioni degli Overgnaghi e dei Vislarioi. I 
collegali, slando in questo luogo, devaslarono la Selvagreca, 
e presero i campanili di Cavenago e di S. Martino in Slrada 
e gellarono un ponte sull'Adda onde assediare Capregnanica, 
presldiare Prada, slala abbandonala (6). 

NeirArchivio Vescovile di Lodi obbiamo spigolale allre 
nolizie su questa localila. 11 23 Maggio 1273 : vendita falla 
da Faxano de' Crescenli a favore del monaslero dei De- 
nari (7) di perl. 5 di lerra in Zovenigo (8). 1326 6 Marzo: 
Delia divisione di beni fra le Umiliale dei Danari e la casa 
degli Umiliali d'Ognisanli souo nominale venli perliche di 



(1) Codice Laudense, Vol. II, p. I, pag. 170. 

(2) Codice Laudense, Vol. I!, p. I» pag. 252. 

(3) Codice Latidense, Vol. II, p. I, pag. 268. 

(4) Codice Laudense, Vol. 11, p. II. pag. 559. 

(5) Chronicon Placentinum, A. 1193 — Cavitello, Annali, II9i. 

(6) Corio, Giulitii, Villanova, T. Caico, Flamma, Cavilello, ecc. 

(7) Monaslero di monache in Lodi fondalo dalia faraiglia Denari. 

(8) Pergamene d£lle Umiliale, N. 52-53. 



LtJOGItl DIMENTICATI 113 



lerre coerenli col busco della comunita di Zovenico e alire 
lerre io Begona de Zovenico (1). 1379, 17 Novembre: lo- 
veslilura ad anni 9 falla dal monaslero di S. Benedello a 
favore di Giovannino de Casirale di 10 pertiche aratorie 
giacenli nei chiosi di Lodi ubi dicitur ad punctam Calvi , 
sive ad Zovenigum , coerenle da due parii la sirada e da 
una parte Zanelo de Lemene (2). 1393: i beni dei Caga- 
moslo ad Zuvenigum (3); 1405, 7 Setlembre: allri beni 
delle Umiliale dei Denari nei chiosi di Lodi ubi dicitur ab 
Zovenigum in coerenza colia strada (4). 1478, 21 OUobre: 
ioveslilura ad anni 9 falla dal monaslero di Paullo (5) a 
favore di Giovanni dei MaldoUi, di perliche Ire, iacens in 
clausis Laude porte Cremonensis ubi dicitur ad Zovenigum, 
coerenti ab una parte lectus vetus Abdue, ab alia Ecclesia 
Sancti Blasii burghi porte Cremonensis (6). 1476, 10 Ol- 
lobre: Locazione di lerre falla dal monaslero di S. Benedello 
in Anlonino de Oldoni, di perliche 11, arf Zovenigum, cui 
coheret ab una parte Stratam Cremonensem mediante Rugia 
de la Cotta (7). 

Fra Luca Caslello il 26 Maggio 1344 infeud6 delle 
decime di queslo luogo con Cavrigo, Ca' del Conle {Cassinojy 
Seslo, S. Marlino in Sirada, Bisacca Riccardi di Lodi. Dunque 
le memorie di questa localila arrivano fioo alia fine del se- 
colo XV. Era sulla sirada cremonese, nei pressi deirOlmo, 
ma sulla cosla deirAdda. La siratia che dalTOImo conduce 
alia cremonese, al confliiente di quesla stessa sirada, verso 
la bassura, si osserva ancora un luogo alio, rellaogolare, 



(1) Pergamene delle Umiliale, N. 36. 

(2) Idem. N. 202. 

(3) Idem N. 312. 

(4) Idem sec. XV N. 9. 

(5) Era delle Umiliale, silualo in Lodi eve e ora T Orfanolrofio 
Maschile. 

(6) Umiliale, Secolo XV, N. 157. 
(1) Idem N. 163. 



Hk LUOQHI DIMENTICATI 



conflnanle da due parli, e un poco aoche da una lerza parte, 
colla bassura: quesla localila polrebbe essere quella occupala 
dairanlico Zovenigo. — Ma un aliro Zoveiiigo, che, come 
si disse sopra, confinava colla slrada, la sirada anlica cre- 
moiiese , medianle la roggia Cotta , non poleva essere che 
nel lerrilorio di Ca-de'-Bolli, ove solamenle la roggia Cotta 
rasenla la slrada cremonese, nella plebe di S. Marlino in 
Slrada. Ora per6 non esisle nessun avanzo delTanlico for- 
lilizio, ai conflni del Comune di Lodi e di S. Marlino nei 
press! che ci veogon Iracciali dalle anliche memorie. 



G. Agnelli. 



DOCUMENTI 

riguardaflti localita del Basso lodigiano 



M a I e (^^ 
\^ 1389 . 7 OUohre 

I Commissari special! sulle Restiluzioni nei Milanese , 
scrivono al Magnifico ed Eccelso Signore di Milano ecc. 
(Giao Galeazzo Visconli, addiveoulo poscia primo Duca di 
Milano nel 1B96), 11 Conle di Virlu, Vicario Generale Im- 
periale. Lo avvisano deH'islanza dei Consorii Cipelli (2) per 
esser resliluili nel possesso dei beni loro ingiuslamente lolti 
da Lodovico Visconli (figlio di Barnabb Signore di Milano), 
ed allora luogolenenle di Barnabo in Lodi. Ricordano Tob- 
bligo fallo ai Commissari di aprire un'inchiesta, dalla quale 
dlchiarano risullare « doversi i Cipelli resliluire nel possesso 
dei loro beni », per le seguenli ragioni: 



(1) Dai manoscrilli di Alessandro Riccardi, iegali alia Biblioleca 
Comunale di Lodi. 

(2) Cilladini di Lodi ed abilanli del Caslello di Maleo (Vescovado 
di Lodi, e dipendenle del Conle di Virlu). 



116 DOCUMENTI RIOUARDANTI IL BASSO LODlOlANO 

\P Perch^ da lempo immemorabile ne possedeltero la 
parle maggiore , e da 31 anni la parte rainore , acquislala 
da un Cerrulo Mamarella di Lodi. 

11^ Perchfe solo per breve tempo ne furono prima spo- 
gliali dal Bruzzo Visconli, baslardo di Luchino Visconli, al 
tempo del loro progenilore Bassiano Cipelli, detlo Ba^gino, 
non oslante che delto spoglio fosse avvenulo per islromenlo 
di vendila. lofatli delta vendila era eseguila, quando il Bruzzo 
era podesta della Citla e del Dislrello di Lodi (1), nel qual 
lempo tale compera eragli vielata. loollre tale vendila era 
slala poi annullata nel 1349 dal Reverendissimo Paslore 
Giovanni per grazia di Dio Arcivescovo e Signore Generale 
di Milano, Lodi, ecc; di piu nella causa poi insorla Ira 
Bernab5 Visconli Signore di Milano con altri , lale vendila 
era slala dichiarala nulla, rilornandosi quindi i beui suddelli 
al Bassiano Cipelli e successori, che li possedeltero ancora 
per 31 anni e plii flno alia spogliazione loro inflilla da Lo- 
dovico Visconle figlio di Barnabo (1370). RIcordasi inollre 
un decrelo a favore degli abilanli e Comuni dei luoghi di 
Casalpuslerlengo, Codogno, Corno Giovane e Vecchio (/o- 
corum de Casali puslerlengorum el de colonio de cornu Ju- 
veni el Yeteri) delTArcivescovo e Signore Giov. Visconli. 
II suddello Mamarella h chiamalo « terrenus et hahilalor 
loci de cornu Yeteri ». Per di piu la vendila a favore di 
Bruzzo Visconli nel 1340 circa, era slala da cestui eslorla 
per forza, al Bassano Cipelli, allorch^ era stalo obbligalo a 
rifugiarsi a Manlova, come incolpalo di oraicidio nella per- 
sona di un Marcone di Corno. Conosciula per5 Tinnoccnza 
del Cipelli, T Arcivescovo T aveva richiamalo dal bando, e 
riammesso nel possesso dei suoi beni , ci6 che venne poi 
riconfermalo, allorquando BarnabO Visconli, successo nella 
Signoria di Lodi al defunlo suo zio TArcivescovo, comando 
ad Albergo da Carnage allora podesta di Lodi, di addivenire 



(I) 1340-1345 cipca. 



DOCUMENTI RIGUARDANTI IL BASSO LODIQIANO 117 

air apprehensione a favore della Camera Ducale , di lulii i 
beoi del Bruzzo Visconti. 

1428 ^ 19 Oltobre 

Tre citladiai Lodigiaoi, arbitri amichevoli nelle verleoze 
Ira i consorli Cipelli abilaoli in Castro de Maleo (1} epi- 
scopatus Laude, assegaano a Filippo Cipelli : 

Perl, too gia aratorie oggi vitale (2) in terrilorio del 
Paese di Maleo (loci de Maleo) , ove dices! ad Agazolam , 
presso la slrada ed i beoi di aliri Cipelli secoodo la pre- 
sente divisione. — Pert. 100 gia aratorie oggi avitate io 
delto territorio ad agozolam apud moranum (3), presso la 
slrada, i beoi Cipsllio Zipelli, Boosignori e la Cercha (Circha), 

— Perl. 42 in lerr. di Maleo ad propriam, presso la Slrada, 
i beni della Chiesa di Maleo, i beni Beozooi (bezoni) ecc, 

— Pert. 60 arat. in lerr. di Maleo, io campo bovino sive 
ad Sigolam, presso la slrada, la roggia, i beni dei Mezzacapo 
[de mediis capilibus) ecc. — Perl. 30 ivi presso i beni dei 
Villaplaoa ecc. — Pert. 70 arat. e zerbo in lerr. di Maleo, 
in cavarezia presso i beui Cipelli. — Pert. 27 in lerr. di 
Maleo ad propriam, presso i beni di un Boselli, ossia della 
Chiesa di Maleo, i beoi Cipellelli ecc. — Perl. 48 arat. e 
zerbo (4) in lerr. di Cavacurta, Vescovado di Lodi, ad ca- 
stagnolas ossia ad budrianchas presso i beoi gia di Segra- 
moro Viscooli, ecc. — Perl. 11 di pralo magro io lerr. di 
Cavacurta ove dicesi al Lago de la voUa , presso i beni 
della Chiesa di Cavacurta, i beni Ayino ecc. — Pert. 15 
Id terr. di Maleo alia cerca (ad circham) , presso i beui 
Sordi (de Surdis). — Perl. 110 aral. verso il paese di Corno 



(1) Nei Caslello di Maleo. 

(2) Infalti anche a Corno Vecchio i campi venivano in parle ridoUi 
in vignelo (documenlo 1498 24 Nov. d'aflillo di qnei beni in Archiviq 
Cong. Car. di Milano). 

(3) Presso ie Morane. 

(4) Quante lerre incollel 



lis DOCUMENTI RIQUARDANTI IL BASSO LODIQIANO 

Vecchio (1) (de versus locum de Cornu Veteri) di una pezza 
di pert. 330 , in lerr, di Corno Vecchio , in Quaquarera 
presso la slrada, i beni Roberli, 11 lerr. di Corno Vecchio. 
— Perl. 30 aral. in lerr. di Maleo ad Caxellam illorum 
de Molla, presso 1 beni della Molla ecc. — Pert. 16 arat. 
e felixede ivi. — Pert. 7 in lerr. di Maleo io Campo An- 
drono, presso i beni Zaitaoo, il fo$satum de la lama ecc. -— 
Pert. 100 ivi, zerbo, presso la Costa, i beni Ranara ecc— 
Perl. 11 zerbo, ivi, presso i beni degli eredi di un Mozio 
de la crota (Crotla d*Adda ivi preiso oltre Adda). — Perl. 
5 ivi, zerbo, presso il fossalo, i beni Scagni ecc. — Perl. 
i zerbo ivi, presso i beni illorum de lacanza. — Perl. 25, 
deversus bonedanum, di una pezza di p. 226, in terr. di 
Cavacurta , ad bodrianchas , presso i beni Cipelli , Costa , 
Pisati, Boselli, Yisconti (eredi di Sagramoro) ecc. La terza 
parte di queste pert. 226, h presso la roggia ecc. — Pert. 
12 arat. terr. di Maleo al Yignahy presso la slrada, lenule 
in afflllo da un Anlonio Tavernajo (oste?). — Pert. 8 o 9 
in lerritorio di Maleo ovvero (sivo) di Cavacurta alia Ca- 
nonica, presso la stradella, i beni della Chiesa di 5. Giu- 
liano di Pizzighettone (Ecclesie S. Juliani de Pizituno) , i 
beni della Canonica della Chiesa Maggiore di Lodi. — La 
terza parte, verso il Paese di Maleo di una pezza di terra 
di pert. 80 o 90 in terr. di Maleo ovvero (sive) di Corno 
Vecchio in Quaquarera, presso la Strata de Maleo, ecc. — 
Un Caseggiato (sedimen) sltuato nel Castello del Paese di 
Maleo (in Castro loci de Maleo), presso la fovea castri me- 
diante muro castelam, Tannesso comune dei Cipelli, le pro- 
priela Cipelli, Cipelletti, ecc. — Tavole due di caseggiato 
in delto Caslello, presso il foxatum suddetlo (del Castello) 
mediante il muro castellano ecc. — Allro caseggiato sten- 
dentesi fino alia Onestra (foramen) abbruciala posta nel muro 
Castellano, e posto nel Caslello, Ira la Strata del dello Ca- 



ll) Dunque in terr. di ^!a'eo. 



DOCUMENTI RIGUARDANTI IL BASSO LODIGIANO 119 

slello (di Maleo), il fossato (mediaate muro castellano, ecc). 

— Tav. 20 di caseggialo senza edifizi, verso i Cippellelli, 
ossia verso sera, di uo Caseggiato dl pert. 2 I. I situalo 
Del Borgo del detto Paese di Maleo (in Burgo dicli loci de 
Maleo, ossia Del Recinto fortificalo del paese stesso, il quale 
Borgo 6 io soslaoza il Ricetto o P cerchia del Caslello) , 
presso la strata, il foxatum burgi, ^ Pert. 1 tav. 7 di ca- 
seggiato COD edifizi ia puglia (paleatis) situati Id detto Borgo, 
presso i beoi Suzzi, la Strata, ecc. — Perl. t. 10 di ca- 
seggiato senza aooessi, io detto Borgo ecc. — Pert. 1, t. 4 
caseggiato io detto borgo, presso la proprieta della Chiesa 
del Paese di Maleo, quella del Comune di Maleo, ecc. — 
Tav. 22 di caseggiato io detto Borgo, ecc. 

A Gerardo Cipelli veDoero assegnati: Pert. 20 aral. in 
lerr. di Maleo alia Casella degli Airoldi, presso la Cerca, 
i beoi della CaDonica della Chiesa Maggiore di Lodi, i beDi 
GrazaDo ecc. — Pert. 22 li2 ronco in terr. di Maleo ove 
dicesi in capo del Borgo (in capite Burgi), presso il fossa- 
turn Burgi, i beni Adate ecc. — Pert. 15 zerbo In detto 
lerr. di Maleo , in Valle Barilla , presso il Fiume Adda 
(flumen adue) , la gera (glarea) , ecc. — Pert. 49 aral. e 
viiato in detlo terr. air agazola , presso la strada ecc. — 
Pert. 25 ivi. — Pert. 16 zerbo in detto terr. alT agazola , 
presso la Via de Lamota (o della Motta , vecchio Castello 
in quel press)). — Pert. 50 verso sera di una pezza aral. 
e felisede, di p. 100 in terr. di Maleo, alia Cassina, presso 
i beni Mezzacapo, Io scolatorium ecc. — Pert. 32 terr. di 
Maleo alia Propria, presso i beni della Chiesa di Maleo, ecc. 

— Pert. 10 aral. in terr. di Maleo alia Motta (ad noolam, 
che era duuque nel terr. di Maleo), presso la strata ecc. — 
Pert. 20 arat. io detto terr. in Campo bovino. — Perl. 75 
aral. e zerbo in detto terr. in Cavarezia presso la Guarda- 
lobia, ecc. — Perl. 20 di p. 40 prato terr. di Maleo al 
Lago della Volta , presso il Canneto , ecc. — Perl. 20 di 
p. 40 lerr. di Maleo in Cavarezia , presso la Strada del 



120 DOCUMBNTI RIQUARDANTI IL BASSO LODIQIANO 

pozzo (puleyj. — Mela di p. 24 lerr. di Maleo ad maza- 
letam — Pert. 10 zerbo in lerr. di Maleo, a S, Pielro in 
Pirolo (ad S. Pelrum in piroilo) presso il Cannelo, i beoi 
Barberi ecc. — Pert. 12 lerr. di Maleo al Vigoale. — La 
lerza parte verso la Cassioa del Siguor Leooioo Pisali di 
UQ bosco e zerbo di p. 226 lerr. di Cavacurta ad bodrian- 
chas. — Pert. 44 aral. in dello lerr. in Cavarezia. — Pert. 
100 di una pezza di p. 330 in terr. di Corno Vecchio ov- 
vero di Maleo in quaquarera , presso la strata per quam 
itur a maleo ad locum de cornuveteri, la strata de lebico- 
chis, ecc. — La lerza parte di p. 80 o 90 ivi in quaqua^ 
rera, presso la Strata de Maleo. — Caseggiato nel Castello 
di Maleo, presso la Strata publica. Altro Caseggiato ivi. — 
Allro ivi con forno, e con annessi cupali e smaltati de ter- 
rono, presso la fovea castri, la columbaria, ecc. — Tav. 22 
Del Borgo del Paese di Maleo, ecc: . . . Pert. 2 uel Borgo, 
presso la strata (burgi), il fossatum burgi. — Tav. 25 verso 
Monlealbano ossia la brera (sive breram), di lav. 51 di un 
caseggiato od Aja nel borgo del Paese di Maleo, presso la 
strata per quam ilur a burgo loci (de Maleo) ad aduam 
(I'Adda), medianle cosla. — Uo orto o zancha nel Borgo 
del Castello (in burgo castri) di Maleo presso la slrata per 
quam itur a loco de Maleo ad terram pizeleoois, ecc. 

A Bassano Cipelli assegnano : 

Perl. 40 arat. terr. di Maleo ad viam de laude (alia 
Via per Lodi Nuovo) ecc. — Pert. 28 terr. di Maleo ad 
propriam. — Pert. 25 terr. di Maleo ad agazolam. — Pert. 
28 ivi. — Pert. 95 ivi. — Pert. 30 lerr. di Maleo alia 
Molta. — Perl. 20 di 40 terr. di Maleo ad Cavareziam. — 
Pert. 20 di 40 ad pralum de Lavolta presso il cannelo. — 
Pert. 23 vigna terr. di Maleo in capite burgi. — Pert. 50 
verso mallina di p. 100 in terr. di Maleo alle Cassiua. — 
Perl. 33 in dello lerr. in Cavarezia sive ad boschetuin u- 
bertini. — Perl, 24 lerr. di Maleo , al boschetto di San 
Marceltino, — Mela di p. 24 lerr. di Maleo alia mazalela. 






DOCUMENTI RIGUARDANTI IL BASSO LODIGIANO 121 

— Perl. 25 aral. e pahuie lerr. di Maleo ad paludum presso 
la Strada de Sancto Pelro e la paliide. — Pert, 28 vilale 
in lerr. di S. Pietro in Pirolo (che faceva dunque lerrilorio 
quasi a s6). — Pert. 3 in delto terr. ubi dicilur ad S. Pe- 
Irum la Pirollo, presso i beni della Chlesa di S. Pietro, e 
la Strada per Pavia (Strata de papia). — Pert. 16 in detto 
lerr. ad bratum, presso 1 beni MajentinI, ecc. — Pert. 40 
ivi. — Pert. 15 zerbo ivi. — Pert. 12 terr. di Maleo alia 
Casella degli Airoldi. — Pert. 12 terr. di Maleo al Vignale. 

— La terza parte di p. 226 terr. di Cavacuria ad bodrian- 
chas. — Pert. 80 delto terr. ad campum lapidum (al campo 
delle plelre) presso la strata. — Perl. 36 terr. di Maleo o 
Corno Vecchio in quaquarera di p. 330, presso il terr. del 
Corno, ora tenule (le p. 36) di un Bevilacqua. — Pert. 12 
di p. 330 ivi. — Pert. 62 ivi. — La lerza parte verso il 
Paese di Corno Vecchio di p. 80 o 90 in delto terr. in 
quaquarera presso la Strada de Maleo. — • Caseggiali nel 
Caslello di Maleo, e nel Borgo del Paese. — Un orto o 
zanca nel delto borgo con cosla e valle unite presso la strada 
da Maleo a Pizzighellone [Castnm et terraoa). 

Ad altri Cipelli assegnano : 

Una Colombaria (o Torre) posta « in Castro loci de 
Maleo, supra murum castelanum » presso la fovea Casiri » 
ecc. — In caso diverso invece di delta Colombaj.i assegnano 
ad un Cipelli ua caseggialo poslo in Castro pizeleonis di- 
slriclus Cremone, presso la strata, il murus Caslelanus, la 
propriela Liveselli, ecc. — E se il Cipelli Bassano volesse 
alienare delta Colombaj;i, ecc, seguono palli. 

Si accennano ioollre come corauni dei Cipelli perl. 60 
di gerra (glaree) in delto lerr. (quale?), alia gerra di sotto (1) 
presso TAdda : — e perl. 101 pralo in lerr. di Camayrago 
Vesc. di Loll ad pontem gratis, presso il lago, il caonelo, 
ecc: — un caseggialo ed annes^i nel Castello (in caslro) 



(I) (Jera di Pizzighellone? Parmi. 



10 



k 



12^2 DOCUMENTI RIOUARDANTl IL BASSO LODIGIANO 

di Pizzl^hellons, presso la strata ecc. : — e pert. 200 di 
Bosco piccolo (minuli) io lerr. di Maleo, al boschetlo di fuori 
(foris), presso i beni dei Bergamo (de pergaino). — J)ichia- 
raoo che allri dei Cipelli debbano addivenire ad operazioni 
murarie ecc. (Rog. Vailati e Vescovi). 

lll.rao Princeps Reverenler exponilur parte Comunis 

el hominum loci do Maleo Episcopalus Laude , quod dum 
pridie referendarius Lauih3 in causa tunc coram eo verlente 
inter datiarios datij imbotature vini novi episcopatus medij 
el ioferioris Laude anni proxime prelerili currenti 
MC(XC"LXVIIJ parte una el <lictos Comune el homines vel 
eorum sindicum et procuralor(^m eorum nomine parte altera 
lullisset seDlenllam de consilio sapienlis in favorem diclorum 
comuois el hominum. El contra diclos datiarios per quam 
dicti datiarij fuerunl in expensis condempnali reservala cas- 
salione el dum per anlea deposile fuissenl penes Rodulfum 
de fanalis libre centum nonagiola imp. nomine diclorum Co- 
D)UDis el hominum pro danno ipsis daliariis pro soluliooe 
datij . . . etc. 
omissis. 

III. me Princeps. — Ollra lulte le graveze insuportabile 
haono havule le povere comunilate di Maleo et Cavacurla 
de Lodesana loci de li Signori Theodore et Bona Trivullij 
consorli fin da la guarnisone del Signore Prosper© Colompna 
el guardia di Vostra III. ma Signoria quando I'hera a Pizi- 
ghitoue in qua che sono lante che longho saria nararle el 
difficilissimo oarrare ii dampni loro passati et precipue da 
che se principi6 mettere le guardie a la terra de Pizighitone 
per la quale hanno laulo patilo, al presenle sono lanto agravali 
dal Sig. Caslellano de Cremona per la opera de quelli ri- 
parri fa Iq Gerra del predillo loco de Pizighitone.... etc. 
omissis. 



DOCUMENTI RIGUARDANTI IL BASSO I.ODIGIANO 123 

III. mo el Kx.^ Sig. Duca. — Vosira Excoll. po saper 
chel Capilaoo Magrino Vidale con sua compagnia senza al- 
chuoa previsione abaodooo la guardia de Picigitone, al as- 
sedio del quale era depulalo, remanendo le lerre conviciue 
senza guardia et previsione alchuna le lerre de Maleo et 
Cavacurta Lodexane piii propinque, quale due subito asol- 
deteno cinquanla fanli in gera contra li inimici et dapoi ho- 
beno ricorso a la Ex.lia Vostra adci6 li provedesse de bona 
guardia. El denium dile lerre. farno conlenle noantener epsa 
guardia liberandole per5 da li talioni et spexe occurrenli 
per Vosira Excellentia la qual per 11 Magoifico Johanne An- 
gelo Rilio promisse per parte di qiiella che durante epsa 
guardia voleva che Maleo el Cavacurta predicte fusseno e- 
xemple el libere da ogni carigho et lalioni el fu perseve- 
ralo insino al secorso per Spagnoli dato a Picilone che saria 
uno mese el mezo. Et essendo poi per tal tempo molestall 
da li Signori magislri de lo intrate de V. Ex. . . . etc. 
omissis. 



-%>^-9^'^'s- 



CONTROVERSIE 

Tra il vescovo di Lodi, i Prevosti di S. Salvatore ed 
i Delegati dell' Ospedale Maggiore, per Tesercizio 
del funeral! ed altre funzioni religiose. 



Allorch5 Mons. Vescovo Carlo Pallavicini nella prima 
erezione dell'Ospedale Maggiore, al quale aggrego molli 
allii Ospedali della Diocesi con sua Bolla del 21 Novembre 
1437, fra !e molle cose a favore del Cappellano Maggiore 
dello slesso Ospedale, gll coocesse ampia facolla di udire 
le coDfessioni e di amminislrare gli allri sacramecli alle 
persone degenli neirospizio ed al persooale a queslo ad- 
dello, non sapeva a quali conlroversie ed a quali scaodaii 
sarebbe andala inconlro quella sua deliberazione. 

Quesla Bolla di Mods. Pallavicini unitamenle agli Sta- 
luli compilali dai Decurioni della Cilia pel buon aodamenlo 
del novello Ospedale fu confermala dalla Sanlila di Paolo II 
COD Bolla deiril Luglio 14G9 e coo allra del 22 Gen- 
naio 1472; e Mons. Baldassare PagaDo, prevosto di San 
GiovaDDi alle Vigne, come Delegalo Aposlolico, ordin6, con 
sua senlenza del 21 Marzo 1472, che le determinazioui del 
vescovo Pallavicino, e dei signori della Cilia venissero scru- 
polosameule osservale. 

in base a qucsle decisloni delle due aulorlla , conae 
risulla da un islromenlo del 3 Febbrajo 1470, il Rev. Prele 



CONTROVERSIB TRA IL VESCOVO DI LODI, ECC. 125 

Marlino Brusaluppi, prevoslo della Chiesa Preposilurale di 
di S. Salvalore, cedeUe ad ogoi sua ragione che polesse 
prelendere in queslo Ospedale medianle il compeoso di lire 
Ire all'anno. 

Aoche il Papa Sislo V con sua bolla del 18 Febbrajo 
1479 diede facolli ai Depulali delTOspedale dl poler eleg- 
gere il Cappellano lanlo secolare quanlo regolare, amovibile 
a loro beoeplacito, affinch^ polesse senlire le confession! tanlo 
de' maschi quanlo delle femmine ed anche degli inservienli, 
e comunicarli, e morendo seppellirli. 

II pagamento delle lire Ire annuo pare sia proceduto 
regolarmeole per un buon numero di anni , giacch6 11 18 
Novembre 1551 il R. Prevoslo Mainardi, come da Islromenlo 
rogalo dal sig. Francesco da Nova, confessa di aver rice- 
vulo le lire Ire dai Delegali dell' Ospedale, per i liloli di 
cui sopra. 

Dopo queslo lempo e per una Irenlina d'anni, non si 
hanno piii nolizie in proposilo, ma sembra die Taffare pren- 
desse diversa piega, giacch6 Iroviamo rAmministrazione del- 
r Ospedale ed il Prevoslo della chiesa di S. Salvalore Don 
Gio. Giacomo Riccardi in lile; a sedare la quale fu inca- 
ricalo il Vicario generale della Curia Vescovile Don Marc*An- 
lonio Amidano, il quale con senlenza del 26 Maggio 1581 
pronuncio a favore del dello Prevoslo, cio6 essere egli quasi 
in possesso di celebrare le messe grand! ed allri divini of- 
Gci nei giorni di solennila, che si sogliono celebrare nel- 
i'Ospedale, di levare i cadaver! delle persone che, morle 
neir Ospedale, si porlano a seppellire fuori del raedesirao ; 
di inlervenire anche ai funeral! di quell! che si seppelliscono 
nelTospedale slesso ; di pubbliearvi i malrimoni che si cod- 
Iraggono colle fanciullc che si Irovano in dello ospedale; 
ordioando che in queslo quasi possesso si debba fermamenle 
manlenere, che non possa essere moleslalo nb dai signori 
Priori, ub dai Depulali, e lanlo meno del Cappellano, sollo 
severissime pene, colla condanna nelle spese conlro lo slesso 
Cappellano. 



126 controverSie TRA IL VESCOVO DI LODI, E(3C. 

Rlancaoo documenli per dimoslrare come procedesse la 
cosa ; solo Iroviamo una provvisione dei Priori e Depulali 
deirOspedale, in data 27 Luglio 1657, per la quale veogono 
pagale al sigoor Prevoslo di San Salvalore lire 100 per gli 
anni decorsi in ragione di lire 3 alTanno. Segno naaoifeslo 
che per piii di Irenl' anni non si aveva soddisfatlo lob- 
bligo assunlosi dalT Ospedale slesso. 

L'll Novembre del 1661 si venne ad una Iransazione 
per la quale il signor Prevoslo Camillo Bovio si riserv6 so- 
lameole la ragione di comunicare i Minislrl dell'Ospedale 
nel lerapo pasquale, e di coogiungere in malrimonio le 
esposle e le allre persone abilaoU nell'Ospedale , e di le- 
vare ed accompagnare i cadaveri di quelli che muojono nel- 
rospizio e che si porlano a seppellire in allre chiese, e cio 
in unione al Cappellano dell'Ospedale con coUa e berrella. 
E per quesla concessione il Consiglio dell'Ospedale accrebbe 
la quota da lire Ire a lire cinque aH'anno. 

Ma il 26 Luglio deH'auno seguenle i signori dell'Ospe- 
dale, con lellera, supplicarono I'Em. Cardinale Vidoni acci5 
restasse servile di comandare al signor Prevoslo di S. Sal- 
valore, che non solamenle desisli dalle novila inleressale, ma 
che lasci lo spedale nel suo quieto e pacifico possesso. 

II Cardinale Pielro Vidoni, vescovo di Lodi, rispose ai 
Depulali dell'Ospedale con lellera del seguente lenore : 

a Mollo Ill.mi Signori, 

(( Havendo falto il debilo riflesso a lullo cio che le 
le S.S. V.V. hanno rappreseolalo con la loro lellera del 26 
del cadulo, sono venuto in parere di signiQcarli di non haver 
i Parochi aulorita alcuna di prejudicare nh di comporre con 
chi si sia il jus parocchiale senza il consenso el autorila 
del Vescovo, e quando queslo non si mostri, dovra rilornarsi 
in pristinum il slato delle cose, e doppo , s' il buon go- 
verno spiriluale richiedera che si facci qualche provvisione, 
polranno ricorrere al mio Provicario, perch^ mi faccia re- 



CONTROVERSIE TRA IL VESCOVO bl LOOl, ECC. l^? 

lazione di quello ch' occorrera, che si provvedera, come si 
siimera di dovere, che h quanlo posso per ora dire alle 
SS. VV. alle quali prego da Dio ogni feiicila. 
« Subs. Bologna, primo Agoslo 1662. 

« U Cardioale Vidoni. » 

11 4 Ollobre 1673 dovendosi Irasporlare il cadavere 
di Giacomo Bellinolli dall'Ospedale alia chiesa di S. Fran- 
cesco, si viene ad una convenzione Ira i Signori Don An- 
gelo Maria Marrone Prevoslo di S. Salvalore, per la quale 
il Cappellano dell'Ospedale debba andare avanli con colla 
e slola a latere del dello signor Prevoslo sino alia chiesa 
destinala, e ci5 senza pregiudizio delle ragioni delle parli. 

Ora pero se ne presenla una piii bella e molto diversa 
dalle precedenli. — Come abbiamo vislo 11 Consiglio deU 
rOspilale era aulorizzalo dalle Bolle vescovili debitamenle 
approvale dalla Congregazione dei Rili, alia libera scelta 
del Cappellano dell'Ospedale. II 28 Aprile del 1679, in oc- 
casione deH'elezione del Cappellano maggiore Don Giuseppe 
Clerici, Monsignor vescovo Barlolomeo Menalli pretende che 
il dello Cappellano si present! a lui per essere approval© ad 
esercire la cura d'anime nel dello slabilimenlo. A quesla 
prelesa del vescovo, come fuori dal costume vigente da piu 
di duecento anni, i signori Deputati si oppongono reeisa- 
mente, lasciando per6 che i Priori facciano come meglio 
credono per la difesa delle loro ragioni e per schivare 
le liti. 

Ad arruffare le cose gia per %is stesse ma! andale, ecco 
che cosa succede : 

c( II giorno 13 Fcbbrajo 1682, in occasione della morle 
seguila nel Yen. Ospilale del M. R. D. Gerolamo Gandino, 
il cadavere del quale si doveva porlare ad esser seppellilo 
nella Chiesa della SS.ma Coronata, d'ordine del R.mo Signor 
Vicario Maldotli fu ordinate, che dello cadavere fosse por- 
tato a detta chiesa della SS.ma Coronata privalamente et 



128 CONTROVERSIE TRA IL VESCOVO DI LODI, ECC. 

seoza fiiuerale seiiza pregiudicio delle raggioni delle parti 
per schivare li scaodali che polessero occorrere, massioa- 
menle allesa la cilalione, come si dice, inlimala per deci- 
sione di della coQlroversia, avanli la sacra Congreggalione. » 

II fallo della Irasporlaziooe del cadavere 6 del leuor 
seguenle : 

« II n. D. Girolamo Gandino Sacerdole Lodigiaoo e 
capellaoo della Chiesa della SS. Coronala, cadulo in iofer- 
mlla, si ricovero, allesa la sua poverla, oello spedale Mag- 
giore per ivi essere curato come iofermo. Venuto a morle 
dispone per codicillo d'essere sepollo nella della Chiesa della 
SS. Corooala. 

« Segui la sua morle il di 12 del correnle mese di 
febbraio 1682 e meolre il suo cadavere slava esposlo nella 
Chiesa picciola dello slesso spedale per indi Irasporlarlo a 
quella della SS. Corooala, alia quale dovea accompagnarsi 
dal Rev. Cappellano Maggiore cola slolla e croce del medemo 
Spedale cooforme il solilo aolico, e prescrillo possesso in 
compagnia del Rev. Preposito di S. Salvalore, sollo la cui 
Parrocchia si Irova lo slesso Spedale, il S. Preposilo inler- 
pellalo ad inlervenirvi, iovece di farlo, e servar il solilo, e 
di esseguire quel lanlo ch'egli slesso in quesla maleria pro- 
mise in UD alio giudiciale che segui sino Tanno 1673 sur- 
rippe dal Rev. Sig. L. T. Gen.^ della Curia vescovile un 
decrelo e successivo precello penale conlro il Capell. Mag- 
giore dello spedale che lal cadavere si porlasse privalamenle 
e di nollelempo, e seoza funerale a della Chiesa della SS. 
Corooala, colla mioaccia della sospeosioue a Divinis ipso 
facto conlro di lui e qualunque allro Irasgressore. 

<( Queslo precello fu dal Ven. Chierico D. Francesco 
M.^ Ilerba Vice Cancelliere di quesla Curia Vescovale il di 
13 del correnle personalmenle inlimalo al dello Capell. 
Maggiore in tempo che slava per levare il cadavere sud.^ 
dallo Spedale e farlo porlare a della chiesa della SS. Co- 
ronala. Alia ricevula di queirintimaziooe il medemo capel- 



CONtROVERSlE TRA IL VESCOVO Dl LODI, ECC. l!29 



laDo Maggiore se o'appellc, e voleva proseguire la sua foQ- 
zione: ma perch^ ii riman^nle del Clero reslo iolimorilo 
dairiotimalione del precelto sodd.^ Don vuolse iolervenire 
airaccompagnaraenlo del dello cadavere, si lasci5 quel gioroo 
tuUavia insepollo Delia naed 'ma chiesa delTospedale, e del- 
TappellalioDe ne fu immedia'ameole rogato Giacomo ADdrea 
FiDelo not. aposlolico. 

c< Si fecero Veoerdi, e sabalo 14 precedeolemeDle al 
fallo, e si sodo luUavia codI ouale le piii fioe IncombeDze, 
e presso Mqds. 111. Vescovo, e presso al Sod.^ Sig. L. T. 
GeDcrale per la rivocaziooe di dello decrelo e successivo 
precello sul foDdameolo e del possesso, e del coDseoso giu- 
diciale gia dalto dal d.^ Sig. i reposilo di San Salvatore di 
pralllcare la foDziooe Delia fort; a preacceDnala , ma Don h 
slalo possibile oUeoere veruna ;rovvisione, persislendo , e 
Mods. Vescovo ed 11 sao L T. neiressecuzione del decrelo 
gia fallo. 

<( Quesla durezza inflessiblle ha obbligalo li Signori 
Priori e Depulali dello Spedale a comparire giadicialmenle 
col mezzo del signor Barlolomeo Bignami uno dei Signori 
Depulali, e sindico speciale dimandindo la rivocazione sod.^ 
e successivamenlo appellando, qual appellazione dal Signor 
L. T. h slala reiella, e per parle ddl'Ospilale si 6 persislilo 
DeH'appellare dalla reiellione coirallo in forma solila. 

« Ci6 fallo si slimo bene far pcrlare il cadavero sod.^ 
dalla Chiesa dello spedale a quella de!la SS. Coronala ac- 
compagnalo dal solo Cappellano maggio^e con Groce e slolla 
conforma il solllo e da un allro cappe'lano che vive nel 
medemo ospedale, reilerando Tavviso el inlerpellalione per 
mezzo di pubblico nolaro al sod.^ Sig. P.eposilo se voleva 
inlervenirvi, nel porlar il quale il Bargello della Curia Ve- 
scovale, con pislolle alia mano se gli h fallo inconlro per 
impedire, che non vi si porlasse, assislilo scrapre dal sod.^ 
S. V. Cancelliere Herba e da un allro Chierio suo fralello, 
ma sendo il cadavero accompagualo da alcune persone di 



130 CONTROVERSIE TRA IL VESCOVO DI LODI, ECC. 

rispello non hanoo permesso , che il Bargello habbia falla 
maggior violenza come Tha sempre falla il sod.^ Chierico 
Herba con grav n^*^ scaodalo procurando a viva forza dMmpe- 
dire la fonzione della delaziooe dl dello cadavero sino alia Porla 
(iella Chiesa della SS. Coronala, che non gli h rluscilo; alleso 
che il sod.^ R. Capell. Magg. ha sempre inlrepidamenle con- 
liouala la sua fonzione appellaodosi da ogni minaccia di 
sospensione e di scomunica. che a viva voce gli veniva falla 
da! d.^ Sigoor Chierico Herba. 

« Gionlo il cadavere nelia Chiesa della SS. Coronala 
e Irovandosi il dello Capell. Magg. nella sagrislia di d.^ 
chiesa gli h slalo inlimalo un'allro decrello fallo da Mons. 
Vescovo sopra memoriale degli allri Parochi di quesla Cilia, 
che replica giusla la disposizione del prioao, I'ordine di por- 
lare il cadavere di nollelempo privaiamenle e senza fune- 
rale, dal quale pure verbalmenle se n' 6 appellalo. Ma come 
che la fonzione fosse gia seguila, il dello Cappellano se n'6 
rilornalo alia sua chiesa dello spedale dove rissiede assicu- 
ralo dalTamparo dei Sig.^ Depulali d'esso. 

« II cadavere poi b slalo sepellilo d'ordine dei mede- 
simi signori Depulali non oslanle che sia slalo dello esservi 
allro ordine di Mons. Vescovo dirello al Capellano Maggion 
e sagrisla della SS. Coronala di non lasciarlo seppellire, mi 
quesli RR. dell' Incoronala nou v' inlervennero ; pero di la| 
ordine non se n' ^ visla copia, nb si sa cerla nolizia. » 

II prele Aless. Cavenago, Cappellano dell'Incoronala nelli 
sue Annotnzioni manoscrille esislenli nella Laudense, cosl 
racconla il fallo del Gandino: 

« Adi 12 Febrar 1682. 

« Memoria de la Malalia di D. Geronimo Gandino, il 
quale era inferrao de Idropesia, el fu n^cesilalo perch6 noi 
aueua seruilu a farsi condu al Hospilal di Loii per farsi 
curare, ma il di sud. uenendo il venerdi a hore noue morse, 
et lasio che 11 suo Corpo fuse porlalo a sepelire nella chiesf 



\ 



CONTROVERSlE TRA. IL VESCOVO t)I LOt)I, ECC. i3l 

della SS. Coronala di Lodi ii 13 Febrar in venerdi a hore 
22 fu ioviialo Ii Pretli della SS. Corooala per andar al Ho- 
spilale, et compagoar il corpo airincorooata, el quarilo eremo 
per levarlo, il sig. Preoslo di S. Salvalor noa ui uolse ve- 
uire perche il Capelaoo del veneraodo Hospitale uoleua ueoir 
ancora lui con la croce et slola a pare al signer Pre- 
uoslo, ma di ordlne di Mong. Vescovo Menali, uoleua che 
ii Capelano del Hospilal reslase a casa el non uolse, e Ii 
signori al Gouerno del Hospilale uoleuano, che il suo Ca- 
pelano, el quelli della SS. Coronala, leuassero il corpo , el 
porlarlo uia, ma in quePislanle vi si Irouo D. Francesco 
Herba Consigliere della Curia, e fece un precello alii preli 
della SS. Coronala che non ardissero a levar il Corpo senza 
il sud.^ signor Preuoslo, el loro piliorono la piii curia et 
uenseno a casa senza il morlo ; el poi ne fece un allro al 
capelano del Hospilale, che non ardise a far foncione alcuna 
a quel cadauer furl del ospiiale, et cosi non si fece allro. 
« Sabalo Ii 14 di sera a hore 23 e meza , senza che 
queli della SS. Coronala sapessero nula fu porlalo il ca- 
dauer iu chiesa della Incorooala a compagnalo dal Cape- 
lano del Hospilale, con un allro prele, el uno, che porlaua 
la croce, el qualro torze, con un rumoro grande de soldali 
el quanlila de popolo, et subilo apena in chiesa arriuo D. 
Francesco Herba a iulimar la scomunica al Capelano et al 
allro prele perch6 haueuano trasgredilo il precelo falo il 
gioroo auanti el inlimo alii Capelani della Coronala che non 
ardisero a far niuna foncione al Cadauer del delo prele 
senza licenzia di monsigr. Vescovo el cossi tulla la genie 
andele per 11 fall di nole uense Ire omini del ospilal per 
sepelire il Prele, et il sacrisla, non volsc, non uolse che si 
mouese dal poslo dove era, et andarono via, et alle due 
hore uensero cinque Genlilomini, che erano al Gouerno del- 
THospilale, ed anco della Incoronala, con allre persone, et 
busorono ala porta, el il sacrisla Ii lascio enlrare perche 
Ii aueua couosciuli a parlare et dimandarono che cosa fa- 



132 CONTROVERSIE TRA IL VESCOVO DI LODI, ECC. 

ceua, el il secrisia li risposse, che diceua I'oficio el li di- 
sero che doueua. andar alender a! oficio , inlanlo uoleuano 
discorer io Chiesa Ira di loro, el fmilo, che ebero di di- 
scorer dimaodarono il sacrisla che douese serar la Chiesa, 
che loro se ne aodauaoo, el cosi andele a serare el quando 
furono andali giiardo bene per chiesa el non uido piu il 
morlo, ma beosi la brela che aueua in lesla, sopra una 
bancha, el eso non dise allro, ma ala malina nel andar a 
cauar del aqua al Pozo Irouo li caualeli et la lavola cou 
li paramenli da sacerdote , sopra li marnoi delli balauslri 
della sacreslia, el allora si acorse et II immagino che aues- 
sero sepollo senza dirii allro. » 

Ripigliamo il 6lo della conlroversia : 

« Doppo queslo Monslgnor illuslr. sodello precelli luUi 
li sacerdoli tanlo secolari quanto regolari abench^ approval! 
sempllcemenle alle confession!, che non ardischino esercilare 
cura d'anime, o ammlnislrare sacrameall, quali siino propri 
deU'esercilio della cura deiranime, in luogo alcuno denlro 
quesla Cilia e DIocesi, e precisaaienle nell'Ospilale nel quale 
si richiede per della amminislrazione de' sacramenli parli- 
colar perilia , per le qualila e diversila delli infermi etc, 
senza consenso, el approvaliono di dello Monsignore sollo 
peoa della sospensione a Divinis ipso faclo , el allre pene, 
come in dello preceKo 23 Febraro 1682. 

« Per causa di dello precello li aoomalali dell'Ospilalej 
pericolosi si conducevano all'Ospilale di S. Giacomo, a'quali 
si amminislravano li Sanlissimi Sacramenli dal Rellore deli 
Parrocchia di S. Giacomo. 

« Essendosi assenlali il H. D. Carlo Suardi Capellan< 
Maggiore di dello Ospilale el andalo altrove per limore d| 
non essere carceralo, fra lanlo per non reslar privl li po^ 
veri ammalali delli SS. Sacramenli li Siguori dell' Ospilale' 
per provisione di 27 Febraro di dello anno 1682 supplica- 
rono li M. RR. PP. della Yen. Congregalione di S. Filipp( 
iSeri, accio favorissero esercire la solila loro carila, spe- 



CONTROVERSIE TftA. IL "VfeSCOVO t)I LOl)I, ECC. 1^3 

eialmenle ad esercire le fonliooi Ecclesiasliche in luogo del 
R. Capeilano Maggiore abseule, si come in eOfello dalla delta 
Yen. Congre^.® fa elello a far simile sanlo esercizio 11 M. 
R. P. Barlolomeo Plalina, qual persever6 in lali sacre fon- 
lioni alcuni mesi sino all'arrivo del dello R. Suardi , qual 
per mezzo deirEmm. Cardinale di Ferrara fu admesso in 
gralia del Prelalo, el fu collocalo nel primiero suo solilo 
esercilio di Cappellano Maggiore di dello Yen. Ospilale 
-Maggiore. » 

In queslo slesso giorno il Padre Ooorio Provinciale del 
Padri Scalzi di S. Teresa, alio scopo di aggiuslare le dilTe- 
reoze Ira Tospedale ed il veseovo propose un progelto del 
-lenore spguenle : 

c( 1. Si servira Monsig. llluslrissimo di dichiarare che 
il Capeilano Maggiore di dello Ospedale sia manlenulo nel 
suo possesso sonr.mariissirao di accompagnare colla slola e 
croce li cadaveri che si eslraeranno dallo spedale per sepe- 
lirli in qualunque allra Chiesa e cio non oslaoli le opposi- 
zioni falle laolo dal signor Prevoslo di San Salvatore, quanlo 
dagli allri SS. Parochi, riservando a' medesimi la ragione 
di vederc la conlroversia in pelilorio. 

2. Si porlera il Ca[>pellano dello Spedale personalmenlo 
da SS. lllus. e coH'ossequio piii rivererile proleslera di ub- 
bidire agli ordini suoi slimalissimi, e che il non aver esse- 
guilo it decrelo firmalo da Mons. Illuslr. sopra il Memoriale 
de SS. Parrochi 6 procedulo anche di non essergli slalo 
Inlimalo prima che si eslraesse il cadavere dalla Chiesa dello 
Spedale e per rispello del precedenle precello Qrmalo dal 
R.°^° signor Luogotenenle, haver credula, che allesa I'appel- 
lalione riverenlemenle inlerposla inansi S. S/'^ W.^^ abbia 
potulo il Capeilano proseguire la continuazionc del suo pos- 
sesso, e qiiaodo mai S. S/^^ llluslrissima avesse concepula 
nella persona del medesimo Capeilano qualche alii d'irrive- 
renza, o pocca slima, che mai passo pella menle del me- 
desimo Capeilano, suppiica S. S/'^ Illuslr. d' un graziosc 



134 CONTROVERSIE TRA IL VESCOVO DI LODI, ECC. 

perdoDO, ed a reinlegrarla nella di lui pregialissima gralia 
e prolezione proleslando d'essere proilo a cosliluirsi anco 
nelle forze di S. S/'' Illuslr. per qualuoqae sua soddisfa- 
zioDe, i'Upplica delTassoluzione che dovra immedialamenle 
seguire con precedenlo iolelligenza col R.™° Proc. Provin- 
ciale di Don lasciarlo cosliluire. 

3. Ci6 effelluato 11 SS. che saranno elelli dallo spedale 
si porleraoDo personaiaiente da Monsignor llluslrissimo dan- 
dogii grazie dei fivori comparlili al Capellano loro, e per 
la buona giuslizia amminislralagli colThavcrgli dichiarala la 
maDulenlioQe del suo possesso con espressione ed alleslalo 
ch'esso noai habbia avulo animo d'esercilare alcun alto bench^ 
minimo d'irrivereoza alia riversa di S. S/^* liluslrissima. 

4. RinoDceranno li sigoori deH'Ospedale a qnalunque 
alio peodeole inanti rEminenlissimo Melropolilano 

5. Quando fosse di soddisfazione di Monsignor lllu- 
slrissimo che il Capellano si aslenesse per q;aljhe pochi 
giorni ad arbilrio del R."^° Pr. Provinciale dalT esercizio 
della cura dello spedale, il Capellano lo dovra fare senza 
alcuna ripugnanza. 

6. Per provvedere provlsionalmenle al bisogno delTO. 
spedale li sigoori depulali faranno inlendere a Monsignore 
d'aver fallo pregare il Pr. Rarlolomeo Plalina di S. Filippo 
Nerro, perch^, supplisca in assenza del Capellano e lo faranno 
supplicarla ad averlo per idoneo per interim. 

Ultimo — Che quesli progelli sieno accellali dalle parli 
per lullo il giorno 28 del cadenle di febbraro, e siano es- 
seguili per tulto il giorno ire delT enlranlo mese di 
Dfiarzo, allrimenle ciascuna delle parli possa usare delle sue 
ragioni. » 

Sembra per6 che queslo progello non sia slato accel- 
lalo, cd in caso di si, lo fu per ben poco lenopo: NelTAr- 
chivio deirOspedale esislono mollissime leslimonianze in suo 
favore e malle appellazioni conlro iMonsignor Meoalli falte 
al Melropolilano, il quale rimise la causa alia Sacra Coo- 
gregaziooe. 



k 



CONTROVERSIE TRA IL VESCOVO Dl LODI, ECC. 155 

A lal uopo il 6 Maggio 1682 dai signori deirOsperlale 
fu falla procura Del Dollore Pielro Cerelaoo Saoese ad as- 
sislere a quella causa che non venne risolla se non sei anni 
dopo. 11 27 Noveaibre 1(588 la Coogregazione dei Cardiiiali 
seDlenzi6 a favore del Prevoslo di S. Salvatore e coolro 
rOspedale. Noi non Irascriveremo il corpo della seolenza, 
abbastanza lungo, ma solamenle i verdelli. 

« 1. An Parocho EcclesicB 5" Salvatoris Jus competut 
celebrandi Mtssa solemnem et divina officia in d^ Hospli 
in diebas solemnibus et festivis dicti Hospitalis? 

2. An inservientes et Aluni d* Hospitali teneantur 
recipere in d^ Ecclesia Parochiali SS. Euchartsti(e Sa- 
cramentum tempore Paschali? 

3. An Capellano d* Hospitalis liceat associare ad 
stola et Cruce una simul cum Parocho cadavera defun- 
ctorum in Hospitali, extra itlud tumulanda? 

Die 27 Novembris 1688 Sacra Congregatio Emod ; S. 
B. E. Cardinali Concilij Tridentini Interpretum respondit: 
Ad Primum et Secundum Affirmative. Ad Tertium negative- 

Ma che conlo si fece mai di quesla seolenza della 
Sacra Coogregazioue? Nessuoo. — Si venne invece nuova- 
menle a palli Ira 1 Depulall e Priori deH'Ospedale ed il Pre- 
voslo Monsignor Don Angelo Maria Marone della Ghiesa di 
S. Salvalore. II 4 Aprile 1690 si soUoposero all' afferma- 
zione del Vescovu i palli seguenli : 

« 1. Che si debba accellare dalle pari! il laudo fallo 
da dello Monsignor Vescovo sollo il di 20 Febbrajo 1687 
ricevulo dal signor Canceliere Herba in lullo el per lullo, 
conio in esso si conliene, salvo conoe a basso. 

2. Che dello signor Prevoslo e suoi successori vo- 
gliano e possano venire al lempo solilo nel dello ven.^ 0- 
spilale, a scrivere il slalo delle Anime che risiederanno nel 
dello ospilale ogni anno. 

3. Che il R.^ Capellano Maggiore del dello Ospilale 
presenle el che per lempo sara, pussa el voglia Comunicare 



136 CONTROVERSIR TRA IL VESCOVO Dl LODi, ECC. 



ala Pasqua cooforme il Precello di S. fladre Chiesa li esposli 
el esposte el persone che saranno nei medemo ospilale del- 
TuDo el I'allro sesso habilj ala Comuaione, el luUi ii ser- 
veoli in e^so, senza che v'intervenga il signor Prevosto. 

4. Che il signor Prevoslo habbia a dare a! dello signor 
Capellano Maggiore ii biglielli solili Jarsi a chi si comunica 
ala Parocchia ala Pasqaa per dislribi Irii a quelle persone 
che dello signor Capellano Maggiore a d.^ nome comunicara 
nel dello Ospilale. 

5. Che dello signor Prevoslo e successori possano ve- 
nire neirOspllale a rlc^vere li delli biglielli da quelli che 
si saranno comunioali nel dello Ospila e. 

6. Che dello signor Prevoslo el si ccessori non polendo 
non volendo venire nell' ospilale a fare il dello slalo 
d'Anime el ricevere dell; biglielli, in lal caso non debbano 
sostituire allri in loro luogo saloo che il dello Capellano 
Maggiore dell' Ospilale. 

7. Occorrendo che alcuno qual naorisse nel dello Ospi- 
lale, volesse esser sepelilo in allra Chiesa fuori dell' Ospi- 
lale, nel levar il cadavere el condurlo a'a sepollura, v*in- 
lervenga il dello Capellano Maggiore con coUa el slolla et 
Croce avanli el con li preli che da lui saranno invilali ; 
v' inlervenga il signor Prevoslo con sua colla, slolla el moz- 
zella, el con preli al doppio di quelli liavera il Capellano 
Maggiore sollo la sua croce, andando sooipre avanli dello 
signor Capellano Maggiore coi suoi Preli el croce avanli 
la croce el Preli del signor Prevoslo , quale fara la bene- 
dissione sopra il cadavere conforme il solilo. 

8. Che rOspilale habbi a dare al dello signor Prevoslo 
ollre il Canone delle lire o dichiuralo da Mods. Illusl. una 
caudela di cera alia fesla della Purificizione. 

9. Che ollenula I'approvazione dei sodelli Capiloli da 
Mons. Illusl. regislralo nelT alio della Iransazione , che si 
fara habbi il signor Prevoslo uelTallo dell'lsiromenlo a ri- 
ijonciare ad ogni ricorso fallo lanlo alia Sagra Congrega- 



137 

zione, i5omo a dello MoQSig. Illust. Vescovo ed ad allri, el 
a qualuDque decreli olleauti, el il simile si faccia daU'Ospi- 
tale et per esso dai SS. Depulati. ^ 

Furono poi accellali quesli palli? sembra di si; almeno 
fioo a quando si presenl6 roccasione di melterii io pratica; 
giacch6 aliora per limore di nuove contestazioni si procur6 
di evilare luUo ci6 che polesse mellere a repenlaglio le auto- 
rila. Ed iufalli il gioroo B Giugoo 1707 essendo morlo nei- 
rOspedale un OUabile degli Olivelani di Villaoova, ed avendo 
i suoi parenli chieslo di fargli i fuoerali secondo il loro 
slalo, 11 sigDor Prevoslo, Don Bassiano Mancino ammooi il 
Gappellano Maggiore, che in vigore delle due seolenze del 
1581 e 1688 noQ facesse dette fonzioni seoza sua licenza; 
per la qual causa, dopo diversi Irallali falli dairuna parte 
e dairallra , il Minislro delTOspedale sig. Pietro Gamillo 
Villanova per evilare luUo slimo bene di far seppellire il 
corpo del dello fillabile nella sepollura comune, come infalli 
avvenne per opera del solo Gappellano Maggiore deirOspe- 
dale. Quesla lunghissima conlroversia, non priva di qualche 
inleresse per lo slorico e per gli amatori delle cose palrie, 
benchfe in qualche punlo mancanle di legami , serva a far 
coQOScere come una volla si procedesse nelle determinazioni, 
e come quesle venissero osservale dagli inleressali , ed a 
darci in parle contezza dei costumi violenli di quel tempi, 
anohe in persoue che dovevano essere le piii rispellabili , 
massimamenle neireserclzio delle loro fanzioni. E il marchio 
dei tempi, dei quali abbiamo altre volte parlato in quesli 
Dostri racconli di Storia Lodigiana. 

M.^ G. Agnelli. 



H 



i 



RITRATTI DI LODIGIANI ILLUSTRI 
nella Bil3lioteca Oomixnale di Locil 



NeiTanlica sala del Coosiglio comuoale erano una volla 
i rilratli di molli iliiislri ciltadiDi iodigiani : ma quando la 
sala veoDe pressoch^ rifalla, quei quadri furooo levali e 
posli eslernamenle alia loggella che gira ialorno alia grande 
sala delia nostra Biblioleca Comunale. Vi fa un tempo in 
cui quei quadri furooo tolli dalla Biblioleca per essere ap- 
pesi nelTandito del Civico iMuseo: ma io seguito, stanle la 
oscuriia di quel corridoio , i quadri furono levati e riposti 
nuovamenle nella Biblioleca. Ecco I'eienco di quei rilratti: 

Ardcrico Vignali, Vescovo di Lodi (1108). 

Laofranco Cassioo, Vescovo di Lodi (1158). 

Giorgio Barni, Vescovo di Piacenza (1731). 

Giovanni Malteo Maofredi, Agostiniano, storico. 

Orfeo Galleani, Prefetto di Bodolfo H imperatore. 

Gabriele Corrado, Maestro di Campo. 

Alberico iMerlini, Vescovo di Lodi (1168). 

Acerbo Moreoa, Storico di Federico Barbarossa (1167). 

Francesco Modignaoi, protomedico del re di Danimarca (1580). 

Paolo Pellali, Abate generale dei Canonici Regolari Latera- 

nensi (1584). 
Tomaso Cadaraosto, medico di Clemente VH. 
Alessaudro Leccami, Cameriere di Leone X. 



RITRATTI DI LODlG. ILLUSTRI NELLA 6IBL. COM. M LODI 139 

FraDcesco Ladina, Vescovo di Liegi (1518). 

Bassiauo Leccami, Cameriere dl Giulio II. 

Pielro Pedracioo, R. Ducale Senalore. 

Michele Cadamoslo, Cavaliere deH'Ordioe Gerosolimilano. 

Giovanni Costeo, Medico, Lellore a Bologna (1603). 

Costanlino Villani, Abate. 

Pier Francesco Passerini, Consigliere del Duca di Parma. 

Alessandro Lodi, Commendatore di S. Slefano. 

Costanlino Fasolo , Canonico Regolare Laleranense , Abate 

generale (1621). 
Paolo Camillo Cadamoslo, Agosliniano, predicalore e Vicario 

Generale. 
Ollobello Corrado, Vescovo d'lmeria (1361). 
Maffeo Micolli, Lellore a Pavia. 

Angelo Maria Sommariva, camaldolese, Cardinale (1428). 
Francesco Quaresmi, dei Minori Convenluali, scritlore (1656). 
G. B. Fornasari, Prevoslo Generale dei Somaschi. 
OUaviano Bigoami, Begio ducal Senalore (1560). 
Giorgio Lampugnani, Governatore di Bologna per Pio IV, 

6 Capitano di Carlo V. 
Federico Venosla, capitano di mare. 
Franchino Gaffurio, musico (1522). 
Ambroglo Vignali, giureconsullo. 
Gabriele Villani, canuelliere del Duca di Savoia. 
Marco Giorgio Maiani, chirurgo. 
Gerolamo Maiani, Decurione. 
ViUorio Bossi, Olivetano (1523). 
Benedetto Pellati, Senalore ducale (1524). 
Maffeo Vegio, poela (1457). 
Giovanni Forli, Vescovo di Anlera (1460). 
Luca Caslelli, Vescovo di Lodi (1353). 
Paolo Cadamoslo, Vescovo di Lodi (1386). 
Taddeo Fissiraga, Abate di S. Pielro di Lodi Vecchio (1470). 
Oldrado da Ponle, avvocalo concisloriale (1335), 

(ConiinuaJ, 



DEPUTAZIONE STORICO-ARTISTICA Pl LODI 



Nella seduta del 2 Ollobre il signor Sindaco presi- 
denle fa una breve commemoraziooe delTAbale Gesare 
Vignali, deiranlico coDsigliere della Depulazione, ioformando 
i conveouli di quaolo fece il Comune io occasiooe della 
morle del Vignali e di quanlo si fara aocora dai privati 
e dal CoiDUDe in occasione dello scoprimeoto del moaumeQlo 
sepolcrale che egli si fece scolpire menlre viveva. Propone 
la nomina di tre CoQsiglieri nuovi, afQne di soslituire gll 
anlichi che vennero a mancare, e di rinsanguare la depu- 
lazione di membri nuovi che abbiano a porlare il loro con- 
Iribulo airincremenlo del sodalizio. La Depulazione crede 
di proporre alia Giunla Municipale la nomina del Cav. Aw. 
Bassiano Marlani, Regie Ispellore degli scavi del noslro 
Circondario, deir Avvocato Giovanni Baroni e del Cav. 
Uff. Anlonio Ronzon, professore di lellere nel noslro Liceo, 
e Direllore delT Archivio Storico Cadorino. 

II Consigliere Cav. Dolt. Francesco Marlani , relalore 
di un progetto pel quale specialmente si h radunala la De- 
pulazione, riferisce che « il Regie Minislero della Pubblica 
Islruzione ebbe a vielare alia Fabbriceria della Chiesa par-^ 
rocchiale di Villanova Sillero la vendila di un Corale, a- 
vanzo di molli allri gia venduli e sperperali da lempo , ed 
anche alcune minialure rilagliale dai corali; e conlempora- 
neamenle ne ordinava la conservazione in luogo sicuro ed 



^EPtJTAZIONE StORICO ARtlSTlCA M LODi \M 

opportuDo eolro la chiesa, che dovrebbe vaotarsi di posse- 
dere tali preziose memorie. 

« Cod ci5 fa impedilo al sigoor Arciprete ed alia Fab- 
briceria di fare una vendila di quei cimelii per i bisogni 
del tempio. 

« Ma il proponenle, riflellendo che la proibizione di alie- 
nare lende a cooservare maggiormenle dessi cimelii, onde 
non vadaoo dispersi dalla ingordigia degli speculalori, e 
come in molli casi il Ministero ne approv5 la cessione 
quando sia fatla ad ud pubblico iMuseo, ha peDsato di farne 
la proposla perch^ il nostro di Lodi ne faccia acquislo , 
essendo memorie riferibili al noslro Circondario. » 

Cosi il sopra citato Cav. Dolt. Martani presenla alia 
Depulaziooe otto Miniature che sono i ritagli di iniziali ap- 
parlenenti ai Corali di Villanova Sillaro, opera di Frale 
Giovanni da Verona, giusta le memorie della floe del secolo 
decimoquinto ; ed in quanto al corale ripete il giudizio gia 
espressa dalla stessa Deputazione in allra sua tornata, quando 
se ne Iratlo Tacqulslo. Fa osservare per6 che sfortunata- 
mente le otto miniature furono messe sopra tavoletle di 
legno, ed ora incominciano aloune a larlarsi, ma che vi si 
potra rimediare come gia dissero competenti persone. 

II relalore prosegue dichiarando che « quando la De- 
putazione accolga la proposta di un acquisto slabilendo 
una determinala cifra, converra ultimare le pratiche colTAr- 
clprele di Villanova, ed iniziare quelle verso T Ufficio Re- 
gionale di Milano, che gia si h moslralo disposlo ad asse- 
condare ed appoggiare la relaliva domanda al Ministero, 
domanda che vuol farsi dalla Fabbriceria di Villanova , e 
condividersi dalla nostra Deputazione. 

II rolatore espooe pero un dubbio, che mb fra Gio- 
vanni da Verona non abbia eseguili lulli i venli corali di 
Villanova, ma solo un numero pin limilalo ; che quindi 
anche le miniature in discorso non tulle sieno del medesimo 



142 DEPUTAZIONE STORICO-ARTISTICA Dl LODI 

valenle aulore, come infalli appare con molla evideozd, o che 
quiodl il prezzo deve cerlamenle venire limilalo (1). 

II Commendalore Aw. G. M. Zanoncelli propone la 
spesa di Lire iOO : quesla somma viene acceltala anche 
dagli allri inlervenuli : siccome per6 alcuni vorrebbero che 
neiracquislo si comprendesse anche il restanle corale , cosi 
il Signer Sindaco presidenle propone di offrire L. 400 per 
le sole olio minialure, oppure Lire 500 per le minialure e 
il corale. 

La Deputazione accella la proposla del Presidenle , in- 
caricando il Relalore Cav. Dolt. Francesco Marlani di scri- 
vere in proposilo al Parroco di Villanova, e di riferire a 
norma delTesilo ollenulo. 

II Comm. Aw. G. M. Zanoncelli legge una sua me- 
moria lendenle a nominare i Viali del noslro camposanlo 
da qualche illuslre noslro concitladino, anche alio scopo di 
facililare la ricerca delle lombe dei cilladini che non possono 
segnare i loro defunli con specials monuraenlo. Nella Depu- 
tazione la proposla dell'egregio Comm. Zdnoncelli slenla a 
farsi slrada: per6 il signer Sindaco presidenle si riserva di 
riferire la nuova ed originate proposla alia Giunla Municipale. 

Viene in seguilo dispensalo dall' Officio di Cassiere 
della Depulazione il Ragioniere Giovanni Bignami, prendendo 
alto della sua offerla di conlinuare, come per lo passalo, a 
preslare Topera propria colla compilazione dei Consunlivi 
annuali sui documenli che gli verranno fornili dal nuovo 
Cassiere del Comune di Lodi. 

II consigliere Giovanni Agnelli, riferisce che nella Chiesa 
di S. Bassiano di Lodi Vecchio, in occasione delle recenli 



(I) 11 Padre Olivelano Vinccno Sabbia, che fu abbale di Villanova 
verso la mela del secolo decimo seslo, e che in coiiseguenza poleva 
aver conosciulo fra Giovanni da \ erona (m. 1523), asserisce che fra 
Giovanni niinio per il Monaslero di Villanova venti corali. Non e 
escluso per6 che quei monaci ne possedessero allri miniali da naani 
meno illuslri. (Nola dei Direttore). 



DEPUTAZIONB STORICO- ARTISTICA DI LODI 143 

demoliziooi, venoero alio scoperlo i frammeali di una fiue- 
strina, di stile bisaolioo, rimonlaoli senza dubbio a! secolo 
decimo od undecimo : propone che quei ruder! vengano ri- 
lirali nel noslro Museo. Rammenta nuovan)enle che venga 
murata la lapide a ricordo della ballaglia del Ponle del- 
TAdda, come gia venne delerminalo in allra sedula. — 
RIferisce che il Minislero della Pubblica Islruzione ha 
incomincialo il rinvio al nostro Museo delle Notme degli 
Scavi di Antichila comunicate alia R. Accademia dei Lincei, 
gia da alcuo Ictopo nou piu mandale : — Che gli aflissi 
sul rauro del Palazzo di Cilia prospicenle la piazza Maggiore 
a poco a poco lenrlono a coprire, come h gia aweniUo in 
parte, Tibcrizione di Cueo Pompeo Strabone : — Che a Pieve 
Fissiraga esiste una colonna che, dall'apparenza e avulo ri- 
guardo alia ubicazione di quel paese nelle vicinanze di una 
slrada romaua , sembrerebbe una colonna milliare. — 
Esprime poi il volo che nella circostanza del nuovo ceusi- 
meoto si denominino alcuoe vie della cilia da alcuni illuslri 
coucilladini merilevoli di essere ricordali per virlu ed opere 
generose. 

II signer Presidenle dichiara che provvedera al riliro 
dei cimelii di S. Bassiano di Lodi Vecchio; che pure si 
provvedera a rammentare qualche nome illuslre nelle vie 
della cilia e dei borghi compalibilmeole alle denomlQazioiil 
gia esislenti. In quanto alia presunta colonna milliare inca- 
rica il relalore delle praliche necessarie per la veriQcazione 
e del relative riliro nel Museo del monumenlo quando sia 
del caso. 

Il Direttore. 



ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

Che $i ricevono a titolo di cambio e che passano a beneficio della 
Biblioteca Comunale di Lodi 



Archivio Slorico Lombardo. 

Archivio Slorico Cadorino. 

Nuovo Archivio Venelo. 

Ateneo Venelo. 

Alll e Memorie della R. Depulazione di Sloria Patria delle 

provincie di Romagoa. 
Alii e memorie della Societa Slorica di ('omo. 
Alii e memorie della R. Depulazione di Sloria Palria delle 

provincie Parmensi. 
Aleneo di Brescia. 

Rollellino Slorico della Svizzera llaliana. 
Bollellino del R. Minislero di Grazia e Giuslizia. 
Bollellino Senese di Sloria Palria. 
Bollellino dell'Isliluto Slorico Ilaliano. 
Bollellino Slorico Pavese. 
Bivisla di Sloria Anlica e Scieaze Affloi di Messina. 






PER LA CITTA E COMUNI DEL CIRCONDARIO 

BI LODI 

DiRETTO DA GIOVANNI AGNELLI 



(lOOO) 

(Ottobre, Novembre, Dicembre) 



SOMMARIO 



MEM ORIE 

Giovanni Agnelli. — Ospedali Lodigiani; Ospedale di Santa 

Croce [pag. 14s). 
Cazzamali Sac. Prof. Luigi — L' Orfanotrofio Maschile di 

Lodi: Monografia (pag. 149J. 
Ritratti di Lodigiani illustri nella Biblioteca Coniunaie di Lodi: 

continuazione e fine vedi Num. prec. fpag. 177). 
II trittico di Borgonovo in Valtidone (pag, ly^). 
Documenti del secolo XV riguardanti locality del Basso Lo- 

digiano : Maccastorna, Meleto, Corno Giovane e Corno 

Vecchio (pag. 181J. 
Pubblicazioni: « Raggi ed Oaibre », versi giovanili del Sac. 

Prof. Giuseppe Balossi (pag 188J, 
Indice deU'Anno XIX° (pag, 191). 



LODI 

TIPOGRAFIA EDITRICE Q.UIRICO E CAMAGNI 
1900. 



r 



^^1 



OSPEDALI LODIGIANI 



I 



Ospeclale di Santa Or»ooe 

Una chiesa con queslo uome esislette anche a Lodi 
Vecchio: in essa giacque raollo tempo il corpo di S. Giu- 
liano Vescovo , come asserisce nella sua cronaca Anselmo 
da Vairano. Dislrulla Tanlica Lodi, il litolo di questa chiesa, 
come quelle di molle allre che subiroQo la slessa sorle, fu 
Irasferito in un'allra della uuova cilia. Scrive il Lodi (1) 
che nella confrolernila di Santa Croce per anlica fondazione 
si esercitava rospitalila albergaodo i pellegriui. II Vescovo 
Leone Pallalino, che eresse questa Scuola di disciplini 
Tanno 1310 (2), le concesse licenza di potersi aggregare 
ad allra Confraternila, come meglio avesse creduto ; perci6 
I'anno successivo (3) que' confratelli si aggregarcno alia 
Confraternila ed Ospedale di Sanla Maria del Cerchio in 



(1) MS. degli Ospedali p, 52. 

(2) Islroiiienlo rogalo per Kogerio Tallalino il 23 Marzo. 

(3) Islromenlo rogalo da Guarino (juardalino, nolaio niilaaese, 18 
Aprile 1341. 



146 OSPEDALl LODIQIANI 



Milano; cos^ ch6 volendo i coofralelli di S. Croce fruire 
delle iodulgeoze di quelli di Milano, dovellero uniformarsi 
a loro colle opere e specialmeDle coll' ospilalila. 

Menzione espressa di ospilale di S. Croce si ha nel- 
Tanno 1387 nelToccasione di una lile che verleva Ira 
queslo ospedale e quelle di S. Biagio avanli il Vicario 
generale vescovile di Lodi, risolta con sentenza del 22 A- 
goslo deiranno medesimo (1). Di piii monsignor Bonifacio 
Bolligella, vescovo di Lodi, 11 18 OUobre 1396 (2) concesse 
a quesla confralernila una indulgenza di 40 giorni in per- 
peluo a chi visitando 1' oratorio di S. Croce nelle solennila 
deirinvenzione ed Esaltazione di S. Croce e di S. Maria, 
avesse fallo elemosina in favore dell' Ospedale. 

Leggendosi in un islromenlo dell' anno 1411 dell'Ar- 
chivio di S. Croce nominati Perinus Villanova et Cominus 
Soladeus fondatores Societatis Batutorum S. Cruets in 
Burgo Portae CremonensiSy si dubilo da alcuni che la Con- 
fralernila avesse origine da quel tempo unilamente all'ospe- 
dale. Ma, scrive il Lodi, si deve awerlire 11 comun uso di 
parlare in quel tempi , in cui chiamavansi fondalori i pa- 
Ironi di qualche beneOcio o luogo pio, quanlunque questi 
sieno gia slali fondali da anni. 

Queslo Ospilale, unilamente con quelli di S. Biagio e 
di S. Pielro di Senna, od Ospedalello, non fu compreso nel 
concenlramento fallo dal Vescovo Carlo Pallavicini nelTO- 
spilale maggiore, segno queslo dell'imporlanza in cui era 
tenuto r ospilale di S. Croce. 

In seguilo per5 le rendile di queslo Ospedale, per I'in- 
felicila dei tempi o la mala amministrazione, si ridussero di 
mollo, e ai tempi di Defendenle Lodi non passavano la 
somma di L. 250, colle quali, aggiunle le pie oblazioni dei 
fedeli , si prowedeva il salario al capellano , al sacrisla e 



i 



(1) Islromenlo Rogalo per Anlonio Brone, no(aio lodigiano. 
(9) Rogalo Francesco Bonone. 



03PEDALI LODIGIANI 147 



airospilaliere, e si maolenevano coQliouamenle qualiro lelli 
e talvolla cinque per comodita dei poverl pellegrJQJ e mas- 
simamenle religiosi. 

Iq origine queslo ospilale era nei chiosi di Porta 
Cremona, nel borgo delto Cambianeilo , in vicinanza della 
slrada di S. Colombano. Ma demolito il borgo coll'ospe- 
daie e chiesa da Federico Gonzaga noiarchese di Bozoio 
nelPanno 1523, il Vescovo Gerolamo Sansone concesse ai 
confratelli (1) che polessero Irasferirsi in Lodi, nelia con- 
Irada Grande (2). Ufficiarono ess! prima nella chiesa dei 
Saoli Andrea e Filaslrio, poi in quelia deiTAnnunciala e 
quindi in quelia dei Sanli Cosma e Damiano. Fecero poi 
acquislo di un sito nella slessa conlrada Grande , e vi e- 
ressero un Oratorio di raodeste dimensioni, con sacrislia e 
ospitale proporzionali. In seguilo diedero principio aU'ere- 
zione di una chiesa e di una sacristia piii ample , essendo 
stall ajulati dalle elemosine di vari benofaltori, leggendosi 
l inollre neirArchivio della Cilia, come quesla assegno alia 
fabbrica di essa chiesa lire duecento dei denari delle con- 
danne coulro quelli che sporcavano la piltura della chiesa 
Calledrale. 

L'erezione della nuova chiesa avveniva nel 1586, ma 
uon fu lerminata che nel 1603: il 3 Maggio di quesfanno, 
con solenne processione ed inlervenlo del clero regolare e 
secolare, e delle Confralernile, daH'Oratorio si Irasportarono 
nella nuova chiesa il Crocifisso, ponlificando il vescovo 
Lodovico Taverna che vi cant6 la prima Messa, e il 9 Ot- 
i|. lobre dello stesso anno fu profanalo il piccolo oratorio e le 
w ossa de' morli furono porlate nella sepoltura della chiesa 
B nuova avanli Tallare di S. Elena imperalrice. 

L'anno 1730 fu donato a questa chiesa un pezzetto 
del legno della Santa Croce dal Canonico della Catledrale 



(1) Islromenlo regale da Gio. Ballisla Gavazze il 21 Aprile 1K2S. 

(2) Ora Via Gorini. 



148 OSPEDALI LODIGIANI 



D. Antonio Tenca. La delta reliquia noo si pot6 subito e- 
sporre a causa di cerla differeoza, e di certo conlrasto Ira 
il prevoslo di S. Salvalore e la Scuola. L'anno 1733 essendo 
guardiano delta Coofraternila il nobile don Carlo Fissiraga, 
fu coiijpGSia la vertenza e vecne eseguita una processioue 
grandiosa e dispendlosissinja, descrilla minutamente in un ms. 
della Laudense. Si diblribuirono in chiesa, come era costume, 
fiori, sonelti ed altre galanlerle ai principali intervenuli , 
quali al Yescovo Carlo Ambrogio Mezzabarba, al Marchese 
Annibale SommGriva e ad altri. 

Ecco il sonetto presenlato al vescovo composlo da non 
sappiamo chi, e impresso sopra seta. 

Sagro Pastor, che per ahar la Croce 
In ogni pixl Ionian lido straniero 
Non temendo aspra terra o mar feroce 
Col pi^ premesti il gran cinese impero. 

Mir a, deposta ogni memoria atroce, 
Qual apparato i fidi suoi le fero 
E merce del fervore che si li cuoce 
Come il Legno immortal trionfa altero. 

Pot di se unita rimirasti mai 

Di quella ch' oggi questo tempio spande 
Pompa maggior di maestosi rai. 

Tanto pub un guardo sol che a lei tu mande 
Che per opera di hi la scorgerai 
Da la Pietade tua fatla s\ grande. 

Chiesa e confraternita furono soppresse dalle Leggi 
Giuseppine il 10 Maggio 1786: le suppelletlili colT organo 
e le campane furono valutate L. 2909, 15. 

La fabbrica, ridolta ad abitazione, ^ quasi tutla ancora 
in piedi; basta recarsi nel corlile in Via Gorini N. 11 , 
per accerlarsene. 

GiovAWNi Agnelli. 



i 



L'ORFANOTROFIO MASCHILE Dl LODI 



JMonografla. 

del Sac. Prof. LUIGI CAZZAMALI 



^UATTRO PAROLE Dl PREFAZIONE 



Incaricato dalla cortesia de' miei Colleghi d'ammi- 
nistrazione di rio?^dinare VArchivio degli Orfanotrofi, nel 
rovistare quelle carte vecchie e polverose, mi germoglib 
Videa di scrivere la storia d\ma Istituzione tanto prov- 
p vida alia nostra cittd e poco conosciuta. 

La Germania possiede una ricca letteratura intorno 
agli Orfanotrofi; Rulfs, Reseioitz, Kroeger, Gunther, 
Wageman, lulius hanno discorso egregiamente dei ri- 
covert che la loro patria apri ai pove7n orfani e dei 
metodi d' educazione che vi si segaono. 

In Italia invece, henchd sia stata la culla degli Or- 
fanotrofi, nessuno flnora pensb a pubhlicarne la storia, 
e solo alcuni ebbero V onore d' ima breve monografia. 

Alia sintesi deve precedere V analisi, e quando i 
molti orfanotrofi che sono disseminati nelle nostre cento 
cittd, avranno avuto la loro illustrazione, sorgerd qual- 
che nobile ingegno a tesserne la storia generate, che 
sard una pagina veramente gloriosa per it nostro Bel 
Paese. 

Due pensieri mi stimolavano alV impresa. 



IbO ORFANOTROPIO MASCItlLE DI LODl 

V Ospedale Maggiore della nostra cittd vanta un 
diligente studio del Sac. Andrea Timolati e due volte 
alVanno i ritratti de' suoi henefattori sono esposti al 
puhblico a rinverdirne la memoria; I'lstituto dei Sordo- 
muti ha murato vicino alia porta d'ingress'o una lapide 
commemorante le persone generose che lo favorirono; 
anche la Congregazione di caritd o con ritratti o con 
lapidi conserva il ricordo dei henefattori. Solo gli Or- 
fanotrofi oion ha?ino ancora trovato il modo di sdebi' 
tarsi verso tanti illustri defunti che legarono parte a 
tutta la loro sostanza a heneficio dei fanciulli; alcuni 
ritratti, corrosi dal tempo, rimasti nel Luogo Pio come 
avanzi di naufragio, aspettano rassegnati che I'umiditd 
e la polvere compia^io V opera di distruzione, E dove- 
roso sottrarre all' obblio colore che sovvennero laf^ga- 
mente ai bisogni delV umanitd sofferente e proporli al- 
V affetto e alV imitazione dei posteri. 

In seco7ido luogo mi piace, per Vonore delVabito che 
porto, mostrare la parte principale che nella fondazione 
e nello sviluppo dell* Orfanotroflo ebbe il prete. In Lodi 
le Istituzioni principali di be^ieficenza furono fondate 
da sacerdoti , V Ospedale Maggiore dal Vescovo Carlo 
de' marchesi Pallavicini, V Istituto dei Sordo-muii da 
D. Paolo Locatelli Arciprete di S. Gualtero. A^iche VOr- 
fanotrofio ha la medesima paternitd. 

Cost la storia di ogni beneficenza diventa un inno al 
Cristianesimo, e si comprende di leggeri quanto sia in- 
giusta la smania di laicizzare che pervase le modet^ne 
legist cbzioni, e come diventi piccina piccina la tanto de- 
cantata fllantropia , se la si confroiita alia carit^ cri- 
stiana. 

Sac. Prof. LuiGi Cazzamali. 



MONOGRAFIA 151 



;1 

II filosofo Giustino nel secolo II delTera volgare, rivol- 
geva amari rimproveri ai pagani per il modo barbaro, con 
cui trattavano i fanciuUi. « Voi, diceva egli nella sua prima 
apologia indirizzata agli Imperatori, esponete i vostri figli, 
che altri portano via per prostituirli. In tutte ie nazioni non 
si trovano che dei ragazzi destinati agli usi piu esecrandi » 
(Opera, ediz. 1742, pag. 60). 

Spettava al Cristianesimo di tergere queste sozzure dalla 

. fronte dell' umaniti. Erede della tenerezza che il suo Divia 

[ Fondatore aveva mostrato ai fanciulli, bramoso di salvarne 

J rinnocenza, apri bentosto degli Stabilimenti per raccogliere 

quelli che erano abbandonati o privi dei genitori. « I canoni 

della Chiesa, scrive il De-Gerando nell' opera classica sulla 

Beneficeaza pubblica, affidano fornaalmente gli orfani alle 

I cure dei preti; le costituzioni capitolari danno a loro i ve- 

" scovi stessi per difensori, vogliono che i Conti, Missi do- 

minici, concorrano coi Vescovi a somtninistrar loro il neces- 

saric. Assiaailano gl'interessi degli orfani a quelli delle Chiese 

medesime, raccomandano di assistere quelli che fossero stati 

spogliati della loro ereditd, quelli dei quali fossero discono- 

sciuti i diritti, assegnano ad essi tutori d'ufficio, favoriscono 

le cause concernenti questi infelici davanti ai tribunal! », A 

queste case di ricovero erano preposti dei sacerdoti, e i primi 

imperatori le investirono di molti privilegi. 

Queste case pero non erano molto numerose, nh ben 



182 ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 



disciplinate ; i Vescovi e il clero provvcvlevano per lo piu al 
mantenimento degli orfanelli colla cariti privata, allogandoli 
presso qualche buona famiglia che apprendesse a loro o un 
mestiere o T agricoltura. 

Era riservato ai tempi moderni intendere in un senso 
pill largo la beneficenza sugli orfani, curandone particolar- 
raente V educazione. Questa nuova direzione della caritd re- 
ligiosa 6 un prodotto del secolo XVI. Fondatore degli or- 
fanotrofi, come fanzionano oggi, puo ritenersi S. Gerolamo 
Emiliani, sia per il grande impulso che diede alia loro ere- 
zione, sia per la sapienza onde li governo, e specialraente 
per aver istituito una Famiglia religiosa che all' educazione 
degli orfani si consacro in modo singolare, Passato dalla mi- 
lizia air esercizio della carita crisdana, egli raccolse in una 
casa di Venezia, sua citti natale, una turma di fanciulli, cai 
la fame e la peste avevano rapito i pareati. Da Venezia venne 
in Lombardia, questa cara nostra regione che le mille volte 
trovossi air avanguardia dei popoli italiani per intelligenza 
e per cuore. Brescia, Como, Bergamo, Milano, Pavia, per 
opera deU'Emiliaiii, aprirono case agli orfani e alle orfanelle. 

L'esempio delle vicine citta indusse bentosto la nostra 
Lodi a imitarle. 

Volgeva la seconda meta del secolo XVI. La sede di 
S. Bassano era occupata da un Prelato insigne, Mons. An- 
tonio Scarampo , il Sisto V dei nostri Vescovi, perchfe in 
pochi anni di pontificato compi molte opere egregie che ren- 
deranno sempre caro e benedetto il suo nome. Lo storico 
Defendente Lodi nelle Vite dei Vescovi (M. S. della Laa- 
dense), lo celebra con somme lodi chiamandolo _^ran prelato^ 
d'ingegno grande e d'animo sincero. Nativo di Alessandria e 
venuto in mezzo a noi nel 1569, visito tutta la Diocesi, ce- 
lebro il Sinodo, eresse il Seminario, fondo la compagnia 
delle vergini di S. Orsola, delle vedove di S. Anna, intro- 
dusse nella nostra citia il Luogo pio delle convertite ; fu 
mandato piu volte a re e imperatori in qualiti di Legato 
apostolico ; presto poderoso aiuto nei Concili Provinciali a 
S. Carlo, il quale alia morte di lui voile celebrarne le esequie 
e recitare I' orazione funebre. 



MONOGRAFIA 



L*anno medesimo in cui Mons. Scarampo fondo il Se- 
minario, pensava ad aprire V Orfanotrofio maschils (i). 

Per quanto io abbia frugato negli Archivi cittadini, per 
quanto abbia chiesto a persone versatissime nelle nostre cose 
storiche, non rai fa dato di scoprire in qual modo Lodi 
provvedesse ai poveri fanciulli che una morte prematura or- 
bava dei genitori. Per forte induzione storica tolta da quanto 
praticavasi altrove, possiamo credere che vi pensassero i pri- 
vati, specialmente il Clero e ie Confraternite, le quali antica- 
mente attendevano con tanto zelo alle opere di misericordia, 
ritirandoli presso oneste famiglie di campagna o di citt^. 
£ anche molto probabile che alcuni orfanelli trovassero una 
seconda famiglia in quelle persone che non avendo prole, se 
li tiravano in casa e li consideravano come propri figliuoli. 
Ad ogni modo mancava un pubblico ricovero. 

Mons. Scarampo, vedendo il bene imrnenso che i P. So- 
maschi facevano cogli orfanotrofi, diviso di chiamarli in Lodi. 
Ma dove e come collocarli ? 

Di fianco alia chiesa di S. Salvatore (2), suU'area dove 
sorgono oggi i magazzeni dell' Ospedale maggiore, s' ergeva 
la chiesa dei Ss. Andrea e Filastrio, con delle case annesse. 
La chiesa era d'antica fondazione; Isidoro Maiano nelle sue 
Relationi historiche di Lodi, la fa risalire alle origini mede- 
sime della cittd nuova. I conti di Cassino, che forse la edi- 
ficarono a loro spese, ne furono per molto tempo i patroni, 
finchfe nel 1409.il conte Paolo, giunto a tarda etd senza 
figli, dono il giuspatronato alia famiglia Riccardi. In pro- 
gresso di tempo questo passo nelle famiglie Bonona e Ca- 
damosti, che lo esercitavano al tempo di Mons. Scarampo. 



(i) Dei nostri due Orfanotrofi fa menzione anche il De-Gerando (op. 
cit. cap. 3 art. 3) : Pavia, Lodt, Bergamo nel regno Lombardo-Veneto pos- 
sedono ciascheduna due orfanotrofi per gli orfani dei due sessi, a somiglianza 
di Milano. 

(2) La chiesa di S. Salvatore, della quale discorro, non vuolsi confon- 
dere coll' attuale omonima ; essa sorgeva dalla parte opposta in luogo oc- 
cupato ora dall' Ospedale maggiore. 

i3 



154 ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 

La Chiesa era Rettoria semplice, ufficiata da due sacer- 
doti comporzionari, eletti dai patroni (r). 

Mons. Scarampo dopo aver fatto una diligente indagine 
per tutta la citt^, non avendo trovato luogo migliore da in- 
sediarvi i P. Somaschi, previo consenso dei Comporzionari, 
Luigi Poccalodio (2) e Cesare Andenna e dei Patroni, con 
strumento a rogito del notaio Michele Paleario, cancelliere 
della Curia vescovile, cedette, il 27 Aprile 1575, la chiesa 
dei Ss. Andrea e Filastrio alia Congregazione dei Somaschi. 
Cum hospitium pauperum Orphanoriim (leggesi nel citato stru- 
mento) in hac civitate Laudae introdtixerimus .... eius curam 
Clericis Regularibus Congregationis Somaschae, in hac profes- 
siam experientia plurimum pollentibus demandamus, Dictis Cle- 
ricis Regularibus concedimus jus, usum et facultatem habi- 
TANDi, UTENDi ET FRUENDi dictis EccUsia ct Domibus Ss. An- 
dreae et Filiastri. 

La concessione del dominio utile portava con s^ due 
condizioni : i.^ che i due Rettori continuassero a percepire 
tutti i frutti, redditi e proventi della Chiesa e dei loro be- 
neficii; 2.° che i Somaschi adempissero gli oneri di messe 



(i) Per altre notizie vedi Defendente Lodi, Chiese ed Oratori, Mano- 
scritto della Laudense, pag. 221 seg. 

II Ciseri, nel Giardino Storico lodigiano, pag. 217, ci fa sapere che, in 
occasione della distruzione dei Borghi e loro chiese avvenuta I'anno 1523, 
detta chiesa servi di comodo a' Confratelli di S. Croce per le loro ufficia- 
ture, e a' Canonici Lateranesi di ricovero nella sua casa. 

II Molosso poi (Memorie di alcuni uomini illustri della citta di Lodi, 
pag. 77) racconta che dovendo i Canonici Lateranesi abbandonarc la chiesa 
di S. Agnese concessa agli Eremitani della Congregazione di Lombardia, 
presero in locazione la chiesa dei Ss. Andrea c Filastrio. 

(2) Luigi Poccalodio fu uno degli ecclesiastic! piu distinti del suo tempo. 
Uscito da famiglia ricca e nobile, addottoratosi in teologia e legge, in breve 
fu promosso alle cariche piu cospicue. L' anno 1569, essendo canonico pe- 
nitenziere nel duomo di Milano, fu eletto Vicario capitolare della nostra 
Diocesi, vacante per la mortc di Mons. Giovanni Antonio Capisucco. E per 
lui sommo vanto I'esser stato Vicario generale di S. Carlo Borromeo. 

Appare di qui che la Rettoria di S. Andrea era un beneficio semplice, 
una sinecura, concessa a ecclesiastic! nobili o costituiti in dignity, come per 
i Cardinali c' erano le Commende e le Abbazie. 



'a 



MONOGRAFIA 155 



e di divini uffici incombenti ai Rettori. Ai Soraaschi poi era 
stato fissato il termine di 6 mesi per ottenere il beneplacito 
apostolico. 

Le condizioni imposte erano gravose anzicheno, poich^ 
le case erano anguste e diroccate, la chiesa bisognosa di 
tutto, gli oneri ammontavano a 4 messe settimanali. E I'Or- 
fanotrofio che si voleva aprire dove troverebbe i mezzi di 
sussistenza, non avendo un centesimo di patrimonio ? Ep- 
pure quei buoni Religiosi accettarono Tofferte e fidenti nella 
divina Provvidenza, alcuai di essi dalla casa di S. Maiolo 
che tenevano aperta in Pavia, passarono a Lodi. 

Ecco i principii molto modesti del nostro Orfanotrofio ; 
ma r iniziativa generosa di Mons. Scarampo doveva essere, 
col volger dei secoli, la scintilla che gran fiamma seconda. 



Lenti progress! delFOrlaootroflo 



I Somaschi entrarono tosto al possesso della casa e 
chiesa, sostenendo i pesi loro addossati e senza ricevere mo- 
lestie da parte di nessuno. Ma non si sa per quali ragioni, 
essi lasciarono trascorrere il tempo utile per ottenere Tap- 
provazione della S. Sede, che era indispensabile alia validity 
stessa del contratto. In uno strumento del 1648 a rogito di 
Francesco M. Bonelli notaio di Lodi, si afferma che per molti 
anni i Somaschi trascurarono di domandare il consenso pon- 
tificio. Infatti ai tempi del Vescovo Taverna, il Vicario ge- 
nerale Antonio Marco Amidano rinnovo la concessione fatta 
da Mons. Scarampo etiam praescripto iemporis spaiio ad con- 
firmationem apostolicam reportandam. Quod forsan etiam pluries 
fuit prorogatum. Questa volta i Somaschi inoltrarono pre- 
ghiera alia S. Sede, che spedi le lettere apostoliche con ri- 
sposta affermativa. Sgraziatamente, quando si credeva chiuso 
r increscioso indugio, eravamo ancora daccapo; le lettere e- 
rano affette dal duplice vizio obreptionis et suhr&ptionis, perch^ 
i Somaschi nella supplica non avevano fatto menzione nh 
di patroni nh di comporzionari. Patroni e comporzionari 
s'eran cambiati; occorreva dunque interrogare i nuovi se 
annuivano alia concessione rinnovata daU'Ordinario; la qual 
cosa i Somaschi avevano tralasciato di fare. 



156 ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 

La luQga pendenza venne definita il 30 Maggio 1648, 
vescovo Pietro Vidoni. I patroni sac. Francesco Cadamosto 
e la famiglia Bonona, i beneficiati Alessandro Migliavacca e 
Carlo Cipelli diedero il loro assenso, aggiungendo alle con- 
dizioni gii imposte le seguenti: i.* che i Soraaschi non po- 
tessero cambiare il nome della Chiesa ; 2.* che si facesse 
Tinventario delle supellettili sacre con Tobbligo ai Somaschi 
di lasciarle alia Chiesa, se mai per qualsiasi ragione abban- 
donassero il Luogo Pio ; 3.* che la manutenzione e le ripa- 
razioni fossero a carico dei Religiosi, le migliorie invece ce- 
dessero a beneficio della proprieta diretta, senza compensi ; 
4.^ che i Retrori degli orfani dovessero dare tutti gli anni, 
nel giorno della Parificazione, una candela di cera bianca 
da I libbra al Vescovo, e due di \\i libbra ai Porzionari. 
E per non andare una seconda volta alle calende greche, 
essi stessi costituirono il loro Procuratore a Roma. 

Cosi la posizione dei Somaschi diventava interamente 
legale davanti al Diritto canonico. 

Ma mentre si perdeva il tempo con questo xVxs il rt- 
dihis, con quali mezzi si mantenevano gli orfani.'' 

I mezzi per lungo tempo furono somministrati quasi to- 
talmente dalla pubblica beneficenza. Defendente Lodi nelle. 
citate Vit& dei Vescovi asserisce che fino dalla fondazione lo' 
Stabilimento viveva delle elemosine elargite da persone pie. 

Pero non mancavano altre piccole risorse permanenti. 

Anzitutto i Vescovi permisero agli orfani la questua iu 
citta e in diocesi. Nel'/Archivio della Curia Vescovile si con- 
servano i decreti di Mons. CarTAmbrogio iMezzabarba del 
1740 e di Mons. Gallarati del 1759; chiedo venia ai lettori 
se riferisco il primo non inutile a conoscere T indole dei 
tempi. — d Concediamo licenza a Bassano Gatto della pa- 
rocchia di S. Biaggio di questa citta di Lodi di poter que- 
stuare per la detta citta di Lodi e sua Diocesi per li poveri 
orfani del Collegio di S. Andrea il grano, cioe formento, se- 
gale, miglio ed altre biaJe, lino, oglio, legu-ni e danari et 
altro alle case dei particolari e noa nelle chiese, cosi che 
detto deputato non sii partecipe in modo alcuno di deite 
limosine, ma solo pigli quel salario che si sard convenuto 



MONOGRAFIA 157 



con il M. R. Padre Rettore di S. Andrea e per cercar detti 
Denari porti seco una bussola con chiave, quale resti presso 
il detto Rettore.... Coroandando a tutti li RR. Parochi ed 
altre Persone ecclesiastiche a Noi sottoposte che non mo- 
lestino il detto Cercante, ma piuttosto lo favoriscano... 

II Rettore talvolta mandava a questuare gli orfani stessi, 
ma di solito persone estranee. Senonchfe, come incontra di 
frequente in simili cose, avvennero degli abusi, delle appro- 
priazioni indebite. I Rettori, affine di togliere simili incon- 
venienti, credettero bene di dare in appalto (i) la questua 
forense, raccogliendo per conto proprio quella di citt^. 

La pratica di questuare in citta e nel territorio per il 
mantenimento degli orfani duro fin verso la met4 del nostro 
secolo. 

Un altro gravissimo abuso erasi introdotto a danno del 
Luogo Pio. Alcuni , speculando indegnamente sulla carit^ 
pubblica, si servivano degli orfani dimessi dalT Istituto per 
altre questue; i benefattori ingannati dall'identita delle per- 
sone questuanti davano per T orfanotrofio quello che invece 
entrava nelle tasche di gente ingorda. II Rettore De Lemene 
supplico il Vescovo che vietasse V iniqua frode. Mons. Se- 
rafino Corio con suo Rescritto del 1670 proibi agli orfani 
di questuare se non un biennio dopo la loro uscita dallo 
Siabilimento. 

Altra prova del vivo interesse che i Vescovi prendevano 



(i) Tengo sott'occhio la scrittura del contratto che il Rettore Mancini 
stipulo il 1 5 Novembre, che trascrivo a titolo di amenita : « In virtu dcUa pre- 
sente, la quale dovra aver forza e vigore di pubblico e giurato Istromento, 
il Rettore D. Giuseppe Mancini Rettore del V. Pio Luogo di S. Andrea 
degli orfani di Lodi ha dato e conccsso in affitto ad Antonio Cazzulano 
figlio del fu Gianangelo presente e che prcnde in affitto per anni due pros- 
simi venturi da incominciarsi nella scorsa Festa di S. Martino in avvanti la 
Cerca Forense del suddetto Pio Luogo per 1' annuo fitto di L. 40 imperiali, 
con che debba il detto Cazzulano levare a sue spese la necessaria patente, 
provvedersi di veste propria c di tuttocio potrA abbisognare per detto escr- 
cizio ». E perche un contratto di tanta mole non rimanesse inadempito, 
oltre la vidimazionc del notaio , un tale Vincenzo Zaneboni, si aggiunse 
anche la garanzia del Sig. Cristoforo Dancardi. 



lbs ORFANOTROPIO MASCHILE DI LOt)I 

per gli orfani b il cedere che facevano ad essi T elemosina 
della predica del Venerdi Santo raccolta in Cattedrale. In 
termini pieni di riconoscente deferenza, gli orfani — « me- 
mori della solita amorevole carita con cui sovviene ai loro 
bisogni » — supplicano tutti gli anni Monsignore perch^ 
voglia degnarsi di raccomandarli alV affettuoso :(^elo del padre 
predicatore per tale effetto. In una di queste domande si dice 
essere antichissimo costume che 1' offerta del Venerdi Santo 
ceda a vantaggio degli orfani, e quella della 2.* festa di 
Pasqua al Monte di Pieta. Questa pia usanza duro a tutta 
la meti del nostro secolo. 

Gli orfani traevano qualche piccolo provento anche dai 
funerali. Essi, oltre assistere alia funzione religiosa, solevano 
pure portare il defunto alia tomba. Per questa prestazione 
erano ricompensati con una delle quattro torcette che sta- 
vano ad ardere intorno alia bara. I Parroci, offesi nel loro 
diritto di spoglio della cera, nel 1680, si rifiutarono di ce- 
dere parte di quello che spettava ad essi per fare il com- 
modo dei dolenti. Gli orfani, perpetui oratori presso Sua Di- 
vina Maesti per la prosperity di V. S. Ill.ma e Rev.ma sup- 
plicano il Vescovo d'esser mantenuti nel suo inveieraio possesso, 
ordinando ai Parroci di non innovare cosa alcuna intorno questo 
particolare, come pure in altra occasione fu decretato da altro 
giudice. Una torcetta era ben misera cosa tanto per i Par- 
roci quanto per 1' Orfanotrofio ; ma a dimostrare come non 
sia nato ieri il vezzo di attaccar brighe per un nonnuUa e 
di farsi mangiare nei processi dieci volte tanto il valore del- 
r oggetto in questione, diro che tra le due parti s* accese 
una lite fortissima, durata parecchi anni. 

II vescovo Bartolomeo Menatti delego il canonico Vil- 
lanova, il quale esaminata alia bell' e meglio la questione, 
pronuncio sentenza favorevole agli orfani. Ma i Parroci che 
erano assistiti da un valente avvocato, dottore in utroque, non 
si acquietarono, ma sollevate delle eccezioni per irregolariti 
di procedura, chiesero al Vescovo che si rinnovasse la causa. 
II Vescovo, non poco seccato che per una sciocchezza si, 
piatisse tanto, con un colpo di spada taglio il nodo gordiano^: 
non dando ragione nh agli uni nb agli altri, ma decretando 



MONOGRAPIA ib9 



che gli eredi, se desideravano I'intervento degli orfani ai fu- 
neral!, pagassero a loro una libbra di cera (i). 

Anche I'autoriti civile cerco di favorire la nascente ra- 
chitica istituzione, non certo pero quanto essa si meritava. 
NeirArchivio deir Orfanotrofio si conserva il Rescritto au- 
tentico, con cui la Ducale Camera di Milano concedeva al- 
r Orfanotrofio I' esenzione dalle gabelle per I' acquisto del 
sale. II Rescritto b del 1581 e merita davvero per la sua 
antichit^ che lo si conosca. 

« Praeses et Magistri Regiorum Duccalium Reddituum 
Ordinariorum Status Mediolani. 

Volendo noi como h raggionevole che li venerandi Re- 
ligiosi delli monasterji et luoci pij del dominio di M.no pos- 
sino levare dalli Regie Ducali Gabelle di questo Stato tutto 
il sale gli fa di bisogno per uso loro a ragione di libre sei 
di sale per bocca Tanno per le persone che effettualmente 
si troveranno nelli monasterij al pretio che costa alia Ca- 
mera et alii magi'^i fermeri. 

Inherendo al capitolo posto nella capitulatione numero 
sette. Per tenore delle presenii concedemo ampla autoritd e 
facolti alii poveri orfancUi residenti nel luoco di S.^*^ Andrea 
sito nella c'ntk di Lodi di poter estrahere da le Regie e Du- 
cali Gabelle et magazeni della Citta di Pavia il sale che a 
loro h necessario a raggione di libre sei per bocca che ef- 
fettualmente si trovano e si troveranno commoranti in detto 



(i) La decisione del Vescovo h plena di buon senso e conforme a glu- 
stizia : « lU.mus et R.mus Partibus auditis et ponderatis allegationibus hinc 
inde datis super validitate vel invaliditate ordinationis factae per D. Can. 
Villanovam uti specialiter a Nobis in hac causa delegatum ; pro bono pacis 
et ad componendam amicabiliter litem, in cuius prosecutione, licet super re 
parvi momenti, gravia nihilominus possunt promanare dispendia, decrevit 
quod in posterum quandocumque orphani invitentur ad funera, loco contro- 
versi intorticioli, vulgo Torcella, illis praestari debeat ab haeredibus defuncti 
libra una cerae. Huiusmodi amicabile temperamentuni tamquam utrique parti 
aeque proficuum speratur acceptandum, et quatenus partes illi non acquiescant 
et malint causam iudicialiter prosequi Ill.mus et R.mus appellation! per 
R. R. Parochos interpositae dedit Reverentiales in forma. » 

Gli atti della causa lillipuziana si conservano nell'Archivio della Curia 
Vescovile. 



160 ORFANOTROFIO MASCHILE Dl LODI 

laoco Pagandolo pero alii Mag:^^ fermeri il prezzo che a essi 
costa il sale, et per I'avvenire costerd overo lo possano le- 
vare dalle gabelle a essi piu commode di questo Stato pa- 
gando detto pretio et la condotta che si fard da Pavia a tale 
luoco ove leveranno il sale. Servando pero sempre li ordini 
soliti ordinando alii detti fermeri presenti et futuri che gli 
facciano dare tale sale come di sopra del sale che gli sard 
consignato dal M.^^ Adrainistratore et a qualunque a chi 
spetta et spettava che cosi eseguiscano et al'egro Alessandro 
Vittale raggi^o del traffico del sale che gli ne faccia I'oppor- 
tuni ordini et littere tenendo conto particolare del sale che 
per detti religiosi et luoci pij si leverd. 

In quorum testimonium pfiles fieri jussimus sigillique 
nostri impressioni muniri. 

Datum Mediolani die quarto Novembris 1581 » (i). 

Con queste scarse risorse i Somaschi erano ben lontani 
dal poter sostenere tutte le spese del Luogo Pio. La casa 
non solo aveva bisogno di urgenti riparazioni, ma era ru- 
stica e troppo ristretta. I Religiosi domandarono ai Patroni 
il permesso di continuare la fabbrica, ma per quanto li pre- 
gassero e scongiurassero, non poterono ottener nulla. Che 
fare? II Rettore D. Giuseppe R6, in una lettera senza data, 
ma che rimonta certameate al principio del 1700, minaccia 
di non celebrar piia le 4 Messe imposte nella fondazione, se 
Patroni e Comporzionari persistono nel diniego. Quando Dio 
voile, il permesso fa accordato, e nel 1723 i Somaschi im- 
plorano dalla S. Sede la riduzione delle messe da 4 a 2 set- 
timanali, motivando la loro supplica dalle spese considere- 
voli sostenute nel restauro della chiesa mezzo diroccata e 



4 



(i) II Dott. Achille Bignami, che fu per lunghi anni Segretario all'Or- 
fanotrofio, in un articolo dell' anno i860 pubblicato sul Corriere ddl'Adda, 
riferlta Tesenzione concessa dalla Camera Ducale, se la prende col Governo 
austriaco che gravava la bencficenza di mille imposte. II fiscalismo contro 
le Opere pie e altamente riprovevole; ma il nostro Governo ne va forse 
esente ? o non ha forse allungato gli artigli piu dei Governi che precedet- 
tero? lo spero che in un futuro assetto dei tributi piu giusto e umano e 
Stato e Comuni tratteranno le Opere pie alia stregua dei poveri, per i quali 
furono fondate. 



MONOGRAFIA 161 



neirampliamento della casa. Innocenzo VIII con bolla del 4 
Settembre 1723 concedette la riduzione. 

Dalle cose fin qui discorse, noi non farenao le mera- 
viglie nel vedere che i Rettori, tanto per mettere un po' di 
farina nel paiuolo, furono obbligati a mandar gli orfanelli 
in giro per le chiese a raccogliere la limosina, cioe 40^ 
soldi per ciascuno. 

II Robba, uno dei nostri storici del secolo scorso che 
ha ficcato il naso in tutti i cantucci della cittd, nel riferire 
questa usanza biasima il P. Brambilla perchfe in cambio di 
mandar gli orfani a imparar qualche mestiere, imponeva a 
ognuno di loro questa tassa. Ma osserveremo in contrario: 
i.° che necessitas non habet legem e certe umiliazioni diven- 
tano inevitabili quando c'^ di mezzo la questione dello sto- 
maco ; 2.° che nei metodi di fare e di procurarsi la cariti 
altri criteri segue un secolo, altri il secolo dopo. 

Alia morte del P. Brambilla, il P. Zanabone successogli 
rettore a S. Andrea « ordino che ogni orfano andasse alia 
mattina a bottega, al piu qualcuno servisse per chierico 
in qualche chiesa, non avendo piu voluto soffrire V impro- 
prieta del Bussolino, in sentenza (sic) di mantenerne piu 
pochi )). Cosi il Robba (Alfabeto generale delle chose etc. 
pag. 224. Manoscritto della Laudense). 

II numero degli orfani mantenuti nei vari tempi ci fu 
conservato dalle relazioni delle visite pastorali. Nel 1619, 
sotto Mons. Seghizzi, gli orfani erano 23, come risulta dal 
Sinodo celebrato in quell' anno ; ai tempi di Mons. Barto- 
lomeo Menatti, che governo la diocesi verso il 1700, erano 
16, come appare dal suo Sinodo, pag. 243 ; verso la metd 
del secolo XVII, per attestazione di Defendente Lodi, erano 
solamente 12; merito forse della dominazione spagnuola. 

Le strettezze tra le quali si dibatteva rOrfanotrofio do- 
vevano man mano scomparire per opera di Benefattori che 
nei loro testamenti si ricordavano di questi fanciulli disgra- 
ziati. 

Prima pero di discorrere di queste beaemerite persone, 
i nomi delle quali meriterebbero di essere scritti a caratteri 
d' oro nella storia della nostra cittd, giova mandar innanzi 
un'osservazione importantissima. 



162 ORFANOTROPIO MASCHILE DI LOftl 

II Dott. Achille Bignami (art. cit.) scrisse: « Dal 1575 al 
1796 gli orfani e il loro patriaionio rimasero nelle mani dei 
P. Somaschi, i quali confusero talvolta le loro sostanze con 
quelle deU'Orfanotrofio e le sostanze della casa di S. Maiolo 
in Pavia con quelle deU'Orfanotrofio di S. Andrea in Lodi ». 
L' affermazione h vera, ma chiede d' esser spiegata e com- 
pletata. 

Abbiam detto che i Somaschi di Lodi si distaccarono 
dalia casa di S. Maiolo in Pavia. Ma per un pezzo i nostri 
Religiosi, pochi e non sicuri di rimanere a Lodi, continua- 
rono a formar come una famiglia sola coi Religiosi di Pavia. 
Anche Taoaministrazione delle due case non era nettamente 
distinta; in certi casi facevano gli affari insieme, in certi altri 
ciascuna pensava a sb. Ecco perch6 s'incontrano delle dispo- 
sizioni testamentarie che contemplano separatan^ente S. An- 
drea e S. Maiolo, altre che li congiungono ; ecco perchfe 
neirArchivio della Curia Vescovile ci sono molte cause mosse 
e sostenute in solidum dai Religiosi delle due case. 

Inoltre, I'anno 1615, i Somaschi comperarono dalle mo- 
nache di S. Maria dette di Paullo la chiesa della B. V. As- 
sunta e I'annesso convento per stabilirvi il CoUegio deU'An- 
gelo Custode, della qual cosa ragioneremo piu avanti (i). 

Cosi la casa di S. Maiolo a Pavia, V Orfanotrofio di 
S. Andrea e il Collegio dell'Angelo Custode a Lodi furono 
amministrati da una sola famiglia di Religiosi, che natural- 
mente prendevano di qui per coprire di 1^, secoudo gli even- 
tual! bisogni. 

Non si creda con questo che dalla promiscuity degli in- 
teressi ne derivasse scapito agli orfani. Essi non ci avevano 
nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. I Somaschi che 
sempre amarono teneramente i poveri orfani e li benefica- 
rono con cuore e generositi paterna, spendevano nel loro 
mantenimento le rendite dei beni di cui erano padroni. 

Essi poi invigilavano attentanienie sui diritti dei loro figli 
adottivi perch^ fossero rispettati, e se mai alcuno s'attentava 



(i) Vedi Defendente Lodi, Conventi, pag. 318. Manoscritto della Lau- 
dense. 



MONOGRAPIA 163 



di attaccarli, li difendevano ungiiibus et roslris. Valga per tutti 
una causa dibattuta tra i Sotnaschi e i Conventuali di 
S. Antonio, che ebbe strascichi dolorosi. £ un documento 
assai curioso per dimostrare che certe debolezze sono insite 
nella natura umana e non si perdono per variar di tempi. 

Un certo Muzio Bellasio nel 1622 aveva obbligato per 
testamento il suo erede a dare tutti gli anni, in perpetuum, 
il giorno di S. Martino un paio di scarpe di vacchetta di 
bulgaro con tre suole a 12 orfani, quelli di minor statura. 
Dair erede del Bellasio, il legato passo ai Frati Conventuali 
di S. Antonio da Padova, detti del Giardino. Costoro, addu- 
cendo come pretesto che gli orfani erano venuti meno alle 
disposizioni del Testatore, si rifiutarono di continuare a pa- 
garlo. I Somaschi ebbero ricorso aU'Autoritd ecclesiastica e 
Mons. Vescovo delego a giudice della causa il Vicario Ge- 
nerale Carlo Francesco Toscano, Protonotario apostolico. I 
Conventuali alPopposto pretendevano che la cognitio causae 
spettasse al loro Conservatore, Can. Francesco Catenago. II 
Vicario procedette cio nonostante alle citazioni, e trascorso 
inutilmente il termine perentorio, emano un decreto contro 
di essi. I Conventuali allora si rivolsero alia Congregazione 
del Concilio. Ma pendente il ricorso, il Catenago smanioso 
di esercitare la pretesa sua giurisdizione, s' inter es so in causa 
e si mise a voler giocare di picca col Vicario (Cosi si esprime 
il vescovo Menatti in una lettera informatoria mandata a 
Roma), facendogli presentare atti di protesta, nei quali s'ar- 
rogava il titolo di Reverendissimo. E questo malaugurato ti- 
tolo fu proprio il porno della discordia. II Vicario, offeso 
dall'arroganza dell'avversario, diede ordine alia Curia di non 
ricevere atti dove un suddito usurpava un titolo dovuto solo 
airOrdinario; il Catenago alia sua volta si rivolse alia Con- 
gregazione dei Riti perchfe gli riconoscesse il detto titolo ; 
e cosi da una bega si venne a un pugilato da ambe le parti. 

Poich^ il Vicario dichiara sospeso per un anno dall'uf- 
ficio di conservatore il can. Catenago, cestui scomunica il 
Vicario, quia ausus fuit nimia contumacia turbare nostram ju- 
risdictionem se ingerendo violenter in causa, gli fa intimare il 
decreto da uno sbirro e lo fa affiggere ai luoghi pubblici 
della citti ; il Vicario di rimbalzo scomunica il Catenago. 



164 ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 

Per uscire da questo ginepraio le due parti ricorrono a 
Roma. La questione delle scarpe di vacchetta da dare agli 
orfani passa non in seconda ma in centesima linea ; devesi 
decidere sulla validity delle giurisdizioni, sul loro conflitto, 
sulle scomaniclie lanciate hinc et inde, sul diritto o meno al 
superlative di reverendo, ecc. II Vescovo appoggia natural- 
mente il suo Vicario e lo raccomanda caldamente ai Cardi- 
nali degenti in Curia; il Catenago ha favorevole a sh il 
Corpo notarile di Lodi e per la difesa efficace de' suoi di- 
ritti compare personalmente a Roma ; la Congregazione dei 
Riti dichiara di essere incompetente sulla questione del Re- 
verendissimo; prelati, protonotari, avvocati concistoriali ver- 
sano fiumi d'inchiostro e di parole.... E quando la tua cu- 
riosity h stuzzicata al sommo e aspetti 1' esito di questa 
guerra eroicomica.... ahim^l che mancano i documenti. 

Ad ogni mode gli orfani, fra tanto battagliare, fecero 
valere il proprio diritto; il legato Bellasio venne pagato in 
denaro, L. 36 miUnesi ipotecate sopra una casa in Via 
S. Antonio (era Fissiraga). L'ipoteca fu affrancata nel 185 1 
dietro versamento di L. 908. 

Del resto, chi ha la pazienza veramente fratesca di leg- 
gere le molte carte che con grande diligenza furono raccolte 
nell'Archivio della nostra Curia, resta impressiouato dal fatto 
che i P. Somaschi, quantunque consecrati a un' opera cosi 
umanitaria, non godessero mai condizioni finanziarie floride, 
a differenza di aliri Religiosi che nuotavano nell' abbon- 
danza. 

Due ragioni mi pare vengano a spiegare il fatto. 

Tutta la loro ricchezza e quella dell' Orfanotrofio con- 
sisteva in qualche fondo, o ricevuto in erediiA o comprato 
per non poter investire altrimenti il capitale. Ma da questi 
fondi scarso profitto potevano ritrarre, perchfe l' agricoltura, 
allora, giaceva languida e negletta. Le continue guerre com- 
battute tra Francia e Spagna, tra Milano e Venezia e altri 
Stati italiani, le conseguenti carestie e pestilenze, che deso- 
lavano le nostra contrade, avevano sottratto molte braccia 
ai campi. Basta richiamare le imrnortali pagine dei Prcmessi 
Sposi, che dipingono mesti quadri di miseria, per compren- 



MONOGRAFIA 165 



dere le lagrimevoli condizioni ia cui era caduto anche il ter- 
ritorio lodigiano. Gli scrittori della Monografia Storico-artistica 
di Lodi, pag. 94, hanno qaeste parole : « Durante l' infin- 
gardo governo degli Spagnuoli anche le nostre feracissime 
terre, devastate per giunta frequentemente dai passaggi degli 
eserciti, aggravate daU'assurditd ed esorbitanza del sistema 
tributario, legate dai maggioraschi e dai benefici ecclesiastic], 
rin:iasero in btiona parte pressoch^ incolte (i) ». Percio i 
poderi affittati ben di spesso non rendevano neppure quanto 
era necessario per coprire le spese. Divenuta passiva la pro- 
priety era naturale che cercassero di disfarsene. 

Nel 1703 1 Somaschi domandano alia S. Sede la facolti 
di vendere la cascina Pontirola sita nel Comune della Motta, 
perchfe essendo troppo aggravata d'in:iposte, non c'era piu la 
convenienza di darla in affitto. La S. Sede, come di solito, 
delega il Vescovo a concedere la facolta, si vera sunt expo- 
sita. Fatta pubblica asta non si presento nessuno che supe- 
rasse la misera cifra di L. 8000, prezzo col quale fu ven- 
duta ai fratelli Samaro. Nel 1704 domandano ancora di poter 
alienare alcuni stabili sul luogo della Corsa sotto il Comune 
di S. Martino, al Sig. Antonio Maria Bonelli patrizio, perchfe 
non hanno denari da eseguire le urgenti riparazioni e sono 
oberati di debiti. Roma concede di bel nucvo. 

Nel 1715 pregano la S. Sede che permetta a loro di 
prendere a censo L. 3000, per estinguere vecchi debiti. E 
anche questa volta la risposta torna favorevole. 

Altra ragione per cui i fondi e i capitali ereditati por- 
tavano poco profitto al Luogo Pio e ai Somaschi si b che i 



(i) Cito a conferma la seguente notizia che il Ciseri (Giardino histo 
rico, pag. 42) tolse da uno Strumento rogato nel 1620 da Aurclio Rossi. 

« Riflettendo li Sig. Decurioni della citta come questo Territorio contro 
il suo solito era da raolti anni indietro sterile, ottennero da Paolo V un 
breve, in virtu del quale, dopo tro giorni di pcnitcnzc e d' aver fatte le de- 
bite restituzioni e soddisfazioni c ricevuti li Ss. Sagramcnti, Mons. Vescovo 
Seghizzi pontificalraente vestito coll'intcrvento d'ambi li Cleri, Nobilti, Con- 
fratcrnite ed iunumerabile popolo concorso in processione dalla loggia del 
Palazzo di citta assolse tutti i lodigiani, cittadini e del contado da ogni sorta 
di censure ignorantcmente incorse e poi diede la bcnedizionc papaic all.'\ 
citta ed al suo territorio », 



166 OBFANOTROFIO MASCIIILE DI LODI 

Testator! imponevano gravi oneri di culto. Cosi nel 1664, 
I'arciprete Conti di Spino assegna diversi capital! al Collegio 
dei Somaschi coU'obbligo di prelevare delle elemosine da di- 
stribuire ai poveri della sua parrocchia e di celebrare delle 
messe; deposita poi la somma di L. 6000 per una messa 
quotidiana. Anzi piii d'una volta i Religiosi dovettero ricor- 
rere a Roma per riduzioni, giacch^ 1' eredita non bastava a 
far fronte agli impegni. 

La sinistra toglieva quello che dava la destra! 

Benefattori. II tempo, instancabile demolitore delle me- 
morie umane, ha travolto ne' suoi vortici il nome di molte 
persone che beneficarono V Orfanotrofio. lo posso indicare 
solo quelli che mi venne dato di trovare compulsando (i) 
gli Archivi. 

Calchi Ippolita con testamento 30 Maggio 1596 a rogito 
del dott. Michelangelo Bonelli chiamo a parte della sua ere- 
ditk gli orfani, qualora si estinguesse la famiglia Tradato. 
Mancano i document! per stabilire quanto fosse V asse ere- 
ditario e quando sias! estinta la linea Tradato. 

Cadamosti nob. Vittorio nel 1597 lego all' orfanotrofio 
L. 2000 milanes! (2), da pagars! da! Deputati deirincoro- 
nata. II legato fu affrancato nel 1865 con capitale investito 
in cartelle del debito pubblico. 

Bondioli don Massimo, chierico, e il fratello Giuseppe, 
con strumento del 4 Settembre 1706 costituirono un censo 
annuo di L. 100 imperial! sopra ben! che possedevano a 
Rivolta. 

Popoli Mons. Nob. Ottaviano nel 1600 lascio eredi della 
sua sostanza per meti gli orfani di S. Andrea e per meti i 
Somaschi di S. Maiolo di Pavia. Oltre un ricco mobilio, egli 
possedeva pert. 185 alia cascina Gorsa, in quel di S. Mar- 



(i) I puristi mi perdonino se adopero questa parola e altre ancora che 
forse non ottennero ancora la cittadinanza letteraria. So che il Fanfani la 
chiama : hrntia vociaccia da menar huona solo ai Ugali, come se i legali fos- 
sero il rifiuto delle Muse c di Apollo ; ma ho pensato che 1' uso vale pure 
qualche cosa, 

(2) II testamento si conserva nell'Archivio della Congregazione di Ca- 
rita, che amministra i beni dell' Incoronata. 



MONOGRAFIA 167 



tino in Strada, con'case coloniche; 490 pertiche alle Fornaci 
di Brembio, pure con case coloniche; una parte del palazzo 
avito e altre propriety minori, — complessivamente una so- 
stanza di L. 60.000, per quei tempi molto vistosa. 

U erediti era talmente oberata di legati e pie disposi- 
zioni che si dovette domandare una forte riduzione alia 
S. Sede. La concedette Paolo V, nel 1614, affidandone I'ese- 
cuzione al Vicario Generale Gerolamo Scacchi, Prevosto di 
S. Lorenzo. 

Sorta la lite sul suo testamento fu definita il 21 Set- 
tembre 1646 — dunque dopo la bellezza di 32 anni! — con 
transazione a rogito dei notai Francesco M. Bonelli e Paolo 
M. Zane, entrambi di Lodi. Al nostro Orfanotrofio toccarono 
pert. 85 di terreno alia Corsa (i), un reddito verso la Ca- 
mera per la ferma del sale di annue L. 250, ridotte poi sul 
monte di S. Teresa a sole L. 85, un reddito di L. 12 annue 
verso la Comuniti di Zinasco in Piemonte, e un livello di 
L. 60 sopra altro pezzo di terra alia Corsa. 

Un'erediti cosi miseramente falcidiata era adita daH'Or- 
fanotrofio solo nel 1646! E noi ci lamentiamo se ora un Avvo- 
cato o il Magistrato domanda delle proroghe di qualche mese 
per studiare la causa? II mondo ha sempre camminato cosi! 

Altra questione s'accese per il testamento di Mons. Po- 



(i) L'Orfanotrofio coll'andar degli anni, con delle compere a spizzico e 
delle permute, alle 85 pertiche di Mons. Popoli ne aggiungeva moltc altre 
fino a formar I'attuale fondo della Corsa, che e di pert. 309. II P. Simo- 
netta, Rettore, nel 1704 comperava 46 pertiche dai nobili Antonio e Alfiere 
de Alfieri, per L. 4430. Altre 24 ne acquistava il 25 Novembre 1707 da 
Mons. Antonio Baggi Muzzani per L. 2200. II P. Giacomo Vegetti il 30 
Settembre 1740 compro 20 pertiche da Antonio Chiocchetta e Francesco 
Marino. Una permuta fatta il 27 Settembre 1621 col Sig. Conte Gerolamo 
Del Pozzo aggiunse 12 pertiche; una scconda permuta altre 8i ; al nobil 
uomo furono ceduti case e terreni delle Fornaci di Brembio. Finalmente il 
P. Carlo Simonctta compro dai Sigg. Paolo Antonio Mollo e Nicola Ghezzi 
pert. 235 con la ragione di 49 ore d'acqua della roggia Popolo al prezzo di 
L. 16.000 

Abbiamo qui un esempio di quanto fosse frazionata la propriety antica, 
e della lenta progressiva formazione del lattifondo modcrno, piaga cancre- 
nosa della nostra Italia, verminatrice di tanti afFamatt proletari, 



168 ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 



polo. Costui aveva date al capomastro Bosoni incarico di 
restaur! e abbellimenti alia chiesa di S. Andrea, comminando 
delle penalita a chi rescindesse il contratto. Non so per quali 
motivi, gli eredi o non voUero o non poterono ottemperare 
alle di lai disposizioni, Di qui una lunga causa dibattuta fie- 
ramente nella Curia tra i Somaschi e il Bosoni, ma che 
ando a finire in niente (i). 

Marchi Giovanni, con testameato 13 Giugno 1736 istitui 
suoi eredi universali i P. Somaschi del Luogo Pio di San- 
t'Andrea, coU'obbligo di far celebrare una messa quotidiana 
in perpetuo nella chiesa del detto Pio Luogo — « e dove 
sopravanzasse qualche cosa vuole che si convert! in mante- 
nimento de! poveri orfan! ». 

I Somaschi nel 1697 avevano comprato da Giuseppe 
Domenico Corrad! 96 pertiche alia cascina Stella, in co- 
mune di Dovera, col diritto di riscatto entro 9 anni. Dopo 
nove anni quel terreno fu riscattato dal Sig. Marchi Gio- 
vanni, il quale poi, alia sua morte lascio agli orfani I'intiero 
podere Stella e ua capitale di L. 8000. 

I ben! del Sig. Marchi non erano posseduti pacifica- 
mente. Giacinto Suardi colla moglie Lavinia Marchi, sorella 
di Giovanni, essendo venuti al meno c carichi di famiglia, 
accamparoRO delle pretese. Neli'Archivio dell' Orfanotrofio 
esistono gli att! della causa, che dopo esser passata per varie 
fasi, fu risolta in favore del Sig. Marchi. 

II podere Stella continua ad esser propriety del Luogo 
Pio e mediante le bonifiche fatte dai fittabil! colT aiuto del- 
rAmministrazione va elevando seinpre piu il suo valore. 

La messa quotidiana non si celebra piu, ma con di- 
spensa della S. Sede il legato Marchi serve, in concorso col- 
rOrfanotrofio femminile, a far celebrare la messa festiva nella 



(i) II Molosso, nella Tav. Ill messa in fine alia sua opera sui LocLigiani 
illustri elenca - Oltaviano De-Popoli letlore in legge in Pavla ed in Roma - 
ma non essendoci indicazioni nb della nascita ne della morte, non oscrei 
assicurare che corrisponda al nostro. 



MONOQRAPIA 169 



chiese delle orfane, alia quale intervengono in corpo anche 
gli orfani. 

Rettori illustri — Alia direzione del Luogo Pio furono 
preposti ottimi Religiosi, che nonostante la tristezza dei tempi 
lo fecero prosperare. 

fi pregio deir operetta ricordare i piu illustri. 

II P. Alessandro Bramhilla, lettore di filosofia e teologia, 
fu tanto valente nella scienza quanto abile e destro nel ma- 
neggio degli affari. Grandemente stimato da tutti, venne e- 
letto provinciale due volte; sollevato alia digoit^ di Preposito 
generale della Congregazione, non voile accettare. II Robba 
lo chiama molto benemerito di ambedue gli Istituti, di San 
Andrea e deirAngelo. Mori aU'orfanotrofio, e bench^ vi a- 
vesse speso attorno molto denaro, alia sua morte ne lascio 
dell'altro a favore di lui. 

II P. Luigi De Lemene figura tra i Lodigiani illustri, di 
cui ha scritto la biografia il Molosso. Entrato nei Somaschi 
in giovine eti, coiringegno pronto e versatile, coUo studio 
indefesso, fece rapidi progressi nel sapere. Riusci eccellente 
neir insegnamento; voltosi poi alia predicazione si acquisto 
fama di oratore insigne. Occupo le prime cariche dell'Ordine, 
finchfe nel 1677 fu promosso al Generalato. L' anno prima 
aveva edito a sue spese la vita di S. Rosa domenicana. 

L*01drini (Storia della coltura laudense, 221), scrive di 
lui che ebbe vanto di facondo t dot to dicitore. 

A sue spese fece atterrare la chiesa delle Umiliate di 
Paullo, perch^ troppo piccola, e costrurre la chiesa dell'An- 
gelo. Mori ai 10 Novembre 1688 nell' Orfanotrofio. 

Anche il P. Desiderio Cornalba roerito un seggio nel 
Pantheon dei nostri personaggi illustri. Fu rettore in vari 
collegi, scelto anzi per la sua singolare abilita a fondare un 
nuovo collegio a Tortona, e nominato due volte generale. 
Mori il 4 Settembre 1644. 

II P. Zanabont si rese molto benemerito del Luogo Pio 

con restaur! e abbellimenti. Nel 1743 fece rifare la porta 

d'ingresso, che era rustica , con spalle di marmo. L' anno 

dopo ridusse a miglior forma la chiesa, rinnovo il pavimento 

la fece dipingere dal celebre Felice Biella. Due iscrizioni 

44 



1^0 



ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 



ricordavano questi fatti: la prima collocata sulla porta inag- 
giore: 

Aedem hang sacram 

vetustatem collabentem 

Patres Congregationis Somaschae 

AD MAIOREM DeI GLORIAM 

RESTAURARUNT 

ANNO SALUTIS MDCCXLIV 

Taltra, in uu latino quasi maccheronico , di rimpetto alia 
porta laterale 



Celebris Felix Biella 

piNxiT ANNO 1744 

UT videtur intus et extra. 



L'OrfanoWo Iraspork la soa sede 



Atiiguo alia chiesa e alle case di S. Andrea, che servi- 
vano per gli orfani, sorgeva il collegio di S. Giuseppe per 
le povere zitclle orfane e per signore che volessero entrare 
a pagamento. Al numero sempre crescente delle orfane ormai 
il locale non bastava piu. Senonchfe nuove cosiruzioni non 
si potevano fare, perch^ Tedificio era coerente a tramontana 
coU'orfanotrofio maschile, a levante e mezzodi con strada 
pubblica, a ponente coUa prepositurale di S. Salvatore. Era 
naturale quindi che nei Deputati airaniministrazione del Col- 
legio sorgesse Tidea d' acquistare la casa dei Somaschi per 
ampliare il ricovero delle orfane. 

Lc circostanze si prestavano favorevoli ad attuare questo 
progetto. 

I Somaschi avevano per breve tempo occupato la chiesa 
di S. Giovanni alle Vigne (oggi convertita nella palestra di 
ginnastica) per opera del P. Fornasari loro generate; ma 
scoppiati dei conflitti tra essi e Tagente del Card. Vasta- 
villano, che aveva in commenda la chiesa , dovettero slog- 



MONOQRAFIA 171 



glare (i). Comprarono allora la Chiesa della B. V. Assunta, 
dalle monache Umiliate dette di S. Maria di Paullo, col 
Monastero unito (2). Quivi eressero un Collegio con scuole 
di grammatica, uaianiti e rettorica. La citta pagava a loro 
Tannuo assegno di L. 200 per un umanista condotto, obbli- 
gandoli ad insegnar gratuitamente a un certo numero di 
fanciulli poveri (Defendente Lodi 1. c). 

« In questo Collegio si educavano giovani nazionali ed 
esteri , pero universalmente civili, tra i quali molti nobili , 
massime per lo passato ». Cosi scriveva il Robba nella se- 
conda metd del secolo passato. 

Quando la citta per ragioni finanziarie non potfe piu 
contribuire I'assegno , i Padri continuarono a tener a parte 
le scuole, vuoi per gli avventizi, vuoi per i convittori (3). 



(i) Cf. Defendente Lodi, Conventi, parte 3.^ 176. M. S. della Laudense. 

(2) L'anno 161 5 ai 2 del mese di Maggio il P. Ottavio Cerrino del 
Collegio di S. Andrea degli orfani, come procuratore e a nome della reli- 
gione Somasca, compro dalle monache di S. Benedetto, come successe nel 
possesso d'esso monistero di S. Maria di Paullo soppresso , la chiesa, case 
ed orto ch'erano di questo monistero, per il prezzo di L. 12.000 assumen- 
dosi anche I'obbligo di fare celebrare ogni anno un'ufficio per le monache 
da tutti i Padri che fossero abitati in questo Collegio, ch'era per fabbricarsi. 
Subito che vi furono collocati, si misero a fabbricar il collegio colla chiesa, 
rinnovata la quale nel 1656, il 23 Aprile si apri alia pubblica venerazionc 
dedicata a S. Maria degli Angeli, e questa ^ delle piu belle che onorino la 
nostra citta. Cosi il Ciseri (opera cit. pag. 67). 

Con qualche differenza di date Defendente Lodi scrive, che la chiesa del 
I'Assunta fu dapprima ampliata, poi minacciando rovina per I'antichita sua 
rifatta nel 1648, con licenza della citta d'avanzarsi nella strada pubblica, per 
adattarsi all'architettura del nuovo edificio, (op. cit. p. 3. p. 177). II Robba 
(op. cit.) ti ammannisce una lunga e noiosa descrizione della chiesa c dcUc 
innovazioni introdotte dal P. Giacomo Vcgctti. 

Come appare da una Pianta di Lodi stampata nel 1648 , la chiesa oc- 
cupava I'area dell'attuale, chiamata deW Angela, ma con la facciata prospiccntc 
la continuazione della Via di S. Maria del Sole. 

(3) Dalle notizie che abbiamo date, confortandole coll' autorita dei nostri 
storici, si comprende in quante inezattezze sia caduto il Prof. Ronzon nella 
sua Monocrrafia sidle scuole aniiche e moderne di Lodi: I Somaschi piu che 
scuole di studi classici, tennero scuola elementare c privata scmpre, non avendo 
essi mat volulo accettare legati per Vinsegnamenlo pubblico (p. 32). Molte altre 
gliene sano sfuggite a riguardo dei Somaschi, c non dei soli Somaschi, certo 
per la fretta della compilazionc. 



172 ORFANOTROFIO MASCHILE DI LODI 

Si penso dunque alia convenienza di traslocare gli or- 
fani in case vicine alia Cliiesa dell' Angelo , cosi i Somaschi 
avrebbero concentrate come in un sol luogo i due lore 
istituti, Collegio e Orfanotrofio, con risparmio nelle spese 
d'amministrazione e nel personale d'insegnaniento e di sor- 
veglianza. 

A tal uopo i Deputati del Collegio di S. Giuseppe ac- 
quistarono tre case di fronte al Collegio dell' Angelo e 
divise da lui dalla pubblica via. Case attigue non se nc po- 
teva comprare, perch^ il Collegio dell'Angelo aveva alia sua 
destra la via pubblica e alia sinistra la chiesa di S. Dome- 
nico. Quindi presentarono istanza ai P. Somaschi perchfe si 
addivenisse a una permuta : essi cedevano le tre case com- 
perate di fresco, dove si sarebbe installato I'orfanotrofio, e i 
Somaschi in compenso cedevano la chiesa e casa di S. An- 
drea; si dichiaravano in pari tempo disposti a pagare il 
maggior valore , che eventualmente potesse avere questo 
fabbricato. 

Rettore del Collegio dell'Angelo era allora il p. Gia- 
como Vegetti. Costui braniava grandemente di riunire i due 
Istituti retti dai Somaschi, ma incontrava forti opposizioni 
nei Confratelli milanesi, per gelosia di potere, secondo Taf- 
ferraazione di uno storico contemporaneo. Aspetto dunque, 
per raggiungere il suo intento, che il provinciale fosse un 
cremonese, e allora si mise con grande animo a effettuare 
il concentramento. 

II contratto proposto dai Deputati delle orfane era tut- 
I'altro che favoievole ai Somaschi, per il cattivo stato delle 
case che questi avrebbero ricevuto; ma il Vegetti seppe 
condurre le pratiche con tanta destrezza che ebbe il con- 
senso dei suoi superiori. 

Accolse pertanto con sommo piacere la domanda inol- 
trata dalle orfane e per appoggiarla presento una Relazione 
al Definitorio generale. In questa relazione sono esposte in 
modo succinto le condizioni del contratto. Le orfane, insieme 
alle tre case che cedevano, si obbligavano : a) a domandare 
la necessaria dispensa dall'Ecc.mo Senato , b) a pagar il 
maggior sito che possa risultare nell'aia di S. Andrea , c) a 



MONOGRAFIA 1'/5 



manteaere il titolo e I'ufficiatura della chiesa , secoado gli 
obblighi assunti dai Soniaschi, d) a pagare la consueta libra 
di cera a Mons. Vescovo e ai Porzionari, e) finalmente con- 
sentivano che con licenza di Roma si trasportassero alTAn- 
gelo le messe che per fondazione appartenevano a S. Andrea. 
Dalla permuta scaturivano molti vantaggi ai Somaschi. 

i.° II lore dominio da utile quale era stato fino allora, 
si convertiva in diretto ; 2.^ cessava 1' obbligo di riparare la 
chiesa di S. Andrea, proprieta dei patroni; 3.° rorfanotrofio 
avrebbe guadagnato assai nei riguardi nell'igicne, giacchfe 
insalubre era il sico occupato, massimamente dopo che vi- 
cino a lui s'erano costrutti i sepolcri dello spedale; 4.° da 
ultimo il Pio luogo non correrebbe piii il pericolo, in occa- 
sione di guerra, di dover cedere la casa ai militari malati, 
cio che dal 1733 ^^ ^743 ^^^ avvenuto due volte. 

Nella sua nervosa brevita la Relazione non poteva es- 
sere n^ piu efficace n^ piii suggestiva. 

La risposta del Definitorio fa conforme ai desideri del 
Vegetti. 

Per intendere appieno 1' ultima delle condizioni apposte 
al contratto, conviene avvertire che il Collegio delle Or- 
fane possedeva un Oratorio dedicate a S. Giuseppe dove 
c'erano da adempire vari legati di messe. Francesco Beonio, 
amministratore del Collegio, produsse Telenco di questi le- 
gati, che consistevano in due messe festive, una quotidiana, 
altre 267 fra I'anno a compimento di vari legati e 80 man 
tenute coi proventi d'una casa. Gli ammioistratori dichiara 
vano che, adibito l' oratorio di S. Giuseppe ad altri usi, a 
vrebbero fatto celebrare le messe nella chiesa di S. Andrea 
Ecco perch6 si consentiva che i legati di S. Andrea passas 
sero alia chiesa deU'Angelo. Pertanto il Procuratore gene 
rale dei Somaschi ebbe ricorso alia S. Sede per ottenere la 
conferma della suddetta permuta e la facolti di celebrare 
all'Angelo le due messe quotidiane che i Padri erano obbli- 
gati a celebrare a S. Andrea. La seconda concessione, mentre 
non pregiudicava per nulla la chiesa di S. Andrea, procu- 
rava due notevoli vantaggi, poich^ avrebbe dato incremento 
al culto diviao nella chiesa dell'Angelo che era sprovvista 



174 ORFANOTROPIO MASCHlLE DI LObi 

di messe, e favorito la religiosa osservanza dei Somaschi, i 
quali, in caso contrario, dovevano due giorni d'ogni settimana 
portarsi a celebrare in luogo distante dalla loro casa. 

La S. Congregazione giudico — committi posse Episcopo lau 
densi ut veris existentibus narratis, postquam compererit in eviden- 
Urn utriusque Loci Pii utilitatem fore cessuram, petitam facultatem 
ineundi praefaiam permutationem, necnon transfer endi oner a mis- 
sarutn iuxta petita, pro suo arhitrio et conscientia impertiatur. — 
II 39 Giugno 1759 il Pontefice approve il voto della Con- 
gregazione. Ai Somaschi pero era ingiunto che noiificassero 
tutti gli anni all'Ordinario radempimento degli oneri di culto. 

II Vescovo Mons. Giuseppe Gallarati diede incarico di 
verificare si vera sunt exposita al suo Vicario generale An- 
tonio Bracco, protonotario apostolico e teologo della Catte- 
drale, il quale, insieme a D. Pietro Bacchetta notaio della 
Curia, e all' ing. Giuseppe Coutelet visitarono dapprima 
rOrfanotrofio. « Fatta osservazione tanto alia struttura (cosi 
leggesi nella relazione dell' ingegnere) e alia simmetria del 
fabbricato quanto alle necessarie riparazioni in parte anche 
instantanee » la chiesa fu stimata L. 6000 e I'abitato L. 5300; 
un totale di L. 11 300. Visitarono dappoi le tre case poste 
di fronte all'Angelo: la casa detta della Concezione di San 
Geminiano fu valutata L. 2800 , la casa Suardi L. 3000, e 
quella Fissiraga L. 5500; un totale di L. 11 300. Per una 
felice quanto rara combinazione gli oggetti da permutare a- 
vevano I'identico valore. Percio il Vicario generale approve 
la permuta, che gli risultava di evidente utilita ad ambedue 
i luoghi pii, salvi i diritti che competevano al Prevosto di 
S. Salvatore sulla chiesa di S. Andrea e suH'oratorio di San 
Giuseppe. I Porzionari Sac. Gusmeri e chierico Antonio 
Maria Baratieri , i compatroni Baldassare e Annibale della 
Scala e Caterina Bonona Baratieri diedero il loro consenso; 
e compiute cosi tutte le formality prescritte dal diritto ca- 
nonico, i Somaschi poterono avvicinare i due Istituti da 
essi diretti (i). 



(i) Questo capitolo si appoggia quasi per Intero sui documenti che si 
conservano neU'archivio dell' Orfanotrofio. 



MONOQRAFIA 17B 



Ma prima ancora che fosse condotta a terinine la pra- 
tica, i Sotnaschi impazienti di indugi burocratici o fidaciosi 
che la conferma apostolica non dovesse mancare , avevano 
fatto il trasloco di tatta la loro famiglia da S. Andrea al 
nuovo luogo pio, il 27 Settembre 1758. 

II contratto stipulate dal P. Vegezzi coi Deputati del 
Collegio delle zitelle fa universalmente disapprovato, noa 
dal lato morale, troppo evidenti essendo i vantaggi scatu- 
rienti, ma per la sproporzione di valore degli edifici permu- 
tati. « Le case date in riscontro dai detti Deputati al Collegio 
degli Orfani, scrive il Robba (op. cit.), sono state quella del 
fu nob. Muzzano , comprata dal nob. signor D. Carlo Fis- 
siraga, a cui era pervenuta per ereditd lasciatagli dal detto 
Muzzano. Questa casa era tutta in rovina, qcc. ecc. » Le altre 
due pure erano in condizioni cosi tristi che i deputati Bassano 
Beonio e dott. Astori sentirono il dovere di dare ai Somaschi 
L 1500 per le urgenti riparazioni. 

Ma indarno si cercava di puntellare un edificio cadente 
da ogni parte. Nel 1761 le tre case si dovette demolirle , e 
venne costrutto il bell' edificio , che servi per qualche lustro 
di abitazione agli orfani e fronteggia I'attuale orfanotrofio 
al confluente di Via Callisto Piazza e S. Maria del Sole. 

I Somaschi, non si conosce in qual anno, scavarono un 
sotterraneo per mettere in comunicazione TOrfanotrofio col 
Collegio deirAngelo (i). 

Benefattori — II lungo e deprimente dominio spa- 
gnuolo aveva atrofizzato ogni energia nei popoli italiani. 
In letteratura al secolo d'oro era succeduto il marinismo , 
poi I'Arcadia; nelle arti belle all'elegante sobrietd , alia pu- 
rezza classica del rinasciraento, il barocco ; nei costumi re- 
gnava il cicisbeismo, nella vita pubblica la cortigianeria. Ora 
chi esamina questi vari fenomeni, li trova coUegati tra loro 



(i) In occasione di recenti scavi per la conduttura delPacqua potabile , 
si scopri questo sotterraneo. Non mancarono i maligni, che, digiuni aflatto 
di cognizioni storiche, attribuirono ai Religiosi intenzioni losclie e avven- 
ture romantiche, ma fu presto il nostro bravo Agnelli a spiegarc 1' esistenza 
innocentissima del sotterraneo. 



1?6 ORPANOTROFIO MASCHILE DI Ldbl 

da un vincolo intimo , anzi manifestazioni d*un fatto unico: 
nella vita italiana noa esisteva piii un concetto serio, digni- 
toso, nobile e si cercava di trascondere, di smascherare 1' e- 
siliti del concetto sotto la pompa ipocrita della firma; a un 
tanciullo tisico, a un enfant gdii, si voleva indossare le armi 
di Achille. 

Le classi nobili sopratutto erano cadute nella prostitu- 
zione d'ogni sentimento elevato; godere una vita molle, si- 
baritica, sfruttando le fatiche dei poveri lavoratori della terra, 
ecco la mira dei sardanapali lotnbardi e non lombardi, sfer- 
zati dalla terribile satira di Parini. II lusso smodato impor- 
tato dai costumi spagnoleschi inaridiva le sorgenti della ca- 
riti; non si poteva dare il superfluo ai poveri quando gran 
parte della ricchezza svaniva nel superfluo, 

Questa cicalata h messa giu per concludere che meschino 
assai h I'elenco dei benefattori che fiorirono in questo di- 
sgraziato periodo. 

II P. Carlo Simonetta, Tanno 1779, lego airorfanotrofio 
un capitale di L. 2000. 

I Padri nob. Dc Lemene e Giovanoli, nello stesso anno, 
lasciarono L. 2000. 

Pecora Dionigi, nel 1784, lego L. 1500. E basta. 

Rettori illusiri. — II P. Giacomo Vegetti discendeva da 
nobile famiglia lodigiana spenta con lui. Fu uomo di molta 
iniziativa, coraggioso e forte nel superare gli ostacoli che 
avversavano i suoi progetti. La chiesa dell*Angelo venne da 
lui come rimessa a nuovo, decorata di stucclii e quadri ab- 
bastanza pregevoli. Fece anche pavimentare TorfanotroSo. 
Stimato per la dottrina e Tabiliti nel maneggio degli affari, 
fu soUevato alle cariche maggiori della sua Religione. Per 
vari anni ebbe Tufficio di Revisore dei libri. Mori a Milano, 
nel maggio del 1779. II Robba nota di lui che avrebbe po- 
tuto far anche di meglio, se non fosse stato troppo ostinato 
nelle proprie idee; difetto che gli alienava un zinzino gli 
animi. Nell' Orfanotrofio si conserva tuttora il suo titratto. 

(ContinuaJ. 



RITRATTI DI LODIGIANI ILLUSTRI 
nella !Bil>lloteca Oomixnale dl ILiod.1 



(contirtuazione e fine vedi Numero precedents) 

Massimiliano Bignami, Vesoovo. 

Filippino Bononi, Abate di S. Bassiaoo. 

Desiderio Cornalba, Prevosto della Congregazioae Somasca. 

Pielro Belli, cappuccioo (1613). 

Marco Aalonio, Cadamoslo, medico. 

Arderico del Coroo, Vescovo dl Lodi (1189). 

Ambrogio del Corno, Vescovo di Lodi (1218^. 

Oldrado Tresseno, podesla di Milano (1232). 

Raimondo Sommariva, Vescovo di Lodi (1200). 

Otlobello SoffieoliQi, Vescovo di Lodi (1220). 

Bongiovaoni Fissiraga, Vescovo di Lodi (1289). 

Crealo da Poole, Vescovo di Cremona (594). 

Zlllo Vigoali, Vescovo di Lodi (926). 

Fauslo Reballo, Vescovo di Sessa (1624). 

Michelangelo Seghizzi, Vescovo di Lodi (1625). 

Bassiano Calleoago , dollo i« ebraico e greco, coosullore 

della BIblioleca Ambrosiaoa (1626). 
Prospero Ponleroli, cavaliere (1608). 
Marco Corrado, decurione (1500). 
Bassiano BIgnami, Lellore a Pavia (1695). 
Davide Otlolino, Senalore (1741). 



1?8 RITRATTI DI LObKilANi ILLUSTRI ECd. 

Pietro Codazzi, gesuita (1570). 

Giovanoi Batlisla Barni, Arcivescovo e Cardioale (1754). 

Agoslioo Guazzooi, Somasco (1600). 

Eraclilo Morone, mastro di Campo (1600). 

Luigi Pocalodi, Vicario Generale (1575). 

Claudio Cavazzo, minore conveoluale in Terra Sanla (1614). 

Angelo M. Sommariva, leologo. 

Bernardo Taleoli, Vescovo di Lodi (1307). 

Egidio deirAcqua, Vescovo di Loili (1312). 

G. B. Calvi, Generale Somasco. 

Arcangelo Borsa, raonaco (1680). 

Gabriele da S. Vincenzo (Beooio) Consigliere di Glenaenle X 

(1671). 
Giulio Inzaghi, prolomedico (1699). 
Paolo Cadamoslo, Vicario Generale della Congregazione di 

Lombardia (1654). 
Defendente Lodi, slorico (1656). 
Deodalo Seracchio, Gameriere di Urbano VMI. 
Francesco Bigoni, Sacerdote, Bibliotecario. 
Andrea Timolali, Sacerdole, slorico e Bibliolecario. 
Cesare Vignati, Sacerdote, Preside, slorico. 
Pielro Marlire Bigoni, Prevoslo dei Sanli Nabore e Felice (1). 
Giovanni Vignali, Signore di Lodi e di Piacenza (1416) (2). 
Rinaldo Spino, pillore. 
Callislo Piazza, idem. 
Tilo Fanfulla, uno dei Iredlci di Barlelta. 
Anlonio Fissiraga, Signore di Lodi. 
Francesco de Lemene, poela. 
Marlino Muzzani, Senalore. 
Lodovico Vignali, Senalore (1630). 
Davide Sommariva, Cavaliere (1604). 
Clodoaldo Fugazza, medico e poela vernacolo. 



(1) Qaeslo rilralto si Irova nella stanza d'inverno. 

(2) Queslo e i seguenli rimasero nel Civico Museo. 



IL TRITTICO Dl BORGONOVO IN VALTIDONE 



La nosira Depulazione Slorico-Arlislica fin dal 1877 o 
1878 ebbe a Irallare Tacqaisto di un maraviglioso Iriilico 
eseguilo dai fratelli Lupi , lodigiani , verso la mela del se- 
colo XV per la chiesa dl Borgonovo in Vallidone, proviocia 
di Piacenza. Questo bellissimo lavoro d'iotaglio, cerlamenle 
in seguilo alle prescrizioni del Concillo di Trenlo , forse 
perchS rappresenlava alcuni falli non ricouosciuli veri dalla 
Chiesa, veniva posto fuori d'uso, e poslo per conseguenza 
in disparle. 

Le praliche per Tacquislo vennero inlerrolle: ora pare 
che si vogllano ripigliare : terremo informali i noslri leltori 
dell'esilo. InlaDlo riproduciamo il segueote arlicolo che to- 
gliamo dal Corriere d'ltalia di Roma 7 Novembre 1900, 
N. 306 : 

XJn trittico clel 400, — Scrivono da Bor- 
gonuovo alia Liberia di Piacenza. 

II conle Lodovico Marazzaoi Visconli Terzi, regio ispel- 
lore di moQumenli e scavi della nosira proviocia , aveodo 
poco tempo fa senlilo a riferire di uo cerlo Iriltico aQlichis- 
simo, conservato nella nosira Parrocchiale, voile innanzi tulto 
verificare di persona. 

E Irovatolo di mollo pregio vi accompagnava Tiogegnere 
archilelto Germano, membro deirufficio regionale dei monu- 
menll deirEmilia, persona assai compelenle in materia. 

II tritlico fu dipinlo ed inlagliato dai fratelli Boogio- 
vanni e Giovanni Bassano Lupi di Lodi nel 147i, come ne 
fa fede la seguente isorizione discretamente conservata e che 
si legge in un iistello del niedesimo poliltico: 

Boniohanes et Johanes Bassianus 
fratres de Lupis de Laude 
pinxerunt et intaiaverunt 1474. 



180 IL TRITTICO DI BOROONOVO IN VALTIOONB 

Queslo non b allro che [I « polillico » che il oosiro 
medico e cronisia Giovanni Ardlzzoni Agazzari riporia Delia 
sua preziosa crooachella, la ove dice: 

NelTanno li75 e mese di luglio la comunila e gli uo- 
mini di Borgonovo, collocarono sopra I'allare di S. xMaria 
dello slesso luogo quella bella immagine dorala, falla nella 
cilia di Lodi, che C08l6 lire cinquecenlo : 

« Eodem anno MCCCCLXXV el mense Julii Comune 
<c et homines Burginovi posuerunt super a (tare Sanctae 
« Mariae ipsius loci illam pulcram maiestatem deauratam 
« factam in civitale Laude qui constilit libras quinque- 
a centum. » 

Le quali 500 lire foroaavano una ingenle somma per 
quel tempi. 

E qui nolo che queslo accenno dell'Agazzari ci da co- 
gnizione del luogo ove si dovra poi in seguito riporre il 
preziosissimo cimelio che i noslri vecchi ci Iramandarono. 

L'ingegnere Germano ne fu entusiasla, giudicandolo di 
ineslimabile valore specialmente per le pillure. 

Egli lo voleva loslo assoIiUamenle fotografare per darne 
comunicazione all'ufQcio regionale, af6ne di piu agevolmenle 
oUonere un sussidio indispeosabile per la ricomposizione e 
reslauro inlelligenle del medesimo. 

Per6 non lo pol6 per difelto di tempo e difficolla di 
porre a poslo i mollissimi pezzi che lo compongono. 

Ha dalo le islruzioni necessarie e rilornera certamenle 
quanlo prima fra noi. 

Nel fratlempo con una sua Gnissima macchina fotogra- 
fica ha rilevalo diverse parti che piu gli piacquero della 
nostra bella ed anlica chiesa, dichiarando che dessa ha tutti 
i pregi per essere annoverata fra 1 monument! nazionali. 



DOCUMENTI DEL SECOLO XV 
riguardanti localita del Basso Lodigiano ^^^ 



Maccastorn^^ 

li37. M.^ I.^ secundum cursum Civitatis Mediolani - die 
veneris 20 Decembris. 

Onxissis 

Mag. Jacobus Vicecomes Procaralor . . . sequens el 
sequi volens dictum Procuratorium et mandalum et virlute, 
potestale, auctorilate, baylia dicli procuratorii . . . omnibus 
modo etc. cum inlerveulu quarumcumque soIemDitatum etc. 
etc. revocavit et aDoulIavit ac revocal el aooullal omoes do- 
naliones, concessiooes, coofirmaliones et quasiibet transla- 
liooes hacteous quomodolibet facias per prefatam III. D. Jo. 
Galeaz geoilorem praefali D. Ducis ac ipsummet et quon. 
D. D. Germanum suum utsupra de Castro el Villa Maca- 
sturoiae ac villis et locis Coruu veleris et Corou juveois ao 
possessionibus de Meleto, de Passono ed de Lardaria, cum 
omuibus suis jurlbus, iofrascriplis et ipsas dooalioDes, trao- 
slationes, conOrmaiiooes el coocesslooes diclus Procurator 
dido Domine pro revocatis el auDullatis haberi vull et ioT 
lendil, qua revocalione sic facta idem procurator dido qq- 



(I) Dai MS. di Alessandro Riccardi nella Laudense, 



182 DOCUMENTI DEL SECOLO XV 

mine et iuxla et ralionabili causa cooQscavit et incorporavil 
el confiscal el iocorporat diclum Caslrum el Villana Maca- 
slurniae ac dicla loca Cornu Veteris el Cornu Juvenis cum 
diclis possessiooibus de Melelo, de Passono, el de Lardaria, 
el pro cooOscalis el incorporalis haberi vuU et jubet el io- 
lendil vigore praeseniis ioslrumeQli Camerae praefali III. D. 
D. Ducis Mediolaui etc. Quibus sic per aclis diclus Procu- 
ralor dido procuralorio nomine dictum Castrum el Villam 
Macasluroiae cum dictis locis Cornu Veteris el Coruu Juvenis 
cum dictis possessionibus de iMeielo, de Passono el de Lar- 
daria, el alia donata, seu concessa dido D. Gulielmo et quae 
ante praesentem contraclum tenebantur el lenenlur per filios 
et haeredes dicli q. D. Gulielmi cum omnibus suis juribus 
el pertinenliis infrascriplis. In Dei nomine qui largilor est 
omnium bonorum creavil , sublimavil , errexil , inslituil el 
decoravit ac creat, sublimal, errigit, instiluit el decoral di- 
ctum Castrum el Villam iMacaslurnae cum praedidis locis 
el possessionibus in Comilatum el ad Comilalus Dignitatem, 
ita el taliter quod a modo in anlea dictum Castrum ellocus 
Macaslurniae cum praedidis locis , villis el possessionibus 
sit Comilatus et Comilalus nomeu habeal et Cumitatus Ma- 
caslurniae vocetur et appelletur ila el taliter quod praedidum 
Castrum cum villis, locis el possessionibus praeJidls el cum 
omnibus infrascriplis juribus $\[ et esse inlelligiitur decora- 
tum et ornalum diclis nomine et dignilate Comilalus el om- 
nibus illis privilegiis honoribus el dignilatibus, exemplionibus 
prerogalivis el omnibus aliis quibus alii veri Comilalus or- 
Dali el decorati sunl et esse debent cum separalione a Ci- 
viialibus Cremonae et Laudae el cujuslibet allerius Civilalis 
aul Terrae et a jurisdidione earum quibus aul cui aliqua- 
liler didum Caslrum [Macaslurniae cum praedidis locis, villis 
el possessionibus subieclae essent vel fuissenl modo aliquo 
postque praedictus Procurator dido procuralorio nomine 
consideraus conliouam el comprobalam QJftlitalem , raorum 
venuslalem , auliquam nobilitatem el devolam constanliam 



bOCUMENTI DEL SECOLO XV 183 

speclabis ac generosi mililis D. Galeoli de Bevjiaquis filii 
quoad. Dicti D. Gulielmi , de quibus fide el Dobilitale io 
dido iDSlrumento procuralorii fit memio , Eundem D. Ga- 
leolum ibi praesenlem et revereoler et graliaoler slipulanlem, 
recipieolem et acceplanlem pro se et desceodenlibus suis 
masculis el legiplimis et de legiplimo malrimoQio et lioea 
masculioa tanlum nalis et Dasciluris, creavit, et creal, fecit 
et facit Comitem dicti Comitalus MacasturDiae cum locis , 
villis et possessiooibus suis praedictis el ipsum Domioum 
Galeolum, suosque descendenle praediclos errexil, sublimavit 
et decoravit ac errigil, sublimat el decoral ad dicli Comi- 
talus digoilalem, ita quod de caetero diclus D. Galeolus el 
sui descendeutes praedicli vocenlur Comes el Comiles Ma- 
casluroiae cum diclis locis villis et juribus praedictis et gau- 
deaot omnibus illis hoooribus el jurisdiclionibus, digailalibus, 
praerogalivis, exemplionibus et omnibus aliis quibus alii veri 
Comiles gaudent et gaudere debenl, quod quidem Caslrum 
Macaslurniae cum villa sua ac cum diclis locis Cornu Ve- 
teris el Cornu Juvenis cum diclis possessionibus de Melelo, 
de Passono el de Lardaria el quem Goaiilalum el quae omnia 
suprascripla cum omnibus suis jaribus exemplionibus, aclio- 
nibus, ralionibus, mero el mixlo imperio ac omnlmoda gladii 
polestale, aquis acqaeduclibus, porlubus, pralis, buschis, vi- 
neis terris, furois, moleoJinis, pasculis, renalionibus, pisca- 
lionibus , el omnibus aliis suis perlinenliis el speclanliis , 
quanlacumque sinl praelicla, el quibusvis coherenliis ler- 
minenlur praefalus I). Procuralor Procuralorio nomine prae- 
fali III. mi D. D. Duels el pro ipso D. D. Duce el eius suc- 
cessoribus el pro illo vel illis quem vel quos diclus D. D. 
Dux legilimaverit el habililaveril ad successionera suam de 
qua legilimalione el habililalione constat publico Inslrumento 
sigillalo sigillo magno prefali D. D. Duels dedil el Iradidit 
et concessit ac dat, Iradit el concedil in pbeudum perpetuum 
Dobile el geolile seu honorabile el legale ac jure pheudi 
Dobilis, el genlilis, seu honorabilis et legalis ita quod vim 



184 DOCUMENTI DEL SECOLO XV 

et Daluram sapiat anliqui pheudi pateroi, avili et proavili 
praedicio D. Galeolto De Bevilaquis praeseoli slipulanti el 
reverenler acceplanli el recipienli pro se suisque praedlclis 
successoribus masculis el legiplimis el de legiplimo matri- 
mooio el ex iiuea masculioa taDlum Dalis el Dasciluris, ip- 
sumque D. Galeolum floxis genibus el revereolia praefali 
111. D. Duels reverenler el coostllulum In presentla prefall 
D. Jacobl procuratoris gralianler el reverenler slipulanlem 
el recipienleoi ac acceplaolem pro se el descendenllbus suls 
praedlclis. llem — ommissis. — 

Inde prefalus D. Galeolus el D. Jacobus . . . jusserunl 
el jubenl, rogaverunl el roganl de praedlclis omnibus el 
singulis publicum conGcl debere inslrumenlum unum el plura 
ejusdem lenoris per me Jo. Fraoclscum Gallnam Secrelarium 
el Notarium . . . Olium q. D. Pelrl publicum Papiensem 
Imp. auclorilale Nolarium el Segrelarium D. Duels Medio- 
lani, elc. elc. elc. 

Meleto 

liSS. Concessll . . . Franclscus Sforlla Medio!. Dux 
avus nosier honor audissimus D. Aloysloo de Bossiis pro 
se filiisque suis maschulls el de legiplimo malrimonio na- 
sclluris locum el jurisdiclionem lerrae Meleli Diocesis Lau- 
densiv^ quem lamen prius exemil el separavil a jurisdiclione 
el subjeclione Civilalis Laude cum mero el mixlo imperio 
e cum quibuscumque regalibus . . . cum exemplione imbo- 
lalurarum el Daliis panis vini el carnium. £l cum diclus 
Aloysinus sine Oliis masculis legiplimis decessls sel relicta 
lamen modo unica Glia D. Polixeoa posl aliquol annos 111. 
D. Jo. G. Medio!. Dux el consanguineus nosier hon. el posl 
ipsum Ex. quondam felicis memoriae D. Ludovicus Maria 
Sforlla Aoglus Mediol. Dux genilor nosier Colendissimum 
eundem locum Meleli cum juribns el perlinenliis anlediclis 
(^oncesserunl D. Malleo Bossio el D. Polixeoae jugalibus pro 



DOCUMBNTI DEL SECOLO XV 185 

se filiisque et descendeDtibus suis masculis et legiplimis na- 
sciluris ex ipso D. Matheo, ul de praemissis facia fuit nobis 
fides per lilteras pred. III. Aulecessorum noslrorum Wediol. 
Ducum quarum alterae dalae sunt Mediol. Octavo Januarj 
1485, alterae vero . . . Mediol. 1.^ Julii 1495 Sign. Caichus, 
ab eo tempore usque in presenlem diem dictus Locus Meleti 
in familia Bossiana perseveravit , quoad novissime locum 
ipsum propter defectum filiorum masculorum legiptimum ad 
cameram noslram pervenisse intelleximus etc. etc. 

Constituimus locum ipsum unum corpus per se sepa- 
ratum tam a dicta Civitale (Laudae) quam a quacumque 
alia civitate et loco dominij noslri dehinc sponle libere etc. 
investivimus el investimus in feudum honoriflcum nobile et 
gentile . . . D. Federicum Bossium . . . bene de nobis me- 
rentem pro se filiis et descendenlibus suis masculis legi- 
ptimis et de legiptimo matrimonio lineaque masculina natis 
et nascituris . . . cum exemptione imbotaturarum dalii panis, 
vini et carnium etc. 

(manca la data). 

Corno Giovane 

Mediolani, 6 Junii 1480. — Frairibus de Bevilaguis. 

l\\} Principes. Retrovandose li vostri fidelissimi Servi- 
lori Comune et hooiini del Corno Jovene supoxili ali M^^ 
Conte Galeoto et il Conte Richardo Bealaqua, havere de suoi 
debitor! per a casone de paschulli per ficti . . li quali modo 
se fanno molto reniteoti ad la solutione . . de quali deno 
dare ali comune et homioi supplicanti, ubi ne suportano grande 
damno, . . . sono astrecti havere ricors da V. S. etc. etc. 
supplicando che . . . se dignano a li Conti Galeoto et C* 
Richardo et al suo Potestate de Corno Jovine che faliano 
astringere li . . debitori quemadraodum fosseno debitori de 
la camera . . alia solutione de quello deno dare . . . adcioche 
11 d.^ suppl.^^ possaijo anchora loro satisfare la camera per 

15 



186 DOCUMENTI DEL SECOLO XV 

il sale el per le laxe . . incumbenli in d.^ terra . e che se 
voglia procedere io sopra ci6 . . sonza lite . . non obstante 
statuli . . . altramenle restariano . . opressi che non credano 
le S. V. etc. 

Corno Giovine e Corno Vecchio 

Corno Giovine. — 8 aprii 14 . . . 

111. el Kx°*^ Princeps. — Fu exposlo per parte de li 
voslrl fidelissimi Servilori Comune et homini del Corno Zo- 
vene de Lodesana : qualiter essendo alias venulo in quella 
parte D. Caspar de Parma per fare fare li arzini dreto a 
la ancona et flume de Pado elc. Noviler Hieronymo Somenza 
Commissario sopra dicli arzloi cum el M.^° Conie Borella 
voria aslringere dicli Comune et homini . . ad pagare libr. 
100 Imp. per dicli arzini de dicta ancona de li qualli sono 
liberali per el dido D. Caspar elc. Per al che recorreno 
dicli comune el homini etc. se digna levare dido Hieronymo 
da tale impresa el providere el mandare laliler non siano 
asirecli per alcun modo ad pagare alcuna cosa per dicli 
arzini de essa ancona elc. 

111."^° el Ex."'^ S. Duca. — Sono li infrascripli navaroli 
elc. ogni dl moleslati da li homini de li infrascripli loci, 
voliando che per li carichi personali faciano el porlino 11 
carichi occorrenli in dicli loci . cosa mollo inhonesla, ma- 
xime essendo loro sempre quando Io accade in li servicii 
de V. E. cum le Ihoro nave el persone el como sono eliam 
de presenli al ponle fnclo in Po. per el passagio de le genie 
de la Sandissima liga el sono slati alll tempi passali el a 
lode el allrove: al qual loco de lode gli furono brusale a 
parte delhoro le nave el ad infrascriplo polmo uno suo Gliol 
in servilio semper de la . . . SS. Liga e di dicli damni et 
fa'.jche li homini de li dicli comuni non ne voleno sentire... 
Cosa inhonesla... che dicli poveri supplicanti dovessino.. 



o 



bOCUMENTI DEL SBCOLO XV 1^7 

esser batuli da doe baode ot cootro... privilegi ducali . . . 

per li quali sono exempli da simili carichi persoaali . . . 
Humiliter suplicaodo etc. doq siano piu molestali da li 
comuDi et hominl etc. etc. 

Polmo c .. , , PedroD da Miiano 

El GoDzaghi r ^^^^'^^^ Bernard.°° di Chrichi 

Gaspare Ravera ,2 Belioo di Chrichi 

Comioo Ravera (^ Lorenzo Boyocho 

Lazarioo Ravera 1 o Bassan de Barberi 

Malhe Ravera \ | Dominighioo Vaoa 

Bart. Accerbo f^ Luca de Bolli et 

^^ Alloysio di rossi 



1495 — 5 Febbrajo (1) 

Nos Angelus de gosoleogo potestas Cornu novi episco- 
palus laude el perlioeDliarum pro Comilibus de bevilaqais 
Comilibus machaslurna hodie ... in residenlia nostra in 
loco cornu , . . viso preceplo uno parte nostro emaoalo Co- 
mino Geughe et Johanni ejus filio sub die 24 preteriti ad 
instaotiaoa on. depulatorum ad Regimen Comunis Cornu su- 
prascriplus quatenus deberent coram nobis presenlare omnia 
sua jura quas habent . . . conlra dictum commune (cornu) 
quo fllalicia facta alias per eos deputalos cornu dido Co- 
mino boxelo in memno de gnocho et pro melioramentis factis 
per dictum cominum . . . 

Sententiamus dictum boxelum et consortes esse deca- 
ductos aficlo seu locatione el melioramenlis faclis in et super 
mezano de gnocho per dictum . . . Presente alcuni test! 
(uno di Corno Nuovo). 



(I) Pergamena - Roglto Bernarezzi abilanle del Corno Nuovo (o 
Giovaiie) episc. laude (.\rch. Cong. Car. - Famiglie Boselli). 



PUBBUCAZIOm 



Sac. Prof. Giuseppe Balossi — K,aggi ed. Ombre 
— Versi giovanili — Milano, Casa Editrice Bene- 
detto Bacchini, 1900. 

In una edizione elegantissima, in un Undo volumetto 
di circa 150 pagine e con una spigliata lettera-prefazione 
di Sincere Badini, ci presenta il Sac. Prof. G. Balossi i suoi 
versi, che da vario tempo vedevamo annunziati sui giornali. 
Li ha voluto intitolare: Rag^i ed Ombre, e davvero il titolo 
non poteva essere piu appropriato, perch^ qualunque sog- 
getto svolgano, c' ^ in essi un alternarsi continuo di ombre 
e di luci, che ritraggono al vivo i contrasti di questa vita e 
i diversi molteplici sentimenti del cuore umano. 

La maggior parte del libro h destinata alle poesie ori- 
ginali, I'altra ad alcune imitazioni traduzioni dal francese, 
dal tedesco, dall' inglese. Senza occuparci di quest' ultime, 
che, sebbene spicchino per una certa qual grazia e sponta- 
neity che place e attrae, hanno tuttavia artisticamente ben 
poca importanza, diciamo una parola breve, ma franca, delle 
composizioni originali. 

In primis et ante omnia vi ho rilevato sincerity d* ispi- 
razione. Mentre nei nostri giovani poeti questa quality, se 
non h afFatto scomparsa, h pero almeno divenuta ben rara, 
ed al suo posto vanno subentrando il preconcetto di scuola 
e la maniera, qui invece tutto h semplice, schietto, vivo e 



PUBBLICAZIONI 189 



naturale. L'ispirazione del Balossi k ancora nobile ed elevata. 
Ei si mantiene a questo proposito fedele sempre al suo pro- 
gramma artistico cosi bene espresso in Preludio, ed infor- 
mato alle piii alte civili e morali idealiti. Tra la collavie di 
canti isterici e madrigali vani che ci va ogni di ammanendo 
la trionfante arcadia stecchettiana, s'erge eletta e serena la 
musa del nostro poeta e ci porta, nella morta gora in cui 
stagnano i sentimenti giovanili, un'oada fresca d'entusiasmo 
e di fede. Oltrech^ sincera e nobile I'ispirazione sua h anche 
varia e molteplice, per cui egli con pari disinvoltura puo 
essere soggettivo ed oggettivo, cantare i propri dolori e 
quelli deirumanit^. Quindi h che le poesie del Balossi pos- 
sono dividersi come in due gruppi ; uno di quelle a grandi 
proporzioni e di argomento elevato e 1' altro di quelle dalle 
proporzioni piccole d' una miniatnra e d' argomento tenue. 
Nelle prime abbiamo lo squillo marziale dell'epica, nelle se« 
conde la cadenza dell'idillio; in quelle si ammira lo splen- 
dore della fantasia, la ricchezza dei colori, la forza e T im- 
peto del movimento lirico ; in queste predomina invece la 
delicatezza e il sentiraento. Appartengono al primo gruppo 
VOde a Cristoforo Colombo, il Carme secolare per il cente- 
nario di Torquato Tasso, i versi per i Terremoti di Calabria 
e di Sicilia, quelli per gl' Italiani caduli in Africa e le quar- 
tine per la Elevazione dei Santi Lodigiani Daniele, Giu- 
liano e Gualtero; al secondo quasi tutte le altre poesie e 
principalmente quelle raccolte sotto il titolo: SulVAlpe, in 
cui r autore ci di con una efficace sobrieti di contorni e 
una scultoria evidenza di descrizione quadretti pieni di grazia, 
di luce e di vita. Egli non ritrae gia la natura collo sguardo 
rapido e la linea rigida di un thouriste, bensi coll' osserva- 
zione intima e col tocco geniale di un artista, la anima, la 
ravviva, la rende uno specchio, un'interprete fedele del sen- 
timento umano. Questo riguardo al contenuto. In quanto 
alia forma il Balossi da buon codino, in arte s'intende, non 
va dietro ai capricci di certi innovatori piu o meno deca- 
denti o simbolisti, ma segue in tutto le gloriose nostre tra- 
dizioni classiche e s' attiene all'esempio dei nostri migliori 
poeti contemporanei. Quindi non artifizi, non preziositi, non 



190 



PUBBLICAZIONl 



vaporose e nebulose indeterminatezze ne* suoi versi e sopra- 
latto non metri barbari. Ed a ragione ; perch^ cio che non 
h niusicale non h poesia propriamente detca, bensi prosa 
smozzicata in tante linee consonant! ed uniformi. Onde bea 
diceva il Boileau : Le rime est V unique harmonie des verses 
et elk est tout le vers. Altra dote del nostro poeta h quel- 
Varmonia pittrice cui gid accennava il Foscolo e che io chia- 
merei onomatopeia, per cui il pensiero e Timmagine col suono 
delle parole, col ritnio e colla cadenza del verso e della 
strofa ti vengono cosi vivamente rappresentati innanzi che 
ti danno I'illusione della realti. 

Conchiudendo, la forma di questi versi h in generale 
semplice ed elegante, buona la lingua, franco e scorrevole il 
verso, svelto e musicale il periodo poetico. — Ma dunque, 
si dira, in questo libro tutto h perfetto ? Non v' hanno di- 
fetti? Si, qua e l^, vi sono delle mende, e sarebbero qualche 
epiteto ozioso, qualche periodo un po' serrato e contorto, 
qualche strofa altisonante o declamatoria, qualche incertezza 
nel fantasma poetico. Ma questi sono nei che scompaiono 
dinanzi ai pregi di cui h ricco questo volumetto di poesie. 
Per cui non ci resta se non augurarci che esso venga de- 
gnamente apprezzato e largamento diffuse. 



X.**' 




INDICE DELLANNO XIX. 



Giovanni Agnelli — Ospedali lodigiani: Ospedale di S. Antonio , 
pag. 3; — di S. Giacomo, pag. 57; — di Sanlo Slefano, pa^. 105 ; 
— di Santa Croce, pag. 145. 

— Delia venuta di Massimiliano Sforza nel ducalo di Milano secondo 

le cronache e i docunienti lodigiani, pag. 6. 

— Alii della Depulazione Storico-Arlislica Lodigiana, pag. 55 e 140. 

— Lnoghi perduti: La Corle di Ronco , pag, 61; La Corle di Tillio , 

pag. 109; Giovenigo, pag. 111. 

— Cesare Vignati, pag. 8L 

— Conlroversie tra il Vescovo di Lodi, i Prevosli di vS. Salvalorc ed 

i delegali dell' Ospedale Maggiore per I'esercizio dei funerali ed 

altre funzioni religiose, p(^g. 124. 
Causa Ira il Comune di Cremona, il Monaslero di S. Sistodi Piacenza 

e Anselmo Selvatico crociato, per la giurisdizione di Caslelnuovo 

Bocca d'Adda (da I Codice Diploma tico Cremonese), pag. 22. 
Documenli riguardanti localila del Basso Lodigiano, pagf. 66, 113 e 181. 
Baroni Aw. Giovanni — 11 SS. Crocidsso della Maddalena, pag. 38. 
Cazzamali Prof. Sac. LuiGi — L'Oi'fanotrodo Maschile di Lodi, pag. 149. 
Leilera dell'lng. Dionigi Biancardi, png. 97. 
liilralli di Lodigiani nella Civiea Biblioleca, pag, 138 e 177. 
il Iriltico di Borgonovo in Valtidone, pag. 179. 
Varieta, pag. 56. 
Nolizie varie, pag. 74. 

Uecensioni: Sac. Prof. Giuseppe Balossi: Raggi ed Ombre, pag, 188. 
Ejenco di Pubblicazioni che si ricevono in canr)bio, pag. \H, 



PREZZO D'ASSOCIAZIONE 



Per Txn Anno L. 3. 



V^RCHIFIO STORICO per la Cittci e Comuni 
Circotidario di LODI si pubblica a fascicoli trimestrali 
circa 48 pagine di stampa. 

Per I'associazione dirigersi alia Ditta QuiRico e C. 
MAGNi Tipografi e Librai di Lodi, ovvero al Maestro Gioj 
VANNi Agnelli, Bibliotecario Comunale di Lodi (Locale 
S. FilippoJ, 



Lodi, Tip. Quirico e C. 



Maestro GIOVANNI AGNELLI, Direlloi 
Camagni Giuseppe, Gerente responsai